
{"id":59696,"date":"2016-09-24T10:25:58","date_gmt":"2016-09-24T08:25:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=59696"},"modified":"2016-09-24T10:25:58","modified_gmt":"2016-09-24T08:25:58","slug":"atir-teatro-ringhiera-milano-presente-stagione-201617","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/59696\/teatro\/atir-teatro-ringhiera-milano-presente-stagione-201617.html","title":{"rendered":"ATIR Teatro Ringhiera di Milano &#8220;PRESENTE&#8221; Stagione 2016\/17"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-59697\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/09\/Racconti-di-Zafferano-con-logo_4-300x200.jpg\" alt=\"Racconti di Zafferano con logo_4\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/09\/Racconti-di-Zafferano-con-logo_4-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/09\/Racconti-di-Zafferano-con-logo_4-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/09\/Racconti-di-Zafferano-con-logo_4-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/09\/Racconti-di-Zafferano-con-logo_4-720x480.jpg 720w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/09\/Racconti-di-Zafferano-con-logo_4-272x182.jpg 272w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/09\/Racconti-di-Zafferano-con-logo_4.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>\u201cPresente\u201d ancora, nonostante tutte le difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cPresente\u201d sul territorio, un presidio d\u2019arte e cultura.<\/p>\n<p>\u201cPresente\u201d nell\u2019istante, come uno specchio.<\/p>\n<p>\u201cPresente\u201d perch\u00e9 c\u2019\u00e8, non ci fa.<\/p>\n<p>\u201cPresente\u201d che non rinuncia, non si arrende.<\/p>\n<p>\u201cPresente\u201d nelle voci che lo raccontano, nella sinfonia di movimenti che lo compongono.<\/p>\n<p>Preludio<\/p>\n<p>Si parte. Alla ricerca del nostro io pi\u00f9 vero e profondo. Alla ricerca di uno stato di necessit\u00e0 reale. Per sentirsi liberati, per tornare a respirare. Assomigliare a noi stessi. Provarci. Magari riuscirci.<\/p>\n<p>Adagio<\/p>\n<p>Storie di migrazione. Cosa stiamo diventando? Cosa sta diventando questo nostro mondo \u201ccapitalista\u201d? Quale riscatto? Quale speranza? Esiste una via d\u2019uscita? Fuor di retorica, per\u00f2. Esiste un modo per farcela?<\/p>\n<p>Andante<\/p>\n<p>Imbattersi nell\u2019altro. Usi, lingue, culture diverse. Capire e farsi capire. Certo, il denaro appiana certe differenze (ma ne acuisce altre). Esistono distanze incolmabili? E ribellarsi, ribellarsi \u00e8 ancora possibile?<\/p>\n<p>Allegro-Finale<\/p>\n<p>Il gioco. La leggerezza di un\u2019identit\u00e0 che non si lascia ingabbiare, di relazioni che si definiscono nell\u2019amore e non nella norma, parole che reinventano il vocabolario, imprese e records che ci ricordano quanta vita scorra ad ogni pulsazione.<\/p>\n<p>\u201cPresente\u201d \u00e8 drammaturgia contemporanea, \u00e8 poesia, \u00e8 ricerca di un senso possibile di \u201csacro\u201d, \u00e8 giovane, \u00e8 laboratori per cittadini, di ogni razza, ceto, genere, orientamento, \u00e8 fitta rete di collaborazioni con artisti e con istituzioni, \u00e8 queer, \u00e8 grandi attori e grandi attrici.<\/p>\n<p>\u201cPresente\u201d \u00e8 una comunit\u00e0 di artisti e spettatori che sapr\u00e0 fare di questa nuova stagione del Teatro Ringhiera un\u2019esperienza indimenticabile.<\/p>\n<p><em>Serena Sinigaglia<\/em><\/p>\n<p><strong><em>PRELUDIO<\/em><\/strong><\/p>\n<p>DA GIOVED\u00ec 22 A DOMENICA 25 SETTEMBRE e DA GIOVED\u00ec 29 A DOMENICA 2 OTTOBRE \u2013 ore 20<\/p>\n<p><strong>RACCONTI DI ZAFFERANO<\/strong><\/p>\n<p><strong>ovvero \u201cil rito della sopravvivenza non si celebra da soli\u201d<\/strong><\/p>\n<p>di e con Maria Pilar P\u00e9rez Aspa<\/p>\n<p><strong><em>durante lo spettacolo l\u2019attrice cucina una paella di carne secondo la ricetta dell\u2019epoca cervantina<br \/>\n<\/em><\/strong>Fuori abbonamento: spettacolo e cena 22 \u20ac<\/p>\n<p>Mangiamo e parliamo con lo stesso organo. Cibo e parole convivono nella nostra bocca e si nutrono a vicenda. Per questo l\u2019atto di mangiare rappresenta uno degli aspetti pi\u00f9 evidentemente culturali nell\u2019uomo.<\/p>\n<p><em>\u201cHo raccolto pagine memorabili di Cervantes, Proust, Vicent, Montanari, Scarpellini, Montalb\u00e0n, Fernando De Rojas, pagine che parlano di cibo, di fame, di nutrimento, di ritualit\u00e0\u2026 le ho messe assieme a tante ricette e le ho sparpagliate sulla tavola da pranzo. Cos\u00ec \u00e8 nata questa letteratura ai fornelli, una sorta di fumetto a parole sulla storia dell\u2019alimentazione: due pentole, un tavolo lungo, dei commensali, testi e riflessioni sull\u2019atto di mangiare. Si cucina, si racconta, si mangia. Perch\u00e9 col cibo non si gioca ma ci si pu\u00f2 divertire\u201d.\u00a0 <\/em>Maria Pilar P\u00e9rez Aspa<\/p>\n<p>DA VENERD\u00ec 7 A DOMENICA 9 OTTOBRE \u2013 DA VENERD\u00ec 14 A DOMENICA 16 OTTOBRE \u2013 ore 20<\/p>\n<p><em>reading teatrale<\/em><\/p>\n<p><strong>L\u2019ARTE DELLA GIOIA<\/strong><\/p>\n<p>di Goliarda Sapienza \/ con Sandra Zoccolan \/ fisarmonica Giulia Bertasi &#8211; Guido Baldoni<br \/>\nFuori abbonamento: spettacolo, aperitivo e concerto 12 \u20ac<\/p>\n<p>\u201cL\u2019arte della gioia\u201d \u00e8 la storia di Modesta, nata nel 1900 da una famiglia poverissima della Sicilia, e che, attraverso la volont\u00e0 lucida di essere felice senza soccombere ai pregiudizi, affronta la vita, passando dal convento all\u2019aristocrazia, con un\u2019esplosione di vitalit\u00e0, erotismo, intelligenza e dolore.<\/p>\n<p>E\u2019 un personaggio amorale, alla ricerca appassionata e sensuale dell\u2019autocoscienza e dell\u2019autodeterminazione. Sfida la cultura patriarcale, fascista, mafiosa e oppressiva in cui vive.<\/p>\n<p>Nella sua vita, che \u00e8 un romanzo d&#8217;avventura, Modesta incontra uomini e donne che seduce, che ama con tutto il corpo e la mente, ai quali trasmette la volont\u00e0 critica lasciando loro la libert\u00e0 di scegliere la propria strada.<\/p>\n<p>Un modello di donna anomalo, spiazzante, che ti cattura e ti travolge.