
{"id":62538,"date":"2017-03-22T10:10:28","date_gmt":"2017-03-22T08:10:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=62538"},"modified":"2017-03-27T10:13:31","modified_gmt":"2017-03-27T08:13:31","slug":"viasaterna-milano-la-citta-narcisista-takashi-homma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/62538\/arte\/viasaterna-milano-la-citta-narcisista-takashi-homma.html","title":{"rendered":"VIASATERNA Milano LA CITTA&#8217; NARCISISTA Takashi Homma"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\">\n<div><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-62539\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/03\/tubm_TakashiHommaDuomoMilanoStampaLamdacm206x29612017TakashiHommaCourtesyViasaterna-300x212.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/03\/tubm_TakashiHommaDuomoMilanoStampaLamdacm206x29612017TakashiHommaCourtesyViasaterna-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/03\/tubm_TakashiHommaDuomoMilanoStampaLamdacm206x29612017TakashiHommaCourtesyViasaterna-500x353.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2017\/03\/tubm_TakashiHommaDuomoMilanoStampaLamdacm206x29612017TakashiHommaCourtesyViasaterna.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/div>\n<div><b><i>La citt\u00e0 narcisista. Milano e altre storie <\/i>presenta per la prima volta in Italia una ricognizione sul lavoro del fotografo Giapponese Takashi Homma, attivo sulla scena internazionale dai primi anni Novanta.<\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<div>L\u2019esposizione si sviluppa intorno a tre tematiche principali, ricorrenti nell\u2019intero corpus di lavoro di Homma: la citt\u00e0; l\u2019incontro tra la natura e l\u2019azione dell\u2019uomo; l\u2019atto di vedere e quello di rappresentare che sono alla base dell\u2019operazione fotografica.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La citt\u00e0 \u00e8 protagonista della serie che d\u00e0 il titolo alla mostra, realizzata da Homma appositamente per questa occasione. Si tratta di fotografie di frammenti di Milano in cui sono riconoscibili alcune delle architetture pi\u00f9 iconiche: il Duomo, la Torre Branca, la Torre al Parco di Vico Magistretti, oltre ai pi\u00f9 recenti grattacieli che hanno popolato l\u2019orizzonte urbano negli ultimi anni, opera di Zaha Hadid e Arata Isozaki. Homma riprende queste fotografie con una camera oscura, rifacendosi non soltanto alla storia del mezzo che utilizza e della rappresentazione prospettica in generale (molti pittori, da Leonardo a Canaletto, da Caravaggio a Vermeer, hanno dipinto aiutandosi in questo modo), ma risalendo ancora pi\u00f9 indietro: \u00e8 la citt\u00e0 che, come Narciso, si specchia nell\u2019acqua, ritrovandosi sottosopra e offrendosi di conseguenza alla propria riscoperta. La metropoli improvvisamente rallenta nelle fotografie di Homma, il brulichio delle strade \u00e8 sostituito dalla lentezza del rituale: finalmente si pu\u00f2 esplorare ogni dettaglio.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L\u2019interesse di Homma per l\u2019architettura \u00e8 evidente in una ulteriore selezione di immagini realizzate nel corso degli anni a edifici di grandi autori in tutto il mondo. Ci sono Alvar Aalto, Pierre Jeanneret, Le Corbusier, Oscar Niemeyer. Le fotografie di Homma rifuggono qualsiasi tecnicismo. Anzich\u00e9 omologarsi ai pi\u00f9 riconoscibili codici di genere, fatti di rette perfettamente ortogonali, luci diffuse ed esclusione di qualsiasi distrazione, il fotografo giapponese riprende ogni genere di costruzione come se fosse qualsiasi altra cosa. Le architetture sono incluse in maniera perfettamente democratica nel flusso della sua opera e della sua visione. Con uno speciale interesse per le finestre, intese qui come elementari dispositivi per guardare: dentro, dando luce alle stanze, cos\u00ec come fuori, aprendosi sull\u2019esterno.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La natura si inserisce nel percorso della mostra attraverso una selezione di tre serie. Le onde sono un soggetto privilegiato del lavoro di Homma fino dal 2003, quando dedica un\u2019intera pubblicazione, <i>New Waves<\/i>, esclusivamente a questo fenomeno. Il rigore scientifico si mescola a una sensibilit\u00e0 impressionista. Qui si tratta per\u00f2 di una sequenza di onde riprese ogni anno dopo lo tsunami del 2011 e il conseguente incidente nucleare. La bellezza del mare si ammanta di una misteriosa oscurit\u00e0. La potenza della natura si mescola a quella dei prodotti dell\u2019ingegno umano. Allo stesso modo, i funghi della serie<i>Mushrooms from the Forest <\/i>(2011) sono stati fotografati esclusivamente nei boschi intorno alla centrale di Fukushima. Si tratta dunque di veri e propri ritratti di sopravvissuti, apparentemente candidi e incontaminati, eppure intrisi di veleni letali. <i>Trails<\/i>, del 2009, accosta ancora uomo e natura attraverso un inesorabile cortocircuito di bellezza e violenza: sono fotografie delle tracce lasciate sulla neve dai cervi feriti o uccisi dai cacciatori. Lungo un gelido viaggio tra rocce, ruscelli e alberi isolati, Homma usa il terreno come un foglio bianco e il sangue come inchiostro.