
{"id":7144,"date":"2010-06-30T23:53:21","date_gmt":"2010-06-30T21:53:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=7144"},"modified":"2010-07-21T23:56:57","modified_gmt":"2010-07-21T21:56:57","slug":"innovazione-e-tradizione-due-facce-della-stessa-medaglia-in-cucina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/7144\/enogastronomia\/innovazione-e-tradizione-due-facce-della-stessa-medaglia-in-cucina.html","title":{"rendered":"Innovazione e tradizione. Due facce della stessa medaglia in cucina"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>Percorrere l&rsquo;innovazione senza perdere la tradizione. Creativa, classica, la pietanza &egrave; tipica e rielaborata dall&rsquo;estro dei Maestri di Cucina. Da Alajmo a Bottura, da Cracco a Sultano, da Cedroni a Iaccarino: 20 grandi chef italiani raccontano il loro modo di fare ristorazione e di concepire il rapporto con il passato. Innovatori nel segno della tradizione, non sono attratti dalla cucina molecolare ma l&rsquo;80% utilizza moderni metodi di cottura.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>Il pi&ugrave; grande maestro della nostra cucina? Per la met&agrave; degli chef intervistati &egrave; Gualtiero Marchesi. <\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font><\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/public\/it\/thumb-6_CCG_Trad_Inno_cop.jpg\" border=\"0\" width=\"191\" height=\"280\" \/><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p> <font>&nbsp;<\/font> <\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>Un pranzo nei ristoranti al top costa in media 150 euro.<\/font><\/p>\n<p> <font>&nbsp;<\/font> <\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>Tradizione e Innovazione nella cucina italiana&rsquo;, ultimo titolo della Collana di Cultura Gastronomica a firma di Giovanni Ballarini e Paolo Petroni rispettivamente presidente nazionale e segretario generale AIC, presentato a Milano nella sede del Circolo della Stampa.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>Una ricerca dell&rsquo;Accademia Italiana della Cucina svela lo stato dell&rsquo;arte della gastronomia italiana top. Attraverso un questionario sottoposto a 20 chef al top del nostro paese, analizza il livello della nostra tradizione gastronomica alle prese con la cultura globale e le innovazioni del terzo millennio.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>Tradizione e innovazione. Una dicotomia che negli ultimi mesi sta animando il dibattito gastronomico nazionale, non senza polemiche. Per motli non se ne dovrebbe neanche parlare visto che esiste solo la buona cucina e il confine tra i due concetti &egrave; labile e soggettivo.. Tuttavia nella pratica, la questione esiste, quindi tanto vale affrontarla con metodo e analisi. Come ha fatto l&rsquo;Accademia Italiana della Cucina &#8211; Istituzione Culturale della Repubblica Italiana<span>&nbsp; <\/span>con la ricerca &ldquo;Tradiziome e innovazione nella cucina italia&rdquo;: un&rsquo;indagine unica nel suo genere.<\/font><\/p>\n<p> <font>&nbsp;<\/font> <\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>&ldquo;Perch&eacute; se da un lato &egrave; indubitabile che la cucina della tradizione nasce in casa &#8211; afferma<span>&nbsp; <\/span>Paolo Petroni &#8211; &egrave; altrettanto vero che il guizzo innovativo trova la sua culla nelle cucine dei ristoranti. Per il nostro studio abbiamo selezionato alcuni grandi locali che a nostro parere bene rappresentano, anche territorialmente, il momento storico della nostra cucina. Oggi infatti solo i cuochi pi&ugrave; avveduti dispongono di quelle conoscenze e di quelle attrezzature indispensabili per creare i presupposti di una cucina in continuo divenire&rdquo;.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>&ldquo;Se la tradizione nei suoi molteplici aspetti deve esssere conservata come dimostra lo studio presente in questo libro &#8211; afferma Giovanni Ballarini &#8211; va sempre anche messa in discussione, altrimenti rischia di degradare in stereotipi. Tradizione ed innovazione sono due aspetti in un&rsquo;unica dinamica vitale: un&rsquo;innovazione infatti per ritenersi buona deve comunque accrescere o per lo meno mantenere l&rsquo;autorevolezza e il valore di precedenti conoscenze&rdquo;.