FLOS ALLA MILANO DESIGN WEEK 2026

In occasione della Milano Design Week 2026, Flos presenta al pubblico internazionale due nuove collezioni di lampade: Nocturne di Konstantin Grcic e Maap di Erwan Bouroullec, protagoniste di due progetti espositivi originali, affidati alla creatività degli stessi autori.
Flos partecipa alla Milano Design Week 2026 presentando nei propri spazi due originali installazioni che celebrano il lancio di altrettante importanti novità per il catalogo decorativo del brand: la famiglia di lampade Nocturne di Konstantin Grcic, che occupa l’intero Flos Professional Space di Corso Monforte 15, e la lampada da parete Maap di Erwan Bouroullec, protagonista del Flagship Store in Corso Monforte 9.

Piero Gandini, Executive Chairman e Supervisor Artistico del Gruppo Flos B&B Italia, ha affidato i progetti espositivi ai rispettivi autori delle lampade. Sebbene frutto di approcci progettuali molto diversi, le installazioni sono accomunate da una forte e coerente visione, capace di trasferire l’essenza del prodotto in modo potente, offrendo al visitatore un’esperienza immersiva, sorprendente ed autentica.

Due designer, due modi diversi di dialogare con la luce. La tradizione di innovazione di Flos prosegue con Nocturne e Maap. In questi prodotti il design si confronta con la natura immaterica della luce, ed è per noi sempre un motivo di orgoglio poter lavorare con talenti come Konstantin e Erwan per produrre pezzi così unici
-Piero Gandini, Executive Chairman e Supervisor Artistico del Gruppo Flos B&B Italia

Nocturne e il fantascientifico pavimento luminoso di Konstantin Grcic al Flos Professional Space

L’installazione nello spazio professionale di Flos è dedicata interamente al nuovo sistema di lampade modulari Nocturne di Konstantin Grcic.

Il nome Nocturne trae ispirazione dal tenue chiarore della luna, che proietta sia luce diretta che indiretta creando un’atmosfera eterea. Fusione perfetta di artigianalità e low-glare technology, le lampade sono realizzate in vetro borosilicato plasmato a caldo e alluminio, e declinate in modelli da terra, a sospensione e a parete, con diffusori a forma conica o di mezza sfera. All’effetto poetico della luce si affianca la struttura modulare basata su un profilo in alluminio estruso a bassa tensione, progettata per accogliere le teste illuminanti in diversi punti lungo il binario, permettendo così configurazioni flessibili e su misura.

Per la messa in scena della collezione, Grcic si è ispirato al capolavoro fantascientifico di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello Spazio, cult movie del 1968 che ancora oggi continua ad affascinare designer e creativi per il suo significato estetico, culturale e storico. Come spiega il designer: «Penso che 2001: Odissea nello spazio continui a parlare ai designer perché nel film tutto appare estremamente chiaro e intenzionale: nulla è lì per caso. Gli oggetti sono semplici, ma hanno una forte presenza e fanno parte di un insieme più ampio, invece di esistere come elementi isolati. È una visione del design molto calma ed essenziale, con una perfezione quasi perturbante che lascia spazio all’interpretazione».

In particolare, è la celebre scena finale del film a “illuminare” Konstantin Grcic: l’enorme suite d’albergo pensata dagli alieni come un lussuoso ambiente in cui osservare il protagonista del film (l’astronauta ribelle Dave Bowman) trascorrere il resto della sua vita, si trasforma in un’intuizione concreta e un vero e proprio set progettuale. Nel film, un pavimento modulare a griglia illumina la scena dal basso, generando un’atmosfera inquietante e surreale, in cui compaiono riproduzioni volutamente imperfette di arredi d’epoca Luigi XIV, insieme a quadri neoclassici e statue neobarocche

«Prendere in prestito il pavimento luminoso dal film di Stanley Kubrick è stato un “trucco” fondamentale per riuscire ad entrare in sintonia con l’architettura dello showroom e creare un’atmosfera attorno alle lampade, estremamente discrete perché quasi invisibili: nel pavimento illuminato, gli arredi risultano appena suggeriti come immagini soffuse su lastre di vetro. Lo spazio appare così più immaginato che reale, sospeso – come le lampade stesse – in un limbo tra presenza e illusione, silenzioso e aperto all’immaginazione», spiega Grcic.

