
{"id":66755,"date":"2018-04-18T08:22:04","date_gmt":"2018-04-18T06:22:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=66755"},"modified":"2018-05-27T17:33:28","modified_gmt":"2018-05-27T15:33:28","slug":"skira-presentazione-del-libro-palazzo-citterio-verso-la-grande-brera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/66755\/libri\/skira-presentazione-del-libro-palazzo-citterio-verso-la-grande-brera.html","title":{"rendered":"SKIRA presentazione del libro Palazzo Citterio verso la Grande Brera"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-66756\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/05\/567f036a999749bb67b7f49824e6699f19f1d9b4.jpeg\" alt=\"\" width=\"288\" height=\"283\" \/><\/p>\n<p><strong>ECCO FINALMENTE! PALAZZO CITTERIO<\/strong> in via Brera apre le porte per festeggiare la conclusione del cantiere di recupero e restauro, durato meno di tre anni (7 maggio 2015 &#8211; 30 gennaio 2018). I lavori sono stati finanziati dal Ministero nel 2012 con fondi Cipe (delibera CIPE n. 38\/2012), nell\u2019ambito del programma \u201cGrande Brera\u201d (con l\u2019allora Ministro Lorenzo Ornaghi); progettati, messi in gara in appalto integrato e aggiudicati nell\u2019aprile 2014 per un importo dei lavori di circa 9,9 milioni di euro (Stazione appaltante Direzione regionale della Lombardia poi Segretariato della Lombardia del MiBACT).<\/p>\n<p>In tanti del Ministero si sono occupati di Palazzo Citterio, da quando fu acquistato nel 1972 dalla Stato, su proposta del Soprintendente Gisberto Martelli, e l\u2019adesione della societ\u00e0 civile milanese. I lavori, pi\u00f9 volte intrapresi, dal 1975 fino agli anni pi\u00f9 recenti hanno perseguito visioni note alla cronaca con i nomi <em>Grande Brera<\/em>, <em>Brera 2<\/em>, <em>Brera in Brera<\/em>, poi di nuovo <em>Grande Brera<\/em>.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle difficolt\u00e0, le molte interruzioni, cambiamenti e l\u2019avvicendarsi di progetti e persone, quell\u2019idea si \u00e8 dimostrata lungimirante, nel mettere a frutto principalmente la posizione del palazzo; difficile da realizzarsi invece nella trasformazione a museo di un palazzetto nato per essere una residenza privata.<\/p>\n<p>Il cantiere si mostra e si racconta in un libro <em>Palazzo Citterio verso la Grande Brera<\/em>, a cura di Antonella Ranaldi, Paolo Savio, Annamaria Terafina con i testi di Carla Di Francesco, Caterina Bon Valsassina, Alberto Artioli, Amerigo Restucci, Giovanni Carbonara, Antonella Ranaldi, e la cronologia di Annamaria Terafina (Milano, Skira, 2018), che segue a quello precedente di Caterina Bon Valsassina <em>Il caso Palazzo Citterio <\/em>(Milano, Skira, 2014) del racconto delle vicende iniziate con l\u2019acquisto del palazzo per farne il futuro museo<em>.<\/em><\/p>\n<p>Una mostra con le fotografie di Maurizio Montagna, accompagner\u00e0 le visite al palazzo a documentare il prima e il dopo lavori e tracciare l\u2019ultimo atto di un difficile percorso per consegnare il palazzo alla collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Di Citterio si \u00e8 voluto recuperare e restaurare sia quanto restava del palazzetto storico, sia quanto realizzato nel recente passato &#8211;\u00a0 le sale degli anni settanta (progettate da Giancarlo Ortelli e Edoardo Sianesi, con Franco Russoli), le sale ipogee del progetto Stirling-Wilford, espressione di orientamenti museali indirizzati alla contemporaneit\u00e0 con sale di certo appeal e iconiche. &#8211; per rendere funzionale il tutto e dotarlo di impianti, collegamenti, comfort e spazi per la prevista destinazione museale.