
{"id":71306,"date":"2019-06-10T13:44:37","date_gmt":"2019-06-10T11:44:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=71306"},"modified":"2019-06-10T13:44:37","modified_gmt":"2019-06-10T11:44:37","slug":"tre-vitigni-della-campania-protagonisti-di-campania-felix-primo-incontro-del-ciclo-autoctoni-a-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/71306\/enogastronomia\/tre-vitigni-della-campania-protagonisti-di-campania-felix-primo-incontro-del-ciclo-autoctoni-a-milano.html","title":{"rendered":"TRE VITIGNI DELLA CAMPANIA PROTAGONISTI DI \u201cCAMPANIA FELIX\u201d PRIMO INCONTRO DEL CICLO \u201cAUTOCTONI A MILANO\u201d"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-71307\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/doppia_coppia_sulla_botte_cantina_di_lisandro-500x333.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/doppia_coppia_sulla_botte_cantina_di_lisandro-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/doppia_coppia_sulla_botte_cantina_di_lisandro-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/doppia_coppia_sulla_botte_cantina_di_lisandro-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/doppia_coppia_sulla_botte_cantina_di_lisandro-720x480.jpg 720w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/doppia_coppia_sulla_botte_cantina_di_lisandro-272x182.jpg 272w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/doppia_coppia_sulla_botte_cantina_di_lisandro.jpg 1900w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p>TRE VITIGNI DELLA CAMPANIA PROTAGONISTI DI \u201cCAMPANIA FELIX\u201d<br \/>\nPRIMO INCONTRO DEL CICLO \u201cAUTOCTONI A MILANO\u201d<br \/>\nCarlo Schettino, titolare di Winedrops: \u201cCon questa iniziativa vogliamo offrire<br \/>\nla giusta visibilit\u00e0 a vitigni dalle grandi potenzialit\u00e0 e alle Cantine che li coltivano\u201d.<br \/>\nPallagrello, Casavecchia, Caprettone del Vesuvio: tre vitigni<br \/>\nautoctoni della viticoltura campana, dalle grandi potenzialit\u00e0 ancora non completamente<br \/>\nespresse, sono stati protagonisti di \u201cCampania Felix\u201d (come la chiamavano gli antichi<br \/>\nromani), primo incontro del ciclo \u201cAutoctoni a Milano\u201d, ideato e organizzato da<br \/>\nWinedrops, realt\u00e0 specializzata nella ricerca e nella commercializzazione di vini<br \/>\nprovenienti da uve originarie delle varie regioni italiane.<br \/>\n\u201cCon questa iniziativa, ha spiegato Carlo Schettino, titolare di Winedrops, vogliamo offrire<br \/>\nla giusta visibilit\u00e0 a vitigni poco noti e alle Cantine che li coltivano, ricavandone delle vere<br \/>\ne proprie perle della vitivinicoltura italiana; le tre uve che abbiamo presentato, attraverso<br \/>\nla degustazione di cinque vini, costituiscono quindi la prova concreta della ricchezza del<br \/>\nnostro panorama ampelografico, dalla quale pu\u00f2 partire la definitiva affermazione dei vini<br \/>\nitaliani anche a livello internazionale\u201d,<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-71308\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/vigneti_casa_setaro-500x333.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/vigneti_casa_setaro-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/vigneti_casa_setaro-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/vigneti_casa_setaro-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/vigneti_casa_setaro-720x480.jpg 720w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/vigneti_casa_setaro-272x182.jpg 272w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/06\/vigneti_casa_setaro.jpg 1053w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/>Nel corso della presentazione \u00e8 stato possibile degustare le produzioni di due Aziende,<br \/>\ngiovani ma con radici e valori ben piantati nei rispettivi territori: Casa Setaro, situata alle<br \/>\nfalde del Vesuvio, in provincia di Napoli, e Cantina di Lisandro, che opera nell\u2019alta<br \/>\nprovincia di Caserta. Due cantine accomunate dal desiderio di affermarsi attraverso la<br \/>\nproduzione di vini di eccellenza\u201d.