
{"id":49461,"date":"2015-03-04T10:13:43","date_gmt":"2015-03-04T08:13:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=49461"},"modified":"2015-03-04T10:13:43","modified_gmt":"2015-03-04T08:13:43","slug":"matisse-arabesque-scuderie-del-quirinale-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/49461\/arte\/matisse-arabesque-scuderie-del-quirinale-roma.html","title":{"rendered":"MATISSE   ARABESQUE    Scuderie del Quirinale Roma"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/03\/image-1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-49462\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/03\/image-1-280x400.png\" alt=\"image (1)\" width=\"280\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/03\/image-1-280x400.png 280w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/03\/image-1-210x300.png 210w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2015\/03\/image-1.png 380w\" sizes=\"auto, (max-width: 280px) 100vw, 280px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Alle Scuderie del Quirinale<\/strong><\/p>\n<p><strong>dal 5 marzo al 21 giugno 2015<\/strong><\/p>\n<p><strong>MATISSE\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p><strong>ARABESQUE<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>\u201cLa preziosit\u00e0 o gli arabeschi non sovraccaricano mai i miei disegni, perch\u00e9 quei preziosismi e quegli arabeschi fanno parte della mia orchestrazione del quadro\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Henri Matisse<\/em><\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><em>La r\u00e9v\u00e9lation m&#8217;est venue d&#8217;Orient<\/em>\u00a0scriveva Henri Matisse nel 1947 al critico Gaston Diehl: una rivelazione che non fu uno shock improvviso ma &#8211; come testimoniano i suoi quadri e disegni -viene piuttosto da una crescente frequentazione dell&#8217;Oriente e si sviluppa nell&#8217;arco di viaggi, incontri e visite a mostre ed esposizioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Proposta dalle Scuderie del Quirinale, promossa\u00a0dal\u00a0Ministero dei Beni e delle Attivit\u00e0 Culturali e del Turismo, da Roma Capitale &#8211; Assessorato alla Cultura e Turismo, la mostra \u00e8 organizzata dall\u2019Azienda Speciale Palaexpo in coproduzione con\u00a0MondoMostre e \u00a0catalogo a cura di Skira editore. In esposizione oltre cento opere di Matisse con alcuni capolavori assoluti &#8211; per la prima volta in Italia &#8211; dai maggiori musei del mondo: Tate, MET, MoMa, Pu\u0161kin, Ermitage, Pompidou, Orangerie, Philadelphia, Washington solo per citarne alcuni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Curata da\u00a0<strong>Ester Coen<\/strong>, con un comitato scientifico composto da\u00a0<strong>John Elderfield<\/strong>,\u00a0<strong>Remi Labrusse<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Olivier Berggruen<\/strong>, <strong><em>Matisse Arabesque<\/em><\/strong>, vuole\u00a0restituire un&#8217;idea delle suggestioni che l&#8217;Oriente ebbe nella pittura di Matisse: un Oriente che, con i suoi artifici, i suoi arabeschi, i suoi colori,\u00a0<em>suggerisce uno spazio pi\u00f9 vasto, un vero spazio plastico\u00a0<\/em>e offre un nuovo respiro alle sue composizioni, liberandolo dalle costrizioni formali, dalla necessit\u00e0 della prospettiva e della &#8220;somiglianza&#8221; per aprire a uno spazio fatto di colori vibranti, a\u00a0una nuova idea di arte decorativa fondata sull\u2019idea di superficie pura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Henri Matisse non era destinato alla pittura, <em>\u201cSono figlio di un commerciante di sementi, al quale avrei dovuto succedere nella gestione del negozio\u201d<\/em>, cerca di intraprendere la carriera di avvocato prima di diventare un artista. \u00a0Sar\u00e0 la sua salute a cambiare il corso della storia. Lavorava come assistente in uno studio legale di Saint-Quentin, quando nel 1890 una grave appendicite lo costringe a letto per quasi un anno. Comincia a dedicarsi alla pittura e dal 1893 frequenta l\u2019atelier del pittore simbolista Gustave Moreau insieme con l\u2019amico Albert Marquet. Si iscrive ufficialmente