
{"id":63739,"date":"2017-06-28T18:29:22","date_gmt":"2017-06-28T16:29:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=63739"},"modified":"2017-07-28T18:32:45","modified_gmt":"2017-07-28T16:32:45","slug":"jan-fabre-glass-and-bone-sculptures-1977-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/63739\/arte\/jan-fabre-glass-and-bone-sculptures-1977-2017.html","title":{"rendered":"Jan Fabre. Glass and Bone Sculptures 1977-2017"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-63740\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/detail_greek_gods_in_a_body-landscape_2011-300x222.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"222\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/detail_greek_gods_in_a_body-landscape_2011-300x222.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/detail_greek_gods_in_a_body-landscape_2011-768x567.jpg 768w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/detail_greek_gods_in_a_body-landscape_2011-500x369.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/detail_greek_gods_in_a_body-landscape_2011.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Evento collaterale alla 57a Esposizione Internazionale\u00a0d&#8217;Arte &#8211; La Biennale di Venezia<\/strong><br \/>\n<em>Venezia, Abbazia di San Gregorio<\/em><\/p>\n<p><strong>La mostra presenta, per la prima volta insieme, oltre 40 opere in vetro e ossa, realizzate dall\u2019artista belga in un quarantennio di lavoro, tra il 1977 e il 2017, che innescano una riflessione filosofica, spirituale e politica sulla vita e la morte attraverso la centralit\u00e0 della metamorfosi.<\/strong><\/p>\n<p>A cura di<br \/>\n<strong>Giacinto DI PIETRANTONIO<\/strong>, Direttore GAMeC, Bergamo<br \/>\n<strong>Katerina KOSKINA<\/strong>, Direttore EMST, Atene<br \/>\n<strong>Dimitri OZERKOV<\/strong>, Responsabile del Dipartimento di Arte Contemporanea del The State Hermitage Museum, San Pietroburgo<\/p>\n<p>Jan Fabre torna a Venezia, con un progetto inedito, appositamente studiato per gli spazi dell\u2019<strong>abbazia di San Gregorio<\/strong>, situata tra il ponte dell\u2019Accademia e la punta della Dogana.<\/p>\n<p><strong>Evento collaterale della 57. Esposizione Internazionale d\u2019Arte &#8211; La Biennale di Venezia, dal 13 maggio al 26 novembre 2017, la mostra\u00a0<em>Jan Fabre. Glass and Bone Sculptures 1977-2017<\/em><\/strong>, curata da Giacinto Di Pietrantonio, Katerina Koskina e Dimitri Ozerkov, promossa dalla GAMeC &#8211; Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, in collaborazione con EMST \u2013 National Museum of Contemporary Art di Atene e The State Hermitage Museum di San Pietroburgo,\u00a0<strong>presenta oltre 40 sculture di Jan Fabre\u00a0<\/strong>(Anversa, 1958), in grado di ripercorrere la sua ricerca fin dalle origini, innescando una riflessione filosofica, spirituale e politica sulla vita e la morte attraverso la centralit\u00e0 della metamorfosi.<br \/>\nPer la prima volta, saranno riuniti insieme lavori in vetro e ossa, realizzati nell\u2019arco di un quarantennio, tra 1977 e il 2017.<\/p>\n<p>Affascinato dall\u2019alchimia e dalla memoria dei materiali, Jan Fabre si \u00e8 ispirato alla tradizione pittorica dei maestri fiamminghi che erano soliti miscelare ossa triturate con i pigmenti colorati e all\u2019artigianalit\u00e0 dei vetrai veneziani. L\u2019artista ha deliberatamente scelto questi due materiali duri, che sono forti a dispetto della loro delicatezza e fragilit\u00e0, per mettere in risalto la durezza e la fragilit\u00e0 della vita stessa.<\/p>\n<p>\u201cLa mia idea filosofica e poetica &#8211; ricorda Jan Fabre \u2013che riunisce assieme il vetro con le ossa umane e animali, nasce dal ricordo di mia sorella che da bambina giocava con un piccolo oggetto di vetro. Questo mi ha fatto pensare alla flessibilit\u00e0 dell\u2019osso umano in confronto con quella del vetro. Alcuni animali e tutti gli esseri umani escono dal grembo materno come il vetro fuso esce dal forno di cottura. Tutti possono essere modellati, curvati e formati con un sorprendente grado di libert\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>I due materiali modellano parti e insiemi di corpi umani e animali: a volte, questi mantengono la loro naturalezza cromatica; altre volte, sono dipinticon il colore blu tipico della penna a sfera\u00a0<em>Bic<\/em>\u00a0che l\u2019artista usa da anni per raccontare l\u2019<em>Ora Blu<\/em>, ovvero quel momento crepuscolare in cui avviene il passaggio dalla notte al giorno o viceversa, che segna il punto di confine e di mutamento del tempo naturale.