
{"id":59895,"date":"2016-10-06T19:16:58","date_gmt":"2016-10-06T17:16:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=59895"},"modified":"2016-10-06T19:16:58","modified_gmt":"2016-10-06T17:16:58","slug":"fabio-mauri-arte-legittima-difesa-gamec-bergamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/59895\/arte\/fabio-mauri-arte-legittima-difesa-gamec-bergamo.html","title":{"rendered":"FABIO MAURI ARTE PER LEGITTIMA DIFESA GAMEC BERGAMO"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-59896\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/10\/fabio-mauri_sito-300x300.jpg\" alt=\"fabio-mauri_sito\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/10\/fabio-mauri_sito-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/10\/fabio-mauri_sito-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/10\/fabio-mauri_sito-400x400.jpg 400w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/10\/fabio-mauri_sito.jpg 580w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>7 OTTOBRE 2016 \u2013 15 GENNAIO 2017<\/p>\n<p>FABIO MAURI ARTE PER LEGITTIMA DIFESA<\/p>\n<p>A cura di Giacinto Di Pietrantonio<\/p>\n<p>GAMeC \u2013 Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo<\/p>\n<p>Inaugurazione: gioved\u00ec 6 ottobre, ore 19:00<\/p>\n<p>Dal 7 ottobre 2016 al 15 gennaio 2017 la Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta una personale dedicata a Fabio Mauri (Roma, 1926\u20132009), tra gli artisti pi\u00f9 rilevanti della scena italiana a partire dagli anni Sessanta.<\/p>\n<p>Maestro della Nuova Avanguardia Italiana e fondatore di alcune delle riviste pi\u00f9 interessanti e programmatiche che alimentarono il dibattito in quegli stessi anni, Mauri interag\u00ec con figure del calibro di Italo Calvino, Umberto Eco e Pier Paolo Pasolini, e intraprese una ricerca artistica che si interrogava e permetteva al pubblico di interrogarsi su alcune questioni centrali della nostra esistenza e cultura, soprattutto sull\u2019utilizzo del linguaggio quale meccanismo manipolatorio da parte del potere politico e mediatico.<\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio della sua produzione, infatti, il lavoro di Mauri si concentra attorno al dibattito sulla cultura dell\u2019immagine e del linguaggio come mezzo di consumo dell\u2019industria culturale, essedo l\u2019artista, per lui, non un semplice \u201cfabbricante di immagini\u201d, ma un intellettuale in movimento, capace di esprimersi nel mondo; un concetto, questo, da cui prendono forma la sua poetica e l\u2019intera sua opera.<\/p>\n<p>Il percorso espositivo, sviluppato in quattro sale, annovera alcuni lavori storici degli anni Sessanta e Settanta, opere degli anni Novanta e dei primi anni Duemila che includono installazioni, fotografie, oggetti, opere su carta e tracciano un excursus esaustivo della ricerca artistica di Fabio Mauri; una selezione di opere volta ad abbracciare cinquant\u2019anni di lavoro dell\u2019artista, presentando al pubblico alcune tematiche fondanti della sua poetica: Diritti, Identit\u00e0, Ideologia, Linguaggio, Narrazione e Tempo.<\/p>\n<p>Tra questi, i lavori su cui campeggia protagonista la scritta \u201cFINE\u201d o \u201cTHE END\u201d, un termine che Mauri ha utilizzato pi\u00f9 volte negli anni \u2013 a partire dalla fine degli anni Cinquanta \u2013 e in varie declinazioni tipografiche, con l\u2019intento di sottolineare un diverso aspetto estetico formale che profetizza l\u2019idea di crisi, vista non come un elemento negativo, bens\u00ec come un\u2019opportunit\u00e0 per chiudere con il passato e affacciarsi a un nuovo inizio. La prima volta, \u201cTHE END\u201d compare scritta su uno schermo (l\u2019opera Schermo-disegno del 1957), un mezzo che diviene nel tempo un segno distintivo della ricerca di Mauri, forma tangibile della memoria e della coscienza, che permette di individuare un modo comune di leggere la realt\u00e0. Lo schermo bianco diviene\u00a0infatti campo neutro, uno spazio libero su cui lo spettatore pu\u00f2 proiettare i propri significati, lasciando l\u2019opera aperta a molteplici interpretazioni. Anche la stessa parola \u201cfine\u201d ne ha, per Mauri, almeno due, a seconda dell\u2019articolo che anteponiamo ad essa: la fine, intesa come termine, chiusura e dunque volta al passato, o il fine, ovvero scopo, apertura e dunque volta al futuro.