
{"id":53964,"date":"2015-10-15T09:45:31","date_gmt":"2015-10-15T07:45:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=53964"},"modified":"2015-10-15T09:45:31","modified_gmt":"2015-10-15T07:45:31","slug":"campagna-sfido-la-fame-a-expo-milano-2015-songs-for-the-earth","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/53964\/expo-2015-2\/campagna-sfido-la-fame-a-expo-milano-2015-songs-for-the-earth.html","title":{"rendered":"Campagna SFIDO LA FAME a Expo Milano 2015  \u201cSongs for the Earth\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>\u00a0\u201c<\/em><\/strong><strong>Songs for the Earth<\/strong><strong>\u201d per la campagna <\/strong><strong>SFIDO LA FAME<\/strong><\/p>\n<p><strong>a Expo Milano 2015<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ensemble Vocale Ambrosiano e Oxfam Italia, <em>Civil Society Partecipant<\/em> di Expo Milano 2015, insieme per il terzo ed ultimo evento musicale e solidale il 15 Ottobre a sostegno della campagna SFIDO LA FAME, in una esibizione di <em>vocal street art<\/em> ispirato alle work songs afroamericane.<\/strong><\/p>\n<p><strong>VIDEO<\/strong><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Songs For The Earth - Ensemble Vocale Ambrosiano &amp; Oxfam @EXPO2015\" width=\"660\" height=\"371\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/e9Uje7u_Gh4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>DOVE<\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8211; ore 19.15<\/strong>, <strong>Piazzetta Stand Belgio<\/strong> presso il Decumano.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Musica dal mondo con l\u2019<strong>Ensemble Vocale Ambrosiano onlus, <\/strong>diretta da Mauro Penacca: un\u2019accurata selezione delle migliori <em>work songs<\/em> afroamericane, nate nel Sud degli Stati Uniti a cavallo fra \u2018800 e \u2018900, per riflettere su una delle pagine pi\u00f9 buie delle nostra storia e riascoltare cos\u00ec parole, note e atmosfere divenute ormai inni della lotta per i diritti civili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019Ensemble Vocale Ambrosiano.<\/strong> Nata nel 1996 per iniziativa del direttore artistico Mauro Penacca, \u00e8 un\u2019organizzazione la cui finalit\u00e0 \u00e8 l\u2019organizzazione di concerti ed eventi culturali, atti a promuovere raccolte di fondi a favore di cause umanitarie in un\u2019ottica di rete e di condivisione.<\/p>\n<p>Con la partecipazione a Expo Milano 2015, <strong>Ensemble Vocale Ambrosiano sostiene l\u2019azione di Oxfam Italia.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Ensemble Vocale Ambrosiano, svolge un\u2019intensa attivit\u00e0 concertistica: 350 circa i concerti organizzati dal 1997 ad oggi, nelle pi\u00f9 importanti chiese, sale da concerto e teatri di Milano, ma anche in altre citt\u00e0 italiane e contesti internazionali.<\/p>\n<p>Attualmente l&#8217;organico del coro \u00e8 composto da una cinquantina di soci e coristi articolati in quattro sezioni (Soprani, Contralti, Tenori, Bassi) con profili eterogenei per et\u00e0 (dai 5 ai 70 anni), provenienza e formazione e che sono operatori umanitari volontari.<\/p>\n<p>Gli <strong>assunti di partenza <\/strong>da cui si sviluppa il lavoro e l\u2019opera dell\u2019Ensemble Vocale Ambrosiano Onlus, sia come formazione corale, che come associazione, sono che la musica contiene in s\u00e9 un\u2019energia capace di oltrepassare i suoi stessi confini: in essa non vi \u00e8 solo un valore estetico, ma anche un profondo valore etico e sociale. <a href=\"http:\/\/www.ensemblevocale.org\/\">www.ensemblevocale.org<\/a><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Oxfam Italia<\/strong> \u00e8 un\u2019associazione umanitaria parte di una grande coalizione internazionale, formata da 17 organizzazioni che lavorano in oltre 90 paesi per trovare soluzioni durature all\u2019ingiustizia della povert\u00e0 nel mondo. Da oltre 30 anni \u00e8 impegnata in molte regioni del mondo, per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali, dando loro il potere e le risorse per esercitare i