
{"id":59791,"date":"2016-10-01T17:16:12","date_gmt":"2016-10-01T15:16:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=59791"},"modified":"2016-10-01T17:16:12","modified_gmt":"2016-10-01T15:16:12","slug":"human-odissea-ribaltata-teatro-strehler-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/59791\/teatro\/human-odissea-ribaltata-teatro-strehler-milano.html","title":{"rendered":"HUMAN, \u201codissea ribaltata\u201d Teatro Strehler Milano"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-59793\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/10\/it_human850-ok_original-500x375.jpg\" alt=\"it_human850-ok_original\" width=\"500\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/10\/it_human850-ok_original-500x375.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/10\/it_human850-ok_original-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/10\/it_human850-ok_original-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/10\/it_human850-ok_original.jpg 850w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p><em>Dal 7 al 14 ottobre<\/em><em> al Piccolo Teatro Strehler<\/em><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: line-through;\">HUMAN<\/span><\/strong><strong>, \u201codissea ribaltata\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>Viaggio lungo la linea che separa umano e disumano<\/strong><\/p>\n<p><u>Uno spettacolo di Lella Costa e Marco Baliani,<\/u><\/p>\n<p><u>musiche originali di Paolo Fresu, scene e costumi di Antonio Marras<\/u><\/p>\n<p><em>&#8220;Ma noi, come potremmo noi cantare. Per dire cosa?<\/em><\/p>\n<p><em>Che in fondo siamo brave persone? Che di sicuro non proviamo odio? Che la loro tragedia ci coinvolge, ci sconvolge davvero, solo non sappiamo se siamo autorizzati alla piet\u00e0, dove ci porta questa fratellanza forzata, nuova, inquieta\u2026&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"text-decoration: line-through;\">HUMAN<\/span><\/em>, in scena dal 7 al 14 ottobre al , nasce\u00a0 dall&#8217;urgenza di interrogarsi e interrogarci sul significato profondo del concetto di umanit\u00e0, riflettendo su migrazione e integrazione.<\/p>\n<p>La prima ispirazione \u00e8 stata l\u2019Eneide, il poema di Virgilio che celebra la nascita dell\u2019impero romano da un popolo di profughi: in una lectio magistralis tenuta nell&#8217;aula magna dell&#8217;Alma Mater Studiorum di Bologna, Marco Baliani \u00e8 partito dal mito per interrogarsi e interrogarci sul senso profondo del migrare.<\/p>\n<p>Poi l&#8217;incontro con Lella Costa e la reminescenza di un altro mito, ancora pi\u00f9 folgorante nella sua valenza simbolica e profetica: Ero e Leandro, i due amanti che vivevano sulle rive opposte del fiume Ellesponto.<\/p>\n<p>Al centro della riflessione lo spaesamento comune, quell\u2019andare incerto di tutti quanti gli <em>human beings<\/em> in questo tempo fuori squadra.<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec Lella Costa e Marco Baliani raccontano <em><span style=\"text-decoration: line-through;\">HUMAN<\/span><\/em>, \u201codissea ribaltata\u201d:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl titolo lo abbiamo trovato, la parola HUMAN sbarrata da una linea nera che l\u2019attraversa, come a significare la presenza dell\u2019umano e al tempo stesso la sua possibile negazione. Umano\u00a0 \u00e8 il corpo\u00a0 nella sua integrit\u00e0 fisica e psichica, nella sua individualit\u00e0.<\/p>\n<p>Quando questa integrit\u00e0 viene soppressa, o annullata con la violenza, si precipita nel disumano. Umani sono i sentimenti, le emozioni, le idee, le relazioni, i diritti.