
{"id":69218,"date":"2018-12-16T23:24:59","date_gmt":"2018-12-16T21:24:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=69218"},"modified":"2018-12-16T23:24:59","modified_gmt":"2018-12-16T21:24:59","slug":"la-magnifica-fabbrica-240-anni-del-teatro-alla-scala-da-piermarini-a-botta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/69218\/architettura\/la-magnifica-fabbrica-240-anni-del-teatro-alla-scala-da-piermarini-a-botta.html","title":{"rendered":"La Magnifica Fabbrica. 240 anni del Teatro alla Scala da Piermarini a Botta."},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-69219\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/12\/DSC05738-Museo-Teatrale-alla-Scala-cr-Andrea-Martiradonna-300x205.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"205\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/12\/DSC05738-Museo-Teatrale-alla-Scala-cr-Andrea-Martiradonna-300x205.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/12\/DSC05738-Museo-Teatrale-alla-Scala-cr-Andrea-Martiradonna-768x524.jpg 768w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/12\/DSC05738-Museo-Teatrale-alla-Scala-cr-Andrea-Martiradonna-500x341.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>La Magnifica Fabbrica. 240 anni del Teatro alla Scala da Piermarini a Botta.<\/strong><\/p>\n<p>Mostra a cura di Fulvio Irace e Pierluigi Panza.<\/p>\n<p>Allestimento di Italo Lupi, Ico Migliore, Mara Servetto.<\/p>\n<p>Con la collaborazione di Intesa Sanpaolo e la partnership di Mapei e Edison.<\/p>\n<p>La mostra, sostenuta da Intesa Sanpaolo e progettata da Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto all\u2019interno del museo Teatrale alla Scala, permette di ripercorrere l\u2019evoluzione del Teatro e dalla citt\u00e0 di Milano dal XVIII ad oggi.<\/p>\n<p>Un progetto che ha il suo punto di forza nel suo carattere polifonico: questo non solo in riferimento alla capacit\u00e0 di riordinare la complessit\u00e0 di contenuti e strumenti e trasformarla in narrazione, ma anche perch\u00e9 si tratta di un progetto sviluppato a sei mani.\u00a0 \u201cAnche questa volta, come nei molti progetti fatti insieme, siamo partiti dalla ricchezza dei contenuti per identificare un carattere espositivo chiaro e condiviso, da declinare poi in scenari narrativi e di esperienza memorabili\u201d afferma Ico Migliore.<\/p>\n<p>La mostra, a cura di Fulvio Irace e Pierluigi Panza, permette al pubblico di entrare nella storia della Scala e della citt\u00e0 di Milano, attraverso tante microstorie che si alternano nelle sei sale del Museo e all\u2019interno del Ridotto dei Palchi. Avanzare nei diversi spazi per il visitatore \u00e8, infatti, come addentrarsi nei capitoli di un libro, le cui pagine fuori scala sono esplose sulle pareti in un paesaggio di grafica ambientale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-69220\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/12\/DSC05581-Museo-Teatrale-alla-Scala-cr-Andrea-Martiradonna-300x240.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/12\/DSC05581-Museo-Teatrale-alla-Scala-cr-Andrea-Martiradonna-300x240.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/12\/DSC05581-Museo-Teatrale-alla-Scala-cr-Andrea-Martiradonna-768x614.jpg 768w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/12\/DSC05581-Museo-Teatrale-alla-Scala-cr-Andrea-Martiradonna-500x400.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il percorso della mostra <\/u><\/strong><\/p>\n<p>Il visitatore \u00e8 accolto all\u2019ingresso del Museo da una parete con la presentazione della mostra e un video introduttivo di circa 5 minuti; l\u2019esposizione prosegue al piano superiore, negli spazi della Biblioteca Livia Simoni, con il passaggio dalla sala video in cui sar\u00e0 visibile il filmato principale di 17 minuti che, grazie alla collaborazione di Rai Teche e Istituto Luce, presenta rari documenti filmati sulla storia scaligera dalla ricostruzione. A partire dalla stanza attigua inizia il percorso vero e proprio, che procede in ordine cronologico dal 1776, anno dell\u2019incendio del Regio Ducal Teatro, fino al Dopoguerra: concetto ispiratore dell\u2019allestimento \u00e8 un libro, le cui pagine fuori scala sono graficamente esplose sulle pareti in un paesaggio di grafica ambientale. Il tema del libro torna nella sala centrale in cui prende vita la metafora di un\u2019orchestra: su 30 leggii sono riportate altrettante immagini storiche e attuali della Scala, che si animano a canone, con un focus di volta in volta differente. Al di sopra dei leggii, in dialogo con essi, un\u2019ampia proiezione su uno schermo in forma di grande libro aperto. Un momento di forte sintesi sull\u2019evoluzione storica del teatro e della piazza antistante dal 1776 a oggi che riunisce in un racconto coinvolgente i diversi elementi presenti in mostra.