
{"id":77865,"date":"2026-10-15T19:33:36","date_gmt":"2026-10-15T17:33:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=77865"},"modified":"2026-10-15T19:33:36","modified_gmt":"2026-10-15T17:33:36","slug":"pirelli-hangarbicocca-luciano-fabro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/77865\/arte\/pirelli-hangarbicocca-luciano-fabro.html","title":{"rendered":"Pirelli HangarBicocca  Luciano Fabro"},"content":{"rendered":"<p>Pirelli HangarBicocca presenta la mostra<br \/>\nLuciano Fabro<\/p>\n<p>\u201cAbitare lo spazio\u201d<\/p>\n<p>8 ottobre 2026 \u2013 21 febbraio 2027<br \/>\nA cura di Fiammetta Griccioli, Roberta Tenconi e Vicente Todol\u00ed con la collaborazione di Silvia Fabro (Archivio Luciano e Carla Fabro)<\/p>\n<p>Dall\u20198 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027 Pirelli HangarBicocca presenta \u201cAbitare lo spazio\u201d, la prima retrospettiva museale dedicata a Luciano Fabro in Italia dopo la sua scomparsa. La mostra restituisce la straordinaria attualit\u00e0 della sua ricerca, mettendo in luce la raffinatezza intellettuale, la libert\u00e0 sperimentale e la sensibilit\u00e0 percettiva che hanno contraddistinto il suo lavoro. Attraverso un ampio percorso che ripercorre l\u2019intera carriera dell\u2019artista, il progetto approfondisce il concetto di \u201cHabitat\u201d, fulcro della sua ricerca percettiva e spaziale, invitando il pubblico a vivere un\u2019esperienza totalizzante che esplora il mondo delle sensazioni e mette alla prova i limiti del sensibile.<\/p>\n<p>Figura centrale dell\u2019arte italiana del dopoguerra, Luciano Fabro (Torino, 1936 &#8211; Milano, 2007) \u00e8 stato un esponente di spicco del gruppo dell\u2019Arte Povera, dimostrando tuttavia un\u2019attitudine alla ricerca individuale e mai omologata. Fin dagli esordi, ha sviluppato una personale indagine sul concetto di abitare lo spazio \u2013 inteso come campo dinamico di azione \u2013 esplorando al contempo lo sguardo, l\u2019esperienza e la relazione dello spettatore con l\u2019opera e con l\u2019ambiente. La sua ricerca, che prende inevitabilmente in considerazione gli Ambienti Spaziali di Lucio Fontana (1899-1968) e la riflessione concettuale sviluppata da Piero Manzoni (1933-1963), ha approfondito nello specifico gli aspetti linguistici della scultura, considerandola strumento necessario per leggere e interpretare le forme dell\u2019esperienza e ridefinendo in modo peculiare il rapporto tra l\u2019elemento scultoreo e lo spazio circostante. Fabro ha sperimentato le potenzialit\u00e0 espressive di materiali diversi, dai pi\u00f9 tradizionali come il marmo, il vetro e il bronzo, a quelli meno consueti come la seta e il piombo, ciascuno scelto per le sue qualit\u00e0 sensoriali ed evocative. Influenzate dal rinnovato interesse per la sensibilit\u00e0 barocca, le sue opere attraverso l\u2019utilizzo di superfici riflettenti, vetro e specchi che frammentano e moltiplicano lo spazio circostante, accentuano il gioco di contrasti e la relazione tra presenza e assenza, visibile e invisibile. Nell\u2019intersezione tra scultura, pittura e architettura, Fabro mette in atto processi che ne esaltano le reciproche contaminazioni, impiegando forme apparentemente semplici per generare significati complessi. Definendo la pittura come \u201cvisione\u201d e la scultura come \u201crivelazione\u201d, l\u2019artista ha creato un corpus di opere aperto e stratificato in cui materiali e linguaggi si intrecciano in una ricerca al tempo stesso riflessiva e sensuale, rigorosa e dinamica.