<\/p>\n<p>Palazzo Citterio si consegna alla citt\u00e0 e a Brera come uno spazio unico, molto atteso e ambito a Milano. \u00c8 nelle parti storiche del piano nobile una casa museo, nell\u2019eredit\u00e0 delle sale della dimora dei Citterio, e consegna vasti spazi espositivi sia per le collezioni permanenti che per mostre ed eventi in sale capienti, luminose e moderne. Il giardino aggiunge un prezioso tassello che incrementa di valore di contemporaneit\u00e0 e storicit\u00e0 lo spazio interstiziale, con la \u2018Collina di Ermes\u2019 su progetto di Attilio Stocchi e il \u2018muro longobardo\u2019 di Paladino, fondale, affaccio e tramite naturale verso Brera e l\u2019Orto botanico. Cos\u00ec vanno a riunirsi, come era l\u2019intenzione iniziale. Sar\u00e0 per la presenza in Brera degli Umiliati, poi dei Gesuiti, ma voglio ben sperare che gli accidenti della storia e della cronaca trovino ora una loro risoluzione nel sole e luna, simbolo degli Umiliati, ricongiunti.\u00a0 Ecco Palazzo Citterio.\u00a0\u00a0Antonella Ranaldi, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano<\/p>\n<p>I lavori, durati meno di tre anni, sono stati eseguiti dall\u2019Impresa Cobar s.p.a. di Altamura e Ronga di Salerno, su progetto definitivo ed esecutivo coordinato da Amerigo Restucci, con la consulenza per il restauro di Giovanni Carbonara e Stazione appaltante il Segretariato regionale della Lombardia diretto da Marco Minoja, coadiuvato dai funzionari degli Uffici del Segretariato, della Soprintendenza di Milano e del Museo di Brera.<\/p>\n<p><strong>Un percorso nel palazzo<\/strong><\/p>\n<p>Le fotografie del 1975 all\u2019avvio dei lavori promossi da Franco Russoli, quelle del 1985 e infine quelle pi\u00f9 vicine del 2014, ante lavori, mostrano i segni degli anni di permanenza dei cantieri e pi\u00f9 ancora degli anni in cui ha vissuto le pause dei cantieri interrotti. Si trattava nell\u2019esecuzione di far sentire il sapore di una casa museo nell\u2019infilata delle stanze al piano nobile, che si affacciano con ampie finestre e balconcini in ferro battuto su via Brera, e nelle sale di rappresentanza sul retro verso il giardino con l\u2019inattesa saletta pompeiana di passaggio, la pregiata sala da bagno rivestita in marmi di Candoglia. Il rispetto delle stratificazioni ha guidato il progetto. Sia le trasformazioni della casa privata, nella successione di fasi decorative diverse sui soffitti delle sale su via Brera, evitando, sebbene si tratti di decorazioni non eccelse, cancellazioni e improponibili completamenti. Sia quelle moderne compiute negli ultimi quarant\u2019anni. Si \u00e8 trattato di far coesistere le varie parti, legarle funzionalmente, lasciando che l\u2019edificio si mostrasse nella sua stratificazione. L\u2019effetto che pu\u00f2 suscitare a chi si aspetta una uniformit\u00e0 di stile sar\u00e0 estraniante, ma il suo fascino risiede in questo, nel passare da una zona all\u2019altra e ripercorre gli interventi passati, che i molti anni del cantiere avevano precocemente ruderizzato.<\/p>\n<p>Al piano nobile rivive la casa museo nell\u2019infilata delle sale storiche su via Brera e nelle sale di rappresentanza verso il giardino. Si attraversano sull\u2019ala a sinistra, in corrispondenza del secondo portone di via Brera 14, gli squadrati stanzoni con cassettonato in cemento armato e l\u2019ambiente unico all\u2019ultimo piano, quasi un Beaubourg italiano o un Loft newyorkese, in cui si \u00e8 scelto di schiarire il colore ferroso dei tralicci, trattati con colore grigio chiaro, quasi bianco. Si scende alle sale ipogee, ora restaurate conservandone la matericit\u00e0 del cemento a vista e delle impronte delle casseforme. La scala che violentemente si pone sull\u2019asse prospettico del cortile, \u00e8 stata lasciata perch\u00e9 parte del progetto originario di Stirling. Unico elemento architettonico aggiunto \u00e8 la scala principale, a rampe a forbice incrociate, che invece di essere parallele si stringono e si dilatano creando inediti e misurati effetti prospettici.\u00a0 La nuova scala diventa il fulcro e snodo dei collegamenti verticali delle varie parti. Su questa si sono concentrate le proposte architettoniche dei vari progetti del concorso sfociato nella mostra in Triennale del 2014 e nel catalogo <em>Palazzo Citterio: Progetti in mostra<\/em>.