
{"id":74508,"date":"2023-04-02T14:37:45","date_gmt":"2023-04-02T12:37:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=74508"},"modified":"2023-04-02T14:48:13","modified_gmt":"2023-04-02T12:48:13","slug":"mudec-photo-muholi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/74508\/arte\/mudec-photo-muholi.html","title":{"rendered":"Mudec Photo  MUHOLI."},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-74509\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2023\/04\/Qiniso-The-Sails-Durban-2019-ZM_4C2A8766-1_LJ200BW_39cmF-high-264x400.jpg\" alt=\"\" width=\"264\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2023\/04\/Qiniso-The-Sails-Durban-2019-ZM_4C2A8766-1_LJ200BW_39cmF-high-264x400.jpg 264w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2023\/04\/Qiniso-The-Sails-Durban-2019-ZM_4C2A8766-1_LJ200BW_39cmF-high-198x300.jpg 198w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2023\/04\/Qiniso-The-Sails-Durban-2019-ZM_4C2A8766-1_LJ200BW_39cmF-high.jpg 747w\" sizes=\"auto, (max-width: 264px) 100vw, 264px\" \/><\/p>\n<p>Mudec Photo presenta:<br \/>\nMUHOLI.<br \/>\nA Visual Activist<br \/>\nA cura di Biba Giacchetti<\/p>\n<p>Da 10 anni Zanele Muholi (Umlazi, Sud Africa 1972) &#8211; una delle voci pi\u00f9 interessanti del Visual<br \/>\nActivism &#8211; \u00e8 nell\u2019Olimpo dei pi\u00f9 celebrati artisti contemporanei, ma il suo lavoro coincide in<br \/>\ntoto con il suo credo, al punto che Muholi ama definirsi attivista, ancora prima di sentirsi &#8211; ed<br \/>\nessere &#8211; artista. La sua arte indaga instancabilmente temi come razzismo, eurocentrismo,<br \/>\nfemminismo e politiche sessuali, \u00e8 in continua trasformazione e i suoi mezzi espressivi sono<br \/>\nla scultura, la pittura, l&#8217;immagine in movimento.<br \/>\nMa \u00e8 con la fotografia, e in particolare con la serie di autoritratti \u2013 iniziata nel 2012 e ancora in<br \/>\ncorso &#8211; \u201cSomnyama Ngonyama\u201d (Ave, Leonessa Nera) che Muholi riceve il plauso planetario, in<br \/>\nun crescendo di mostre nei pi\u00f9 prestigiosi musei del mondo: dalla Tate Modern di Londra a<br \/>\nmostre personali al Goethe-Institut Johannesburg (2012), al Brooklyn Museum, New York<br \/>\n(2015) allo Stedelijk Museum, Amsterdam (2017), al Museo de Arte Moderno in Buenos Aires<br \/>\n(2018), solo per citarne alcuni. Tutti celebrano la bellezza struggente e magnetica delle sue<br \/>\nopere, con movimenti d\u2019opinione che seguono la sua voce e la nascita della sua fondazione<br \/>\n\u201cMuholi Art Foundation\u201d per la promozione dei giovani artisti neri.<br \/>\nIl suo \u00e8 un messaggio che arriva forte e chiaro. \u201c&#8230; siamo qui, con le nostre voci, le nostre vite, e<br \/>\nnon possiamo fare affidamento agli altri per sentirci rappresentati in maniera adeguata. Tu sei<br \/>\nimportante. Nessuno ha il diritto di danneggiarti per la tua razza, per il modo in cui esprimi il tuo<br \/>\ngenere, o per la tua sessualit\u00e0 perch\u00e9, prima di tutto, tu sei\u201d.<br \/>\n\u201cMuholi. A Visual Activist\u201d \u00e8 il progetto attraverso cui il Mudec di Milano porta in Italia una<br \/>\nselezione &#8211; curata da Biba Giacchetti e dall\u2019artista &#8211; di oltre 60 immagini, scatti magnetici e di<br \/>\ndenuncia sociale che spaziano dai primissimi autoritratti realizzati ai pi\u00f9 recenti lavori, tratti<br \/>\ndal progetto artistico di Muholi, in costante evoluzione.