
{"id":44599,"date":"2014-09-04T09:29:05","date_gmt":"2014-09-04T07:29:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=44599"},"modified":"2014-09-04T09:29:05","modified_gmt":"2014-09-04T07:29:05","slug":"veronese-padova-lartista-committenza-sua-fortuna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/44599\/arte\/veronese-padova-lartista-committenza-sua-fortuna.html","title":{"rendered":"VERONESE E PADOVA l\u2019artista, la committenza e la sua fortuna"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-44601\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2014\/09\/image-1-500x101.jpg\" alt=\"image (1)\" width=\"500\" height=\"101\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2014\/09\/image-1-500x101.jpg 500w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2014\/09\/image-1-300x60.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2014\/09\/image-1.jpg 827w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dai capolavori patavini di Veronese, alla rivisitazione barocca delle sue scenografiche<br \/>\ninvenzioni: l\u2019eredit\u00e0 di un grande artista in mostra a Padova.<br \/>\nIn mostra anche l\u2019 \u201cAscensione di Cristo\u201d di Veronese, dalla Chiesa di San Francesco, oggetto<br \/>\nalla fine del Cinquecento del furto clamoroso della parte inferiore.<br \/>\nPer la prima volta, torna a Padova la grande porzione trafugata, identificata solo negli anni<br \/>\nSessanta del Novecento in un\u2018opera dell\u2019Arcidiocesi di Olomouc in Boemia.<br \/>\nIl cromatismo limpido e armonioso, gli audaci impianti architettonici, la forza scenografica<br \/>\ndelle composizioni, perfino l\u2019intensa drammaticit\u00e0 nei soggetti sacri dell\u2019ultimo periodo: quella<br \/>\ndi Paolo Veronese \u00e8 stata una pittura potente e di straordinaria forza comunicativa, capace<br \/>\ndi influire sulla produzione artistica di tanti contemporanei e d\u2019intere generazioni<br \/>\nd\u2019artisti, ovunque egli sia stato chiamato ad operare.<br \/>\nFu cos\u00ec anche a Padova, citt\u00e0 con la quale Veronese ebbe intensi rapporti a partire dal 1556<br \/>\n&#8211; soprattutto grazie all\u2019illuminata committenza dei benedettini \u2013 apportando nuova linfa alla<br \/>\ncivilt\u00e0 figurativa locale.<br \/>\nDa allora non fu pi\u00f9 possibile prescindere dall\u2019esperienza veronesiana che diverr\u00e0 termine<br \/>\nfondamentale di confronto per i nuovi protagonisti della scena locale.<br \/>\nLa mostra, promossa per ricordare l\u2019arte del grande maestro dal Comune di Padova, Assessorato<br \/>\nalla Cultura e Turismo &#8211; Musei Civici e Biblioteche di Padova \u2013 con Mibact-Soprintendenza per<br \/>\ni beni storici, artistici ed etnoantropologici per le Province di Venezia, Belluno, Padova e<br \/>\nTreviso, Ministero dell&#8217;Interno Fondo Edifici di Culto, Regione del Veneto, la collaborazione<br \/>\ndella Fondazione Antonveneta e il sostegno di Fischer Italia, Cassa di Risparmio del Veneto,<br \/>\nGruppo ICAT e SKIRA capofila ATI &#8211; prender\u00e0 dunque le mosse proprio dai capolavori di<br \/>\nPaolo Veronese conservati a Padova, riuniti per l\u2019occasione nelle sale dei Musei Civici agli<br \/>\nEremitani, dal 7 settembre 2014 all\u201911 gennaio 2015, con la sola eccezione dell\u2019inamovibile<br \/>\nPala di Santa Giustina.