<\/p>\n<p>SCHEDA CANTINE<\/p>\n<p><strong>Company Profile CANTINE LISANDRO\u00a0<\/strong>A Castel Campagnano i coniugi Rosa Fusco e Almerigo Bosco, hanno fondato nel 2006 la Societ\u00e0 Agricola Poderi Bosco, impiantando 10 ettari di vigneto a Pallagrello e Casavecchia.Ma l\u2019attivit\u00e0 ha origini molto pi\u00f9 lontane. Tutto fu iniziato infatti da Alessandro Fusco,\u00a0bisnonno di Rosa, da tutti chiamato <strong><em>don Lisandro<\/em><\/strong>, il quale ebbe in dote per il suo matrimonio, nel 1907, sei botti di vino che gli consentissero di aprire una vineria a Casolla con una profonda cantina scavata nel tufo grigio. In breve, la\u00a0<strong><em>Cantina di Lisandro<\/em><\/strong>\u00a0si svilupp\u00f2, trasformandosi in un emporio, che fu tenuto in attivo fino ai primi anni Novanta.<strong><em>Cento e pi\u00f9 anni dopo<\/em><\/strong>\u00a0le sei botti iniziali sono diventate il marchio del progetto moderno: un\u2019azienda vitivinicola con una vigna propria.<\/p>\n<p><strong>Il vitigno Pallagrello\u00a0<\/strong>Il Pallagrello \u00e8 un vitigno con due variet\u00e0: a bacca bianca e a bacca nera. Secondo la versione prevalente, il suo nome deriva dalla forma perfettamente sferica degli acini (simili quindi a piccole palle, ovvero \u201cpallarelle\u201d). Secondo altri, il nome proviene dal graticcio (\u201cpagliarella\u201d) sul quale i grappoli venivano posti ad appassire.Nell\u2019Ottocento il Pallagrello era reputato tra i vitigni pi\u00f9 pregiati della regione. Purtroppo per\u00f2, all\u2019inizio del secolo scorso le sue vigne furono drammaticamente danneggiate dalla fillossera, che ne provoc\u00f2 la rapida scomparsa e il successivo oblio, per molti decenni: nonostante i suoi pregi, il Pallagrello fu per decenni utilizzato come uva da taglio. La sua nuova valorizzazione \u00e8 iniziata solo nella met\u00e0 degli anni Novanta.In passato la coltivazione del Pallagrello nero era accertata, oltre che lungo il fiume Volturno, in buona parte della Campania, nei pressi di Venafro (nel vicino Molise) e pi\u00f9 raramente in Calabria. Il suo habitat odierno \u00e8 ristretto alla provincia di Caserta, in prevalenza nei comuni di Caiazzo, Castel Campagnano, Castel di Sasso.Il Pallagrello \u00e8 vitigno vigoroso e fertile, ma al tempo stesso poco produttivo perch\u00e9 i suoi acini sono piccoli e leggeri. Tradizionalmente era allevato a raggiera, ma i vigneti odierni, a spalliera, sono pi\u00f9 razionali.Il Pallagrello bianco ha un grappolo cilindrico e alato, abbastanza piccolo. Anche l\u2019acino \u00e8 piccolo, di forma rotonda e di colore giallo-verde. Arriva a maturazione tra la seconda e la terza decade di settembre, con buona resistenza alla botrytis se non viene troppo ritardata la raccolta.Il grappolo del Pallagrello nero invece \u00e8 piccolo, cilindrico, senza ali e abbastanza spargolo. L\u2019acino \u00e8 piccolo, sferico, con buccia spessa di colore blu nero. L\u2019epoca di maturazione cade di solito tra la seconda e la terza decade di ottobre.Il Pallagrello d\u00e0 origine a vini di spiccata tipicit\u00e0, con media alcolicit\u00e0, con acidit\u00e0 equilibrata e gusto ampio, abbastanza tannico ma non particolarmente adatto all\u2019invecchiamento.<\/p>\n<p>Il\u00a0<strong>Lancella 2017<\/strong>, da uve Pallagrello bianco in purezza, \u00e8 sottile e poliedrico: al palato racconta di un\u2019intensa sapidit\u00e0, ben sorretta da una buona spalla acida.Il Pallagrello nero invece da origine al\u00a0<strong>Nero di Rena 2015<\/strong>, che nasce su suoli sabbiosi: la maturazione avviene parte in acciaio, parte in legno e parte in anfora; profuma di piccoli frutti scuri e ha cenni floreali di bella eleganza.