
{"id":53617,"date":"2015-09-10T07:50:09","date_gmt":"2015-09-10T05:50:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=53617"},"modified":"2015-09-10T07:50:09","modified_gmt":"2015-09-10T05:50:09","slug":"genova-palazzo-ducale-e-villa-croce-follow-me-susan-philipsz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/53617\/arte\/genova-palazzo-ducale-e-villa-croce-follow-me-susan-philipsz.html","title":{"rendered":"Genova Palazzo Ducale e Villa Croce  FOLLOW ME SUSAN PHILIPSZ"},"content":{"rendered":"<div><a href=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/09\/ImageProxy-44.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-53618\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/09\/ImageProxy-44-500x374.jpg\" alt=\"ImageProxy (44)\" width=\"500\" height=\"374\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/09\/ImageProxy-44-500x374.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/09\/ImageProxy-44-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/09\/ImageProxy-44.jpg 562w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/div>\n<div><\/div>\n<div><b>Palazzo Ducale e Villa Croce presentano<\/b><\/div>\n<div><b>FOLLOW ME<\/b><\/div>\n<div><strong>SUSAN PHILIPSZ<\/strong><\/div>\n<div><b>a cura di Ilaria Bonacossa e Paola Nicolin<\/b><\/div>\n<div><b>10 settembre -11 ottobre 2015<\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<div><b>inaugurazione 10 settembre 17.30-20.00<\/b><\/div>\n<div><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div><b>Palazzo Ducale, <i>The Internationale<\/i>, 1999;<\/b><\/div>\n<div><b>Ex-Convento di San Francesco a Castelletto, <i>Stay With Me<\/i>, 2005;<\/b><\/div>\n<div><b>Palazzo Reale <i>Lachrimae<\/i>, 2010;<\/b><\/div>\n<div><b>Palazzo Bianco, <i>Follow Me<\/i>, 2004;<\/b><\/div>\n<div><b>Palazzo Nicolosio Lomellino,<i> The Lost Reflection<\/i>, 2007;<\/b><\/div>\n<div><b>Altrove-Teatro della Maddalena, Palazzo Fattinanti-Cambiaso, <i>The Dead<\/i>, 2000;<\/b><\/div>\n<div><b>Museo d\u2019Arte Contemporanea di Villa Croce, <i>Elettra<\/i>, 2015<\/b><\/div>\n<div>\n<div>\n<div><b>Follow Me. Susan Phlipsz<\/b> \u00e8 il titolo della personale dell\u2019artista scozzese che raccoglie nel centro storico di Genova una selezione di sei lavori (realizzati tra il 1999 e il 2011) e una nuova produzione, dedicata all\u2019Elettra, la nave laboratorio di Guglielmo Marconi. Artista tra le pi\u00f9 significative della sua generazione, negli ultimi due decenni Philipsz (Glasgow,1965) ha esplorato con le sue installazioni sonore (registrazioni della sua voce che riproduce \u201ca cappella\u201d componimenti altrui) le valenze psicologiche e le potenzialit\u00e0 scultoree del suono. Per Genova, l\u2019artista realizza un percorso coinvolgente all\u2019interno della cornice architettonica dei palazzi dei Rolli \u2013 gi\u00e0 Patrimonio dell\u2019Umanit\u00e0 dell\u2019UNESCO \u2013 e di sedi istituzionali genovesi, dove si trova a esplorare la relazione tra arte e architettura, concentrandosi sulle continue trasformazioni della percezione pubblica dell\u2019opera d\u2019arte, sulla relazione tra atto performativo e oggetto scultoreo e sulla componente emotiva del suono. Le sue installazioni si trovano cos\u00ec a fare da accompagnamento ai visitatori in una passeggiata che muove dal cortile centrale di Palazzo Ducale lungo i vicoli del centro storico, fino ai Palazzi di via Garibaldi per finire per raggiungere il nel parco di Villa Croce.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Vincitrice nel 2010 del prestigioso Turner Prize, Philipsz \u00e8 stata invitata nel 2007 allo Skulptur Projekte Muenster, nel 2012 a Documenta 13, Kassel e nel 2015 alla Biennale di Istanbul. L\u2019artista si \u00e8 distinta nel panorama internazionale per la precisione con la quale ha concepito ogni singola opera, unica nel suo genere e preceduta da un\u2019accurata analisi della storia del luogo, della sua memoria e delle sue tradizioni tradotte in architetture immateriali, che avvolgono lo \u201cspettatore\u201d in un ambiente introspettivo. Una narrativa universale, elaborata attraverso la riproduzione di melodie che alludono al tema della perdita, del ritorno e della speranza si salda cos\u00ec al genius loci, costruendo uno story-telling individuale.