
{"id":55321,"date":"2016-01-04T00:30:46","date_gmt":"2016-01-03T22:30:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=55321"},"modified":"2016-01-04T00:33:21","modified_gmt":"2016-01-03T22:33:21","slug":"joan-miro-a-villa-manin-soli-di-notte-codroipo-ud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/55321\/arte\/joan-miro-a-villa-manin-soli-di-notte-codroipo-ud.html","title":{"rendered":"Joan Mir\u00f3 a Villa Manin. Soli di notte Codroipo (UD)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/01\/image-1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-55322\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/01\/image-1-500x89.png\" alt=\"image (1)\" width=\"500\" height=\"89\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/01\/image-1-500x89.png 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/01\/image-1-300x54.png 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/01\/image-1-900x161.png 900w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2016\/01\/image-1.png 935w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>sino al 3 aprile 2016<\/strong><\/p>\n<p><strong>Una mostra evocativa ricostruisce l\u2019universo di Mir\u00f3 negli ultimi trent\u2019anni di vita, l\u2019atmosfera dei suoi studi maiorchini, la ricerca della solitudine e la radicale trasformazione della sua arte.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Oltre 250 opere dell\u2019artista, i suoi oggetti personali, tanti documenti e circa 50 scatti di grandi fotografi che lo hanno immortalato, in un originale percorso espositivo.<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201c\u2026entro nel mio studio e sono attratto come da un magnetismo\u2026sono nella mia caverna, sono come un\u00a0 bambino nella sua culla\u201d.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una fase del percorso artistico di Joan Mir\u00f3 che straordinariamente chiede ancora di essere indagata e che ci mostra un artista in dialogo con se stesso, alla ricerca di un rinnovamento creativo di contenuti e di forme.<\/p>\n<p>S\u2019intitola<strong> \u201cJoan Mir\u00f3 a Villa Manin. Soli di notte\u201d <\/strong>la nuova e appassionante mostra in programma a <strong>Villa Manin di Passariano (UD) sino<\/strong>\u00a0<strong>al 3 aprile 2016<\/strong>: un\u2019occasione per scoprire nuovi affascinanti aspetti dell\u2019ultima fase creativa e del mondo interiore di uno dei grandi protagonisti dell\u2019arte del Novecento.<\/p>\n<p>Un progetto espositivo originale, che propone <strong>circa 250 opere, tra grandi dipinti, sculture, disegni, schizzi e progetti dell\u2019artista <\/strong>provenienti <strong>dalla <\/strong><a href=\"http:\/\/www.google.it\/url?q=http:\/\/miro.palmademallorca.es\/&amp;sa=U&amp;ved=0CDAQFjAIahUKEwilrs7a5YDIAhXBOhQKHbh2A3I&amp;usg=AFQjCNHw_AgUTbKsgAndnJgbVZUcVo8Gdw\"><strong>Fundaci\u00f3 <\/strong><strong>Pilar<\/strong><strong> i Joan Mir\u00f3<\/strong><\/a><strong> di Palma di Maiorca <\/strong>e <strong>dalle collezioni degli eredi<\/strong> &#8211; con alcune <strong>interessanti sorprese e anteprime<\/strong> &#8211;\u00a0 arricchiti da <strong>documenti originali e tanti oggetti personali<\/strong> dell\u2019artista e da un <strong>eccezionale <em>focus<\/em> di circa 50 scatti fotografici su Mir\u00f3<\/strong> dei maggiori fotografi del tempo: <strong>Bresson, Mulas, Brassai, List, Man Ray, Halsmann, Gomis<\/strong> e tanti altri.<\/p>\n<p>Soprattutto, una mostra che\u00a0vuole essere assolutamente <strong>evocativa dei luoghi, degli ambienti, dei suoni, delle emozioni <\/strong>che hanno accompagnato il pittore catalano negli ultimi trent\u2019anni di <strong>vita trascorsi a Palma di Maiorca,<\/strong> ispirando dal 1956 al 1983, anno della sua morte, un radicale mutamento espressivo e tecnico del suo lavoro e della sua straordinaria arte.