
{"id":40213,"date":"2014-03-04T08:32:50","date_gmt":"2014-03-04T06:32:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=40213"},"modified":"2014-03-24T08:34:33","modified_gmt":"2014-03-24T06:34:33","slug":"depressione-perinatale-ne-soffre-1-mamma-lombarda-su-3-coinvolti-anche-i-papa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/40213\/medicina\/depressione-perinatale-ne-soffre-1-mamma-lombarda-su-3-coinvolti-anche-i-papa.html","title":{"rendered":"Depressione perinatale: ne soffre 1 mamma lombarda su 3. Coinvolti anche i pap\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"line-height: 21.299999237060547px; margin: 0px 0px 1.35em; color: rgb(68, 68, 68); font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 15px; text-align: justify;\"><span style=\"line-height: 19.8799991607666px; font-size: 14px;\">Formare gli operatori sanitari, individuare precocemente la patologia, promuoverne un trattamento tempestivo ed efficace, sensibilizzare la popolazione sul tema. Sono questi gli importanti obiettivi del&nbsp;<strong>progetto biennale &ldquo;Depressione in gravidanza e post partum: modello organizzativo in ambito clinico, assistenziale e riabilitativo&rdquo;, finanziato dalla Regione Lombardia<\/strong>, allo scopo di creare un modello organizzativo clinico-assistenziale di presa in carico della paziente con depressione perinatale. All&rsquo;interno del progetto,&nbsp;<strong>O.N.Da<\/strong>, da anni impegnata sul tema, ha svolto un&rsquo;<strong>indagine<\/strong>presentata oggi nelle sede della Regione, su&nbsp;<strong>502 donne e 500 uomini lombardi<\/strong>&nbsp;<strong>fra i 25 e i 55 anni<\/strong>, al fine di comprenderne le percezioni e i vissuti relativi a questa malattia.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 21.299999237060547px; margin: 0px 0px 1.35em; color: rgb(68, 68, 68); font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 15px; text-align: justify;\"><span style=\"line-height: 19.8799991607666px; font-size: 14px;\">La depressione post-partum &egrave; ritenuta dagli intervistati un disturbo grave, che pu&ograve; colpire la donna in seguito alla nascita di un figlio. Il&nbsp;<strong>20% delle partecipanti<\/strong>alla survey dichiara di aver&nbsp;<strong>ricevuto una diagnosi di depressione perinatale o pensa&nbsp;<\/strong>comunque<strong>di averne sofferto<\/strong>,&nbsp;<strong>in<\/strong>&nbsp;<strong>media<\/strong>&nbsp;all&rsquo;et&agrave; di&nbsp;<strong>31 anni<\/strong>&nbsp;e durante la<strong>prima gravidanza<\/strong>. Principali fattori di rischio riconosciuti dal campione sono il cambiamento di vita e le nuove responsabilit&agrave; della neomamma, gli squilibri ormonali, la fragilit&agrave; e debolezza emotiva, lo stress del parto e il sovraccarico di impegni. Tristezza, irritabilit&agrave;, senso di inadeguatezza e perdita di interesse sono i sentimenti provati pi&ugrave; di frequente dalle pazienti.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 21.299999237060547px; margin: 0px 0px 1.35em; color: rgb(68, 68, 68); font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 15px; text-align: justify;\"><span style=\"line-height: 19.8799991607666px; font-size: 14px;\">Nel complesso,&nbsp;<strong>i lombardi si reputano poco preparati<\/strong>&nbsp;<strong>su questa patologia<\/strong>: le fonti informative pi&ugrave; utilizzate sono l&rsquo;esperienza diretta o indiretta e il &ldquo;sentito dire&rdquo;, oltre a internet e alla stampa. Quasi il<strong>50% delle donne<\/strong>&nbsp;intervistate, finch&eacute; non si scontra con il problema,&nbsp;<strong>fatica a ipotizzare che le possa capitare davvero<\/strong>. Tra coloro che ne hanno sofferto,&nbsp;<strong>meno della met&agrave; ne ha parlato con un medico<\/strong>; chi invece lo ha fatto e ha ricevuto una diagnosi di depressione post-partum si &egrave; rivoltaprincipalmente al&nbsp;<strong>medico di famiglia (43%),&nbsp;<\/strong>in misura minore allo&nbsp;<strong>psicologo (22%)&nbsp;<\/strong>o al&nbsp;<strong>ginecologo (19%).