<\/p>\n<p>Il\u00a0<strong>Terzarulo 2017\u00a0<\/strong>infine \u00e8 il blend autoctono di casa, da Pallagrello nero e Casavecchia: si presenta con un bouquet speziato e intenso con sentori di violetta, more, carruba e pepe; in boccsa \u00e8 ricco e piacevole, percorso da buon tannino e ottima sapidit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il vitigno Casavecchia\u00a0<\/strong>Il vitigno Casavecchia, diffuso soprattutto in provincia di Caserta, trae il proprio nome, secondo tradizione, dal fatto che fu scoperto in un vecchio rudere &#8211;\u00a0<em>\u2019a casa vecchia<\/em> \u2013 ove ne fu rinvenuto agli inizi del \u2018900 un vecchio ceppo sopravvissuto alle epidemie di oidio e fillossera. \u00c8 possibile che coincida con l&#8217;uva del vino Trebulanum, forse proveniente dall&#8217;insediamento di Trebula Balliensis (Treglia, frazione di Pontelatone), citato da Plinio il Vecchio nel XIV libro della Naturalis Historia e bevuto dai legionari dell&#8217;antica Roma.Il Casavecchia ha un grosso e lungo grappolo spargolo, con acini dalla buccia rossa e scura, quasi nera.I vitigni danno origine alla doc &#8220;Casavecchia di Pontelatone&#8221;, al cui vino (nelle tipologie \u201cRosso\u201d o \u201cRiserva\u201d) queste uve devono contribuire per almeno l&#8217;85% (il restante 15% \u00e8 conferito da cultivar rosse approvate dalla Regione Campania). L&#8217;affinamento per la tipologia &#8220;Rosso&#8221; deve essere di almeno due anni, di cui almeno uno in legno, mentre, per la tipologia &#8220;Riserva&#8221;, si prevede un affinamento di tre anni, di cui almeno 18 mesi in legno. Di colore rosso rubino pi\u00f9 o meno intenso, tendente al granato con l&#8217;invecchiamento, al naso il Casavecchia si presenta intenso, persistente, caratteristico; al palato \u00e8 secco, sapido, giustamente tannico, morbido e di corpo.<\/p>\n<p><strong>Company Profile CASA SETARO\u00a0<\/strong>L\u2019azienda vitivinicola \u201cCasa Setaro\u201d \u00e8 situata sulle pendici del Vesuvio, nel territorio del comune di Trecase, all\u2019interno del Parco Nazionale del Vesuvio. Costituita nel 2005, Casa Setaro \u00e8 guidata da Massimo e Mariarosaria Setaro ed \u00e8 da sempre impegnata nella valorizzazione dei vitigni autoctoni della Campania, coniugando antiche tradizioni e moderne innovazioni. Alla base di tutto ci sono valori tramandati nel tempo: amore e rispetto per la natura, passione per il proprio lavoro, profonda conoscenza del terroir.I locali dell\u2019Azienda sono ricavati nella roccia vulcanica del Vesuvio, dove temperatura e umidit\u00e0 sono costanti tutto l\u2019anno. I dodici ettari di vigne di Casa Setaro sono suddivisi in vari appezzamenti in cui si coltivano diverse variet\u00e0 autoctone campane: Piedirosso, Aglianico, Falanghina e Caprettone.Le vigne pi\u00f9 alte, in localit\u00e0 Alto Torrione, sono allevate a spalliera (Guyot) e il terreno, formato da sabbia e lapilli, consente di impiantare le viti su piede franco (ossia senza portainnesto) perch\u00e9 questo tipo di terreno \u00e8 immune dal contagio della fillossera. Un altro vigneto, situato in localit\u00e0 Bosco del Monaco, pi\u00f9 a valle, \u00e8 costituito da vecchie vigne allevate con l\u2019antico sistema della pergola vesuviana.Le viti affondano le loro radici in terreni lavici, assai fertili e ricchi di minerali, in un contesto microclimatico unico al mondo, che permette di vendemmiare grappoli di grande qualit\u00e0 da cui si ricavano circa 75 mila bottiglie di vini altrettanto eccezionali.