
{"id":42,"date":"2008-07-13T17:06:35","date_gmt":"2008-07-13T15:06:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=42"},"modified":"2008-07-27T10:16:06","modified_gmt":"2008-07-27T08:16:06","slug":"aligi-sassu-dal-mito-alla-realta-dipinti-degli-anni-trenta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/42\/arte\/aligi-sassu-dal-mito-alla-realta-dipinti-degli-anni-trenta.html","title":{"rendered":"Aligi Sassu: dal mito alla realt\u00e0. Dipinti degli Anni Trenta"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"Normal\">&nbsp;<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/public\/it\/thumb-sassu.jpg\" border=\"0\" width=\"180\" height=\"126\" \/><\/span><\/p>\n<p><span class=\"Normal\">Palazzo Reale<br \/> 17 giugno &#8211; 07 settembre 2008<br \/> L&rsquo;Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dal 17 giugno al 7 settembre 2008, presenta a Palazzo Reale la mostra Aligi Sassu: dal mito alla realt&agrave;. Dipinti degli Anni Trenta. realizzata in collaborazione con la Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares di Lugano e lo Studio-Archivio Sassu di Milano.<!--more-->&nbsp;Gli Anni Trenta rappresentano, nella lunga ricerca artistica di Sassu (Milano, 1912 &ndash; Pollensa, Maiorca 2000) la stagione pi&ugrave; ricca, sia dal punto di vista della sperimentazione linguistica, sia dal punto di vista della messa a fuoco dei soggetti, ai quali l&rsquo;artista torner&agrave; ciclicamente per tutta la vita. <!--more-->Come scrive Spies, &ldquo;durante gli anni trenta il mito rappresenta l&rsquo;espressione simbolica delle illusioni e delle paure di un&rsquo;intera generazione di giovani, che si affacciava alla vita nel difficile periodo tra due guerre mondiali&rdquo;.<\/p>\n<p> La mostra, secondo Sgarbi, &ldquo;offre un osservatorio privilegiato per cogliere il viraggio dal mito alla realt&agrave;, dall&rsquo;esigenza di ridurre la realt&agrave; a forma all&rsquo;esigenza di dare una forma alla realt&agrave;&rdquo;. Un viraggio che, come acutamente aveva colto Renato Guttuso, &egrave; anche una ripetuta oscillazione: conosce entusiastiche scoperte e meditati ritorni. &ldquo;La questione essenziale per Sassu giovane era decidere la sua oscillazione tra mito e realt&agrave;, era vestire quei suoi uomini nudi&rdquo;, aveva scritto infatti Guttuso nel 1959 (nella presentazione della personale di Sassu, alla Galleria delle Ore, a Milano). &ldquo;Tutto il periodo &egrave; dominato in Sassu da quella oscillazione, tra la spinta verso una generalizzazione atemporale e la necessit&agrave; di parlare chiaro sulla vita e sulla realt&agrave;&rdquo;. Questa &egrave; la ragione per cui gli Uomini rossi poi &ldquo;vestono i panni dei ciclisti, calzano le scarpette dei pugili, oziano vestiti in giacchetta e cravatta nei caff&egrave; milanesi o parigini&rdquo;. Per poi tornare, per&ograve;, ad abbandonare gli abiti del tempo storico e affrontare, di nuovo nudi, battaglie fuori del tempo. Che non sono altro che il racconto della nostra quotidiana battaglia contro il nulla. Il nostro tentativo di scalfire l&rsquo;eternit&agrave; con la nostra presenza breve.<\/p>\n<p> Sassu &egrave; stato un artista estremamente precoce. Scoperto da Marinetti, espone a soli sedici anni alla Biennale di Venezia, nella sala riservata ai Futuristi. Il dipinto I costruttori, del 1929, che apre la mostra, risente ancora della lettura futurista della realt&agrave;, per la sintesi rigorosa delle forme e la geometrizzazione spaziale che propone.