<\/p>\n<p>In quegli anni Mir\u00f3 infatti, <strong>nella solitudine dei due studi di Maiorca<\/strong> &#8211; lo studio Sert progettato per lui dall\u2019amico architetto Luis Sert nel 1956 e lo studio Son Boter successivamente realizzato per le sculture di grandi dimensioni, in un vicino edificio del XVII secolo \u2013 intraprende un <strong>processo di profonda analisi critica del lavoro precedente e di trasformazione.<\/strong><\/p>\n<p>A 63 anni l\u2019artista ha finalmente a disposizione <strong>un luogo dove isolarsi e vivere a stretto contatto con le sue opere<\/strong>; non un semplice contesto architettonico, bens\u00ec <strong>uno spazio protetto, dove far maturare nel tempo i suoi dipinti<\/strong>, favorendo dialoghi fra essi; un grande spazio per \u201c<em>sognare<\/em>\u201d e \u201ca<em>vere allucinazioni<\/em>\u201d; un contenitore <strong>per essere soli davanti alla vertigine della creazione. <\/strong>Concetto rimarcato dalle sue stesse parole: \u201c<em>quando non avevo uno studio tutto mio, stavo molto scomodo: avevo bisogno di solitudine<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u201cSoli di notte\u201d,<\/strong> suggerisce il titolo della mostra.<\/p>\n<p><strong>Nella luce dell\u2019isola di Palma, la pittura di Mir\u00f3\u00a0 si spoglia, si distilla e perde cromatismi per lasciare sempre pi\u00f9 spazio al segno immediato e violento,<\/strong> alla progressiva <strong>semplificazione del gesto espressivo e al nero: <\/strong>un nero drammatico e definitivo, che testimonia la ricerca dell\u2019artista intorno ai temi del silenzio e del vuoto.<\/p>\n<p>Una produzione ben diversa dalle opere del periodo surrealista degli anni Trenta, come\u00a0 evidenzia, emblematicamente <strong><em>Oiseaux dans un Paysage<\/em><\/strong><strong> del 1974: dipinto scelto come immagine della mostra, proveniente da una collezione privata di Palma di Maiorca ed esposto in Italia solo all\u2019inizio degli anni \u201980.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ambiente in cui finalmente pu\u00f2 operare gli permette <strong>anche nuove sperimentazioni<\/strong>: messo da parte il cavalletto Mir\u00f3 <strong>lavora prevalentemente a terra<\/strong>; pu\u00f2 camminare o sdraiarsi liberamente sul quadro; <strong>lascia che il colore fresco in eccesso coli sulla tela<\/strong>; utilizza\u00a0 per i fondi delle opere &#8211; quando policromi &#8211; la stessa trementina usata per pulire i pennelli: macchie, spruzzi, sgocciolature casuali dalle quali Mir\u00f3 procede a tracciare segni violenti e dinamici; i personaggi scaturiscono\u00a0 dallo sfondo, delineati sempre da linee nere molto forti.<\/p>\n<p>Alla base di questa maturazione anche <strong>un&#8217;attenta autocritica alla sua produzione precedente<\/strong> che finalmente pu\u00f2 agevolmente osservare: <em>\u201cnel nuovo studio per la prima volta avevo uno spazio, potevo disimballare casse di opere che si accumulavano di anno in anno\u2026.tirando fuori tutto a Maiorca iniziai a fare un\u2019autocritica\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Lo studio, come lui stesso dichiara, <strong>diventa un orto, un giardino interiore, un territorio, un recinto sacro.<\/strong> Cos\u00ec il rapporto con l\u2019ambiente e con il contesto del suo operare diventa <strong>personale e stringente, fondamentale e funzionale in ogni dettaglio alla sua creativit\u00e0<\/strong>: <strong>un\u2019alchimia, una magia <\/strong>che la mostra a Villa Manin ambisce a ricreare attraverso<strong> relazioni e interconnessioni tra capolavori esposti e materiali di approfondimento.