
{"id":67633,"date":"2018-09-06T08:44:14","date_gmt":"2018-09-06T06:44:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=67633"},"modified":"2018-09-06T08:44:14","modified_gmt":"2018-09-06T06:44:14","slug":"furla-series-02-haegue-yang-tightrope-walking-and-its-wordless-shadow","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/67633\/arte\/furla-series-02-haegue-yang-tightrope-walking-and-its-wordless-shadow.html","title":{"rendered":"FURLA SERIES #02  HAEGUE YANG: TIGHTROPE WALKING AND ITS WORDLESS SHADOW"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-67634\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/09\/3_BoxingBallett4S0B2805-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/09\/3_BoxingBallett4S0B2805-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/09\/3_BoxingBallett4S0B2805-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/09\/3_BoxingBallett4S0B2805-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/09\/3_BoxingBallett4S0B2805-720x480.jpg 720w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/09\/3_BoxingBallett4S0B2805-272x182.jpg 272w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>FURLA SERIES <\/strong><strong>#02<\/strong><\/p>\n<p><strong>HAEGUE YANG: TIGHTROPE WALKING AND ITS WORDLESS SHADOW<\/strong><\/p>\n<p><strong>a cura di Bruna Roccasalva<br \/>\npromossa da Fondazione Furla e dalla Triennale di Milano<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Triennale di Milano<br \/>\n7 settembre \u2013 4 novembre 2018<\/strong><\/p>\n<p>In occasione dell\u2019inaugurazione:<\/p>\n<p><strong><em>Encountering Isang Yun,<\/em><\/strong> concerto con musiche di Isang Yun<\/p>\n<p>con Fabio Bagnoli (oboe) e Francesco Dillon (violoncello)<\/p>\n<p><strong>La Triennale di Milano<\/strong> e <strong>Fondazione Furla <\/strong>presentano <strong><em>Haegue Yang:<\/em><\/strong> <strong><em>Tightrope Walking and Its Wordless Shadow<\/em><\/strong>, una mostra a cura di <strong>Bruna Roccasalva<\/strong>, promossa da Fondazione Furla e dalla Triennale di Milano.<\/p>\n<p>Prima mostra personale di Haegue Yang in un\u2019istituzione italiana, <strong><em>Tightrope Walking and Its Wordless Shadow <\/em><\/strong>raccoglie la vasta gamma di mezzi espressivi che contraddistinguono la sua pratica: dal collage al video, dalle sculture performative alle grandi installazioni. L\u2019estrema variet\u00e0 dei riferimenti e delle visioni prodotte, che si muovono su una sottile linea tra l\u2019indagine sociale e la storia, tra il vissuto personale e la memoria collettiva, genera percorsi immaginifici di grande potenza evocativa in cui oggetti, persone e luoghi sono inestricabilmente interconnessi.<\/p>\n<p><strong><em>Tightrope Walking and Its Wordless Shadow <\/em><\/strong>si articola in tre ambienti che attraverso la combinazione di lavori iconici e nuove ambiziose produzioni \u2013 che rappresentano nodi cruciali nella produzione dell\u2019artista dal 2000 a oggi \u2013 restituisce gli elementi ricorrenti nel suo lavoro: l\u2019interesse per l\u2019astrazione e la geometria; il movimento e la performativit\u00e0; la relazione tra \u201cpiegare\u201d e \u201cdispiegare\u201d, che l\u2019artista esplora come pratiche interconnesse. Al centro c\u2019\u00e8 la sua ricerca dell\u2019\u201cinesprimibile\u201d: l\u2019urgenza di creare un linguaggio la cui potenzialit\u00e0 \u00e8 come la camminata di un funambolo, in cui ogni movimento \u00e8 molto pi\u00f9 che dinamico, \u00e8 carico di una tensione che evoca emozioni e percezioni.