<\/p>\n<p>SABATO 15 OTTOBRE \u2013 ore 21.30<br \/>\n<strong>COMUNQUE VADA, STANCHI<br \/>\n<\/strong>esito del laboratorio permanente per attori e drammaturghi stagione 15\/16<br \/>\na cura di Serena Sinigaglia e Renata Ciaravino<br \/>\nFuori abbonamento:\u00a0 5 \u20ac<\/p>\n<p><strong><em>ADAGIO<\/em><\/strong><\/p>\n<p>DA MARTED\u00ec 8 A DOMENICA 20 NOVEMBRE &#8211; <strong>prima milanese<\/strong><\/p>\n<p><strong>32\u201d.16<\/strong><br \/>\n<strong>TRENTADUE SECONDI E SEDICI<br \/>\n<\/strong>regia Serena Sinigaglia \/ drammaturgia Michele Santeramo \/ con Tindaro Granata, Valentina Picello, Chiara Stoppa \/ scene e costumi Stefano Zullo \/ colonna sonora Silvia Laureti \/ luci Sarah Chiarcos\u00a0 \/ video Elvio Longato \/ assistenti alla regia Enrico Baraldi, Mila Boeri, Giulia Sarah Gibbon, Martina Testa \/ assistenti scene e costumi Marianna Cavallotti, Arianna Summo, Eleonora Peronetti, Martina Di Mastromatteo \/ foto di scena Serena Serrani \/ produzione ATIR Teatro Ringhiera \/ con la collaborazione di NABA Milano \u2013 Nuova accademia di Belle Arti \/ con il sostegno di NEXT2015<br \/>\nspettacolo inserito in INVITO A TEATRO<\/p>\n<p><em>\u201c2008. Olimpiadi di Pechino. Samia Yusuf Omar viene ripresa da tutte le telecamere del mondo accanto ai mostri sacri dell\u2019atletica, corre per i 200 metri. Il risultato \u00e8 scontato: \u00e8 ultima, quasi dieci secondi di distacco dalla prima. Dieci secondi nei 200 metri sono un tempo infinito. Il tempo di Samia: 32\u2019\u2019.16.<\/em><\/p>\n<ol start=\"2012\">\n<li><em> Il Corriere della Sera pubblica una notizia. \u2019Atleta somala muore su un barcone per raggiungere l\u2019Italia: avrebbe voluto partecipare alle Olimpiadi di Londra\u2019.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>Ho conosciuto la storia di Samia grazie al bel libro di Catozzella Non dirmi che hai paura e grazie alla segnalazione di amici che lavorano in Sky. Mi sono appassionata subito. Perch\u00e9 la questione dell\u2019immigrazione, perch\u00e9 la questione dell\u2019accoglienza e perch\u00e9 lo \u2018scontro di civilt\u00e0\u2019&#8230; insomma il nostro presente \u00e8 questo, ci piaccia o meno. Mi sono appassionata anche perch\u00e9 da bambina ho vissuto (e a lungo) proprio in Somalia, proprio a Mogadiscio, dove Samia \u00e8 nata e da dove Samia \u00e8 scappata per intraprendere il \u2018viaggio\u2019. Il \u2018viaggio\u2019 di Samia \u00e8 anche il mio viaggio e il viaggio di tutti coloro che guardano con pena e preoccupazione a quanto succede ogni giorno a largo di Lampedusa.\u201d<\/em>\u00a0 Serena Sinigaglia<\/p>\n<p><em>\u201cLa storia di Samia Yusuf Omar mi \u00e8 sembrata subito esemplare. <\/em><\/p>\n<p><em>Ho cominciato a raccontarla ma mi sono accorto che il mio sguardo sarebbe stato parziale.\u00a0 E poi la storia di Samia \u00e8 gi\u00e0 stata raccontata sia in un romanzo sia in televisione. Non era questo dunque l\u2019obiettivo che il testo doveva porsi. L\u2019obiettivo non doveva essere solo il racconto di quella storia. Era, e l\u2019ho capito durante un percorso faticoso e il pi\u00f9 possibile onesto, far diventare quella storia uno specchio, che ci mostrasse cosa facciamo noi mentre il mediterraneo si riempie di morti, cosa sono diventato io nel tempo del suo viaggio, nel tempo di tutti questi viaggi che ormai somigliano a semplici notizie con le quali riempire tempo e pagine.<\/em><\/p>\n<p><em>La domanda \u00e8 diventata: noi che cataloghiamo le vite di chi muore in statistiche e flussi, noi, cosa siamo diventati?<\/em><\/p>\n<p><em>Questo mi ha raccontato Samia, mentre mi accostavo in punta di piedi alla sua memoria, a lei, al suo tempo: 32 secondi e 16. <\/em><\/p>\n<p><em>Ne \u00e8 venuto fuori un atto unico in tre capitoli, che con la preziosa e costante collaborazione di Serena, mi ha mostrato aspetti, paure e desideri che prima non conoscevo.\u201d <\/em>Michele Santeramo<\/p>\n<p><strong><em>E ancora, istanti di migrazione&#8230;<br \/>\n<\/em><\/strong><\/p>\n<p>VENERD\u00ec 25 NOVEMBRE<\/p>\n<p>ore 19.30 proiezione documentario <strong>RITALS \u2013 domani me ne vado<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong>di Sophie e Anna-Lisa Chiarello, ITALIA, 2010, 78&#8242; \/ montaggio: Aline Herv\u00e9\u2028\/\u2028cast: Vincenzo Chiarello, Maria Bleve, Carmelo Chiarello, Luigi Chiarello, Biagio Chiarello, Filomena Licchetta, Marie-Claire Basile \/ produzione Gianluca Arcopinto, La Fabbrichetta \/ film realizzato con il sostegno dell\u2019Apulia Film Commission<\/p>\n<p><em>&#8211; Ingresso gratuito &#8211;<\/em><\/p>\n<p>Intenso documentario biografico, sorta di saga familiare che ripercorre la storia di Maria e Vincenzo e dei suoi fratelli che, a met\u00e0 degli anni Cinquanta, dal basso Salento emigrano a Parigi. Con uno sguardo volutamente e dichiaratamente intimista, al tempo stesso divertito e malinconico, le due registe si inseriscono nella vicenda attraverso una porta privilegiata, quella del racconto di vita, della storia orale e delle immagini in super8, dove, per\u00f2, l\u2019interesse per il vissuto migratorio non ha lo scopo di confinare nel particolare, ma di aprire spazi di identificazione e di rimandi a vissuti collettivi.<\/p>\n<p>ore 21.00<strong>\u00a0 ME NE VADO<br \/>\n<\/strong>di e con Marcela Serli \/ Progetto vincitore del Premio \u201cEmergenze 2009\u201d\u2028con il sostegno della Provincia di Massa Carrara e dell\u2019Associazione Arts Village \/ Primo premio \u201cI racconti dell\u2019isola\u201d Isolacasateatro (Milano) \/ produzione Atopos<\/p>\n<p><em>\u201cAndarsene \u00e8 il pensiero costante di chi si sente straniero nel proprio paese, di chi si sente straniero ovunque. Come se la salvezza fosse muoversi! Chiss\u00e0 qual \u00e8 la salvezza, chiss\u00e0 dove sta. Questa \u00e8 la domanda che mi pongo. Me ne vado \u00e8 un piccolo dolore. Parla delle paure che ho. Parla dell&#8217;odio che provo e che credo proviamo.<\/em><em>\u2028<\/em><em>Parla del desiderio di andarsene, anche da se stessi.<\/em><em>\u2028<\/em><em>Me ne vado \u00e8 un viaggio crudele ma ironico intorno al mondo. Intorno alle storie del mondo. Quelle storie che hanno fatto s\u00ec che gli uomini partano, se ne vadano. Se ne vadano alla ricerca di un luogo felice. O almeno vivibile.<\/em><em>\u2028<\/em><em> Chiamo \u201cpaesaggio umano\u201d quel paesaggio urbano, misto tra gente e luogo, misto tra abitanti di un luogo e il luogo stesso. Questi uomini e la loro terra non possono essere separati, perch\u00e9 questa terra ha fatto diventare cos\u00ec questi uomini, e questi uomini hanno fatto di questa terra quello che \u00e8.<\/em><em>\u2028<\/em><em>Sono legati loro malgrado per sempre. Anche quando se ne vanno. Cos\u00ec \u00e8 stato per mio nonno.<\/em><em>\u2028<\/em><em>Cos\u00ec \u00e8 stato per mio padre.<\/em> <em>Cos\u00ec per me.