<\/p>\n<p>La mostra, che apre al pubblico venerd\u00ec 31 marzo 2023, \u00e8 promossa dal Comune di Milano-<br \/>\nCultura, prodotta da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE in collaborazione con SUDEST57, e<\/p>\n<p>vede come Institutional Partner Fondazione Deloitte.<\/p>\n<p>Muholi \u00e8 oggi ambassador di spicco della comunit\u00e0 LGBTQIA+ esponendosi in prima persona.<br \/>\nOgni sua immagine racconta una storia precisa, un riferimento a esperienze personali<br \/>\no una riflessione su un contesto sociale e storico pi\u00f9 ampio. Lo sguardo dell\u2019artista<br \/>\ncommuove, denuncia, inquieta lo spettatore, mentre oggetti di uso comune, ripresi in maniera<br \/>\nfortemente simbolica, sono posti in un dialogo serrato con il suo corpo trasfigurandolo,<br \/>\nraccontandoci \u2018altro\u2019, costringendoci a guardare fisso negli occhi di Muholi, sostenendo il suo<br \/>\nsguardo per andare oltre il primo livello di lettura dello scatto.<br \/>\nLa bellezza delle composizioni e il talento assoluto di artista sono per Muholi solo un mezzo per<br \/>\naffermare la necessit\u00e0 di esistere, la dignit\u00e0 e il rispetto cui ogni essere umano ha diritto, a<br \/>\ndispetto della scelta del partner o del colore della pelle, e del genere con cui si identifica.<br \/>\nIl suo scopo \u00e8 la rimozione delle barriere, il ripensamento della storia, l\u2019incoraggiamento<br \/>\na essere s\u00e9 stessi e a usare strumenti artistici quali una macchina fotografia come armi per<br \/>\naffermarsi, e combattere.<br \/>\nL\u2019ATTIVISTA-ARTISTA e LA MOSTRA.<br \/>\nPer comprenderne la genesi e osservare il fluire in costante divenire della voce di Muholi, si<br \/>\ndeve fare un passo indietro e ripercorrere la biografia di questo personaggio affascinante ed<br \/>\neclettico.<br \/>\nZanele Muholi nasce nel 1972 in Sudafrica durante il periodo dell\u2019apartheid, plasmata dalla<br \/>\nviolenza di quel regime e dalle sanguinose lotte per la sua abolizione. Presto si deve confrontare<br \/>\ncon le ulteriori violenze riservate alla comunit\u00e0 LGBTQIA+, di cui fa parte. Violenze morali e<br \/>\nfisiche, torture accompagnate spesso da sevizie e morte. Per dieci anni Muholi combatte<br \/>\ncontro l\u2019occultamento dei fatti e documenta fotograficamente gli orrori e gli assassini di<br \/>\ninnocenti, condannati a causa del proprio orientamento sessuale.<br \/>\nLa prima serie di scatti artistici di Muholi documenta i sopravvissuti a crimini d&#8217;odio che<br \/>\nvivevano in tutto il Sudafrica e nelle township. Sotto l&#8217;apartheid, infatti, furono istituite<br \/>\ntownship separate, ovvero \u2018aree residenziali\u2019 segregate per le persone nere che venivano<br \/>\n\u2018sfrattate\u2019 dai luoghi designati come \u201cwhite only\u201d. Qui venivano perpetrate violenze di ogni tipo,<br \/>\ntra cui la pratica dello \u2018stupro correttivo\u2019, contro la comunit\u00e0 LGBTQIA+.<br \/>\nNegli anni Novanta il Sudafrica intraprese un cambiamento politico significativo. La democrazia<br \/>\nvenne stabilita nel 1994 con l\u2019abolizione dell\u2019apartheid, seguita da una nuova costituzione nel<br \/>\n1996, la prima al mondo a bandire la discriminazione basata sull&#8217;orientamento sessuale.<br \/>\nNonostante questi progressi, la comunit\u00e0 nera LGBTQIA+ rimane ancora oggi uno degli obiettivi<br \/>\nprincipali della violenza pi\u00f9 brutale in Sudafrica.