Il vino del Giappone, il Sake arriva in Italia

25 giugno ore 19.00 Palazzo delle Stelline Corso Magenta 61 Milano

alla scoperta delle mille sfumature del SAKE

Per promuovere la tradizionale bevanda fermentata del Giappone, si svolgono a Milano il 25 e il 26 giugno incontri B2B, assaggi e abbinamenti con i prodotti alimentari italiani grazie alle proposte di chef stellati con un gran finale quando, più avanti, arriverà a EXPO il premier Shinzō Abe, grande sostenitore del sake.

Il Governo giapponese, tramite Shokokai Japan, Central Federation of Societes of Commerce and Industry, organizza, per la prima volta in Italia, nei giorni giovedì 25 e venerdì 26 giugno , a Milano, una serie di iniziative per promuovere la conoscenza, la valorizzazione e la distribuzione del saké, la più antica e la più celebrata bevanda alcolica dell’Asia, prodotta in Giappone da secoli quale risultato di un complesso procedimento di fermentazione del riso in circa 1.270 kura (cantine) artigianali.

Una vera e propria campagna di lancio e di marketing, all’interno dell’evento di Japan Salon, poichél’export–come rivela Kazuo Inumaru, presidente di Oriens, società che organizza gli eventi-vale solo il 3% della produzione, secondo Japan Sake Export Committe, e viene esportato, per un totale nel 2014 di circa 115 milioni di yen, cifra peraltro modesta”.

Preceduta e accompagnata da “pubblici” assaggi presso bar e ristoranti caratteristici di Milano, l’iniziativa, intitolata SakeSakeSake, che ha avuto un esordio presso il grande spazio del Giappone a EXPO 2015, si svolge, come è già accaduto negli Stati uniti, in Inghilterra e in Francia, con un intenso programma di incontri bilaterali , secondo la collaudata formula del matching B2B che riunisce e mette a confronto intorno a un tavolo qualificati operatori italiani del settore del beverage e i proprietari delle più selezionate kura, oltre 36, con circa 50 etichette.

Sake con fois gras e Parmigiano Oltre ai due giorni di incontri e ad alcuni assaggi per chi è presente nei locali tipici del Naviglio, il vino del riso -si tratta infatti di una bevanda fermentata come il vino- verrà abbinato nei giorni successivi da chef stellati a prodotti tipicamente italiani, come il parmigiano, le specialità delle nostre aziende agricole e il cioccolato. Non mancherà nemmeno un accostamento cosmopolita con il caviale; tutti questi non casuali abbinamenti di sapori e profumi sono destinati a promuovere il consumo del sakè per pasteggiare e non in finale del pasto, così come è accaduto in Francia dove famosi sake sommellier hanno lanciato con successo l’abbinamento tra sake e fois gras e sake e anitra all’arancio. Sino a trasferire anche in Inghilterra –paese di non eccelse tradizionali gastronomiche- insoliti accostamenti con toast e piatti popolari e robusti.

“Lo scopo dell’iniziativa del Governo giapponese, che sarà sottolineata e sostenuta dalla prossima visita del premier Shinzō Abe a EXPO 2015 – dichiara Inumaru – è fortemente orientata a promuovere le vendite di saké nel vostro Paese anche perché gli esperti considerano gli abbinamenti tra food italiano e il vino del riso giapponese come i migliori poiché rispettano i delicati e persistenti aromi dei diversi saké e le straordinarie specialità italiane”.

Sake, consumi in calo ma sale l’export

“Il 60% del mercato giapponese dei prodotti alimentari, il secondo al mondo per entità, -dichiara Kazuo Inumaru, presidente di Oriens, società che organizza gli eventi dedicati al lancio italiano del sake – con la manifestazione SakeSakeSake—proviene, come riporta la National Tax Agency nei suoi Annual Statistics Report, dalle importazioni e questo ha contribuito a far conoscere e consumare quantità crescenti di specialità provenienti dall’estero e di deprimere le vendite del sake. Solo il 7% dei giapponesi, infatti, lo beve preferendogli birra e vini esteri”. Dagli anni 90 il mercato interno del sake è in costante calo, poiché è passato dai 1,6 milioni di litri del 1975 a 0,700 del 2013 e poco più del 2014. Al contrario i consumi dei sakè Premium di alta qualità, che costituiscono il 27% del totale, sono raddoppiati e continuano a crescere sia sul mercato nazionale che su quello internazionale (fonte elaborazioni Oriens su dati Japan Food Industry Association). La produzione, declinata dai 524 milioni del 2004 ai 505 del 2007 e ai 440 del 2010, risale nel 2011 poco sopra con una crescita dell’1%. L’esportazione ha ricevuto sovvenzioni dal governo con manifestazioni promozionali in America, in Asia e in Europa; lo stesso premier Shinzō Abe lo ha fatto adottare in ogni banchetto e per tutti gli eventi internazionali del Paese mentre le Kura più antiche e attente alla qualità hanno ottenuto crescite a due cifre anche da parte dei cuochi stellati europei. “Siamo in grado per la prima volta di mettere a disposizione le cifre di base di questa crescita-dichiara Inumaru- partendo dal 2000 quando le vendite all’estero toccavano appena quota 40 milioni di yen. Tra il 2001 e il 2012 questa cifra triplica superando i 89,5 milioni di yen per arrivare ai 115,1 milioni del 2014, equivalenti a 85 milioni di euro circa, secondo nostre elaborazioni su dati di Japan Sake and Shochu Breweries Association. Sappiamo da colloqui con esperti governativi che a fine 2015 i risultati saranno superiori”. In realtà si tratta ancora di totali poco significativi che si basano su una penetrazione limitata al mercato degli Stati Uniti che si sta avvicinando al 25-27%, a quello della Corea del Sud e di alcuni paesi asiatici” (dati aggiornati al 2014 di Japan Sake Export Association). Che cosa si aspettano gli organizzatori del matching B2B di Milano? “Grazie alla possibilità di inserire il sake in molte show cooking, alla crescente notorietà di cui gode la cucina tradizionale giapponese e in particolare quella del sushi, il vino del riso made in Japan viene considerato con grande attenzione e attesa. In Francia, paese molto orgoglioso dei suoi primati enogastronomici, vanta i migliori sake sommellier d’Europa, che stanno introducendo il sake sulle tavole e nei menu di ristoranti celebri addirittura come alternativa ai vini.”

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