<\/em><em>\u2028<\/em><em>Le ragioni. Quando le ragioni diventano troppo urgenti, quando le ragioni si fanno cos\u00ec numerose da accavallarsi, da mescolarsi fra di loro, fino a diventare solo una melma illogica di ragioni. A quel punto non c\u2019\u00e8 famiglia, non c\u2019\u00e8 amore, non c\u2019\u00e8 patria che tenga. Il tuo partire diventa urgente, come una bomba, come una guerra, diventa cieco. E le ragioni se ne vanno a puttane. Perch\u00e9 a quel punto l\u2019urgenza \u00e8 diventata tutto.\u201d<\/em>\u00a0 Marcela Serli<\/p>\n<p>SABATO 26 NOVEMBRE ore 19.30<strong><br \/>\nLA STESSA LUNA<br \/>\n<\/strong>con Erica Giovannini e Francesco Campanoni \/ spettacolo liberamente tratto dal libro di Julie Otsuka <em>Quando l&#8217;imperatore era un dio<\/em> \/ consulenza di Gyula Moln\u00e0r<\/p>\n<p>Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli emigrati giapponesi negli Stati Uniti vennero considerati nemici in patria. Tutti gli uomini di origine giapponese, anche se americani, furono arrestati. Le loro famiglie dovettero abbandonare le proprie case e furono trasferite nel deserto, in campi di internamento, dove rimasero fino alla fine della guerra. Fu cos\u00ec che una mattina una donna, dopo aver letto l&#8217;ordine di evacuazione, torn\u00f2 a casa a preparare le valigie. Quando i suoi bambini tornarono da scuola, lei gli disse che dovevano partire. Non sapeva per dove, n\u00e9 per quanto tempo&#8230;<\/p>\n<p>Una storia di ogni tempo, profonda, libera e leggera, che trasforma perfino il terrore. Vengono in mente i bambini tra ingenuit\u00e0 e resilienza, e il gioco continuo della vita.<\/p>\n<p>DA MARTED\u00ec 29 NOVEMBRE A DOMENICA 4 DICEMBRE \u2013 <strong>prima milanese<\/strong><br \/>\n<strong>IL VANGELO SECONDO ANTONIO<br \/>\n<\/strong>scritto e diretto da Dario De Luca \/ con Matilde Piana, Dario De Luca, Davide Fasano \/ produzione Scena Verticale<\/p>\n<p>Don Antonio, un parroco di una piccola comunit\u00e0, vicario generale del vescovo, si ammala di Alzheimer. Al suo fianco la sorella, devota perpetua dal carattere rude e un giovane e candido diacono. La malattia colpir\u00e0 la mente brillante di questo sacerdote e nulla sar\u00e0 pi\u00f9 come prima: i congiunti si muoveranno a tentoni in un terreno per loro sconosciuto, con rabbia, insofferenza e shock. Don Antonio, entrato nella nebbia, inizier\u00e0 a perdere tutti i riferimenti della sua vita ma allaccer\u00e0 un rapporto nuovo e singolare con Cristo che porter\u00e0 avanti anche quando, alla fine, si sar\u00e0 dimenticato della malattia stessa.<\/p>\n<p>Dimenticare di dimenticarsi pu\u00f2 essere comunque un punto di arrivo, un ultimo approdo verso la propria interiorit\u00e0. Perch\u00e9 il racconto della malattia, condito dell\u2019involontaria comicit\u00e0 che si porta dietro, \u00e8 anche il pretesto per riflettere sulla fede e sul senso religioso che ognuno di noi, volente o nolente, ha dentro di s\u00e8.<br \/>\nIn Italia il tab\u00f9 della demenza \u00e8 ancora un macigno, un qualcosa che si nasconde dietro giri di parole. A pi\u00f9 di cento anni dalla scoperta del morbo si fa fatica ad abituarsi all\u2019idea che tanto non c\u2019\u00e8 cura, che tanto non ci sono vere e proprie terapie. In Italia i malati sono pi\u00f9 di un milione. A tutti loro e alle loro famiglie questo spettacolo \u00e8 dedicato.<\/p>\n<p>VENERD\u00ec 16 DICEMBRE ORE 20.45<br \/>\n<strong>A COSA SERVE LA POESIA<br \/>\ncanti per la vita quotidiana<br \/>\n<\/strong>di e con Gianluigi Gherzi e Giuseppe Semeraro \/ produzione Principio Attivo Teatro<\/p>\n<p>Uno spettacolo che interroga la nostra vita quotidiana, la nostra forza nell\u2019essere presenti al presente. Poesia e teatro. Il teatro che abbraccia la poesia come ponte verso le emozioni e le visioni del presente. A cosa serve? Arte, poesia, teatro, come antidoti allo svuotamento dell\u2019esperienza, come segno, traccia e cammino, verso un respiro altro e alto. Poesia che diventa monologo teatrale, confessione, diario della vita quotidiana, dialogo col pubblico, invettiva, canzone. Infinito e quotidiano si tengono per mano, tornando a essere canto: delle mattine, dei cibi a tavola, dei tramonti, delle strade della notte. Teatro e poesia che camminano, per le strade del mondo, a cogliere visioni, con l\u2019anima di un andare che non si accontenta dei simulacri del presente.<br \/>\nUn viaggio dentro la nostra storia di questi anni, nei luoghi delle grandi citt\u00e0, i quartieri bianchi, le periferie. Poi, d\u2019improvviso, l\u2019incontro con l\u2019acqua, il mare, la terra, i cieli, che diventano mentori e compagni di quel viaggio.<br \/>\nA cosa serve la poesia? Una domanda popolare, allegra, profonda, lieve, sulla necessit\u00e0 dell&#8217;umano. La poesia che incontra il teatro, dando vita a una parola che stringe tutti: poeti, attori, pubblico, teatri e luoghi che ospitano questo spettacolo.<\/p>\n<p>SABATO 17 DICEMBRE \u2013 ore 19.30<\/p>\n<p><strong>FRANCESCO POLVERE DI DIO<br \/>\n<\/strong>di e con Riccardo Tordoni \/ musiche composte ed eseguite da Paolo Ceccarelli<\/p>\n<p><em>\u201cPer me raccontare la storia di Francesco significa, sostanzialmente, metterla in relazione con la mia vita e, in questo processo, sperare che entri in relazione anche con la vita di altre persone. Il momento del \u2018ritiro\u2019 per lo studio continuo delle Fonti Francescane, delle infinite biografie, i frequenti incontri con persone che cercano di conoscere Francesco o di viverlo attraverso la propria esistenza, \u00e8 cos\u00ec accompagnato dal momento comunitario, ovvero il rituale del teatro. Sicch\u00e9 posso dire che lo spettacolo \u00e8 in continua costruzione all\u2019interno di questi due poli: il ritiro e la missione. <\/em><\/p>\n<p><em>Entrambi sono fondamentali e imprescindibili per raccontare questa storia. C\u2019\u00e8 il momento in cui mi raccolgo e \u2018vedo\u2019 degli aspetti di Francesco e il momento in cui scopro, immerso in una comunit\u00e0 momentanea qual \u00e8 quella che si forma durante la rappresentazione, cose che da solo non potrei \u2018vedere\u2019\u201d.<\/em>\u00a0 Riccardo Tordoni<\/p>\n<p><em>\u00a0\u201cAmer\u00f2 per sempre lo spettacolo di Tordoni perch\u00e9 segue la logica del capolavoro e trasmette veramente l\u2019evento dell\u2019incarnazione fuori delle metodiche moralistiche e attualizzati del supermercato delle occasioni gestito dalle solite agenzie clericali o ecclesiastiche.\u201d<\/em><em> \u00a0<\/em>Alvaro Cacciotti<\/p>\n<p>DOMENICA 18 DICEMBRE \u2013 ore 20.45<br \/>\n<strong>TOMBOLATA SPACCATACCHI<br \/>\n<\/strong>Nina\u2019s Drag Queens<\/p>\n<p>Fuori abbonamento: 10 \u20ac<\/p>\n<p>Al Teatro Ringhiera il Natale si festeggia cos\u00ec, con la TOM TOM TOMBOLA delle Nina&#8217;s Drag Queens!