
{"id":75550,"date":"2025-01-15T13:24:42","date_gmt":"2025-01-15T11:24:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=75550"},"modified":"2025-01-15T13:24:42","modified_gmt":"2025-01-15T11:24:42","slug":"teatro-studio-melato-marcus-lindeen-memory-of-mankind","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/75550\/teatro\/teatro-studio-melato-marcus-lindeen-memory-of-mankind.html","title":{"rendered":"Teatro Studio Melato Marcus Lindeen Memory of Mankind"},"content":{"rendered":"<p><em>Al Teatro Studio Melato, dal 15 al 18 gennaio 2025<\/em><\/p>\n<p><strong>Marcus Lindeen<\/strong><\/p>\n<p><strong>Memory of Mankind<\/strong><\/p>\n<p><strong>Una coproduzione internazionale<\/strong><\/p>\n<p><strong>con il Piccolo Teatro di Milano<\/strong><\/p>\n<p>Con il patrocinio dell\u2019Ambasciata di Francia in Italia e Institut fran\u00e7ais Italia<\/p>\n<p><strong>Ispirati dal lavoro dell\u2019artista austriaco Martin Kunze, Marcus Lindeen e Marianne S\u00e9gol intrecciano materiale documentario e finzione per riflettere sulla nostra storia collettiva, tra l\u2019ossessione di ricordare e quella di essere ricordati.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Lo spettacolo, una coproduzione internazionale con, tra gli altri, il Piccolo Teatro di Milano, va in scena in prima nazionale al Teatro Studio Melato, dal 15 al 18 gennaio.<\/strong><\/p>\n<p>A due stagioni dall\u2019edizione 2022 del Festival\u00a0<em>Presente Indicativo<\/em>, Marcus Lindeen, regista e drammaturgo svedese, artista associato al Piccolo Teatro, torna con un nuovo progetto.<\/p>\n<p>Nel 2012, in una miniera di sale austriaca, il ceramista Martin Kunze crea\u00a0<em>La memoria dell\u2019umanit\u00e0<\/em>, collezione di tavolette di ceramica su cui incide testi e immagini, con l\u2019obiettivo di fare un\u00a0<em>backup<\/em>\u00a0dell\u2019umana civilt\u00e0.\u00a0Oltre dieci anni dopo, Marcus Lindeen, insieme alla drammaturga francese Marianne S\u00e9gol, lega il racconto di Kunze ad altre storie: un uomo la cui memoria si resetta completamente a intervalli regolari, e che riacquista ogni volta i ricordi grazie a sua moglie, che \u00e8 una scrittrice; un archeologo\u00a0<em>queer<\/em>, che vorrebbe falsificare il passato, per restituire un ruolo agli esclusi dalla Storia.<\/p>\n<p>Esplorando la complessa relazione tra memoria e oblio, lo spettacolo indaga che cosa significhi ricordare, che cosa bisognerebbe tenere a mente e che cosa, invece, dovrebbe essere dimenticato.<\/p>\n<p><em>In un tempo presente sovraccarico di strumenti per \u201cfissare i ricordi\u201d e, dunque, soffocato dalla pervasivit\u00e0 di tracce e registrazioni di varia natura, la centralit\u00e0 sempre maggiore degli archivi comporta anche una speculare riflessione sull\u2019importanza del dimenticare quale esercizio \u201cetico\u201d di discernimento e di selezione, in grado di valutare cosa \u201csalvare\u201d o non nel corposo e spesso informe viluppo di informazioni con cui ci si confronta. In un intervento pubblico del 2006, il cui titolo <\/em>Piccola lezione sull\u2019arte di dimenticare<em> \u00e8 un giocoso rovesciamento del volume <\/em>L\u2019arte della memoria di Francis Yates<em>, Umberto Eco sottolineava come una memoria illimitata e strabiliante inibisca ogni concreto ed efficace atto di interpretazione della realt\u00e0 e finisca cos\u00ec per ottundere la mente.<\/em><\/p>\n<p><em>A sua volta, il filosofo Paul Ricoeur parla di \u00abdovere della memoria\u00bb e \u00abnecessit\u00e0 dell\u2019oblio\u00bb. Proprio nel segno del delicato equilibrio tra questi due poli, lungo la sottile trama dialettica che li unisce prim\u2019ancora di dividerli, lasciando la porta aperta all\u2019eventualit\u00e0 che la memoria si \u201cperda\u201d tra le pieghe dell\u2019oblio, si articola il nuovo lavoro che Marcus Lindeen, con la dramaturg e traduttrice Marianne S\u00e9gol, presenta al Piccolo Teatro di Milano.