propri diritti e costruire un futuro migliore, e contribuire a garantire loro cibo, acqua, reddito, accesso alla salute e all\u2019istruzione. Oxfam Italia lavora attraverso programmi di sviluppo, interventi di emergenza, campagne di opinione e attivit\u00e0 educative per coltivare un futuro migliore, in cui tutti, ovunque, abbiano cibo a sufficienza, sempre. Proprio per poter contribuire a raggiungere questo importante obiettivo, <strong>Oxfam \u00e8 <em>Civil Society Partecipant<\/em> di EXPO Milano 2015<\/strong>: in questa veste promuover\u00e0 un ricco programma di eventi (tra incontri, workshop, performance, cooking experience ecc\u2026). Gli eventi promossi da Oxfam ad EXPO 2015 si inseriscono all\u2019interno della campagna <strong><em>\u201cSfido la fame\u201d.<\/em><\/strong> Una campagna nata non solo per sensibilizzare l\u2019opinione pubblica sulle ingiustizie del sistema alimentare globale, ma anche per portare un aiuto concreto a 40.000 donne nel mondo attraverso progetti di cooperazione finalizzati a migliorare la produzione di cibo, l\u2019accesso alle risorse e al credito, rafforzandone la capacit\u00e0 di creare e commercializzare prodotti agricoli e artigianali. Oxfam infatti stima che le donne nel mondo avessero gli stessi diritti e stesse opportunit\u00e0 degli uomini, si potrebbero sfamare 150 milioni di persone in pi\u00f9 e ridurre la fame del 19%. <a href=\"http:\/\/www.oxfamitalia.org\/\">www.oxfamitalia.org.<\/a><\/p>\n<p><strong>SCHEDA <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le origini delle work songs <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019espressione work songs (canti di lavoro) si riferisce genericamente a tutta la musica nata al tempo della schiavit\u00f9 nera<\/strong>, ossia quei canti che gli schiavi deportati dall\u2019Africa intonavano durante il lavoro che svolgevano nel sud degli USA, in quel territorio sterminato che era diventato, loro malgrado, una sorta di nuova patria.\u00a0 Le canzoni di lavoro erano <strong>canti semplici, senza accompagnamento musicale<\/strong>, usati per cadenzare il lavoro ed eseguiti generalmente seguendo lo schema del <strong><em>call and response<\/em>,<\/strong> cio\u00e8 l&#8217;alternarsi di un solista e del coro. Le work songs si cantavano nei campi, dove era impiegata la maggior parte della mano d&#8217;opera nera, durante i lavori per stendere le linee ferroviarie (railroad songs) e nelle prigioni. Il canto di lavoro aveva anche la finalit\u00e0 di cadenzare il ritmo quando due o pi\u00f9 persone svolgevano un lavoro insieme, come nel caso dei rematori o dei minatori.<\/p>\n<p><strong>Nell&#8217;Africa occidentale i testi dei worksongs erano sovente costruiti su una tematica religiosa<\/strong>. Nel Nord America di frequente si basavano sugli <em>spirituals,<\/em> ma in concreto la maggior parte aveva attinenza diretta e specifica con la condizione di lavoro, con le cose che erano assenti (le donne, la famiglia, la libert\u00e0) e con quelle che al contrario erano presenti (le guardie, il filo spinato, i campi di lavoro senza fine).<\/p>\n<p><strong>La rima \u00e8 poco frequente, in quanto in genere ad ogni verso del leader corrisponde una medesima risposta, sempre uguale, del gruppo. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Esistevano work songs per accompagnare i diversi lavori e ad ogni lavoro corrisponde un modo diverso di interpretare il canto<\/strong>. Per quanto riguarda i testi dei work songs, essi consistono spesso nel racconto di storie di personaggi leggendari o di eventi memorabili, ma sono frequenti anche testi che si limitano ad esprimere dolore per la situazione presente o che descrivono il lavoro cos\u00ec come si svolge. Frammenti di testo possono facilmente scivolare da un canto all&#8217;altro o modificarsi per motivi contingenti, cosicch\u00e9 \u00e8 difficile che la stessa canzone sia cantata allo stesso modo in una regione e in un&#8217;altra. Fra i work songs grande importanza hanno assunto le &#8220;railroad songs&#8221; cio\u00e8 le canzoni dei lavoratori che stendevano i binari della ferrovia. La grande diffusione di questi canti \u00e8 dovuta anche al fatto che gli operai ferroviari si spostavano per grandi tratte lungo tutto il paese portando con s\u00e9 i propri canti ed imparandone di nuovi ( o diverse versioni di quelli conosciuti) via via che si spostavano.