<\/p>\n<p>Infine, nel Ridotto dei Palchi Arturo Toscanini \u00e8 proposto l\u2019ultimo capitolo della storia, il progetto dell\u2019architetto Mario Botta che nel 2004 ha ridisegnato la funzione dell\u2019edificio e il prossimo ampliamento previsto nel 2022 che arricchir\u00e0 di una nuova torre il profilo del Teatro. Al centro del Ridotto la splendida maquette in legno pregiato, realizzata da Ivan Kunz, riproduce con straordinaria minuzia costruttiva una sezione dell\u2019edificio in scala 1:75, offrendo la possibilit\u00e0 di entrare all\u2019interno della struttura esplorandone da diversi punti di vista le trasformazioni architettoniche e funzionali. \u00c8 qui che si innesta l\u2019intervento di Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto che incrocia l\u2019elemento fisico della maquette e quello digitale della realt\u00e0 aumentata per offrire un momento di approfondimento interattivo al visitatore che pu\u00f2 cos\u00ec addentrarsi in una realt\u00e0 tridimensionale, esplorando, come un moderno lillipuziano, l\u2019evoluzione del teatro. Curiosit\u00e0 e dati storici supportano, dunque, il racconto in un chiaro esempio di utilizzo mirato, quasi \u201cumanistico\u201d, della tecnologia concepita non come fine o effetto scenico, ma sapientemente calibrata al servizio del progetto. Il percorso \u00e8 completato da un video in cui l\u2019architetto Botta spiega il suo progetto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-69221\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/12\/thumbnail_image007-300x173.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"173\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/12\/thumbnail_image007-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/12\/thumbnail_image007-500x288.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/12\/thumbnail_image007.jpg 623w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il racconto della mostra non si limita per\u00f2 a ripercorrere le trasformazioni architettoniche del Teatro, ma esplora anche la sua integrazione nel tessuto urbano, e in particolare con l\u2019evoluzione della piazza. Non a caso le Gallerie d\u2019Italia, sede museale di Intesa Sanpaolo, ospiteranno la maquette del progetto di Botta insieme a due pannelli esplicativi, estensione della mostra al di fuori delle mura scaligere.<\/p>\n<p><strong><u>Le tappe della storia architettonica del Teatro <\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong>La Scala di Piermarini<\/strong><\/p>\n<p>Il Teatro alla Scala nacque da due distruzioni del patrimonio architettonico, e da due rifiuti. Le distruzioni furono una accidentale &#8211; il terzo incendio che distrusse il Regio Ducal Teatro &#8211; e una voluta &#8211; la demolizione della Chiesa di Santa Maria alla Scala per far posto al teatro. I gran rifiuti furono quello del maggior architetto italiano dell\u2019epoca, Luigi Vanvitelli, che disdegn\u00f2 l\u2019invito a progettare il nuovo teatro preferendo inviare a Milano il suo protetto, Giuseppe Piermarini, e quello dell\u2019immortale compositore Christoph Willibald Gluck, che prefer\u00ec lasciare l\u2019onore e l\u2019onere dell\u2019inaugurazione di un teatro lontano da Vienna al pi\u00f9 giovane compositore di corte, l\u2019italiano Antonio Salieri.<\/p>\n<p>In un mese, Piermarini predispose \u201ctutto di mano sua\u201d, come testimoniano le cronache, il progetto del teatro: piante, una sezione longitudinale e un disegno della facciata; con tanto di preventivo: 494.400 lire.<\/p>\n<p>Il\u00a0Piermarini realizz\u00f2 il teatro in stile neoclassico meno di due anni e il 3 agosto 1778 la Scala fu inaugurata. In un tempo analogamente rapido il teatro \u00e8 stato restaurato l\u2019ultima volta tra la fine del 2001 e il 7 dicembre 2004: in entrambi i casi sul palcoscenico fu rappresentata l\u2019opera Europa riconosciuta di Antonio Salieri. Ma tra queste due date molti cambiamenti sono avvenuti alla \u201cmagnifica fabbrica\u201d, che \u00e8 stata specchio dei cambiamenti sociali e tecnologici della citt\u00e0 e della societ\u00e0 e sempre all\u2019avanguardia nell\u2019introduzione delle tecnologie. La mostra, attraverso opere, pannelli, video, immagini, fotografie e proiezioni documenta questa storia.