<\/p>\n<p>Venite, venite a scambiarvi gli auguri sotto l&#8217;albero tra panettoni e boa di piume, lenticchie e lam\u00e9.\u00a0In palio, le stesse Nina&#8217;s, che con numeri musicali, baci rubati sotto il vischio, tacchi e pacchi regalo, animeranno una serata frizzante e colorata. Ma non temete, ci saranno anche i premi pi\u00f9 tradizionali: dolciumi, cotillons, biglietti per il Teatro Ringhiera e gli ambitissimi Drag Queen Kit\u00a9, con tutto il necessario per ricreare a casa vostra una Divina che si rispetti.<\/p>\n<p>DA MARTED\u00ec 20 A GIOVED\u00ec 22 DICEMBRE<\/p>\n<p><strong>MAGNIFICAT<br \/>\n<\/strong>di Alda Merini \/ con Arianna Scommegna\u00a0\/ fisarmonica Giulia Bertasi \/ regia Paolo Bignamini \/ scene e aiuto regia Francesca Barattini \/foto di scena Federico Buscarino \/produzione Teatro de Gli Incamminati \/Desidera \/in collaborazione con ScenAperta Altomilanese Teatri e ATIR Teatro Ringhiera<\/p>\n<p>Le brucianti parole di Alda Merini raccolte nel libretto <em>Magnificat<\/em> suscitano una vibrante interpretazione da parte di Arianna Scommegna che sa restituire tutta la carnalit\u00e0, tutta l\u2019intimit\u00e0 e tutta la sorprendente immedesimazione della poetessa milanese nei panni della Vergine Maria. Nel <em>Magnificat<\/em> di Alda Merini, l&#8217;umanit\u00e0 di Maria fa emergere una potente contraddizione: la vastit\u00e0 del mistero che trova spazio in un corpo, e per giunta il corpo di una ragazzina.<br \/>\nCos\u00ec, nelle parole di quella che sar\u00e0 la madre di Dio, incontriamo lo spavento e la speranza, lo sgomento e lo stupore, il dubbio e la certezza.<br \/>\nQuesto contrasto, che trova il suo compimento nell&#8217;accettazione dell&#8217;insondabile, e quindi nella scelta dell&#8217;opzione pi\u00f9 difficile, quella del baratro dell&#8217;incomprensibile, fa deflagrare le nostre coordinate spaziali (il nostro quotidiano) e, soprattutto, quelle temporali.<\/p>\n<p>La poesia di Alda Merini, nelle parole di Maria, riesce infatti a far coesistere lo smarrimento presente, il ricordo dell&#8217;innocenza passata e la dolorosa consapevolezza dell&#8217;avvenire. Maria \u00e8, nel medesimo tempo, se stessa, la ragazzina che era e la madre di Dio che sar\u00e0. Un cortocircuito vertiginoso e inafferrabile.<br \/>\nEd \u00e8 proprio della grande poesia consentirci di scorgere questo incomprensibile.<\/p>\n<p><strong><em>ANDANTE<\/em><\/strong><\/p>\n<p>DA GIOVED\u00ec 12 A DOMENICA 15 GENNAIO<br \/>\n<em>reading teatrale<br \/>\n<\/em><strong>LA PORTA<br \/>\n<\/strong>di Magda Szab\u00f2 \/ con Maria Paiato e Maria Pilar P\u00e9rez Aspa<\/p>\n<p>spettacolo inserito in INVITO A TEATRO<\/p>\n<p>E se la chiave fosse accettare qualcuno per com&#8217;\u00e8, evitando completamente la tentazione di cambiarlo?<br \/>\nSe conoscere una persona avesse come rischio poterla\u00a0amare\u00a0meglio, saremmo disposti a rischiare?<\/p>\n<p>Due donne, distanti, opposte, lontane per\u00a0vita, educazione, gusti, strato sociale che il caso mette molto vicino. Una un\u2019isola, l&#8217;altra un continente. Una antica come una statua, l&#8217;altra moderna e libera. Danzano, si studiano, si rispettano e finiscono per conoscersi. Di quella conoscenza molto vicina all&#8217;amore.<\/p>\n<p>DA MARTED\u00ec 17 A DOMENICA 22 GENNAIO <strong><br \/>\n<\/strong><strong>LA MITE<br \/>\n<\/strong>liberamente tratto dal racconto di Fedor Dostoevskij<br \/>\nadattamento e regia di C\u00e9sar Brie \/ con Clelia Cicero e Daniele Cavone Felicioni \/ bambola realizzata da Tiziano Farlo \/ musiche originali Pietro Traldi \/ costumi Elisa Alberghi \/ scene Roberto Spinacci \/ disegno luci Sergio Taddo Taddei \/ produzione Teatro Presente<\/p>\n<p><em>\u201cFinch\u00e9 lei \u00e8 qui va ancora tutto bene, posso andare a guardarla ogni istante, ma domani che la porteranno via, come far\u00f2 a rimanere da solo?\u201d<\/em><\/p>\n<p>Questa disperata domanda \u00e8 l\u2019inizio della vicenda.<\/p>\n<p><em>La Mite<\/em> \u00e8 un racconto che Dostoevskij ha scritto prima di fare <em>I fratelli Karamazov<\/em>, ispirandosi a un fatto di<br \/>\ncronaca che lo aveva molto colpito: il suicidio di una ragazza definito dai titoli dei giornali un suicidio mite.<br \/>\nL\u2019originale ci presenta un uomo disperato che vuole capire perch\u00e9 sua moglie si \u00e8 uccisa e fa una specie di lungo soliloquio nel quale ricerca le ragioni di questo atto disperato. Nel nostro spettacolo invece abbiamo fatto parlare entrambi. Il testo \u00e8 del 1876 e lei, la Mite, disegna un\u2019inquietudine che ha gi\u00e0 la complessit\u00e0 della questione di genere, tanto pi\u00f9 potentemente insidiosa e attuale in quanto ancora priva di sovrastrutture ideologiche.<\/p>\n<p><em>\u201cA raccontarci la storia \u00e8 lui, l\u2019usuraio, l\u2019uomo freddo e severo del banco dei pegni, che poco prima aveva sposato una ragazza buona e mite, e ora cerca una ragione che spieghi il suo suicidio. I due sono in scena senza separarsi mai, in un dialogo di azioni e parole. Lui cerca di capire l\u2019accaduto, torna indietro, ricorda, si confonde, capisce, sale dolorosamente verso la coscienza di ci\u00f2 che ha scatenato, provocato. Lei lo aiuta a ricostruire, descrive i fatti, aggiunge, conferma, tace. Poich\u00e9 \u00e8 morta, non pu\u00f2 argomentare, ragionare o giustificare. Lei \u00e8 la sua memoria, la sua vittima, la sua colpa, il suo amore ferito, il suo silenzio\u201d<\/em>. C\u00e9sar Brie<\/p>\n<p>GIOVED\u00ec 26 GENNAIO &#8211; ore 20.45<\/p>\n<p><strong>TUTTI IN SCENA!<\/strong><\/p>\n<p>lezione aperta\/spettacolo del laboratorio per cittadini abili e diversamente abili del Teatro Ringhiera \/ progetto \u201cGli spazi del teatro\u201d, in collaborazione con la cooperativa sociale Comunit\u00e0 Progetto \/ conduzione a cura di Chiara Stoppa<\/p>\n<p>Fuori abbonamento: 8,50 \u20ac<\/p>\n<p>Attori abili e diversamente abili giocano recitano ed improvvisano insieme, dando vita ad un incontro tra le diversit\u00e0 divertente e contagioso. Un\u2019esperienza coinvolgente alla quale anche gli studenti sono invitati a partecipare.