
{"id":71916,"date":"2019-07-17T09:29:03","date_gmt":"2019-07-17T07:29:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=71916"},"modified":"2019-07-17T09:29:03","modified_gmt":"2019-07-17T07:29:03","slug":"studio-museo-francesco-messina-milano-roberto-fanari-il-cielo-ritrovato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/71916\/arte\/studio-museo-francesco-messina-milano-roberto-fanari-il-cielo-ritrovato.html","title":{"rendered":"Studio Museo Francesco Messina  Milano  Roberto Fanari Il Cielo ritrovato"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-71917\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/07\/Roberto-Fanari-Cielo-2017--341x400.jpg\" alt=\"\" width=\"341\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/07\/Roberto-Fanari-Cielo-2017--341x400.jpg 341w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/07\/Roberto-Fanari-Cielo-2017--256x300.jpg 256w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/07\/Roberto-Fanari-Cielo-2017--768x901.jpg 768w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/07\/Roberto-Fanari-Cielo-2017-.jpg 1417w\" sizes=\"auto, (max-width: 341px) 100vw, 341px\" \/><\/p>\n<p class=\"x_Paragrafobase\"><b>ROBERTO FANARI.\u00a0 Il cielo Ritrovato<\/b><\/p>\n<p class=\"x_Paragrafobase\"><span class=\"markwkqua47bg\" data-markjs=\"true\" data-ogac=\"\" data-ogab=\"\" data-ogsc=\"\" data-ogsb=\"\">17<\/span>\u00a0luglio \u2013 27 ottobre 2019<\/p>\n<p><strong>Lo Studio Museo Francesco Messina di Milano ospita un dipinto monumentale dell\u2019artista Roberto Fanari, <em>Il Cielo ritrovato<\/em> (tecnica mista su tela, 2019). Lunga 12 metri e larga 6, divisa in due pannelli (6&#215;6) composti da 36 tele ciascuno, l\u2019opera sar\u00e0 collocata a 12 metri di altezza, appena sotto la volta del soffitto e lo occuper\u00e0 pressoch\u00e9 in tutta la sua estensione.<\/strong><\/p>\n<p>La proposta di Fanari, pensata appositamente per il Museo Messina, \u00e8 lineare e al tempo stesso ambiziosa. L\u2019installazione infatti si dimostra rispettosa verso l\u2019aura che contraddistingue il sito &#8211; chiesa sconsacrata e atelier creativo di uno dei principali scultori italiani del secolo scorso &#8211; e nello stesso tempo lo stravolge con un intervento che fa entrare in gioco il rapporto tra arte e natura e tra arte e architettura. Fanari interviene all\u2019interno dell\u2019Ex Chiesa, con uno sguardo analitico, volto a mettere in evidenza gli elementi architettonici quali il soffitto a vela e la trabeazione, piuttosto che i tiranti di ferro sospesi a trattenere i muri perimetrali; ma non solo: intende giocare con i livelli dell\u2019edificio, dalla cripta, al piano terreno e con le fonti di luce, come l\u2019enorme vetrata absidale. Nel realizzare l\u2019opera egli ha considerato e utilizzato le caratteristiche della struttura e la sua superficie, rispettando o violando, assecondando o forzando il loro aspetto e la loro funzione.<\/p>\n<p>Il <em>capriccio<\/em> di Fanari \u2013 come lo definisce la curatrice Raffaella Resch in catalogo &#8211; \u00e8 una monumentale messinscena teatrale dove la sua arte si pone in relazione con la natura rappresentata e con l\u2019architettura su cui va ad interagire. Viene creato un ambiente immersivo, dove un ruolo importante giocano le suggestioni derivate dal rapporto col sacro come momento fondante della creazione artistica.<\/p>\n<p>Il <em>Cielo ritrovato<\/em> \u00e8 il punto d\u2019arrivo di un percorso iniziato da Fanari gi\u00e0 da qualche tempo, studiando cicli in media differenti per altri siti museali &#8211; espositivi a Genova, Rotterdam e a Ponte de Sor (Portogallo). Queste occasioni performative hanno funzionato da prodromi per l\u2019installazione dello Studio Museo Francesco Messina, la pi\u00f9 impegnativa e complessa finora mai realizzata.