
{"id":8736,"date":"2010-10-16T00:22:26","date_gmt":"2010-10-15T22:22:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=8736"},"modified":"2010-10-16T00:22:26","modified_gmt":"2010-10-15T22:22:26","slug":"chardin-il-pittore-del-silenzio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/8736\/arte\/chardin-il-pittore-del-silenzio.html","title":{"rendered":"Chardin il pittore del silenzio"},"content":{"rendered":"<p><font face=\"Garamond\">Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 17\/10\/10 &#8211; 30\/01\/11 <br \/>\n\tMadrid, Museo Nacional del Prado, 28\/02\/11 &#8211; 29\/05\/11<\/font><br \/>\n\t<font face=\"Times New Roman\">&laquo;Ci si serve dei colori, ma si dipinge con il sentimento.&raquo; Con queste parole, Jean Sim&eacute;on Chardin (1699-1779), contrapponendosi alle regole accademiche allora in voga, sintetizzava il suo modo, all&#39;epoca rivoluzionario, di fare arte.<\/p>\n<p>\tA questo grande protagonista del Settecento, uno dei pi&ugrave; straordinari pittori di tutti i tempi, Ferrara Arte dedica dal 17 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011 un&#39;importante mostra, la prima mai consacrata all&#39;artista nel nostro paese. L&#39;esposizione &egrave; organizzata in collaborazione con il Museo del Prado di Madrid, che la ospiter&agrave; dopo il debutto a Ferrara, ed &egrave; curata da Pierre Rosenberg, massimo esperto di Chardin, Accademico di Francia e Presidente-direttore onorario del Mus&eacute;e du Louvre.<\/p>\n<p>\tChardin &egrave; stato uno dei pi&ugrave; originali artisti del suo tempo. Egli infatti rifiuta, sin da giovanissimo, i percorsi didattici accademici ed &egrave; uno dei pochi a non aver mai effettuato il viaggio in Italia. Inoltre, tra tutti i generi pittorici evita proprio quelli che nella Francia del secolo dei lumi sancivano la fortuna degli artisti, e cio&egrave; i dipinti di soggetto storico o mitologico. Nonostante ci&ograve;, nel 1728 l&#39;Accademia reale di pittura e scultura &#8211; alla quale Chardin aveva sottoposto la sua candidatura presentando le proprie prime impressionanti nature morte &#8211; riconosce la sua qualit&agrave; e lo accoglie nei suoi ranghi come pittore specializzato &laquo;nella raffigurazione di animali e frutta&raquo;. La scelta del genere della natura morta, allora considerato minore, non ne vincola il successo e Chardin si impone presto sulla competitiva scena parigina.<\/p>\n<p>\tNel corso del decennio successivo, egli estende la propria ricerca anche alla figura, con esiti ancora una volta impressionanti. Infatti, ad una pittura dedita a rappresentare la contemporaneit&agrave; attraverso la descrizione della vita di corte, Chardin oppone un&#39;altra realt&agrave;: scene di interni in cui i domestici e i rampolli della borghesia francese sono raffigurati nelle pi&ugrave; semplici attivit&agrave; di tutti i giorni. Ogni dettaglio ornamentale &egrave; bandito, la pittura diviene poesia del quotidiano, un mezzo per esaltare con sensibilit&agrave; i gesti delle persone comuni che Chardin trasforma in grandi protagonisti della sua epoca.&nbsp;Nascono cos&igrave; capolavori come <i>Il garzone d&#39;osteria<\/i>, <i>La<\/i> <i>governante<\/i> o <i>Il giovane disegnatore<\/i> ai quali si affiancano le toccanti raffigurazioni delle attivit&agrave; ludiche dei giovani come le <i>Bolle di sapone<\/i>, la <i>Bambina che gioca col volano<\/i> o il <i>Bambino con la trottola<\/i>. In ciascuna di queste opere, attraverso una tecnica pittorica stupefacente, incentrata sul rapporto tra tono e colore e sulla variazione degli effetti di luce, l&#39;artista riesce a trasmettere all&#39;osservatore l&#39;emozione provata di volta in volta di fronte al soggetto.