<\/p>\n<p>Accanto alla produzione artistica, Fabro ha sviluppato un rigoroso approccio teorico, offrendo contributi significativi alla teoria dell\u2019arte, fondati su una meticolosa riflessione concettuale e lasciando anche una ingente produzione testuale. Al centro del suo pensiero vi \u00e8 una tensione costante tra la dimensione autonoma dell\u2019opera d\u2019arte \u2013 intesa come forma compiuta e principio di ordine \u2013 e quella dell\u2019esperienza sensibile, attraverso cui l\u2019opera acquista significato nel confronto con il mondo reale. Le sue sculture e installazioni si configurano cos\u00ec come luoghi di equilibrio tra questi due poli, dove rigore concettuale e percezione, autonomia formale e relazione, convivono in una condizione di continua apertura. Questa solida base intellettuale ha alimentato la creazione di opere immaginifiche e stratificate, spesso caratterizzate da un sottile registro ironico, capaci di innovare e ampliare il campo della scultura contemporanea. A oltre un decennio dall\u2019ultima mostra internazionale al Museo Reina Sof\u00eda di Madrid (2014), la retrospettiva italiana offre anche un\u2019occasione per riflettere sul profondo legame tra Luciano Fabro e la citt\u00e0 di Milano. Trasferitosi in citt\u00e0 nel 1959, dopo l\u2019infanzia trascorsa in Friuli, l\u2019artista trov\u00f2 nel vivace contesto culturale milanese un terreno fertile per lo sviluppo della propria ricerca. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta fond\u00f2 la Casa degli Artisti insieme a Hidetoshi Nagasawa (1940-2018) e Jole De Sanna (1947-2004), trasformandola in un laboratorio di confronto e sperimentazione aperto alle nuove generazioni. Dal 1983 al 2002 insegn\u00f2 inoltre all\u2019Accademia di Belle Arti di Brera, ispirando numerosi artisti e artiste sia di quell\u2019epoca sia delle generazioni successive.<\/p>\n<p>\u201cAbitare lo spazio\u201d \u00e8 il titolo della prima retrospettiva museale dedicata a Luciano Fabro in Italia dopo la sua scomparsa nel 2007. La mostra in Pirelli HangarBicocca, a cura di Fiammetta Griccioli, Roberta Tenconi e Vicente Todol\u00ed con la collaborazione di Silvia Fabro (Archivio Luciano e Carla Fabro), presenter\u00e0 circa cinquanta sculture e installazioni tra le pi\u00f9 rilevanti del suo percorso artistico. L\u2019esposizione approfondir\u00e0 l\u2019approccio concettuale e formale dell\u2019artista allo spazio, indagando il modo in cui esso dialoga con la percezione di chi lo abita. In particolare, verr\u00e0 dato risalto alla ricerca percettiva e spaziale avviata dall\u2019artista negli anni Sessanta, tracciandone l\u2019evoluzione dalle prime sperimentazioni con superfici specchianti, agli esiti dei cinquanta anni successivi fino ad arrivare a strutture e spazi architettonici pi\u00f9 complessi, spesso realizzati in carta, che l\u2019artista definiva \u201chabitat\u201d: ambienti ideali \u2013 autonomi o integrati in spazi esistenti \u2013 concepiti per accogliere e attivare le sue opere.<\/p>\n<p>Il concetto di habitat attraversa la ricerca di Fabro fin dagli anni Sessanta, sebbene il termine venga utilizzato dall\u2019artista a partire dagli anni Ottanta. L\u2019habitat di Fabro coniuga la dimensione materica e artigianale con la tensione teorica e filosofica. La nozione richiama la duplice origine etimologica: il verbo habito che significa abitare un certo luogo e il sostantivo habitus, inteso come aspetto esteriore, forma del corpo, abbigliamento. In questa prospettiva, l\u2019habitat diventa uno spazio da attraversare, un luogo da abitare, ma anche un dispositivo capace di orientare la percezione e generare relazioni. Unendo scultura, architettura e pittura, Fabro crea percorsi, prospettive ed elementi architettonici per trasformare la percezione dello spazio. Concepiti sia come interventi all\u2019interno di spazi espositivi esistenti sia come ambienti autonomi, gli habitat superano la neutralit\u00e0 del white cube attraverso l\u2019impiego di materiali leggeri ed effimeri, come la carta e la luce, che definiscono nuovi assetti spaziali e accolgono altre opere dell\u2019artista. Per molti aspetti, questi ambienti richiamano la dimensione accogliente che risale alle atmosfere delle piazze barocche e si collocano nell\u2019ambito delle sperimentazioni di urbanistica radicale e relazionale sviluppate tra gli anni Sessanta e Settanta. L\u2019opera non