<\/p>\n<p>Aprono il percorso due lavori esposti raramente in passato ma considerati seminali: <strong><em>134.9 m\u00b3<\/em><\/strong> (2000-2018) e <strong><em>81 m\u00b2<\/em><\/strong> (2002-2018)<em>, <\/em>appartenenti rispettivamente alle serie <em>Thread Installations<\/em> e <em>Chalk Line Drawings.<\/em><\/p>\n<p><em>134.9 m\u00b3<\/em> \u00e8 una barriera quasi invisibile costituita da fili di cotone rosso &#8211; tesi tra due pareti a intervalli di 10 cm e con l\u2019impercettibile inclinazione di un grado &#8211; che isola un angolo della sala precludendone l\u2019accesso. Il tracciato sembra proseguire sul muro retrostante con <em>81 m\u00b2<\/em>: una sequenza di linee rette disegnate a gesso rosso che si confondono con i fili, creando un effetto ottico di sottile movimento.<\/p>\n<p><em>Thread Installations<\/em> e <em>Chalk Line Drawings<\/em>, che prendono di volta in volta il titolo dalla misura dello spazio occupato, sono tra le prime opere di natura installativa realizzate da Yang e contengono in nuce aspetti centrali di tutta la sua produzione successiva: dall\u2019interesse per la geometria all\u2019impiego di materiali d\u2019uso comune, fino all\u2019attitudine ad articolare una spazialit\u00e0 ambivalente, concettuale e percettiva, accessibile e inaccessibile allo stesso tempo.<\/p>\n<p>All\u2019interno della porzione di spazio delimitata da queste due installazioni, si intravvede un altro dei primi lavori dell\u2019artista, <strong><em>Science of Communication #1 \u2013 A Study on How to Make Myself Understood<\/em> <\/strong>(2000), che testimonia il suo continuo e faticoso confronto con le problematiche del linguaggio all\u2019interno dei processi di integrazione culturale e sociale. Il testo inizialmente scritto da Yang come flusso di riflessioni personali in una commistione indecifrabile di lingue \u00e8 stato successivamente editato, tradotto in inglese e restituito in forma comprensibile da un traduttore professionista. L&#8217;artista muove dalla propria vicenda biografica &#8211; si \u00e8 trasferita nel 1999 in Germania dalla nativa Corea per completare gli studi universitari a Francoforte \u2013 e dalla difficolt\u00e0 incontrata quotidianamente nel tradurre il proprio pensiero in una lingua straniera.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 della mediazione altrui per realizzare quest\u2019opera esprime l\u2019insicurezza e la vulnerabilit\u00e0 dell\u2019artista, ampliando allo stesso tempo la riflessione alla pi\u00f9 generale difficolt\u00e0, se non impossibilit\u00e0, di comunicare se stessi attraverso il linguaggio.<\/p>\n<p>Questo sentimento di incomunicabilit\u00e0 echeggia anche in <strong><em>Mirror Series<\/em><\/strong> \u2013 <strong><em>Back<\/em><\/strong> (2006), uno specchio ovale appeso con la superficie riflettente rivolta verso la parete, come a dare le spalle allo spettatore e al mondo, con un gesto di negazione cosciente e di rifiuto attivo di un ruolo prestabilito e convenzionale. L\u2019opera fa parte di un gruppo di sei lavori<em> (Mirror Series, <\/em>2006-2007) in cui l\u2019artista indaga diversi modi attraverso cui uno specchio pu\u00f2 venire meno alla funzione di riflettere l\u2019immagine di fronte a s\u00e9. <em>Mirror Series<\/em> esemplifica anche il peculiare approccio alla figurazione di Yang, che nei suoi lavori allude alla figura umana senza mai rappresentarla direttamente o, come in questo caso, evocandone l\u2019assenza.