<\/div>\n<div>L\u2019esposizione \u00e8 accompagnata da una pubblicazione, edita da Humboldtbooks, interamente dedicata al progetto, che raccoglie la documentazione della mostra, disegni dei palazzi e mappe della citt\u00e0, accanto ai testi delle curatrici Ilaria Bonacossa e Paola Nicolin, riunisce saggi critici di Luca Cerizza e Chus Martinez, corredati da un ricco apparato iconografico e dalle schede delle opere in mostra.<\/div>\n<div><\/div>\n<h1>1. Museo d\u2019Arte Contemporanea \u2014 Villa Croce<\/h1>\n<div>Posizionata all\u2019interno del panoramico parco che dalla collina di Carignano domina il porto di Genova, la villa che ospita il Museo di Arte Contemporanea venne costruita nel XIX secolo dalla famiglia Croce su un edificio preesistente e donata al Comune nel 1952 affinch\u00e9 divenisse museo civico. Il palazzo in stile neoclassico riprende le proporzioni armoniche e gli stilemi dell\u2019architettura rinascimentale con esiti di rigorosa eleganza e calibrato classicismo.<\/div>\n<div>Le facciate sono scandite da due ordini di finestre, sottolineati da cornici marcapiano, e risultano movimentate dall\u2019alternanza di timpani triangolari e curvilinei. Le tonalit\u00e0 pastello dell\u2019esterno sono state coperte di bianco in occasione della inaugurazione del museo nel 1985.<\/div>\n<div><i>Elettra<\/i>, (installazione sonora a cinque canali, 20&#8242;, fotografie, 2015) ideata per il museo genovese in collaborazione con la Biennale di Istanbul, \u00e8 installata nelle sale affrescate del pianterreno affacciate sul mare. L\u2019opera, evocando le teorie marconiane sulla permanenza delle onde sonore nell\u2019atmosfera, racconta attraverso suoni e immagini l\u2019appassionante vicenda della nave laboratorio di Guglielmo Marconi, \u201cElettra\u201d, storicamente ormeggiata tra Genova e Santa Margherita. Luogo del lavoro e insieme monumento sepolcrale ideale dell\u2019inventore della radio,<i>Elettra<\/i> riflette, attraverso la ricostruzione fotografica dei relitti della barca dispersi in Italia e le registrazioni sonore di sonar subacquei, su come i suoni, una volta generati, non muoiano mai, ma si propaghino silenti nell\u2019universo. Susan Philipsz esplora per la prima volta la dimensione subacquea della trasmissione sonora evocando metaforicamente la storia delle onde sonore.<\/div>\n<div><\/div>\n<h1>2. Palazzo Reale<\/h1>\n<div>Posseduta dalle grandi dinastie dei Balbi, dei Durazzo, e dei Savoia, la maestosa dimora patrizia di origini seicentesche sita in via Balbi 10, che conserva integri gli interni di rappresentanza, compariva nella prestigiosa lista dei palazzi degni di ospitare re e imperatori di passaggio a Genova secondo il sistema dei Rolli. L\u2019austero prospetto su strada cela la ben pi\u00f9 complessa articolazione della facciata interna, ideata dall\u2019architetto Carlo Fontana (1638-1714), il cui corpo centrale si dirama in due ali laterali in una grandiosa apertura verso il mare. Dall\u2019atrio monumentale, impreziosito da pregiati stucchi settecenteschi, si accede al cortile d\u2019onore e al giardino inquadrato da un fornice a tre arcate che sorregge il terrazzo del secondo piano nobile dal quale si gode una spettacolare veduta del porto un tempo direttamente accessibile dal palazzo attraverso il cosiddetto Ponte Reale demolito nel 1963.