
{"id":65542,"date":"2017-12-01T01:22:05","date_gmt":"2017-11-30T23:22:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=65542"},"modified":"2018-01-21T01:29:51","modified_gmt":"2018-01-20T23:29:51","slug":"filmmaker-international-film-festival","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/65542\/cinema\/filmmaker-international-film-festival.html","title":{"rendered":"FILMMAKER INTERNATIONAL FILM FESTIVAL"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-65543\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/01\/badge2017_esec-21-300x198.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/01\/badge2017_esec-21-300x198.png 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/01\/badge2017_esec-21-768x507.png 768w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/01\/badge2017_esec-21-500x330.png 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2018\/01\/badge2017_esec-21.png 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>FILMMAKER INTERNATIONAL FILM FESTIVAL<br \/>\nMilano, 1-10 dicembre 2017<br \/>\nSpazio Oberdan, Arcobaleno Film Center, Casa del Pane<br \/>\nAl via il\u00a0 1\u00b0 dicembre l&#8217;edizione 2017 di FILMMAKER INTERNATIONAL FILM FESTIVAL, in<br \/>\nprogramma fino al 10 dicembre a Milano presso lo Spazio Oberdan, l\u2019Arcobaleno Film Center e<br \/>\nCasa del Pane.<br \/>\nAl centro della manifestazione, come sempre, il cinema documentario e \u2013 pi\u00f9 in generale \u2013 \u201cdi<br \/>\nricerca\u201d: un\u2019identit\u00e0 netta e riconoscibile che da quasi quarant\u2019anni fa di Filmmaker, all\u2019interno di<br \/>\nun panorama nazionale affollato di appuntamenti, un punto di riferimento certo per chi vuole<br \/>\nscoprire e sostenere nuovi autori, nuove forme cinematografiche, nuove relazioni con il pubblico.<br \/>\nE non \u00e8 un caso che tra i \u201cnuovi\u201d autori portati per la prima volta all\u2019attenzione degli spettatori<br \/>\nitaliani, figurino nomi diventati col tempo degli autentici \u201cclassici\u201d, da Ulrich Seidl a Frederick<br \/>\nWiseman, da Rithy Panh a Errol Morris.<br \/>\nNove le sezioni in cui si articola il programma di quest\u2019anno: Concorso Internazionale,<br \/>\nProspettive, Fuori concorso, Sogni e Incubi, Rivoluzioni, Omaggio a Francesco Ballo, Filmmaker<br \/>\nModerns, Fuori formato e Prospettiva Grifi, cui si aggiungono i film di Apertura e Chiusura, per un<br \/>\ntotale di 103 titoli, di cui 21 in anteprima assoluta e 20 in anteprima italiana.<br \/>\nFILM DI APERTURA<br \/>\nL\u2019apertura del festival, venerd\u00ec 1\u00b0 dicembre (ore 21.30, Arcobaleno Film Center), \u00e8 affidata<br \/>\nall\u2019anteprima nazionale di L\u2019Atelier, il nuovo film di Laurent Cantet (gi\u00e0 vincitore della Palma d\u2019oro<br \/>\nper La Classe), presentato con successo al Certain Regard dell\u2019ultimo Festival di Cannes e in uscita<br \/>\nl\u2019anno prossimo in Italia distribuito da Teodora Film.<br \/>\nLa Ciotat. \u00c8 l\u2019estate del 2016. Antoine ha accettato di seguire un laboratorio di scrittura. Sotto la<br \/>\nsupervisione di Olivia, una nota romanziera arrivata da Parigi, i ragazzi che vi partecipano<br \/>\ndovranno scrivere un romanzo noir. Il lavoro di scrittura riporta in superficie la storia operaia della<br \/>\ncitt\u00e0, il destino dei cantieri navali, chiusi da 25 anni, cui le vite dei ragazzi e delle loro famiglie sono<br \/>\nprofondamente legati. Antoine, per\u00f2, rifiuta di cullarsi nella nostalgia. Solo il presente lo interessa,<br \/>\npur faticando a decodificarne la complessit\u00e0. Per questo, forse, si oppone radicalmente al resto del<br \/>\ngruppo e a Olivia, che dalla violenza del giovane \u00e8 insieme spaventata e sedotta.<br \/>\nFILM DI CHIUSURA<br \/>\nRinnovando la tradizione di affidare la chiusura al film di un autore italiano, il festival sceglie<br \/>\nquest\u2019anno Nato a Casal di Principe di Bruno Oliviero.<br \/>\nAmedeo Letizia \u00e8 un ragazzo di vent\u2019anni che sul finire degli anni \u201980 si trasferisce a Roma da Casal<br \/>\ndi Principe per inseguire la carriera di attore. Ha appena iniziato a muovere i primi passi, tra un<br \/>\nfotoromanzo e un ruolo sul piccolo schermo in una delle fiction pi\u00f9 famose di quel periodo, I<br \/>\nragazzi del muretto, quando il fratello minore, Paolo, viene rapito.<br \/>\nAmedeo torna allora nel suo paese d\u2019origine e, da subito, il viaggio si rivela una discesa agli inferi<br \/>\ndel suo passato e nelle contraddizioni della sua terra. Poich\u00e9 l\u2019inchiesta condotta dai carabinieri si<br \/>\ndimostra inefficace, si decide a intraprendere una sua personale ricerca: lo fa armato di un fucile e<br \/>\ncon l\u2019aiuto del cugino Marco, un ragazzino di diciassette anni. I dettagli della scomparsa affiorano<br \/>\nvia via nel corso della vicenda che vede Amedeo aggirarsi per quel territorio che va dalle<br \/>\ncampagne al mare, passando per i laghi, all\u2019affannosa ricerca di suo fratello. Insieme a Marco<br \/>\nsetaccia la zona senza sapere se cercare un cadavere o un luogo dove Paolo \u00e8 tenuto prigioniero.