
{"id":69853,"date":"2019-02-14T15:27:50","date_gmt":"2019-02-14T13:27:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=69853"},"modified":"2019-02-14T15:27:50","modified_gmt":"2019-02-14T13:27:50","slug":"herbert-ferber-lorenzelli-arte-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/69853\/arte\/herbert-ferber-lorenzelli-arte-milano.html","title":{"rendered":"HERBERT FERBER  Lorenzelli Arte Milano"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-69854\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/02\/thumbnail_hekmmnpchlbjggdk.jpg\" alt=\"\" width=\"341\" height=\"214\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/02\/thumbnail_hekmmnpchlbjggdk.jpg 341w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2019\/02\/thumbnail_hekmmnpchlbjggdk-300x188.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 341px) 100vw, 341px\" \/><\/p>\n<p>HERBERT FERBER<\/p>\n<p>Scultura come metafora di un\u2019idea<br \/>\n15 febbraio &#8211; 30 aprile 2019<\/p>\n<p>Inaugurazione gioved\u00ec 14 febbraio, ore 18,30<\/p>\n<p>Lorenzelli Arte riprende la stagione espositiva 2018\/2019 esplorando quel filone di ricerca che si prefigge l\u2019obiettivo di porre l&#8217;attenzione su nomi talvolta dimenticati in Italia, anche se presenti nei pi\u00f9 importanti musei del mondo, per riproporli allo studio della critica e alla visione del pubblico. La mostra che inaugura <strong>gioved\u00ec 14 febbraio<\/strong> \u00e8 dedicata a u<strong>no dei principali scultori espressionisti astratti,<\/strong> <strong>Herbert Ferber<\/strong> (1906-1991), artista di fama internazionale, gi\u00e0 attivo nella fervente New York degli anni Quaranta e Cinquanta.<\/p>\n<p>Nel 1988 la Galleria Lorenzelli, nella sede di via Sant\u2019Andrea, ospit\u00f2 la prima personale italiana di Ferber. Oggi, <strong>nell&#8217;anno in cui Matteo Lorenzelli festeggia il trentesimo anniversario di attivit\u00e0 di gallerista<\/strong>, vengono riproposte le opere dell\u2019artista nelle sale di Corso Buenos Aires 2, creando la rara occasione in Italia di poter ammirare un maestro le cui opere sono collocate nelle raccolte dei pi\u00f9 importanti musei del mondo fra i quali il MoMa, il Whitney Museum e il Guggenheim Museum di New York, la National Gallery di Washington e il Centre Pompidou di Parigi.<\/p>\n<p>La rassegna presenta <strong>venti sculture e trenta disegni realizzati tra il 1952 e il 1985<\/strong>, anni della piena maturit\u00e0 dello scultore americano, mostrando al pubblico italiano l&#8217;acme della parabola artistica di uno degli attori fondamentali della \u201cgenerazione eroica\u201d di New York. Ferber, grande amico di Rothko, al quale era legato da convinzioni comuni nell&#8217;arte e nella politica, negli anni successivi alla seconda guerra mondiale fu un importante membro della New York School, il gruppo di artisti americani che ha aperto la strada all&#8217;espressionismo astratto. Come Rothko, Ferber ha manifestato un costante interesse nella mitologia classica e nell&#8217;inconscio cercando di esplorare forme archetipiche e senza tempo secondo uno dei percorsi tipici degli artisti che composero la Scuola, autentico punto d\u2019innesco della \u201cnuova tradizione\u201d cosmopolita, aggressiva, dalle plurime radici ma di autentica identit\u00e0 americana, che si fonda sulle basi dell\u2019avanguardia storica europea e sulla memoria dell\u2019antico.<\/p>\n<p>\u201c<strong>Scultura come metafora di un&#8217;idea<\/strong>\u201d, titolo della mostra, rappresenta un principio caro a Ferber secondo il quale la scultura deve avere la capacit\u00e0 di incarnare un processo mentale lucido e forte e quindi possedere valore di metafora che veicola qualit\u00e0 ideali astratte. Le sue sculture a partire dagli anni Cinquanta, dopo aver abbandonato completamente la figura, sono costituite da forme famigliari che vengono poi manipolate in composizioni quasi irriconoscibili.