<\/p>\n<p>Dalle \u201cbarriere permeabili e trasparenti\u201d di <em>134.9 <\/em><em>m\u00b3<\/em> si passa a <strong><em>Cittadella<\/em> <\/strong>(2011), una monumentale installazione composta da 176 tende veneziane che occupa lo spazio centrale della mostra: un ambiente multisensoriale fatto di complesse strutture modulari, attraversate dai visitatori che si muovono al suo interno e da una coreografia ipnotica di luci, mentre diversi profumi si diffondono nello spazio alludendo a un \u201caltrove\u201d. Il titolo <em>Cittadella<\/em> rimanda a una fortificazione impenetrabile ma l\u2019esclusivit\u00e0 di questa architettura \u00e8 parzialmente illusoria. Le pareti di tende attraversate dai fasci di luce si rivelano permeabili allo sguardo, e i passaggi che si aprono nella geometria esterna della struttura invitano lo spettatore ad addentrarsi e attraversarla.<\/p>\n<p>Da questo suggestivo e immersivo percorso si passa a un altro ambiente, una sorta di sala da ballo sulle cui pareti si dispiega un intervento simile a un murales appartenente alla serie in continua evoluzione dei <strong><em>Trustworthies<\/em><\/strong> (iniziata nel 2010). In questo importante ciclo di opere Yang combina diversi materiali grafici: buste con pattern stampati, la sua personalissima rielaborazione della carta millimetrata (<em>Grid Blocs<\/em>, iniziata nel 2000), vinili riflettenti, immagini di dispositivi tecnici e motivi naturalistici. La serie nasce con la casuale scoperta da parte dell&#8217;artista dell\u2019affascinante variet\u00e0 dei pattern della carta di sicurezza, la stampa usata per l&#8217;interno delle buste di documenti con la funzione di proteggere la natura confidenziale del loro contenuto. Mettendo in luce le possibilit\u00e0 estetiche di questi pattern, Yang li usa per creare dei collage: inizialmente paesaggi astratti composti da semplici linee orizzontali, che nel tempo assumono composizioni sempre pi\u00f9 complesse &#8211; onde, rifrazioni, mulini a vento, composizioni a x, intrecci, caleidoscopi &#8211; e incorporano materiali eterogenei come carta da origami, carta vetrata, carta olografica, carta millimetrata, fino a uscire dai confini delle cornici per occupare l\u2019intera parete. Negli interventi pi\u00f9 recenti, come quello in mostra, i <em>Trustworthies<\/em> sono diventati per l\u2019artista uno strumento per creare complesse ambientazioni che ospitano lavori scultorei.<\/p>\n<p>Le figurazioni immaginifiche che si dispiegano lungo le pareti della sala fanno da cornice alla \u201cdanza\u201d di due sculture performative della serie <em>Dress Vehicles<\/em> (inziata nel 2011) prodotte per l\u2019occasione.<\/p>\n<p>Ispirati a forme e concezioni diverse di danza, come le <em>Danze Sacre<\/em> dello spiritualista russo Georges I. Gurdjieff e i costumi geometrici dei <em>Triadic Ballet<\/em> (1922) di Oskar Schlemmer, i<em> <strong>Sonic Dress Vehicles<\/strong><\/em> presentati in mostra, sono pensati dall\u2019artista per \u201cvestire\u201d il pubblico e, come \u201cmaschere\u201d, dare a chi le indossa una diversa identit\u00e0, rivelando allusioni ai travestimenti delle drag queen, alle danze tradizionali con le maschere e al teatro delle marionette.<\/p>\n<p>Per Yang la danza \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di un genere, \u00e8 una forma complessa di espressione, in cui impulsi fisici, socio-politici, spirituali e ritualistici convergono. I suoi <em>Dress Vehicles<\/em> non consentono molta libert\u00e0 di movimento: secondo l\u2019artista infatti \u00e8 nel semplice esercizio di spingere queste gigantesche strutture che si pu\u00f2 sentire il &#8220;peso&#8221; della danza, avere la sensazione di essere \u201csovrastati\u201d da questi splendidi costumi o, al contrario, \u201cemancipati\u201d dalla possibilit\u00e0 di muoverli nello spazio. Corpi ibridi in cui architettura, scultura e performance si fondono, i <em>Sonic Dress Vehicles<\/em> sono anche una sintesi perfetta della sfaccettata natura del lavoro di Yang che la mostra racconta.