<br \/>\nCONCORSO INTERNAZIONALE<br \/>\nIl Concorso internazionale propone quest\u2019anno 11 film, senza distinzioni di formato, genere o<br \/>\ndurata, firmati tanto da giovani autori quanto da nomi di primo piano del panorama<br \/>\ncinematografico internazionale.<br \/>\nConsapevole di quanto un film, prima che un prodotto di mercato o un fatto di linguaggio, sia una<br \/>\ntestimonianza esistenziale, un festival come Filmmaker \u2013 che vuole interrogarsi e confrontarsi<br \/>\nsulle urgenze del contemporaneo \u2013 si impegna a raccogliere quanto di testimoniale c&#8217;\u00e8 in un film: il<br \/>\nsuo rapporto con le nostre esistenze, ma anche con il mondo. Siamo in tempi di emergenza,<br \/>\ndunque serve dotarsi degli strumenti necessari, di opere che possano rappresentare un&#8217;occasione<br \/>\ndi resistenza, in senso intellettuale e culturale.<br \/>\nCome L&#8217;Assembl\u00e9e di Mariana Otero, film che racconta di notti passate in piedi in place de la<br \/>\nR\u00e9publique a pensare, a non riposarsi, a discutere, a mettere e mettersi in discussione per provare<br \/>\na inventare una nuova forma di democrazia, capace di lasciar spazio all&#8217;espressione del singolo (di<br \/>\nogni singolo), senza far mai prevalere una sola voce.<br \/>\nIn quella stessa piazza Sylvain George ha seguito alcune delle \u201cdiciotto onde\u201d, come recita il<br \/>\nsottotitolo di Paris est une f\u00eate, che si frangono, impetuose, contro il paesaggio urbano della<br \/>\ncapitale francese. Tra queste anche i migranti invisibili che sopravvivono ai margini della scena, gli<br \/>\nstessi al centro di L\u2019Hero\u00efque Lande. La Fronti\u00e8re brule, film fiume che Nicolas Klotz ed Elisabeth<br \/>\nPerceval hanno realizzato nella \u201cgiungla\u201d di Calais. La \u201cgiungla\u201d \u00e8 stata sgomberata nell&#8217;ottobre del<br \/>\n2016, ma molte piccole \u201cgiungle\u201d continuano a nascere, non solo in Francia; per esempio Lech<br \/>\nKowalski (di nuovo a Milano dopo la personale dedicata nel 2014 al suo \u201ccinema ribelle\u201d) in I Pay<br \/>\nfor Your Story fa ritorno, dopo anni di assenza, a Utica, citt\u00e0 dove \u00e8 cresciuto, un tempo punta di<br \/>\ndiamante del sogno americano e oggi economicamente e socialmente morta a causa dei morsi<br \/>\ndella disoccupazione. Qui il regista filma il disastro attraverso le testimonianze di vita dei suoi<br \/>\nconcittadini, ciascuno chiamato a raccontare la propria irreversibile sconfitta.<br \/>\nGli Stati Uniti continuano a essere un paese di insanabili contraddizioni: una terra della speranza<br \/>\nper tutti quei migranti disposti a rischiare la morte per raggiungerla, attraversando il deserto di<br \/>\nSonora, di cui rimane la traccia orale in El mar la mar, lo spettrale poema etnografico di Joshua<br \/>\nBonnetta e J.P. Sniadecki; ma anche una terra colpevole, la cui Storia continua a coincidere con<br \/>\nquella del razzismo e della schiavit\u00f9, come ci racconta Lee Anne Schmitt nel film-saggio Purge This<br \/>\nLand.<br \/>\nTema analogo, e simili strumenti di indagine, quelli scelti da Alex Gerbaulet e Mareike Bernien<br \/>\nche con Tiefensch\u00e4rfe si confrontano con i crimini di matrice xenofoba commessi agli inizi del 2000<br \/>\ndal NSU, la cellula terroristica neonazista tedesca.<br \/>\nSe Denis C\u00f4t\u00e9 con Ta peau si lisse filma i corpi espansi dei \u201cgladiatori\u201d moderni, definiti oltre<br \/>\nl\u2019umano, (apparentemente) immuni al decadimento fisico, Filippo Ticozzi realizza un<br \/>\n\u201cdocumentario di fantascienza\u201d: il suo The Secret Sharer \u00e8 una riflessione sull&#8217;avvento della<br \/>\n\u201cnuova carne\u201d, su quel mondo di corporalit\u00e0 mutanti che sta ridisegnando i paradigmi del<br \/>\npanorama socioculturale.<br \/>\nIl cinese Xu Bing in Dragonfly Eyes riflette sul nostro quotidiano sotto sequestro, monitorato da<br \/>\nocchi meccanici che tutto inquadrano, ricavando una storia da un\u2019imponente mole di footage<br \/>\nproveniente da videocamere di sorveglianza.<br \/>\nInfine Luca Ferri, dopo aver sondato per lungo tempo l&#8217;apocalisse in atto, decide di provare a<br \/>\nricominciare daccapo, Ab Ovo, concedendo ad Adamo ed Eva l&#8217;ultima occasione per guarire e<br \/>\ngenerare una nuova gen\u00eca di esseri umani pi\u00f9 dignitosi.