<\/p>\n<p>DA VENERD\u00ec 27 A DOMENICA 29 GENNAIO<\/p>\n<p><strong>DONNA NON RIEDUCABILE<\/strong><\/p>\n<p>di Stefano Massini \/ con Ottavia Piccolo \/ regia Silvano Piccardi \/ musiche per arpa composte ed eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi \/ produzione Centro d\u2019Arte Contemporanea Teatro Carcano \/<\/p>\n<p>Scritto da Stefano Massini, \u00e8 l\u2019adattamento in forma teatrale di brani autobiografici e articoli di Anna Politkovskaja, la giornalista trovata morta il 7 ottobre 2006 nell\u2019androne della sua casa moscovita, uccisa da quattro colpi di arma da fuoco. Un piccolo grande \u201ccaso\u201d della scena teatrale italiana, programmato capillarmente sul territorio stagione dopo stagione, in cui Ottavia Piccolo d\u00e0 voce allo smarrimento, all\u2019orrore, alla dignit\u00e0 e anche all\u2019ironia di questa donna indifesa e tenace, con il rigore e l\u2019intensa partecipazione di un\u2019attrice che in quei valori di libert\u00e0 si identifica fino in fondo.<\/p>\n<p><em>\u201cUn semplice tavolino, le scarne azioni sceniche, il variare delle atmosfere sottolineate dai mutamenti spaziali suggeriti dalle luci, era dunque tutto ci\u00f2 cui ci saremmo affidati, per evocare, dalla ristretta postazione di un palcoscenico, un intero mondo di emozioni. Fino alla tragedia\u201d.<\/em> Silvano Piccardi<\/p>\n<p><em>\u201cLa mia idea era trasformare drammaturgicamente questi materiali lavorando sullo scatto d\u2019istantanea, ovvero sulla sequenza immediata, sul flash che coglie un dettaglio e dalla somma di dettagli ricava l\u2019insieme. Il mio unico obiettivo era restituire dignit\u00e0 teatrale ad una sensazione che mi aveva colpito nel primo avvicinamento ai testi della Politkovskaja: la loro feroce immediatezza. La loro portata fotografica. Ho tentato cos\u00ec di costruire un album di immagini, una carrellata di esperienze in presa diretta, una galleria di zoom su precise situazioni, atmosfere, solo talvolta stati d\u2019animo. Ne \u00e8 nato un collage di quasi venti quadri. Ogni volta che il quadro inizia il pubblico non sa niente: viene brutalmente scaraventato dalle parole in un determinato contesto che non conosce e che sta a lui ricostruire dai particolari. E\u2019 come se per venti volte gli occhi si riaprissero e si richiudessero su temi e luoghi diversi, sempre da intuire. Direi che non si tratta di un testo sulla Politkovskaja, bens\u00ec un viaggio \u201cnegli occhi di Anna Politkovskaja. <\/em><em>Visione in soggettiva degli abissi russo-ceceni\u201d. <\/em>Stefano Massini<br \/>\nDA VENERD\u00ec 3 A DOMENICA 5 FEBBRAIO \u2013 ore 20.45<br \/>\n<strong>MATRIOSKE<br \/>\ngiochi di famiglia en travest\u00ec<br \/>\n<\/strong>un progetto di Nina\u2019s Drag Queens con le allieve del corso \u201cMadri e figlie, regine e reginette\u201d<\/p>\n<p>Fuori abbonamento: 12 \u20ac<\/p>\n<p>Chi ti port\u00f2 la prima volta all\u2019asilo, con lo zainetto del mio-miny-pony? Chi ti ha vietato il corso di nuoto sincronizzato? A chi hai rubato le prime scarpe col tacco e i primi rossetti?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 lei, sempre lei, La MAMMA!<\/p>\n<p>Immagine di riferimento intramontabile o ingombrante modello d&#8217;altri tempi, ce la portiamo dietro, la imitiamo, la fuggiamo, ci facciamo i conti. In un duello di amore e odio, tra una canzone in playback struggente e una danza liberatoria, andr\u00e0 in scena una girandola di madri e figlie, regine e reginette, amiche e alleate o perfide rivali.<\/p>\n<p>Ogni travestimento affonda le sue radici nell&#8217;infanzia, nella stanza dei giochi dove per la prima volta abbiamo sperimentato la trasformazione in qualcosa di diverso, o abbiamo sognato di farlo&#8230;<\/p>\n<p>Le Nina&#8217;s tornano ad indagare la radice del personaggio drag con le allieve del corso trimestrale in uno spettacolo-rivista pi\u00f9 profondo di una seduta psicanalitica, pi\u00f9 catartico di un rito psicomagico, pi\u00f9 appassionante di una telenovela sudamericana.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 nel nostro cuore c&#8217;\u00e8 una sola, vera drag queen: la nostra mamma.<\/p>\n<p>DA GIOVED\u00ec 9 A DOMENICA 19 FEBBRAIO \u2013 <strong>prima milanese<br \/>\n<\/strong><strong>TRE ALBERGHI<br \/>\n<\/strong>di Jon Robin Baitz \/ traduzione Masolino D\u2019Amico \/ regia Serena Sinigaglia \/ con Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos \/ scene Maria Spazzi \/ costumi Erika Carretta \/ suono e luci Roberta Faiolo \/ produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia<\/p>\n<p>Ken sogna di cambiare il Terzo Mondo lavorando in una multinazionale che sforna prodotti adatti a quei paesi. Ma una multinazionale fa affari, business, e Ken \u2013 interpretato da Francesco Migliaccio \u2013 senza quasi accorgersene, cambia pelle: ora \u00e8 uno di quei tagliatori di teste che la Ditta manda in giro per il mondo a licenziare chi non funziona pi\u00f9\u2026 o chi si \u00e8 reso conto che la <em>baby formula <\/em>di un latte in polvere per le madri africane forse non fa loro troppo bene!<\/p>\n<p>\u00abL\u2019uomo che ho sposato e l\u2019uomo che vende la <em>baby formula<\/em> alle madri africane, non sono la stessa persona\u00bb confessa Barbara \u2013 cui d\u00e0 vita Maria Grazia Plos \u2013 moglie di quel dirigente ormai lontano da lei. Due caratteri complessi, vite in evoluzione, in cui i due attori della Compagnia del Teatro Stabile si addentrano guidati da Serena Sinigaglia che per loro ha creato una partitura di intenzioni, sottotesti, interpretazioni, effetti scenici, che si condensano in uno spettacolo significativo, tagliente, emozionante.<\/p>\n<p>In <em>Tre alberghi<\/em> c\u2019\u00e8 dunque il dramma di una coppia in cui marito e moglie crescono in modo diverso. C\u2019\u00e8 la critica a un mondo ormai tutto declinato &#8211; cinicamente &#8211; sul consumismo e il capitalismo, sempre meno umano e pi\u00f9 reificato\u2026 Dalle stanze di tre alberghi \u2013 a questo allude il titolo \u2013 che la scenografa Maria Spazzi ha ricreato in un\u2019ambientazione affascinante e metaforica, marito e moglie raccontano tre fasi della loro vita, che investono lo spettatore con la violenza del lampo di un flash: il successo di Ken, la denuncia di Barbara, la fuga di lui verso &#8211; forse &#8211; il ritorno a un\u2019et\u00e0 dell\u2019innocenza.