
{"id":63307,"date":"2017-06-18T23:48:58","date_gmt":"2017-06-18T21:48:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=63307"},"modified":"2017-07-09T23:52:14","modified_gmt":"2017-07-09T21:52:14","slug":"omaggio-giovanni-pisano-palazzo-fabroni-pistoia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/63307\/arte\/omaggio-giovanni-pisano-palazzo-fabroni-pistoia.html","title":{"rendered":"OMAGGIO A GIOVANNI PISANO  \u00a0Palazzo Fabroni \u2013 Pistoia"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-63308\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/Allestimento-Omaggio-a-Giovanni-Pisano_Pistoia2017-2-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/Allestimento-Omaggio-a-Giovanni-Pisano_Pistoia2017-2-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/Allestimento-Omaggio-a-Giovanni-Pisano_Pistoia2017-2-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/Allestimento-Omaggio-a-Giovanni-Pisano_Pistoia2017-2-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/Allestimento-Omaggio-a-Giovanni-Pisano_Pistoia2017-2-720x480.jpg 720w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/Allestimento-Omaggio-a-Giovanni-Pisano_Pistoia2017-2-272x182.jpg 272w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>OMAGGIO A GIOVANNI PISANO<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0Palazzo Fabroni \u2013 Pistoia<\/strong><\/p>\n<p><strong>18 giugno \u2013 20 agosto 2017<\/strong><\/p>\n<p>Da domenica <strong>18 giugno<\/strong> a domenica <strong>20 agosto <\/strong>si tiene a <strong>Palazzo Fabroni<\/strong>, museo del Novecento e del Contemporaneo di Pistoia, la mostra <strong><em>Omaggio a Giovanni Pisano<\/em><\/strong>, a cura di <strong>Roberto Bartalini <\/strong>con la collaborazione di <strong>Sabina Spannocchi<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019esposizione, dedicata al grande scultore che oper\u00f2 a cavallo tra il Duecento e il Trecento, \u00e8 promossa e realizzata dal <strong>Comune di Pistoia\/Palazzo Fabroni<\/strong> in collaborazione con la <strong>Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.<\/strong><\/p>\n<p>Con questa importante monografica Pistoia, nel suo anno da Capitale Italiana della Cultura, tributa, grazie a un\u2019idea di <strong>Giovanni Agosti<\/strong>, un omaggio speciale a Giovanni Pisano, artista che ebbe ripetuti rapporti con la citt\u00e0. Palazzo Fabroni si apre per la prima volta all\u2019arte antica, in coerenza con la sua ubicazione di fronte alla pieve romanica di Sant\u2019Andrea, che conserva uno dei maggiori capolavori di Giovanni Pisano: il famoso pulpito marmoreo terminato nel 1301.<\/p>\n<p>Il percorso espositivo \u00e8 organizzato in nove stanze, ciascuna delle quali ospita un\u2019opera.<\/p>\n<p>\u00abPoche opere, attentamente selezionate, dalle quali risulta la straordinaria gamma creativa e l\u2019inventivit\u00e0 iconografica di Giovanni Pisano e il suo dominio di materie diverse come pietra e legno\u00bb spiega Roberto Bartalini. \u00abLa mostra \u00e8 inoltre l\u2019occasione per mettere alla prova inedite prospettive interpretative\u00bb.<\/p>\n<p>Si parte con un preludio: il rilievo con le <strong><em>Stimmate di San Francesco<\/em><\/strong> di Nicola Pisano, padre di Giovanni. \u00c8 quanto resta di un monumento funebre risalente agli anni Settanta del Duecento, molto probabilmente eretto nella chiesa di Santa Maria del Prato, prima chiesa francescana di Pistoia, in luogo della quale fu poi costruita l\u2019attuale chiesa di San Francesco. Il destinatario di questo sepolcro era probabilmente Filippo da Pistoia, gi\u00e0 vescovo di Ferrara, di Firenze e arcivescovo di Ravenna.<\/p>\n<p>Le altre otto stanze sono dedicate a Giovanni Pisano.<\/p>\n<p>Nella seconda trova spazio una <strong><em>Madonna con Bambino<\/em><\/strong>, tondo in marmo che rappresenta uno dei vertici dell\u2019opera del giovane scultore. Proveniente dalla collegiata di Sant\u2019Andrea, \u00e8 confluito nel Museo di Empoli. Le forme armoniche mostrano come l\u2019artista avesse iniziato a muovere i primi passi sotto la guida paterna, ma la torsione del volto della Vergine permette di cogliere,<em> in fieri<\/em>, quell\u2019idea di movimento che Pisano svilupper\u00e0 nell\u2019arco della sua carriera.<\/p>\n<p>Per tutto il Medioevo fu frequente la pratica di riutilizzare le opere d\u2019arte a seconda di nuove esigenze del culto: ne \u00e8 un probabile esempio l\u2019opera lignea esposta nella terza stanza, un <strong><em>Angelo in veste di diacono che ostende la testa di San Giovanni Battista<\/em><\/strong>. Il delicatissimo Angelo, che regge una grande e drammatica testa del Battista, presenta dissonanti aspetti stilistici: l\u2019Angelo, in tutto corrispondente ai pi\u00f9 noti esempi di scultura gotica francese della met\u00e0 del Duecento, reggeva probabilmente in mano un oggetto pi\u00f9 piccolo. Il volto del Battista, molto grande e dalle palesi differenze stilistiche rispetto al corpo della statua, \u00e8 sicuramente attribuibile a Giovanni Pisano, all\u2019epoca ancora giovane.