«C’è una sottile connessione tra 2001: Odissea nello spazio e le lampade Nocturne nel modo in cui entrambe trattano la luce come qualcosa di atmosferico, piuttosto che puramente funzionale», continua Konstantin. «Nel film di Kubrick, la luce plasma lo spazio: non è mai solo illuminazione, ma parte integrante dell’esperienza. Vedo qualcosa di simile in Nocturne: le lampade non puntano solo alla luminosità o alla performance luminosa, ma anche alla creazione di una certa quiete e presenza».

Così la scena più enigmatica della storia del cinema si trasforma in un allestimento sorprendente, in cui una griglia di pannelli bianchi luminosi si estende nello spazio con fluidità, rivelando evanescenti immagini fotografiche di oggetti iconici del design ed entrando in dialogo con la presenza eterea e discreta delle lampade Nocturne. Il risultato è un tributo originale al design in un’atmosfera sospesa, fuori dal tempo, quasi surreale.

Presso lo storico flagship store milanese, Flos presenta l’attesissima lampada da parete Maap di Erwan Bouroullec.

Maap e il “Suono del Caos” di Erwan Bouroullec al Flos Flagship Store
Maap è una lampada pensata per essere modellata manualmente. E’ infatti costituita da un materiale in fibra ultraleggera, simile alla carta, fissato da punti magnetici a un supporto dotato di sorgenti luminose. Se stropicciato, questo singolare involucro assume forme organiche e imprevedibili, permettendo a ogni utente la totale libertà creativa nel plasmare e configurare la forma. La lampada diventa così una superficie viva, come un mutevole paesaggio di luce.
Declinata in tre grandezze (Wall 1, Wall 2 e Wall 3), nella sua estensione massima Maap può coprire fino a oltre tre metri di superficie in larghezza. Tuttavia, la sua dimensione è continuamente ridefinita dalla creatività di ogni utente, ed è qui che risiede il cuore del progetto: nel passaggio da ordine progettato a caos generato.

Sound of Chaos è il titolo dell’installazione multimediale con cui il designer francese racconta la sua creazione, rendendo esplicita la dialettica tra ordine e caos. L’esposizione, costruita come un ambiente immersivo tra suono e immagine, è un percorso di scoperta della lampada e dei processi creativi attraverso un flusso di associazioni e intuizioni in cui il caos non rappresenta il disordine ma la condizione necessaria alla nascita della forma.

«Quando ero studente», racconta Erwan Bouroullec, «lessi un libro intitolato Chaos: Making a New Science di James Gleick. Esplorava la matematica e la fisica, un mondo meraviglioso, descrivendo sistemi dinamici complessi in grado di generare innumerevoli risultati differenti e, allo stesso tempo, di costruire un equilibrio attraverso schemi ripetitivi. Da qui l’idea di una geometria che non è qualcosa di astratto quanto, piuttosto, qualcosa che scaturisce da condizioni variabili e che, in linea di principio, non può essere guidata verso un risultato predefinito. Per me, Maap racchiude questa forza: equilibrio e struttura impossibili da misurare o da applicare in modo convenzionale. Così nell’installazione Sound of Chaos, abbiamo messo a confronto i suoni della natura, come le tempeste o l’acqua, ma anche quelli delle macchine e dei motori digitali, con il processo di accartocciamento necessario per la creazione di Maap. Il caos, quindi, diviene il mezzo per raggiungere l’equilibrio».

Il video, a cura di Nicolò Terraneo, amplifica ulteriormente questa visione. Si tratta di un contenuto astratto e poetico che evoca il processo creativo della lampada attraverso una struttura frammentata, fatta di riferimenti, suggestioni e stratificazioni visive. Il visitatore è così invitato a riflettere sulla natura associativa del pensiero e del gesto creativo, intesi come concatenazioni libere di idee e perfino di errori che, come in Maap, trovano la loro espressione più concreta nel gesto del “fare” come parte integrante del progetto.
Nello store, Maap è presentata in configurazioni di grande impatto contro uno sfondo total black, ed è protagonista sia della vetrina che della scenografica parete espositiva interna che collega visivamente i due livelli del negozio.