<\/p>\n<p>Ferber trasforma gli elementi formali in qualit\u00e0 plastiche, connotate in quanto superfici modulate sensibilmente e cromaticamente attive, che al contempo valgono come grafie, linee-forza che fendono la volumetria interna della forma conferendole un nuovo dinamismo che le libera da legami gravitazionali e un senso di movimento dato dal perfetto bilanciamento di momenti e pause.<\/p>\n<p>Del tutto autodidatta come artista, \u00e8 riuscito ad impadronirsi magistralmente di ogni sorta di tecnica e procedimento. Anche i <strong>disegni, eseguiti in varie tecniche<\/strong> &#8211; dall&#8217;acquarello alla penna e all&#8217;inchiostro, dal pastello alla gouache e all&#8217;acrilico &#8211; su qualsiasi qualit\u00e0 di carta, ci offrono l&#8217;opportunit\u00e0 di una rilettura del suo lavoro. Modellando e \u201cchiaroscurando\u201d le forme, con l&#8217;utilizzo anche di scorci prospettici, Ferber nei suoi fogli pi\u00f9 astratti riesce a comunicare il senso del volume e dello spazio.<\/p>\n<p>Seguendo inoltre un&#8217;indagine incentrata sul percorso tra progetti, studi preparatori e opere finite, molti dei disegni esposti raccontano l\u2019<em>iter<\/em> che porta alla realizzazione materica delle sculture presentate poich\u00e9 mette in luce la fitta rete di scambi tra il processo creativo e la sperimentazione di un sistema espressivo.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 accompagnata da un catalogo (Italiano, Inglese) con le riproduzioni a colori di tutte le opere esposte.<\/p>\n<p><strong><u>BIOGRAFIA<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Herbert Ferber nasce il 30 aprile 1906 a New York. Studi\u00f2 dapprima presso il College of the City of New York (CCNY) e poi alla Columbia University. Dak 1927 al 1930 studia scultura presso il National Academy of Design e lo stesso anno si laurea in odontoiatria praticando la professione negli anni a venire. Dal 1931 realizza le sue opere scultoree prediligendo legno e pietra, e il 1936 segna il suo ingresso nell\u2019Unione degli Artisti e la sua partecipazione al Primo Congresso degli Artisti Americani. Nel 1937 si tiene la sua prima mostra personale presso Midtown Galleries a New York, in questi anni la sua scultura \u00e8 figurativa in linea con il suo pensiero politico e con i suoi interessi verso la mitologia classica e gli studi sull\u2019inconscio. Nel 1940 entra a far parte di un gruppo di artisti anti-stalinisti \u2013 di cui facevano parte Ilya Bolotowsky, Adolph Gottlieb, Mark Rothko, Meyer Schapiro, David Smith e Bradley Walker Tomlin- assieme a cui fonda la <em>Federation of Modern Painters and Sculptors<\/em>. Da quest\u2019anno in avanti inizia ad abbandonare il legno in favore di nuove sperimentazioni che gli permettono di investigare lo spazio in misura diversa portandolo ad essere elemento centrale delle sue opere. Dopo aver visto la mostra di Henry Moore nel 1945 prova ad utilizzare il cemento rinforzato. Passa poi al metallo saldato e cos\u00ec crea le sue prime sculture astratte dalle forme biomorfe in cui appare chiaro il suo ripensamento sull\u2019iconografia archetipa che prende le mosse dal surrealismo storico. Nel 1950 entra a far parte del gruppo di artisti che saranno poi nominati The Irascibles in occasione di una protesta contro una giuria troppo conservatrice al Metropolitan Museum of Art ed \u00e8 socio fondatore di The Club, un circolo di artisti che s\u2019incontrano per discutere d\u2019arte al Greenwich Village. Inizia la sua piena maturit\u00e0 artistica.