<br \/>\nUna sorprendente riflessione sul lascito di uno dei maggiori artisti del Cinquecento, che<br \/>\nprosegue in un denso excursus tra eredi, emuli e interpreti dello spirito e delle invenzioni<br \/>\nveronesiane nel contesto patavino tra il XVI e il XVII secolo: dal fratello Benedetto Caliari e i<br \/>\nfigli Carletto e Gabriele \u2013 gli Heredes Pauli operosi anche a Santa Gustina \u2013 a Giovanni<br \/>\nBattista Zelotti, Dario Varotari, Lodovico Pozzoserrato e Giovanni Battista Bissoni. In<br \/>\nrisposta alla pittura d\u2019ispirazione tizianesca del Padovanino, Pietro Damini lavora in termini<br \/>\nveronesiani, mentre, con l\u2019avanzare del Seicento, Girolamo Pellegrini \u2013 punto d\u2019incontro tra la<br \/>\ntradizione romana cortonesca accolta dal Liberi e quella veneta \u2013 il pittore fiammingo Valentin<br \/>\nL\u00e8fevre, Giovanni Antonio Fumiani e Sebastiano Ricci individuano l\u2019opera di Veronese<br \/>\nquale elemento fondante per la nascita del Rococ\u00f2 nel Veneto e la sua diffusione su scala<br \/>\neuropea.<br \/>\nNell\u2019insieme circa cinquanta dipinti e una quarantina di stampe tratte dai lavori del pittore,<br \/>\nper raccontare \u201cVeronese e Padova. L\u2019artista, la committenza e la sua fortuna\u201d a cura di<br \/>\nDavide Banzato, Giovanna Baldissin Molli ed Elisabetta Gastaldi.<\/p>\n<p>Una vicenda intensa, che prende avvio verso la met\u00e0 degli anni \u201950 quando Paolo viene<br \/>\nchiamato dal Vescovo di Padova Francesco Pisani a realizzare la \u201cTrasfigurazione\u201d (1556)<br \/>\nper l\u2019altare del duomo di Montagnana ove il prelato aveva una villa, e in seguito dalla<br \/>\nfamiglia Contarini, che secondo le fonti possedeva in una delle residenze padovane opere di<br \/>\nVeronese.<br \/>\nSiamo agli inizi della prima maturit\u00e0 dell\u2019artista che, seppur proveniente dalla terraferma,<br \/>\naveva gi\u00e0 raggiunto fama e successo nella Serenissima, dove si era stabilito con la bottega tra il<br \/>\n1554 e il 1555, e aveva gi\u00e0 avviato i primi importanti lavori in laguna: a Palazzo Ducale, nella<br \/>\nChiesa di San Sebastiano e per la Libreria marciana.<br \/>\nVerona d\u2019altra parte era uno dei centri d\u2019elaborazione artistica cui Padova si rivolgeva da<br \/>\ntempo, con una \u201ctrama di rapporti\u201d che coinvolgevano gi\u00e0 il vecchio Antonio Badile, maestro e,<br \/>\na partire proprio dal fatidico 1556, suocero di Veronese.<br \/>\nAllo stesso anno i pi\u00f9 recenti studi riconducono anche il bellissimo \u201cMartirio di Santa<br \/>\nGiustina\u201d, opera dai colori smaglianti e preziosi che Pallucchini defin\u00ec \u201cuno dei dipinti pi\u00f9<br \/>\nsignificativi dell\u2019adesione giovanile di Paolo alla cultura del Manierismo\u201d e che deve<br \/>\nconsiderarsi il prototipo di altre tele di analogo soggetto. Collocato forse originariamente nella<br \/>\ncappella del padre abate e poi passato nella Galleria abbaziale di Santa Giustina, il dipinto &#8211; con<br \/>\ncui si apre l\u2019importante esposizione agli Eremitani &#8211; segna l\u2019avvio del fecondo e continuativo<br \/>\nrapporto del pittore con i benedettini del padovano.<br \/>\nPochi anni dopo nel 1562, l\u2019abate Placido II da Marostica commissiona al Veronese, per<br \/>\nl\u2019Abbazia di Praglia, la Gloria d\u2019Angeli e poco dopo Il Martirio dei SS Primo e Feliciano,<br \/>\ndue grandi tele centinate poste negli altari ai lati dell\u2019altare maggiore. In quello stesso<br \/>\nperiodo l\u2019artista stava realizzando le pale del monastero benedettino di Polirone, a San<br \/>\nBenedetto Po, appartenente alla medesima congregazione e aveva da poco ultimato gli affreschi<br \/>\ndi Villa Barbaro a Maser che si possono opportunamente mettere a raffronto con le due opere:<br \/>\nl\u2019una di grande efficacia luministica, l\u2019altra \u2013 il Martirio &#8211; squisitamente teatrale e dal<br \/>\ncromatismo limpido e armonioso, connotata da un impianto architettonico audace e da una<br \/>\ncomposizione ardita, con un gruppo simmetrico di persone in ombra cui si contrappone la<br \/>\ncandida infilata architettonica e il cavaliere fuoricampo.