
{"id":77755,"date":"2026-09-17T15:59:54","date_gmt":"2026-09-17T13:59:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=77755"},"modified":"2026-09-17T15:59:54","modified_gmt":"2026-09-17T13:59:54","slug":"archivio-rachele-bianchi-valeria-canavesi-rete-aperta-11","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/77755\/arte\/archivio-rachele-bianchi-valeria-canavesi-rete-aperta-11.html","title":{"rendered":"ARCHIVIO RACHELE BIANCHI Valeria Canavesi  Rete Aperta #11"},"content":{"rendered":"<p>Rete Aperta #11<br \/>\nSONO SOLO PAROLE<br \/>\nMostra personale di Valeria Canavesi<br \/>\nA cura di Giorgio Uberti<br \/>\n17 settembre \u2013 11 ottobre 2026<br \/>\nOpening: mercoled\u00ec 16 settembre ore 18.00<\/p>\n<p>WORKSHOP<br \/>\nPAROLE PER RACHELE con Valeria Canavesi<br \/>\n29 settembre dalle ore 18.00 alle ore 20.00<br \/>\nLaboratorio gratuito su prenotazione a questo LINK<br \/>\nArchivio Rachele Bianchi<br \/>\nVia Legnano, 14 \u2013 20121 Milano<br \/>\nwww.archiviorachelebianchi.it<\/p>\n<p>L\u2019Archivio Rachele Bianchi presenta Sono solo parole, progetto espositivo di Valeria Canavesi, visitabile dal 17 settembre all\u201911 ottobre 2026 presso la sede dell\u2019Archivio in Via Legnano 14 a Milano. La mostra, con il Patrocinio del Municipio 1 del Comune di Milano, si inserisce nel programma Rete Aperta, giunto all\u2019undicesima edizione, attraverso cui l\u2019Archivio invita artisti contemporanei a confrontarsi con l\u2019eredit\u00e0 di Rachele Bianchi.<\/p>\n<p>Il nuovo appuntamento accoglie una ricerca che pone al centro il linguaggio e la sua capacit\u00e0 di costruire significati, relazioni e identit\u00e0. Sono solo parole nasce da una riflessione sul destino delle parole nella societ\u00e0 contemporanea: parole consumate, abusate, dimenticate o svuotate di senso, eppure ancora capaci di orientare il pensiero, dare forma ai sentimenti e trasformarsi in azione. Attraverso testi poetici, sperimentazione materica e tecniche di stampa artigianale, Valeria Canavesi trasforma le parole in opere fisiche, fragili e potenti al tempo stesso. Ogni parola scelta dall\u2019artista diventa protagonista di un manifesto originale di formato 50&#215;70 cm, realizzato in undici esemplari e stampato a mano nell\u2019atelier A14 di Milano. Carte differenti, colori, effetti di stampa e lavorazioni manuali vengono associati semanticamente a ciascun termine, restituendone una specifica identit\u00e0 visiva e concettuale.<\/p>\n<p>\u201cSiamo sommersi di parole senza pi\u00f9 significato. Parole vilipese, abusate, dimenticate. Eppure, tutti pensiamo con le parole. Con le parole costruiamo i nostri desideri, diamo forma a sentimenti e ragionamenti. Con questa ricerca ho voluto restituire alle parole tutta la centralit\u00e0 che meritano\u201d, afferma Valeria Canavesi.<\/p>\n<p>Il progetto combina strumenti analogici e digitali, coinvolgendo torchi, telai, inchiostri, rulli e clich\u00e9 in un processo produttivo che restituisce corpo e presenza alla scrittura. Le opere diventano cos\u00ec oggetti vulnerabili e preziosi, esposti alla stessa sorte delle parole: custodite, manipolate, ferite o dimenticate.<\/p>\n<p>In mostra, tre opere di Rachele Bianchi dialogano con la ricerca di Valeria Canavesi: Donna con bambino (1955, marmo bianco), La Coppia (1994, bronzo) e Figura con la rete (2005, bronzo). La relazione tra le due artiste non si fonda su una somiglianza formale, ma su una comune riflessione intorno alle \u201ccorazze\u201d dell\u2019essere umano e ai processi di costruzione dell\u2019identit\u00e0. Nelle opere di Rachele Bianchi la figura femminile attraversa un percorso di emancipazione da vincoli visibili e invisibili; nelle opere di Valeria Canavesi la parola si manifesta come soglia e barriera, strumento di accesso e insieme dispositivo che pu\u00f2 trattenere o nascondere. \u201cEd \u00e8 qui che si rende evidente il punto pi\u00f9 inedito della mostra\u201d, afferma il curatore Giorgio Uberti. Rachele Bianchi ha affidato alla materia il compito di dire ci\u00f2 che la parola, da sola, non poteva trattenere. I suoi titoli ricorrenti &#8211; Figura, Personaggio, Senza Titolo &#8211; confermano questa essenzialit\u00e0: non nominano, ma aprono. Non spiegano, ma indicano\u201d.<\/p>\n<p>Valeria Canavesi, al contrario, lavora proprio dentro la parola, nelle sue grazie, nelle sue ambiguit\u00e0, nella sua capacit\u00e0 di costruire e insieme di velare. Nel suo percorso la parola non \u00e8 mero strumento descrittivo, ma sostanza dell\u2019opera, trama che trattiene e interroga. L\u2019artista espone la parola come un dispositivo che pu\u00f2 proteggere e imprigionare al tempo stesso, come una rete che mostra e nasconde, che concede accesso ma anche impone un filtro. \u00c8 una soglia, ma anche una barriera. Il nesso con l\u2019opera di Rachele Bianchi non sta dunque in una somiglianza formale, n\u00e9 in una facile consonanza tematica, ma in una medesima, ostinata riflessione sulle corazze dell\u2019essere umano.