
{"id":63566,"date":"2017-03-27T18:57:39","date_gmt":"2017-03-27T16:57:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=63566"},"modified":"2017-07-27T19:10:03","modified_gmt":"2017-07-27T17:10:03","slug":"meret-oppenheim-opere-dialogo-lac-lugano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/63566\/arte\/meret-oppenheim-opere-dialogo-lac-lugano.html","title":{"rendered":"Meret Oppenheim opere in dialogo LAC Lugano"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-63567\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/01.-M.-Oppenheim_Ritratto-con-tatuaggio_1980-201x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"201\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/01.-M.-Oppenheim_Ritratto-con-tatuaggio_1980-201x300.jpeg 201w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/01.-M.-Oppenheim_Ritratto-con-tatuaggio_1980-268x400.jpeg 268w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/01.-M.-Oppenheim_Ritratto-con-tatuaggio_1980.jpeg 567w\" sizes=\"auto, (max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/>\u00a0\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-63569\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/03.-M.-Oppenheim_Das-Paar_1956_Collezione-privata-300x235.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/03.-M.-Oppenheim_Das-Paar_1956_Collezione-privata-300x235.jpeg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/03.-M.-Oppenheim_Das-Paar_1956_Collezione-privata-500x392.jpeg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/03.-M.-Oppenheim_Das-Paar_1956_Collezione-privata.jpeg 567w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><br \/>\nDa Max Ernst a Mona Hatoum<br \/>\n11 febbraio \u2013 28 maggio 2017<br \/>\nLAC Lugano Arte e Cultura<br \/>\nA cura di Guido Comis e Maria Giuseppina Di Monte<\/p>\n<p>Dall\u201911 febbraio al 28 maggio 2017 il Museo d\u2019arte della Svizzera italiana presenta la<br \/>\nmostra \u201cMeret Oppenheim, opere in dialogo. Da Max Ernst a Mona Hatoum\u201d, dedicata a una<br \/>\ndelle artiste pi\u00f9 celebri del Novecento, qui presentata accanto ai maggiori esponenti del<br \/>\nmovimento dada e surrealista e a figure di rilievo nel panorama dell\u2019arte contemporanea. A<br \/>\ncura di Guido Comis e Maria Giuseppina Di Monte, l\u2019esposizione \u00e8 realizzata anche grazie<br \/>\nalla collaborazione con importanti collezioni private e istituzioni pubbliche svizzere e<br \/>\ninternazionali.<br \/>\nMeret Oppenheim (1913-1985) \u00e8 una delle artiste pi\u00f9 celebri del Novecento e autrice di opere<br \/>\ndivenute vere e proprie icone dell\u2019arte del secolo scorso. Il suo straordinario fascino e la sua<br \/>\npersonalit\u00e0 si sono riflesse nella vita e nelle creazioni dei suoi amici e colleghi come Man Ray, Marcel<br \/>\nDuchamp, Max Ernst, Alberto Giacometti, Ren\u00e9 Magritte e molti altri, facendone una figura centrale<br \/>\nnella scena artistica degli anni Trenta. Attraverso un centinaio di opere, la mostra a lei dedicata<br \/>\ndocumenta il suo intero percorso, dagli esordi nella Parigi dei primi anni Trenta fino alle esperienze<br \/>\nnon figurative degli anni Settanta e Ottanta. Nel percorso espositivo le sue creazioni dialogano con<br \/>\nquelle dei maggiori esponenti del movimento dada e surrealista e di alcuni affermarti artisti<br \/>\ncontemporanei come Robert Gober e Mona Hatoum.