<\/p>\n<p><strong>I brani in programma: storia e contaminazioni<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>This old hammer<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Sono diverse le versioni di questa canzone proposte nel tempo, ma quel che \u00e8 sicuro \u00e8 \u200eche un possente nero chiamato Henry, uno schiavo oppure un detenuto membro di una \u201cchain gang\u201d \u200e\u200e(le squadre di prigionieri alla catena utilizzati come manodopera a costo zero nei lavori pi\u00f9 faticosi), \u200elavor\u00f2 nella seconda met\u00e0 dell\u2019800 alla costruzione di un tunnel ferroviario, probabilmente in \u200eVirginia. La leggenda vuole che Henry, con la sua pesantissima mazza con cui produceva nella \u200eroccia i fori per le cariche di dinamite, abbia surclassato una nuovissima e potente perforatrice \u200emeccanica, salvo poi morire per lo sforzo sostenuto ma salvando al contempo il posto di lavoro dei \u200epropri compagni che sarebbero stati cacciati, soppiantati dalle macchine.\u200e Insomma, una figura allegorica dello sfruttamento degli afroamericani, della loro forza e del loro \u200econtributo di sudore e sangue alla costruzione del Paese, nonch\u00e9 della lotta dell\u2019uomo contro la \u200emacchina e della tragedia della modernizzazione. I lavoratori addetti a spaccare pietre o a fissare traversine lavoravano ad \u200eun ritmo preciso scandito dal canto, un ritmo abbastanza lento da poter arrivare vivi alla fine della \u200egiornata, guai a chi sgarrava. <strong>La figura titanica di John Henry divenne in seguito un simbolo per i movimenti dei lavoratori e dei \u200ediritti civili,<\/strong> simbolo di abnegazione, dello sfruttamento, della dignit\u00e0 dell\u2019essere umano contro la \u200edegradazione dell\u2019era delle macchine, di orgoglio razziale e di solidariet\u00e0. Divenne pure uno degli \u200estrumenti della propaganda governativa per propugnare la tolleranza razziale.\u200e<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Woyaya &#8211; Benvenuti<\/em><\/strong><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Canzone ugandese di speranza e consapevolezza di un futuro migliore raggiunto passando attraverso una &#8220;<em>strada difficile, ruvida e fangosa<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Pick a Bale of Cotton<\/em><\/strong><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 una\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Worksong\">worksong<\/a>\u00a0cantata dagli antichi schiavi del sud degli Stati Uniti che lavoravano <strong>nelle piantagioni di cotone. <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Song from a cotton field\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Una combinazione di <strong>jazz e blues<\/strong> che racconta una storia di schiavi neri costretti a lavorare in campi di cotone. Il brano risale agli anni \u201820.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Rosie <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Il brano veniva cantato durante il lavoro nei boschi per abbattere gli alberi a colpi d\u2019ascia.<\/strong> Nella versione proposta troviamo il formato a chiamata e risposta, col capo cantante che presenta la frase principale, mentre il resto del gruppo completa ogni frase ripetendola. Il lavoro era pericoloso e il canto aiutava a coordinare il tempo. Inoltre cantando i lavoratori si sentivano una squadra e regolavano la velocit\u00e0 del loro lavoro.