<\/em><\/p>\n<p><em>Continuando a esplorare le potenzialit\u00e0 di un teatro-documentario che impasta realt\u00e0 e invenzione per modellare narrazioni a stretto contatto con il pubblico, <\/em>Memory of Mankind<em> si spinge fino alle soglie di quella particolare forma di oblio che, secondo Nietzsche, permette di \u00abtrasformare e incorporare cose passate ed estranee, di sanare ferite, di sostituire parti perdute, di riplasmare in s\u00e9 forme spezzate. [\u2026] Ci\u00f2 che non \u00e8 storico e ci\u00f2 che \u00e8 storico sono ugualmente necessari per la salute di un individuo, di un popolo e di una civilt\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>Claudio Longhi<\/strong><\/p>\n<p><strong>La memoria (di ceramica) dell\u2019umanit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Conversazione con Marcus Lindeen e Marianne S\u00e9gol<\/strong><\/p>\n<p><em>(intervista realizzata da Igor Hansen-Love per il Festival d\u2019Automne di Parigi e il Kunstenfestivaldesarts 2024)<\/em><\/p>\n<p><strong>Che cosa vi ha spinto a creare <em>Memory of Mankind<\/em>?<\/strong><\/p>\n<p>MARCUS LINDEEN Durante il primo lockdown \u2013 nel marzo del 2020 \u2013 grazie a un articolo pubblicato sul <em>New York Times<\/em>, ho scoperto il progetto di un artista di nome Martin Kunze.<\/p>\n<p>Un progetto che ho trovato subito folle e affascinante.<\/p>\n<p>Da circa dieci anni, all\u2019interno di una miniera di sale nelle montagne austriache, Kunze sta incidendo il sapere della nostra civilt\u00e0 su piastre di ceramica, con la speranza che un giorno le generazioni future le riporteranno alla luce. Secondo l\u2019artista, tali tavolette sarebbero il materiale pi\u00f9 resistente al momento disponibile e dovrebbero permettere a questi archivi dell\u2019umanit\u00e0 di rimanere leggibili per migliaia di anni, forse anche centinaia di migliaia.<\/p>\n<p>Sono affascinato dalla quantit\u00e0 di domande sollevate da questa straordinaria iniziativa: cosa d\u00e0 a Martin Kunze il diritto di raccontare la nostra storia collettiva? Cosa merita di essere ricordato, \u201csalvato\u201d? Cos\u2019\u00e8 che, in sostanza, costituisce la nostra storia? Da quel momento, ho avuto il desiderio di affrontare queste riflessioni all\u2019interno di uno spettacolo.<\/p>\n<p><strong>Nel vostro spettacolo si parla del progetto di Martin Kunze, ma anche di altre storie.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il loro legame?<\/strong><\/p>\n<p>MARIANNE S\u00c9GOL La memoria. Come nelle nostre creazioni precedenti, abbiamo scelto di mescolare diversi racconti attorno a un tema comune. In questo caso, ascolteremo la testimonianza di una persona amnesica, affetta da una patologia chiamata fuga dissociativa, a causa della quale perde periodicamente la memoria. Si parla anche della moglie di quest\u2019uomo, una scrittrice, che lo aiuter\u00e0 a ricomporre i ricordi attraverso la scrittura. Infine, c\u2019\u00e8 un archeologo <em>queer<\/em> che propone di raccontare la storia in modo diverso: dal punto di vista di coloro a cui generalmente non viene data voce. Di chi, in genere, \u00e8 dimenticato dagli studi storici.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 lo scopo nel mettere in risonanza questi racconti?<\/strong><\/p>\n<p>M.L. Quando lavoravo come giornalista, mi sentivo frustrato dall\u2019obbligo di dovermi concentrare su un solo argomento, in un formato definito. Lo trovavo vincolante e riduttivo. Il teatro offre invece incontri inediti, che non avverrebbero nella vita reale. Le storie che si intrecciano nel nostro spettacolo sono vere e si arricchiscono nella discussione e nello scambio.