<\/p>\n<p><em>\u201c<\/em>Tre alberghi <em>rappresenta \u2013 attraverso la successione di tre monologhi \u2013 il disfacimento del protagonista Kenneth che vede il suo matrimonio crollare e la sua persona mostrificarsi. La scelta di Baitz di calare una profonda critica e analisi politico-economica sull\u2019esistenza di due persone la rende immediatamente percepibile, vita concreta\u201d<\/em>. Serena Sinigaglia<\/p>\n<p>SABATO 4 MARZO \u2013 ore 19.30<br \/>\n<strong>ATIR HIGH SCHOOL &#8211; addestramento per supereroi quotidiani<br \/>\n<\/strong>spettacolo-esito del secondo anno del laboratorio per cittadini abili e diversamente abili del Teatro Ringhiera \/ progetto \u201cGli spazi del Teatro\u201d, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Comunit\u00e0 Progetto \/ drammaturgia e regia Annagaia Marchioro, Virginia Zini<br \/>\nFuori abbonamento: 8,50 \u20ac<\/p>\n<p>Benvenuti all\u2019Accademia di Supereroi pi\u00f9 rinomata d\u2019Europa: ATIR \u2013 Action Training for Incredible Human Reality. Seguirete le vicissitudini di un college molto particolare; una scuola dove l\u2019ordinario viene messo in discussione e dove la realt\u00e0 si mescola alla fantasia. Allievi incredibili e docenti soprannaturali vi aspettano per l\u2019apertura del nuovo anno scolastico, un simpatico gruppo di eroi che lotta contro chi crede che la realt\u00e0 sia quella che si vede. Supereroi non si nasce\u2026 si diventa!<\/p>\n<p>DA VENERD\u00ec 10 A DOMENICA 19 MARZO<br \/>\n<strong>CHINGLISH (CINGLESE)<br \/>\n<\/strong>di David Henry Hwang \/ traduzione Alice Spisa \/ con Valentina Cardinali, Angelo Colombo, Enrico Maggi, Annagaia Marchioro, Federico Zanandrea \/ regia Omar Nedjari \/ produzione Centro d\u2019Arte Contemporanea Teatro Carcano e Compagnia Formelinguaggi<\/p>\n<p><em>Chinglish<\/em> \u00e8 la storia esilarante di Daniel Cavenaugh, un uomo d&#8217;affari americano che compie il tentativo disperato di lanciare una nuova impresa in Cina. Solo tre cose sembrano ostacolare il suo cammino: non parla la lingua, non conosce le usanze del paese, e s\u2019innamora dell\u2019unica donna che non pu\u00f2 assolutamente avere. Un\u2019opera ricca di equivoci ed intrighi, estremamente attuale quanto lo \u00e8 oggi il rapporto che abbiamo con la Cina. Una potente opera di satira sulla corruzione che attraversa l&#8217;imprenditoria e la politica, cui si unisce un&#8217;audace sperimentazione linguistica, evidente nell&#8217;uso del bilinguismo e di raffinati giochi di parole. Il testo ha vinto il Josef Jefferson Award ed \u00e8 stato rappresentato con successo a Broadway.<\/p>\n<p><strong><em>ALLEGRO FINALE<\/em><\/strong><\/p>\n<p>DA MARTED\u00ec 28 MARZO A DOMENICA 9 APRILE \u2013 <strong>prima nazionale<\/strong><\/p>\n<p><strong>UN ALT(R)O EVEREST<\/strong><\/p>\n<p>di e con Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi \/ scene Maria Spazzi \/ scelte musicali Sandra Zoccolan \/ sound designer Silvia Laureti \/ regia Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi \/ Produzione ATIR Teatro Ringhiera<br \/>\nspettacolo inserito in INVITO A TEATRO<\/p>\n<p>Jim Davidson e Mike Price sono due amici. Sono una cordata. Nel 1992 decidono di scalare&#8230; la loro montagna: il Monte Rainier nello stato di Washington, Stati Uniti. Il sogno di una vita, una vetta ambita da ogni scalatore, un passaggio obbligatorio per chi, nato in America, vuole definirsi Alpinista. \u201cThe Mountain\u201d come la chiamano a Seattle. Ma le cose non sono mai come ce le aspettiamo e quella scalata non sar\u00e0 solo la conquista di una vetta. Sar\u00e0 un punto di non ritorno, un cammino impensato dentro alle profondit\u00e0 del loro legame, un viaggio che durer\u00e0 ben pi\u00f9 dei 4 giorni impiegati per raggiungere la cima.<\/p>\n<p><em>\u201cLa storia di Mike e Jim parla di qualcosa che tutti abbiamo conosciuto e con la quale prima o poi dobbiamo fare i conti: la perdita, il lutto, la mancanza&#8230; e assieme quel dialogo, silenzioso e profondo che continuiamo ad avere con le persone che non sono pi\u00f9 con noi ma che in qualche modo&#8230; continuano ad essere con noi.\u201d <\/em>Jacopo Bicocchi e Mattia Fabris<\/p>\n<p>DA MARTED\u00ec 25 A SABATO 29 APRILE<\/p>\n<p><strong>NOME DI BATTAGLIA LIA<\/strong><\/p>\n<p>testo e regia Renato Sarti \/ con Marta Marangoni, Rossana Mola, Renato Sarti \/ musiche originali Carlo Boccadoro \/ video Buzz 2001 \/ con il patrocinio di Associazione Nazionale Partigiani Italiani, Associazione Nazionale Ex Deportati, Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione Italiano, Federazione Italiana Associazioni Partigiane, Laboratorio Nazionale per la Didattica della Storia \/ medaglia commemorativa Presidenza della Repubblica \/ produzione Teatro della Cooperativa<\/p>\n<p>Molte volte, quando si pensa alla Resistenza, l\u2019immagine pi\u00f9 usuale a cui si fa riferimento \u00e8 quella del partigiano combattente e spesso ci si dimentica delle storie apparentemente periferiche. Ci si dimentica che, al di l\u00e0 dei momenti alti e celebrativi, esiste un mondo fatto di episodi che fanno parte di una quotidianit\u00e0 ai pi\u00f9 sconosciuta ma dal valore estremamente significativo.<\/p>\n<p>All\u2019interno della grande pagina della Resistenza, il quartiere di Niguarda a Milano, e le donne dei suoi cortili, ebbero un ruolo particolare. Niguarda si liber\u00f2 il 24 aprile 1945, con un giorno di anticipo su Milano. E fu proprio in quel giorno che si consum\u00f2 uno degli episodi pi\u00f9 tragici della Liberazione della citt\u00e0: colpita al ventre da una raffica di mitra di nazisti sulla via della fuga, moriva \u2013 incinta di otto mesi \u2013 Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia Lia, una delle figure pi\u00f9 importanti del Gruppo di Difesa della Donna. Quest\u2019ultimo vantava a Milano ben quarantamila aderenti, di cui oltre tremila attiviste: assisteva i militari abbandonati da un esercito allo sbando; aiutava economicamente le famiglie in cui il marito, o il padre, era nei lager o in carcere; era parte integrante dei Gruppi Volontari della Libert\u00e0 e del comitato cittadino del C.L.N.; organizzava manifestazioni e comizi improvvisati nei mercati rionali o in altre zone della citt\u00e0; forniva staffette in operazioni delicate; stampava \u201cNoi Donne\u201d, un foglio clandestino precursore del movimento femminista. Inoltre, sulle spalle delle donne ricadeva gran parte del peso della realt\u00e0 quotidiana, fatta di bambini e anziani da accudire nel freddo, nella fame e nelle malattie.<\/p>\n<p>Un ritratto tragico e insieme vivace della Niguarda resistente, dedicato alle donne e al loro coraggio.<\/p>\n<p>Un testo basato su testimonianze dirette del nostro recente passato, che, attraverso la riscrittura drammaturgica, si fa tragedia, dolore antico, arcaico.\u00a0Emblematiche le ultime parole di Lia prima di morire: \u00abQuando nascer\u00e0 il bambino non ci sar\u00e0 pi\u00f9 il fascismo\u00bb.