<br \/>\nUn gruppo di film che, pur nelle diversit\u00e0, una volta formatosi, ci \u00e8 subito apparso<br \/>\nstraordinariamente compatto. Un insieme di opere che ci auguriamo possano soprattutto<br \/>\nstimolare un\u2019interrogazione sul senso di essere spettatori.<br \/>\nFUORI CONCORSO<br \/>\nOtto le proposte Fuori concorso di questa edizione.<br \/>\nLe prime due \u2013 l\u2019inedito S\u00e9ance realizzato nel 2014 e l\u2019ultimo Whipping Zombie \u2013 portano la firma<br \/>\ndi Yuri Ancarani, videoartista e filmmaker tra i pi\u00f9 \u201cesposti\u201d del panorama contemporaneo (le sue<br \/>\nopere sono state presentate in mostre e musei nazionali e internazionali, dalla Biennale di Venezia<br \/>\nal MAXXI di Roma, dal Guggenheim di New York all\u2019Hammer Museum di Los Angeles): se S\u00e9ance \u2013<br \/>\nnato \u201csu commissione\u201d, in occasione della mostra torinese Shit and Die \u2013 \u00e8 una specie di<br \/>\ndocumentario di osservazione su una seduta spiritica in cui si evoca il leggendario architetto,<br \/>\ndesigner, scrittore, fotografo, pilota automobilistico e aeronautico Carlo Mollino, Whipping<br \/>\nZombie \u00e8 un\u2019esperienza ipnotica e magica che immerge lo spettatore nella danza degli zombi di un<br \/>\nremoto villaggio di Haiti, al ritmo di una musica martellante che induce la trance.<br \/>\nVincitore del Pardo d\u2019oro all\u2019ultimo Festival di Locarno, Mrs Fang di Wang Bing registra la cronaca<br \/>\ndegli ultimi dieci giorni di vita di un\u2019anziana donna affetta dal morbo di Parkinson, continuando<br \/>\nquel racconto degli ultimi, dei dimenticati, che \u00e8 da sempre il cuore dell\u2019opera dell\u2019autore. Un film<br \/>\nche ha il coraggio di non fermarsi di fronte a nulla, riuscendo senza mai scadere nel voyeurismo a<br \/>\nestendere il campo del \u201cvisibile\u201d.<br \/>\nDue autrici italiane fuori dagli schemi presentano le loro ultime creazioni: Lara Fremder, che in<br \/>\nSanta Fe ritrova il registro surreale del precedente Blue Sofa, affidando alle presenze teatrali di<br \/>\nFederica Fracassi e Gustavo Giacosa la messa in scena di un trasloco che solleva molta polvere; e<br \/>\nMonica Stambrini, che in Lady Oscar si offre di accompagnare alla cerimonia di consegna degli<br \/>\nAcademy Award l\u2019amica e collaboratrice Antonella Cannarozzi, candidata per i costumi di Io Sono<br \/>\nl\u2019Amore di Luca Guadagnino (siamo nel 2009). Il risultato \u00e8 una riflessione sullo stato di salute del<br \/>\ncinema e sull\u2019Italia in piena epoca berlusconiana.<br \/>\nA 45 anni dalla fondazione della Casa dei Bambini, una delle prime scuole Montessori di Milano, in<br \/>\nLa zona oscura Gaia Giani racconta gli ultimi mesi dell&#8217;attivit\u00e0 scolastica prima del trasferimento<br \/>\ndallo storico edificio di via Porpora, oggi diventato un\u2019abitazione privata.<br \/>\nIf I Think of Germany at Night, il nuovo lavoro di Romuald Karmakar ci immerge nella scena<br \/>\ntechno berlinese e d\u00e0 voce a cinque tra i pi\u00f9 grandi dj in attivit\u00e0: Ricardo Villalobos, Sonja<br \/>\nMoonear, Ata Macias, Roman Fl\u00fcgel e Move D\/David Moufang.<br \/>\nTra i film evento dell\u2019ultima stagione, A fabrica de nada di Pedro Pinho conferma una volta di pi\u00f9,<br \/>\ndopo Le mille e una notte di Miguel Gomes, la libert\u00e0 del cinema portoghese di affrontare la<br \/>\n\u201ccrisi\u201d: la voglia di stravolgere, con immaginazione e rigore, la realt\u00e0 di macerie diffusa dalla crisi<br \/>\neconomica contemporanea. La sola alternativa alla depressione permanente \u00e8 una lotta continua<br \/>\ncontro la paura, per una sistematica riappropriazione della gioia.<br \/>\nCONCORSO PROSPETTIVE<br \/>\nLa sezione Prospettive vuole essere un laboratorio di idee, un momento d&#8217;incontro e di scontro tra<br \/>\nvisioni e punti di vista desiderosi di mettersi in gioco, uno spazio che immaginiamo capace di<br \/>\nstimolare riflessioni e provocazioni.<br \/>\nPi\u00f9 che tracciare coordinate, qui si prova a mappare in 15 titoli (quasi tutti in prima assoluta) ci\u00f2<br \/>\nche si agita nel cinema indipendente italiano under 35. Ci\u00f2 che caratterizza la sezione \u00e8 una<br \/>\npropensione all&#8217;azzardo che si esprime, innanzitutto, attraverso un\u2019estrema variet\u00e0 di formati e<br \/>\nuna tensione verso forme testuali aperte e flessibili che si rivolgono con disinvoltura alle<br \/>\ncontaminazioni con le altre espressioni visive.<br \/>\nViene subito in mente L&#8217;estinzione rende liberi di Demetrio Giacomelli, film di fantascienza<br \/>\nautarchica, di oscuri ed eccentrici eccessi figurativi tramite i quali il regista d\u00e0 forma al desiderio di<br \/>\nautoestinzione dell\u2019uomo per liberare il pianeta dalla sua presenza. Il sentimento della fine<br \/>\nincombe anche in Io ci sono ancora di Gianluca Salluzzo, anche se la figura d&#8217;uomo al centro del<br \/>\nfilm prova a opporvi una resistenza.