<br \/>\nLa mostra<br \/>\nL\u2019esposizione presentata dal Museo d\u2019arte della Svizzera italiana (MASI Lugano) e curata da Guido<br \/>\nComis, curatore MASI Lugano, e Maria Giuseppina Di Monte, direttrice dei Musei Andersen, Manz\u00f9 e<br \/>\nPraz di Roma e studiosa dell\u2019opera di Meret Oppenheim, ha luogo a pochi passi da Carona, borgo<br \/>\ncaro all\u2019artista che l\u00ec, nella casa di villeggiatura di famiglia, trov\u00f2 un rifugio sereno anche nei momenti<br \/>\npi\u00f9 inquieti della sua esistenza.<br \/>\nLe opere esposte evidenziano la fitta trama di rapporti che legarono Meret ai pi\u00f9 anziani e spesso gi\u00e0<br \/>\ncelebri colleghi dell\u2019epoca, ma soprattutto sottolineano il suo autonomo profilo di artista vicina al<br \/>\nSurrealismo non per spirito di emulazione, ma poich\u00e9 riconobbe nel movimento di Breton<br \/>\nl\u2019espressione di una sensibilit\u00e0 prossima alla propria: \u00abNon sono io \u2013 disse \u2013 che ho cercato i<br \/>\nsurrealisti, sono loro che hanno trovato me\u00bb. La mostra permette dunque di emancipare Meret<br \/>\nOppenheim dall\u2019immagine di musa e di modella che in passato ne ha spesso e ingiustamente<br \/>\noscurato l\u2019opera.<br \/>\nIl percorso espositivo si sviluppa in sezioni tematiche ognuna delle quali mette in luce un diverso<br \/>\naspetto e momento del suo processo creativo: dal rapporto di intenso scambio di idee che, al suo<\/p>\n<p>arrivo a Parigi all\u2019inizio degli anni Trenta, intrattenne con i colleghi dadaisti e surrealisti, alle<br \/>\ncomposizioni astratte degli anni Settanta.<br \/>\nLa mostra si apre con alcune creazioni esito dell\u2019incontro fra la giovane e irriverente Meret<br \/>\nOppenheim e le opere dei colleghi Marcel Duchamp, Man Ray, Jean Arp, Max Ernst e altri ancora. Il<br \/>\npercorso prosegue con oggetti come tazze, boccali, scarpe e guanti che, come fossero entit\u00e0<br \/>\nanimate, manifestano i segni di una vita propria, sviluppando pelliccia o coda, vene e capillari o<br \/>\nunendosi in baci appassionati. \u00c8 poi la volta dei dipinti in cui l\u2019artista si trasfigura prendendo le<br \/>\nsembianze di personaggi fiabeschi o legati al mito: la donna serpente, la donna uccello, la donna di<br \/>\npietra. Emerge dai dipinti anche la relazione viscerale che lega l\u2019artista alla terra. A queste<br \/>\ncomposizioni fanno da contraltare rappresentazioni del cielo e degli astri: visioni premonitrici o<br \/>\ncreazioni che adombrano significati escatologici. Una sezione di ritratti e autoritratti di Meret e dei<br \/>\ncolleghi permette inoltre di dare un volto agli artisti presenti in mostra e di apprezzare l\u2019attitudine<br \/>\ndella cerchia surrealista a mettere in gioco, attraverso travestimenti o interventi sui ritratti, il proprio<br \/>\nvolto e la propria identit\u00e0. Contigua a questa sezione \u00e8 infine quella dedicata ai volti fantastici e alle<br \/>\nmaschere create da Meret e dai colleghi. Si tratta di sculture e dipinti, ma anche di maschere ideate<br \/>\nin occasione delle celebri feste di carnevale di Berna e Basilea, pensate tanto per celare quanto per<br \/>\nrivelare aspetti reconditi della personalit\u00e0 di chi le indossa.<br \/>\nSono rappresentati in mostra anche alcuni artisti contemporanei affermati \u2013 Robert Gober, Mona<br \/>\nHatoum, Birgit J\u00fcrgenssen \u2013 le cui opere si ispirano o rimandano in modo indiretto alle creazioni<br \/>\ndell\u2019artista svizzera. \u00c8 cos\u00ec possibile apprezzare la forza di suggestione che le invenzioni di Meret<br \/>\nOppenheim hanno avuto sulle generazioni della seconda met\u00e0 del Novecento.<br \/>\nIl catalogo<br \/>\nIn occasione della mostra sar\u00e0 pubblicato un catalogo bilingue italiano-inglese (edizioni Skira) con<br \/>\nimmagini di tutte le opere esposte e contributi dei curatori e di specialisti dell\u2019opera di Meret<br \/>\nOppenheim: Martina Corgnati, Bice Curiger, Heike Eipeldauer, Josef Helfenstein, Daniel Spanke.