viene quindi soltanto osservata, ma vissuta e abitata, all\u2019interno di un sistema dinamico in cui spazio, corpo e percezione si influenzano reciprocamente. Fabro definiva l\u2019habitat come un topos: un luogo costruito capace di generare logos, e dunque senso, relazione e comunit\u00e0. Riportando le parole dell\u2019artista, \u201c\u00c8 quindi chiaro che le installazioni non mi interessano: creano una costruzione fittizia in una situazione fittizia. L\u2019Habitat, invece, non \u00e8 fittizio. \u00c8 del tutto reale: la luce \u00e8 reale, un muro \u00e8 un muro. Non \u00e8 mimesi, appartiene a una situazione in cui si \u00e8 presenti, presuppone che qualcuno sia l\u00ec. Altrimenti, non \u00e8 un Habitat\u201d.<\/p>\n<p>Il percorso espositivo in Pirelli HangarBicocca alterna singole opere a grandi nuclei ambientali che comprendono al loro interno pi\u00f9 lavori, concepiti come parti di un unico dispositivo spaziale, e ad alcuni habitat ricostruiti nelle Navate dopo la scomparsa dell&#8217;artista, sulla base delle sue indicazioni progettuali.<\/p>\n<p>La mostra si apre con La Dialettica, 1985, realizzata per la Biennale di Parigi dello stesso anno, \u00e8 presentata secondo l\u2019allestimento originale concepito dall\u2019artista per la Grande Halle de la Villette. Una scheggia di marmo segnata da striature verticali, sul cui fronte levigato sono scolpiti un occhio e una bocca. Da un foro che attraversa il marmo salgono due cavi che sorreggono una ragnatela formata da catenelle d\u2019ottone che si innalza fino al culmine della copertura dello spazio industriale. Il titolo rimanda al dipinto Dialettica (o Industria), 1575-77 di Paolo Caliari (1528-1588), detto il Veronese, un olio su tela che si trova sul soffitto della Sala del Collegio di Palazzo Ducale a Venezia che Fabro reinterpreta in modo concettuale attraverso il marmo e la fragile struttura di ottone.<\/p>\n<p>Nella prima sezione della mostra, viene sviluppato il concetto di spazio personale, parte dell\u2019investigazione che l\u2019artista sviluppa a partire dagli anni Sessanta. Emblematica \u00e8 In cubo, 1966, un telaio in legno rivestito su cinque lati da tele bianche che il visitatore deve sollevare per entrare in uno spazio raccolto, rimanendo allo stesso tempo connesso percettivamente con il mondo esterno grazie alla luce che filtra attraverso. Concepito come un luogo personale, l\u2019opera trasforma il corpo del visitatore in parte integrante della propria configurazione: la prima versione era calibrata sulle misure dell\u2019artista stesso: le dimensioni corrispondevano all\u2019altezza di Fabro e alla larghezza dell\u2019apertura delle sue braccia, sottolineando l\u2019assenza di distinzione tra soggetto e oggetto e la continuit\u00e0 tra il \u201cfuori\u201d e il \u201cdentro\u201d. Successivamente Fabro ne realizz\u00f2 anche una versione \u201cper Carla\u201d (la critica d\u2019arte Carla Lonzi, molto vicina all\u2019artista). In Pirelli HangarBicocca, saranno presentate cinque varianti dell\u2019opera di diverse dimensioni, offrendo ai visitatori la possibilit\u00e0 di trovare quella pi\u00f9 adatta alla loro altezza.<\/p>\n<p>Proseguendo lungo il percorso espositivo, si incontra Io rappresento l\u2019ingombro dell\u2019oggetto nella vanit\u00e0 dell\u2019ideologia (Lo Spirato), 1968-73, \u00e8 un giaciglio in marmo e uno dei lavori pi\u00f9 iconici di Fabro. La raffinatezza con cui sono trattati i drappeggi evoca la tradizione della scultura barocca. Fabro, in dialogo con la storia, da artista contemporaneo rende visibile la presenza attraverso l\u2019assenza. Il corpo sotto il lenzuolo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, ma \u00e8 presente, sul lenzuolo e il cuscino, la memoria del suo ingombro e del suo peso. L\u2019artista rende visibile l\u2019attimo in cui il corpo si \u00e8 gi\u00e0 sfilato e il lenzuolo si sta man mano adagiando sul materasso, stimolando in questo modo la nostra memoria e la nostra immaginazione. Come spiega Fabro stesso il soggetto dello spirato \u00e8 il lenzuolo, \u201cnon \u00e8 un tema narrativo, ma una proposizione: ci\u00f2 che sta tra il pieno e il vuoto, non un soggetto preesistente, n\u00e9 reale n\u00e9 irreale, n\u00e9 raccontato.