
{"id":74982,"date":"2024-10-22T19:22:37","date_gmt":"2024-10-22T17:22:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=74982"},"modified":"2024-10-22T19:22:37","modified_gmt":"2024-10-22T17:22:37","slug":"1950-1970-la-grande-arte-italiana-capolavori-dalla-galleria-nazionale-darte-moderna-e-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/74982\/arte\/1950-1970-la-grande-arte-italiana-capolavori-dalla-galleria-nazionale-darte-moderna-e-contemporanea.html","title":{"rendered":"&#8220;1950-1970. La grande arte italiana. Capolavori dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>1950-1970. La grande arte italiana<br \/>\nCapolavori dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea<br \/>\n19 ottobre 2024 \u2013 2 marzo 2025<br \/>\nMusei Reali di Torino &#8211; Sale Chiablese, Torino<\/p>\n<p>Dal 19 ottobre apre a Torino, nelle Sale Chiablese dei Musei Reali, una grande e inedita mostra dedicata ai capolavori dei pi\u00f9 importanti artisti italiani del secondo dopoguerra.<\/p>\n<p>L\u2019ingente numero di opere, per un totale di 79, proviene dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma ed \u00e8 riunito insieme per la prima volta fuori dal museo di appartenenza. Un\u2019occasione straordinaria per dare vita a un progetto critico ed espositivo dal forte rigore scientifico e presentare a un ampio pubblico le testimonianze artistiche di una stagione irripetibile.<\/p>\n<p>Prodotta da Musei Reali e Arthemisia con la Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea, la rassegna curata dalla Direttrice della GNAM Renata Cristina Mazzantini e dallo studioso Luca Massimo Barbero, \u00e8 stata fortemente voluta e resa possibile da Mario Turetta, Capo Dipartimento per le Attivit\u00e0 Culturali del Ministero della Cultura e direttore delegato dei Musei Reali di Torino.<\/p>\n<p>La mostra, oltre a sottolineare il trentennale rapporto che la soprintendente Palma Bucarelli ebbe con un gruppo eccezionale di artisti, mette in risalto la ricchezza delle collezioni del museo romano ed esalta i 21 artisti pi\u00f9 rappresentativi che hanno animato una stagione senza precedenti nel panorama dell\u2019arte moderna italiana.<\/p>\n<p>\u201cLa mostra vuole mettere in luce &#8211; ribadisce la Direttrice Renata Cristina Mazzantini &#8211; la qualit\u00e0, non sempre sufficientemente percepita, delle ineguagliabili collezioni della Gnam e di porre al tempo stesso l\u2019attenzione sul ruolo da protagonista che la Galleria rivest\u00ec nella costituzione del patrimonio artistico italiano moderno e contemporaneo, grazie soprattutto al rapporto attivo che, nei suoi tre decenni al vertice della Galleria, la soprintendente Palma Bucarelli seppe intrecciare con gli artisti pi\u00f9 significativi e innovativi di quella cos\u00ec alta stagione, da Burri e Fontana fino a Pascali.\u201d<\/p>\n<p>Il percorso espositivo mette bene in evidenza le origini di quello che fu un vero e proprio \u201cmovimento artistico tellurico\u201d. \u201c\u00c8 un percorso intenso, \u2013 dichiara Luca Massimo Barbero \u2013 e, in pi\u00f9 sale, \u00e8 un vero corpo a corpo fra i \u201cnuovi maestri\u201d dell\u2019arte italiana del dopoguerra, della quale si esplorano qui le radici e, per la prima volta, \u00e8 possibile confrontarli al di fuori della collezione della GNAM. Per l&#8217;arte italiana si tratta dei protagonisti germinali, oggi identificati come gli interpreti internazionali dell&#8217;allora contemporaneit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>L\u2019esposizione, suddivisa in dodici sale, si sviluppa in un avvincente percorso che propone confronti e dialoghi intercorsi negli anni del secondo dopoguerra tra gli artisti italiani pi\u00f9 importanti, divenuti ormai irrinunciabile riferimento nel panorama artistico internazionale.<br \/>\nLa mostra si apre con due lavori simbolici, uno di Ettore Colla Rilievo con bulloni del \u201858\/\u201959 e un altro di Pino Pascali L\u2019arco di Ulisse del \u201968; prosegue con una sala di capolavori di Capogrossi, tra cui una monumentale Superficie del 1963. Nella sala successiva viene indagato il tema della materia, elemento di ricerca fondamentale degli anni \u201950, mettendo in dialogo due Concetti spaziali-Buchi di Lucio Fontana, tra cui uno del 1949, con lo straordinario \u201cGobbo\u201d del \u201850 di Alberto Burri, rare opere di Ettore Colla, opere germinali di Mimmo Rotella e la ricerca astratta di Bice Lazzari.