<\/p>\n<p>Rachele Bianchi ha posto al centro della propria ricerca la figura femminile come corpo generativo e insieme trattenuto, come presenza che si definisce attraverso un lento processo di liberazione da vincoli visibili e invisibili. Le sue donne sono attraversate da una tensione costante: trattenute da manti, strutture geometriche e superfici che sembrano proteggere e costringere allo stesso tempo, fino a trasformarsi in una rete sempre pi\u00f9 aperta, in una possibilit\u00e0 di emancipazione. La corazza, nella sua opera, non \u00e8 un dato definitivo ma un passaggio, un dispositivo da attraversare. Valeria Canavesi, con un linguaggio diverso, torna sul medesimo nodo e sulla medesima rete. La sua \u00e8 un\u2019indagine che attraversa opposizioni e fratture linguistiche. In questa tensione trova un terreno comune con Rachele Bianchi, perch\u00e9 anche qui la forma non \u00e8 mai semplice apparenza, ma il luogo in cui si giocano identit\u00e0, memoria, desiderio e sofferenza. Le parole di Canavesi, pur essendo esposte come materia visiva, si comportano come elementi plastici: si addensano, si scheggiano, si stratificano, si fanno corpo.<\/p>\n<p>\u00c8 un corpo che trasforma l\u2019estetica in semantica: colori, effetti, tipologie di carte e tecniche di stampa rigorosamente manuali restituiscono centralit\u00e0 e potenza a ogni testo. \u201cPesante e leggero. Solidit\u00e0 e fragilit\u00e0. Materia e parole. Bronzo, marmo, gesso. E carta. La relazione delle mie opere con le sculture di Rachele Bianchi si sostanzia nel dialogo tra gli opposti e nell\u2019equilibrio degli estremi\u201d, scrive l\u2019artista. Due donne, due visioni, due forme d\u2019arte. Con la medesima volont\u00e0 di dare voce alla propria anima senza filtri, senza pregiudizi, senza difese. Senza barare, mai.<\/p>\n<p>La mostra evidenzia come linguaggi differenti possano convergere nella medesima urgenza espressiva: interrogare la condizione umana, la memoria, l\u2019amore, la sofferenza e il desiderio attraverso forme capaci di trasformare l\u2019esperienza individuale in riflessione collettiva.<\/p>\n<p>Ad arricchire il progetto espositivo contribuisce la collaborazione con Dulcop International S.p.A. \u2013 Bubble World, nata dalla naturale affinit\u00e0 tra la ricerca di Valeria Canavesi e il linguaggio simbolico delle bolle di sapone. Come le parole, anche le bolle sono fragili, leggere ed effimere, ma capaci di evocare emozioni e lasciare un ricordo. Da questa affinit\u00e0 nasce un&#8217;edizione speciale di bolle di sapone personalizzate con la grafica della mostra, realizzata da Dulcop e distribuita ai visitatori come gadget ufficiale. Pensato come naturale prosecuzione dell&#8217;esperienza di visita, l&#8217;oggetto interpreta lo spirito del progetto, offrendo un segno tangibile della riflessione sul valore delle parole, sulla loro delicatezza e sulla loro capacit\u00e0 di generare immaginazione, relazione e memoria.<\/p>\n<p>In occasione della mostra \u00e8 stato inoltre organizzato PAROLE PER RACHELE, workshop con Valeria Canavesi in programma marted\u00ec 29 settembre alle 18.00 presso l&#8217;Archivio. Gratuito e su prenotazione fino a esaurimento dei posti, il laboratorio invita i partecipanti a scegliere una parola ispirata alle opere e al lavoro di Rachele Bianchi e a trasformarla, sotto la guida dell&#8217;artista, in un elaborato artistico su carta formato A3, realizzato con matite, pennarelli e pastelli a cera. L&#8217;obiettivo \u00e8 trasformare una parola in un gesto creativo, costruendo un&#8217;opera personale che unisce scrittura e segno.<\/p>\n<p>La mostra rappresenta una tappa del programma di iniziative dedicate al Centenario dalla nascita di Rachele Bianchi. Un percorso che si completer\u00e0 entro la fine dell&#8217;anno con la presentazione della prima monografia aggiornata postuma su Rachele Bianchi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rete Aperta #11 SONO SOLO PAROLE Mostra personale di Valeria Canavesi A cura di Giorgio Uberti 17 settembre \u2013 11 ottobre 2026 Opening: mercoled\u00ec 16 settembre ore 18.00 WORKSHOP PAROLE PER RACHELE con Valeria Canavesi 29 settembre dalle ore 18.00 alle ore 20.00 Laboratorio gratuito su prenotazione a questo LINK Archivio Rachele Bianchi Via Legnano, &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/77755\/arte\/archivio-rachele-bianchi-valeria-canavesi-rete-aperta-11.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">ARCHIVIO RACHELE BIANCHI Valeria Canavesi  Rete Aperta #11<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":77756,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[27625,27627,27626],"class_list":["post-77755","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-arte","tag-archivio-rachele-bianchi","tag-rete-aperta-11","tag-valeria-canavesi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77755","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=77755"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77755\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":77757,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77755\/revisions\/77757"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/77756"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=77755"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=77755"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=77755"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}