
{"id":57454,"date":"2016-03-22T18:57:21","date_gmt":"2016-03-22T16:57:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=57454"},"modified":"2016-05-01T19:41:06","modified_gmt":"2016-05-01T17:41:06","slug":"ritorni-al-futuro-palazzo-reale-la-mostra-2050-breve-storia-del-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/57454\/arte\/ritorni-al-futuro-palazzo-reale-la-mostra-2050-breve-storia-del-futuro.html","title":{"rendered":"\u2018RITORNI AL FUTURO\u2019. A PALAZZO REALE LA MOSTRA \u201c2050. BREVE STORIA DEL FUTURO\u201d"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-57455\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/05\/22.3Brevestoriafuturo-500x333.jpg\" alt=\"22.3+Breve+storia+futuro\" width=\"500\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/05\/22.3Brevestoriafuturo-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/05\/22.3Brevestoriafuturo-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/05\/22.3Brevestoriafuturo-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/05\/22.3Brevestoriafuturo-720x480.jpg 720w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/05\/22.3Brevestoriafuturo-272x182.jpg 272w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/05\/22.3Brevestoriafuturo.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p><strong><em>46 artisti contemporanei interpretano con le loro opere il futuro del nostro pianeta<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Dipinti, sculture, foto, video, installazioni: 50 opere d\u2019arte contemporanea di 46 grandi artisti internazionali, indagano il nostro futuro in una esposizione ispirata al saggio \u2018Breve storia del futuro\u2019 di Jacques Attali (pubblicato nel 2006 e rieditato nel 2016 da Fazi Editore, aggiornato ai nuovi scenari globali). La mostra, allestita nelle sale di Palazzo Reale dal 23 marzo al 29 maggio, \u00e8 curata da Pierre-Yves Desaive e Jennifer\u00a0Beauloye, e presenta attraverso una selezione di opere il modo in cui gli artisti contemporanei osservano il presente per condurre una riflessione sul futuro cos\u00ec come esso si delinea ai nostri occhi.<\/p>\n<p>Conflitti globali, mutazioni genetiche, diseguaglianze sociale ed economiche, sfruttamento delle risorse naturali compongono il complesso panorama dei prossimi decenni; gli artisti di \u2018\u20192050\u2019\u2019 interpretano queste tematiche complesse e invitano a ri-pensare il tempo che verr\u00e0 con visioni anche costruttive e talvolta ironiche.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 promossa e prodotta dal Comune di Milano &#8211; Cultura, Palazzo Reale e la casa editrice Electa, in collaborazione con i Mus\u00e9es Royaux des Beaux-Arts de Belgique a Bruxelles dove il progetto ha preso vita con una doppia esposizione (Mus\u00e9es Royaux \u2013 Louvre) terminata a gennaio 2016.<\/p>\n<p>L&#8217;iniziativa fa parte del programma di\u00a0\u2018Ritorni al futuro\u2019, il palinsesto culturale pensato per la primavera 2016 dal Comune di Milano che propone oltre cento appuntamenti tra mostre, concerti, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche e incontri, con l\u2019obiettivo di portare al centro della riflessione pubblica l\u2019idea di futuro che abbiamo oggi, confrontandola con quelle che hanno abitato il pensiero creativo in altre stagioni della storia.<\/p>\n<p>\u201c<em>In questa mostra si intersecano molte delle direttrici che contribuiscono a definire l\u2019identit\u00e0 culturale di una comunit\u00e0, di un periodo storico, di uno \u2018spazio sociale\u2019 omogeneo<\/em> \u2013 ha dichiarato l\u2019Assessore alla Cultura Filippo Del Corno \u2013<em>: il pensiero critico, la scrittura, la riflessione sul presente, i tanti linguaggi dell\u2019espressione visuale, le preoccupazione per il futuro, l\u2019analisi sociale, la proposta politica intesa in senso \u2018puro\u2019, la creativit\u00e0 usata come strumento per superare, o anche semplicemente contrastare, un\u2019attualit\u00e0 che turba, il tentativo dare una spallata a una direzione potenzialmente pericolosa della realt\u00e0. Una mostra che interpreta inquietudini e timori e al tempo stesso svela soluzioni. Proprio come il lavoro di Jacques Attali, al cui pensiero attento e preoccupato siamo tutti riconoscenti perch\u00e9, come l\u2019arte, ci aiuta ad interpretare il presente per disegnare meglio il futuro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il percorso di mostra, diviso in 8 sezioni, \u00e8 articolato intorno a diversi nuclei, liberamente ispirati agli interrogativi sviluppati nel saggio di Attali. Tutto ha inizio negli anni Ottanta a Los Angeles (evocata nei lavori di Chris Burden, Edward Burtynsky, Edward Ruscha, Tracey Snelling\u2026), la citt\u00e0 natale del microprocessore che, in arte, ha ispirato le sperimentazioni con il computer di Charles Csuri e Masao Kohmura.<\/p>\n<p>Al fermento della modernit\u00e0 della Silicon Valley, al consumismo e al capitalismo segue poi il declino dell\u2019Impero americano, identificato in mostra con gli attentati dell\u201911 settembre 2001 nelle immagini di Wolfgang Staehle e Hiroshi Sugimoto; la tragica vicenda segna uno sconvolgimento politico su scala planetaria di cui ci parlano i lavori di Mark Napier, Alighiero Boetti, Mona Hatoum.<\/p>\n<p>Jacques Attali descrive in questa fase storica l\u2019avvento di un \u201ciperimpero\u201d nel quale le diseguaglianze economiche diventano la norma, una tematica testimoniata nelle opere in mostra di AES+F, Andres Serrano, Aaron Koblin o Gavin Turk.