all&#8217; \u00c9cole des Beaux Arts nel 1895, dove insegnano molti Orientalisti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In quegli anni vedr\u00e0 molto Oriente: visita la vasta collezione islamica del Louvre in esposizione permanente e le diverse mostre che,\u00a0 nel 1893-1894 e soprattutto nel 1903, vennero dedicate all\u2019arte islamica al Mus\u00e9e des Arts Decoratifs di Parigi. E poi, all\u2019Esposizione mondiale del 1900,\u00a0 scopre i paesi musulmani nei padiglioni dedicati a Turchia, Persia, Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto. Matisse frequenta anche le gallerie dell\u2019avanguardia, come quella di Ambroise Vollard, dal quale acquista nel 1899 un disegno di Van Gogh, un busto in gesso di Rodin, un quadro di Gauguin e uno di C\u00e9zanne, che influenzer\u00e0 moltissimo l\u2019opera di Matisse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Viaggia in Algeria (1906), ne riporta ceramiche e tappeti da preghiera che nel disegno e nei colori riempiranno le sue tele da li in poi, in Italia (1907) visita Firenze, Arezzo, Siena e Padova <em>\u201cquando vedo gli affreschi di Giotto non mi preoccupo di sapere quale scena di Cristo ho sotto gli occhi ma percepisco il sentimento contenuto nelle linee, nella composizione, nei <\/em>colori\u201d.\u00a0La visita alla grande \u201cEsposizione di arte maomettana\u201d a Monaco di Baviera nel 1910 \u2013 la prima mostra di arte mussulmana che influenzer\u00e0 una generazione di artisti, da Kandinsky a Le Corbusier\u00a0\u2013 sar\u00e0 il vero spunto per un tipo di decorazione di\u00a0 impianto compositivo assai lontano dalle sue tradizioni occidentali.\u00a0E&#8217; a Mosca nell&#8217;autunno 1911 per curare l\u2019installazione in casa Schukin di <em>La danza e La musica<\/em>. Nel 1912 torna in Africa, stavolta la meta \u00e8 il Marocco, Tangeri la bianca. Ecco che il <em>tailleur de lumiere<\/em>, come lo battezza non a caso il genero Georges Duthuit, \u00e8 sorpreso da una luce dolce e da una natura lussureggiante che andranno ad accentuare la sua cadenza armonica, musicale: \u201c<em>un tono non \u00e8 che un colore, due toni sono un accordo\u201d<\/em>. <em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Matisse si\u00a0lascia alle spalle\u00a0le destrutturazioni e le deformazioni proprie dell\u2019avanguardia, pi\u00f9 interessato ad associazioni con modelli di\u00a0arte barbarica.\u00a0Il motivo della decorazione diventa per l\u2019artista la ragione prima di una radicale indagine sulla pittura. E&#8217; dai motivi\u00a0intrecciati\u00a0delle civilt\u00e0 antiche che Matisse coglie i principi di rappresentazione di\u00a0uno spazio diverso che\u00a0gli consente di\u00a0\u201c<em>uscire dalla pittura intimistica<\/em>\u201d\u00a0di tradizione ottocentesca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Marocco, l\u2019Oriente, l\u2019Africa e la Russia, nella loro essenza pi\u00f9 spirituale e pi\u00f9 lontana dalla dimensione semplicemente decorativa, indicheranno a Matisse nuovi schemi compositivi. Arabeschi, disegni geometrici e orditi, presenti nel mondo Ottomano, nell\u2019arte bizantina, nel mondo ortodosso e \u00a0nei Primitivi studiati al Louvre;\u00a0tutti elementi interpretati da Matisse con straordinaria modernit\u00e0 in un linguaggio che,\u00a0incurante\u00a0dell\u2019esattezza delle forme naturali, sfiora il sublime.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>N<\/strong>ella<strong> prima sala<\/strong> ci accoglie la monumentale natura morta <strong><em>Gigli, Iris e Mimose<\/em> <\/strong>del 1913 (Museo Pu\u0161kin, Mosca) anticipatoria della magia cromatica dei toni dell\u2019azzurro e del verde, colori che Matisse riprende dal mondo della decorazione orientale, in particolare dalla ceramica ottomana e nord-africana del XV e XVI secolo, ove la natura \u00e8 rappresentata in modo simbolico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma gi\u00e0 dalla sala successiva il percorso della mostra propone suggestioni diverse: il primitivismo, di cui \u00e8 nota la passione di Matisse e il suo amore collezionistico per le maschere e i tessuti