<br \/>\nIl cortocircuito di linguaggi caratterizza Argonauti di Alessandro Penta, che nelle pagine di<br \/>\nApollonio Rodio, scelte per un laboratorio teatrale condotto dagli attori-guide della non-scuola del<br \/>\nTeatro delle Albe in un piccolo paese della Basilicata, trova un testo grazie al quale riflettere su<br \/>\nantichi e nuovi migranti. Un (s)oggetto che attraversa Italian-African Rhyzome. A Choreography<br \/>\nfor Camera (+ voice) di Martina Melilli, che partendo dalla storia personale sua e della sua<br \/>\nfamiglia traccia, in forma di danza, le rotte migratorie attuali o potenziali (nel presente e nel<br \/>\npassato) del Mediterraneo.<br \/>\nL&#8217;archivio familiare \u00e8 anche il riferimento di Caterina Biasucci che, mescolando le immagini girate<br \/>\ndal padre e quelle realizzate da lei oggi, prova a illuminare le curve di un sentimento amoroso in<br \/>\ncontinua mutazione, inafferrabile come suggerisce il titolo \u2013 Appunti sulla mia famiglia \u2013 nella sua<br \/>\ntotalit\u00e0.<br \/>\nUn dialogo familiare interrotto \u00e8 invece quello che attraversa il film di Elisabetta Falanga, Il peso<br \/>\ndel mare, in cui l&#8217;autrice e la madre cercano di ritrovare uno spazio comune tra le pareti di casa di<br \/>\nfronte al trauma di un dolore, la malattia del fratello.<br \/>\nIl corpo e le sue possibili variazioni sono al centro di film come Odio il rosa! di Margherita Ferri,<br \/>\nnel quale due giovani genitori cercano di capire e assecondare l\u2019attitudine della propria figlia in<br \/>\nconflitto con le regole del gender che traccia per lei un cammino di scelte \u2013 giochi, abiti, immagine<br \/>\n\u2013 quasi obbligate.<br \/>\nNon \u00e8 amore questo di Teresa Sala entra nell&#8217;intimit\u00e0 del suo \u201cpersonaggio\u201d, la meravigliosa<br \/>\nBarbara, che senza censure racconta tutto di s\u00e9 esponendo alla macchina da presa l&#8217;intimit\u00e0<br \/>\nprofonda del desiderio, amare ed essere amati senza paura di mostrarsi per come si \u00e8.<br \/>\nCaterina Ferrari, in La gabbia, trasforma i corpi in movimento cinematografico: lo sforzo estremo<br \/>\ndegli uomini che lottano avviluppando muscoli, lividi, dolore diviene immagine.<br \/>\nChi \u00e8 Massimino, il protagonista del film di Pierfrancesco Li Donni. In Vorrei che volo di Ettore<br \/>\nScola, girato a Torino, era un ragazzino che incarnava la speranza di un futuro migliore. Ma non c&#8217;\u00e8<br \/>\nstato successo nella sua vita e oggi Massimino \u00e8 un quarantenne spaesato davanti a un mondo che<br \/>\nlo tiene ai margini senza possibilit\u00e0 di riscatto. Una condizione di marginalit\u00e0 che grava anche sui<br \/>\nprotagonisti di Tarda estate di Antonello Scarpelli (auto)condannati a vivere come impenitenti<br \/>\nadolescenti, al di l\u00e0 di quelli che sarebbero i consentiti limiti di et\u00e0.<br \/>\nIntensit\u00e0 formale e mistero \u201cnaturale\u201d caratterizzano Il monte delle formiche di Riccardo<br \/>\nPalladino. Un evento legato ai cicli del mondo animale diviene il punto di partenza di una<br \/>\nriflessione sul senso della vita e della morte ma anche sulla materia delle immagini.<br \/>\nEsigenza che ritroviamo in Carro di Alberto Baroni dove seguiamo l&#8217;enigmatico viaggio<br \/>\ndell\u2019Errante, viaggio che nasce da una visione.<br \/>\nDue ritratti per raccontare un universo poetico ed esistenziale: Prologo ed Ecfrasi su Alberto<br \/>\nCamerini di Riccardo Giacconi, dedicato al musicista e performer, \u201cl&#8217;arlecchino\u201d del rock italiano\u201d;<br \/>\ne France \u2013 Quasi un autoritratto di Ilaria Pezone, che ci racconta cinefilia e ossessioni di Francesco<br \/>\nBallo, storico docente di cinema e regista sperimentatore. Due personaggi lunari, sospesi tra ansie<br \/>\ne autoironia a cui non si pu\u00f2 non voler bene.<br \/>\nPROSPETTIVE \u2013 FUORI CONCORSO<br \/>\nTre le proposte fuori concorso della sezione Prospettive: L\u2019ultima popstar di Claudio Casazza,<br \/>\nCarlo Prevosti e Stefano Zoja parte dalla visita del Papa a Monza per concentrarsi sul popolo dei<br \/>\nfedeli che accorre per vedere e ascoltare Francesco. Una moltitudine smisurata di persone di 153<br \/>\ndiversi Paesi disposta a tutto pur di essere presente all\u2019avvenimento.<br \/>\nLa Convocazione di Enrico Maisto racconta la figura del giudice popolare, insieme anonima e<br \/>\ndeterminante: provare a riflettere su questo strano laboratorio umano dove il comune cittadino si<br \/>\ntrasforma in magistrato significa provare a capire molto di quello che sono i nostri sentimenti<br \/>\nverso la Giustizia.