<br \/>\nIl 2012 \u00e8 un anno particolarmente doloroso nel percorso di vita e artistico di Muholi. La sua<br \/>\nlotta documentativa si interrompe bruscamente con un furto intimidatorio di tutti i suoi file<\/p>\n<p>non pubblicati. Muholi prova uno strazio indicibile che, unito al ricordo di tutto il dolore che ha<br \/>\ndocumentato, porta l\u2019artista quasi a cessare di esistere.<br \/>\n\u00c8 in questo momento che Muholi reagisce, decide che la sua lotta personale deve continuare,<br \/>\nma in altri termini.<br \/>\nGira la macchina fotografica verso di s\u00e9 piuttosto che verso gli altri, decidendo cos\u00ec di<br \/>\nesporsi in prima persona. Rinuncia alla propria identit\u00e0 di genere per rappresentare<br \/>\nun\u2019identit\u00e0 collettiva che dia voce alla comunit\u00e0 nera omossessuale attraverso la<br \/>\nfotografia, e in particolare l\u2019autoritratto. La macchina fotografica diventa cos\u00ec per Muholi<br \/>\nun\u2019arma di denuncia e contemporaneamente di salvezza.<br \/>\n\u00ab [&#8230;] not many photographers like to see themselves in front of the camera. It takes me to spaces<br \/>\nwhere I&#8217;m uncomfortable the most. I get to have conversations with myself in ways that I&#8217;ve never<br \/>\ndone before, which is another way of healing. \u00bb (&#8230; non molti fotografi amano mettersi davanti<br \/>\nalla macchina fotografica. Mi porta in spazi in cui mi sento pi\u00f9 a disagio. Riesco a conversare<br \/>\ncon me stess* in modi che non ho mai fatto prima, il che \u00e8 un altro modo di guarire).<br \/>\nNasce cos\u00ec nel 2012 il progetto artistico \u201cSomnyama Ngonyama, Hail the Dark Lioness (Ave<br \/>\nLeonessa Nera)\u201d, la serie di scatti fotografici che il Mudec ha deciso di ospitare in questa<br \/>\nmostra italiana, diventati anche un volume pluripremiato; un secondo volume \u00e8 in corso di<br \/>\npubblicazione.<br \/>\nDa allora Muholi produce con costanza e coerenza una serie di potenti autoritratti, che stregano<br \/>\nil pubblico in modo trasversale.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un\u2019ossessivit\u00e0 di fondo nell\u2019arte di Muholi, dettata dalla potenza del suo messaggio<br \/>\nartistico e di attivista che traspare dalla serialit\u00e0 assoluta dei suoi autoritratti, e dalla scelta<br \/>\ndella tecnica fotografica, in cui la preparazione allo scatto \u2013 totalmente non post prodotto &#8211; \u00e8<br \/>\ngi\u00e0 performance artistica.<br \/>\nMuholi sceglie ogni volta con cura meticolosa e costante il setting e la luce, prepara il soggetto<br \/>\nallo scatto in maniera rigorosa e ossessiva, lavorando sui contrasti cromatici bianco-nero,<br \/>\nponendo a nudo il proprio corpo.<br \/>\nE infine il \u2018contesto\u2019 dell\u2019autoritratto: Muholi si mette in scena con l\u2019uso surreale e<br \/>\nmetaforico di oggetti di semplice quotidianit\u00e0. Copricapi fatti di soldi, collane ricavate da<br \/>\ncavi della luce, mollette in testa e corone fatte di pneumatici, pinze e cordami vari interpretati<br \/>\ncome turbanti e sciarpe sono sempre utilizzati e indossati sul suo corpo in pose di<br \/>\nsorprendente bellezza che ricordano spesso \u2013 a un primo sguardo superficiale &#8211; il fashion style<br \/>\ndi certe copertine patinate di moda.<br \/>\nAppunto, lo sguardo, fondamentale veicolo di un messaggio \u2018altro\u2019, di un atto di denuncia.<\/p>\n<p>I suoi occhi guardano spesso dritto in camera.<br \/>\nAttraverso un\u2019immagine familiare eppure distorta, Muholi invita il pubblico ad andare oltre<br \/>\nquello sguardo ipnotico, a superare il primo livello di lettura dell\u2019autoritratto, per riflettere &#8211;<br \/>\nattraverso la \u201cblackness\u201d del suo corpo &#8211; sull\u2019identit\u00e0 nera collettiva, con un effetto che<br \/>\nsorprende per la forza evocativa del messaggio.