TRE VITIGNI DELLA CAMPANIA PROTAGONISTI DI “CAMPANIA FELIX” PRIMO INCONTRO DEL CICLO “AUTOCTONI A MILANO”

TRE VITIGNI DELLA CAMPANIA PROTAGONISTI DI “CAMPANIA FELIX”
PRIMO INCONTRO DEL CICLO “AUTOCTONI A MILANO”
Carlo Schettino, titolare di Winedrops: “Con questa iniziativa vogliamo offrire
la giusta visibilità a vitigni dalle grandi potenzialità e alle Cantine che li coltivano”.
Pallagrello, Casavecchia, Caprettone del Vesuvio: tre vitigni
autoctoni della viticoltura campana, dalle grandi potenzialità ancora non completamente
espresse, sono stati protagonisti di “Campania Felix” (come la chiamavano gli antichi
romani), primo incontro del ciclo “Autoctoni a Milano”, ideato e organizzato da
Winedrops, realtà specializzata nella ricerca e nella commercializzazione di vini
provenienti da uve originarie delle varie regioni italiane.
“Con questa iniziativa, ha spiegato Carlo Schettino, titolare di Winedrops, vogliamo offrire
la giusta visibilità a vitigni poco noti e alle Cantine che li coltivano, ricavandone delle vere
e proprie perle della vitivinicoltura italiana; le tre uve che abbiamo presentato, attraverso
la degustazione di cinque vini, costituiscono quindi la prova concreta della ricchezza del
nostro panorama ampelografico, dalla quale può partire la definitiva affermazione dei vini
italiani anche a livello internazionale”,
Nel corso della presentazione è stato possibile degustare le produzioni di due Aziende,
giovani ma con radici e valori ben piantati nei rispettivi territori: Casa Setaro, situata alle
falde del Vesuvio, in provincia di Napoli, e Cantina di Lisandro, che opera nell’alta
provincia di Caserta. Due cantine accomunate dal desiderio di affermarsi attraverso la
produzione di vini di eccellenza”.

SCHEDA CANTINE

Company Profile CANTINE LISANDRO A Castel Campagnano i coniugi Rosa Fusco e Almerigo Bosco, hanno fondato nel 2006 la Società Agricola Poderi Bosco, impiantando 10 ettari di vigneto a Pallagrello e Casavecchia.Ma l’attività ha origini molto più lontane. Tutto fu iniziato infatti da Alessandro Fusco, bisnonno di Rosa, da tutti chiamato don Lisandro, il quale ebbe in dote per il suo matrimonio, nel 1907, sei botti di vino che gli consentissero di aprire una vineria a Casolla con una profonda cantina scavata nel tufo grigio. In breve, la Cantina di Lisandro si sviluppò, trasformandosi in un emporio, che fu tenuto in attivo fino ai primi anni Novanta.Cento e più anni dopo le sei botti iniziali sono diventate il marchio del progetto moderno: un’azienda vitivinicola con una vigna propria.

Il vitigno Pallagrello Il Pallagrello è un vitigno con due varietà: a bacca bianca e a bacca nera. Secondo la versione prevalente, il suo nome deriva dalla forma perfettamente sferica degli acini (simili quindi a piccole palle, ovvero “pallarelle”). Secondo altri, il nome proviene dal graticcio (“pagliarella”) sul quale i grappoli venivano posti ad appassire.Nell’Ottocento il Pallagrello era reputato tra i vitigni più pregiati della regione. Purtroppo però, all’inizio del secolo scorso le sue vigne furono drammaticamente danneggiate dalla fillossera, che ne provocò la rapida scomparsa e il successivo oblio, per molti decenni: nonostante i suoi pregi, il Pallagrello fu per decenni utilizzato come uva da taglio. La sua nuova valorizzazione è iniziata solo nella metà degli anni Novanta.In passato la coltivazione del Pallagrello nero era accertata, oltre che lungo il fiume Volturno, in buona parte della Campania, nei pressi di Venafro (nel vicino Molise) e più raramente in Calabria. Il suo habitat odierno è ristretto alla provincia di Caserta, in prevalenza nei comuni di Caiazzo, Castel Campagnano, Castel di Sasso.Il Pallagrello è vitigno vigoroso e fertile, ma al tempo stesso poco produttivo perché i suoi acini sono piccoli e leggeri. Tradizionalmente era allevato a raggiera, ma i vigneti odierni, a spalliera, sono più razionali.Il Pallagrello bianco ha un grappolo cilindrico e alato, abbastanza piccolo. Anche l’acino è piccolo, di forma rotonda e di colore giallo-verde. Arriva a maturazione tra la seconda e la terza decade di settembre, con buona resistenza alla botrytis se non viene troppo ritardata la raccolta.Il grappolo del Pallagrello nero invece è piccolo, cilindrico, senza ali e abbastanza spargolo. L’acino è piccolo, sferico, con buccia spessa di colore blu nero. L’epoca di maturazione cade di solito tra la seconda e la terza decade di ottobre.Il Pallagrello dà origine a vini di spiccata tipicità, con media alcolicità, con acidità equilibrata e gusto ampio, abbastanza tannico ma non particolarmente adatto all’invecchiamento.