<\/p>\n<p>La riflessione sul cielo e sulle nuvole \u00e8 un tema su cui Fanari indaga a partire dalle pitture di Constable, giungendo a un esito, a Milano pi\u00f9 che altrove nella sua opera, di potenziamento della visione, evocando la parte onirica e fantastica del nostro immaginario. L\u2019artista tuttavia non si ferma alla dimensione della tela, ma utilizza anche la profondit\u00e0 dimensionale della scultura, realizzando installazioni in ceramica o bronzo.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>Dall\u201911 settembre <strong>\u00a0<\/strong>(inaugurazione ore 18) \u00a0fino al 27 ottobre prender\u00e0 il via la seconda parte del progetto espositivo. L\u2019artista collocher\u00e0 al piano terra e nella cripta opere bi e tridimensionali &#8211; alcune recenti, altre realizzate per il Museo Messina &#8211; che daranno vita a rimandi diretti con la pittura del soffitto, per affinit\u00e0 o contrasto.<\/p>\n<p>La natura \u00e8 sempre al centro della ricerca di Fanari ed \u00e8 descritta con un dettaglio di estrema precisione, restituendo tuttavia la visione complessiva di un paesaggio inesistente, perfetto e sublime nell\u2019accentuazione delle sue caratteristiche e tuttavia d\u2019invenzione. Ne saranno esempio nella cripta i famosi<em> Paesaggi invisibili<\/em> realizzati a partire dal 2012: grandi tele monocrome a tecnica mista eseguite con un dispositivo pittorico particolare che costringe l\u2019osservatore a muoversi da un punto all\u2019altro del quadro per trovare la corretta incidenza della luce, quella sola che riveler\u00e0 l\u2019oggetto dipinto.<\/p>\n<p>Foreste, foglie, tronchi, cieli e nuvole: in Fanari questi elementi figurativi vengono ribaltati nel loro messaggio semantico, non rientrano pi\u00f9 nel mondo vegetale, bens\u00ec si rivelano come schemi anatomici per nuovi organismi, forse antropomorfi, comunque ibridi, di fronte ai quali la nostra immaginazione \u00e8 spronata a figurarsi diversi rapporti percettivi.<\/p>\n<p>Il catalogo della mostra sar\u00e0 presentato a ottobre e conterr\u00e0 le immagini dell\u2019allestimento e di tutte le opere esposte, con testi critici di Maria Fratelli, Raffaella Resch, e interventi di Michelangelo Consani e altri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo aver presentato alcune sue pi\u00f9 recenti creazioni presso l\u2019Arboretum di Rotterdam e poi a Genova, Roberto Fanari ritorna a esporre a Milano, nella citt\u00e0 dove vive e lavora e che nel 2015 aveva visto una sua personale presso la Fabbrica del Vapore. Sue mostre personali si sono tenute a Villa Bottino, Lucca (2013); Palazzo Panichi, Pietrasanta (2013 &#8211; 14); Deleen Art Gallery, Rotterdam (2014 \u2013 15 e poi 2016, 2017); Biffi Arte, Piacenza (2015); Fabbrica del Vapore, Milano (2015); Villa Erba, Cernobbio (2015); Rotterdam Contemporary Art (2016); Trompemburg Tuinen &amp; Arboretum, Rotterdam (2016); Galleria d\u2019Arte Moderna e Raccolte Frugone &#8211; Musei di Nervi (2017); Fondazione Ragghianti, Lucca (2017); Ponte de Sor-Alentejo, Portogallo (2018). Hanno scritto di lui: Pietro Bellasi; Bruno Cor\u00e0; Maria Flora Giubilei; Raffaella Resch; Alessandro Romanini; Maurizio Vanni; Roger van Boxtel.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per maggiori informazioni sull\u2019artista \u00e8 possibile consultare il sito <a href=\"http:\/\/www.robertofanari.com\"><strong>www.robertofanari.com<\/strong><\/a><\/p>\n<p>o la pagina facebook <strong>@robertofanarilandscape<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROBERTO FANARI.\u00a0 Il cielo Ritrovato 17\u00a0luglio \u2013 27 ottobre 2019 Lo Studio Museo Francesco Messina di Milano ospita un dipinto monumentale dell\u2019artista Roberto Fanari, Il Cielo ritrovato (tecnica mista su tela, 2019). 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