<\/p>\n<p>Dall\u2019approccio minimalista che contraddistingue la prima sala all\u2019esuberanza fastosa dell\u2019ultimo ambiente, il percorso espositivo riflette gli estremi tra cui si muove la sperimentazione continua di Haegue Yang, in cui l&#8217;incontro casuale con un oggetto o un materiale pu\u00f2 generare forme, emozioni e narrazioni inaspettate e dove la negazione di conoscenze acquisite coincide sempre con l\u2019apertura di nuove prospettive.<\/p>\n<p><strong><em>Encountering Isang Yun<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Durante l\u2019inaugurazione si svolger\u00e0 nelle sale della mostra il concerto <strong><em>Encountering Isang Yun<\/em>,<\/strong> dedicato all\u2019opera del compositore coreano Isang Yun (1917-1995), in cui sar\u00e0 presentata una selezione delle sue composizioni per oboe e violoncello: <em>Ost-West-Miniatur I<\/em> (1994); <em>Piri <\/em>(1971); <em>Gliss\u00e9es <\/em>(1970); <em>Ost-West-Miniatur II<\/em> (1994).<\/p>\n<p>Yun \u00e8 conosciuto in tutto il mondo non solo per l&#8217;innovativo percorso musicale ma anche per le tormentate vicende politiche che hanno segnato la sua vita durante il periodo della Guerra Fredda.<\/p>\n<p>Cresciuto durante l&#8217;occupazione giapponese della penisola coreana (1919-45), Yun aveva imparato a suonare il violoncello e aveva studiato musica in Corea e in Giappone, partecipando attivamente al movimento anti-giapponese. Dopo la guerra coreana (1950-53), Yun cominci\u00f2 a comporre, e nel 1956 part\u00ec per l&#8217;Europa per studiare dodecafonia. Le sue composizioni, eseguite con strumenti occidentali ma ispirate a tecniche tradizionali coreane e ad antiche storie popolari, cominciarono a essere apprezzate a livello internazionale.<\/p>\n<p>Nel 1967, Yun fu rapito e portato a Seoul dove venne accusato di spionaggio, nel cosiddetto \u201cIncidente di Berlino Est\u201d. Yun e centinaia di altri intellettuali e artisti coreani furono imprigionati e torturati. Venne liberato solo nel 1969, grazie alle pressioni internazionali di musicisti e intellettuali, ma non venne mai riabilitato dal punto di vista politico. Poco dopo, fu naturalizzato come cittadino tedesco e non torn\u00f2 mai pi\u00f9 in patria. Mor\u00ec di polmonite a Berlino nel 1995.<\/p>\n<p>Yun simboleggia la divisione ideologica della penisola Coreana che sopravvive ancora oggi, e la sua polarizzazione tra destra e sinistra: Yun \u00e8 il massimo artista nazionale, una figura tragica e celebre, ma al contempo \u00e8 marchiato dall&#8217;estrema destra come grande traditore di sinistra. Elogiato e costretto al silenzio da entrambi i lati della Corea, gli eventi che hanno turbato la sua vita hanno pesantemente messo in ombra e isolato la sua eredit\u00e0 musicale<\/p>\n<p><strong>Catalogo<\/strong><\/p>\n<p>In occasione della mostra sar\u00e0 pubblicata l\u2019antologia <em>Haegue Yang:<\/em> <em>Tightrope Walking and Its Wordless Shadow, <\/em>curata da Bruna Roccasalva ed edita da Skira editore.<\/p>\n<p>Il volume, in edizione bilingue (inglese\/italiano), raccoglie una selezione delle interviste e dei saggi pi\u00f9 significativi sul lavoro dell\u2019artista dal 2006 al 2018 ed \u00e8 corredato da un ricco apparato iconografico con opere storiche e documentazione dei lavori in mostra.