
{"id":50853,"date":"2015-04-10T22:47:16","date_gmt":"2015-04-10T20:47:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=50853"},"modified":"2015-04-20T22:49:40","modified_gmt":"2015-04-20T20:49:40","slug":"latlante-geografico-del-food-made-in-italy-nel-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/50853\/enogastronomia\/latlante-geografico-del-food-made-in-italy-nel-mondo.html","title":{"rendered":"L\u2019ATLANTE GEOGRAFICO DEL FOOD MADE IN ITALY NEL MONDO"},"content":{"rendered":"<p><strong>Focus Export <\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019ATLANTE GEOGRAFICO DEL FOOD MADE IN ITALY NEL MONDO<\/strong><\/p>\n<p><em>Negli ultimi dieci anni le esportazioni dell\u2019industria agroalimentare sono cresciute a\u00a0 velocit\u00e0 doppia rispetto al totale dell\u2019export italiano, raggiungendo nel 2014 la soglia dei 34 miliardi di euro. Ma se oggi 1 industria su 2 delle 54mila imprese agroindustriali italiane produce anche per i mercati esteri, l\u2019Italia resta ancora indietro rispetto ai competitors europei, Germania in testa. L\u2019obiettivo: rimuovere gli ostacoli e raggiungere i 50 miliardi di euro entro la fine del decennio.<\/em><\/p>\n<p><em>Federalimentare fotografa la diffusione delle eccellenze agroalimentari italiane nel mondo.<\/em><strong>\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Nel mondo c\u2019\u00e8 voglia di Made in Italy. Ogni anno <strong>1,2 miliardi<\/strong> di persone comprano un prodotto agroalimentare italiano e di questi ben <strong>750 milioni<\/strong> sono consumatori fidelizzati. Nel <strong>2014<\/strong> la soglia dell\u2019export agroalimentare italiano ha raggiunto i <strong>34,3 miliardi di euro<\/strong>, con un tasso espansivo del <strong>+2,7%<\/strong> rispetto all\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>Ma quali sono i principali paesi di destinazione dei prodotti agroalimentari italiani? E quali sono i mercati in cui la domanda di Made in Italy si dimostra pi\u00f9 dinamica? Quali sono i prodotti italiani pi\u00f9 conosciuti ed esportati e quali gli ostacoli che frenano un\u2019ulteriore diffusione del food &amp; beverage italiani nel mondo?<\/p>\n<p>L\u2019<strong>Atlante Geografico del Food Made in Italy <\/strong>a cura di <strong>Federalimentare <\/strong>fotografa la diffusione\u00a0 dell\u2019export agroalimentare nel mondo, i mercati pi\u00f9 importanti e quelli che nell\u2019ultimo anno hanno regiistrato le performance pi\u00f9 rilevanti. E illustra le sfide strategiche che attendono le imprese italiane per raggiungere l\u2019ambiziosa soglia di <strong>50 miliardi di export<\/strong> entro la fine del decennio.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>2004-2014, DIECI ANNI DI EXPORT ALIMENTARE ITALIANO <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019export alimentare viaggia a velocit\u00e0 doppia rispetto al Paese. Nel periodo compreso tra il 2004 e il 2014, l\u2019industria alimentare ha visto aumentare il valore del suo export del <strong>83,8%.<\/strong> praticamente il doppio rispetto al totale dell\u2019export italiano, che nello stesso periodo \u00e8 aumentato del <strong>46,1%<\/strong>.<\/p>\n<p>Il peso delle esportazioni sul fatturato dell\u2019industria alimentare italiana \u00e8 passato negli ultimi dieci anni dal <strong>14%<\/strong> al <strong>20,5%<\/strong>, e se nel 2004 esportavano all\u2019estero 2 industrie su 10, oggi <strong>un\u2019industria su due delle 54 mila produce anche per i mercati esteri. <\/strong><\/p>\n<p>Ma se la fotografia degli ultimi dieci anni certifica una tendenza positiva e una maggiore capacit\u00e0 di penetrazione dell\u2019industria agroalimentare italiana nei principali mercati esteri, il nostro paese risulta ancora indietro rispetto ai principali competitors europei. Se, infatti, in <strong>Germania<\/strong> il peso dell\u2019export agroalimentare ha raggiunto un terzo del totale (<strong>33%<\/strong>), l\u2019<strong>Italia<\/strong> \u00e8 ferma al <strong>20%<\/strong>, preceduta anche da <strong>Francia<\/strong> (<strong>26%<\/strong>) e <strong>Spagna<\/strong> (<strong>22%<\/strong>).