\u00a0 La sua posizione segue la logica della funzionalit\u00e0 e dell\u2019impianto stesso del palazzetto. Si colloca a sinistra del cortile, dove era l\u2019originaria scala, sostituita negli anni Settanta con la scala in cemento armato, mal riuscita, angusta e fuori norma che \u00e8 stata demolita. Antonella Ranaldi, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la citt\u00e0 metropolitana di Milano<\/p>\n<p><strong>testimonianze: <\/strong><\/p>\n<p><strong>Prima dei lavori<\/strong>:<\/p>\n<p><em>Come \u00e8 testimoniato dalle molte fotografie, dal documentario girato da Gianni Amelio (2013) e da coloro (pochi) che conoscevano il Palazzo, pi\u00f9 che parlare di Palazzo Citterio sarebbe pi\u00f9 corretto parlare di \u201cquel che restava di Palazzo Citterio\u201d.<\/em>Alberto Artioli, gi\u00e0 Soprintendente e Segretario regionale della Lombardia,<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Il restauro e recupero<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cLa conclusione dei lavori di restauro e rifunzionalizzazione di palazzo Citterio che oggi si inaugurano chiudono un \u201ccaso\u201d che si \u00e8 trascinato per oltre quarant\u2019anni fra vicende alterne sulle quali ho tentato di far luce nella pubblicazione Il caso palazzo Citterio (Milano, Skir\u00e0, 2014)\u201d. <\/em>Caterina Bon Valsassina, Direttore Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del MiBACT<\/p>\n<p><em>\u201cil complesso \u00e8 articolato in diversi \u201csegmenti\u201d non sempre \u201ccongruenti\u201d tra loro, essendo costituto dal nucleo principale del palazzo storico settecentesco (ivi incluso il cortile), dalle sale collocate al piano interrato e al piano terra, progettate dagli architetti Ortelli e Sianesi, contraddistinte dai soffitti a cassettoni in calcestruzzo, dalle sale espositive coperte a shed deI secondo piano, dal corpo ipogeo realizzato su progetto di James Stirling e dal giardino con la grotta e la limonaia. Tale complessit\u00e0 di fasi storiche e architettoniche si \u00e8 riflettuta pedissequamente nei lavori di restauro il cui fine principale \u00e8 stato quello di rendere omogenei e fluidi i diversi spazi\u201d.<\/em>Amerigo Restucci, coordinatore del progetto definitivo ed esecutivo &#8211; vincitore della gara<\/p>\n<p><em>\u201cL\u2019intervento che ora si \u00e8 concluso segue le indicazioni date dall\u2019Amministrazione: l\u2019obiettivo \u00e8 stato quello di proporre un restauro conservativo delle parti residuali dell\u2019edificio storico e una ristrutturazione e rifunzionalizzazione degli ambienti realizzati negli anni \u201970 su progetto Ortelli\/Sianesi\/Russoli conservando, per coerenza metodologica, le testimonianze di tutti gli interventi, anche recenti, che hanno interessato il Palazzo rappresentando una interessante e non eludibile stratificazione storica.<\/em><em>Nell\u2019elaborare il progetto \u00e8 apparso necessario indicare un indirizzo operativo tale da scongiurare, come avvenuto in passato, successive proposte progettuali che potessero configgere, per motivazioni giuridiche o metodologiche, con la fattibilit\u00e0 dell\u2019opera (con conseguente rischio di perdita del finanziamento) da quarant\u2019anni irrealizzata, una ipotesi che certo l\u2019amministrazione non poteva neanche lontanamente rischiare\u201d. <\/em>Alberto Artioli, gi\u00e0 Soprintendente e Segretario regionale della Lombardia, progettista con Annamaria Terafina del progetto preliminare).<\/p>\n<p><em>\u201cPiena di positivit\u00e0 \u00e8 la conclusione del cantiere del palazzo Citterio, che consegna alla Pinacoteca e alla citt\u00e0 di Milano, dopo meno di tre anni di lavori, uno spazio che riscopre l\u2019eleganza raffinata della dimora pur mantenendo la dilatazione degli spazi del piano sopraelevato e degli ipogei, assunti dalle precedenti progettazioni a far data dagli anni settanta. Un intervento di questo tipo si pu\u00f2 leggere sotto molteplici aspetti. Lo raccontano i vari autori protagonisti. Ognuno, per esperienza diretta, o perch\u00e9 ne aveva assunto le conoscenze dai predecessori, ha dovuto rapportarsi con la storia, anzi la cronaca, del Palazzo nelle vicende attraversate dal momento dell\u2019acquisizione da parte dello Stato nel 1972. Alberto Artioli, gi\u00e0 consegnatario del Palazzo, nel suo