<\/div>\n<div>Sul terrazzo \u00e8 posizionata <i>Lachrim\u00e6<\/i> (installazione sonora a sette canali 36&#8242;), il lavoro presentato da Susan Philipsz per la prima volta nel centro finanziario di Londra, presso Milk Street. L\u2019opera \u00e8 un pezzo strumentale in sette parti, basato sull\u2019immagine di una lacrima che cade. Tutti i sette movimenti sonori sono pensati per essere interpretati e suonati indipendentemente, ciascuno proveniente dal proprio speaker. La struttura simmetrica della terrazza del secondo piano nobile crea una serie di perfette corrispondenze visive e acustiche che l\u2019installazione sonora amplifica. Gli altoparlanti sono disposti in tutto lo spazio. Il pezzo \u00e8 anche indicativo di altri suoni, come il traffico a distanza o lo sfregamento del bordo di un bicchiere di vino: suoni isolati che si disperdono inesorabilmente verso il mare.<\/div>\n<div><\/div>\n<h1>3. Ex Convento di San Francesco di Castelletto<\/h1>\n<div>La chiesa di San Francesco e l\u2019annesso convento vennero edificati nel XIII secolo in un\u2019area rurale alla periferia della citt\u00e0 medievale, sull\u2019altura di Castelletto, nella attuale salita San Francesco 7. A cavallo fra XV e XVI secolo il convento fu teatro di assedi, saccheggi e scontri legati a lotte intestine e alle occupazioni straniere subite dalla citt\u00e0. Con le leggi napoleoniche sulla soppressione delle corporazioni religiose, la Repubblica Ligure procedette all\u2019esproprio dell\u2019intero complesso e la chiesa, che era stata per secoli luogo di sepoltura di personaggi illustri, venne demolita nel 1820. L\u2019aula capitolare del convento gotico, trasformata nel Settecento in una sinuosa cappella rococ\u00f2\u00a0 la cui partitura architettonica \u00e8 sottolineata da volute e decorazioni fitomorfe in stucco dorato, ospita oggi un laboratorio di restauro.<\/div>\n<div>In questo contesto articolato e composito, Philipsz ha scelto di proporre una versione di S<i>tay With Me<\/i> (installazione audio, 45&#8242;), opera realizzata nel 2005 e presentata alla Konsthall Malmo nello stesso anno e, in edizione diversa, in occasione della T1 Torino Triennale Tremusei nel 2006. L\u2019opera \u00e8 d\u2019altra parte anch\u2019essa un\u2019architettura stratificata che allude a temi della perdita e del ricordo, parla della persistenza del passato nel presente e si caratterizza per la sovrapposizione di pi\u00f9 storie e cronologie.\u00a0 Il lavoro \u00e8 infatti formato dall\u2019intreccio di tre brani (\u201cI want it now\u201d di Echo and the Bunnymen, 1997, \u201cWatch with me\u201d di Joe Wise, 1972 e \u201cPyramid Song\u201d dei Radiohead, 2001), che l\u2019artista riproduce in sequenza. Lo spazio vuoto che accoglie l\u2019opera &#8211; e l\u2019uso di strumenti primari come rime di vetro e canne d\u2019organo \u2013, amplificano l\u2019effetto di una architettura che respira e che, con l\u2019artista, concorre alla produzione dell\u2019opera.<\/div>\n<div><\/div>\n<h1>4.\u00a0 Palazzo Bianco<\/h1>\n<div>La costruzione di Palazzo Bianco, sito in via Garibaldi 11, risale al 1530 e precede il tracciamento di Strada Nuova. La sobria struttura cinquecentesca venne integralmente ricostruita fra il 1711 e il 1714 dall\u2019architetto Giacomo Viano per volere dei Durazzo Brignole-Sale. Da quel momento il Palazzo prende il nome di \u201cBianco\u201d per distinguerlo da Palazzo Rosso, residenza principale della famiglia sulla stessa strada. Nel 1884, la Duchessa di Galliera, ultima discendente dei Brignole-Sale, lega per testamento il palazzo alla citt\u00e0 affinch\u00e9 diventasse \u00abuna pubblica galleria\u00bb. Danneggiato durante l\u2019ultima guerra, riapre al pubblico nel 1950 con l\u2019innovativo allestimento di Franco Albini.