\u201d<\/p>\n<p>Al centro delle Navate, sar\u00e0 presentato l\u2019Habitat di Rotterdam, 1981, concepito da Luciano Fabro per la sua retrospettiva al Museum Bojimans Van Beuningen di Rotterdam nel 1981. Lo spazio \u00e8 allestito riproducendo fedelmente l\u2019assetto originale, preservandone le dimensioni e la suddivisione in cinque corridoi definiti da pareti ricoperte di carta. Al suo interno, sono esposte una ventina di opere, tra cui alcune delle celebri Italie, creando cos\u00ec una sorta di retrospettiva nella retrospettiva. L\u2019articolazione dello spazio e la disposizione delle opere, collocate sulle partizioni e negli interstizi tra di esse, derivano da una composizione geometrica dinamica basata su una serie di cerchi che si sviluppano a partire da un punto di fuga e si rapportano alle dimensioni dello spazio museale di Rotterdam. Le tracce di questa composizione, idealmente proiettata anche all\u2019esterno dell\u2019edificio, riaffiorano sul pavimento sotto forma di linee bianche che ne rendono visibile l\u2019andamento, estendendo l\u2019immaginazione oltre lo spazio reale. Attraverso pareti e strutture in carta, Fabro crea un ambiente fatto di scorci, aperture e percorsi da attraversare, invitando il pubblico a esplorare nuove relazioni tra materia, spazio e percezione. Come lo definiva lo stesso artista, si tratta di \u201cun luogo-topos&#8230; il luogo dell\u2019eccitazione dei sensi\u201d.<\/p>\n<p>Successivamente si incontrano opere legate alla riflessione cosmologica e all\u2019indagine sullo spazio metafisico, tra cui Il Sole, 1995-97 e La Luna, 1995-97. La prima \u00e8 composta da una sequenza ritmica di elementi in marmo incisi con un motivo solare radiale e disposti orizzontalmente, richiamando una colonna dorica. In contrapposizione, la seconda \u00e8 una scultura cilindrica verticale scolpita in marmo scuro di Portoro. Attraverso riferimenti architettonici e mitologici, Fabro attribuisce alle sue opere la capacit\u00e0 di trasmettere conoscenza e costruire una memoria culturale nel tempo. Nella stessa sezione verr\u00e0 poi installato uno degli ultimi lavori di Fabro ancora inedito: Eclissi di cielo, 2006. Presentate insieme, le tre opere evocano alcuni temi centrali nella sua pratica quali le sperimentazioni con il volume, la linea, la tensione spaziale e l\u2019esplorazione delle dualit\u00e0 grazie a un sistema di opposti: luce e buio, bianco e nero, leggerezza e pesantezza, cambiamento e radicamento, orizzontalit\u00e0 e verticalit\u00e0, apertura e chiusura, frammento e totalit\u00e0.<\/p>\n<p>Il Cubo ospiter\u00e0 infine \u00c8 la vita, \u00e8 la storia, \u00e8 la morale, 1995, presentata per la Biennale di Venezia del 1997. Si tratta di una grande struttura sospesa alta 5 metri, articolata su tre livelli che corrispondono ai concetti evocati dal titolo e concepiti dall\u2019artista come strettamente interdipendenti. Il livello superiore, dedicato alla morale, \u00e8 costituito da una stampa in accettato sostenuta da un filo di seta e richiama l\u2019immagine di un cielo stellato evocata da Immanuel Kant (1724-1804). Nel mezzo, si trova la storia composta da un tessuto che riproduce il negativo dei lenzuoli dello strato inferiore, la vita. Quest\u2019ultimo deriva da un diagramma tratto da un grafico presente nel romanzo The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman (1759) di Laurence Sterne (1713-1768), che Fabro assume come rappresentazione dell\u2019esistenza: un percorso non lineare, segnato da continue interruzioni e deviazioni.