<\/p>\n<p> Attraverso la splendida e composita saga degli &ldquo;Uomini rossi&rdquo; &ndash; rappresentata in mostra da un&rsquo;accurata selezione di Argonauti, Suonatori, Cavalieri, Giocatori di dadi &ndash; che esibiscono nella loro gioiosa nudit&agrave; il rifiuto del tempo storico, l&rsquo;artista approda, verso la fine degli anni trenta, alla messa a punto di quel linguaggio realista che segner&agrave; la sua adesione al movimento di Corrente: del quale &egrave; uno degli ispiratori e protagonisti. Esito ideale di questa ricerca &egrave; Il Grande Caff&egrave;, iniziato nel 1936, ma portato a termine solo nel 1939, dopo la lunga interruzione dovuta all&rsquo;arresto di Sassu, accusato di cospirazione. Il grande dipinto (141 x 200 cm) &egrave; emblematico dell&rsquo;approdo di Sassu a una scrittura del reale che rifiuta ormai sovrapposizioni formali.<\/p>\n<p> &ldquo;Quanto a me, ambirei di essere chiamato realista&rdquo;: aveva scritto l&rsquo;artista nel 1936, rispondendo a un referendum curato da Lamberto Vitali per la rivista &ldquo;Domus&rdquo;. Anche se il realismo di Sassu non si riduce mai a cronaca del vero e tenta spesso le strade del &ldquo;racconto di una possibilit&agrave; esemplare&rdquo;. Come accade nella splendida Sortita dei cavalieri veneti a Famagosta, del 1940, il grande dipinto che chiude la mostra, dove un episodio del 1571 (la battaglia davanti alla citt&agrave; cipriota di Famagosta, dominio di Venezia, stretta d&rsquo;assedio dai turchi) diventa pretesto per una battaglia che l&rsquo;artista vorrebbe contro i tiranni del suo tempo.<br \/> &ldquo;Nell&rsquo;attuale situazione postmoderna, accanto a Fetting, Paladino, Salom&eacute; e Cucchi, i dipinti di Sassu, proprio come quelli dei suoi amici di Corrente, costituiscono un modello inconfessato&rdquo;. Cos&igrave; Spies, sottolineando appassionatamente l&rsquo;attualit&agrave; della ricerca di Sassu, conclude il suo testo.<\/p>\n<p> La scelta di circoscrivere l&rsquo;esposizione alla pittura &ndash; Sassu fu anche un validissimo scultore, autore di numerose opere monumentali, come fu ceramista, illustratore, scenografo &ndash; risponde alla volont&agrave; di esplorare proprio l&rsquo;evoluzione del linguaggio dell&rsquo;artista, dalle forme del mito a quelle della realt&agrave;. Evoluzione che trova nella pittura le sue pagine pi&ugrave; indicative.<br \/> In mostra sono ordinati un&rsquo;ottantina di dipinti, provenienti da collezioni private, italiane e straniere, musei italiani e svizzeri. Il nucleo pi&ugrave; consistente, quasi quaranta dipinti, proviene dalla Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares, di Lugano, che conserva un corpus di oltre trecentocinquanta opere di Sassu.<\/p>\n<p> La mostra &egrave; curata da Giuseppe Bonini e Vittorio Sgarbi. Gli apparati scientifici sono a cura di Giuseppe Bonini e Barbara Oteri.<br \/> Il catalogo, edito da Skira, contiene testi di Giulio Carlo Argan, Giuseppe Bonini, Fabio Magalhaes, Vittorio Sgarbi e Werner Spies.<br \/> Organizzatore<br \/> Torcular, Milano &#8211; torcular@torcular.it<\/p>\n<p> Catalogo<br \/> Skira<\/p>\n<p> Testi critici<br \/> Giulio Carlo Argan, Giuseppe Bonini, Fabio Magalhaes, Vittorio Sgarbi, Werner Spies<\/p>\n<p> Realizzata in collaborazione con<br \/> Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares, Lugano<br \/> Studio-Archivio Sassu, Milano<\/p>\n<p> Biglietti<br \/> &euro; 9,00 intero &#8211; &euro; 7,00 ridotto &#8211; &euro; 4,50 ridotto speciale scuole &ndash; gratuito minori di 6 anni (il biglietto comprende l&rsquo;ingresso alla mostra Corrente: le parole della vita)<\/p>\n<p> Palazzo Reale<br \/> Piazza del Duomo 12<br \/> Milano<br \/> http:\/\/www.comune.milano.it\/palazzoreale\/<\/p>\n<p> Ufficio stampa<br \/> Ku.Ra &#8211; Rosi Fontana &#8211; tel 050 9711343 &#8211; info@rosifontana.it<br \/> Comune di Milano &#8211; Martina Liut &#8211; tel 02 88450150 &ndash; 56796<br \/> www.comune.milano.it<\/p>\n<p> <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Palazzo Reale 17 giugno &#8211; 07 settembre 2008 L&rsquo;Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dal 17 giugno al 7 settembre 2008, presenta a Palazzo Reale la mostra Aligi Sassu: dal mito alla realt&agrave;. 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