Giambattista Tiepolo e la felicità d’invenzione di Vladek Cwalinski

Giambattista Tiepolo (1696, Venezia – 1770, Madrid) è l’ultimo erede e continuatore, con una formidabile inventiva scenografica che incarna perfettamente lo spirito del Settecento, della grande tradizione pittorica veneziana, da Paolo Veronese, per quanto riguarda il colore, al Tintoretto, per  quanto riguarda il disegno. 

Tiepolo nel corso della sua lunga carriera abbraccia davvero tutti i generi di pittura: sacra, profana, aneddotica, storica e ritrattistica, sia per quanto riguarda i minuti bozzetti che le grandi opere su tela, o le imprese monumentali decorate a fresco, sopratutto nei grandi palazzi in laguna, nelle ville dell’entroterra, da Bergamo al Friuli, o nelle chiese disseminate nei territori della Repubblica di San Marco, ma non senza importanti commissioni anche altrove, come a Milano, Würzburg, Este, Madrid.

Tiepolo è dunque il più celebre pittore veneziano dell’epoca, della quale comprende e incarna perfettamente lo spirito.

Scrisse a questo proposito Paolo d’Ancona che “la poetica del Tiepolo è profondamente congiunta al Settecento e ne riflette un atteggiamento dello spirito; rispecchia cioè l’esigenza, propria del tempo, di portare anche nella pittura quel cerimoniale sfarzoso e complicato che regolava la vita religiosa e sociale, che era modello all’abito e al linguaggio e che aveva trovato la sua più completa documentazione nel teatro”, cogliendo perfettamente il significato semantico della sua opera.

Il paradosso è che Tiepolo, parallelamente a Francesco Guardi, del quale sposò la sorella Cecilia, esprime il massimo dello sfarzo e della magnificenza della gloriosa Serenissima proprio nel suo momento di maggior crisi, antecedente all’annessione napoleonica del maggio 1797, con la deposizione dell’ultimo doge di Venezia, Ludovico Manin (1789-1798).

E’ proprio nelle fastose sale della seicentesca Villa Manin, dimora dell’ultimo doge, inserita in un parco secolare di diciotto ettari, situata a Passariano di Codroipo in provincia di Udine, che avrà luogo questa mostra che ha l’ambizione di ripercorrere interamente il suo lungo percorso artistico.

Impresa non semplice, ma preparata pazientemente, con cura, con sessanta dipinti e più di settanta disegni, nel documentare i tratti salienti di più di cinquant’anni d’intensissima carriera, con importanti prestiti di opere provenienti da musei europei,

come il Banchetto di Antonio e Cleopatra (1743-44) proveniente dal Musée di Cocnacq-Joy di Parigi, o Diana e Atteone (1753-54) dalla Fondazione Bührle di Zurigo, oppure San Giacomo Maggiore che sottomette un moro (1757-58) proveniente dal Szépmüvészeti Múzeum di Budapest, ma anche dagli Stati Uniti, come Santa Tecla che libera Este dalla peste (1758-59) proveniente dal Metropolitan Museum di New York, dal Canada, con l’importante opera giovanile Alessandro e Campaspe nello studio d’Apelle (1725-26), dalla Russia, con

 

 

Mecenate che presenta le arti ad Augusto (1743-44) proveniente dall’Ermitage di San Pietroburgo, che si aggiungono a straordinari capolavori veneziani come l’allegorico sovrapporta con Nettuno che offre doni a Venezia (1748-50) proveniente da Palazzo Ducale.

Una mostra che si prefigge un compito arduo dunque, se si pensa all’entità complessiva del corpus pittorico del Tiepolo, ma che può vantare dell’appoggio su importanti opere permanenti in loco, di grande qualità pittorica, come gli straordinari affreschi del palazzo Patriarcale di Udine.

Qui il giovane Giambattista Tiepolo affrescò, nel 1726,  incaricato dal patriarca d’Aquileia Dionisio Dolfin, un imponente ciclo, dal soffitto con la Caduta degli angeli ribelli circondato da otto monocromi con Storie della Genesi, dalla Creazione d’Adamo alla Cacciata dal Paradiso terrestre.

Gli affreschi della Galleria degli ospiti, luogo d’attesa delle udienze, realizzati successivamente con l’aiuto del quadraturista Gerolamo Mengozzi Colonna, su una parete rappresentano l’Apparizione dell’angelo a Sara, l’Apparizione degli angeli ad Abramo, situati ai lati di

Rachele che nasconde gli idoli, una delle più straordinarie composizioni scenografiche ricche d’invenzione, con colori luminosi, sgargianti nell’aria trasparente, del giovane Tiepolo, mentre Agar nel deserto e il Sogno di Giacobbe ai lati del Sacrificio d’Isacco decorano invece il soffitto con soluzioni aeree d’ampio respiro.

Anche nella sala Rossa, l’affresco con il Giudizio di Salomone dimostra la sua abilità nell’inventare soluzioni prospettiche grandiose che potrebbero addirittura dirsi “cinematografiche”.

Un collegamento questo tra mostra e patrimonio artistico locale permanente che, insieme alla cappella del sacramento nel Duomo di Udine e alle tele per i Civici Musei del Castello, presenta davvero un modello interessante, applicabile anche in altre località e con altri grandi maestri del passato, vista l’altissima concentrazione di opere d’arte permanenti capillarmente diffuse nel nostro paese.

 

Vladek Cwalinski

 

 

 

Giambattista Tiepolo

Luce, forma, colore, emozione

Villa Manin, Passariano di Codroipo 

Dal 15 dicembre al 7 aprile 2013

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