<\/p>\n<p><strong>Ottocento e Novecento<\/strong><\/p>\n<p>Come scrisse Luigi Lorenzo Secchi, \u201cnel periodo di tempo che corre tra il 1821 e il 1830, per opera diretta e per ideazione o ispirazione di Alessandro Sanquirico, ar\u00adchitetto e scenografo, la grande sala del Piermarini sub\u00ec consistenti rinnovamenti, tanto che fu cambiato lo stile e l\u2019aspetto di tutta la sala, anche nell\u2019illuminazione, che si era basata dapprima sull\u2019uso di candele e poi di lampade a olio\u201d.<\/p>\n<p>Nel febbraio del 1831, infatti, l\u2019architetto Giuseppe Tazzini fu chiamato a costruire l\u2019ala porticata su via Filodrammatici. \u00c8 sopra il cortile di questa ala che spunta oggi il cilindro o ellisse di Mario Botta. La successiva rivoluzione architettonica non avvenne all\u2019interno, ma dal 1856 all\u2019esterno, quando venne abbattuta la lista di case davanti al teatro e si diede vita a Piazza della Scala. Una rivoluzione prospettica nella visione del teatro che la mostra documenta con soluzioni tecnologiche di grande effetto. Il 26 dicembre 1883 la percezione del teatro si trasforma grazia alla nuova illuminazione elettrica realizzata da Edison. All\u2019inizio del secolo mut\u00f2 anche la fruizione dell\u2019opera lirica con l\u2019arrivo di Arturo Toscanini, che firm\u00f2 la sua prima stagione nel 1898 inaugurata con <em>I Maestri cantori di Norimberga<\/em>.\u00a0 Toscanini la fece finita con il teatro-salotto: impose che ci fosse buio in sala durante la messinscena, che si rispettasse il silenzio, che nessuno entrasse a opera iniziata (sino ad allora era una consuetudine). Impose ai cantanti di evitare fraseggi personali e viet\u00f2 i bis anche delle arie pi\u00f9 celebri. Nel 1907 vennero potenziati gli impianti elettrici e fu costruito il golfo mistico abbassando la sede dell\u2019orchestra.<\/p>\n<p>Luigi Lorenzo Secchi, nominato ingegnere capo nel 1932, fu l\u2019\u201cinnovatore e ricostruttore\u201d della Scala. Secchi ide\u00f2 la distribuzione verticale del teatro, realizzando, nel \u201933, le scale degli specchi e fra il 1934 e il 1935 fu progettata e realizzata una radicale tra\u00adsformazione.\u00a0 Si tratt\u00f2 di ridurre a volta i soffitti piani dei corridoi, per farli uguali a quelli delle originali scale a tenaglia del Pierma\u00adrini; di sostituire le vecchie porte con altre montate su stipiti e intonate allo stile della grande sala; e si dovette pure provvedere sia alla ristrutturazione dell\u2019impianto di illuminazione, sia all\u2019ado\u00adzione di numeri e lettere in bronzo dorato per la numerazione dei palchi e le diciture sulle pareti. Con questi interventi, la Scala assunse quell\u2019ambientazione classica stile Nuovo impero che la contraddistingue: in mostra alcune foto del suo immenso patrimonio, conservato oggi al Politecnico.<\/p>\n<p>La notte tra il 15 e il 16 agosto 1943 la Scala fu bombardata. Nei quattro mesi successivi, la demolizione e la messa in sicurezza delle strutture pericolanti. Quindi il Secchi inizi\u00f2 la ricostruzione. Le decorazioni dei palchi vennero risistemate usufruendo dei calchi degli originali, in cartapesta, del Sanquirico. Venne risistemato anche il lampadario, che era stato ricoverato alla Bovisa ma che venne bombardato: furono risistemate le sue 352 lampade e le sue catene di cristalli di Boemia. Fu cos\u00ec che la Scala rinacque: l\u201911 maggio 1946 Toscanini, tornato dall\u2019America, diresse Mafalda Favero e la debuttante Renata Tebaldi con Giovanni Malipiero nel concerto inaugurale.<\/p>\n<p><strong>La Scala di Mario Botta<\/strong><\/p>\n<p>Altre vicissitudini caratterizzarono il Dopoguerra, dal rifacimento della volta alla realizzazione di nuovi servizi tecnologici, alla costruzione della Piccola Scala, successivamente chiusa e la realizzazione del cosiddetto Sistema Scala, comprendente il recupero dell\u2019ex Ansaldo convertito in laboratorio per la realizzazione delle scene e dei costumi.<\/p>\n<p>Poi fu la volta del grande intervento di restauro condotto dall\u2019aprile del 2002 al dicembre 2004 articolato in tre parti: restauro conservativo dell\u2019area monumentale, rifacimento del palcoscenico con rimozione del vecchio palco di Secchi e ristrutturazione della torre scenica.