<br \/>\nDe l&#8217;autre c\u00f4t\u00e9 des montagnes di Fatima Bianchi \u00e8 una serie di ritratti video che raccontano due<br \/>\ncomunit\u00e0: quella dei migranti arrivati in Francia dopo aver affrontato a piedi e con ogni mezzo un<br \/>\nviaggio lungo mesi; e quella dei volontari che accolgono questi nuovi stranieri.<br \/>\nPROSPETTIVA GRIFI<br \/>\nNel decennale della scomparsa, la retrospettiva di Filmmaker 2017 sar\u00e0 dedicata ad Alberto Grifi:<br \/>\ndalla Verifica incerta (1964-65) fino alla versione definitiva di L&#8217;occhio \u00e8 per cos\u00ec dire l&#8217;evoluzione<br \/>\nbiologica di una lacrima (2007), passando per il suo capolavoro pi\u00f9 celebre, Anna (1972-75) e per<br \/>\ntanti titoli meno noti, il festival proporr\u00e0 l&#8217;opera omnia di Grifi, compreso \u2013 sotto forma di<br \/>\ninstallazione \u2013 il girato integrale di Il festival del proletariato giovanile al Parco Lambro (1976).<br \/>\n&#8220;Dedicare una retrospettiva ad Alberto Grifi \u2013 spiega il direttore del festival, Luca Mosso \u2013 non \u00e8<br \/>\nsoltanto tributare il doveroso omaggio a un maestro. La scommessa \u00e8 piuttosto cercare di<br \/>\nconsolidare una relazione tra i suoi lavori e le tracce vive e presenti della sua lezione nel lavoro dei<br \/>\nfilmmaker delle nuove generazioni&#8221;.<br \/>\nIn occasione della retrospettiva verr\u00e0 pubblicata una monografia dedicata ad Alberto Grifi firmata<br \/>\nda Annamaria Licciardello per le edizioni Falsopiano.<br \/>\nUna tavola rotonda e una serie di testimonianze completano il programma.<br \/>\nLa retrospettiva \u00e8 realizzata in collaborazione con Centro Sperimentale di Cinematografia \u2013<br \/>\nCineteca Nazionale e Associazione culturale Alberto Grifi.<br \/>\nOMAGGIO AD ALAIN CAVALIER \u2013 SIX PORTRAITS XL<br \/>\nTra gli ospiti dell&#8217;edizione 2017, un posto d&#8217;onore spetta a un autentico maestro del cinema<br \/>\nfrancese, Alain Cavalier: 86 anni, noto al pubblico italiano soprattutto per Th\u00e9r\u00e8se (Premio della<br \/>\nGiuria al Festival di Cannes e tre C\u00e9sar), Cavalier ha scelto da tempo di ridurre al minimo gli<br \/>\ningombri della &#8220;macchina cinema&#8221; (abbattendo i costi di produzione e aderendo a pieno alle<br \/>\nnovit\u00e0 introdotte dalla tecnologia digitale) per essere solo davanti alla persona che sta filmando:<br \/>\nmettersi a filo dell&#8217;inquadratura, all&#8217;altezza di chi guarda, cercando sempre di stabilire con il<br \/>\nsoggetto ripreso un rapporto di consonanza. Filmare per Cavalier vuol dire soprattutto intessere<br \/>\nuna relazione, riuscire a catturare la particolarit\u00e0 del momento, quando la realt\u00e0 diventa una<br \/>\nquestione di complicit\u00e0. La macchina da presa diviene un mezzo di confronto e lo strumento<br \/>\nattraverso il quale avviene un incontro.<br \/>\nI Six Portraits XL che si vedranno in anteprima italiana a Filmmaker sono sei ritratti, ciascuno<br \/>\nriporta soltanto un nome proprio, rivela una professione. Pensati all\u2019origine in un formato breve,<br \/>\ntredici minuti per la televisione (Arte), poi divenuti di un\u2019ora, sono stati realizzati da Cavalier negli<br \/>\nanni: molti uniscono immagini del passato e del presente, quello che lui chiama il \u00abbric-\u00e0-brac<br \/>\ndella vita\u00bb.<br \/>\nFILMMAKER MODERNS<br \/>\nIl sassofonista contralto Ornette Coleman ha vissuto almeno quattro vite artistiche: dagli umili inizi<br \/>\nnella scena Rhythm \u2018n\u2019 Blues fino al parnaso dell&#8217;avanguardia. Il nome di Coleman \u00e8<br \/>\nimmediatamente associato al free jazz; l&#8217;album \u201cFree Jazz: A Collective Improvisation\u201d del 1960,<br \/>\nche contiene un\u2019improvvisazione collettiva di 37 minuti, \u00e8 probabilmente il culmine della sua<br \/>\nrivoluzione musicale. Coleman conobbe la regista Shirley Clarke alla fine degli anni &#8217;60 e insieme<br \/>\npensarono di realizzare un film sul jazz. Il progetto, dopo un iniziale rifiuto dei produttori, verr\u00e0<br \/>\nripreso a distanza di vent&#8217;anni in vista dell&#8217;inaugurazione, nell&#8217;83, del Caravan of Dreams<br \/>\nPerforming Arts Center che avrebbe salutato il ritorno di Coleman nella sua citt\u00e0 natale, Fort<br \/>\nWorth, Texas. In Ornette: Made in America Clarke, con l&#8217;aiuto di Ed Lachman, decise di mescolare<br \/>\nformati diversi, dai 16 mm originali al nuovo Super 16 a video di diversi tipi (dove compaiono<br \/>\nBurroughs, Williams, Bowles, Ginsberg), e di seguire l\u2019improvvisazione e le strutture non ortodosse<br \/>\ndella musica di Coleman, usata come vera e propria &#8220;sceneggiatura&#8221; del progetto.