africani. I colori si scuriscono e i segni diventano semplici, geometrici, come nel <strong><em>Ritratto di<\/em><\/strong> <strong><em>Yvonne Landsberg <\/em><\/strong>del 1914, capolavoro del Philadelphia Museum of Art e vicino, come potenza visiva, alle <strong><em>Demoiselles d\u2019Avignon <\/em><\/strong>del 1907, icona rivoluzionaria dei linguaggi artistici del Novecento. Accanto, una serie di eccezionali ritratti che raccontano la trasformazione sempre pi\u00f9 essenziale del tratto dell\u2019artista: dall\u2019<strong><em>Italiana<\/em><\/strong> del 1916 (Solomon R. Guggenheim Museum, New York), alla <strong><em>Ragazza con copricapo persiano<\/em><\/strong> del 1915 &#8211; 16 (The Israel Museum, Gerusalemme<em>), <\/em>alle<em> <strong>Tre sorelle<\/strong><\/em> del 1916-17 (Mus\u00e9e de l\u2019Orangerie, Parigi): atmosfere primitivistiche per spingere lo sguardo a individuare i rapporti di fascinazione di Matisse con oggetti, maschere e tessuti africani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Matisse rivolge il suo sguardo anche verso schemi decorativi delle culture estremo-orientali ed in <strong>sala 3<\/strong> ecco un ritorno ai picchi di colore con la presentazione di due dipinti della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, il <strong><em>Ramo di Pruno<\/em><\/strong> <strong><em>su fondo verde<\/em><\/strong> della fine degli anni quaranta, e <strong><em>Fruttiera ed edera in fiore <\/em><\/strong>del 1941, le cui cromie brillanti e i motivi vegetali sono frutto dell\u2019interesse di Matisse per la semplicit\u00e0 decorativa dell\u2019Estremo Oriente, accanto a ceramiche e <em>surimono<\/em> giapponesi che riecheggiano, di quei dipinti, le forme e i motivi staccati dallo sfondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella <strong>sala 4<\/strong> il mondo del Mediterraneo esplode nei suoi colori pi\u00f9 significativi, attraverso il Marocco e il rapporto con il mondo islamico (Matisse possedeva tessuti di tutte le regioni del mondo con cui usava tappezzare le pareti dei suoi atelier, nello stile delle abitazioni dei nomadi). Nel celeberrimo <strong><em>Zohra sulla terrazza <\/em><\/strong>del 1912 (Museo Pu\u0161kin, Mosca) che per la prima volta viaggia in Italia, cos\u00ec come in <strong><em>Marocchino in verde<\/em><\/strong> sempre del 1912 (Hermitage, San Pietroburgo) e negli altri quattro quadri della sala, capolavori di questi anni, Matisse rende l\u2019effetto \u201ctessile\u201d dell\u2019impianto pittorico attraverso l\u2019estrema semplificazione dell\u2019immagine e l\u2019esuberanza del colore che tocca qui le note pi\u00f9 acute. In questa sala, in chiave puramente evocativa, saranno presentate due grandi pareti formate da maioliche di Iznik, ovvero di tradizione turco-ottomana del XV e XVI secolo, ma anche proveniente dal mondo siriano e della Persia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Nella sala 5<\/strong>, un Matisse meno comune ci sorprende con tre straordinari paesaggi degli anni dieci <strong><em>Pervinche &#8211;<\/em><\/strong> <strong><em>Giardino marocchino <\/em><\/strong>del 1912 (MoMA, New York), <strong><em>L\u2019albero presso il laghetto di Trivaux <\/em><\/strong>del 1916 (Tate, Londra) e<strong><em> La Palma <\/em><\/strong>del 1912 (National Gallery of Art, Washington) cos\u00ec legati alle suggestioni del viaggio in Marocco, opere in cui Matisse elabora la sintesi dell\u2019intarsio cromatico sulle dominanti del verde e del rosa. Accanto ai paesaggi, in questa sala, alcune \u00a0illustrazioni di Matisse, le acqueforti con segno regolare e sottilissimo per il libro di poesie di Mallarm\u00e9 del 1932. L\u2019artista dice di queste illustrazioni \u201c<em>Il problema consisteva nell\u2019equilibrare le pagine \u2013 una bianca, quella dell\u2019acquaforte, e una nera, quella della tipografia. Ho risolto questo problema modificando il mio arabesco in modo che l\u2019attenzione di chi guarda sia attirata allo stesso modo dal foglio bianco e dalla promessa di lettura del testo.