\u00a0 I tre aspetti sono stati curati dall\u2019architetto Elisabetta Fabbri per la conservazione della parte monumentale, dall\u2019ingegnere direttore degli allestimenti scenici della Scala Franco Malgrande per il rifacimento del palcoscenico e dall\u2019architetto Mario Botta insieme allo studio dell\u2019arch. Emilio Pizzi per il concept e i nuovi volumi, in particolare la torre scenica e l\u2019ellisse costruito sopra l\u2019ex Casino Ricordi ovvero l\u2019ala lungo via Filodrammatici.<\/p>\n<p>L\u2019area di scena \u00e8 diventata di 1.600 metri quadrati, con un palcoscenico di 22&#215;34 metri. L\u2019altezza della torre scenica \u00e8 di 56 metri, di cui 18 sotto terra. In sostanza, si tratta di tre spazi di identica altezza di 18 metri che possono ospitare l\u2019intera scenografia, ai quali si aggiunge, come quarto, lo spazio laterale dove era ubicata la Piccola Scala. L\u2019altro nuovo volume progettato da Botta \u00e8 a forma di ellisse e prende il posto delle superfetazioni realizzate sopra i tetti dell\u2019ala lungo via Filodrammatici nel corso degli ultimi decenni. In questa stessa area, sul retro dell\u2019ex Casino Ricordi, Botta ha recuperato il vuoto della corte presente all\u2019interno del complesso della Scala.\u00a0 Nell\u2019ellisse, costruita in acciaio e cemento armato e rivestita in botticino chiaro, trovano posto i servizi, i camerini e gli spogliatoi. \u00a0Dopo questo restauro, la riapertura della Scala \u00e8 avvenuta il 7 dicembre 2004 con la stessa opera che aveva inaugurato il Teatro il 3 agosto del 1778: <em>Europa riconosciuta<\/em> di Antonio Salieri, diretta da Riccardo Muti.<\/p>\n<p><strong>La Scala di domani<\/strong><\/p>\n<p>Il prossimo anno lungo via Verdi, dietro l\u2019attuale torre scenica, spunter\u00e0 una nuova torre, sempre firmata da Botta.\u00a0 Servir\u00e0 per\u00a0raggruppare gli uffici, parte dei quali sono attualmente ospitati all\u2019esterno del Teatro in spazi in locazione, e aumentare l\u2019offerta di spazi\u00a0 per ballerini e musicisti con nuove sale di prova, oltre che ampliare ulteriormente il retropalco.<\/p>\n<p>Se l\u2019intervento del 2002-2004 investiva direttamente\u00a0la facciata, il nuovo cantiere si svolge tutto dentro il profilo della via Verdi e vuole dare risposta architettonica ai problemi di potenziamento\u00a0ingegneristico dei servizi e delle attrezzature sceniche. La nuova torre ricorda, per lo sbalzo, la Torre Velasca e richiama a una Milano medioevale. Il linguaggio \u00e8 quello tipico dell\u2019architetto ticinese: geometrie precise, alternanza di pieni e vuoti e cura nel rivestimento. Come per la torre scenica nel 2004, si scaver\u00e0 diciotto metri al di sotto del suolo (gli ultimi metri sono sotto il livello della falda acquifera) e si arriver\u00e0 all\u2019altezza della Torre stessa (circa 36 metri fuori terra). Complessivamente sono sei piani sotterranei e undici fuori terra. I piani sotterranei saranno in gran parte occupati da un unico spazio, la sala prove per l\u2019orchestra, con una superficie di circa 310 metri quadri e alta 14 metri. Le dimensioni e l\u2019altezza della Sala, appositamente concepite dal punto di vista acustico con la consulenza del noto progettista acustico Yasuhisa Toyota, consentiranno di avere il miglior risultato musicale per le prove e di poter utilizzare tale ambiente anche come sala d\u2019incisione.<\/p>\n<p>Il palcoscenico diventer\u00e0 invece ancora pi\u00f9 profondo raggiungendo la misura record di 70 metri con la creazione di un\u2019area in cui sar\u00e0 possibile eseguire il montaggio\/smontaggio delle scene senza disturbare le attivit\u00e0 di prova o spettacolo in corso.<\/p>\n<p>Saranno inoltre realizzati una nuova Sala Prova Ballo della superficie di circa 150 mq, posta all\u2019ultimo piano dell\u2019edificio, e nuovi spazi per l\u2019Archivio storico documentale, attualmente ubicato in un deposito esterno.<\/p>\n<p>L\u2019ultimazione del nuovo edificio \u00e8 prevista entro il secondo semestre 2022.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Museo Teatrale alla Scala<\/p>\n<p>Largo Ghiringhelli, 1 \u2013 Milano<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.museoscala.org\">www.museoscala.org<\/a><\/p>\n<p>4 dicembre 2018 \u2013 30 aprile 2019<\/p>\n<p>Tutti i giorni 9.00 \u2013 17.30.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Magnifica Fabbrica. 240 anni del Teatro alla Scala da Piermarini a Botta. 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