
{"id":694,"date":"2009-06-04T08:37:21","date_gmt":"2009-06-04T06:37:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=694"},"modified":"2009-06-04T08:37:21","modified_gmt":"2009-06-04T06:37:21","slug":"rosa-barba-nathalie-djurberg-tobias-rehberger-e-grazia-toderi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/694\/arte\/rosa-barba-nathalie-djurberg-tobias-rehberger-e-grazia-toderi.html","title":{"rendered":"Rosa Barba, Nathalie Djurberg, Tobias Rehberger e Grazia Toderi"},"content":{"rendered":"<p>La galleria Gi\u00f2 Marconi \u00e8 lieta di annunciare la partecipazione di Rosa Barba, Nathalie Djurberg e Grazia Toderi alla 53esima Biennale di Venezia, all&#8217;interno della sezione dal titolo Fare Mondi \/ Making Worlds curata da Daniel Birnbaum: <\/p>\n<p>Rosa Barba esporr\u00e0 un&#8217;installazione composta da cinque proiettori 16 mm che formano un coro. L&#8217;idea alla base del lavoro \u00e8 quella dello stile policorale veneziano del tardo Riascimento e del primo Barocco, che prevedeva dei cori separati spazialmente che cantavano in alternanza. Si trattava anche del periodo in cui la costruzione teocentrica del mondo veniva lentamente rimpiazzata da una concezione umanistica della realt\u00e0. L&#8217;opera di Rosa Barba \u00e8 opportunamente intitolata Coro Spezzato: Il Futuro dura un Giorno<br \/>\nIl testo descrive idee per il futuro e analizza lo status quo attraverso una moltitudine di voci.I diversi pensieri del coro sono proiettati sull a parete come frammenti di testo. Sono coordinati tra di loro e seguono un ordine coreografato: i differenti loops rallentano e accelerano seguendo i testi proiettati, creando una sorta di dinamica idiosincratica.<br \/>\nL&#8217;installazione cattura un momento di ricostituzione e lo traduce in una coreografia silenziosa. La reale funzione del coro, ovvero il cantare ad alta voce, diventa vana. Oltre al ronzio dei cinque proiettori, questo coro non produce musica, ma frammenti di parole. L&#8217;intero spazio, con i suoi muri parlanti, diventa un archivio vivente di idee. <\/p>\n<p>L&#8217;installazione di Nathalie Djurberg intitolata The Experiment consiste in 34 grandi sculture, composte da fiori creati con i materiali che l&#8217;artista usa per le sue animazioni: creta, silicone, latex, filo di ferro, (styrofoam). Saranno proiettati tre nuovi film su tre schermi separati e inframezzati dalle opere scultoree. Hans Berg, il collaboratore musicale della Djurberg, ha creato una speciale colonn a sonora di sottofondo, che sottolinea la relazione tematica tra i film e le sculture. Il lavoro ricorda un surreale Giardino dell&#8217;Eden, un&#8217;utopia fallita.<br \/>\nIl primo film, inscenato in una caverna di cristallo, rappresenta una sorta di burattino, i cui arti e muscoli si muovono come se avessero essi stessi una volont\u00e0. Il secondo film segue una donna e un uomo che cercano di fuggire da una foresta in cui la vegetazione prende vita e cerca di distruggerli. Il terzo film, inscenato in differenti campi i colori tra cui verde scuro, giallo, rosso, arancione, esplora strutture di potere e abuso attraverso la mutua interazione di differenti gruppi di persone. <\/p>\n<p>Orbite Rosse (2009) di Grazia Toderi, \u00e8 una doppia proiezione video realizzata per la Biennale di Venezia, dove appaiono immagini notturne di scintillanti citt\u00e0 in continua trasformazione su due larghi ovali, affiancati come mappe celesti o terrestri, planisferi o cosmogrammi colorati e att raversati da tracciati e orbite luminose.<br \/>\nSono immagini fatte di sola luce, che arrivano alla nostra coscienza attraverso le due misteriose \u201corbite rosse\u201d dei nostri occhi. <\/p>\n<p>Il punto di partenza del lavoro di Tobias Rehberger per la Cafeteria del Palazzo delle Esposizioni \u00e8 stato quello di creare un progetto basato sull&#8217;idea di &#8216;dipinto abbagliante&#8217;,<br \/>\nuna sorta di pittura mimetica usata per rivestire le navi da guerra durante la Prima Guerra Mondiale allo scopo di rendere pi\u00f9 difficile al nemico l&#8217;individuazione delle navi da guerra e di quelle commerciali. L&#8217;esercito britannico, che ha inventato questa tecnica, assold\u00f2 18 artisti per dipingere le navi con forme geometriche inusuali e colori contrastanti. Uno di essi era il futurista britannico Edward Wadsworth.<br \/>\nTobias Rehberger trasferisce ora questa tecnica visuale sulla pavimentazione, sui muri e sull&#8217;arrademento dello spazio assegnato alla Cafeteria della Biennale ed enfatizza l&#8217;atmosfera con uno specchio sfaccettato posto dietro al bar.<br \/>\nWas du liebst, bring dich auch zum weinen non \u00e8 solo una semplice Cafeteria ma anche una sorta di scultura ambientale. <\/p>\n<p>Galleria GioMARCONI (info@giomarconi.com) <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La galleria Gi\u00f2 Marconi \u00e8 lieta di annunciare la partecipazione di Rosa Barba, Nathalie Djurberg e Grazia Toderi alla 53esima Biennale di Venezia, all&#8217;interno della sezione dal titolo Fare Mondi \/ Making Worlds curata da Daniel Birnbaum: Rosa Barba esporr\u00e0 un&#8217;installazione composta da cinque proiettori 16 mm che formano un coro. 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