
{"id":63191,"date":"2017-07-04T08:01:16","date_gmt":"2017-07-04T06:01:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=63191"},"modified":"2017-07-04T08:01:16","modified_gmt":"2017-07-04T06:01:16","slug":"palazzo-reale-apre-al-pubblico-la-mostra-agnetti-centanni-adesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/63191\/arte\/palazzo-reale-apre-al-pubblico-la-mostra-agnetti-centanni-adesso.html","title":{"rendered":"PALAZZO REALE  APRE AL PUBBLICO LA MOSTRA \u201cAGNETTI. A CENT\u2019ANNI DA ADESSO\u201d"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-63192\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/Tile-doppia-mostra-15.png-500x171.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/Tile-doppia-mostra-15.png-500x171.png 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/Tile-doppia-mostra-15.png-300x103.png 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/Tile-doppia-mostra-15.png.png 607w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-63193\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/17-Vincenzo-Agnetti-267x400.jpg\" alt=\"\" width=\"267\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/17-Vincenzo-Agnetti-267x400.jpg 267w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/17-Vincenzo-Agnetti-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/07\/17-Vincenzo-Agnetti-768x1152.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 267px) 100vw, 267px\" \/><\/p>\n<p><strong>Il racconto della\u00a0vicenda creativa di uno dei maggiori esponenti dell\u2019arte concettuale degli anni Settanta<\/strong><\/p>\n<p>Dal 4 luglio al 24 settembre 2017, Palazzo Reale di Milano ospita la rassegna antologica dedicata a Vincenzo Agnetti (1926\u20131981), l\u2019artista concettuale italiano che ha trasformato la parola in immagine e l\u2019immagine in poesia.<\/p>\n<p>La mostra \u201cAGNETTI.\u00a0A cent\u2019anni da adesso\u201d, promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Archivio Vincenzo Agnetti, curata da Marco Meneguzzo insieme all\u2019Archivio Vincenzo Agnetti,\u00a0invita attraverso un\u2019analisi critica e \u201csentimentale\u201d, a riscoprire l\u2019universo artistico di Vincenzo Agnetti cogliendone l\u2019originalit\u00e0, il rigore critico, la poetica e la contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p>Sono esposte pi\u00f9 di cento opere, realizzate tra il 1967 e il 1981, che nel loro insieme restituiscono un\u2019immagine chiara del percorso dell\u2019artista: la sua tensione poetica e visionaria, l\u2019interesse per l\u2019analisi dei processi creativi e per l\u2019arte come statuto, il suo ruolo di investigatore linguistico e di sovvertitore dei meccanismi del potere, inclusi quelli della parola scritta, detta, tradotta in immagini limpide ed evocative, perch\u00e9 per Agnetti tutto \u00e8 linguaggio: \u201cImmagini e parole fanno parte di un unico pensiero. A volte la pausa, la punteggiatura \u00e8 realizzata dalle immagini a volte invece \u00e8 la scrittura stessa\u201d.<\/p>\n<p>La parola in tutte le sue opere non si limita dunque ai rapporti semiologici, come spesso accade nell\u2019arte concettuale di quegli anni, piuttosto realizza immagini, suggerisce indagini, costruisce racconti. Agnetti utilizza il paradosso visivo e concettuale per creare cortocircuiti interpretativi pronti per essere elaborati e rivisitati dall\u2019osservatore, affidando al pensiero di chi guarda lo sviluppo e il senso di quanto immaginato e scritto.<\/p>\n<p>\u201cCon questo appuntamento riscopriremo uno dei pi\u00f9 grandi artisti concettuali \u2013 afferma Marco Meneguzzo \u2013. Il suo concettualismo \u00e8 diverso da quello anglosassone, americano, e anche da quello europeo; quello di Vincenzo Agnetti ha un risvolto metafisico e letterario, pieno della nostra cultura, vorrei dire mediterraneo, se oggi questo aggettivo non apparisse riduttivo\u201d.<\/p>\n<p>La parabola artistica di Agnetti \u00e8 stata breve, muore a soli 54 anni nel 1981, ma cos\u00ec intensa e tumultuosa da rendere difficile tenerne le tracce in maniera compiuta. Per questo, forse, \u00e8 in realt\u00e0 ancora poco conosciuto e quindi da riscoprire nella sua poliedrica complessit\u00e0; la mostra \u201cAGNETTI. A cent\u2019anni\u00a0da adesso\u201d\u00a0va in questa direzione.