ruolo di Soprintendente beni architettonici, con Caterina Bon ha condiviso i contenuti e l\u2019indirizzo di un restauro rispettoso delle stratificazioni e con Sandrina Bandera, allora Soprintendente beni storico artistici e direttore della Pinacoteca di Brera, e i suoi storici dell\u2019arte e architetti, le necessit\u00e0 legate agli aspetti museologici e funzionali, rendendo coesa la progettazione del recupero e restauro architettonico con la sua destinazione museale. L\u2019esecuzione, seguita da Giovanni Carbonara e da Antonella Ranaldi, Soprintendente a Milano dal 2015, ha fatto propri quegli indirizzi arrivando al compimento di quella annunciata visione e pi\u00f9 concretamente misurandosi con gli aspetti, pi\u00f9 congeniali al nostro Ministero, del restauro e del recupero, in questo caso degli interventi pregressi, anche recenti, espressione di orientamenti museali degli anni settanta e anni ottanta, indirizzati pi\u00f9 alla contemporaneit\u00e0 che al restauro. Nel giardino, infine, con la felice \u2018Collina di Ermes\u2019 e il muro di Mimmo Paladino, Citterio si unisce a Brera per il tramite dell\u2019Ortobotanico\u201d.\u00a0\u00a0 <\/em>Carla Di Francesco, Segretario Generale del MiBACT<\/p>\n<p><em>\u00a0\u201cL\u2019intervento oggi compiuto si \u00e8 assunto il compito, tutt\u2019altro che facile viste le condizioni di partenza, di restituire la necessaria unit\u00e0 architettonica, ma anche visiva e fruitiva, al palazzo: ci\u00f2 per recuperarlo come valore in s\u00e9 e per renderlo ben rispondente alla sua prevista funzione museale\u201d.<\/em>Giovanni Carbonara, Universit\u00e0 \u201cLa Sapienza\u201d, Roma, consulente per gli aspetti di restauro<\/p>\n<p><strong><em>Il palazzetto storico: cortile e piano nobile <\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cI lavori si differenziano dagli altri precedenti, per aver riversato molta pi\u00f9 attenzione al recupero-restauro di quanto restava del palazzetto, gi\u00e0 menomato di alcune sue parti e ruderizzato dai lunghi anni di cantiere.<\/em><em>Recuperando tutto il possibile, porte, pavimenti, decorazioni, stucchi, il palazzetto \u00e8 stato restaurato. Al piano nobile rivive la casa museo nell\u2019infilata delle sale storiche su via Brera e nelle sale neoclassiche di rappresentanza verso il giardino\u201d.<\/em>Antonella Ranaldi, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la citt\u00e0 metropolitana di Milano<\/p>\n<p><em>\u201cIl restauro ha poi interessato gli ambienti, pi\u00f9 ricchi e decorati, del piano nobile, rimettendo in luce i vecchi dipinti murali, perlopi\u00f9 a tempera, tagliati, modificati o nascosti nel corso di molteplici ristrutturazioni edilizie. Non si \u00e8 cercato di restituire una mai esistita o, comunque, ormai irrimediabilmente perduta immagine unitaria ma di lasciar parlare il monumento nella sua ricca diacronia quasi a raccontare in prima persona la propria complessa vicenda storica.<\/em><em>Quali calcolate eccezioni, valutate sotto il profilo critico e delle loro specifiche condizioni conservative, si sono attuati il restauro integrale della sala da bagno padronale, che conservava ancora i vecchi arredi e gli impianti, ed anche della\u2018stanza pompeiana\u2019 di cui si \u00e8 scelto di reintegrare ampiamente la decorazione pittorica perch\u00e9 di tipo essenzialmente geometrico-architettonico e perch\u00e9 largamente conservatasi, cos\u00ec da offrire un esempio flagrante dell\u2019antica ricchezza e nobilt\u00e0 degli ambienti\u201d.