<\/p>\n<p>Un\u2019opera che affronta il tema della libert\u00e0 d\u2019espressione \u2013 altro elemento caratteristico della ricerca di Mauri \u2013 \u00e8 Linguaggio \u00e8 guerra (1974), un\u2019installazione monumentale che si compone di oltre cento immagini fotografiche riguardanti le guerre del Novecento, tratte da riviste inglesi e tedesche. Attraverso la presenza, su ciascuna fotografia, di un timbro con la scritta \u201cLanguage is war\u201d, le immagini mettono in evidenza come il linguaggio estetico sia usato quale mezzo per perseguire una guerra ideologica: questo risulta infatti essere un\u2019arma, e diviene sinonimo del termine guerra. Infatti, per Mauri, come per il filosofo Friedrich Nietzsche, tutto \u00e8 linguaggio, ovvero la realt\u00e0 non esiste se non in forma di linguaggio e dunque di interpretazione della realt\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>L\u2019artista si chiede \u201cse l\u2019uomo come idea e come fatto in sostanza \u00e8 quel linguaggio \u2013 evidenziando come \u2013 l\u2019aderenza fra linguaggio e uomo \u00e8 cos\u00ec stretta, in condizione di guerra, che sul tavolo analitico se ne ricava una nozione antropologica maligna: il linguaggio \u00e8 cattivo, o il suo uomo lo \u00e8, o l\u2019uno e l\u2019altro lo sono\u201d. 1 \u201cAll\u2019inclinazione perversa del linguaggio si pu\u00f2 contrapporre, unico antidoto, l\u2019esercizio della critica\u201d2 , per questo l\u2019artista persegue, sin dagli esordi, un\u2019arte per legittima difesa, caratteristica chiave di tutta la sua ricerca, tentando di suggerire un \u201ccomportamento poetico come guardia stretta, nel senso di parteggiare o contrattaccare, [\u2026] indicando perentoriamente che \u2018l\u2019oggetto grave\u2019 in Europa, cio\u00e8 la \u2018storia\u2019, era proprio e per tutti quello dell\u2019ideologia\u201d 3 .<\/p>\n<p>In questa direzione, la mostra presenta la serie Le grandi carte (1994), opere fotografiche di grande formato che sintetizzano alcuni tra i lavori pi\u00f9 famosi della sua produzione, e costituiscono quindi una memoria narrata di tutto il lavoro dell\u2019artista. Tra queste, le carte raffiguranti la performance storica Ebrea (1971), sul tema della discriminazione razziale e sulla memoria dei campi di concentramento, o Muro Occidentale o del Pianto (1993), emblema della divisione del mondo, dell\u2019esilio, della fuga, dell\u2019esodo forzato.<\/p>\n<p>E ancora, gli oggetti che sono stati i protagonisti della mostra Ariano (1995), che si \u00e8 formata gradualmente quale complementare di Ebrea. Un progetto che intende mettere in luce la categoria dei non perseguibili attraverso la presentazione di oggetti d\u2019uso comune che non ispirano memoria di dolore, ma che fanno trapelare uno spirito non caritatevole verso chi ha assunto l\u2019identit\u00e0 \u201cariana\u201d quale segno di sicurezza, verso il razzista, verso il borghese che tutela esclusivamente i propri interessi.<\/p>\n<p>Cina ASIA Nuova (1996) \u00e8 un\u2019opera composta da un muro di valigie di metallo molato realizzate in Asia che al proprio centro, attraverso uno schermo, ci mostra una serie di avvenimenti legati all\u2019evento storico di Piazza Tienanmen: l\u2019espressione sconvolta di un giovane uomo qualche minuto prima dell\u2019esecuzione capitale e, nella parte posteriore del muro, in trasparenza, i volti dei giovani soldati del plotone d\u2019esecuzione, il cui sguardo \u00e8 ugualmente sconvolto dalla terribile vicenda che si trovano a vivere. Il muro di valigie e le immagini sono testimonianza del fenomeno asiatico con cui ci stiamo confrontando negli ultimi decenni, sia dal punto di vista delle problematiche esterne nel rapporto Oriente\/Occidente, sia rispetto alle questioni interne relative alla libert\u00e0 d\u2019espressione, tema su cui Mauri torna a concentrare la propria attenzione.