<br \/>\nLa mostra vanta anche due assolute rarit\u00e0 nel corpus veronesiano, entrambe di propriet\u00e0 dei<br \/>\nMusei Civici, come la Crocefissione unica opera nota su lavagna di Paolo Veronese &#8211; dipinta<br \/>\nper i benedettini all\u2019inizio degli anni Ottanta \u2013 e la Maddalena e l\u2019angelo (1582 c.), un<br \/>\nincompiuto, un pensiero steso velocemente sulla tela, d\u2019estremo interesse per comprendere la<br \/>\ntecnica seguita da Caliari negli ultimi anni e che evidenzia come l\u2019artista realizzasse \u201ccon<br \/>\ngrandissima sicurezza, nella stessa fase, ombre e luci \u2013 come nota Davide Banzato &#8211; in vista di<br \/>\nun punto d\u2019arrivo che dentro di se aveva ben individuato\u201d, affidando al colore \u201cuna funzione<br \/>\ncreativa nel progressivo procedere della definizione del dipinto\u201d.<br \/>\nInteressante \u00e8 l\u2019autoritratto che Paolo Veronese inserisce nell\u2019Ultima Cena, opera tarda<br \/>\nrealizzata insieme alla bottega e probabilmente destinata al refettorio del convento dei<br \/>\nCappuccini: una tela dall\u2019atmosfera cupa e difforme che l\u2019artista trae forse dalla coeva pittura di<br \/>\nTintoretto.Eccezionale \u00e8 infine la presenza nel percorso della mostra dell\u2019Ascensione di Cristo,<br \/>\ndatabile 1575, proveniente dalla Chiesa di San Francesco a Padova. Si tratta di un\u2019opera<br \/>\nchiave per l\u2019impianto protobarocco, che avr\u00e0 un notevole seguito negli esiti successivi di Paolo<br \/>\ne della bottega e che fu al centro poco dopo di una singolare vicenda di furti ed<br \/>\nesportazioni illecite.<br \/>\nLa parte bassa dell\u2019opera &#8211; identificata negli Undici Apostoli ora nell\u2019Arcidiocesi di<br \/>\nOlomouc in Repubblica Ceca &#8211; venne infatti \u201cda un rapace umano dal mezzo in gi\u00f9 tagliata\u201d,<br \/>\nsecondo la colorita ricostruzione del Ridolfi.<br \/>\nRubata l\u2019importante porzione di tela, sar\u00e0 affidato a Pietro Damini nel 1625 il compito di<br \/>\nreintegrare il dipinto, essendo egli, allora, il pi\u00f9 qualificato interprete dello stile veronesiano.<br \/>\nDopo quasi 400 anni, ora la parte trafugata torner\u00e0 a Padova e potr\u00e0 essere raffrontata<br \/>\ncon il Cristo veronesiano e con l\u2019invenzione di Damini.<br \/>\nAll\u2019onda lunga dell\u2019attivit\u00e0 della bottega e degli eredi, seguita alla morte di Paolo, alla<br \/>\ntraduzione dello stile del maestro nelle decorazioni d\u2019interni, condotta soprattutto dal<br \/>\nveronse Giovanni Battista Zelotti (si pensi agli affreschi del Catajo ma anche alle decorazioni<br \/>\nper l\u2019Abbazia di Praglia da cui giungono in mostra Salomone e la regina di Saba e Ges\u00f9 tra i<br \/>\ndottori), alle realizzazioni &#8211; infine &#8211; di Dario Varotari in chiave pi\u00f9 domestica e provinciale,<br \/>\nera gi\u00e0 succeduta una nuova fase: quella dei copisti, degli emuli e di quanti s\u2019ispiravano<br \/>\nall\u2019arte del Veronese, alla sua ricchezza di immagini e alla brillantezza di colori.<br \/>\nPer Damini in particolare, si deve parlare di un consapevole utilizzo degli spunti veronesiani<br \/>\nnella nuova ottica controriformista &#8211; l\u2019uso dei cangiantismi, la ricchezza dei costumi, gli<br \/>\nelementi decorativi \u2013 fino al raggiungimento di un\u2019adesione \u201cpersonale\u201d ai modi di Paolo,<br \/>\ncome nella bella Adorazione dei Magi, raffinata e decorativa nella rappresentazione di<br \/>\npersonaggi eleganti ma nel contempo di grande semplicit\u00e0 compositiva.<br \/>\nIl Caliari fu anche la personalit\u00e0 guida per quanti nel Veneto, dalla met\u00e0 del settimo decennio<br \/>\ndel Seicento, cercarono di impostare un nuovo linguaggio, basato sulle strutture coloristiche<br \/>\ne formali: da Girolamo Pellegrini \u2013 che lavorando a Maser ebbe modo di confrontarsi con uno<br \/>\ndei massimi capolavori di Paolo &#8211; a Valentin L\u00e8fevre, famoso soprattutto per i suoi piccoli<br \/>\nquadri di soggetto biblico o storico-mitologico dove eroi da melodramma sono inseriti in<br \/>\nscene dalle strutture formali e architettoniche veronesiane e che in molte sue realizzazioni si<br \/>\nconfronta direttamente con le opere di Paolo.