Enrico Baj. Mobili Animati

Fondazione Marconi
Milano
dal 27 maggio al 24 luglio
L’esposizione, organizzata in collaborazione con l’Archivio Baj, presenterà, su due piani, una scelta di cinquanta opere dell’artista.
Germano Celant curerà la pubblicazione del volume, edito da Skira, che include, oltre a una selezione di immagini, lo studio critico relativo a questa serie di opere, realizzate agli inizi degli Sessanta, tra le più sorprendenti e affascinanti dell’artista.

Il presupposto surrealista della mutabilità è per Baj la capacità di qualsiasi cosa di trasformarsi in qualsiasi altra attraverso la lettura ironica della realtà: quindi, come il Generale è generato dalla Montagna, i Mobili derivano da quel simbolo archetipo dell’artista negli anni Cinquanta: l’Ultra-corpo. Infatti i primi Mobili, qualcuno del 1960, ma altrimenti del 1961, sono delineati con la stessa materia dei “personaggi” coevi, sono cioè di ovatta pressata e applicata a collage sul fondo di stoffa da tappezzeria. Su questa sagoma di mobile sono applicate cornici, pomelli, passamanerie e fregi di serrature a sostituzione dei tratti somatici, serbando così un’ambiguità tra l’animale e il “mobile”; nelle opere successive Baj ne definisce con più esattezza la fisionomia attraverso l’uso della materia propria del mobile, il legno, utilizzando fogli d’impiallacciature arricchiti dalle caratteristiche tarsie in fregi tipici del repertorio artigiano. Gradualmente, anche il materiale impiegato segue un processo di evoluzione facendosi sempre più diretto e provocatorio, finché la preziosità Kitsch esibita dai “mobili” li rende oggetti ironici e vanitosi nel loro pavoneggiarsi in tarsie, pomelli, cornici o specchi.

In tutta l’opera di Baj è riscontrabile una tendenza “antropomorfizzante” alla quale neanche i mobili si sottraggono: già buona parte di essi suggerisce una personificazione delle forme, infine compiono il loro processo metamorfico portando Baj ad abbandonare il disegno di ante e cassetti a favore della figura. Nascono così personaggi veri e propri, esuberanti ed elegantissimi nel loro corpo di tarsie e profilati su stoffe nere damascate: lontani dunque dall’aggressività dei personaggi precedentemente creati da Baj. Questi personaggi sono composti da elementi estremamente semplici: corrispondono a un momento di divertimento immaginativo dell’artista. Gli intarsi così impiegati, giocando cioè su iterazioni assolutamente elementari, perdono la carica Kitsch per disporsi a corollario di un’immagine tesa a essere fantastica apparizione.

Octavio Paz così definiva i Mobili di Baj: “Non ci riflettono, non sono metafore, simboli e nemmeno idee. Sono mobili. Liberi, eternamente alieni, senza niente dentro. Pura esteriorità. Sono annegati nel loro essere, collocati nella loro realtà. Baj ci restituisce una delle sensazioni più sconvolgenti e salutari: quella delle identità delle cose con se stesse, lo stupore di essere quello che siamo”.
Cristina ParisetVia A.da Giussano 720145 Milano tel. 02 4812584cel. 3485109589email cristina.pariset@libero.it
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