
{"id":55379,"date":"2016-01-07T09:55:03","date_gmt":"2016-01-07T07:55:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=55379"},"modified":"2016-01-07T09:55:03","modified_gmt":"2016-01-07T07:55:03","slug":"milano-elfo-puccini-sala-shakespeare-moni-ovadia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/55379\/teatro\/milano-elfo-puccini-sala-shakespeare-moni-ovadia.html","title":{"rendered":"MILANO ELFO PUCCINI SALA SHAKESPEARE MONI OVADIA"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/01\/moni-jannacci_low.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-55380\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/01\/moni-jannacci_low-342x400.jpg\" alt=\"Moni Ovadia\" width=\"342\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/01\/moni-jannacci_low-342x400.jpg 342w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/01\/moni-jannacci_low-256x300.jpg 256w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/01\/moni-jannacci_low-578x676.jpg 578w\" sizes=\"auto, (max-width: 342px) 100vw, 342px\" \/><\/a><\/p>\n<p>7 &#8211; 10 gennaio, sala Shakespeare<\/p>\n<p><strong>Il nostro Enzo <\/strong><strong>ricordando Jannacci<\/strong><\/p>\n<p>con Moni Ovadia e<\/p>\n<p>Alessandro Nidi al pianoforte<\/p>\n<p>Promo music<\/p>\n<p>\u00abCome si fa a cadere nel pessimismo quando c\u2019\u00e8 la musica?\u00bb, diceva Enzo Jannacci cantautore, cabarettista e attore ma anche cardiochirurgo, tra i maggiori protagonisti della scena musicale italiana del Dopoguerra. Fin dagli anni \u201850, ha lavorato insieme agli amici Dario Fo e Giorgio Gaber, passando dalla canzone dialettale al rock al jazz, fornendo l\u2019ispirazione anche a personaggi come Renato Pozzetto, Diego Abatantuono, Massimo Boldi.<\/p>\n<p>Tra i suoi brani pi\u00f9 noti: <em>Vengo anch\u2019io. No tu no, El portava i scarp del tennis, Ho visto un re, Quelli che. La vita l\u2019\u00e8 bela&#8230;<\/em> Alcune di queste canzoni, diventate oramai dei classici, sono reinterpretate da Moni Ovadia &#8211;\u00a0\u00a0 artista versatile e curioso sperimentatore \u2013 che\u00a0 le propone in un\u2019inedita veste.<\/p>\n<p>Lo spettacolo ha debuttato al Festival Astiteatro il 2 luglio 2014, in una versione con la musica dal vivo eseguita dalla Filarmonica Toscanini.<\/p>\n<p>Nella ripresa della stagione 2015\/16 le musiche sono eseguite dal vivo da Alessandro Nisi.<\/p>\n<p>Questo l\u2019articolo scritto da Moni Ovadia per la <em>Stampa<\/em> in occasione della morte di Enzo Jannacci nell\u2019aprile 2013:<\/p>\n<p><strong><em>Il bardo dei poveri cristi<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il grande, grandissimo Enzo Jannacci ci ha lasciati. Oggi noi milanesi siamo diventati orfani e insieme a noi l&#8217;Italia intera ha perso uno dei suoi figli pi\u00f9 autentici. \u00c8 stato in assoluto, a mio parere, il pi\u00f9 originale poeta della canzone che abbiamo avuto il privilegio di ascoltare e insieme un artista della scena e del cinema inarrivabile nel suo essere stralunato e surreale. Il suo talento di musicista si esprimeva al meglio nel jazz come nel rock, ma la fonte pi\u00f9 intima della sua prodigiosa ispirazione era l&#8217;humus poetico-culturale delle periferie urbane e specificamente quelle della sua Milano. La &#8220;capitale morale&#8221;, quando Jannacci fece la sua comparsa sulle scene della canzone e del cabaret, era una metropoli industriale in pieno e impetuoso sviluppo, dava lavoro, chiamava gli immigrati dalle periferie meridionali orientali ed isolane dello Stivale. Ma la stessa orgogliosa citt\u00e0, albergava nei suoi interstizi e nei suoi sottofondi, la povera gente, i disperati, i fuori di testa, gli esclusi, i sognatori\u00a0 senza voce, i terroni, gli abbandonati dall&#8217;amore e dalla vita, le puttane navi scuola da strada e da cinema. Di tutti questi poveri cristi, lui \u00e8 stato il cantore assoluto. Jannacci ne ha colto, incarnato e raccontato la storia, le emozioni, i sentimenti e la vita vera. Di quel popolo ha interpretato la malinconica, maleducata e balorda grazia, ha rivelato che la poesia dei luoghi, fiorisce nei gesti impropri e sgangherati degli ultimi fra gli ultimi, nella loro grandiosa lingua gaglioffa e sfacciata.<\/p>\n<p>Enzo non era nato povero cristo, aveva fatto ottimi studi in ogni senso, ma quella condizione l&#8217;aveva incorporata con arte alchemica. L&#8217;aveva assunta nel volto fisso alla Buster Keaton, nei gesti liricamente scomposti, nel modo di suonare la chitarra tenuta bloccata sotto il mento, nella fibra e nel canto della lingua vernacola di cui esprimeva l&#8217;anima e di cui aveva trasferito l&#8217;umore triste e gagliardo anche nell&#8217;italiano. Tutta questa sapienza confluiva nella sua inimitabile voce sguaiata e sul crinale precario della sua intonazione che dava vita ad un capolavoro espressivo e stilistico. Jannacci \u00e8 stato un caposcuola e il caposcuola di se stesso. Con lui se ne va la Milano pi\u00f9 struggente e necessaria. Sar\u00e0 difficile andare avanti.<\/p>\n<p><strong>ELFO PUCCINI, SALA SHAKESPEARE corso Buenos Aires, 33, Milano GOVED\u00ec\/SABATO ORE 21.00, DOMENICA ORE 16.30 &#8211;<\/strong> <strong>Intero 30.50 \u20ac &#8211; Ridotto giovani\/anziani 16 \u20ac &#8211; Marted\u00ec 20 \u20ac &#8211; <\/strong><strong>Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>7 &#8211; 10 gennaio, sala Shakespeare Il nostro Enzo ricordando Jannacci con Moni Ovadia e Alessandro Nidi al pianoforte Promo music \u00abCome si fa a cadere nel pessimismo quando c\u2019\u00e8 la musica?\u00bb, diceva Enzo Jannacci cantautore, cabarettista e attore ma anche cardiochirurgo, tra i maggiori protagonisti della scena musicale italiana del Dopoguerra. 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