Il Lancella 2017, da uve Pallagrello bianco in purezza, è sottile e poliedrico: al palato racconta di un’intensa sapidità, ben sorretta da una buona spalla acida.Il Pallagrello nero invece da origine al Nero di Rena 2015, che nasce su suoli sabbiosi: la maturazione avviene parte in acciaio, parte in legno e parte in anfora; profuma di piccoli frutti scuri e ha cenni floreali di bella eleganza.

Il Terzarulo 2017 infine è il blend autoctono di casa, da Pallagrello nero e Casavecchia: si presenta con un bouquet speziato e intenso con sentori di violetta, more, carruba e pepe; in boccsa è ricco e piacevole, percorso da buon tannino e ottima sapidità.

Il vitigno Casavecchia Il vitigno Casavecchia, diffuso soprattutto in provincia di Caserta, trae il proprio nome, secondo tradizione, dal fatto che fu scoperto in un vecchio rudere – ’a casa vecchia – ove ne fu rinvenuto agli inizi del ‘900 un vecchio ceppo sopravvissuto alle epidemie di oidio e fillossera. È possibile che coincida con l’uva del vino Trebulanum, forse proveniente dall’insediamento di Trebula Balliensis (Treglia, frazione di Pontelatone), citato da Plinio il Vecchio nel XIV libro della Naturalis Historia e bevuto dai legionari dell’antica Roma.Il Casavecchia ha un grosso e lungo grappolo spargolo, con acini dalla buccia rossa e scura, quasi nera.I vitigni danno origine alla doc “Casavecchia di Pontelatone”, al cui vino (nelle tipologie “Rosso” o “Riserva”) queste uve devono contribuire per almeno l’85% (il restante 15% è conferito da cultivar rosse approvate dalla Regione Campania). L’affinamento per la tipologia “Rosso” deve essere di almeno due anni, di cui almeno uno in legno, mentre, per la tipologia “Riserva”, si prevede un affinamento di tre anni, di cui almeno 18 mesi in legno. Di colore rosso rubino più o meno intenso, tendente al granato con l’invecchiamento, al naso il Casavecchia si presenta intenso, persistente, caratteristico; al palato è secco, sapido, giustamente tannico, morbido e di corpo.

Company Profile CASA SETARO L’azienda vitivinicola “Casa Setaro” è situata sulle pendici del Vesuvio, nel territorio del comune di Trecase, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio. Costituita nel 2005, Casa Setaro è guidata da Massimo e Mariarosaria Setaro ed è da sempre impegnata nella valorizzazione dei vitigni autoctoni della Campania, coniugando antiche tradizioni e moderne innovazioni. Alla base di tutto ci sono valori tramandati nel tempo: amore e rispetto per la natura, passione per il proprio lavoro, profonda conoscenza del terroir.I locali dell’Azienda sono ricavati nella roccia vulcanica del Vesuvio, dove temperatura e umidità sono costanti tutto l’anno. I dodici ettari di vigne di Casa Setaro sono suddivisi in vari appezzamenti in cui si coltivano diverse varietà autoctone campane: Piedirosso, Aglianico, Falanghina e Caprettone.Le vigne più alte, in località Alto Torrione, sono allevate a spalliera (Guyot) e il terreno, formato da sabbia e lapilli, consente di impiantare le viti su piede franco (ossia senza portainnesto) perché questo tipo di terreno è immune dal contagio della fillossera. Un altro vigneto, situato in località Bosco del Monaco, più a valle, è costituito da vecchie vigne allevate con l’antico sistema della pergola vesuviana.Le viti affondano le loro radici in terreni lavici, assai fertili e ricchi di minerali, in un contesto microclimatico unico al mondo, che permette di vendemmiare grappoli di grande qualità da cui si ricavano circa 75 mila bottiglie di vini altrettanto eccezionali.