<\/p>\n<p>Completano il percorso la serie Studenti (1992), quadri di piccole dimensioni che presentano ritagli di esercitazioni scolastiche, realizzati con materiali eterogenei quali carta, legno, gomma e soprattutto piombo (elemento alchemico e metaforico, sovrano del buio, della morte e del tempo che passa), e la serie Autobiografia come teoria (1997-1998), che mette in evidenza il concetto di \u201coggetto\u201d per Mauri, che \u00e8, per prima cosa, un segno e non semplice merce di consumo.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 accompagnata da un catalogo edito da GAMeC Books, che non \u00e8 una semplice documentazione della mostra, ma si propone di evidenziare la \u201ccontaminazione del linguaggio\u201d, tratto caratteristico dell\u2019artista, attraverso una serie di interviste costruite attorno i sei nuclei tematici che vanno a comporre la mostra ospitata alla GAMeC.<\/p>\n<p>Il Direttore Giacinto Di Pietrantonio, oltre ad arricchire il catalogo con un testo introduttivo sulla complessa poetica di Mauri, interroga lo scrittore Tommaso Pincio e il giornalista e saggista Antonio Gnoli, rispettivamente sui temi della narrazione e dell\u2019identit\u00e0; Giovanna Brambilla, responsabile dei Servizi Educativi della GAMeC, dialoga sul tema dell\u2019ideologia con il filosofo della scienza Giulio Giorello; Sara Fumagalli, curatore della GAMeC, si confronta sul tema dei diritti con il docente e ricercatore in antropologia culturale Luca Ciabarri; Valentina Gervasoni, assistente curatore della GAMeC, intervista sul tema tempo Antonio Somaini, docente e studioso di cultura visuale alla Sorbona di Parigi; Stefano Raimondi, curatore della GAMeC, raccoglie la testimonianza del semiologo Paolo Fabbri, rispetto al tema del linguaggio.<\/p>\n<p>In contemporanea alla mostra alla GAMeC, dal 26 novembre 2016 al 6 marzo 2017 il MADRE-Museo d&#8217;arte contemporanea Donnaregina di Napoli ospita una differente retrospettiva dedicata all\u2019artista che, insieme alla mostra di Bergamo e a complemento della stessa, restituisce un profilo esaustivo della sua ricerca (www.madrenapoli.it).<\/p>\n<p>7 OTTOBRE 2016 \u2013 15 GENNAIO 2017<\/p>\n<p>FABIO MAURI<\/p>\n<p>ARTE PER LEGITTIMA DIFESA<\/p>\n<p>Orari d\u2019apertura luned\u00ec-domenica: ore 10:00-19:00 \/ gioved\u00ec: ore 10:00-22:00 \/ marted\u00ec chiuso La biglietteria chiude un\u2019ora prima.<\/p>\n<p>Biglietto d\u2019ingresso (valido per tutte le mostre in corso) Intero: \u20ac 6,00 \/ Ridotto: \u20ac 4,00 \/ Scuole: gratuito Biglietto famiglia 1+1: \u20ac 7,50 \/ Biglietto famiglia 2+1: \u20ac 12,00 \/ Biglietto famiglia 2+2: \u20ac 15,00<\/p>\n<p>GAMeC \u2013 Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo Via San Tomaso, 53 &#8211; Bergamo Tel. + 39 035 270272<\/p>\n<p>www.gamec.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>7 OTTOBRE 2016 \u2013 15 GENNAIO 2017 FABIO MAURI ARTE PER LEGITTIMA DIFESA A cura di Giacinto Di Pietrantonio GAMeC \u2013 Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo Inaugurazione: gioved\u00ec 6 ottobre, ore 19:00 Dal 7 ottobre 2016 al 15 gennaio 2017 la Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta una personale dedicata a &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/59895\/arte\/fabio-mauri-arte-legittima-difesa-gamec-bergamo.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">FABIO MAURI ARTE PER LEGITTIMA DIFESA GAMEC BERGAMO<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":59896,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[904,8899,1166],"class_list":["post-59895","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-arte","tag-bergamo","tag-fabio-mauri","tag-gamec"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/59895","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=59895"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/59895\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59897,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/59895\/revisions\/59897"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/59896"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=59895"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=59895"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=59895"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}