<\/font><\/p>\n<p> <font>&nbsp;<\/font> <\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>Dalla curiosa ricerca dell&rsquo;Accademia Italiana della Cucina emerge un dato su tutti: la tanto chiacchierata e discussa cucina molecolare non pare trovare sponda in nessuno dei ristoranti esaminati. Certo l&rsquo;innovazione in questi ristoranti esiste eccome, ma buona parte di essa trae origine dalle innovative attrezzature di cucina, tanto che &lsquo;l&rsquo;80% circa dei ristoranti coinvolti dichiara di utilizzare metodi di preparazione e cottura considerati moderni.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>Tuttavia come emerge dalla ricerca i nostri grandi chef rifiutano una connotazione netta e si definiscono, quasi tutti, tradizionali e innovativi allo stesso tempo. Non mancano alcuni estremi: Massimiliano Alajmo delle &ldquo;Calandre&rdquo; definisce la propria cucina &ldquo;molto tradizionale&rdquo; mentre Heinz Beck della &ldquo;Pergola&rdquo; si considera assolutamente &ldquo;innovativo&rdquo;. C&rsquo;&egrave; anche chi descrive la propria cucina &ldquo;creativa italiana&rdquo; come Aimo Moroni del &ldquo;Il luogo di Aimo e Nadia&rdquo; oppure &ldquo;solare&rdquo; come Valeria Piccini Menichetti del ristorante &ldquo;Caino&rdquo;.<\/font><\/p>\n<p> <font>&nbsp;<\/font><span style=\"font-family: Times; font-size: 12pt\">Ricerca, prodotti, legame tra innovazione e tradizione, ambienti curati e personale d&rsquo;alta professionalit&agrave;: ecco cosa c&rsquo;&egrave; dietro l&rsquo;haute cuisine italiana. Se la chiamano alta cucina un motivo ci sar&agrave;. Altissima la qualit&agrave; dei prodotti impiegati, della professionalit&agrave; del personale ( in sala come in <\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">cucina e cantina), della cura dell&rsquo;ambiente, della ricerca di idee e tecniche impiegate per un menu al top. Ma, lamentano alcuni, quanto costa oggi pranzare nei migliori ristoranti italiani? In media senza vino si spendono circa 150 euro a persona. Sia chiaro, questo &egrave; un dato in linea con la media europea ed &egrave; di gran lunga inferiore ai grandi ristoranti francesi. Tuttavia &egrave; un<span>&nbsp; <\/span>prezzo che vale la pena spendere se pensiamo alla cura maniacale con cui vengono trattati i clienti in questi famosi ristoranti. Infatti a fronte di una media di 45 coperti per locale ci sono 8 addetti alla sala e ben 11 addetti alla cucina, per un totale di 19 persone impiegate. Significa in media che ogni addetto del ristorante si prende cura di 2,4 clienti. Addirittura l&rsquo;Enoteca Pinchiorri e La Pergola con 36 addetti (18 in cucina e 18 in sala) a fronte di 55\/60 coperti hanno una media di una persona per prendersi cura di ogni 1,6 clienti&hellip;<\/p>\n<p> &nbsp; <\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">Ma l&rsquo;innovazione nei ristoranti top fa rima anche con sperimentazione. Ogni anno nei ristoranti italiani selezionati dall&rsquo;indagine vengono provati in media circa 20 nuovi piatti. Il tempo<span>&nbsp; <\/span>dedicato alla sperimentazione? Scopriamo che alcuni come &ldquo;Al Sorriso&rdquo; o &ldquo;Dal Pescatore&rdquo; creano nuove proposte culinarie tutti i giorni o chi come &ldquo;Miramonti L&rsquo;Altro&rdquo; lo fa almeno due volte a settimana. Mentre il ristorante &ldquo;La Frasca&rdquo; preferisce farlo nei periodi fuori stagione e &ldquo;Perbellini&rdquo; ha affermato di sperimentare &ldquo;poco&rdquo; essendo la propria cucina &ldquo;molto immediata&rdquo;. Infine una curiosit&agrave;. Se alcuni chef fanno provare in anteprima le nuove proposte gastronomiche a collaboratori del locale o ad amici fidati scopriamo che 6 su 19 (circa il 30%) sperimentano direttamente con la clientela. Tuttavia non tutti i piatti &ldquo;nuovi&rdquo; finiscono poi nella carta del menu: in media solo la met&agrave; delle prove termina con successo.<\/p>\n<p> &nbsp; <\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">Se estro e creativit&agrave; vengono declinati dagli chef in tanti modi diversi, cos&igrave; come sono differenti i metodi di cottura utilizzati nelle cucine, tutti i pi&ugrave; grandi ristoratori italiani concordano nel mettere la materia prima di qualit&agrave; al primo posto nella scala di valori che rendono unica la nostra ristorazione. Le maggiori preferenze vanno dall&rsquo;utilizzo di prodotti tipici del territorio situato nelle vicinanze del ristorante e acquistato spesso nei mercati locali. Non manca chi ha un orto, un terreno in proprio o amici fidati che riforniscono il locale di pesci e derrate varie. Mentre per altri come Massimiliano Alajmo e Carlo Cracco la vicinanza non ha molta importanza: si pu&ograve; acquistare insomma ovunque per il mondo purch&egrave; la materia prima sia di eccellente qualit&agrave;.