<\/p>\n<p>Tuttavia, malgrado la propensione all\u2019export dell\u2019industria italiana sia inferiore a quella tedesca, l\u2019Italia, anche grazie ad un pi\u00f9 alto posizionamento di prezzo dei nostri prodotti, produce pi\u00f9 <strong>valore aggiunto<\/strong>: <strong>24 miliardi<\/strong> contro gli <strong>11<\/strong> della Germania. Tale indice, che include la somma delle remunerazioni che vanno ai lavoratori (salari e stipendi), agli imprenditori (utili), ai prestatori di capitale (interessi bancari e finanziari), nonch\u00e9 allo Stato (imposte dirette), fa capire quanto un settore sia importante e strategico per l\u2019economia del Paese.<\/p>\n<p><strong>DOVE ESPORTIAMO: GERMANIA E FRANCIA IN TESTA.<\/strong> <strong>MA GLI USA PREPARANO IL SORPASSO<\/strong><\/p>\n<p>Anche nel 2014 il primo paese destinatario dell\u2019export agroalimentare italiano si \u00e8 confermato la <strong>Germania<\/strong>\u00a0 malgrado una sostanziale stabilit\u00e0 rispetto all\u2019anno precedente (<strong>+0,1%<\/strong>). Da sola essa assorbe il <strong>16,1%<\/strong> del totale dell\u2019export italiano. Seguono la <strong>Francia<\/strong> (<strong>11,6%<\/strong> e <strong>+2,9%<\/strong> rispetto al 2013) e gli <strong>Stati Uniti<\/strong>, primo mercato extraeuropeo dove le esportazioni sono cresciute nell\u2019ultimo anno del +<strong>6,4%<\/strong>, raggiungendo una quota del <strong>10,9%<\/strong> sul totale. Balzo in avanti anche del <strong>Regno Unito<\/strong>, dove grazie al <strong>+7,6%<\/strong> dell\u2019ultimo anno raggiunge il <strong>9,5%<\/strong> sul totale. Cresce del +<strong>3,1%<\/strong> anche l\u2019export in <strong>Svizzera<\/strong>, che si ritaglia una quota del <strong>3,9%<\/strong>. In totale <strong>questi cinque paesi assorbono una fetta pari al<\/strong> <strong>52,0%<\/strong> dell\u2019export alimentare italiano, mentre i paesi dell\u2019Ue insieme valgono il <strong>62,2%<\/strong>. \u00c8 fondamentale, inoltre, recuperare il <strong>mercato russo<\/strong> che, a causa delle sanzioni e degli embarghi sui cibi europei, ha registrato nell\u2019ultimo anno una <strong>flessione del -6%<\/strong>, arretrando il valore dell\u2019export italiano, che nel 2013 aveva raggiunto i <strong>527,8 milioni di euro<\/strong>, con un brillante +24,2% sull\u2019anno precedente.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>PAESI EMERGENTI: LA TOP 10 DEI NUOVI MERCATI PER IL MADE IN ITALY. BENE LA CINA (+9,9%)<\/strong><\/p>\n<p>Rispetto al 2013 sono i paesi emergenti e con le economie pi\u00f9 dinamiche, soprattutto quelli orientali e dell\u2019Est Europa, a produrre tassi di crescita maggiori delle esportazioni di prodotti Made in Italy. A guidare la top ten dei paesi che nell\u2019ultimo anno hanno dimostrato maggior dinamismo c\u2019\u00e8 <strong>Taiwan<\/strong>, che registra un +25,0% di prodotti alimentari italiani in entrata. Seguono la <strong>Corea<\/strong><strong> del Sud<\/strong> (+20,2%), <strong>Israele <\/strong>(+15,0%), <strong>Croazia<\/strong> (+14,6%), <strong>Singapore<\/strong> (+14,6%), <strong>Polonia<\/strong> (+13,3%) e <strong>Slovacchia <\/strong>(+13,0%)<strong>.<\/strong> Tassi di diffusione a doppia cifra anche in <strong>Brasile (+12,8%) <\/strong>e <strong>Olanda<\/strong> (+10,3%). <strong>Ma il dato pi\u00f9 significativo degli ultimi 12 mesi riguarda la Cina, il cui gradimento del made in Italy alimentare ritorna a sfiorare la doppia cifra (+9,9%<\/strong>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CHE COSA ESPORTIAMO: VINO, DOLCI, FORMAGGI, PASTA E ORTAGGI TRASFORMATI SONO LE \u201cSTAR\u201d<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019<strong>80% <\/strong>dell\u2019export italiano \u00e8 rappresentato da marchi industriali di prestigio e da prodotti a denominazione protetta (DOP, IGP, ecc.). Tra le eccellenze del Made in Italy il comparto enologico, che rispetto al 2013 ha visto un incremento delle esportazioni pari al +<strong>1,1%<\/strong>, si conferma al primo posto per volumi, con una fetta pari al <strong>20,3%<\/strong> del totale e un valore di <strong>5.523<\/strong> miliardi di euro. Al secondo posto il <strong>dolciario, <\/strong>che, anche a fronte del +<strong>5,7%<\/strong> registrato nell\u2019ultimo anno, raggiunge un valore di 