<\/p>\n<p>Il momento in cui l\u2019arte di Giovanni Pisano inizia a distinguersi nettamente da quella del padre Nicola \u00e8 esemplificato, in mostra, da una delle cosiddette \u2018Ballerine\u2019, figure ideate per le ghimberghe del Battistero di Pisa. Si tratta di statue che dovevano risultare visibili a distanza e quindi erano scolpite con fare rapido e abbreviato. Queste figure femminili danzanti, che sembrano originate e tenute in vita da un soffio d\u2019aria, offrono i primi saggi del dinamismo impetuoso e dell\u2019espressionismo caratteristici del Pisano. \u00abFu solo dopo la guerra, quando le grandi figure furono tirate gi\u00f9 dalle nicchie e poste nel Battistero [a Pisa], che io potei vederle da vicino e fu allora che fui colpito dalla tremenda forza drammatica che avrei poi indicato come la caratteristica qualit\u00e0 scultorea, lo stile e la personalit\u00e0 di Giovanni\u00bb scrisse nel 1969 lo scultore britannico Henry Moore.<\/p>\n<p>Nelle successive quattro stanze, quattro Crocifissi diversi, ciascuno testimone di una diversa maturazione artistica dello scultore. Il <strong><em>Crocifisso<\/em><\/strong> <strong>della chiesa di San Bartolomeo in Pantano<\/strong> (stanza 5), opera monumentale sconosciuta ai pi\u00f9, va ascritto all\u2019ultima, straordinaria fase creativa: \u00e8 molto diverso dagli altri suoi Crocifissi lignei, sia per le dimensioni che per la resa formale. Privo dell\u2019effetto di torsione e del dinamismo di altri lavori, \u00e8 concepito non come oggetto processionale, ma per essere posto in relazione simbolica con la mensa dell\u2019altare.<\/p>\n<p>Il <strong><em>Crocifisso<\/em><\/strong> <strong>della Cattedrale di Siena<\/strong> (stanza 6) \u00e8 l\u2019unico tra quelli processionali a conservare ancora la croce originale ed \u00e8 un\u2019opera della prima maturit\u00e0 dell\u2019artista, databile al 1285-90. Il corpo presenta un netto stacco rispetto alla croce ed esprime tensione drammatica attraverso un movimento articolato: a differenza delle forme abbreviate che Giovanni Pisano prediligeva nello scolpire il marmo, quest\u2019opera lignea si contraddistingue per un alto grado di finitezza nell\u2019intaglio.<\/p>\n<p>Il <strong><em>Crocifisso<\/em> della pieve di Sant\u2019Andrea<\/strong> (stanza 7) mostra un\u2019evoluzione rispetto al precedente nel movimento tormentato, che riguarda ogni fibra del corpo e che induce nello spettatore un forte sentimento di compassione. Tra i Crocifissi realizzati nella maturit\u00e0 da Pisano questo \u00e8 il meno spigoloso, anche per la qualit\u00e0 del legno di noce impiegato.<\/p>\n<p>Venerato per i miracoli che gli si riferirono durante la pestilenza di fine Trecento e concepito per essere portato in processione \u00e8 il <strong><em>Crocifisso<\/em><\/strong> (stanza 8) proveniente dalla chiesa di Santa Maria a Ripalta e conservato oggi nella pieve di Sant\u2019Andrea.<\/p>\n<p>L\u2019ultima opera \u00e8 marmorea: una sobria figura allegorica della <strong><em>Giustizia <\/em><\/strong>(stanza 9), che faceva parte del monumento funebre di Margherita di Brabante, moglie dell\u2019imperatore Enrico VII, morta di peste nel 1311. L\u2019incarico di realizzarlo fu affidato al quasi settantenne Giovanni Pisano, considerato il miglior scultore di allora in Italia. Pur anziano, Giovanni d\u00e0 prova di un\u2019ulteriore, inaspettata evoluzione del suo stile, raggiungendo con quest\u2019opera le vette di un\u2019espressivit\u00e0 meno stridente, pi\u00f9 armonica, con la dolce mestizia del volto della <em>Giustizia<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Sede:<\/strong> Palazzo Fabroni, via Sant\u2019Andrea 18 \u2013 Pistoia<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Periodo:<\/strong> 18 giugno \u2013 20 agosto 2017<\/li>\n<li><strong>Inaugurazione:<\/strong> sabato 17 giugno ore 18<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Orari: <\/strong>dal marted\u00ec alla domenica e festivi, luned\u00ec 24 luglio e luned\u00ec 14 agosto, ore 10-18 | chiuso il luned\u00ec<\/p>\n<p><strong>Biglietti d\u2019ingresso: <\/strong>intero \u20ac 6,00 &#8211; ridotto \u20ac 3,00<\/p>\n<p><strong>Giornale della mostra: <\/strong>\u20ac 4,00<\/p>\n<p><strong>Informazioni:<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.pistoia17.it\/\">www.pistoia17.it<\/a> | <a href=\"http:\/\/www.palazzofabroni.it\/\">www.palazzofabroni.it<\/a> &#8211; 0573 371214<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>OMAGGIO A GIOVANNI PISANO \u00a0Palazzo Fabroni \u2013 Pistoia 18 giugno \u2013 20 agosto 2017 Da domenica 18 giugno a domenica 20 agosto si tiene a Palazzo Fabroni, museo del Novecento e del Contemporaneo di Pistoia, la mostra Omaggio a Giovanni Pisano, a cura di Roberto Bartalini con la collaborazione di Sabina Spannocchi. 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