<\/p>\n<p>L\u2019artista<br \/>\nTra le numerose mostre personali di Fabro ricordiamo: Museo Nacional Centro de Arte Reina Sof\u00eda, Madrid (2014); Kunstmuseum Winterthur, GAMeC &#8211; Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo (2013); Madre &#8211; Museo d\u2019Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli (2007, 2004); Mus\u00e9e Bourdelle, Parigi (2004); Tate Gallery, Londra (1997); Centro de Arte H\u00e9lio Oiticica, Rio de Janeiro (1997); Centre Pompidou, Parigi (1996); Portikus, Francoforte sul Meno (1996); San Francisco Museum of Modern Art (1992); Kunstmuseum Luzern, Lucerna (1991); Fundaci\u00f3 Joan Mir\u00f3, Barcellona (1990); Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli, Castello di Rivoli Museo d\u2019Arte Contemporanea, Rivoli-Torino (1989); Palais des Beaux-Arts, Bruxelles (1988); Mus\u00e9e d\u2019Art Moderne de la Ville de Paris (1987); Neue Galerie \u2013 Sammlung Ludwig, Aquisgrana, Germania (1983); Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam (1981); PAC Padiglione d\u2019Arte Contemporanea, Milano (1980).<br \/>\nLe sue opere sono state presentate anche in biennali e mostre internazionali come Biennale of Sydney (2018, 1988); Quadriennale d\u2019arte, Roma (2008, 1973); Biennale di Venezia (1997, 1993, 1986, 1984, 1980, 1978, 1975, 1972); Bienal de S\u00e3o Paulo (1996, 1975); documenta, Kassel (1992, 1982, 1972); Biennale de Paris (1985, 1971); Tokyo Biennale (1970).<br \/>\nLuciano Fabro \u00e8 stato insignito di numerosi e prestigiosi premi, tra cui l\u2019Accademico d\u2019Onore, Firenze (2004); il Coutts Contemporary Art Award, Zurigo (1994); il Premio Antonio Feltrinelli, Roma (1993); il Sikkens Prize, Rotterdam (1987); l\u2019Art Prize, Aachen (1983).<\/p>\n<p>Catalogo<br \/>\nPubblicato in occasione della retrospettiva, il volume offre una lettura della pratica artistica di Luciano Fabro attraverso una serie di saggi dedicati ai momenti, alle opere e ai nuclei tematici centrali della sua ricerca: dall\u2019anno 1968, momento cruciale che segna una svolta nel suo percorso, al dialogo con il Barocco e le sue declinazioni, dall\u2019immagine femminile alla dimensione cosmologica, fino ad approfondimenti su opere e progetti emblematici quali Allestimento teatrale. Cubo di specchi o l\u2019Habitat realizzato a Rotterdam per la sua retrospettiva del 1981 al Museum Boijmans Van Beuningen. I contributi, commissionati per l\u2019occasione, sono firmati da storici dell\u2019arte, curatori e studiosi internazionali, tra cui Stefano Chiodi, Catherine Grenier, Sharon Hecker, Frances Morris, Iolanda Ratti, Margit Rowell, Francesco Stocchi e Andrea Viliani.<br \/>\nLa pubblicazione comprende inoltre la rilettura e contestualizzazione, a cura di Martin Schwander, della sua intervista a Fabro del 1991, la conversazione tra l\u2019artista e Bruno Cor\u00e0 del 1983 \u2014 testo cruciale per la definizione e la teorizzazione della nozione di Habitat \u2014 e un ampio saggio di Rudi Fuchs dedicato alla pratica scultorea nello spazio pubblico.<br \/>\nLa monografia \u00e8 ulteriormente arricchita da una cronologia che ripercorre l\u2019evoluzione del lavoro di Fabro fin dagli esordi accompagnata da una selezione di immagini d\u2019archivio inedite a cura di Teodora di Robilant e Silvia Fabro, che ha anche redatto dettagliate schede delle opere in mostra. Il volume comprende infine un\u2019introduzione al progetto di Vicente Todol\u00ed e un saggio di Fiammetta Griccioli e Roberta Tenconi dedicato all\u2019evoluzione della ricerca spaziale dell\u2019artista e all\u2019elaborazione del concetto di Habitat. Completa la pubblicazione un\u2019ampia documentazione fotografica dell\u2019allestimento in Pirelli HangarBicocca e apparati iconografici e storici.