<br \/>\nLa mediazione culturale<br \/>\nOltre alle consuete visite guidate gratuite che si svolgono ogni domenica alle 15:00, sono previste<br \/>\nper tutta la durata della mostra numerose attivit\u00e0 di mediazione culturale volte a favorire la fruizione<br \/>\nda parte del pubblico e a trasformare la visita in un\u2019esperienza arricchente ed emozionante. Il<br \/>\nprogramma \u00e8 disponibile sul sito www.edu.luganolac.ch.<br \/>\nProgramma espositivo 2017<br \/>\nOltre all\u2019opera di Meret Oppenheim, nel corso del primo semestre dell\u2019anno, il MASI Lugano<br \/>\npresenter\u00e0 al pubblico opere recenti e inedite del britannico Craigie Horsfield attraverso un progetto<br \/>\nrealizzato in collaborazione con l\u2019artista stesso e il Centraal Museum di Utrecht (11.03 &#8211; 02.07.2017)<br \/>\ne le ricerche di due protagonisti indiscussi dell\u2019arte italiana del dopoguerra, Alighiero Boetti e Salvo<br \/>\n(09.04 &#8211; 27.08.2017). In concomitanza con quest\u2019ultima mostra, verr\u00e0 proposto presso lo Spazio -1.<br \/>\nCollezione Giancarlo e Danna Olgiati, un allestimento volto a documentare il clima artistico torinese<br \/>\ntra gli anni \u201860 e \u201870.<\/p>\n<p>MASI Lugano<br \/>\nIl Museo d\u2019arte della Svizzera italiana, Lugano rappresenta il punto di arrivo di una profonda revisione<br \/>\ndelle politiche culturali che ha portato all\u2019unificazione del Museo Cantonale d\u2019Arte e del Museo d\u2019Arte<br \/>\ndi Lugano in una sola istituzione. Il museo ha due sedi: al LAC sono proposti diversi allestimenti volti<br \/>\nad approfondire l\u2019arte del Novecento e contemporanea e le sue collezioni, a Palazzo Reali l\u2019attivit\u00e0 si<br \/>\nconcentra sulla storia dell\u2019arte del territorio e sulla valorizzazione di nuclei specifici delle collezioni.<br \/>\nPartner principale del MASI Lugano \u00e8 Credit Suisse, che conferma il suo storico impegno in favore<br \/>\ndell\u2019arte a Lugano.<\/p>\n<p>Informazioni<br \/>\nSede<br \/>\nLAC Lugano Arte e Cultura<br \/>\nPiazza Bernardino Luini 6, 6901 Lugano<br \/>\n+41 (0)58 866 4230<br \/>\ninfo@masilugano.ch<br \/>\nwww.masilugano.ch<br \/>\nOrari<br \/>\nMarted\u00ec &#8211; domenica: 10:00 \u2013 18:00<br \/>\nGioved\u00ec aperto fino alle 20:00<br \/>\nLuned\u00ec chiuso<br \/>\nIngresso<br \/>\nLa collezione<br \/>\nGratuito<br \/>\nEsposizioni temporanee<br \/>\nIntero: chf 15.-<br \/>\nRidotto: chf 10.- (AVS\/AI, over 65 anni, gruppi, studenti 17-25 anni)<br \/>\nGratuito: &lt;16 anni e ogni prima domenica del mese<br \/>\nVisite guidate e laboratori creativi<br \/>\nMediazione culturale<br \/>\n+41 (0)58 866 4230 | lac.edu@lugano.ch<br \/>\nCon il sostegno di<br \/>\nCredit Suisse, Partner principale MASI Lugano<\/p>\n<p>01.<br \/>\nMeret Oppenheim<br \/>\nPortr\u00e4t mit T\u00e4towierung (Ritratto con tatuaggio)<br \/>\n1980<br \/>\nFotografia con intervento a pochoir<br \/>\n29.5 x 21 cm<br \/>\nCollezione privata<\/p>\n<p>03.<br \/>\nMeret Oppenheim<br \/>\nDas Paar<br \/>\n1956<br \/>\nScarpe in pelle<br \/>\n20 x 40 x 15 cm<br \/>\nCollezione privata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0 Da Max Ernst a Mona Hatoum 11 febbraio \u2013 28 maggio 2017 LAC Lugano Arte e Cultura A cura di Guido Comis e Maria Giuseppina Di Monte Dall\u201911 febbraio al 28 maggio 2017 il Museo d\u2019arte della Svizzera italiana presenta la mostra \u201cMeret Oppenheim, opere in dialogo. 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