Pavia MONET – AU COEUR DE LA VIE Vibrazioni di luce e colori

Se non si vuole fare il giro del mondo per conoscere uno dei massimi esponenti dell’Impressionismo, bisogna correre a Pavia, e precisamente alle Scuderie del Castello Visconteo, complesso dove hanno sede i Musei Civici, dove è in corso un’esposizione dedicata a Claude Monet, a cura di Philippe Cros, che presenta una selezione di opere provenienti da prestigiosi musei internazionali tra cui il Columbus Museum of Art (Ohio, USA), il Musée d’Orsay di Parigi, la Johannesburg Art Gallery (Repubblica Sudafricana), il Mnar di Bucarest (Romania), The Latvian National Museum of Art di Riga (Lettonia).

In questa occasione ripercorriamo le tappe principali della sua produzione artistica dalla formazione fino alla grande maturità. Un “viaggio” innovativo ed emotivo offre inoltre al visitatore un’inedita modalità di avvicinamento anche alla sfera personale della vita del Maestro, consentendoci di scoprire l’uomo oltre che il grande artista attraverso le “voci” di sei personaggi chiave del suo percorso umano e lavoraivo. Gli incontri, i successi, i suoi momenti difficili sono stati ricostruiti sulla base di preziose lettere provenienti dal Musée des Lettres e de Manuscrits di Parigi ed esposte in mostra in cui il pittore racconta particolari momenti e stati d’animo della sua vita. Le parole e il racconto sono stati pensati in armonia con i filmati, i suoni e le opere d’arte in modo da creare le condizioni più adatte a sollecitare le emozioni più profonde del visitatore verso una totale fruizione della sua opera.

L'esposizione inizia con gli esordi della sua carriera artistica narrati da Adolphe Monet, il padre del pittore che ebbe con il figlio un rapporto piuttosto contrastato sia per motivi professionali che personali. Nella sala successiva Eugène Boudin ci introduce negli anni giovanili dell'artista, caratterizzati dai primi esperimenti di pittura en plein air e dalle scelte stilistiche innovative in contrasto con l’ accademia dell'epoca. Pittore francese e suo primo maestro, segnò profondamente il modo di fare pittura dell'artista al punto che egli confesserà: “Se sono diventato pittore lo devo a Eugène Boudin.” Alcune importanti opere di Boudin mostrano  il suo ruolo fondamentale nella formazione di Monet e nello sviluppo del suo stile, come si può vedere in “Bateaux à Etretat (Barche a Etretat)” del 1883, in cui l'artista utilizza la stessa tecnica pittorica del suo maestro. Attraverso le dolci parole di Camille Doncieux (prima moglie e madre dei due figli di Monet) il possiamo rivivere un periodo fecondo della vita professionale di Claude;  Camille ebbe un ruolo centrale nella produzione dell'artista: dal 1860 al 1879 fu la sua musa e modella preferita presente nella maggior parte delle sue tele fino alla prematura morte a soli 32 anni.

Un'altra sezione ricorda le gite ad Argenteuil, le passeggiate lungo la Senna e al mare con la famiglia furono molto stimolanti anche dal punto di vista artistico per Monet che consolidò ulteriormente la tecnica della pittura all'aria aperta e lo studio della luce, sperimentando anche nuovi soggetti come in “Bateaux de pêche á Honfleur (Barche di pescatori a Honfleur)” del 1866 ca, “La gare d'Argenteuil    (La stazione di Argenteuil)” e “Printemps (Primavera)” di pochi anni più tardi.

