
{"id":76920,"date":"2026-01-30T20:02:52","date_gmt":"2026-01-30T18:02:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=76920"},"modified":"2026-01-30T20:02:52","modified_gmt":"2026-01-30T18:02:52","slug":"triennale-milano-fabio-mauri-de-oppressione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/76920\/arte\/triennale-milano-fabio-mauri-de-oppressione.html","title":{"rendered":"Triennale Milano  Fabio Mauri. De Oppressione"},"content":{"rendered":"<p>Triennale Milano<br \/>\nFabio Mauri. De Oppressione<br \/>\nFino al 15 febbraio 2026<\/p>\n<p>Triennale Milano presenta la mostra Fabio Mauri. De Oppressione, realizzata da Associazione Genesi in collaborazione con Triennale Milano e Studio Fabio Mauri \u2013 Associazione per l\u2019Arte L\u2019Esperimento del Mondo, in occasione del centenario della nascita dell\u2019artista.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 dedicata al tema dell\u2019oppressione nell\u2019opera di Fabio Mauri (Roma, 1926 \u2013 2009), tra i pi\u00f9 importanti protagonisti dell\u2019avanguardia italiana del secondo dopoguerra, e avvia le celebrazioni per il centenario della sua nascita che cadr\u00e0 nel 2026 e che includer\u00e0 diversi eventi, tra cui grandi mostre retrospettive itineranti, nonch\u00e9 la pubblicazione del catalogo generale delle opere. L\u2019esposizione si tiene nella citt\u00e0 di Milano, dove l\u2019artista ha soggiornato a lungo, rimanendone profondamente legato.<\/p>\n<p>Mauri \u00e8 stato un autore capace di interrogare come pochi altri il \u201csecolo breve\u201d nelle sue contraddizioni, tra memoria, ideologia e potere delle immagini. La sua opera, che ha spaziato dalla pittura al disegno, dalla scultura alla performance, dall\u2019installazione alla scrittura, \u00e8 segnata da una tensione costante tra dimensione individuale e collettiva, tra simbolo e documento, tra etica e determinismo storico. Fin dagli anni Cinquanta ha percepito la potenza e l\u2019ambiguit\u00e0 dello schermo, concependolo come soglia e filtro, superficie neutra e al tempo stesso dispositivo di proiezione e manipolazione, emblema di una societ\u00e0 che si andava progressivamente definendo come \u201csociet\u00e0 dello spettacolo\u201d e che oggi, attraverso il computer e i social, \u00e8 divenuta una vera e propria \u201csociet\u00e0 dello screen\u201d. Dalla fine degli anni Sessanta ha inoltre anticipato il tema, oggi attuale, del corpo come luogo di memoria e di riflessione critica sull\u2019oppressione, sulle ideologie e sulla possibilit\u00e0 di trasmettere esperienze traumatiche collettive. Molteplici sono state le mostre personali in importanti spazi espositivi in Italia e all\u2019estero, nonch\u00e9 le partecipazioni a rassegne internazionali di primo piano, dalla Biennale di Venezia (1974, 1978, 1993, 2003, 2013, 2015) a dOCUMENTA (13) di Kassel (2012).<\/p>\n<p>Mauri ha l\u2019importante merito di aver anticipato, fin dalla fine degli anni Sessanta, il drammatico tema dell\u2019oppressione nelle sue possibili declinazioni tipologiche, cronologiche e geografiche. Per questa ragione, la mostra in Triennale Milano si concentra su un nucleo di opere iconiche realizzate tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Duemila, capaci di portare in luce l\u2019estrema attualit\u00e0 del lavoro dell\u2019artista attraverso la centralit\u00e0 del tema dell\u2019oppressione, in particolare nelle sue declinazioni legate alla cultura, all\u2019identit\u00e0 e all\u2019ideologia, indagando come nella storia e in diversi contesti geografici questi tre concetti siano divenuti motivi di sopraffazione.<\/p>\n<p>Tra le storiche opere in mostra, l\u2019installazione Amore mio (1970) sul tema della morte, mai pi\u00f9 esposta in Italia dopo la sua presentazione all\u2019omonima rassegna tenutasi a Montepulciano nell\u2019anno della sua realizzazione, Manipolazione di Cultura (1974) ed Europa bombardata (1978) che gi\u00e0 dai rispettivi titoli rivelano il tipo di oppressione sottesa; I numeri malefici (1978) presentata alla Biennale di Venezia nel 1978 e ora nella collezione del Castello di Rivoli Museo d\u2019Arte Contemporanea, nella quale l\u2019artista rivela come l\u2019errore di calcolo e di giudizio possano essere materia di interpretazione dell\u2019uomo e della Storia.<\/p>\n<p>Tra le opere dei decenni successivi in mostra, si annoverano Ricostruzione della memoria a percezione spenta (1988), Cina ASIA Nuova (1996) e Rebibbia (2007) esemplificative della sensibilit\u00e0 dell\u2019artista di percepire e interpretare ogni tipo di sopruso, anche il pi\u00f9 individuale e personale, come parte della Storia.<\/p>\n<p>Informazioni<\/p>\n<p>Fabio Mauri. De Oppressione<br \/>\nRealizzata da: Associazione Genesi<br \/>\nIn collaborazione con: Triennale Milano e Studio Fabio Mauri \u2013 Associazione per l\u2019Arte L\u2019Esperimento del Mondo<\/p>\n<p>Ingresso gratuito<br \/>\nTriennale Milano<br \/>\nViale Alemagna 6<br \/>\nMilano<\/p>\n<p>Fabio Mauri: Rebibbia, 2006 (dettaglio dell\u2019opera) Foto: Sandro Mele. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser &#038; Wirth<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Triennale Milano Fabio Mauri. De Oppressione Fino al 15 febbraio 2026 Triennale Milano presenta la mostra Fabio Mauri. De Oppressione, realizzata da Associazione Genesi in collaborazione con Triennale Milano e Studio Fabio Mauri \u2013 Associazione per l\u2019Arte L\u2019Esperimento del Mondo, in occasione del centenario della nascita dell\u2019artista. 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