<\/p>\n<p>M.S. La sfida consiste nel posizionare questi racconti in prospettiva. Perch\u00e9 si completano e si problematizzano a vicenda. Perch\u00e9 il particolare si lega a temi pi\u00f9 universali. Per esempio, rispetto al lavoro di Martin Kunze, l\u2019autrice della nostra pi\u00e8ce diventa in qualche modo l\u2019archivista del marito che perde la memoria. E, come l\u2019artista austriaco, si arroga il diritto di raccontare la sua storia. Ci si chiede cosa debba essere ricordato e cosa no.<\/p>\n<p><strong>Optate, ancora una volta, per un dispositivo teatrale minimale: attori non professionisti, grande vicinanza con il pubblico, una scena quasi inesistente\u2026<\/strong><\/p>\n<p>M.S. Esattamente. La scenografia \u00e8 stata concepita in modo che gli spettatori possano entrare in un ambiente chiuso, come una scatola. Abbiamo cercato di creare un luogo che somigliasse a uno spazio di discussione. L\u2019idea \u00e8 che il pubblico abbia la sensazione di essere incluso in queste conversazioni, anche se non \u00e8 invitato a parlare con gli attori.<\/p>\n<p>M.L. Facciamo un teatro che non \u00e8 un teatro \u201cdi recitazione\u201d, e nemmeno un teatro \u201cdi attori\u201d o \u201cdi attrici\u201d. Il testo \u00e8 il motore della trama. Raccolgo le testimonianze che mi interessano nella realt\u00e0, me le appunto e solo dopo, nella scrittura, la finzione pu\u00f2 prendere forma. Dirigiamo e registriamo attrici e attori professionisti che interpretano questi testi. Quindi, durante le rappresentazioni, diffondiamo queste registrazioni negli auricolari delle e degli interpreti non professionisti che, a loro volta, si appropriano di quelle parole, mantenendo poca libert\u00e0 di manovra. Il lavoro registico avviene durante la scrittura e la registrazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il vantaggio di questo metodo, che \u00e8 una delle vostre caratteristiche distintive?<\/strong><\/p>\n<p>M.S. Nel teatro tradizionale, l\u2019attore o l\u2019attrice pu\u00f2 anticipare ci\u00f2 che dir\u00e0, proiettarsi nei minuti a venire. Qui, gli attori non professionisti non hanno bisogno di imparare il testo a memoria: in un certo senso, sono dei portavoce. Cos\u00ec, il rapporto con il presente diventa pi\u00f9 immediato.<\/p>\n<p>M.L. Per la scena, scegliamo sempre persone che abbiano un legame particolare con il tema trattato. In questo caso specifico, chi interpreta l\u2019archeologo \u00e8 un accademico che si occupa di tematiche <em>queer<\/em>. Martin Kunze \u00e8 interpretato da un astrofisico che lavora a un progetto simile. In un certo senso, il tema risuona in loro.<\/p>\n<p>M.S. \u00c8 un teatro di testo, in cui la parola diventa il personaggio principale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Torniamo al tema della <em>pi\u00e8ce<\/em>: la memoria. Con l\u2019avvento del digitale, tutti lasciamo tracce indelebili su internet, sui social media, nei cloud\u2026 Non \u00e8 forse che l\u2019oblio stia diventando la grande questione umanista della nostra epoca?<\/strong><\/p>\n<p>M.S. L\u2019oblio \u00e8 connaturato alla memoria. Inizialmente, volevamo includere la testimonianza di una donna ipermnesica, cio\u00e8, dotata di una memoria straordinaria. Il suo problema \u00e8 che non riesce a raccontare la propria storia, non riesce a fare ordine. Ne \u00e8 sopraffatta. Non sono sicura che il digitale possa interferire molto, in questo senso. Le macchine hanno memoria, ma non hanno ricordi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>A differenza di scrittori, cineasti e pittori, il lavoro dei registi scompare con loro\u2026 In quanto artisti dello spettacolo dal vivo, siete turbati dal problema della \u201ctraccia\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>M.L. \u00c8 la specificit\u00e0 del teatro: il suo aspetto effimero\u2026 Che \u00e8 molto frustrante e, al contempo, molto bello\u2026 Mi piace l\u2019idea di creare un\u2019opera, che parli della memoria, ma sia destinata a scomparire.