<\/strong><\/p>\n<p>Un progetto curatoriale assolutamente originale affidato a <strong>Elvira C\u00e1mara L\u00f3pez<\/strong> e <strong>Marco Minuz <\/strong>per un mostra &#8211; promossa dall\u2019Azienda Speciale Villa Manin e dalla Regione Friuli Venezia Giulia, insieme alla <a href=\"http:\/\/www.google.it\/url?q=http:\/\/miro.palmademallorca.es\/&amp;sa=U&amp;ved=0CDAQFjAIahUKEwilrs7a5YDIAhXBOhQKHbh2A3I&amp;usg=AFQjCNHw_AgUTbKsgAndnJgbVZUcVo8Gdw\">Fundaci\u00f3 Pilar i Joan Mir\u00f3<\/a> di Palma di Maiorca con cui si \u00e8 stata avviata una prestigiosa collaborazione\u00a0 &#8211; diversa da precedenti esposizioni sull\u2019artista in Italia.<\/p>\n<p>Per Mir\u00f3 non era stata causale, del resto\u00a0 la scelta di Palma di Maiorca per lo studio \u201crifugio\u201d, lo studio \u201cscrigno\u201d o \u201ccaverna\u201d, ove l\u2019atto creativo doveva potersi liberare, sollecitato da un universo di oggetti, di pennelli, colori e annotazioni: piccole frazioni di segno e di senso da riassemblare alla ricerca di nuovi linguaggi. A Maiorca era nata sua madre e il pittore di Barcellona fin da piccolo trascorreva dai parenti le vacanze estive; qui aveva conosciuto Pilar, divenuta sua moglie nel 1929, e nell\u2019isola spagnola si era rifugiato, tra il 1940 e il 1942, durante l\u2019invasione nazista della Francia ove viveva al tempo.<\/p>\n<p>Mir\u00f3 cercava dunque un <strong>luogo dei ricordi, un luogo degli affetti, un luogo dell\u2019anima<\/strong> per ripensare la sua arte e trasformarla completamente.<\/p>\n<p><strong>Un sentire interiore e una lenta maturazione espressiva<\/strong> &#8211; stimolata anche dall\u2019incontro con la cultura giapponese e dalla grande stagione dell\u2019espressionismo astratto americano del secondo dopoguerra &#8211; che <strong>diventano il filo conduttore del percorso espositivo a Villa Manin<\/strong>, capace di condurci <strong>nell\u2019universo privato di questo artista onirico e passionale<\/strong> e, attraverso esso, di farci comprendere la trasformazione della sua arte<\/p>\n<p>Cos\u00ec in mostra verr\u00e0 per esempio ricreata per la prima volta <strong>&#8211; con gli oggetti originali che giungeranno a Villa Manin per l\u2019occasione &#8211; la \u201cstanza rossa\u201d, sorta di studiolo rinascimentale privatissimo e mai aperto al pubblico ricavato all\u2019interno di Son Boter, in cui Mir<\/strong>\u00f3<strong> amava riflettere<\/strong> seduto sulla sua poltrona, con appesi alle pareti i ritratti a olio dei suoi genitori e, accanto, la foto di due figure importanti: il conterraneo Pablo Picasso e il \u201ccappellaio\u201d Joan Prats, primo mecenate e collezionista dell\u2019artista.<\/p>\n<p>Quindi un <strong>vero e proprio cortocircuito emotivo<\/strong> con <strong>un\u2019installazione multimediale<\/strong> appositamente commissionata per l\u2019occasione al musicista e compositore Teho Teardo, <strong>che mescola suoni e immagini raccolti sull\u2019isola e nello studio di Palma,<\/strong> dando vita a un <strong>lavoro artistico di grandissimo impatto.