<\/p>\n<p>In mostra sono presenti i lavori pi\u00f9 noti:<\/p>\n<p>&#8211; \u201cQuando mi vidi non c\u2019ero\u201d, il suo Autoritratto: feltro grigio inciso a fuoco e colorato in compagnia di altri feltri, \u201cRitratti e Paesaggi\u201d.<\/p>\n<p>&#8211; Gli Assiomi: bacheliti nere incise con colore a nitro bianco che, attraverso paradossi, tautologie, sintesi di pensiero, sono il contrappunto analitico della sua produzione.<\/p>\n<p>&#8211; Il \u201cLibro dimenticato a Memoria\u201d, l\u2019opera che maggiormente sintetizza la sua ricerca sulla memoria e la dimenticanza.<\/p>\n<p>&#8211; La \u201cMacchina Drogata\u201d, la calcolatrice Divisumma 14 della Olivetti i cui numeri sono stati sostituiti con altrettante lettere dell\u2019alfabeto, facendo seguire ad ogni consonante una vocale in modo che tutte le parole ottenute casualmente dalle operazioni, anche se prive di senso logico, fossero comunque supporto di intonazione, cos\u00ec che da semplice calcolatrice incapacitata a svolgere la sua funzione diventa produttrice di opere d\u2019arte dal forte impatto pittorico e iconico. E accanto alla macchina drogata troviamo infatti una parte della sua produzione: semiosi, comete, dissolvenze e l\u2019istallazione dell\u2019\u201dApocalisse\u201d.<\/p>\n<p>Tra i lavori esposti si pu\u00f2 ammirare la stanza dedicata all\u2019\u201dAmleto Politico\u201d: 60 bandiere di tutte le nazioni del mondo che contornano il palco da cui l\u2019Amleto di Agnetti arringa la folla, riuscendo a far parlare i numeri come fossero un discorso.<\/p>\n<p>Nel percorso trovano posto molti dei suoi lavori realizzati utilizzando la fotografia: alcuni pi\u00f9 noti come l\u2019\u201dAutotelefonata\u201d, \u201cTutta la Storia dell\u2019Arte in questi tre lavori\u201d, \u201cl\u2019Et\u00e0 media di A\u201d; e altri meno noti quali \u201cArchitettura tradotta per tutti i popoli\u201d e altri quasi mai visti come \u201cRiserva di caccia\u201d.<\/p>\n<p>Sull\u2019uso della fotografia sono esposte opere frutto di procedimenti alterati e interrotti che esplicitamente alludono al rapporto mezzo-messaggio. Le \u201cPhoto-graffie\u201d, carte fotografiche esposte alla luce e graffiate a raffigurare i paesaggi della mente occupano un posto particolare: sono tra gli ultimi lavori e tra essi troviamo \u201cLe Stagioni\u201d, accompagnate dalla poesia \u201cI dicitori\u201d, che inaugura un nuovo corso di Agnetti, pi\u00f9 lirico e poetico.<\/p>\n<p>Non poteva mancare una stanza dedicata all\u2019istallazione \u201c4 titoli surplace\u201d: quattro grandi sculture i cui titoli sono rappresentati da fotografie che sono quattro scatti di momenti della sua performance \u201cLa lettera perduta\u201d. Una di queste \u00e8 l\u2019immagine della mostra.<\/p>\n<p>Il sodalizio con alcuni grandi artisti per i quali ha scritto e con i quali ha collaborato &#8211; tra cui Manzoni, Castellani, Melotti, Claudio Parmiggiani, Gianni Colombo e Paolo Scheggi \u2013 ha portato tra l\u2019altro alla realizzazione de \u201cil Trono\u201d, lavoro a quattro mani di grande forza visiva e concettuale che sar\u00e0 in mostra a Palazzo Reale per la prima volta dopo quasi 50 anni dalla sua prima esposizione a Roma.<\/p>\n<p>Molti sono i lavori importanti che non riusciamo a citare tra questi le opere che rimandano alla sua ricerca sul tempo, una per tutte\u00a0<em>XIV-XX secolo<\/em>, quattro affreschi del quattordicesimo secolo su cui Agnetti \u00e8 intervenuto con scritte lapidarie.<\/p>\n<p>Infine citiamo il sodalizio con alcuni grandi artisti per i quali ha scritto e con i quali ha collaborato tra cui Manzoni, Castellani, Melotti, Claudio Parmiggiani, Gianni Colombo e Paolo Scheggi con cui ha firmato\u00a0<em>il Trono<\/em>, lavoro a quattro mani di grande forza visiva e concettuale che sar\u00e0 esposto proprio a Palazzo Reale per la prima volta dopo quasi 50 anni dalla sua prima esposizione a Roma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Vincenzo Agnetti<\/strong>\u00a0nasce a Milano il 14 settembre del 1926, si diploma all\u2019Accademia di Brera e prosegue gli studi alla Scuola del Piccolo Teatro. Dall\u2019et\u00e0 di 20 anni scrive poesie e si sperimenta nel campo della pittura informale che presto abbandona disperdendone le tracce.