<br \/>\nOMAGGIO A FRANCESCO BALLO<br \/>\nFrancesco Ballo (Milano, 1950) \u00e8 stato docente di Storia del Cinema e del Video all\u2019Accademia di<br \/>\nBelle Arti di Brera. \u00c8 studioso e filmmaker. Gli ultimi libri pubblicati sono: Jacques Tourneur. La<br \/>\ntrilogia del fantastico, Falsopiano, Alessandria, 2007 (Premio Internazionale Maurizio Grande VI<br \/>\nedizione) e Il cinema di Buster Keaton. Sherlock Jr., Falsopiano, Alessandria, 2013. Negli ultimi<br \/>\nvent\u2019anni ha realizzato, tra gli altri, il lungometraggio in 16mm Quando le ombre si allungano<br \/>\n(1996), Muri Bianchi (1998), Hai chiuso la valigia? (1999), Buster Keaton di corsa (2003), Guido<br \/>\nBallo. Poesie, con Marina Ballo Charmet (2004), Risa (2007), Note su Sherlock Jr., con Paolo Darra<br \/>\n(2009), La fantastica coppia. Roscoe Arbuckle e Buster Keaton (2014), Ghiaccio Rosso (2016).<br \/>\nL\u2019edizione 2017 di Filmmaker propone Si va, si va\u2026 documentario su una scalata; Linee in rilievo;<br \/>\nEsperimenti (Raccolta 3).<br \/>\nRIVOLUZIONI<br \/>\nNel \u201968 Jo\u00e3o Moreira Salles ha sei anni, la sua famiglia dal Brasile, dove la dittatura militare ha<br \/>\npreso in mano il Paese, si \u00e8 trasferita in Francia. Ma quando le strade di Parigi si accendono con<br \/>\nl&#8217;esplosione del Maggio decidono di tornare a casa per paura di una rivoluzione.<br \/>\nNel \u201977 Luis Fulvio nasceva. Mentre il movimento scuoteva l&#8217;Italia rivendicando \u201ctutto e subito\u201d lui<br \/>\nera un neonato totalmente ignaro di quanto stava accadendo.<br \/>\nNegli anni degli anniversari \u2013 i quarant&#8217;anni appena celebrati del \u201977 e i cinquanta che stanno per<br \/>\narrivare del \u201968 \u2013 ci piaceva unire quasi in un cortocircuito temporale e storico due riflessioni<br \/>\n(peraltro assai poco celebrative) su queste date molto diverse che condividono per\u00f2 la stessa<br \/>\ndistanza dal punto di osservazione. Non ci presentano cio\u00e8 una memoria \u201calla prima persona\u201d,<br \/>\nbasata sul vissuto, ma una sorta di ricerca tra quegli eventi che si affida ad altro. A cosa? Gli archivi<br \/>\ninnanzitutto, combinati alla percezione che ognuno dei due registi ha della storia con cui si<br \/>\nconfronta, la propria narrazione dell&#8217;epoca.<br \/>\nSalles per No intenso agora sceglie come riferimento i filmini che la madre gira nel corso di un<br \/>\nviaggio in Cina durante la Rivoluzione culturale. La madre del regista nel \u201cdiario\u201d che accompagna<br \/>\nle immagini riflette su quanto vede e si lascia interrogare dagli eventi. \u00c8 questo stato di<br \/>\nspaesamento che Salles fa suo per esplorare il repertorio del \u201968: archivi, spezzoni di film,<br \/>\ninterviste, manifestazioni. Facce. Strade. Cariche della polizia. Sorrisi. Leggerezza. Lacrime. La<br \/>\nmorte di Jan Palach a Praga. I suoi funerali. L&#8217;angoscia dell&#8217;operaia francese quando, dopo giorni e<br \/>\ngiorni, i cancelli della fabbrica riaprono. Lasciando collimare il suo sguardo con quello della madre,<br \/>\nSalles si focalizza sulla \u201cfine\u201d, sul sentimento della \u201csconfitta\u201d, o meglio sulla distanza tra le<br \/>\n\u201cattese\u201d e i \u201crisultati\u201d. Nonostante questo, per\u00f2, nulla potr\u00e0 essere come prima.<br \/>\nLuis Fulvio si ferma in Italia, il suo \u201977 No commercial use definisce una Storia \u2013 e una condizione \u2013<br \/>\ndel nostro Paese in un momento preciso, le cui diramazioni per\u00f2 li oltrepassano continuamente. I<br \/>\nmateriali montati mescolano archivi, giornali, fanzine, tv. E ancora facce, vissuti, rabbia, desiderio,<br \/>\nistanti di festa, morti, violenza. Sono passati nove anni dal \u201968, nove anni di lotte e di resistenze, di<br \/>\nscoperte, di cambiamenti epocali, nonostante quel sentimento di \u201csconfitta\u201d che aleggiava alla<br \/>\nfine del Maggio in Francia. Una rivoluzione lascia sempre una traccia.<br \/>\nE il paesaggio italiano che appare nel prisma del \u201977 ne mostra pi\u00f9 di qualcuna.