<\/p>\n<p>DA MARTED\u00ec 2 A DOMENICA 7 MAGGIO \u2013 prima assoluta<br \/>\n<strong>MODERN FAMILY 1.0<br \/>\n<\/strong>di Giovanna Donini e Annagaia Marchioro \/ con Annagaia Marchioro e Virginia Zini \/ produzione Le Brugole e ATIR Teatro Ringhiera<\/p>\n<p>Alan Bennet scrive: ogni famiglia ha un segreto, ed il segreto \u00e8 che non \u00e8 come le altre famiglie.\u00a0<em>Modern Family 1.0<\/em>\u00a0\u00e8 uno spettacolo che parla di famiglie. Famiglie di tanti tipi, non sempre felici, ma il pi\u00f9 delle volte s\u00ec. L&#8217;autrice \u00e8 partita dalla propria famiglia di origine, veneta e quindi: pratica, autonoma e latifondista. Eppure anche surreale, imprevedibile e moderna.<\/p>\n<p><em>Modern family 1.0<\/em> inizia come una serata in famiglia a guardare le diapositive di famiglia con tutta la famiglia presente, ritrovo ormai in disuso quanto l\u2019uso delle diapositive. E quasi senza accorgersene si entra nel vivo, in casa delle due protagoniste. <em>Modern family 1.0<\/em> \u00e8 uno spettacolo comico che racconta la storia di una donna che ama le donne, ma che ama anche l\u2019idea di avere un figlio con la propria compagna.\u00a0Anzi, con lei non solo vuole un figlio ma vuole proprio una famiglia, che significa anche nonni, zii, cani, gatti, piante, mutui, viaggi, liti, tradimenti, amore e lotta, colloqui con i prof, vaccinazioni, biciclette e rotelle, lezioni di guida, notti insonni e vita quotidiana.\u00a0Uno spettacolo che vuole raccontare le coppie di oggi e di ieri, per capire quanto l\u2019ideale della famiglia corrisponda al reale, per raccontare della bellezza, della fatica, dell\u2019universale diversit\u00e0 che accompagna la storia di ognuno di noi. E per raccontare di una famiglia composta da donne, entrando nel vivo di temi molto caldi, ma senza surriscaldarsi per niente. Lasciando che sia la realt\u00e0, senza finzione, senza retorica, e soprattutto senza giudizio\u00a0a raccontarsi al pubblico. Abbiamo deciso di aprire le porte di casa. Per voi. E aspettiamo nel frattempo che arrivi il Natale.<\/p>\n<p>DA VENERD\u00ec 12 A DOMENICA 14 MAGGIO<\/p>\n<p><strong>FESTIVAL DELLO SPORT<\/strong><\/p>\n<p><em>il programma verr\u00e0 annunciato nel corso della stagione<\/em><\/p>\n<p>19, 20, 26, 27 MAGGIO<br \/>\n<strong>ORTI INSORTI<br \/>\n\u201cIn giardino con Pasolini, Calvino e mio nonno contadino\u201d<br \/>\n<\/strong>di e con Elena Guerrini \/ musica dal vivo Gianluca Carta \/ produzione Associazione Culturale Creature Creative<\/p>\n<p>Un viaggio con Elena Guerrini per riappropriarsi della memoria, legata alla civilt\u00e0 contadina, di cui nonno Pompilio ha fatto parte per tutta la vita.<\/p>\n<p>Foto vecchie, storie, sogni, visioni, ricordi, finzioni, fantasie, memorie, barzellette, canzoni degli anni 70, bestemmie, racconti e personaggi di paese, alcune cose sono successe davvero, altre succederanno\u2026<\/p>\n<p>Si sorride&#8230; Si riflette sul mondo contadino. Sulle multinazionali, che tramite il commercio dei semi governano il mondo. Si viaggia all&#8217;interno di un mondo contadino profondamente cambiato nel corso degli anni, un mondo che oggi ci presenta nani da giardino, strade bianche e agriturismi dove prima si allevavano gli animali.<\/p>\n<p>Un viaggio affascinante, dalla Maremma a Pasolini, passando per Vandana Shiva, Fukuoka, Libereso Guglielmi, che era il giardiniere di Calvino. Piante e parole. Quando e come \u00e8 meglio seminare il basilico?<br \/>\nAveva ragione il nonno, o il manuale \u201cL\u2019orto perfetto in 7 giorni\u201d? O la Ines, che dice che la luna deve essere sempre calante e i semi coperti, o le formiche che dei semi di basilico han fatto il loro cibo? Un piacevole momento per riannodare il legame spezzato con la natura, riflettere su come rispettare l\u2019ambiente, inquinare un po\u2019 meno e coltivare ci\u00f2 che mangiamo&#8230; una moderna riflessione sul concetto di progresso e sviluppo.<\/p>\n<p>DA VENERD\u00ec 19 MAGGIO A VENERD\u00ec 2 GIUGNO<br \/>\n<strong>ESITI DEI LABORATORI PER LA CITTADINANZA<\/strong><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>RINGHIERA OFF<\/strong><\/p>\n<p><strong>PICCOLO TEATRO STUDIO MELATO<\/strong> &#8211; DA MARTED\u00ec 28 FEBBRAIO A DOMENICA 5 MARZO<br \/>\n<strong>IVAN<br \/>\nliberamente tratto da <em>I Fratelli Karamazov<\/em> di Fedor Dostoevskij<\/strong><br \/>\nriscrittura Letizia Russo \/ consulenza Fausto Malcovati \/ regia Serena Sinigaglia \/ con Fausto Russo Alesi \/ scene Stefano Zullo \/ luci Roberta Faiolo \/ assistente alla regia Giulia Sarah Gibbon \/ coproduzione ATIR Teatro Ringhiera \u2013 Teatro Donizetti di Bergamo<\/p>\n<p>Serena Sinigaglia, di casa al Piccolo Teatro, porta in teatro con Fausto Russo Alesi lo splendido capitolo dei Karamazov in cui Dostoevskij immagina che Cristo torni sulla terra, nella Siviglia dell\u2019Inquisizione, e sia messo in catene dal Grande Inquisitore.<\/p>\n<p>\u201cAmo i classici \u2013 spiega Serena Sinigaglia \u2013 amo la grande letteratura russa dell\u2019800 perch\u00e9 in essa gli uomini osavano ancora chiedersi il perch\u00e9 delle cose, osavano affrontare i grandi temi dell\u2019esistenza. Chi sei? Cos\u2019\u00e8 l\u2019uomo? Quale il senso del suo agire nel mondo? Cos\u2019\u00e8 la libert\u00e0? Esiste un ordine nel caos? E la violenza, la violenza di cui \u00e8 intriso l\u2019uomo, ha un\u2019espiazione possibile? Abbandonarsi alla lettura de I fratelli Karamazov \u00e8 un viaggio nel tempo attraverso gli uomini, nell\u2019uomo. Ed ecco spiccare un uomo tra gli uomini, o forse \u00e8 solo un ragazzo troppo maturo per i suoi anni, il secondo dei figli Karamazov, il pi\u00f9 tormentato, il pi\u00f9 assolutamente umano: Ivan. L\u2019uomo e l\u2019intera umanit\u00e0 visti dagli occhi di Ivan Karamazov, questo il nostro viaggio. <em>I fratelli Karamazov<\/em> secondo Ivan, se volete\u201d.<\/p>\n<p><strong>TEATRO DELLA COOPERATIVA \u2013 <\/strong>DA MERCOLED\u00ec 26 A DOMENICA 30 APRILE<br \/>\n<strong>(S)LEGATI<br \/>\n<\/strong>di e con Jacopo Bicocchi e Mattia Fabris \/ musiche Sandra Zoccolan \/ produzione ATIR Teatro Ringhiera<br \/>\nspettacolo inserito in INVITO A TEATRO<\/p>\n<p>Jacopo e Mattia sono due amici. Sono due attori. E sono due appassionati di montagna. Meglio: arrampicatori della domenica. Circa tre anni fa si sono imbattuti nell\u2019incredibile storia vera degli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates.<\/p>\n<p>\u00c8 la storia di un sogno ambizioso, il loro: essere i primi al mondo a scalare il Siula Grande, attaccato dalla parete ovest. Ma \u00e8 anche la storia di un\u2019amicizia, e della corda che, durante quella terribile impresa, lega questi due giovani ragazzi. La corda che mette la vita dell\u2019uno nelle mani dell\u2019altro. Come sempre avviene in montagna.