<\/p>\n<p><strong>Il vitigno Caprettone del Vesuvio\u00a0<\/strong>Il Caprettone del Vesuvio deve il proprio nome, secondo la versione pi\u00f9 diffusa, alla forma del grappolo, simile alla barbetta della capra. Oppure, in seconda ipotesi, al fatto che i suoi primi coltivatori fossero pastori, per l\u2019appunto di capre.Uva a bacca bianca, \u00e8 stata confusa (fino a tempi molto recenti) con il pi\u00f9 celebre vitigno Coda di Volpe. Solo nel 2014, dopo approfonditi studi ampelografici corredati da analisi del dna, la specifica identit\u00e0 del Caprettone \u00e8 stata scientificamente riconosciuta.Essendo ricerche solo recentemente portate all\u2019attenzione di produttori ed enti di certificazione, per il momento \u00e8 molto difficile stabilire una stima precisa delle superfici destinate a Caprettone. Solo nei prossimi anni sar\u00e0 possibile avere un quadro almeno in parte attendibile, con un aggiornamento dei registri di vigna e cantina che preveda voci separate per la Coda di Volpe e il Caprettone. Tra quelli coltivati sulle pendici del Vesuvio, il Caprettone \u00e8 il primo vitigno in ordine di tempo ad essere vendemmiato: a seconda delle annate, anche prima dalla festa di San Gennaro (19 settembre), affinch\u00e9 se ne preservi il corredo acido accumulato: nella prima quindicina di settembre il grado zuccherino \u00e8 al suo punto migliore e anche l\u2019acidit\u00e0 \u00e8 ottimale per garantire un bagaglio aromatico complesso e un buon nerbo Ha foglia grande, di colore verde chiaro; grappolo spargolo di media dimensione; acino piccolo e regolare. La pianta \u00e8 di media produttivit\u00e0.Il vino che ne deriva, di colore paglierino scarico, possiede aromi delicati di gelso, albicocca e ginestra.Morbidezza, mineralit\u00e0 e struttura consentono notevoli possibilit\u00e0 di abbinamento con piatti locali: insalata di mare, polpo in \u201ccassuola\u201d, minestra maritata (\u201cmenesta maretata\u201d), carni bianche, zuppe di legumi. Ideale con il baccal\u00e0 di Somma VesuvianaLa Denominazione in cui il Caprettone \u00e8 presente prevede che per le tipologie Bianco e Lacryma Christi Bianco sia obbligatorio utilizzarlo per almeno il 35%, in assemblaggio con Falanghina, Greco, Verdeca.Poich\u00e9 le vendemmie da cui sono stati ricavati vini prodotti da Caprettone in purezza sono ancora molto poche, \u00e8 ancora difficile definirne un profilo organolettico univoco. \u00c8 per\u00f2 gi\u00e0 possibile individuare la capacit\u00e0 di questa cultivar di acquisire, con il tempo, il carattere fortemente affumicato e minerale dei suoli vulcanici sui quali cresce.<\/p>\n<p>La rassegna \u201cAutoctoni a Milano\u201d \u00e8 destinata a dare vita a un percorso di esplorazioni che<br \/>\nsi snoder\u00e0 per tutte le regioni d\u2019Italia: i prossimi appunti previsti saranno dedicati in<br \/>\ngiugno al Veneto (provincie di Venezia e di Verona) e in luglio alle Marche.<br \/>\nWinedrops opera dal 2012, nel settore della distribuzione di vini, con l\u2019innovativa formula del<br \/>\nconto vendita, coinvolgendo a oggi circa 50 cantine di tutta Italia con prodotti autoctoni e con una<br \/>\nrete di altrettanti clienti professionisti della ristorazione su Milano. Oggi Winedrops ha una<br \/>\nlogistica in prossimit\u00e0 di Milano e raggiunge i propri Clienti entro 48h. Obiettivo di Winedrops \u00e8<br \/>\nsoprattutto quello di riuscire a offrire ai propri Clienti-Operatori, vini indigeni monovarietali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>TRE VITIGNI DELLA CAMPANIA PROTAGONISTI DI \u201cCAMPANIA FELIX\u201d PRIMO INCONTRO DEL CICLO \u201cAUTOCTONI A MILANO\u201d Carlo Schettino, titolare di Winedrops: \u201cCon questa iniziativa vogliamo offrire la giusta visibilit\u00e0 a vitigni dalle grandi potenzialit\u00e0 e alle Cantine che li coltivano\u201d. 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