<br \/>\nDue sale mettono poi a confronto due maestri dell\u2019astrazione: Afro e Piero Dorazio, maestri che nel secondo dopoguerra contribuirono al successo dell\u2019arte italiana negli Stati Uniti.<br \/>\nIl \u201ccardine della mostra\u201d, come dichiara il co-curatore Barbero, si ha nel confronto tra due protagonisti indiscussi: Lucio Fontana e Alberto Burri; 11 emblematiche opere entrano in dialogo e, in particolare, si stabilisce un inedito accostamento tra il Concetto spaziale. Teatrino del 1965 del primo e il Nero cretto G5 del 1975 del secondo.<br \/>\nIl fermento artistico e creativo che si svilupp\u00f2 a Roma tra gli anni \u201950 e \u201860 \u00e8 rappresentato in mostra da un enorme d\u00e9collage di Mimmo Rotella del 1957 e, via via, dalle opere storiche di Giosetta Fioroni, Carla Accardi, Giulio Turcato, Gastone Novelli, Toti Scialoja, Sergio Lombardo, Tano Festa. Un ulteriore inedito confronto si sviluppa tra un intenso monocromo nero di Franco Angeli e alcuni importanti Achrome di Piero Manzoni.<br \/>\nA testimoniare poi l\u2019importanza della Contemporaneit\u00e0, un\u2019altra sala dedicata all\u2019ormai iconico quadro specchiante I visitatori del 1968 di Michelangelo Pistoletto e un\u2019ulteriore alle celebri \u201cCancellature\u201d di Emilio Isgr\u00f2.<br \/>\nIl percorso prosegue con un emozionante dialogo tra alcune significative opere di Mario Schifano (tra cui Incidente D662 del 1963) e altrettanto straordinari lavori di Pino Pascali (come Primo piano labbra del \u201964).<br \/>\nQuest\u2019ultimo, dissacrante artista concettuale, \u00e8 il protagonista assoluto dell\u2019ultima sala dell\u2019esposizione, che presenta capolavori come Ricostruzione del dinosauro del 1966 e i Bachi da setola del 1968.<\/p>\n<p>\u201cLa mostra \u00e8 il risultato della cooperazione tra due prestigiose istituzioni museali di rilievo nazionale, quali la Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma e i Musei Reali di Torino \u2013 osserva Mario Turetta \u2013; l\u2019offerta culturale del complesso torinese, dopo le rassegne dedicate al patrimonio archeologico per il 300\u00b0 anniversario del Museo di Antichit\u00e0 e al sistema dell\u2019arte barocca esemplato dalla pittura del Guercino, si arricchisce di una esposizione che intende rivolgersi a pubblici cosmopoliti, mettendoli in relazione con le principali istanze poste dall\u2019arte contemporanea in uno straordinario periodo storico, in un territorio che si inserisce tra i principali distretti di riferimento grazie a eventi internazionali, quali Artissima e Luci d\u2019Artista, e alla presenza di importanti raccolte, pubbliche e private.\u201d<\/p>\n<p>La mostra vede come special partner Ricola, mobility partner Frecciarossa Treno Ufficiale e media partner La Stampa.<\/p>\n<p>LA MOSTRA<br \/>\n\u00c8 la prima volta che un cos\u00ec cospicuo numero di opere realizzate dai grandi Maestri dell\u2019arte italiana del secondo dopoguerra esce dalle sale della Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma ed entra, come un corpus coerente e organizzato, tra quelle dei Musei Reali di Torino. Esse testimoniano \u2013 pur nelle talvolta diametralmente opposte modalit\u00e0 espressive \u2013 la vivace temperie culturale italiana maturatasi tra gli anni Cinquanta e Settanta, divisa tra le ancora laceranti ferite della guerra e l\u2019entusiasmo necessario alla \u2018ricostruzione\u2019, a cui paratatticamente rispose l\u2019arte contemporanea. Impossibile in questa occasione non sottolineare il ruolo centrale nel dibattito artistico avuto, durante quei decenni, dalla Galleria Nazionale e, di rimando, da Palma Bucarelli, oramai \u2018leggendaria\u2019 direttrice di quell\u2019istituzione, che ne resse le fortune dal 1941 al 1975. Senza citare i vari, gi\u00e0 largamente noti episodi, vale comunque la pena citare quelli avvenuti attorno alla congiuntura del 1959, particolarmente sintomatici rispetto all\u2019 accesa controversia tra astrattisti e realisti che coinvolse il mondo artistico, politico e intellettuale italiano. In quell\u2019anno, infatti, l\u2019onorevole Umberto Terracini avviava un\u2019interrogazione parlamentare per conoscere l\u2019importo speso dalla Galleria Nazionale per assicurarsi il Grande sacco di Alberto Burri. A queste provocazioni \u2013 reiterate a Bucarelli anche nel 1971 quando un\u2019altra interrogazione parlamentare interess\u00f2 la Merda d\u2019artista di Piero Manzoni &#8211; la direttrice rispose con eleganza e intelligenza aprendo, nel marzo dello