<\/p>\n<p>Muholi rievoca l\u2019Africa nera esotica attraverso il primo sguardo<br \/>\n\u2018patinato\u2019, ma a un secondo livello di lettura ci si accorge della<br \/>\nrivisitazione in chiave di denuncia, spesso delle torture e sevizie<br \/>\nsubite dalle comunit\u00e0 nere LGBTQIA+, come succede nell\u2019opera<br \/>\nZiphelele (Parktown, Johannesburg, 2016), dove l\u2019uso degli<br \/>\npneumatici d\u2019auto come collane rimanda alla tortura della collana,<br \/>\nun metodo di esecuzione sommaria extragiudiziale eseguita<br \/>\nstringendo uno pneumatico di gomma inzuppato di benzina attorno<br \/>\nal petto e alle braccia di una vittima e dandogli fuoco. Il termine<br \/>\n&#8220;collana&#8221; ha avuto origine negli anni &#8217;80 nelle township nere del Sud<br \/>\nAfrica dell&#8217;apartheid, dove sospetti collaboratori dell&#8217;apartheid venivano giustiziati<br \/>\npubblicamente in questo modo.<br \/>\nI suoi scatti intavolano una conversazione ininterrotta con il<br \/>\nmondo per denunciarne i soprusi, la violenza, l\u2019ingiustizia a ogni<br \/>\npossibile livello. Un discorso senza fine sulle proprie emozioni,<br \/>\nsull\u2019ingiustizia da correggere, sull\u2019educazione da offrire alle nuove<br \/>\ngenerazioni affinch\u00e9 le cose cambino, come nello scatto Ntozakhe II<br \/>\n(Parktown, Johannesburg, 2016), dove lo sguardo di Muholi \u00e8<br \/>\nrivolto in avanti, oltre, verso un futuro di speranza e di libert\u00e0.<br \/>\nLa selezione speciale di oltre 60 autoritratti in bianco e nero<br \/>\nscelti appositamente per il Mudec dalla curatrice Biba Giacchetti<br \/>\ninsieme a Muholi veicolano messaggi indelebili in un contesto<br \/>\nespositivo \u2013 quello del Museo delle Culture \u2013 che risponde in<br \/>\npiena coerenza alla visione valoriale dell\u2019artista sudafricana.<br \/>\nMuholi, infatti, esplora e d\u00e0 voce all\u2019Africa nera e ai drammi degli ultimi, degli emarginati,<br \/>\ne attraverso la sua arte porta il suo messaggio all\u2019attenzione di un Occidente spesso poco<br \/>\nconsapevole della violenza di genere, ancora attuale, proprio come il Mudec fa ogni giorno<br \/>\nattraverso la ricerca, la collezione e la tutela delle espressioni di cultura materiale e<br \/>\nimmateriale delle popolazioni non europee e del Sud globale. Muholi racconta tradizioni<\/p>\n<p>africane ancestrali che ritornano nei suoi scatti, un\u2019identit\u00e0 culturale che attraverso il suo<br \/>\nobiettivo diventa arma potente contro l\u2019odio razziale e di genere, messaggio di speranza e di<br \/>\ninclusione da dare all\u2019umanit\u00e0; esattamente il messaggio che il Mudec veicola attraverso<br \/>\nla sua costante attivit\u00e0 quotidiana.<br \/>\nIn mostra viene presentata anche una speciale selezione di opere tratte dal progetto in<br \/>\ndivenire dell\u2019artista, insieme a una installazione site specific creata da Muholi appositamente<br \/>\nper il Mudec, unica ed esclusiva, che si allontana dalle forme iconiche di rappresentazione che<br \/>\nhanno caratterizzato il suo progetto di autoritratti, ma che si fonde e si completa in una<br \/>\nriflessione sui modi in cui l&#8217;interiorit\u00e0, la tenerezza e l&#8217;espressione di s\u00e9 possono essere atti<br \/>\nradicali e unificanti.<br \/>\nUn modo diverso di declinare il suo attivismo visivo.