<br \/>\nIl \u201977 scompiglia il senso di \u201cpolitico\u201d, lo estende ai segni, alla grafica, ai linguaggi che si<br \/>\nmoltiplicano, all&#8217;etere che comincia a essere occupato, alla vita di ogni giorno. Ai corpi, ai gesti,<br \/>\nalle scoperte, alla necessit\u00e0 di una diversa consapevolezza. Per\u00f2 non \u00e8 un film \u201csul\u201d \u201977 questo di<br \/>\nLuis Fulvio, proprio come non \u00e8 un film \u201csul\u201d \u201968 quello di Salles: entrambi non propongono una<br \/>\n\u201clettura\u201d categorica di quegli anni, la loro \u00e8 piuttosto una ricerca in forma di \u201ctrasmissione\u201d, di<br \/>\neredit\u00e0, di interrogativo. La Storia dialoga con l&#8217;immaginario in una costruzione aperta,<br \/>\ndisseminata di suggestioni, in continuo movimento. A differenza del racconto di chi c&#8217;era, spesso<br \/>\n\u201ca posteriori\u201d, come tante letture storiche, quindi viziato dal presente, il non essere l\u00ec negli anni in<br \/>\nquestione, libera la riflessione da protagonismi o rimpianti o letture unidirezionali, pure se la<br \/>\nposizione dei registi \u00e8 molto chiara. Da questo \u201cmateriale\u201d possiamo \u2013 noi spettatori \u2013 prendere<br \/>\nqualcosa, farci domande a nostra volta, lasciarci trasportare, riprendere il filo di una riflessione.<br \/>\nCi\u00f2 che resta e che \u00e8 necessario ancora oggi.<br \/>\nSOGNI\/INCUBI<br \/>\nDopo aver presentato, nel 2012, il loro Leviathan, Filmmaker torna a ospitare le opere di Lucien<br \/>\nCastaing-Taylor e V\u00e9r\u00e9na Paravel proponendo i due film che i registi hanno realizzato nel 2017:<br \/>\nCaniba, vincitore del Premio Speciale della Giuria Orizzonti all\u2019ultima Mostra di Venezia, \u00e8 un<br \/>\naffresco su carne e desiderio che riflette sulla sconcertante significazione del cannibalismo<br \/>\nnell&#8217;esistenza umana attraverso il prisma di un uomo giapponese, Issei Sagawa, che \u2013 studente alla<br \/>\nSorbona \u2013 venne arrestato nel 1981 mentre cercava di svuotare in un lago al Bois de Boulogne due<br \/>\nvaligie insanguinate contenenti i resti della sua compagna di corso, Ren\u00e9e Hartevelt, uccisa due<br \/>\ngiorni prima nel suo appartamento. Dopo averle sparato alla nuca, Sagawa l\u2019aveva stuprata e<br \/>\nmangiato a modo suo parti del cadavere. Infine, affaticato e stordito, aveva deciso di disfarsi dei<br \/>\nresti. Dichiarato legalmente malato di mente, fece ritorno in Giappone. Da quel momento \u00e8 stato<br \/>\nun uomo libero. Messo al bando dalla societ\u00e0, ha vissuto del suo crimine per pi\u00f9 di trent\u2019anni. Ha<br \/>\nscritto romanzi e manga che rievocano il suo delitto nel dettaglio. \u00c8 stato protagonista di<br \/>\ndocumentari e film porno. Ha anche lavorato come critico gastronomico. Manifesta ancora il<br \/>\ndesiderio di consumare carne umana e morire per mano e nella bocca di un cannibale.<br \/>\nLo spunto di partenza di Somniloques sono \u2013 appunto \u2013 i sonniloqui di Dion McGregor, musicista<br \/>\nnewyorchese studiato come caso clinico per l&#8217;assurda capacit\u00e0 di raccontare, in tempo reale,<br \/>\nmentre dormiva, i suoi stessi sogni: una produzione ricchissima di storie, universi surreali e oscuri,<br \/>\numorismo e toni macabri registrati per sette anni dall\u2019amico Mike Barr. \u00c8 lo stesso McGregor che<br \/>\npresta voce alle immagini di V\u00e9r\u00e9na Paravel e Lucien Castaing-Taylor. \u00abVi conceder\u00f2 un\u2019intervista\u00bb<br \/>\ndice all\u2019inizio: ed \u00e8 \u201cun&#8217;intervista\u201d nel sonno. Racconta di uomini che lo squarciano, estraggono<br \/>\norgani interni per poi ricucirlo; pronuncia frasi definite, parole chiare ma anche suoni gutturali,<br \/>\ngemiti, litanie in una progressiva regressione allo stato primitivo. Intanto la macchina da presa,<br \/>\nmossa dall&#8217;intenzione di filmare il sogno, inquadra dettagli di corpi che dormono in fuori fuoco,<br \/>\nsottraendo la nitidezza per ricreare l\u2019impressione del subcosciente. Un&#8217;opera onirica e insieme<br \/>\nconcreta perch\u00e9 la carne &#8211; seppure sfocata &#8211; resta sempre in campo, al centro dell\u2019inquadratura.<br \/>\nFUORI FORMATO<br \/>\nAnche quest&#8217;anno, dopo i focus su Peter Tscherkassky ed Eve Heller, Johann Lurf e la<br \/>\ncollaborazione con l&#8217;\u00d6sterreichisces Filmmmuseum, Fuori Formato continua a mappare il territorio<br \/>\ndel cinema d&#8217;avanguardia austriaco grazie a una delle figure pi\u00f9 significative delle ultime<br \/>\ngenerazioni, Siegfried A. Fruhauf, presente con un programma monografico e una \u201ccarte blanche\u201d<br \/>\nche intreccia ricerca estetica ed esperienza biografica.<br \/>\nAccanto a Fruhauf, altri due protagonisti della sezione \u201cFuori formato\u201d saranno la fotografa e<br \/>\nvideoartista Sharon Lockhart, che in Rudzienko combina il racconto delle vite di alcune giovani<br \/>\ndonne \u201cdifficili\u201d di un centro di socioterapia giovanile fuori Varsavia, e Gustav Deutsch con How<br \/>\nWe Live \u2013 Messages to the Family, un viaggio fra reperti filmici amatoriali raccolti tra Austria,<br \/>\nItalia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Grecia e Australia.