Il vitigno Caprettone del Vesuvio Il Caprettone del Vesuvio deve il proprio nome, secondo la versione più diffusa, alla forma del grappolo, simile alla barbetta della capra. Oppure, in seconda ipotesi, al fatto che i suoi primi coltivatori fossero pastori, per l’appunto di capre.Uva a bacca bianca, è stata confusa (fino a tempi molto recenti) con il più celebre vitigno Coda di Volpe. Solo nel 2014, dopo approfonditi studi ampelografici corredati da analisi del dna, la specifica identità del Caprettone è stata scientificamente riconosciuta.Essendo ricerche solo recentemente portate all’attenzione di produttori ed enti di certificazione, per il momento è molto difficile stabilire una stima precisa delle superfici destinate a Caprettone. Solo nei prossimi anni sarà possibile avere un quadro almeno in parte attendibile, con un aggiornamento dei registri di vigna e cantina che preveda voci separate per la Coda di Volpe e il Caprettone. Tra quelli coltivati sulle pendici del Vesuvio, il Caprettone è il primo vitigno in ordine di tempo ad essere vendemmiato: a seconda delle annate, anche prima dalla festa di San Gennaro (19 settembre), affinché se ne preservi il corredo acido accumulato: nella prima quindicina di settembre il grado zuccherino è al suo punto migliore e anche l’acidità è ottimale per garantire un bagaglio aromatico complesso e un buon nerbo Ha foglia grande, di colore verde chiaro; grappolo spargolo di media dimensione; acino piccolo e regolare. La pianta è di media produttività.Il vino che ne deriva, di colore paglierino scarico, possiede aromi delicati di gelso, albicocca e ginestra.Morbidezza, mineralità e struttura consentono notevoli possibilità di abbinamento con piatti locali: insalata di mare, polpo in “cassuola”, minestra maritata (“menesta maretata”), carni bianche, zuppe di legumi. Ideale con il baccalà di Somma VesuvianaLa Denominazione in cui il Caprettone è presente prevede che per le tipologie Bianco e Lacryma Christi Bianco sia obbligatorio utilizzarlo per almeno il 35%, in assemblaggio con Falanghina, Greco, Verdeca.Poiché le vendemmie da cui sono stati ricavati vini prodotti da Caprettone in purezza sono ancora molto poche, è ancora difficile definirne un profilo organolettico univoco. È però già possibile individuare la capacità di questa cultivar di acquisire, con il tempo, il carattere fortemente affumicato e minerale dei suoli vulcanici sui quali cresce.

La rassegna “Autoctoni a Milano” è destinata a dare vita a un percorso di esplorazioni che
si snoderà per tutte le regioni d’Italia: i prossimi appunti previsti saranno dedicati in
giugno al Veneto (provincie di Venezia e di Verona) e in luglio alle Marche.
Winedrops opera dal 2012, nel settore della distribuzione di vini, con l’innovativa formula del
conto vendita, coinvolgendo a oggi circa 50 cantine di tutta Italia con prodotti autoctoni e con una
rete di altrettanti clienti professionisti della ristorazione su Milano. Oggi Winedrops ha una
logistica in prossimità di Milano e raggiunge i propri Clienti entro 48h. Obiettivo di Winedrops è
soprattutto quello di riuscire a offrire ai propri Clienti-Operatori, vini indigeni monovarietali.

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