<\/p>\n<p>Nel 1951 il Museum of Modern Art acquista <em>Portait of Jackson Pollock<\/em> ed espone alla 1\u00b0 Biennale di San Paolo del Brasile, alla mostra \u201cAbstract Painting and Sculpture in America\u201d, curata da Andrew Carnduff Ritchie, tenuta al Museum of Modern Art, e alla mostra, organizzata da Leo Castelli, \u201c9th Street Show\u201d. Nel 1952 porta a termine il suo lavoro per la B&#8217;nai Israel Synagogue (Millburn) e matura una pi\u00f9 forte coscienza sull\u2019importanza dello spettatore nel definire lo spazio dell\u2019opera d\u2019arte. Nel 1956 firma la petizione che si schiera contro il progetto per il Guggenheim Museum dalle pareti curvilinee di Frank Lloyd Wright . Dal 1962 al 1979 \u00e8 Visiting Professor presso diverse prestigiose universit\u00e0: University of Pennsylvania, Philadelphia, Pennsylvania; Rutgers University, New Brunswick; Morse College, Yale University, New Haven; Rice University, Houston. Nel 1961 crea una delle prime istallazioni ambientali al chiuso presso il Whitney Museum of American Art di New York dal titolo <em>Sculpture as Environment<\/em> permettendo allo spettatore di entrare nello spazio interno della scultura stessa. Da allora, negli anni \u201970 e \u201980, continua a creare sculture su larga scala anche all\u2019aperto. Nel 1962 si tiene la sua prima grande retrospettiva presso il Walker Art Center di Minneapolis<\/p>\n<p>Nel 1991 muore a North Egremont.<\/p>\n<p><strong><u>SCHEDA TECNICA<\/u><\/strong><\/p>\n<p><em>Titolo mostra<\/em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Herbert Ferber. Scultura come metafora di un\u2019idea<\/p>\n<p><em>A cura di<\/em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Matteo Lorenzelli<\/p>\n<p><em>Sede<\/em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lorenzelli Arte Milano, corso Buenos Aires, 2<\/p>\n<p><em>Periodo<\/em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 15 febbraio &#8211; 30 aprile 2019<\/p>\n<p><em>Inaugurazione<\/em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 gioved\u00ec 14 febbraio 2019, ore 18.30<\/p>\n<p><em>Orari<\/em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 marted\u00ec\/sabato, ore 10.00\/13.00 &#8211; 15.00\/19.00. Luned\u00ec su appuntamento. Festivi chiuso<\/p>\n<p><em>Ingresso<\/em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 libero<\/p>\n<p><em>Catalogo<\/em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lorenzelli Arte n\u00b0 159<\/p>\n<p><em>Come raggiungerci<\/em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Metropolitana 1 (rossa), fermata Porta Venezia<\/p>\n<p>Tram: 9 fermata p.zza Oberdan\u00a0 Passante ferroviario: Porta Venezia<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>HERBERT FERBER Scultura come metafora di un\u2019idea 15 febbraio &#8211; 30 aprile 2019 Inaugurazione gioved\u00ec 14 febbraio, ore 18,30 Lorenzelli Arte riprende la stagione espositiva 2018\/2019 esplorando quel filone di ricerca che si prefigge l\u2019obiettivo di porre l&#8217;attenzione su nomi talvolta dimenticati in Italia, anche se presenti nei pi\u00f9 importanti musei del mondo, per riproporli &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/69853\/arte\/herbert-ferber-lorenzelli-arte-milano.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">HERBERT FERBER  Lorenzelli Arte Milano<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":69854,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[23731,1436,17],"class_list":["post-69853","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-arte","tag-herbert-ferber","tag-lorenzelli-arte","tag-milano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69853","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69853"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69853\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":69855,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69853\/revisions\/69855"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/69854"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69853"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69853"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69853"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}