<\/p>\n<p><strong>OLTRE LA SCENA<\/strong><\/p>\n<p><em>Tutti gli appuntamenti di <\/em>Oltre la scena<em> sono a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su piccoloteatro.org<\/p>\n<p><\/em><\/p>\n<p><strong>| TEATRO IN PLATEA<br \/>\n<\/strong><strong><em>Staging the documentary<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Autore e regista, tra cinema e teatro, Marcus Lindeen tiene una masterclass sul suo peculiarissimo metodo creativo. A partire dalla messa in scena di <em>Memory of Mankind<\/em> e del lavoro fatto intorno al teatro-documentario con la drammaturga e traduttrice\u00a0Marianne S\u00e9gol, Lindeen mette a fuoco il processo con cui \u00e8 solito trasformare documenti, interviste e racconti reali in narrazioni coinvolgenti.<\/p>\n<p>Al centro della masterclass anche l\u2019uso che Lindeen fa del &#8220;copione sonoro&#8221; \u2013 quello che guida nei suoi lavori attrici e attori grazie all\u2019ausilio di auricolari nascosti \u2013 nonch\u00e9 la sua modalit\u00e0 di casting, che prevede l\u2019ingaggio di interpreti non professionisti con legami \u201cpersonali\u201d alle storie che mettono in scena. Prospettive diverse e complementari su un approccio alla creazione unico, capace di sfidare le tradizionali forme di narrazione.<\/p>\n<p><em>Si segnala che la masterclass \u00e8 in lingua inglese (con traduzione dal vivo) ed \u00e8 rivolta in particolare \u2013 ma non ad esclusione \u2013 a studenti e studentesse di scuole di teatro o a persone che abbiano familiarit\u00e0 con la scrittura per la scena\/cinema e la regia. La masterclass \u00e8 gratuita con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti.<\/em><\/p>\n<p><em>Per info e prenotazioni: <\/em><a href=\"mailto:promozione.pubblico@piccoloteatromilano.it\"><em>promozione.pubblico@piccoloteatromilano.it<\/em><\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p><strong>Sabato 18 gennaio, ore 15, Teatro Strehler \u2013 Sala prove Fortunato<br \/>\n<\/strong><strong>con: <\/strong>Marcus Lindeen<\/p>\n<p><strong>| STORMI<br \/>\n<\/strong><strong><em>Attore, chi sei tu?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il teatro del Grande Attore e quello dei mattatori, l\u2019epoca del divismo, l\u2019avvento rivoluzionario del performer e del non professionismo. E poi il cinema, le serie tv. L\u2019attore ha conosciuto, e tuttora attraversa, et\u00e0 mutevoli, sensibili ai cambiamenti offerti dai nuovi media cos\u00ec come dalle condizioni sociali, produttive, storiche, che ne plasmano le caratteristiche, ne condizionano i processi formativi, ne modificano la percezione. <em>Attore, chi sei tu?<\/em> \u00e8 il quesito dal quale prende le mosse il terzo numero di <em>Stormi<\/em>: ne discuteranno Marcus Lindeen \u2014 che con <em>Memory of Mankind<\/em> indaga, una volta ancora, i processi osmotici tra verit\u00e0 e sua narrazione, e le modalit\u00e0 con cui restituirle nell\u2019atto teatrale \u2014 e Armando Petrini, docente di Storia e teoria dell\u2019attore teatrale presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Torino. Moderano Maddalena Giovannelli e Alessandro Iachino.