<\/div>\n<div>Nella suggestiva cornice del giardino, che preserva i caratteri della sistemazione settecentesca quali la disposizione simmetrica delle siepi di bosso intorno alla fontana ottagonale e il mosaico in ciottoli bianchi e neri (in genovese <i>risseu<\/i>), \u00e8 presentata <i>Follow Me<\/i>, (installazione sonora a quattro canali, 2&#8217;27&#8221;), l\u2019opera realizzata nel 2004 che d\u00e0 il titolo alla mostra. L\u2019artista trae qui ispirazione dal film<i> Blow up<\/i> di Michelangelo Antonioni, e in modo particolare, dalla scena nella quale il protagonista \u00e8 testimone involontario di un omicidio a Maryon Park. L\u2019episodio \u00e8 \u201cvisto\u201d attraverso la macchina fotografia che cattura a distanza lo sparo. Tutto accade nel silenzio di un angolo di Londra, dove si sente solo il fruscio del vento tra le piante. Philipsz scelse questo luogo come primo sito del lavoro che la vede eseguire a cappella <i>Happenings 10 Years Time Ago <\/i>(1966), la canzone del gruppo rock inglese The Yardbirds. La registrazione viene riprodotta attraverso la disposizione di quattro casse audio che singolarmente distribuiscono le quattro interpretazioni della musica che si sovrappongono nello spazio. Il film e la musica sono un inno alla relazione tra realt\u00e0 e illusione, tra memoria e ricordo: entrambi evocano la presenza di figure del passato che ritornano e si sovrappongono al presente senza soluzione di continuit\u00e0. L\u2019opera che in seguito \u00e8 stata installata in luoghi di snodo tra sosta e passaggio, come l\u2019Alter Garnisonfriedhof di Berlino nel 2006, il Paseo de Recoletos a Madrid o il Cimitero de Bonaval a Santiago de Compostela nel 2007, viene oggi riproposto in un contesto privato diventato galleria pubblica, carico di presenze del passato (testimoniato dalla magnifica raccolta di ritratti conservati alla Pinacoteca di Palazzo Bianco) e che riserva tuttavia anfratti pi\u00f9 intimi come\u00a0 il sito dell\u2019installazione, pensato come uno spazio all\u2019interno del quale immergersi e \u201caffondare in profondit\u00e0 nel pozzo del tempo\u201d (dal testo di <i>Happenings Ten Years Time Ago<\/i>).<\/div>\n<div><\/div>\n<h1>5. Altrove-Teatro della Maddalena, Palazzo Fattinanti-Cambiaso<\/h1>\n<div>In piazzetta Cambiaso, in passato conosciuta come \u201cpiazza de\u2019 sette dolori\u201d per la presenza di una edicola votiva della Madonna Addolorata, sorge il palazzo costruito nel XVI secolo dalla famiglia Fattinanti nel cuore del tortuoso Sestiere della Maddalena. Gravemente danneggiato dal bombardamento del 22 ottobre 1942, il palazzo annovera fra le rimanenze cinquecentesche il distinto portale in marmo architravato e la caratteristica struttura del cortile angolare con un loggiato impreziosito da capitelli corinzi. Le decorazioni murali sono riferite alla cerchia di Andrea Ansaldo (1584-1638) su commissione della famiglia Cambiaso che acquist\u00f2 il palazzo alla fine del XVI secolo.<\/div>\n<div>Nella piccola sala teatrale, frutto della ricostruzione del dopoguerra, \u00e8 proiettato <i>The Dead<\/i> (film installation, 35 mm, 21&#8242;), opera del 2000 nella quale Susan Philipsz esegue ripetutamente a cappella la ballata irlandese <i>The Lass of Aughrim<\/i> e trasferisce la registrazione su una pellicola di 35 mm. \u201cHo sentito questa canzone per la prima volta nel film di John Houston I morti, tratto dal racconto di James Joyce\u201d, scrive l\u2019artista. \u201cIl punto di svolta della storia si ha quando la protagonista, apprestandosi a tornare a casa da una festa di Natale, sente qualcuno intonare la canzone.\u00a0 Il motivo ha su di lei un effetto devastante, catapultandola indietro nel tempo della sua giovinezza e facendole ricordare uno spasimante morto d\u2019amore a causa sua\u201d. Il film realizzato da Philipsz \u00e8 privo d\u2019immagine. La pellicola viene proiettata e nel tempo si deteriora evocando cos\u00ec la celebre immagine conclusiva del racconto, la neve che cade \u201csu tutti i vivi e su tutti i morti\u201d. Il riferimento alle origini del cinema sperimentale come fonte d\u2019ispirazione \u00e8 amplificato dall\u2019uso odierno del palazzo come sala di proiezione e cantiere di produzione culturale di ricerca, gestito da un collettivo di sette associazioni unite dal profondo legame con il quartiere della Maddalena dove ha sede il palazzo.