<\/p>\n<p><strong><em>Oh freedom<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Canzone divenuta un inno di libert\u00e0 degli afroamericani, scritta dopo la\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Guerra_di_secessione_americana\">guerra di secessione americana<\/a>\u00a0del\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1861\">1861<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Sixteen tons<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Un brano che racconta la vita inumana dei minatori di carbone,<\/strong> costretti a lavorare dall\u2019alba al tramonto senza nemmeno \u201cpotersi concedere il lusso di morire perch\u00e9 pieni di debiti\u201d.\u00a0 Infatti, nonostante le decine di grandi e sanguinosi scioperi organizzati dalla United Mine Workers of America specie nei primi due decenni del 20\u00b0 secolo, in molte miniere le compagnie non pagavano i lavoratori in denaro corrente ma in assegni o buoni illegali che essi erano costretti a spendere, spesso indebitandosi, negli spacci gestiti dalle stesse compagnie, che cos\u00ec da datrici di lavoro diventavano creditrici e quindi \u201cproprietarie\u201d della forza lavoro alle loro dipendenze. Questo cosiddetto \u201cdebt bondage\u201d o <strong>\u201ctruck system\u201d,<\/strong> nei paesi di lingua spagnola viene chiamato con un sostantivo che rende ancor meglio l\u2019idea: \u201cenganche\u201d.<\/p>\n<p><strong><em>Day-O (The Banana Boat Song)<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>E\u2019 un tradizionale\u00a0canto giamaicano popolare<\/strong>.\u00a0La versione pi\u00f9 nota \u00e8 stata cantata per la prima volta dal cantante giamaicano-americano\u00a0<a href=\"http:\/\/translate.googleusercontent.com\/translate_c?depth=1&amp;hl=it&amp;prev=search&amp;rurl=translate.google.it&amp;sl=en&amp;u=http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Harry_Belafonte&amp;usg=ALkJrhj6RfC9xhksT7Z71bZiQfQ8yHCGnQ\">Harry Belafonte<\/a>\u00a0nel 1956 e pi\u00f9 tardi divenne una delle sue canzoni pi\u00f9 note. Si tratta di un\u00a0<a href=\"http:\/\/translate.googleusercontent.com\/translate_c?depth=1&amp;hl=it&amp;prev=search&amp;rurl=translate.google.it&amp;sl=en&amp;u=http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Work_song&amp;usg=ALkJrhigQJcJLWaZUFhc2kPQp5ej9icgYg\">canto di lavoro<\/a>, riletto dal punto di vista dei lavoratori portuali che lavoravano di notte caricando\u00a0<a href=\"http:\/\/translate.googleusercontent.com\/translate_c?depth=1&amp;hl=it&amp;prev=search&amp;rurl=translate.google.it&amp;sl=en&amp;u=http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Banana&amp;usg=ALkJrhh59J4s1o5H8TWmrvCtowpQpmUBWg\">banane<\/a>\u00a0sulle navi. \u00a0Lo scopo della canzone \u00e8 rinchiuso nella frase &#8220;Come, mister tallyman, tally me banana.\/ Daylight come and we wanna go home.&#8221; (Vieni signor contabile, fai il conteggio delle mie\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Banana\">banane<\/a>. \/La luce del giorno arriva e noi vogliamo andare a casa).<\/p>\n<p><strong><em>We shall overcome<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La canzone deriva forse da un brano\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Musica_gospel\">gospel<\/a>.\u00a0Nel 1946, i dipendenti dell&#8217;<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=American_Tobacco_Company&amp;action=edit&amp;redlink=1\">American Tobacco Company<\/a>\u00a0in sciopero, per lo pi\u00f9 donne afro-americane, stavano cantando degli inni durante un cordone per un picchetto. Una donna di nome\u00a0<em>Lucille Simmons<\/em>\u00a0cant\u00f2 una versione della canzone cambiando il testo in &#8220;We&#8217;ll Overcome&#8221;. Zilphia Horton, una donna bianca e moglie del cofondatore della\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Highlander_Folk_School&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Highlander Folk School<\/a>\u00a0(successivamente chiamato Highlander Research and Education Center) la impar\u00f2 da lei. L&#8217;anno dopo la insegn\u00f2 a\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pete_Seeger\">Pete Seeger<\/a>. Seeger (o qualcun altro, lui stesso ha dichiarato che potrebbe essere stata\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Septima_Clark&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Septima Clark<\/a>) sostitu\u00ec &#8220;We