<\/p>\n<p>Li abbiamo sognati eterni e universali: dobbiamo prendere atto &#8211; con dolore, con smarrimento &#8211; che non lo sono. La storia del nostro novecento e ancora le vicende di questo primo millennio ci dicono che le intolleranze e le\u00a0 persecuzioni, individuali o di massa, nei confronti degli\u00a0 inermi e degli innocenti, continuano a perpetrarsi\u00a0 senza sosta.<\/p>\n<p>Con la nostra ricerca teatrale vorremmo insinuarci in quella soglia in cui l\u2019essere umano perde la sua connotazione universale, utilizzare le forme teatrali per indagare quanto sta accadendo in questi ultimi anni, sotto i nostri occhi, nella nostra Europa, intesa non solo come entit\u00e0 geografica, ma come sistema \u201coccidentale\u201d di valori e di idee: i muri che si alzano, i fondamentalismi che avanzano, gli attentati che sconvolgono le citt\u00e0, i profughi che cercano rifugio.<\/p>\n<p>Ma se ci fermassimo qui\u00a0 sarebbe un altro esempio di cosiddetto teatro civile, e questo\u00a0 non ci basta: non vogliamo che lo spettatore se ne vada solo pi\u00f9 consapevole\u00a0 e virtuosamente indignato o commosso. Vogliamo spiazzarlo, inquietarlo, turbarlo, assediarlo\u00a0 di domande. E insieme incantarlo e divertirlo, ch\u00e9 \u00e8 il nostro mestiere.<\/p>\n<p>E per riuscirci andremo a\u00a0 indagare teatralmente proprio\u00a0 quel segno di annullamento, quella linea che sancisce e recide: esplorare (e forse espugnare?) la soglia fatidica che separa l\u2019umano dal disumano, confrontarci\u00a0 con le parole, svelare\u00a0 contraddizioni, luoghi comuni, impasse, scoperchiare\u00a0 conflitti, contraddizioni, ipocrisie, paure indicibili.<\/p>\n<p>Vorremo costruire un teatro spietatamente capace di andare a mettere il dito nella piaga, dove non si dovrebbe, dove sarebbe meglio lasciar correre. E andare a toccare i nervi scoperti della nostra cultura\u00a0 riguardo alla dicotomia umano\/disumano.<\/p>\n<p>Senza rinunciare all\u2019ironia, e perfino all\u2019umorismo: perch\u00e9 forse solo il teatro sa\u00a0 toccare nodi conflittuali terribili con la leggerezza del sorriso,\u00a0 la visionariet\u00e0 delle immagini, la forza della poesia.\u201d<\/p>\n<p><strong>Antonio Marras: costumi come brandelli d\u2019identit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Ho accettato senza riflettere un secondo! Seppure con terrore e spaesamento, ho immediatamente accettato l\u2019invito di Marco Baliani ad occuparmi delle scene e dei costumi dello spettacolo. Per me, nato e cresciuto in Sardegna, un\u2019isola al centro del Mediterraneo, in una posizione che nei secoli l\u2019ha resa teatro di guerre e massacri, violenze e sopraffazioni e pure \u00a0crocevia di scambi, incontri e confronti con tante genti, era naturale sentire il mare e sentire di popoli che emigrano. La storia attuale \u00e8 stata la nostra storia. Una storia di migrazioni, di strazi, di partenze e arrivi, traversate e viaggi, spostamenti solitari e ricongiungimenti familiari. Imprese impossibili all\u2019insegna della disperazione e della speranza, alla spasmodica ricerca di un altrove migliore, una storia di interi paesi abbandonati per forza e per necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Ho pensato a costumi che riflettessero un\u2019immagine dell\u2019identit\u00e0 molto vicina a quella \u201ca brandelli\u201d, a \u201cstracci e toppe\u201d citati dall\u2019antropologo Francesco Remotti.<\/p>\n<p>Ho utilizzato abiti usati, rifiutati, scartati che, come materiale di base, ben sintetizzano il tema della memoria e delle sovrapposizioni culturali, nate dall\u2019incontro con la diversit\u00e0 e con nuovi contesti. Abiti portatori di frammenti di identit\u00e0, di storie personali e collettive. Storie da riscrivere, reinventare, raccontare attraverso effimeri indumenti.