<\/div>\n<div><\/div>\n<h1>6. Palazzo Nicolosio Lomellino<\/h1>\n<div>Edificato fra 1559 e il 1565 per volere di Nicolosio Lomellino nella prestigiosa Strada Nuova, il palazzo venne progettato da G.B. Castello detto il Bergamasco (1525? -1569) ed \u00e8 situato in via Garibaldi 7. In facciata, una raffinata interpretazione del manierismo dispiega una festosa trama di motivi decorativi a stucco che alleggerisce la volumetria dell\u2019edificio. Il cannocchiale prospettico creato dalla successione di atrio, androne e cortile inquadra con massimo effetto scenografico il ninfeo attribuito a Domenico Parodi (1672-1742), al di sopra del quale si intravedono le meraviglie del giardino che risale \u201cin costa\u201d la collina di Castelletto offrendo una molteplicit\u00e0 di vedute sulla facciata interna e sulla citt\u00e0. Animato da statue legate all\u2019iconografia dionisiaca, il secondo livello del giardino terrazzato \u00e8 delimitato da un muraglione sul cui versante occidentale, al termine di un pergolato settecentesco, si scopre un grotto ombroso al cui interno Adone d\u00e0 la caccia ad un cinghiale.<\/div>\n<div>In questo contesto viene inserito uno dei lavori pi\u00f9 celebri di Susan Philipsz, <i>The Lost Reflection<\/i>(installazione sonora a due canali, 2&#8217;50&#8221;), realizzata nel 2007 in occasione della partecipazione dell\u2019artista alla grande rassegna di scultura nello spazio pubblico, il M\u00fcnster Skulptur Projekte. \u201cMi sono registrata mentre eseguivo la parte di soprano e di mezzo soprano della barcarola di Jacques Offenbach tratta da I racconti di Hoffmann\u201d, scrive l\u2019artista. \u201cLa mia voce era divisa fra due canali e le registrazioni interagivano l\u2019una con l\u2019altra dalle sponde del lago\u201d. Il motivo ruota attorno alla figura di Giulietta raccontata nella favola <i>La storia del riflesso perduto<\/i> di E.T.A. Hoffmann nel 1815. La donna fa un patto con il diavolo e cos\u00ec perde il suo riflesso nel disperato tentativo di portare a s\u00e8 l\u2019amato. Numerosi sono nella storia i riferimenti alla cultura italiana (l\u2019ambientazione \u00e8 in una Venezia di gondolieri) e alle fantasie maschili sulla figura femminile della pittura di Rubens, Rembrandt e Callot. L\u2019opera in origine collocata lungo le due sponde del lago Aasee della citt\u00e0 tedesca, viene ripensata in relazione all\u2019inquadratura di Genova che il giardino del palazzo offre e al rapporto tra artificio e natura, tra realt\u00e0 e immaginazione che in tale contesto si instaura. Le due voci che si richiamano nel duetto sono inserite in questa quinta architettonica che si rivolge verso la citt\u00e0 come davanti a uno specchio magico dove riflettere la propria immagine e i desideri pi\u00f9 reconditi. Lo spettatore \u00e8 immerso in questo dialogo tra passato e presente, tra spazio costruito e spazio immaginato; la ripresa della favola e della melodia assumono cos\u00ec nuovi significati in relazione al contesto spaziale e sociale nel quale vengono ricollocati.<\/div>\n<div><\/div>\n<h1>7. Palazzo Ducale<\/h1>\n<div>Costruito alla fine del XIII secolo per volere dei Capitani del Popolo della potente Repubblica Marinara, Palazzo Ducale si staglia in piazza Matteotti, un tempo centro strategico della citt\u00e0 medievale.