Durante la sua attività lavorativa Monet dovette affrontare una serie di avversità dovute a difficoltà economiche, a pesanti critiche dei classicisti e ai continui rifiuti da parte dei Salons. Questo periodo particolarmente frustrante per l'artista sarà poi raccontato da uno dei suoi più grandi sostenitori: Georges Clemenceau (primo Ministro dal 1906 al 1909 e dal 1917 al 1920) con cui Monet strinse una forte amicizia soprattutto negli ultimi anni della sua vita. Fu proprio il politico, nel 1921, a commissionare a Monet le celebri “Ninfee” per l'Orangerie, definite la “Cappella Sistina dell'Impressionismo”. In questa sala, viene messa a confronto la pittura accademica dei Salons rappresentata da opere come “Paysage maritime” (Paesaggio marittimo) di Jules Breton e “Les Pyrénées” (I Pirenei) di Marie Rosarie Bonheur – due artisti fortemente apprezzati dalla critica dell'epoca – con la tecnica innovativa utilizzata dal “padre” dell’Impressionismo, rappresentata da alcune opere emblematiche come le marine: “Marine, Pourville” (Marina, Pourville) (1881) e             “Le Cap Martin” (1884). Accanto a queste è esposto il celebre articolo, prestato eccezionalmente per la mostra dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, di Louis Leroy apparso sulla rivista Chiarivari del 25 aprile 1874 in cui comparve per la prima volta, in senso spregiativo e fortemente critico, il termine “impressionisti”.

Il racconto prosegue con Alice Hoschedé (seconda moglie di Monet) che narra virtualmente al visitatore dei viaggi intrapresi dall'artista per la continua ricerca di stimoli, ispirazioni e soggetti nuovi da riprodurre, come il soggiorno in Norvegia per la ricerca e lo studio degli effetti della neve.

Sono gli anni, in cui l'artista abbandona quasi del tutto la rappresentazione della figura umana per concentrarsi sul tema propriamente impressionista del paesaggio, con particolare interesse verso l’alone luminoso che circonda la natura. Proprio in questo periodo egli comincia a dipingere le celebri “serie” in cui il ruolo della luce diventa fondamentale per la composizione dell'opera come dimostrano

la suggestiva “Cathédrale de Rouen” (La Cattedrale di Rouen) del 1894 e “Waterloo Bridge” (Il ponte Waterloo, del 1900, quadri di spicco in questa sezione.

Il percorso espositivo chiude con le parole di Blanche Hoschedé, figlia di Alice e unica allieva di Monet che racconta al pubblico l'amore ossessivo del pittore per il suo meraviglioso giardino della casa a Giverny, delle loro uscite per dipingere insieme in campagna. Alcune tele di Blanche esposte in questa sezione mostrano il suo stile impressionista strettamente imparentato con quello del Maestro.           Negli ultimi anni di vita dell'artista la dimora di Giverny diventò la sua unica fonte di ispirazione: un giardino meticolosamente curato in cui Monet decise di far costruire anche un ponte giapponese, testimonianza del suo interesse verso l'arte del Paese del Sol Levante. In mostra una serie di preziose stampe di celebri artisti come Katsushika Hokusai e Utagawa Hiroshige sottolineano il forte legame del pittore con l'arte nipponica. La mostra prosegue anche all’esterno dello spazio espositivo nella città di Pavia alla scoperta di alcuni dei luoghi simbolo ricontestualizzati, per l’occasione, in rapporto al percorso artistico di Monet. Un percorso ideato per far rivivere alcuni luoghi pavesi molto suggestivi come l’orto botanico del 1700, oppure la bellissima Cattedrale di San Michele, o ancora la storica Biblioteca Civica Bonetta e i giardini Malaspina, e in ultimo il Ponte Vecchio sul fiume Ticino. In ciascuno di questi luoghi il visitatore può riprendere la lettura del racconto dei sei personaggi riproposto in un’ambientazione reale.

Per tutta la durata dell'evento sono organizzate attività didattiche e laboratori creativi per aiutare anche i più piccoli di avvicinarsi alla pittura impressionista e alla produzione artistica del grande pittore francese. La mostra è corredato da un elegante ed esaustivo catalogo pubblicato da Silvana Editoriale.

 

Scuderie del Castello Visconteo, Pavia; fino al 2 Febbraio 2014

Orari: da lunedì a venerdì 9-19;  sabato, domenica e festivi 9-20

Biglietti: intero 15 euro; ridotto 13 Euro; Tel. 0382 309879; sito ufficiale: www.scuderiepavia.com

 

Fabio Giuliani

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