<\/p>\n<p>Il colore che domina \u00e8 il rosso in due tonalit\u00e0, pi\u00f9 calde, pi\u00f9 fredde, dal mattone al bordeaux, dal pi\u00f9 acceso al pi\u00f9 cupo. Sono tonalit\u00e0 che fanno riferimento al mio \u201cligazzo rubio\u201d, un vero e proprio oggetto-simbolo per me, carico di significati, di suggestioni, di fascino; il mio filo d\u2019Arianna che guida attraverso il labirinto del mondo e indica la strada; un filo che unisce saldamente, annoda affetti, sentimenti, emozioni, resiste al tempo e all\u2019usura, tiene radicato ci\u00f2 che parte a ci\u00f2 che resta. Il colore rosso richiama il sangue, inteso come forza vitale, purificazione, rigenerazione, scorrere di esperienze, movimento, cuore, affetti, sentimenti, calore, protezione, passione.<\/p>\n<p>Cos\u00ec anche la scena \u00e8 vestita con la stessa modalit\u00e0 dei costumi. Fondale e pavimento sono il risultato di cumuli e accumuli di abiti incastrati, intessuti, stratificati, incrostati, assemblati e sovrapposti. Orde di popoli in fuga, il nuovo medioevo \u00e8 di nuovo fra noi.<\/p>\n<h3>Paolo Fresu: <span style=\"text-decoration: line-through;\">HUMAN<\/span> in tre movimenti<\/h3>\n<ol>\n<li>\nAi primi di aprile un piccolo codirosso ha deciso di fare il nido nell\u2019intercapedine tra la finestra e lo scuro in legno del mio studio bolognese. Con tutta la famiglia abbiamo assistito alla certosina e per noi emozionante costruzione del nido fino alla deposizione di sei uova tra il verde e l\u2019azzurro e la lunga cova che ha dato la vita a sei piccoli. Crediamo che la mamma sia morta perch\u00e9 qualche giorno fa, dopo un forte temporale, non \u00e8 pi\u00f9 venuta e anche due dei suoi piccoli sono morti. Gli altri quattro li abbiamo portati in casa e messi dentro una scatola di cartone con tutto il nido che \u00e8 un capolavoro d\u2019ingegneria. Abbiamo provato a tenerli in vita inventandoci un \u201cday hospital\u201d creativo. Il primo giorno bisognava aprirgli il becco per alimentarli con una pinzetta mentre ora non fanno altro che stare con il becco aperto in attesa di cibo. Non tutti riusciranno a sopravvivere purtroppo. Lo sappiamo e per questo Andrea, mio figlio, ha costruito nel giardino un piccolo cimitero degli uccelli dove per ora ha sepolto quelli che, senza mamma e senza cibo, non ce l\u2019hanno fatta. Ognuno ha un nome e una data di nascita e di morte che \u00e8 ben riportata sulla croce come in qualsiasi camposanto che si rispetti.<\/li>\n<li>\nSono a Parigi a pranzo nella Pizzeria Botteli proprio sotto casa, davanti all\u2019arco della Porte Saint Martin. Ordino una napoletana. Mentre sono intento a tagliarla vedo al di l\u00e0 del vetro una famiglia di migranti. I due bambini riescono a sorridere tra loro, la madre ha uno sguardo assente e il padre ha la morte negli occhi. Mi si chiude lo stomaco e non riesco a mangiare. Penso ai nostri codirossi con il becco perennemente aperto in attesa di cibo. Chiedo il conto e domando al cameriere di avvolgermi la pizza ancora calda per portarla via. Esco e la metto nelle mani del padre dei due bambini aggiungendo una banconota nel bicchiere di carta con scritto \u2018Starbucks\u2019 che la madre tiene in mano. Salgo a casa e li osservo dalla finestra come fossero i miei codirossi posti nella scatola di cartone. Solo i due bambini mangiano la pizza visibilmente contenti. Provo a fare una foto da lontano e dieci minuti dopo riguardo dalla finestra ma non ci sono pi\u00f9. Andati chiss\u00e0 sotto quale altro platano. Apro il quaderno degli appunti e deposito sul pentagramma la melodia del Requiem di \u201cHuman\u201d, lo spettacolo di Marco Baliani e Lella Costa sul tema delle migrazioni nel Mare Nostrum per il quale sto scrivendo le musiche\u2026<\/li>\n<\/ol>\n<p>III.