<br \/>\nVulnerabilit\u00e0, passione e ricordi intimi si articolano nella messa in scena di un letto, elemento<br \/>\nsu cui Muholi ha spesso portato la sua riflessione. Emblema di riposo, di incontro, ma<br \/>\nugualmente teatro frequente di violenze domestiche. Il letto concepito per il Mudec \u00e8<br \/>\ndedicato alla sua sfera pi\u00f9 intima e privata nella narrazione di un abbraccio tra l\u2019artista e la<br \/>\ncompagna scomparsa, riprodotto in una immagine che ne rivestir\u00e0 l\u2019intera superficie.<br \/>\n\u201cCon questa installazione esclusiva \u2013 commenta la curatrice della mostra Biba Giacchetti &#8211;<br \/>\nMuholi vuole comunicare come il riposo, la necessit\u00e0 dell\u2019abbandono all\u2019altro, siano componenti<br \/>\nuniversali della natura umana e trascendano le logiche di razza genere e sessualit\u00e0.&#8221;<br \/>\nAl lavoro esistenziale e autobiografico iniziato con Somnyama Ngonyama, oggi il messaggio di<br \/>\ndenuncia di Muholi affianca il gene della speranza, di una via alla positivit\u00e0, con il pensiero<br \/>\nche di fronte a tanto dolore sia fondamentale la celebrazione della vita, in ogni suo<br \/>\naspetto. Muholi ha iniziato nel tempo e sta lavorando tuttora a un secondo importante corpus<br \/>\ndi immagini, &#8220;Faces and Phases&#8221;, in cui \u00e8 tornata a ritrarre i componenti della sua comunit\u00e0<br \/>\nLGBTQIA+, non pi\u00f9 come vittime ma come pieni protagonisti della loro esistenza, del loro<br \/>\ntalento, della loro forza e bellezza. Una collezione che ha creato un forte senso di appartenenza<br \/>\nnella comunit\u00e0.<br \/>\n\u00ab I don&#8217;t want to say all is doom and bleak. I wanted to say that there is hope and change will come.<br \/>\nNobody ever thought that apartheid will be over in South Africa, it took time, yes, let me<br \/>\nacknowledge this violence but I shouldn&#8217;t forget that there is love, yes, it\u2019s hard it&#8217;s really hard, but<br \/>\nthis shall pass. \u00bb (\u00abNon voglio dire che tutto \u00e8 triste e tetro. Volevo dire che c&#8217;\u00e8 speranza e che<br \/>\nil cambiamento arriver\u00e0. Nessuno ha mai pensato che l&#8217;apartheid sarebbe finita in Sud Africa;<br \/>\nci \u00e8 voluto del tempo, s\u00ec, lasciatemi riconoscere questa violenza, ma non bisogna dimenticare<br \/>\nche c&#8217;\u00e8 l&#8217;amore. S\u00ec, \u00e8 difficile \u00e8 davvero difficile, ma tutto questo passer\u00e0.\u00bb)<\/p>\n<p>\u00c8 di questi ultimi mesi la decisione dell\u2019artista di perdere anche il nome (Zanele)<br \/>\nmantenendo solo il cognome, e di proseguire nel suo percorso personale di autodefinizione<br \/>\nche passa dalla rinuncia prima del genere e poi del nome che comunque avrebbe continuato a<br \/>\nidentificare una persona singolare, giungendo ad autodefinirsi pienamente solo attraverso l\u2019uso<br \/>\ndel pronome \u201cloro\u201d.<br \/>\nUna scelta che questa mostra ha deciso di condividere in pieno nell\u2019uso di un linguaggio pi\u00f9<br \/>\nconsono possibile.<\/p>\n<p>INFO UTILI:<br \/>\nMUDEC Via Tortona 56, tel. 02\/54917 (lun-ven 10.00-17.00)<br \/>\nDATE 31\/03\/2023 \u2013 30\/07\/2023<br \/>\nORARI Lun 14.30 \u201019.30 | Mar, Mer, Ven, Dom 09.30 \u2010 19.30 | Gio, Sab<\/p>\n<p>9.30\u201022.30<\/p>\n<p>BIGLIETTI Intero \u20ac 12 | Ridotto \u20ac 10<\/p>\n<p>Il servizio di biglietteria termina un\u2019ora prima della chiusura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mudec Photo presenta: MUHOLI. 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