<\/p>\n<p> &nbsp; <\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">Ma qual &egrave; oggi la fonte di ispirazione maggiore per un grande chef? Partiamo da un dato importante: 12 chef su 20 hanno affermato di non visitare gli altri colleghi, mentre alcuni lo fanno non tanto per ispirarsi ma per capire e scambiare opinioni. Molto pi&ugrave; articolato &egrave; invece il panorama delle fonti di ispirazione. Sette chef hanno dichiarato di rifarsi alla cultura del proprio territorio, mentre sono 3 quelli che hanno affermato di attingere soprattutto a libri di antica tradizione. Alcuni invece hanno indicato altre forme di espressione artistica come la musica e l&rsquo;arte mentre altri parlano di sensazioni e stati d&rsquo;animo come profumi, suoni e colori.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">Ma chi &egrave; il pi&ugrave; grande maestro della cucina italiana? 7 intervistati preferiscono non rispondere, mentre gli altri italiani non hanno dubbi ad indicare con 9 risposte su 20 Gualtiero Marchesi, seguito a ruota da Nadia Santini (Dal Pescatore) con 6, Ezio Santin (Antica Osteria del Ponte) e Fulvio Pierangelini (Gambero Rosso, oggi gestito dalla moglie) con 3.<\/p>\n<p> &nbsp; <\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">Ecco i ristoranti selezionati dalla ricerca:<\/p>\n<p> &nbsp; <\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Al Sorriso&rdquo;, Soriso (Novara) &ndash; Chef: Luisa Vallazza<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Cracco&rdquo;, Milano &ndash; Chef: Carlo Cracco<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Il luogo di Aimo e Nadia&rdquo;, Milano &ndash; Chef: Aimo Moroni<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Miramonti, L&rsquo;Altro&rdquo;, Concesio (Brescia) &ndash; Chef: Philippe Lev&egrave;ille<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Ambasciata&rdquo;, Quistello<span>&nbsp; <\/span>(Mantova) &ndash; Chef: Romano Tamani<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Dal Pescatore Santini&rdquo;, Canneto sull&rsquo;Oglio (Mantova) &ndash; Chef: Nadia e Giovanni Santini<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Le Calandre&rdquo;, Rubano (Padova) &ndash; Chef: Massimiliano Alajmo<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Perbellini&rdquo;, Isola Rizza (Verona) &ndash; Chef: Giancarlo Perbellini<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Osteria La Francescana&rdquo;, Modena &ndash; Chef: Massimo Bottura<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Enoteca Pinchiorri&rdquo;, Firenze &ndash; Chef: Annie F&egrave;olde<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Caino&rdquo;, Montemerano (Grosseto) &ndash; Chef: Valeria Piccini Menichetti<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;San Domenico&rdquo;, Imola (Bologna) &ndash; Chef: Valentino Marcattili<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;La Frasca&rdquo;, Cervia (Ravenna) &ndash; Chef: Marco Cavallucci<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Madonnina del Pescatore&rdquo;, Senigallia (Ancona) &ndash; Chef: Moreno Cedroni<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;La Pergola&rdquo;, Roma &ndash; Chef: Heinz Beck<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Don Alfonso 1980&rdquo;, Sant&rsquo;Agata sui due Golfi (Napoli) &ndash; Chef: Alfonso ed Ernesto Iaccarino<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Taverna del Capitano&rdquo;, Massa Lubrense (Napoli) &ndash; Chef: Alfonso Caputo<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;La Locanda di Al&igrave;a&rdquo;, Castrovillari (Cosenza) &ndash; Chef: Gaetano Al&igrave;a<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;Duomo&rdquo;, Ragusa &ndash; Chef: Ciccio Sultano<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&ldquo;L&rsquo;Albereta&rdquo;, Erbusco (Brescia &ndash; Chef: Gualtiero Marchesi<\/p>\n<p> &nbsp; <\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p> <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Percorrere l&rsquo;innovazione senza perdere la tradizione. 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