\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nello studio di Matisse, tra collezioni di vasi islamici, preziosi stoffe orientali e gabbie di tortore bianche, era presente spesso anche una modella. Affascinato dal rapporto tra il corpo femminile e l\u2019ambiente dell\u2019atelier, allestito sempre come una scenografia, l\u2019artista dipingeva la magia delle odalische distese, sedute o in piedi e dei tessuti arabescati, sottolineando il gioco di linee che invadevano lo spazio nella seducente esplosione di colori. Nella<strong> Sala 6<\/strong> ecco il fascino misterioso di <strong><em>Odalisca blu <\/em><\/strong>del 1921<strong><em> (<\/em><\/strong>dall\u2019Orangerie), la sensualit\u00e0 di <strong><em>Due modelle che si riposano<\/em><\/strong> del 1928 e del <strong><em>Paravento moresco<\/em><\/strong> del 1921 (entrambi dal Philadelphia Museum of Art) e poi ancora raffinatissimi e sapienti disegni di profili femminili nelle misteriose pose e nei ricchi abiti di odalische.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma i viaggi ritornano ancora, questa volta con rimandi a motivi decorativi europei: l\u2019abito spagnolo nel dipinto dal piglio energico della <strong><em>Danzatrice spagnola<\/em><\/strong> del 1909 (dal Museo Pu\u0161kin) o nell\u2019abito giallo di <strong><em>Katia<\/em> <\/strong>del 1951 (dalla Fondazione Pierre e Tana Matisse di New York). E poi alcuni disegni di nudi degli anni Trenta, come <strong><em>Nudo disteso su piccolo tappeto africano<\/em><\/strong> del 1935 (Centre Pompidou), <strong><em>Donna che si riposa <\/em><\/strong>del 1935<strong><em>,\u00a0 Nudo seduto <\/em><\/strong>del 1944<strong><em> e Nudo disteso sulla schiena <\/em><\/strong>\u00a0del 1946 (Museo Matisse, Nizza) .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Matisse collabora \u2013 come tanti artisti dell\u2019epoca, tra cui lo stesso Picasso \u2013 con i Balletti Russi di Diaghilev, e alle Scuderie lo vediamo cimentarsi nella realizzazione di costumi ed abiti di scena. Accompagnati dalle note di Stravinskij, invadono lo spazio i costumi del <strong><em>Chant du Rossignol<\/em><\/strong> del 1920, disegnati per il balletto coreografato da L\u00e9onide Massine, una sorta di opera totale dove balletto, musica e pittura si intrecciano in un\u2019unica fantastica visione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La mostra prosegue in <strong>sala 9<\/strong> con un gioco di rimandi tra interno ed esterno attraverso i dipinti <strong><em>Interno con fonografo<\/em><\/strong> del 1934 (dalla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli) <strong><em>Interieur \u00e0 Etretat<\/em><\/strong> del 1920, dove il tema della finestra, motivo della possibilit\u00e0 di superare con lo sguardo i confini della tela, riconduce interno ed esterno sulla stessa dimensione pittorica.<\/p>\n<p>Nell\u2019<strong>ultima sala<\/strong> ritorna il gesto essenziale nei sorprendenti studi e disegni di foglie, alberi e piante, dalle superfici smisurate, dalla potenza di veri e propri dipinti, in particolare il <strong>Buisson <\/strong>del 1951 della Fondazione Maeght o <em>l\u2019<strong>Arbre <\/strong><\/em>del 1951 (Centre Pompidou), disposti come una immensa foresta vegetale sulla parete, in un crescendo che culmina nel momento di massima concentrazione sul noto, splendido dipinto del Pu\u0161kin, i <strong><em>Pesci rossi, <\/em><\/strong>capolavoro del 1912.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una mostra che, attraverso il rimando a oggetti delle ricche e fastose culture figurative citate, a ibridazioni e a commistioni di generi e stili, far\u00e0 rivivere il lusso e la delicatezza di mondi antichi, esaltati dallo sguardo visionario, profondo e straordinariamente contemporaneo di un artista geniale e grandioso come Matisse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alle Scuderie del Quirinale dal 5 marzo al 21 giugno 2015 MATISSE\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ARABESQUE \u00a0\u201cLa preziosit\u00e0 o gli arabeschi non sovraccaricano mai i miei disegni, perch\u00e9 quei preziosismi e quegli arabeschi fanno parte della mia orchestrazione del quadro\u201d. 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