<\/em>Giovanni Carbonara, Universit\u00e0 \u201cLa Sapienza\u201d, Roma, consulente per gli aspetti di restauro<\/p>\n<p><strong><em>La nuova scala e le sale anni Settanta (Russoli, Ortelli e Sianesi) <\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cIl nuovo corpo scala \u00e8 stato progettato nello spazio ottenuto dalla demolizione della moderna scala realizzata nel corso dell\u2019intervento degli architetti Ortelli e Sianesi, scala in calcestruzzo armato e di ridotte dimensioni (meno di 120 cm di larghezza), non rispondenti alle attuali esigenze di sicurezza previste dalla normativa. A sua volta questa scala era stata impostata nel volume fino ad allora occupato dallo scalone monumentale originario. La scelta del progetto preliminare, quindi, \u00e8 stata di limitare il pi\u00f9 possibile ulteriori demolizioni di parti del palazzo storico, lavorando sulle porzioni gi\u00e0 alterate o rimosse. <\/em><em>La riconquistata coerenza e fluidit\u00e0 degli spazi, accentuata dal carattere aperto e dinamico dello scalone principale, con le sue rampe mosse e di forma planimetrica leggermente trapezia, risponde a questa volont\u00e0 di movimento, di scambio di stimoli e suggestioni e, dunque, di ricercata continuit\u00e0 spaziale\u201d.<\/em>Giovanni Carbonara, Universit\u00e0 \u201cLa Sapienza\u201d, Roma, consulente per gli aspetti di restauro<\/p>\n<p><em>\u201cUnico elemento architettonico aggiunto \u00e8 la scala principale, a rampe a forbice incrociate, che invece di essere parallele si stringono e si dilatano creando inediti e misurati effetti prospettici.\u00a0 La nuova scala diventa il fulcro e snodo dei collegamenti verticali delle varie parti.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>La sala ipogea (Stirling)<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Le sale ipogee e la scala dal cortile sono le uniche parti del progetto Stirling-Wilford, ad essere state in passato realizzate. Le sale scendono per due piani ad una profondit\u00e0 di ca. 16 metri e dotano il futuro museo di ampi spazi e soprattutto del segno iconico nella sala detta Stirling, del pilastro al centro a forma di colonna, che nelle proporzioni esaltate e magnificate ricorda i templi assiro babilonesi.<\/em>Antonella Ranaldi, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la citt\u00e0 metropolitana di Milano<\/p>\n<p><strong><em>La collina di Ermes e il muro longobardo di Mimmo Paladino<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cLa sistemazione del giardino \u00e8 stata studiata e realizzata seguendo i medesimi criteri utilizzati nel palazzo, vale a dire conservando il pi\u00f9 possibile e riutilizzando i pochi frammenti esistenti (del giardino roccioso, della serra del Pogliaghi, acquistata dai Citterio da Villa Gallia di Como e mai rimontata) ed anche gli elementi vegetali superstiti, integrandoli in modo da ottenere una realt\u00e0, al tempo stesso \u2018antica\u2019 e \u2018moderna\u2019, esteticamente e funzionalmente valida. Le parti scultorie sono state reimpiegate nelle due scalinate di accesso al giardino \u2018superiore\u2019 e i restanti frammenti lapidei sono stati addossati lungo il muro di confine, su disegno ideato da Mimmo Paladino, a formare un inconsueto e informale lapidario, suggestivamente denominato \u201cmuro longobardo\u201d. \u00c8 stata anche restaurata la limonaia esistente.<\/em><em>Il giardino far\u00e0 da nobile tramite, inoltre, fra il Palazzo Citterio e l\u2019Orto Botanico, in un percorso che unisce il nostro edificio a Brera\u201d.<\/em>Giovanni Carbonara, Universit\u00e0 \u201cLa Sapienza\u201d, Roma, consulente per gli aspetti di restauro<\/p>\n<p><em>\u201cAlla fine dei lavori \u00e8 entrato Ermes, il giardino a forma di ala. Ridisegna su progetto di Attilio Stocchi la montagnola dandogli linfa antica e nuova, nella trama dei sentieri, mai bivi ma sempre trivi di destini incrociati &#8211; triplici come la natura di Diana &#8211; che si intersecano a formare ragnatele, fitte e meno fitte, delle aiuole impiantate con essenze amanti dell\u2019ombra, come felci, iris, bergenie, allori, pachisandre, pervinche, edere e tanti acanti. In questo percorso iniziatico, usciti dalla grotta, l\u2019ala di Ermes modella la natura. Tra mito, fiaba e storia, affiora la natura artificiale della \u2018Collina di Ermes\u2019 di Attilio Stocchi e sul fondale grandeggia il \u2018muro longobardo\u2019 di Paladino\u201d. <\/em>Antonella Ranaldi, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la citt\u00e0 metropolitana di Milano<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ECCO FINALMENTE! 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