<\/p>\n<p>Dalla fine degli anni \u201950 agli inizi degli anni \u201960 la frequentazione di pochi amici tra cui Castellani e Manzoni gli permette di condividere ideali, progetti e aspirazioni artistiche.\u00a0Nel 1959 pubblica per la rivista Azimuth i suoi primi \u201cscritti proposizionali\u201d,\u00a0<em>Non commettere atti impuri,\u00a0<\/em>la prefazione alle\u00a0<em>Tavole di Accertamento e<\/em>\u00a0<em>l\u2019Intervento per la Linea<\/em>\u00a0di Piero Manzoni. Nel 1962 inizia il suo periodo sudamericano dove lavora nel campo dell\u2019automazione elettronica. E\u2019 il periodo che egli definisce \u2018liquidazionismo arte no\u2019 e di cui sono testimonianza i suoi quaderni di appunti dal titolo\u00a0<em>l\u2019Assenza.<\/em>\u00a0Nel 1967 ritorna in Italia, continua la ricerca nel campo della critica dell\u2019arte con alcuni scritti per amici artisti come Castellani e Melotti e con brevi saggi teorici sia pubblicati su riviste che recitati in monologhi. Sempre nel 1967 da inizio alla sua produzione artistica che si svilupper\u00e0 con una intensit\u00e0 e una ricchezza che solo la premonizione di una fine prematura poteva spiegare. La produzione di opere si sussegue a un ritmo vorticoso che non impedisce ad Agnetti di spiegarne il senso con riferimenti precisi alla struttura e alla sua genesi.<\/p>\n<p>Nel 1968 inaugura con il romanzo\u00a0<em>Obsoleto<\/em>\u00a0la collana\u00a0<em>Denarratori\u00a0<\/em>di<em>\u00a0Scheiwiller<\/em>, con la copertina di Enrico Castellani e pubblica un\u2019autoedizione della Tesi, che vedr\u00e0 le stampe solo nel 1970.<\/p>\n<p>Intanto Agnetti riparte per lavoro, prima in Norvegia e poi in Qatar, esperienze brevi ma che alimentano la sua attivit\u00e0 artistica. L\u2019avvicendarsi di mostre e di sue presenze nelle rassegne internazionali lo spingono a cimentarsi con tipologie di lavoro che utilizzano estetiche differenti pur continuando uno stesso discorso. Dal \u201873 apre uno studio anche a New York, dove vivr\u00e0 in modo intermittente, iniziando quel pendolarismo Milano-Grande Mela che sar\u00e0 un motore di ispirazione importante della sua attivit\u00e0. Il 1 settembre 1981 muore improvvisamente a Milano lasciando un\u2019opera incompiuta\u00a0<em>Il Lucernario\u00a0<\/em>e alcuni versi, scritti poco prima a New York, che terminavano cos\u00ec:\u00a0<em>Prima della breve sera \/ torneremo alle armi \/ Saremo in Terra in Sole in Aria. \/ Poi col suonatore di fiori. Forse.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>L\u2019ingresso alla mostra \u00e8 libero. Il percorso espositivo inizia al piano terra di Palazzo Reale con un bookshop &#8211; sala di lettura aperto ai visitatori della mostra \u2018AGNETTI. A cent\u2019anni da adesso\u2019 e \u2018Giancarlo Vitali. Time Out\u2019.<\/p>\n<p>Orari:<\/p>\n<p>luned\u00ec: 14.30-19.30<\/p>\n<p>marted\u00ec, mercoled\u00ec, venerd\u00ec e domenica: 9.30-19.30<\/p>\n<p>gioved\u00ec e sabato: 9.30-22.30<\/p>\n<p>(ultimo ingresso un\u2019ora prima della chiusura)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Siti internet:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/informa-mi-comune-milano.custmta.com\/re?l=D0Iarn56cI35wcuqoI0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.palazzorealemilano.it<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/informa-mi-comune-milano.custmta.com\/re?l=D0Iarn56cI35wcuqoI1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.vincenzoagnetti.com<\/a><\/p>\n<p>Catalogo: Silvana Editoriale<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il racconto della\u00a0vicenda creativa di uno dei maggiori esponenti dell\u2019arte concettuale degli anni Settanta Dal 4 luglio al 24 settembre 2017, Palazzo Reale di Milano ospita la rassegna antologica dedicata a Vincenzo Agnetti (1926\u20131981), l\u2019artista concettuale italiano che ha trasformato la parola in immagine e l\u2019immagine in poesia. 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