<br \/>\nAl culmine del revival veronesiano seicentesco si pone Sebastiano Ricci, vero protagonista<br \/>\ndella svolta rococ\u00f2 della cultura figurativa nel Veneto, veicolo della \u00a0pittura chiara e luminosa di<br \/>\nCaliari in Europa. La presentazione al tempio proposta in mostra, di collezione privata, per<br \/>\nquanto successiva di almeno un decennio all&#8217;attivit\u00e0 padovana \u2013 avvenuta anch&#8217;essa nel contesto<br \/>\nstraordinario di Santa Giustina &#8211; \u00e8 rappresentativa della sua operazione d\u2019aggiornamento<br \/>\nsettecentesco di uno spunto tratto dalle portelle dell&#8217;organo di San Sebastiano cos\u00ec come la tela<br \/>\ndel Perazzoli con il Convito di Erode mostra l&#8217;immediato accoglimento nel Veneto di questo<br \/>\ngusto.<br \/>\nL&#8217;eredit\u00e0 lasciata da Paolo Veronese, il seme gettato con le sue scenografiche creazioni<br \/>\ncontinuava a dare i suoi frutti.D\u2019altra parte la fortuna veronesiana \u00e8 testimoniata in mostra anche da un nucleo notevolissimo<br \/>\ndi stampe tratte dalle sue opere, selezionate nella collezione dei musei civici patavini e<br \/>\nrappresentative di buona parte della tematiche del pittore veneto. Preziosi fogli, che portano<br \/>\nla firma di grandi incisori italiani e stranieri dal Cinquecento all\u2019Ottocento, come Carracci,<br \/>\nLef\u00e8vre, Cochin, Wagner, Zanetti, Jackson, Monaco, Zancon e altri; importanti strumenti<br \/>\nfilologici e critici e, talvolta, unica testimonianza iconografica esistente per lavori dispersi o<br \/>\ndistrutti.<br \/>\nAccompagnato da un ricco catalogo edito da Skira, il grande evento espositivo di Padova \u00e8<br \/>\narricchito da un Itinerario di approfondimento, che includer\u00e0 la basilica di S. Giustina e la<br \/>\nSala della Carit\u00e0 a Padova, il convento di Praglia, villa Roberti a Brugine, e il castello del<br \/>\nCatajo, evidenziando la diffusione dell&#8217;arte veronesiana nella decorazione d\u2019interni.Veronese e Padova<\/p>\n<p>L\u2019artista, la committenza e la sua fortuna\u201d<br \/>\nPadova, Museo Civico agli Eremitani<br \/>\n5 settembre 2014 \u2013 11 gennaio 2015<br \/>\nPromotori: Comune di Padova-Assessorato alla Cultura e Turismo e dai Musei Civici e<br \/>\nBiblioteche di Padova \u2013 con Mibact-Soprintendenza per i beni storici artistici ed<br \/>\netnoantropologici per le Province di Venezia, Belluno,Padova e Treviso,<br \/>\nMinistero dell&#8217;Interno Fondo Edifici di Culto e Regione del Veneto, con la collaborazione della<br \/>\nFondazione Antonveneta e il sostegno di Fischer Italia, Cassa di Risparmio del Veneto,<br \/>\nGruppo ICAT e SKIRA capofila ATI<br \/>\nOrari di apertura: da marted\u00ec a domenica, 09-19, chiuso tutti i luned\u00ec non festivi<br \/>\nBiglietti: intero \u20ac 10,00; ridotto \u20ac 8,00; ridotto speciale \u20ac 6,00 convenzionati; ridotto scuole<br \/>\n\u20ac 5,00; gratuito per bambini fino a cinque anni, possessori biglietto intero Cappella degli<br \/>\nScrovegni, Padovacard, Cartafamiglia, Musei Tutto l\u2019anno.<br \/>\nGli eventi espositivi dedicati a Veronese nel Veneto (le mostre di Verona, Padova, Castelfranco<br \/>\nVeneto e Vicenza) prevedono agevolazioni reciproche che prevedono,: con il biglietto di una<br \/>\nmostra, l\u2019ingresso ridotto nelle altre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Dai capolavori patavini di Veronese, alla rivisitazione barocca delle sue scenografiche invenzioni: l\u2019eredit\u00e0 di un grande artista in mostra a Padova. 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