<\/p>\n<p><strong>Haegue Yang<\/strong> (1971, Seoul, Corea del Sud. Vive e lavora tra Berlino e Seoul) \u00e8 una delle artiste pi\u00f9 riconosciute della sua generazione. Dopo gli studi nella nativa Corea (Seoul National University, 1994), Haegue Yang si trasferisce in Germania e consegue un <em>Meistersch<\/em><em>\u00fc<\/em><em>ler<\/em> alla St\u00e4delschule di Francoforte (1999), dove attualmente insegna, mentre prosegue la sua attivit\u00e0 espositiva internazionale. Ha esposto con mostre personali presso importanti musei tra cui: Walker Art Center, Minneapolis (2009); Aspen Art Museum, Aspen (2011); Haus der Kunst, Monaco di Baviera (2012); Bergen Kunsthall (2013); Leeum, Samsung Museum of Art, Seoul (2015); Ullens Center for Contemporary Art, Beijing (2015); Centre Pompidou, Parigi (2016); Museum Ludwig di Colonia (2018) con la mostra retrospettiva <em>ETA 1994-2018.<\/em><\/p>\n<p>Ha partecipato a importanti manifestazioni internazionali tra cui: Biennale di Gwangju (2010); dOCUMENTA 13, Kassel (2012); Biennale di Taipei (2014); Sharjah Biennale 12 (2015); Biennale di Sydney (2018) e Biennale di Liverpool (in corso fino al 28 ottobre 2018). Nel 2009 ha rappresentato la Corea alla 53.a Biennale di Venezia. Yang \u00e8 la vincitrice dell\u2019ultima edizione del prestigioso Wolfgang Hahn Prize.<\/p>\n<p><strong>Haegue Yang: <em>Tightrope Walking and Its Wordless Shadow <\/em><\/strong><\/p>\n<p>a cura di Bruna Roccasalva<\/p>\n<p>7 settembre \u2013 4 novembre 2018<\/p>\n<p>Triennale di Milano<\/p>\n<p>conferenza stampa e press preview: gioved\u00ec 6 settembre, ore 11.3<\/p>\n<p>inaugurazione: gioved\u00ec 6 settembre\u00a02018, ore 19.00<\/p>\n<p>In occasione dell\u2019inaugurazione, alle ore 19.30<\/p>\n<p><strong><em>Encountering Isang Yun <\/em><\/strong><\/p>\n<p>concerto con musiche di Isang Yun<\/p>\n<p>con Fabio Bagnoli (oboe) e Francesco Dillon (violoncello)<\/p>\n<p><strong>Triennale di Milano<\/strong><\/p>\n<p>Viale Alemagna 6<\/p>\n<p>20121 Milano<\/p>\n<ol>\n<li>+39 02 724341<\/li>\n<\/ol>\n<p><a href=\"http:\/\/www.triennale.org\">www.triennale.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FURLA SERIES #02 HAEGUE YANG: TIGHTROPE WALKING AND ITS WORDLESS SHADOW a cura di Bruna Roccasalva promossa da Fondazione Furla e dalla Triennale di Milano Triennale di Milano 7 settembre \u2013 4 novembre 2018 In occasione dell\u2019inaugurazione: Encountering Isang Yun, concerto con musiche di Isang Yun con Fabio Bagnoli (oboe) e Francesco Dillon (violoncello) La &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/67633\/arte\/furla-series-02-haegue-yang-tightrope-walking-and-its-wordless-shadow.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">FURLA SERIES #02  HAEGUE YANG: TIGHTROPE WALKING AND ITS WORDLESS SHADOW<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":67634,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[22639,22642,19284,22643,22638,22640,22641,647],"class_list":["post-67633","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-arte","tag-bruna-roccasalva","tag-fabio-bagnoli","tag-fondazione-furla","tag-francesco-dillon","tag-furla-series-02","tag-haegue-yang","tag-isang-yun","tag-triennale-di-milano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67633","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67633"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67633\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67635,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67633\/revisions\/67635"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/67634"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67633"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67633"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67633"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}