
{"id":41003,"date":"2014-04-17T22:22:57","date_gmt":"2014-04-17T20:22:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=41003"},"modified":"2014-04-17T22:22:57","modified_gmt":"2014-04-17T20:22:57","slug":"mostra-munari-politecnico-focus-a-con-a-b-con-c-museo-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/41003\/arte\/mostra-munari-politecnico-focus-a-con-a-b-con-c-museo-del-novecento.html","title":{"rendered":"MOSTRA \u201cMUNARI POLITECNICO\u201d \/\/ FOCUS \u201cA CON A, B CON C\u201d\/\/ MUSEO DEL NOVECENTO"},"content":{"rendered":"<div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"alignleft size-medium wp-image-41004\" height=\"236\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2014\/04\/11_B.Munari-Scultura-da-viaggio-1958-Edizione-Isetan-Tokyo-cartoncino-bicolore-cm-30x30.-Courtesy-Fondazione-J.Vodoz-e-B.Danese.-Foto-Roberto-Marossi-300x236.jpg\" title=\"11_B.Munari, Scultura da viaggio, 1958, Edizione Isetan Tokyo cartoncino bicolore, cm 30x30. Courtesy Fondazione J.Vodoz e B.Danese. Foto Roberto Marossi\" width=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2014\/04\/11_B.Munari-Scultura-da-viaggio-1958-Edizione-Isetan-Tokyo-cartoncino-bicolore-cm-30x30.-Courtesy-Fondazione-J.Vodoz-e-B.Danese.-Foto-Roberto-Marossi-300x236.jpg 300w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2014\/04\/11_B.Munari-Scultura-da-viaggio-1958-Edizione-Isetan-Tokyo-cartoncino-bicolore-cm-30x30.-Courtesy-Fondazione-J.Vodoz-e-B.Danese.-Foto-Roberto-Marossi.jpg 427w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>&nbsp;<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"alignleft size-medium wp-image-41005\" height=\"300\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2014\/04\/04-B.Munari-Negativo-positivo-1953-olio-su-tavola-100x100.-Courtesy-Fondazione-J.Vodoz-e-B.Danese.-Foto-Roberto-Marossi-235x300.jpg\" title=\"04  B.Munari, Negativo-positivo, 1953, olio su tavola, 100x100. 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Prima della&nbsp;<\/div>\n<div>gra\ufb01ca, del design, della pedagogia, dell&rsquo;editoria l&rsquo;arte guidava il genio&nbsp;<\/div>\n<div>creatore di questo autore. La mostra &ldquo;Munari politecnico&rdquo; &egrave; un racconto di un&nbsp;<\/div>\n<div>artista poliedrico e del suo ruolo nell&rsquo;arte italiana ed europea nel corso del&nbsp;<\/div>\n<div>Novecento e dei rapporti che lo hanno portato ad essere un protagonista&nbsp;<\/div>\n<div>eclettico di numerosi movimenti artistici.&nbsp;<\/div>\n<div>La mostra indaga la voracit&agrave; intellettuale di Munari e il conseguente sfogo&nbsp;<\/div>\n<div>espressivo, sceglie le arti visive che avevano nel metodo dell&rsquo;artista un&nbsp;<\/div>\n<div>primato generativo e una tensione ad inglobare ri\ufb02essioni capaci di&nbsp;<\/div>\n<div>trasformare una scelta linguistica e plastica in un&rsquo;idea progettuale. Munari&nbsp;<\/div>\n<div>utilizzava pittura, scultura, collage, installazioni luminose, opere su carta e&nbsp;<\/div>\n<div>sperimentazioni tecniche per spingere la propria ricerca artistica in territori&nbsp;<\/div>\n<div>di con\ufb01ne. Campi che successivamente avrebbero trovato un compimento&nbsp;<\/div>\n<div>nella cultura progettuale. L&rsquo;arte era un ponte per raggiungere altri approdi.<\/div>\n<div>Le opere in mostra provengono in gran parte dalla collezione di Bruno&nbsp;<\/div>\n<div>Danese e Jacqueline Vodoz che nella duplice veste di amici ed esperti d&rsquo;arte&nbsp;<\/div>\n<div>ma pure di editori e industriali per decenni hanno sostenuto e spinto Munari&nbsp;<\/div>\n<div>a sperimentare linguaggi. Questa mostra a!erma, al di l&agrave; della volont&agrave; dello&nbsp;<\/div>\n<div>stesso Munari (si de\ufb01niva anti-specialista), il suo posto nell&rsquo;arte del&nbsp;<\/div>\n<div>Novecento, il suo ruolo di antesignano e sperimentatore. I primi mobiles (&ldquo;le&nbsp;<\/div>\n<div>macchine inutili&rdquo;, dal 1932), l&rsquo;idea che il quadro e il muro insieme creassero lo&nbsp;<\/div>\n<div>spazio dell&rsquo;opera (&ldquo;i negativi-positivi&rdquo;, dal 1949), l&rsquo;idea che la tecnologia&nbsp;<\/div>\n<div>contemporanea all&rsquo;artista andasse conservata (&ldquo;i fossili del 2000&rdquo;, dal 1959),&nbsp;<\/div>\n<div>l&rsquo;idea che l&rsquo;arte si potesse anche piegare e portare con s&eacute; ovunque (&ldquo;le&nbsp;<\/div>\n<div>sculture da viaggio&rdquo;, dal 1958), l&rsquo;idea che la scrittura potesse diventare&nbsp;<\/div>\n<div>racconto artistico (&ldquo;le scritture illeggibili&rdquo;, dal 1947), l&rsquo;idea che le