<br \/>\nAlle sette un Taxi Bleu attende me e Omar Sosa sotto casa. A due metri dal platano che guarda la Pizzeria Botteli. Direzione Gare du Nord per prendere un treno Thalys per la Germania. Eravamo a Parigi per la promozione del nostro EROS e oggi abbiamo un concerto a Colonia in trio con Trilok Gurtu. In stazione entriamo in uno Starbucks per fare colazione. Io ordino un cappuccino imbevibile da 3,50 euro e Omar chiede giusto un bicchiere di acqua calda. Il signore che sta dietro il banco gliene d\u00e0 uno piccolo e Omar chiede con gentilezza se pu\u00f2 averlo pi\u00f9 grande. L\u2019altro risponde che non pu\u00f2 darglielo. Lo guardo male e chiedo quanto costa un bicchiere di acqua calda. Mi dice non \u00e8 contemplato nella lista dei prodotti. Anche stavolta vado via senza bere il mio cappuccino ma non so a chi darlo e lo lascio sul tavolo. Intanto penso ai due bambini africani che, con un po\u2019 di fortuna, forse troveranno cibo anche oggi e penso alla madre con un bicchiere sponsorizzato \u2018Starbucks\u2019 ma vuoto. E penso anche ai codirossi che domani forse spiccheranno il volo per attraversare quel Mediterraneo libero che \u00e8 stato la culla dell\u2019intelligenza, della conoscenza e dello scambio.<\/p>\n<p><strong>L\u2019incontro: Lella Costa e Mani Tese<\/strong><\/p>\n<p>Mercoled\u00ec 12 ottobre, alle ore 17, nel Chiostro Nina Vinchi (via Rovello 2), in occasione dello spettacolo, si terr\u00e0 un incontro aperto al pubblico con Lella Costa, organizzato in collaborazione con Mani Tese.<\/p>\n<p>Ingresso gratuito con prenotazione a comunicazione@piccoloteatromilano.it<\/p>\n<h4>LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO<\/h4>\n<p><strong>Piccolo Teatro Strehler <\/strong>(Largo Greppi \u2013 M2 Lanza)<\/p>\n<p><strong>dal 7 al 14 ottobre 2016<\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: line-through;\">HUMAN<\/span><\/strong><\/p>\n<p>scritto da Marco Baliani e Lella Costa<\/p>\n<p>collaborazione alla drammaturgia di Ilenia Carrone<\/p>\n<p>scene e costumi di Antonio Marras<\/p>\n<p>musiche originali di Paolo Fresu con\u00a0Gianluca Petrella<\/p>\n<p>scenografo associato\u00a0Marco Velli<\/p>\n<p>costumista associato\u00a0Gianluca Sbicca<br \/>\ndisegno luci di\u00a0Lo\u00efc Francois Hamelin\u00a0e\u00a0Tommaso Contu<\/p>\n<p>assistenti alla produzione\u00a0Agnese Fois\u00a0e\u00a0Leonardo Tomasi<\/p>\n<p>regia di Marco Baliani<\/p>\n<p>con Marco Baliani e Lella Costa<\/p>\n<p>e con David Marzi, Noemi Medas, Elisa Pistis, Luigi Pusceddu<\/p>\n<p><em>produzione Mismaonda, Sardegna Teatro e Marche Teatro<\/em><\/p>\n<p>Orari: marted\u00ec, gioved\u00ec e sabato, 19.30; mercoled\u00ec e venerd\u00ec 20.30; domenica 16. Luned\u00ec riposo.<\/p>\n<p>Durata: 100 minuti senza intervallo<\/p>\n<p>Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro<\/p>\n<p>Informazioni e prenotazioni 0242411889 &#8211; <a href=\"http:\/\/www.piccoloteatro.org\/\">www.piccoloteatro.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 7 al 14 ottobre al Piccolo Teatro Strehler\u00a0 HUMAN, \u201codissea ribaltata\u201d Viaggio lungo la linea che separa umano e disumano Uno spettacolo di Lella Costa e Marco Baliani, musiche originali di Paolo Fresu, scene e costumi di Antonio Marras &#8220;Ma noi, come potremmo noi cantare. Per dire cosa? 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