<br \/>\nL&#8217;ESSENZA DELLE IMMAGINI: FRAGRANCES IN MOTION AWARD \u2013 OLIBERE<br \/>\n\u201cFragrances in Motion Award\u201d \u00e8 il titolo del contest ideato dalla casa di profumi francese Olibere,<br \/>\nin collaborazione con Filmmaker, Festival Mix Milano, Roma Creative Contest e con la media<br \/>\npartnership di MYmovies.it e Lolaglam. Potrebbe sembrare bizzarro questo \u201cpartenariato\u201d tra un<br \/>\nfestival come Filmmaker, attento alle sperimentazioni pi\u00f9 indocili dell&#8217;immaginario, e un brand di<br \/>\nprofumi, per quanto indipendente e non allineato al sistema delle \u201cgrandi marche\u201d, caratteristica<br \/>\nche gi\u00e0 lo rende vicino alle nostre predilezioni cinematografiche. Ma non \u00e8 questo il solo punto di<br \/>\nincontro. Fragrances in Motion infatti nasce dall&#8217;esigenza di coniugare un prodotto a un&#8217;immagine,<br \/>\nma non perch\u00e9 ne diventi il veicolo promozionale, o per dirla pi\u00f9 banalmente: non per realizzare<br \/>\nuno spot.<br \/>\nCi\u00f2 che si chiede ai partecipanti al contest, che comprende due categorie, \u201cAmatori\u201d e<br \/>\n\u201cProfessionisti\u201d, \u00e8 invece di reinterpretare le essenze, di lasciarsi guidare da un senso, l&#8217;olfatto per<br \/>\nattivare gli altri. Le immagini non devono quindi essere a servizio del profumo, piuttosto ne<br \/>\ndevono costituire quasi un contrappunto, in una reciproca ispirazione che vuole mettere in moto<br \/>\ncreativit\u00e0 ed emozioni.<br \/>\nCiascuno dei partecipanti al contest riceve una collezione di sette fragranze ideate da talentuosi<br \/>\nprofumieri quali Am\u00e9lie Bourgeois, Bertrand Duchaoufour, Luca Maffei. A partire dagli aromi delle<br \/>\nessenze, i registi &#8211; ognuno con la propria storia e personalit\u00e0 olfattiva &#8211; provano a cercarne una<br \/>\ninterpretazione nelle immagini, in altre storie e in altri luoghi prossimi o lontani, spiazzanti o<br \/>\nsentimentali, che trovano compimento nel formato breve.<br \/>\n\u00c8 un work in progress \u2013 siamo alla seconda edizione \u2013 che cerca aggiustamenti a ogni<br \/>\nappuntamento: l&#8217;aspetto che ci avvicina a questa scommessa \u00e8 proprio il suo porsi su un confine<br \/>\nche elude generi e regole per avventurarsi in altro, in forme ancora da scoprire.<br \/>\nPer questo abbiamo deciso di legare il contest a una master class tenuta da Michelangelo<br \/>\nFrammartino (Le quattro volte; Alberi) che, col titolo Filmare l&#8217;invisibile, a partire dalla propria<br \/>\nesperienza cinematografica, propone un itinerario di ricerca e di condivisione di un orizzonte<br \/>\nnuovo delle immagini. \u00abL&#8217;uomo moderno \u00e8 affetto da un virus \u2013 dice Frammartino \u2013. Ha smarrito il<br \/>\nlegame con le cose, sembra divenuto insensibile al dolore, a ci\u00f2 che gli accade intorno, agli eventi<br \/>\nche dovrebbero riguardarlo. Ha contratto un virus, ma ha anche prodotto il suo anticorpo, il<br \/>\ncinema, una macchina che ha il potere non solo di filmare le cose, ma anche di radiografarne lo<br \/>\nscheletro, di riscoprire la continuit\u00e0 che avvolge insieme gli esseri viventi, di farci percepire la<br \/>\nstoffa invisibile di cui tutti siamo fatti\u00bb.<br \/>\nFILMMAKER \u00e8 sostenuto da Comune di Milano, Regione Lombardia, Ministero per i Beni e le<br \/>\nAttivit\u00e0 Culturali con la collaborazione di Maison Olibere, Fondazione Cariplo, Forum Austriaco di<br \/>\nCultura, Goethe-Institut Mailand, Centro Ceco di Milano, Institut fran\u00e7ais Milano, Confcommercio<br \/>\nMilano, Start.Srl, Le Rosse<br \/>\nI LUOGHI DEL FESTIVAL<br \/>\nSpazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2<br \/>\nArcobaleno FilmCenter, Viale Tunisia 11<br \/>\nCasa del Pane \u2013 Ex Casello Daziario di Porta Venezia, Corso Venezia 63<br \/>\nTICKETS<br \/>\nBiglietto ingresso: euro 7,50<br \/>\nAbbonamento intero: euro 30 | Abbonamento ridotto: euro 25<br \/>\nINFO<br \/>\nAssociazione Filmmaker<br \/>\nTel. 02 3313411 &#8211; segreteria@filmmakerfest.org<br \/>\nwww.filmmakerfest.com<br \/>\nhttps:\/\/www.facebook.com\/FILMMAKERFESTIVAL\/<br \/>\n<a class=\"twitter-timeline\" data-width=\"660\" data-height=\"990\" data-dnt=\"true\" href=\"https:\/\/twitter.com\/filmmaker_fest?ref_src=twsrc%5Etfw\">Tweets by filmmaker_fest<\/a><script async src=\"https:\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><br \/>\nHashtag: #Filmmaker2017<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FILMMAKER INTERNATIONAL FILM FESTIVAL Milano, 1-10 dicembre 2017 Spazio Oberdan, Arcobaleno Film Center, Casa del Pane Al via il\u00a0 1\u00b0 dicembre l&#8217;edizione 2017 di FILMMAKER INTERNATIONAL FILM FESTIVAL, in programma fino al 10 dicembre a Milano presso lo Spazio Oberdan, l\u2019Arcobaleno Film Center e Casa del Pane. 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