<\/p>\n<p>\u201cInfatti &#8211; afferma Giacinto Di Pietrantonio &#8211; al titolo\u00a0<em>Glass and Bone<\/em>, potremmo aggiungere\u00a0<em>Blue Bic Ink<\/em>. La materia, nel lavoro di Fabre, non \u00e8 celebrata in senso fenomenico, ma \u00e8 usata come messaggera di arcane simbologie connesse con la sua essenza stessa. Nella sua ricerca, Fabre non persegue un\u2019arte che valuta la storia come prodotto del presente, ovvero della sociologia, quanto come lotta che si dispiega all\u2019interno di una materia la cui memoria si \u00e8 dissolta nelle profondit\u00e0 del tempo\u201d.<\/p>\n<p>La dialettica tra ossa e vetro, che \u00e8 poi quella che s\u2019instaura,ad esempio, tra durezza e fragilit\u00e0, tra opacit\u00e0 e trasparenza, tra ombra e luce, tra tangibile e intangibile, tra vita e morte, \u00e8 al centro della poetica di Fabre. Quella dell\u2019artista fiammingo \u00e8 un\u2019arte che ruota attorno all\u2019instabile stato della metamorfosi e ai cambiamenti nel flusso dell\u2019esistenza.Come il vetro, anche le ossa non sono indistruttibili. Al pari del vetro, le ossa si spezzano mostrando la fragilit\u00e0 e precariet\u00e0 umana.<\/p>\n<p>\u201cLe sculture in vetro e ossa di Jan Fabre \u2013 dichiara Katerina Koskina \u2013 sono una tacita allusione alla brevit\u00e0 della vita sulla terra e alla nostra mortalit\u00e0. Allo stesso modo, la connessione tra ossa e vetro allude alla fragilit\u00e0 e alla caducit\u00e0 dell\u2019esistenza umana. Le ossa e la lucentezza del vetro, rispettivamente simboli di morte e di opulenza, condividono la precariet\u00e0 della vita umana che ha solo un breve sprazzo di tempo nel quale godere della bellezza prima che il corpo si trasformi in uno scheletro\u201d.<\/p>\n<p>Dal canto suo, Dimitri Ozerkov sottolinea che \u201cFabre cristallizza sia le ossa che il vetro e li rende sacri. E fa lo stesso con l\u2019esistenza umana nella sua mistica presenza temporale nella realt\u00e0, guidata dall\u2019immaginazione. Per lui, l\u2019immaginazione artistica \u00e8 la prova pi\u00f9 evidente dell\u2019esistenza umana, e la trova da qualche parte, tra le ossa e il vetro, tra il corpo e l\u2019anima\u201d.<\/p>\n<p>Lungo tutta la sua carriera, Fabre si \u00e8 sempre confrontato con questi due materiali; fin dal 1977, quando realizz\u00f2\u00a0<em>The Pacifier<\/em>, un ciucciotto realizzato in osso, ma avvolto da schegge di vetro che non pu\u00f2 essere usato a meno che non ci si voglia ferire. E di vetro era l\u2019altare primitivo di ossa umane di\u00a0<em>The Future Merciful Vagina and Phallus<\/em>\u00a0(2011) sulla cui sommit\u00e0 c\u2019erano un osso pelvico e un fallo.<\/p>\n<p>Nella ricerca di Jan Fabre, le ossa si associano alla morte. Nella<em>\u00a0Pietas<\/em>, presentata durante la Biennale d\u2019Arte del 2011 alla Nuova Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia a Venezia, che riproduceva in scala 1:1 la\u00a0<em>Piet\u00e0<\/em>\u00a0di Michelangelo, il volto della Madonna era stato sostituito da un teschio, immagine della morte.<\/p>\n<p>Catalogo\u00a0<strong>Forma edizioni.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Jan Fabre (Anversa, 1958). Note biografiche<\/strong><br \/>\nPer oltre 35 anni, Jan Fabre \u00e8 stato uno delle pi\u00f9 innovative e importanti figure del panorama dell&#8217;arte contemporanea internazionale. Come artista visivo, sceneggiatore teatrale e autore, Fabre riflette sulla vita e la morte, sulle trasformazioni fisiche e sociali, oltre che sulla rappresentazione crudele e intelligente di animali ed esseri umani. Jan Fabre \u00e8 stato il primo artista vivente a tenere una grande mostra al Museo del Louvre di Parigi (<em>L&#8217;ange de la M\u00e9tamorphose<\/em>, 2008) e al Museo di Stati di San Pietroburgo (<em>Knight of Despair \/ Warrior of Beauty<\/em>, 2016-2017).<\/p>\n<p><strong>JAN FABRE. GLASS AND BONE SCULPTURES 1977-2017<\/strong><br \/>\nEvento collaterale della 57. Esposizione Internazionale d\u2019Arte &#8211; La Biennale di Venezia<br \/>\nVenezia, Abbazia di San Gregorio (Dorsoduro 172)<\/p>\n<p><strong>La mostra sar\u00e0 aperta al pubblico dal 13 maggio al 26 novembre 2017<\/strong><\/p>\n<p><strong>Orari: 11.00-19.00<\/strong><br \/>\nIngresso libero<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Evento collaterale alla 57a Esposizione Internazionale\u00a0d&#8217;Arte &#8211; La Biennale di Venezia Venezia, Abbazia di San Gregorio La mostra presenta, per la prima volta insieme, oltre 40 opere in vetro e ossa, realizzate dall\u2019artista belga in un quarantennio di lavoro, tra il 1977 e il 2017, che innescano una riflessione filosofica, spirituale e politica sulla vita &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/63739\/arte\/jan-fabre-glass-and-bone-sculptures-1977-2017.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">Jan Fabre. 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