<\/div>\n<div>Dal 1339 \u00e8 dimora del Doge di Genova, da cui la denominazione attuale. Il Palazzo viene rinnovato nel 1591 da Andrea Ceresola, detto il Vannone (attivo fra il 1575-1624), per rispondere alle esigenze di fasto e fortificazione della Repubblica Oligarchica. In seguito al rovinoso incendio del 1777, l\u2019architetto Simone Cantoni (1739-1818) ricostruisce le parti danneggiate e la facciata su piazza Matteotti in stile neoclassico, mentre le \u201cfinte architetture\u201d del prospetto su piazza De Ferrari sono dovute ad interventi del XIX e XX secolo. Sede del governo medioevale, carcere per prigionieri politici e personaggi illustri, fulcro istituzionale della Repubblica, Palazzo Ducale \u00e8 rimasto nei secoli il palcoscenico degli eventi pi\u00f9 solenni e drammatici della storia di Genova.<\/div>\n<div>Nel Cortile Maggiore, che deve la sua austera imponenza al ritmo chiaroscurale del loggiato, echeggia <i>The Internazionale<\/i> (installazione sonora a un canale, 2&#8242;), opera del 1999 nella quale Susan Philipsz intona lo storico inno del movimento socialista. Il lavoro \u00e8 stato presentato in contesti diversi quali la Manifesta 3 di Lubiana nel 2000. A Genova la cassa audio \u00e8 collocata in corrispondenza dell\u2019asse principale che attraversa i due cortili e l\u2019atrio centrale del palazzo. La struttura minimalista \u2013 e singola \u2013 dello speaker diffonde il corpo sonoro \u201ccollettivo\u201d dell\u2019Internazionale, interpretata tuttavia dalla voce individuale e femminile dell\u2019artista. L\u2019installazione gioca cos\u00ec su una serie di opposizioni che riguardano tanto l\u2019opera sonora (donna\/uomo, individuo\/gruppo, semplicit\u00e0 del dispositivo\/ complessit\u00e0 del messaggio) tanto il contesto (palazzo del potere\/centro per il tempo libero, la citt\u00e0 operaia e industriale\/ la sua conversione alle economie del turismo). L\u2019opera mette cos\u00ec in discussione le logiche dell\u2019organizzazione strutturale del palazzo tornando a considerarlo soprattutto il luogo della negoziazione tra politica e societ\u00e0 civile.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><b>Museo d\u2019Arte Contemporanea di Villa Croce <\/b>via Jacopo Ruffini 3, 16128 Genova telefono 010 580069\/585772 staffmostre@comune.genova.it press: luisa.mazier@gmail.com facebook.com\/Museo.VillaCroce.Genova www.villacroce.org ingresso gratuito<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Visite guidate per tutto il percorso della durata di due ore.<\/div>\n<div>Quota di adesione 80 euro per gruppo<\/div>\n<div><b>Orario<\/b> da gioved\u00ec a domenica 15.30-18.30 Altrove-Teatro della Maddalena\u00a0 gioved\u00ec 15.30-18.30 e su appuntamento<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palazzo Ducale e Villa Croce presentano FOLLOW ME SUSAN PHILIPSZ a cura di Ilaria Bonacossa e Paola Nicolin 10 settembre -11 ottobre 2015 inaugurazione 10 settembre 17.30-20.00 \u00a0 Palazzo Ducale, The Internationale, 1999; Ex-Convento di San Francesco a Castelletto, Stay With Me, 2005; Palazzo Reale Lachrimae, 2010; Palazzo Bianco, Follow Me, 2004; Palazzo Nicolosio Lomellino, &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/53617\/arte\/genova-palazzo-ducale-e-villa-croce-follow-me-susan-philipsz.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">Genova Palazzo Ducale e Villa Croce  FOLLOW ME SUSAN PHILIPSZ<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[16431,16430,16432,9677],"class_list":["post-53617","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte","tag-follow-me","tag-genovak-palazzo-ducale","tag-susan-philipsz","tag-villa-croce"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53617","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=53617"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53617\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":53619,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53617\/revisions\/53619"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=53617"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=53617"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=53617"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}