macchine, se&nbsp;<\/div>\n<div>accese dall&rsquo;artista, potessero produrre arte (&ldquo;le proiezioni dirette&rdquo;, dal 1951, le&nbsp;<\/div>\n<div>&ldquo;xerogra\ufb01e&rdquo;, dal 1964) sono solo alcuni esempi. Svelare Munari artista &egrave; il&nbsp;<\/div>\n<div>compito di questa mostra che idealmente prosegue quella che nel 1996 fu&nbsp;<\/div>\n<div>allestita nelle sale della Fondazione Vodoz-Danese di Milano, rileggendo la&nbsp;<\/div>\n<div>collezione e integrandola. Le prime quattro sezioni della mostra sono&nbsp;<\/div>\n<div>dedicate rispettivamente ai giovanili approcci artistici di Munari con il&nbsp;<\/div>\n<div>disegno, il collage e il secondo Futurismo; al suo rapporto con la ricerca&nbsp;<\/div>\n<div>scienti\ufb01ca come ancella e supporto di trovate plastiche e soluzioni&nbsp;<\/div>\n<div>linguistiche nonch&eacute; come elemento attivatore di funzioni creative; all&rsquo;arte&nbsp;<\/div>\n<div>\n<div>come matrice generativa e produttiva; alla produzione artistica durante la&nbsp;<\/div>\n<div>militanza nei diversi movimenti artistici novecenteschi come appunto l&rsquo;arte&nbsp;<\/div>\n<div>concreta, l&rsquo;arte cinetica e programmata, l&rsquo;astrattismo, l&rsquo;optical, gli esperimenti&nbsp;<\/div>\n<div>di video proiezioni. Una quinta sezione che corre lungo il percorso della&nbsp;<\/div>\n<div>mostra mette in dialogo le opere di Munari con altre delle collezioni civiche&nbsp;<\/div>\n<div>del Museo del Novecento e dell&rsquo;ISISUF &#8211; Istituto internazionale di studi sul&nbsp;<\/div>\n<div>futurismo che Munari contribu&igrave; a fondare con Carlo Belloli. Queste opere&nbsp;<\/div>\n<div>vivono di corrispondenze e in\ufb02uenze perch&eacute; sono state citate da Munari nei&nbsp;<\/div>\n<div>suoi libri come quelle di Mary Vieira, Victor Vasarely e Carlo Belloli, perch&eacute;&nbsp;<\/div>\n<div>appartengono ad autori che hanno esposto con lui come Enzo Mari, Max Bill,&nbsp;<\/div>\n<div>Franco Grignani e Max Huber, oppure si legano ad artisti che lo&nbsp;<\/div>\n<div>frequentavano come Paolo Scheggi, Arturo Bonfanti, Marina Apollonio e&nbsp;<\/div>\n<div>Getulio Alviani, oppure che condividevano momenti originari come nel caso&nbsp;<\/div>\n<div>di Gillo Dor\ufb02es prima e di Gabriele De Vecchi e Giovanni Anceschi poi,&nbsp;<\/div>\n<div>in\ufb01ne \ufb01gure che a Munari devono idealmente per capacit&agrave; e ispirazione,&nbsp;<\/div>\n<div>come Giulio Paolini. Le opere di questa sezione discutono, oggi come allora,&nbsp;<\/div>\n<div>con Munari.<\/div>\n<div>Accanto alla mostra principale un focus &egrave; dedicato a una raccolta di&nbsp;<\/div>\n<div>fotogra\ufb01e, in parte inedite, scattate da Ada Ardessi e Atto Belloli Ardessi che&nbsp;<\/div>\n<div>per decenni hanno lavorato a stretto contatto con Munari testimoniando tutti&nbsp;<\/div>\n<div>i momenti fondamentali della vicenda professionale e umana dell&rsquo;autore. Il&nbsp;<\/div>\n<div>focus s&rsquo;intitola &ldquo;A con A, B con C&rdquo; ed evoca non solo l&rsquo;opera &ldquo;Acon&agrave;-biconb&igrave;&rdquo;&nbsp;<\/div>\n<div>(presente in collezione al Museo del Novecento) ma gioca con le iniziali di&nbsp;<\/div>\n<div>nomi e cognomi di questi protagonisti pubblici e privati della vita di Munari&nbsp;<\/div>\n<div>artista e perno di una comunit&agrave;. Le fotogra\ufb01e in mostra restituiscono la&nbsp;<\/div>\n<div>complessit&agrave; umana di Munari e scal\ufb01scono lo stereotipo iconico che &egrave; stato&nbsp;<\/div>\n<div>assegnato all&rsquo;artista.<\/div>\n<div>La mostra non ha un catalogo ma nel corso del suo svolgimento il curatore&nbsp;<\/div>\n<div>raccoglier&agrave; testimonianze, interviste e saggi di personalit&agrave; che l&rsquo;hanno&nbsp;<\/div>\n<div>incontrato o che con lui hanno lavorato e contributi di studiosi che si sono&nbsp;<\/div>\n<div>concentrati su Bruno Munari. L&rsquo;uscita di questa raccolta prevista per la \ufb01ne&nbsp;<\/div>\n<div>dell&rsquo;estate ha l&rsquo;ambizione di aggiungere una testimonianza viva e dialettica&nbsp;<\/div>\n<div>sulla \ufb01gura di Munari, artista e specialista.<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Museo del Novecento Milano 6 aprile &ndash; 7 settembre 2014 a cura di Marco Sammicheli allestimento e progetto gra\ufb01co di Paolo Giacomazzi &nbsp; Bruno Munari ha utilizzato l&rsquo;arte come primaria forma espressiva. Prima della&nbsp; gra\ufb01ca, del design, della pedagogia, dell&rsquo;editoria l&rsquo;arte guidava il genio&nbsp; creatore di questo autore. 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