<\/p>\n<p>Pirelli HangarBicocca<br \/>\nPirelli HangarBicocca \u00e8 una fondazione no profit dedicata alla produzione e alla promozione dell\u2019arte contemporanea, voluta e sostenuta da Pirelli. Fondata nel 2004, Pirelli HangarBicocca \u00e8 oggi un\u2019istituzione di riferimento per la comunit\u00e0 dell\u2019arte internazionale, per i cittadini e per il territorio. Realt\u00e0 museale totalmente gratuita, accessibile e aperta, \u00e8 un luogo di sperimentazione, ricerca e divulgazione in cui l\u2019arte \u00e8 lo spunto di riflessione sui temi pi\u00f9 attuali della cultura e della societ\u00e0 contemporanea. Le attivit\u00e0, rivolte a un\u2019audience ampia ed eterogenea, comprendono un calendario di importanti mostre personali di artisti italiani e internazionali, un programma multidisciplinare di eventi collaterali e di approfondimento, un\u2019attivit\u00e0 editoriale scientifica e divulgativa, proposte educative e di formazione. Il dialogo tra pubblico e arte \u00e8 inoltre favorito dalla presenza costante, negli spazi espositivi, di uno staff di mediatori museali. A partire dal 2012 la direzione artistica \u00e8 affidata a Vicente Todol\u00ed. Ospitato in un edificio ex industriale, un tempo sede di una fabbrica per la costruzione di locomotive, Pirelli HangarBicocca ha una superficie di 15.000 metri quadrati ed \u00e8 uno degli spazi espositivi a sviluppo orizzontale pi\u00f9 ampi d\u2019Europa. L\u2019area espositiva comprende gli spazi di Shed e Navate, dedicati a ospitare mostre temporanee, e l\u2019opera permanente di Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti 2004-2015, monumentale installazione costituita da sette torri in cemento armato divenuta una delle opere pi\u00f9 iconiche della citt\u00e0 di Milano.<\/p>\n<p>ph Luciano Fabro, Allestimento teatrale, Cubo di specchi, 1967-75. Veduta della performance, Bagno Borbonico, Pescara, 1975. Foto \u00a9 Giorgio Colombo, Milano <\/p>\n<p>Informazioni sulla mostra<\/p>\n<p>Istituzione<br \/>\nPirelli HangarBicocca<\/p>\n<p>Artista<br \/>\nLuciano Fabro<\/p>\n<p>Titolo<br \/>\n\u201cAbitare lo spazio\u201d<\/p>\n<p>A cura di<br \/>\nFiammetta Griccioli, Roberta Tenconi e Vicente Todol\u00ed con la collaborazione di Silvia Fabro (Archivio Luciano e Carla Fabro)    <\/p>\n<p>Organizzata da<br \/>\nPirelli HangarBicocca<\/p>\n<p>Date della mostra<\/p>\n<p>8 ottobre 2026 \u2013 21 febbraio 2027<\/p>\n<p>Location<br \/>\nVia Chiese 2, Milano<\/p>\n<p>Orario di apertura<br \/>\nGioved\u00ec, venerd\u00ec, sabato e domenica<br \/>\n10.30-20.30<\/p>\n<p>Ingresso<br \/>\nGratuito<\/p>\n<p>Catalogo<br \/>\nMarsilio Arte<\/p>\n<p>Workshop<br \/>\nInformazioni sui percorsi creativi:<br \/>\nhttps:\/\/pirellihangarbicocca.org\/kids\/<\/p>\n<p>Info<br \/>\n+39 02 6611 1573<br \/>\ninfo@hangarbicocca.org<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pirelli HangarBicocca presenta la mostra Luciano Fabro \u201cAbitare lo spazio\u201d 8 ottobre 2026 \u2013 21 febbraio 2027 A cura di Fiammetta Griccioli, Roberta Tenconi e Vicente Todol\u00ed con la collaborazione di Silvia Fabro (Archivio Luciano e Carla Fabro) Dall\u20198 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027 Pirelli HangarBicocca presenta \u201cAbitare lo spazio\u201d, la prima retrospettiva museale &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/77865\/arte\/pirelli-hangarbicocca-luciano-fabro.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">Pirelli HangarBicocca  Luciano Fabro<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":77866,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[774,17737],"class_list":["post-77865","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-arte","tag-luciano-fabro","tag-pirelli-hangarbicocca"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77865","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=77865"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77865\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":77867,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77865\/revisions\/77867"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/77866"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=77865"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=77865"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=77865"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}