3.345 milioni di euro, pari al <strong>12,3%. <\/strong>Trend positivo anche per <strong>latte e formaggi<\/strong> (<strong>+4,4% <\/strong>rispetto al 2013), che insieme rappresentano il <strong>9,2%<\/strong> di tutti i prodotti esportati, con una quota pari a <strong>2.488<\/strong> miliardi di euro. Segno pi\u00f9 anche per la <strong>pasta<\/strong>, altra grande star del Made in Italy sempre pi\u00f9 richiesta all\u2019estero (<strong>+4,2% <\/strong>rispetto al 2013), che rappresenta l\u2019<strong>8,3% <\/strong>dell\u2019export alimentare, per un valore pari a <strong>2.261<\/strong> miliardi di euro. Di poco inferiore (<strong>2.088<\/strong> miliardi di euro) la quota riservata agli <strong>ortaggi trasformati, <\/strong>\u00a0passata di pomodoro in testa, che pesa il <strong>7,7% del totale export<\/strong>, registrando un incremento del +<strong>3,7%<\/strong> nell\u2019ultimo anno.<\/p>\n<p>Tra gli altri prodotti, l\u2019aumento pi\u00f9 consistente in termini di valori esportati registrati nell\u2019ultimo anno spetta ai <strong>mangimi<\/strong> (<strong>+23,0%<\/strong>) e alla <strong>birra<\/strong> (+<strong>15,8%)<\/strong>. Bene anche il <strong>pesce<\/strong> (<strong>+8,7%<\/strong>), il <strong>riso<\/strong> (<strong>+8,1%<\/strong>), il <strong>caff\u00e8<\/strong> (<strong>+7,6%<\/strong>), <strong>prosciutto, salumi e carni trasformate<\/strong> (<strong>+3,5%<\/strong>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CONTRAFFAZIONE, BARRIERE NON TARIFFARIE, CANALI DISTRIBUTIVI: ECCO LE SFIDE DA VINCERE <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019impatto della <strong>contraffazione<\/strong> e dell\u2019<strong>Italian Sounding<\/strong>, cio\u00e8 l\u2019imitazione di un prodotto, di una denominazione o di un marchio attraverso il richiamo alla sua presunta italianit\u00e0 che non trova fondamento nel prodotto stesso, \u00e8 pari a <strong>60 miliardi di euro<\/strong>, circa la met\u00e0 del fatturato totale del prodotto dall\u2019industria alimentare italiana (<strong>132 miliardi di euro)<\/strong> e praticamente il doppio rispetto ai 34,3 miliardi di export. Il fenomeno dell\u2019Italian Sounding \u00e8 cresciuto del +<strong>180%<\/strong> negli ultimi dieci anni.<\/p>\n<p>Contraffazione e Italian Sounding sono diffusi ovunque nel mondo, a cominciare dall\u2019<strong>Europa<\/strong>, ma il picco \u00e8 nel <strong>Nord America<\/strong>, dove il fenomeno ha un impatto per <strong>27 miliardi di euro<\/strong>. In <strong>Usa<\/strong>, dove si registrano percentuali sconcertanti (sono imitazioni il 97% dei sughi per pasta, il 94% delle conserve sott\u2019olio e sotto aceto, il 76% dei pomodori in scatola, il 15% dei formaggi), <strong>solo 1 prodotto alimentare su 8 di quelli venduti come Made in italy \u00e8 realmente italiano<\/strong>. Ma non sono da sottovalutare anche le conseguenze nella UE, dove contraffazione e imitazioni registrano un giro d\u2019affari pari a <strong>22 miliardi di euro<\/strong>.<\/p>\n<p>Sono molti i fattori che contribuiscono a frenare il Made in Italy nel mondo. Tra quelli esogeni, il pi\u00f9 rilevante dopo l\u2019italian sounding consiste nella presenza di barriere non tariffarie \u201cpretestuose\u201d in tanti mercati di sbocco che ci ostacolano, rispetto ai nostri competitor, nei nuovi mercati di pi\u00f9 alto valore strategico. Ma pesano anche alcuni aspetti strutturali: dalla dimensione di molte imprese (troppo piccole per potersi permettere sforzi e investimenti per raggiungere mercati pi\u00f9 lontani) all\u2019assenza di piattaforme distributive italiane all\u2019estero. Solo recentemente il sistema Paese ha intensificato un\u2019azione di sostegno e difesa dell\u2019agroalimentare, potenziando le sue reti diplomatiche e centralizzando la regia di organismi e risorse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Focus Export L\u2019ATLANTE GEOGRAFICO DEL FOOD MADE IN ITALY NEL MONDO Negli ultimi dieci anni le esportazioni dell\u2019industria agroalimentare sono cresciute a\u00a0 velocit\u00e0 doppia rispetto al totale dell\u2019export italiano, raggiungendo nel 2014 la soglia dei 34 miliardi di euro. 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