stesso anno, un convegno intitolato Rinnovamento delle arti in Italia e il contributo della Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna che, invitando a parlare i pi\u00f9 eminenti critici del tempo, pose il museo romano al centro di un dibattito fattivamente costruttivo in merito all\u2019accesa querelle tra astrattisti e figurativi che la politica, invece, stava svuotando di significato. Questa ferrea volont\u00e0 e convinzione verso le ragioni della contemporaneit\u00e0 portarono poi nel 1968 a inaugurare, da parte di Palma Bucarelli, uno degli allestimenti pi\u00f9 noti della Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna, che \u00e8 ancora oggetto di studio da parte della museologia e che aveva nelle sale monografiche dedicate ad Alberto Burri, Lucio Fontana, Ettore Colla e Giuseppe Capogrossi uno dei suoi momenti principali. Questi artisti, infatti, furono in qualche modo i \u2018campioni\u2019 della modernit\u00e0 dell\u2019arte italiana del secondo dopoguerra, punto di avvio di infiniti altri filoni di ricerca che, talvolta, arrivarono a confutare del tutto le tesi di partenza su astrazione e informale \u2013 motivo per cui proprio le loro opere aprono la presente esposizione. Ma come si \u00e8 voluto dimostrare nell\u2019articolazione di questa mostra, le collezioni della Galleria Nazionale e le sue politiche di acquisizione non si cristallizzarono con il 1968. Gi\u00e0 l\u2019anno successivo, infatti, con l\u2019ingresso di Lux9 di Nicolas Schoffer e l\u2019allestimento di ben quattro ambienti dedicati all\u2019arte cinetica e programmatica \u2013 nelle quali \u00e8 impossibile non rilevare l\u2019influenza di Giulio Carlo Argan, con il quale Bucarelli si confrontava fin dagli anni di studio \u2013 la Galleria Nazionale provoc\u00f2 la reazione di artisti attivi nella Capitale, critici rispetto alle ricerche di matrice gestaltica come Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Gastone Novelli, Mimmo Rotella, Tano Festa o Giulio Turcato. A questi artisti nella presente esposizione \u00e8 dedicato ampio spazio, proprio a testimonianza di quel particolare milieu culturale capace di generare una \u2018nuova mitologia\u2019 dell\u2019arte italiana -, come anche di Piero Dorazio e Luigi Boille che, platealmente, il 28 marzo 1968 rimuovevano le loro opere dalle pareti per donarle agli studenti di Valle Giulia accusando la Galleria Nazionale di voler nascondere \u201csotto un velo di apparente modernit\u00e0 [\u2026] un ordine che \u00e8 sempre lo stesso\u201d. Anche se in opposizione, per\u00f2, quello con questa nuova generazione di artisti non fu una chiusura, bens\u00ec un dialogo \u2013 Dorazio stesso, pi\u00f9 tardi, ammise \u201cche l\u2019unico critico a quell\u2019epoca che cercasse di capire l\u2019importanza di quanto facevamo e dicevamo era Palma Bucarelli\u201d \u2013 che sapeva far propri i vocaboli pi\u00f9 nuovi dell\u2019arte e configurarsi come un vero e proprio laboratorio del contemporaneo. La Galleria Nazionale, prima di qualsiasi museo nazionale, fece infatti entrare nelle sue sale i quadri specchianti di Pistoletto, le corrosive critiche al potere costituito di Franco Angeli, le provocazioni di Piero Manzoni e, a meno di un anno dal suo tragico incidente in motocicletta, l\u2019opera di Pino Pascali. Il suo lavoro chiude significativamente la presente mostra anche in virt\u00f9 dell\u2019essere stato un punto di avvio per quella situazione artistica che si riconobbe nella definizione di Arte Povera, che ebbe proprio qui, a Torino, un suo luogo d\u2019elezione \u2013 con un\u2019importante monografica grazie alla quale Bucarelli pot\u00e9 celebrare anche la capacit\u00e0 anti-museale che era riuscita a costruire all\u2019interno della Galleria Nazionale, capace di smentire ed invalidare il \u201cculto reverenziale dell\u2019oggetto d\u2019arte fatto per l\u2019eternit\u00e0\u201d. Cos\u00ec, il percorso di questa mostra vuole consegnare al pubblico di oggi coloro che furono i Nuovi Maestri dell\u2019arte moderna e contemporanea italiana, internazionalmente riconosciuti e capaci, attraverso la loro opera, di segnare profondamente il XX secolo.<\/p>\n<p>Informazioni e prenotazioni<br \/>\nT. + 39 011 1848711<br \/>\nwww.arthemisia.it<\/p>\n<p>Hashtag ufficiale<br \/>\n#GNAMTorino<br \/>\n@arthemisiaarte<br \/>\n@lagallerianazionale<br \/>\n@museirealitorino<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1950-1970. 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