<\/strong><\/p>\n<p>Infine <strong>Son Boter\u00a0:<\/strong> lo studio realizzato nel 1959 in un caratteristico edificio rurale accanto alla propriet\u00e0 di Mir\u00f3, con all\u2019interno anche un laboratorio di incisione e stampa, <strong>viene rievocato in mostra in una apposita sezione<\/strong>. L\u2019artista utilizzava le pareti di calce bianca\u00a0 come un taccuino di appunti, con graffiti a carboncino e annotazioni per progetti scultorei ancor oggi ben visibili. In mostra saranno allora <strong>esposte sculture, alcune di notevoli dimensioni e impatto, con gli schizzi e i progetti relativi<\/strong> ma anche molti degli <strong>oggetti personali<\/strong> &#8211; <strong>statuette tribali e <em>siurells,<\/em> le tradizionali ceramiche maiorchine che possono essere suonate<\/strong> \u2013 che Mir\u00f3 amava accumulare nello studio: <em>\u201ctutto ci\u00f2 che lascio entrare qui \u00e8 collegato al mio lavoro, sono cose che fungono da promemoria, cose di cui ho bisogno come atmosfera\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Un\u2019 \u201c<strong>atmosfera\u201d creativa che si vuol far rivive a Villa Manin<\/strong>, perch\u00e9 la forza spirituale e la libert\u00e0 dell\u2019ambiente maiorchino sono state una <strong>miscela magica che ha permesso al maestro catalano di sconvolgere e rivoluzionare il suo percorso artistico<\/strong> lasciando un <strong>messaggio<\/strong> di profonda interiorit\u00e0: <em>\u201c<strong>ci\u00f2 che mi interessa non \u00e8 che resti li il quadro, ma la sua irradiazione, il suo messaggio, quello che far\u00e0 per trasformare un poco lo spirito delle persone<\/strong>\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Originale nei contenuti e nei percorsi proposti \u2013 con approfondimenti sulla musica, la filosofia, la grafica in Mir\u00f3 <strong>&#8211; anche il catalogo che accompagna la mostra, edito da Skira<\/strong>. Accanto ai testi di Elvira C\u00e1mara L\u00f3pez, Marco Minuz, Massimo Don\u00e0, Joan Punyet. Bordas Hervas, anche un\u2019introduzione inedita di Yvon Taillandier e alcune interviste realizzate appositamente per l\u2019evento a protagonisti del Novecento che ricordano il genio catalano: da\u00a0 Sylvano Bussotti\u00a0 &#8211; che nell\u201981 compose le musiche de \u201cL\u2019uccello luce\u201d rappresentato al Teatro La Fenice di Venezia con le scenografie e i costumi creati da Mir\u00f3 \u2013 a Valerio Adami che frequent\u00f2 Mir\u00f3 negli anni parigini nella \u201cscuderia\u201d di artisti di Aim\u00e9 Maegh.<\/p>\n<p><strong>INFORMAZIONI<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong>Sede<br \/>\n<\/strong>Villa Manin<br \/>\nPassariano, Codroipo (UD)<\/p>\n<p><strong>Informazioni<br \/>\n<\/strong>Azienda Speciale Villa Manin<br \/>\nT 0432821211<br \/>\ninfo@villamanin.it<br \/>\nwww.villamanin.it<br \/>\n<strong><br \/>\nOrari<br \/>\n<\/strong>Aperto da marted\u00ec a domenica 10-19<br \/>\nAperture straordinarie:<br \/>\nluned\u00ec 4 gennaio 2016, luned\u00ec 28 marzo 2016.<\/p>\n<p><strong>Biglietti<br \/>\n<\/strong>Intero 12,00 \u20ac<br \/>\nRidotto 10,00 \u20ac<br \/>\nRidotto gruppi 6,00 \u20ac (minimo 15 persone)<br \/>\nRidotto famiglia 2 adulti e 1 minore 26,00 \u20ac altri minori 6,00 \u20ac ciascuno<br \/>\nGratuito: bambini con et\u00e0 inferiore ai 6 anni, accompagnatori di disabili.<\/p>\n<p>Servizio di audioguida (italiano e inglese) compreso nel biglietto di ingresso.<br \/>\nLa biglietteria chiude alle ore 18.15.<\/p>\n<p><strong>Su prenotazione<br \/>\n<\/strong>Visite accompagnate gruppi 80,00 \u20ac (MAX 25 persone)<br \/>\nVisite accompagnate per le scuole 6 + 1 \u20ac<br \/>\nLaboratori didattici per scuole di infanzia 4,00 \u20ac a bambino (min. 20 max 30 bambini)- ingresso gratuito alla mostra<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>sino al 3 aprile 2016 Una mostra evocativa ricostruisce l\u2019universo di Mir\u00f3 negli ultimi trent\u2019anni di vita, l\u2019atmosfera dei suoi studi maiorchini, la ricerca della solitudine e la radicale trasformazione della sua arte. 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