will overcome&#8221; con &#8220;We shall overcome&#8221;. Seeger aggiunse alcuni versi (&#8220;We&#8217;ll walk hand in hand&#8221;, &#8220;The whole wide world around&#8221;) e lo insegn\u00f2 al cantante\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/California\">californiano<\/a>\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Frank_Hamilton&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Frank Hamilton<\/a>, che a sua volta la insegn\u00f2 a\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Guy_Carawan&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Guy Carawan<\/a>, che la reintrodusse all&#8217;Highlander nel\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1959\">1959<\/a>. Da l\u00ec fu diffusa oralmente e divenne <strong>un inno dei sindacati afro-americani nel sud degli Stati Uniti e dell&#8217;attivismo per i diritti civili<\/strong>. Dal\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1963\">1963<\/a>, la canzone fu legata a\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Joan_Baez\"><strong>Joan Baez<\/strong><\/a>\u00a0che la registr\u00f2 e la cant\u00f2 in numerose marce per i diritti civili. I lavoratori agricoli negli Stati Uniti cantarono la canzone in spagnolo durante gli scioperi e i boicottaggi della vendemmia alla fine degli anni &#8217;60. La versione galiziana &#8220;Venceremos n\u00f3s&#8221; \u00e8 stata l&#8217;inno del movimento studentesco contro la dittatura all&#8217;Universit\u00e0 di Santiago di Compostella negli anni 1967-68. La canzone fu poi utilizzata anche in\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sudafrica\">Sudafrica<\/a>\u00a0durante gli ultimi anni del movimento anti-<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Apartheid\">apartheid<\/a>. In\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/India\">India<\/a>, la traduzione letterale in\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lingua_hindi\">hindi<\/a>\u00a0&#8220;Hum Honge Kaamyab \/ Ek Din&#8221; divenne una canzone patriottica negli anni &#8217;80 ed \u00e8 cantata ancora oggi.<\/p>\n<div><span style=\"font-size: large;\"><a class=\"c_nobdr t_prs\" href=\"http:\/\/www.ensemblevocale.org\/\" target=\"_blank\">www.ensemblevocale.org<\/a><br \/>\n<\/span><\/div>\n<div>\n<div><a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/ensemble.vocale.ambrosiano\" target=\"_blank\"><span style=\"font-size: large;\">www.facebook.com\/ensemble.vocale.ambrosiano<\/span><\/a><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/Ensemble_Vocale\" target=\"_blank\">https:\/\/twitter.com\/Ensemble_Vocale<\/a><\/span><\/div>\n<\/div>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u201cSongs for the Earth\u201d per la campagna SFIDO LA FAME a Expo Milano 2015 Ensemble Vocale Ambrosiano e Oxfam Italia, Civil Society Partecipant di Expo Milano 2015, insieme per il terzo ed ultimo evento musicale e solidale il 15 Ottobre a sostegno della campagna SFIDO LA FAME, in una esibizione di vocal street art ispirato &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/53964\/expo-2015-2\/campagna-sfido-la-fame-a-expo-milano-2015-songs-for-the-earth.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">Campagna SFIDO LA FAME a Expo Milano 2015  \u201cSongs for the Earth\u201d<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12170],"tags":[16565,16564],"class_list":["post-53964","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-expo-2015-2","tag-expo-milano-2015-songs-for-the-earth","tag-sfido-la-fame"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53964","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=53964"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53964\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":53965,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53964\/revisions\/53965"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=53964"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=53964"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=53964"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}