
{"id":49521,"date":"2015-03-07T10:51:47","date_gmt":"2015-03-07T08:51:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=49521"},"modified":"2015-03-07T10:51:47","modified_gmt":"2015-03-07T08:51:47","slug":"milano-elfo-puccini-sala-fassbinder-lignorante-e-il-folle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/49521\/teatro\/milano-elfo-puccini-sala-fassbinder-lignorante-e-il-folle.html","title":{"rendered":"MILANO ELFO PUCCINI, SALA FASSBINDER L\u2019ignorante e il folle"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/03\/LIGNORANTEEILFOLLE__FotoDiLucaPiva_06.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-49522\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/03\/LIGNORANTEEILFOLLE__FotoDiLucaPiva_06-500x335.jpg\" alt=\"LIGNORANTEEILFOLLE__FotoDiLucaPiva_06\" width=\"500\" height=\"335\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/03\/LIGNORANTEEILFOLLE__FotoDiLucaPiva_06-500x335.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/03\/LIGNORANTEEILFOLLE__FotoDiLucaPiva_06-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/03\/LIGNORANTEEILFOLLE__FotoDiLucaPiva_06-900x603.jpg 900w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/03\/LIGNORANTEEILFOLLE__FotoDiLucaPiva_06.jpg 1181w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Elfo Puccini, sala Fassbinder, 7 \/ 29 marzo<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019ignorante e il folle<\/em><\/strong><\/p>\n<p>di Thomas Bernhard traduzione di Roberto Menin<\/p>\n<p>uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia<\/p>\n<p>con Ferdinando Bruni, Ida Marinelli, Corinna Agustoni, Luca Toracca<\/p>\n<p>luci di Nando Frigerio<\/p>\n<p>suono di Giuseppe Marzoli<\/p>\n<p>una produzione TEATRIDITHALIA<\/p>\n<p><em>L\u2019ignorante e il folle<\/em> e\u0300 l\u2019opera piu\u0300 programmatica del teatro bernhardiano. Scritto per il Festival di Salisburgo del 1972, a prima vista ne sembra una parodia. Qui si scopre che l\u2019arte, anziche\u0301 essere esaltazione e salvezza per l\u2019individuo, puo\u0300 divenire il suo opposto, ossia artificio, espediente, implacabile sforzo tecnico che minaccia di trasformare il soggetto in puro meccanismo. Il testo \u00e8 stato messo in scena da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia al Teatro dell&#8217;Elfo nella primavera del 2008 e viene riproposto in questa stagione con lo stesso convincente cast.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dalle prime battute l&#8217;opera si presenta come una parodia dai risvolti macabri, nella quale personaggi inebetiti o lucidamente folli si compiacciono in discorsi senza scopo. La prima parte si svolge nell\u2019intimit\u00e0 di un camerino, che la scenografia di Bruni e Frongia ha voluto drappeggiato di tende rosse e invaso da rose. Siamo all\u2019Opera, dove sta per andare in scena <em>Il flauto magico<\/em>, ma la sovrabbondanza di fiori qui ha un\u00a0 sentore funereo. Il padre della soprano che interpreta la Regina della Notte e un amico Dottore aspettano impazienti l\u2019arrivo della donna e ingannano il vuoto dell\u2019attesa l\u2019uno stordendosi con l\u2019alcol e l\u2019altro mescolando paradossi sull\u2019arte e l\u2019esistenza umana alla macabra descrizione di un\u2019autopsia, &#8220;come se il bisturi della ragione potesse davvero trovare fra quei tessuti morti il senso o il non senso della vita&#8221;. Il corpo umano \u00e8 una macchina, estremamente fragile &#8211; sostiene il Dottore &#8211; come delicato \u00e8 strumento della voce sublime della cantante, un dono di natura affinato da un implacabile sforzo tecnico che riduce l\u2019artista a puro meccanismo.<\/p>\n<p>Il primo atto si conclude in un crescendo parossistico: l\u2019arrivo della cantante e la sua entrata in scena sono scanditi dal ripetersi di gesti banali, carichi delle ossessioni e degli incubi di ogni artista prima della prima. L\u2019orchestra sta gi\u00e0 suonando e la donna si abbandona al panico: il suo costume \u00e8 destinato a strapparsi, la corona le cadr\u00e0 dalla testa, sar\u00e0 costretta a dare forfait. Alla fine, come ogni sera, andr\u00e0 in scena. Non c\u2019\u00e8 scampo per i personaggi di Bernhard, quanto pi\u00f9 cercano di sradicarsi dal ruolo in cui si ritrovano, tanto pi\u00f9 hanno la sensazione di ripetere atteggiamenti gi\u00e0 vissuti sperimentati in passato.<\/p>\n<p>Nel secondo atto ritroviamo i tre personaggi riuniti in un famoso ristorante viennese dopo lo spettacolo, soli e circondati da vasche popolate di aragoste che si muovono mute in attesa della morte. Potrebbero festeggiare un successo, invece proseguono i discorsi precedenti, intenti a sezionare la vita in punta di forchetta. Sembrano sull\u2019orlo di un baratro che non sanno vedere: ciechi, alcolizzati, folli (o forse solo umani) sono destinati a precipitare nelle tenebre della mente e dell\u2019oscurit\u00e0 che interrompe lo spettacolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ferdinando Bruni d\u00e0 voce e corpo all\u2019inarrestabile e maniacale ragionare del Dottore (ruolo che al debutto fu di Bruno Ganz), mentre la Marinelli ha il fascino e la svagatezza della Regina della Notte; Luca Toracca \u00e8 un Padre instabile e confuso e Corinna Agustoni interpreta le figure silenziose ed enigmatiche della signora Vargo e del cameriere Winter.