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 dunque una cima da raggiungere. C\u2019\u00e8 la estenuante conquista della vetta. C\u2019\u00e8 la gioia dell\u2019impresa riuscita. E, infine, quando il peggio \u00e8 passato e la strada \u00e8 ormai in discesa, c\u2019\u00e8 la vita, che fa lo sgambetto e c\u2019\u00e8 la morte, che strizza l\u2019occhio: un terribile incidente in alta quota. Joe durante una banale manovra si rompe una gamba. Da quel momento in poi, tutto cambia. L\u2019impresa diventa riuscire a tornare vivi: a 5.800 metri, la minima frattura si pu\u00f2 trasformare in una condanna a morte, i due ragazzi ne sono consapevoli, ma nonostante le condizioni disperate tentano un\u2019operazione di soccorso. Tutto sembra funzionare finch\u00e9, proprio quando le difficolt\u00e0 paiono superate, ecco che c\u2019\u00e8 un altro imprevisto, questa volta fatale. E c\u2019\u00e8 allora il gesto, quel gesto che nessun alpinista vorrebbe mai trovarsi obbligato a fare: Simon \u00e8 costretto a tagliare la corda che lo lega al compagno. Un gesto che separa le loro sorti unite. Che ne (s)lega i destini per sempre.<\/p>\n<p>Quell\u2019atto estremo per\u00f2, in questo caso miracoloso, salver\u00e0 la vita a entrambi: tutti e due riusciranno a tornare vivi al campo base. E a ritrovarsi insperatamente l\u00ec dopo quattro giorni.<\/p>\n<p>\u00c8 la storia di un miracolo. Di un\u2019avventura al di l\u00e0 dei limiti umani. Ed \u00e8 al contempo una metafora: delle relazioni, tutte, e dei legami. La montagna diventa la metafora del momento in cui la relazione \u00e8 portata al limite estremo, in cui la verit\u00e0 prende forma, ti mette alle strette e ti costringe a \u201ctagliare\u201d, a fare quel gesto che sempre ci appare cos\u00ec violento e terribile, ma che invece, a volte, \u00e8 l\u2019unico gesto necessario alla vita di entrambi.<\/p>\n<p><strong>&#8211; Evento Speciale &#8211;<br \/>\n<\/strong>MERCOLED\u00ec 7 DICEMBRE ORE 18.00<br \/>\n<strong>Proiezione in diretta della prima del Teatro alla Scala<\/strong><\/p>\n<p><strong>MADAMA BUTTERFLY<br \/>\n<\/strong>di Giacomo Puccini \/ direttore Riccardo Chailly \/ regia Alvis Hermanis<br \/>\n&#8211; ingresso gratuito \u2013<\/p>\n<p><strong>BAMBINI<\/strong><strong> E FAMIGLIE<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>DA OTTOBRE 2016 A MAGGIO 2017<br \/>\n<strong>PARAPIGLIA!<br \/>\n<\/strong>seconda edizione della rassegna di teatro per ragazzi<\/p>\n<p>a cura di Ditta Gioco Fiaba<br \/>\n<strong>allegato a parte il programma dettagliato <\/strong><\/p>\n<p>per info: <a href=\"mailto:info@dittagiocofiaba.com\">info@dittagiocofiaba.com<\/a> \/ <a href=\"http:\/\/www.dittagiocofiaba.com\/\">www.dittagiocofiaba.com<\/a><\/p>\n<p>WEEKEND DI TEATRO<br \/>\n<strong>CAMPUS DEI FIORI<br \/>\n<\/strong>a cura di Chiara Stoppa<br \/>\n<strong><em>per bambini tra i 4 e gli 11 anni<\/em><\/strong><em> e <\/em><strong><em>per ragazzi dagli 11 ai 13 anni<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>allegato a parte il programma dettagliato<br \/>\n<\/strong>per info e iscrizioni: <a href=\"mailto:sociale@atirteatroringhiera.it\">sociale@atirteatroringhiera.it<\/a><\/p>\n<p><strong><em>INFORMAZIONI<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>ATIR TEATRO RINGHIERA<\/strong><\/p>\n<p>Piazza Fabio Chiesa \/ Via Pietro Boifava 17 -\u202820142 Milano<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.atirteatroringhiera.it\/\">info@atirteatroringhiera.it<\/a><\/p>\n<p>Uffici tel. 02.87390039 \/ Biglietteria tel. 02.84892195<\/p>\n<p><strong>ORARI DEGLI SPETTACOLI (salvo diversa indicazione)<\/strong><\/p>\n<p>marted\u00ec, gioved\u00ec e venerd\u00ec: ore 20.45<\/p>\n<p>mercoled\u00ec e sabato: ore 19.30<\/p>\n<p>domenica: ore 16.00<\/p>\n<p>luned\u00ec: riposo<\/p>\n<p><strong>ACQUISTI ONLINE<\/strong>\u2028<a href=\"http:\/\/www.atirteatroringhiera.it\/\">www.atirteatroringhiera.it<\/a><\/p>\n<p><strong>NOVITA\u2019:<\/strong><strong>\u2028<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>stampa@casa e salta la fila!\u2028Da quest\u2019anno puoi entrare direttamente in sala senza nemmeno passare dalla biglietteria, solo mostrando il codice ricevuto sul tuo smartphone o la stampa della mail di conferma.<\/li>\n<li>nessuna maggiorazione di prevendita sul biglietto<\/li>\n<li>solo per chi acquista online: promozioni dedicate e attivazione della tessera \u201cPUNTI POLTRONA\u201d<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>BIGLIETTERIA<\/strong><br \/>\nAperta dal gioved\u00ec al sabato dalle 17.00 alle 19.00, negli altri giorni di spettacolo 1h30 prima dell\u2019orario di inizio.<\/p>\n<p>tel. 02.84892195 \u2013 email <a href=\"mailto:prenotazioni@atirteatroringhiera.it\">prenotazioni@atirteatroringhiera.it<\/a><\/p>\n<p><strong>COME RAGGIUNGERCI<\/strong> \u2028MM2 Abbiategrasso \/ tram 3, 15 \/ bus 79 &#8211; Facilit\u00e0 di parcheggio vicino al teatro<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p><strong>PREZZI DEI BIGLIETTI<\/strong> (salvo diversa indicazione)<\/p>\n<p>INTERO: 18 \u20ac<\/p>\n<p>RIDOTTO CONVENZIONI: 15 \u20ac<\/p>\n<p>RIDOTTO UNDER 26: 12 \u20ac<br \/>\nSPECIALE PROMO GIOVANI under 26 nelle repliche di mercoled\u00ec e gioved\u00ec: 8,50 \u20ac<br \/>\nRIDOTTO OVER 65: 8,50 \u20ac<\/p>\n<p>SPETTACOLI TEATRO RAGAZZI: prezzo unico 6 \u20ac<\/p>\n<p><strong>ABBONAMENTI<\/strong><\/p>\n<p>CARNET LIBERO 10 SPETTACOLI: 90 \u20ac \/ RIDOTTO over 65: 80 \u20ac<br \/>\nCARNET LIBERO 4 SPETTACOLI: 48 \u20ac \/ RIDOTTO over 65: 32 \u20ac<br \/>\nCARTA REGALO (2 tagliandi): 30\u20ac<\/p>\n<p>I carnet possono essere utilizzati da soli o in gruppo anche per lo stesso spettacolo su tutti gli spettacoli di prosa tranne le repliche indicate \u201cfuori abbonamento\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.atirteatroringhiera.it\/\">www.atirteatroringhiera.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPresente\u201d ancora, nonostante tutte le difficolt\u00e0. \u201cPresente\u201d sul territorio, un presidio d\u2019arte e cultura. \u201cPresente\u201d nell\u2019istante, come uno specchio. \u201cPresente\u201d perch\u00e9 c\u2019\u00e8, non ci fa. \u201cPresente\u201d che non rinuncia, non si arrende. \u201cPresente\u201d nelle voci che lo raccontano, nella sinfonia di movimenti che lo compongono. 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