<\/p>\n<p>L\u2019iperimpero, nel quale anche il tempo diventa merce (con le opere di Gustavo Romano, Roman Opalka, On Kawara) e dove il corpo umano si trasforma per incontrare la macchina (i lavori di Stelarc, Hans Op de Beeck), si deve confrontare con molteplici calamit\u00e0: sovraconsumo (John Isaacs), sovrapopolazione (Michael Wolf, Yang Yongliang) e sovrasfruttamento delle risorse naturali e inquinamento (Olga Kisseleva, Robert Mundt).<\/p>\n<p>Quando le tensioni nate da tali disequilibri diventano insostenibili, sopraggiunge l\u2019\u201ciperconflitto\u201d, sempre nel pensiero di Attali, agevolato da un crescente accesso alle armi di distruzione di massa (Gregory Green) e sostenuto da ideologie religiose distorte (Al Farrow).<\/p>\n<p>A fianco di questa visione catastrofica, l\u2019esposizione propone anche opere che fanno eco alla \u201ciperdemocrazia\u201d definita da Jacques Attali, la quinta ondata del futuro che potrebbe sfociare in un mondo migliore, cos\u00ec come lo evocano i lavori di Bodys Isek Kingelez, Mark Titchner, Gon\u00e7alo Mabunda, Jean Katembayi Mukendi o il progetto Little Sun.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 realizzata con il sostegno di Alcantara.<\/p>\n<p>Jacques Attali: economista, giornalista, consigliere di Stato di Mitterrand, \u00e8 stato primo presidente della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, oltre a essere direttore e cofondatore di ONG\u00a0a favore dei paesi del Secondo e Terzo Mondo. Intellettuale di fama internazionale ha scritto numerosi libri tra saggi (su una variet\u00e0 di temi che vanno dalla matematica all\u2019economia alla musica), memorie, biografie e anche libri per bambini<\/p>\n<p>Nel suo celebre saggio <em>Breve storia del futuro<\/em> analizza come l\u2019umanit\u00e0, fin dalle sue origini, sia passata attraverso diversi \u201cordini\u201d: l\u2019ordine religioso, l\u2019ordine militare e infine quello mercantile \u2013 vale a dire il capitalismo liberale \u2013, che finisce per imporsi in Occidente all\u2019inizio del XIII secolo. La storia di questo sviluppo economico si articola intorno a nove diverse citt\u00e0, indicate dall\u2019autore come altrettanti \u201ccuori\u201d che hanno potuto trasformare le evoluzioni tecnologiche in motori economici (Venezia e la galera mercantile, Anversa e la stampa, Londra e la macchina a vapore, Boston e il motore a scoppio\u2026). Il nono e ultimo cuore della storia \u00e8 Los Angeles con il microprocessore, la cui comparsa forger\u00e0 il mondo nel quale viviamo oggi.<\/p>\n<p>La storia allora cambia ritmo per assumere la forma di cinque \u201condate del futuro\u201d per i prossimi cinquant\u2019anni:<\/p>\n<p><strong>1. Il declino relativo dell\u2019Impero americano<\/strong><\/p>\n<p>Oggi l\u2019Impero americano \u00e8 in declino, come lo fu a suo tempo l\u2019Impero romano. La maggior parte dell\u2019umanit\u00e0 adotta i valori occidentali, senza che un nuovo impero domini il mondo.<\/p>\n<p><strong>2. Un mondo policentrico\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Dodici nazioni pi\u00f9 potenti delle altre tentano di organizzare una parvenza di ordine mondiale, ma non possono instaurare uno stato di diritto planetario giusto e sostenibile n\u00e9 controllare il clima.<\/p>\n<p><strong>3. L\u2019iperimpero\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Le grandi aziende impongono al mondo le proprie regole e assicurano l\u2019ordine attraverso strumenti privati di sorveglianza, poi di autosorveglianza e di autosanzione. Tutto diventa merce: il tempo, le idee, le persone e i loro amori, fino a trasformare gli esseri umani in robot, cloni di robot.<\/p>\n<p><strong>4. L\u2019iperconflitto<\/strong><\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 militari, sulla base di nuove ideologie che aspirano a dare un significato al lungo termine, tentano di imporre soluzioni totalitarie. Queste violenze convergono in un conflitto globale nel quale entit\u00e0 statali e non statali si distruggono a vicenda.<\/p>\n<p><strong>5. L\u2019iperdemocrazia\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Dopo l\u2019iperconflitto (se l\u2019umanit\u00e0 sopravvive) o al suo posto (se si riesce a evitarlo), si instaura una \u201csociet\u00e0 positiva\u201d che concilia l\u2019interesse delle generazioni future con le esigenze della libert\u00e0. Ci\u00f2 presuppone la fondazione di un ordine di diritto democratico, armonioso e duraturo, planetario e locale, basato sulla forma pi\u00f9 intelligente dell\u2019egoismo, l\u2019altruismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>46 artisti contemporanei interpretano con le loro opere il futuro del nostro pianeta Dipinti, sculture, foto, video, installazioni: 50 opere d\u2019arte contemporanea di 46 grandi artisti internazionali, indagano il nostro futuro in una esposizione ispirata al saggio \u2018Breve storia del futuro\u2019 di Jacques Attali (pubblicato nel 2006 e rieditato nel 2016 da Fazi Editore, aggiornato &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/57454\/arte\/ritorni-al-futuro-palazzo-reale-la-mostra-2050-breve-storia-del-futuro.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">\u2018RITORNI AL FUTURO\u2019. A PALAZZO REALE LA MOSTRA \u201c2050. 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