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>DALLA RASSEGNA STAMPA<\/strong><\/p>\n<p><em>L\u2019ignorante e il folle <\/em>\u00e8 un virtuosistico Moto perpetuo paganiano, un Sesto brandeburghese sul tema cruciale dell\u2019autore austriaco: \u201cl\u2019impossibilit\u00e0 di dire la verit\u00e0 e (o) l\u2019incapacit\u00e0\u00a0 di superare l\u2019esistenza umana\u201d.<\/p>\n<p>Tra un palco di teatro e la luce d\u2019acquario d\u2019un dopoteatro al ristorante, la regia di Ferdinando Bruni (maieutico nel ruolo del Dottore) focalizza nei trilli canarini della cantante lirica (l\u2019ottima Ida Marinelli), nelle colorature vocali che la Regina della notte inframmezza a dialoghi sui massimi sistemi e i minimi termini, quella prodigiosa forma di distrazione da noi stessi e dal nostro destino che ci illude cos\u00ec spesso di vivere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Roberto Barbolini<em> Panorama<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Ora \u00e8 questa immagine nevrotica, portata al successo da Bruno Ganz, a porsi al centro dello spettacolo che Ferdinando Bruni ha allestito, insieme a Francesco Frongia, interpretandone anche con esaltato sarcasmo la parte col gusto dell&#8217;artista che parla di se stesso in parallelismo con il vero oggetto vittima del discorso, ovvero Ida Marinelli, che si raddoppia vivendo le angosce e i fremiti dell&#8217;artista prima dell&#8217;andata in scena e ci offre pure qualche istante di canto simulato per poi bollarlo con le sue ansie esistenziali. E a fungere da padre, truccato da cieco, c&#8217;\u00e8 Luca Toracca, nelle due scene con lampadario che segnano i due atti: un camerino dallo sfondo rosso per le ansie che precedono la recita e la tavola di un noto ristorante viennese per la dissezione verbale da operare davanti a vetrate da acquario per enormi granchi. Una ricostruzione in cui l&#8217;ansia critica dell&#8217;autore si specchia nell&#8217;ansia dell&#8217;interprete, cosciente di parlare prima di tutto di se stesso.<\/p>\n<p>Franco Quadri,<em> la Repubblica<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>I personaggi non lasciano scampo: uno \u00e8 cieco, l&#8217;altro un voyeur della morta mentre la terza, in quanto artista, \u00e8 per definizione un &#8220;soggetto patologico&#8221;. Lei a prima vista `\u00b4la figura pi\u00f9 defilata, ma p[are concentrare in s\u00e9 tutto il gusto per le strambe fissazioni maniacali tipico di Bernhard: l&#8217;incubo del costume che si strappa al sollevarsi delle braccia, la paura che il sipario tagliafuoco le cada addosso, e, sempre incombente su tutto il resto, l&#8217;ombra nera della perdita della voce, che \u00e8 un ovvio equivalente simbolico del decesso e un compendio di ogni altra possibile ossessione.<\/p>\n<p>Lo spettacolo dell&#8217;Elfo sottolinea con livida ironia questo taglio spettrale. la sua costruzione attenta, rigorosa, a tratti foscamente divertente, grazie specialmente allo stesso Bruni, medico esagitato, travolgente nella sua esuberanza ottusa e un po&#8217; satanica, e a Ida Marinelli, cantante-mummia sottilmente mostruosa.<\/p>\n<p>Renato Palazzi, <em>Il sole 24 ore<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>______________________________________________________________________________<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>ELFO PUCCINI, SALA FASSBINDER <\/strong>&#8211; corso Buenos Aires 33, Milano &#8211; Marted\u00ec \/sabato ore 20.30, domenica ore 16:00 &#8211; Info e prenotazioni: tel. 02\/0066.06.06 &#8211; Intero 30.50 \u20ac, Ridotto giovani\/anziani 16 \u20ac, marted\u00ec 20 \u20ac &#8211; www.elfo.org<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Elfo Puccini, sala Fassbinder, 7 \/ 29 marzo L\u2019ignorante e il folle di Thomas Bernhard traduzione di Roberto Menin uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia con Ferdinando Bruni, Ida Marinelli, Corinna Agustoni, Luca Toracca luci di Nando Frigerio suono di Giuseppe Marzoli una produzione TEATRIDITHALIA L\u2019ignorante e il folle e\u0300 l\u2019opera piu\u0300 &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/49521\/teatro\/milano-elfo-puccini-sala-fassbinder-lignorante-e-il-folle.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">MILANO ELFO PUCCINI, SALA FASSBINDER L\u2019ignorante e il folle<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[1902,17,6603],"class_list":["post-49521","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-teatro","tag-elfo-puccini","tag-milano","tag-sala-fassbinder"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49521","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=49521"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49521\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":49523,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49521\/revisions\/49523"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=49521"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=49521"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=49521"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}