<\/p>\n<p>\t&Egrave; con questo spirito che Chardin continuer&agrave; a dipingere, anche quando, tornato alla raffigurazione di nature morte, realizza capolavori come il <i>Mazzo di garofani, tuberose e piselli odorosi <\/i>di Edimburgo, riguardo alla quale Charles Sterling, uno dei pi&ugrave; grandi storici dell&#39;arte del secolo scorso, scrisse: &laquo;Chardin &egrave; con Poussin e Claude Lorrain l&#39;artista francese anteriore al XIX secolo che ha avuto la maggiore influenza sulla pittura moderna. Certe ricerche di Manet e di C&eacute;zanne sono inconcepibili senza Chardin. Sarebbe difficile immaginare qualcosa di pi&ugrave; &quot;avanzato&quot; nella composizione e nel trattamento pittorico del <i>Vaso di fiori <\/i>di Edimburgo. Esso sorpassa tutto ci&ograve; che dipingeranno in questo genere Delacroix, Millet Courbet, Degas e gli impressionisti. Solo in C&eacute;zanne e nel suo seguito si pu&ograve; pensare di trovare tanta forza in tanta semplicit&agrave;&raquo;.<\/p>\n<p>\tIl successo della pittura di Chardin &egrave; sancito anche dalle reazioni del pubblico alle tele che l&#39;artista espone al Salon a partire dal 1737. Ad accoglierle con entusiasmo fu anche gran parte della critica, ad esempio una celebrit&agrave; come Denis Diderot, che nel 1763 osanna pubblicamente il realismo delle nature morte del pittore. Chardin &egrave; molto apprezzato anche dal re di Francia Luigi XV, al quale dona la <i>Madre laboriosa<\/i> e il <i>Benedicite<\/i>, ricevendo in cambio la stima del sovrano e, nel 1757, il grande privilegio di dimorare e lavorare al Louvre.<\/p>\n<p>\tVerso il 1770 i problemi di salute lo inducono a rallentare l&#39;attivit&agrave; e ad abbandonare progressivamente la pittura ad olio. Tuttavia, senza perdersi d&#39;animo, l&#39;anziano maestro inaugura una nuova stagione della sua arte dando vita, con la delicata tecnica del pastello, a ritratti di straordinaria intensit&agrave; psicologica. Con queste opere si conclude la lunga carriera di un artista che per tutta la vita aveva concepito la pittura come un mezzo per conoscere la realt&agrave; e rappresentarla, e che, evitando i contenuti aneddotici, ha raggiunto un&#39;arte senza tempo che riflette un&#39;armoniosa perfezione tra forma e sentimento.<\/p>\n<p>\tL&#39;aver elevato gli oggetti di uso quotidiano e i gesti delle persone comuni a materia di rappresentazione artistica e la sua straordinaria tecnica pittorica fanno di Chardin uno degli artisti pi&ugrave; amati da pittori moderni come C&eacute;zanne, Matisse, Morandi e Paolini. Per non dire di Vincent Van Gogh che lo riteneva &laquo;grande come Rembrandt&raquo;. <\/p>\n<p>\tLa mostra di Ferrara e Madrid offrir&agrave; l&#39;occasione di ripercorrere le tappe salienti del percorso artistico di Chardin attraverso un&#39;ampia selezione di opere provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo tra le quali emerge, per numero e qualit&agrave; dei dipinti concessi, ben dieci capolavori, l&#39;eccezionale collaborazione con Louvre. <\/p>\n<p>\n\t<\/font><font face=\"Times New Roman\"><i><u>CHARDIN. Il pittore del silenzio<\/u><br \/>\n\tFerrara, Palazzo dei Diamanti, 17 ottobre 2010 &#8211; 30 gennaio 2011. <br \/>\n\tLa mostra, a cura di Pierre Rosenberg, &egrave; organizzata da Ferrara Arte e dal Museo Nacional del Prado di Madrid, in collaborazione con le Gallerie d&#39;Arte Moderna e Contemporanea, il Comune di Ferrara, la Provincia di Ferrara, la Regione Emilia-Romagna, ENI, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, la Cassa di Risparmio di Ferrara e Parsitalia Real Estate. <br \/>\n\tCatalogo a cura di Pierre Rosenberg, edito da Ferrara Arte.<br \/>\n\tAperto tutti i giorni, feriali e festivi, luned&igrave; incluso, dalle 9.00 alle 19.00<br \/>\n\tAperto anche 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio <br \/>\n\t<\/i><\/p>\n<p>\tInfo<br \/>\n\tCall Center Ferrara Mostre e Musei, tel. 0532.244949 <br \/>\n\te-mail: <a href=\"mailto:diamanti@comune.fe.it\">diamanti@comune.fe.it<\/a> <br \/>\n\t<a href=\"http:\/\/www.palazzodiamanti.it\">www.palazzodiamanti.it<\/a> <\/p>\n<p>\n\t<a href=\"http:\/\/www.studioesseci.net\">www.studioesseci.net<\/a> <\/font><br \/>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 17\/10\/10 &#8211; 30\/01\/11 Madrid, Museo Nacional del Prado, 28\/02\/11 &#8211; 29\/05\/11 &laquo;Ci si serve dei colori, ma si dipinge con il sentimento.&raquo; Con queste parole, Jean Sim&eacute;on Chardin (1699-1779), contrapponendosi alle regole accademiche allora in voga, sintetizzava il suo modo, all&#39;epoca rivoluzionario, di fare arte. 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