<\/p>\n<p><em>Il progetto \u201cStormi\u201d \u00e8 realizzato in collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano<\/em><\/p>\n<p><strong>Venerd\u00ec 17 gennaio, ore 18, Chiostro Nina Vinchi<br \/>\n<\/strong><strong>con: <\/strong>Marcus Lindeen, Armando Petrini. Moderano: Maddalena Giovannelli e Alessandro Iachino<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Piccolo Teatro Studio Melato <\/strong>(via Rivoli 6 \u2013 M2 Lanza), <strong>dal 15 al 18 gennaio 2025<\/strong><\/p>\n<p><strong>Memory of Mankind<\/strong><\/p>\n<p>testo e regia Marcus Lindeen<br \/>\nideazione Marcus Lindeen e Marianne S\u00e9gol<br \/>\ndrammaturgia e traduzione Marianne S\u00e9gol<br \/>\nvoci Gabriel Dufay, Julien Lewkowicz, Olga Mouak, Nathan Jousni, Marianne S\u00e9gol<br \/>\nmusica e progetto sonoro Hans Appelqvist<br \/>\nscene Mathieu Lorry-Dupuy<br \/>\nluci Diane Gu\u00e9rin<br \/>\ncostumi Charlotte Legal<br \/>\ncon Sofia Aouine, Driver, Axel Ravier, Jean-Philippe Uzan<br \/>\ncasting Naelle Dariya<br \/>\nstage manager David Marain<\/p>\n<p>tecnico del suono Nicolas Brusq<br \/>\ntecnico video e luci Dimitri Blin<\/p>\n<p>manager di produzione Emanuelle Ossena, Charlotte Pesle Beal, Lison Bellanger | EPOC produzioni<\/p>\n<p><em>produzione compagnia Wild Minds<br \/>\ncoproduzione T2G-Th\u00e9\u00e2tre de Gennevilliers \u2013 CDN, Festival d\u2019Automne \u00e0 Paris,\u00a0Piccolo Teatro di Milano \u2013 Teatro d\u2019Europa, La Com\u00e9die de Caen \u2013 CDN de Normandie,\u00a0Le META \u2013 CDN Poitiers Nouvelle-Aquitaine, Nouveau Th\u00e9\u00e2tre de Besan\u00e7on Centre dramatique national,\u00a0Le Quai \u2010 CDN Angers Pays de Loire, Kunstenfestivaldesarts Bruxelles, Wiener Festwochen,\u00a0Le Grand T Nantes, Le Lieu Unique Nantes, PEP Pays-de-Loire<br \/>\ncon il sostegno di Fondation d\u2019entreprise Herm\u00e8s<br \/>\ncon il supporto di ADAMI<br \/>\nprogetto sostenuto dal Ministero della Cultura \u2013 Direzione regionale degli affari culturali dell\u2019\u00cele-de-France<br \/>\nscenografia realizzata dai laboratori scenotecnici del Piccolo Teatro di Milano \u2013 Teatro d\u2019Europa e del Nouveau Th\u00e9\u00e2tre de Besan\u00e7on Centre Dramatique National\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Con il patrocinio dell\u2019Ambasciata di Francia in Italia e Institut fran\u00e7ais Italia<\/em><\/p>\n<p><strong>Consigliato a partire dai 16 anni\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>Spettacolo in lingua francese con sovratitoli in italiano e inglese<\/strong><\/p>\n<p>Orari: ore 19 e 21.30<\/p>\n<p>Durata: 80 minuti senza intervallo<\/p>\n<p>Prezzi: posto unico non numerato 40 euro<\/p>\n<p>Informazioni e prenotazioni 02.21126116 &#8211; <a href=\"http:\/\/www.piccoloteatro.org\">www.piccoloteatro.org<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al Teatro Studio Melato, dal 15 al 18 gennaio 2025 Marcus Lindeen Memory of Mankind Una coproduzione internazionale con il Piccolo Teatro di Milano Con il patrocinio dell\u2019Ambasciata di Francia in Italia e Institut fran\u00e7ais Italia Ispirati dal lavoro dell\u2019artista austriaco Martin Kunze, Marcus Lindeen e Marianne S\u00e9gol intrecciano materiale documentario e finzione per riflettere &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/75550\/teatro\/teatro-studio-melato-marcus-lindeen-memory-of-mankind.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">Teatro Studio Melato Marcus Lindeen Memory of Mankind<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":75552,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[26695,26696,18712],"class_list":["post-75550","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-teatro","tag-marcus-lindeen","tag-memory-of-mankind","tag-teatro-studio-melato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75550","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=75550"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75550\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75553,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75550\/revisions\/75553"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/75552"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=75550"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=75550"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=75550"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}