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Al di l\u00e0 del soggetto specifico di ogni singolo progetto, la riflessione metalinguistica attraversa l\u2019intera produzione di Takashi Homma, costituendone un immancabile motivo conduttore. <i>Trails<\/i>, in questo senso, \u00e8 innanzitutto un\u2019operazione di scrittura. Le onde sono un esempio perfetto di differenza nella ripetizione, fenomeno molto caro a chiunque si occupi di fotografia. Specchi (di Narciso) e finestre (delle architetture) sono poi tra le metafore pi\u00f9 comuni e significative per riferirsi a questo mezzo. Nelle fotografie di Homma trova posto tutto questo. Sono immagini duplici: come un paio di occhiali con le lenti argentate, servono per guardare meglio, ma anche per riflettere.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><b>L\u2019ARTISTA IN MOSTRA:<\/b><\/div>\n<div><b>TAKASHI HOMMA<\/b><\/div>\n<div><b>Tokyo, 1962, vive e lavora a Tokyo.<\/b><\/div>\n<div>Takashi Homma \u00e8 un fotografo giapponese tra i pi\u00f9 noti e celebrati. Dopo aver lavorato a Londra come fotografo commerciale per alcune importanti riviste internazionali, a partire dagli Novanta si concentra sempre pi\u00f9 sull\u2019analisi territoriale, eseguita prima in Giappone e poi in tutti il mondo, e sull&#8217;analisi dello stesso linguaggio fotografico che utilizza.<\/div>\n<div>Protagonista di una grande mostra retrospettiva presso il 21st Century Museum di Kanazawa e la Tokyo City Opera Art Gallery. Nel 2014 inizia il progetto <i>The Narcissistic City<\/i>, pubblicato nell&#8217;aprile 2016 dall&#8217;editore inglese Mack Books e focalizzato sull&#8217;analisi degli edifici pi\u00f9 rappresentativi e iconici di numerose citt\u00e0. La mostra in Viasaterna <i>La citt\u00e0 narcisista. Milano e altre storie<\/i> \u00e8 la sua prima personale in Italia e presenta in esclusiva una nuova serie di opere dedicate alla citt\u00e0 di Milano e realizzate nel gennaio 2017.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><b>FANTOM<\/b><\/div>\n<div>Collettivo nato tra Milano e New York nel 2009 con la pubblicazione di un trimestrale di fotografia e una serie di libri distribuiti in oltre 20 paesi, nel 2012 ha sospeso la pubblicazione della rivista per proseguire l&#8217;investigazione degli &#8220;usi e abusi della fotografia&#8221; con mostre e progetti. Tra questi, le personali di Raed Yassin, Mario Milizia, Ruth van Beek e Taisuke Koyama a Milano e Modena; i\u00a0<i>Rencontres Internationales de la Photo de F\u00e8s<\/i>(Marocco<i>,\u00a0<\/i>2014); le commissioni a Batia Suter e Maurizio Anzeri per MiArt 2014 e 2015. Fantom ha affiancato Viasaterna dalla sua concezione e ne ha curato tutte le mostre. Il collettivo oggi \u00e8 composto da Selva Barni, Massimo Torrigiani, Francesco Zanot, Didier Falzone e Ilaria Speri.<b><\/b><\/div>\n<div><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div><b>IL TEAM DI FANTOM<\/b><\/div>\n<div><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div><b>Selva Barni<\/b><\/div>\n<div>Ha fondato e dirige Fantom. Lavora come consulente editoriale e per la fotografia per aziende e case editrici, e insegna\u00a0\u201cPhoography Editing and Publishing\u201d al Master in Photography and Visual Design della Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano.<\/div>\n<div><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div><b>Massimo Torrigiani<\/b><\/div>\n<div>Dal 2014 al 2016 ha guidato il comitato scientifico del PAC, Padiglione d\u2019Arte Contemporanea di Milano, ed \u00e8 ora membro del comitato curatoriale del Teatro dell\u2019arte della Triennale di Milano e direttore artistico del nascente polo per l\u2019arte contemporanea del Comune di Bari. \u00c8\u00a0co-fondatore di Fantom e dell\u2019agenzia creativa Boiler Corporation, con la quale lavora per aziende e istituzioni.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><b>Francesco Zanot<\/b><\/div>\n<div>Curatore di Camera &#8211; Centro Italiano per la Fotografia di Torino e critico, ha lavorato a mostre e pubblicazioni con alcuni dei maggiori fotografi italiani e internazionali. Ha curato libri monografici di artisti come Mark Cohen, Guido Guidi, Takashi Homma, Linda Fregni Nagler, Domingo Milella e Boris Mikhailov. Suoi saggi sono stati recentemente pubblicati su libri dedicati al lavoro di Ettore Sottsass, Luigi Ghirri e Antonio Rovaldi, ed \u00e8 autore con Alec Soth del volume\u00a0<i>Ping Pong Conversations<\/i>.\u00a0Direttore del Master in Photography and Visual Design organizzato dalla NABA di Milano, \u00e8 associato a Fantom dalla sua fondazione. Nel 2016 ha curato <i>Give Me Yesterday <\/i>la mostra inaugurale di Osservatorio, il nuovo spazio della Fondazione Prada dedicato alla fotografia.<b><\/b><\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La citt\u00e0 narcisista. Milano e altre storie presenta per la prima volta in Italia una ricognizione sul lavoro del fotografo Giapponese Takashi Homma, attivo sulla scena internazionale dai primi anni Novanta. 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