<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 21.299999237060547px; margin: 0px 0px 1.35em; color: rgb(68, 68, 68); font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 15px; text-align: justify;\"><span style=\"line-height: 19.8799991607666px; font-size: 14px;\">Essenziali, per affrontare la malattia, sono soprattutto la vicinanza e il supporto dei familiari e del partner: dal punto di vista pratico, per far fronte alle attivit&agrave; quotidiane, ma anche su un piano emotivo, attraverso l&rsquo;ascolto e il sostegno psicologico. Gli&nbsp;<strong>uomini&nbsp;<\/strong>senza esperienza personale di depressione perinatale affermano che si sentirebbero coinvolti in prima persona nell&rsquo;affrontarla, ritenendola quasi un problema &ldquo;di coppia&rdquo; (72%); in realt&agrave;,&nbsp;<strong>solo il 50% di coloro che l&rsquo;hanno sperimentata si &egrave; per&ograve; sentito partecipe e in grado di supportare la propria compagna<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 21.299999237060547px; margin: 0px 0px 1.35em; color: rgb(68, 68, 68); font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 15px; text-align: justify;\"><span style=\"line-height: 19.8799991607666px; font-size: 14px;\"><em>&ldquo;Ogni anno, in Italia, la depressione perinatale colpisce tra le 55mila e le 80mila donne&rdquo;<\/em>, afferma&nbsp;<strong>Francesca Merzagora<\/strong>, Presidente di O.N.Da.&nbsp;<em>&ldquo;Le evidenze scientifiche mostrano che un disturbo dell&rsquo;umore, se diagnosticato in ritardo, pu&ograve; avere ripercussioni sulla neomamma e sul bambino.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 21.299999237060547px; margin: 0px 0px 1.35em; color: rgb(68, 68, 68); font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 15px; text-align: justify;\"><span style=\"line-height: 19.8799991607666px; font-size: 14px;\"><em>Secondo quanto emerso dalla ricerca, 1 genitore lombardo su 3 afferma di aver sofferto o che la propria partner ha sofferto di depressione post-partum, soprattutto in occasione del primo figlio.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 21.299999237060547px; margin: 0px 0px 1.35em; color: rgb(68, 68, 68); font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 15px; text-align: justify;\"><span style=\"line-height: 19.8799991607666px; font-size: 14px;\"><em>Il 53% di coloro che l&rsquo;hanno vissuta, tuttavia, non ne ha parlato con il proprio medico. Tra chi invece non ne ha mai avuto esperienza, solo 1 donna su 4 e 1 uomo su 10 si reputano in grado di riconoscere il disturbo. Sono dati che fanno riflettere e rendono necessario promuovere una maggiore informazione sulla malattia: come identificarla, a chi rivolgersi in caso di difficolt&agrave; e come affrontarla. Chi l&rsquo;ha sperimentata direttamente, oltre ai bisogni di natura pratica ed emotiva, evidenzia la necessit&agrave; che Istituzioni e Strutture Sanitarie attuino iniziative concrete. In questo contesto si colloca l&rsquo;iniziativa regionale che ci vede impegnati accanto all&rsquo;A.O. Fatebenefratelli di Milano e a Progetto Itaca, per supportare le madri in difficolt&agrave;, attraverso un&rsquo;assistenza domiciliare integrata, e i pap&agrave; mediante la creazione di gruppi di sostegno&rdquo;.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 21.299999237060547px; margin: 0px 0px 1.35em; color: rgb(68, 68, 68); font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 15px; text-align: justify;\"><span style=\"line-height: 19.8799991607666px; font-size: 14px;\"><em>&ldquo;In questi 10 anni abbiamo affrontato con grande successo il tema del riconoscimento dei fattori di rischio e dei fattori protettivi nel periodo perinatale&rdquo;,<\/em>dichiara&nbsp;<strong>Claudio Mencacci<\/strong>, Direttore del Dipartimento di Salute mentale e Neuroscienze dell&rsquo;A.O. Fatebenefratelli e Oftalmico e coordinatore scientifico del progetto.<em>&ldquo;Mancava per&ograve; una parte importante: andare dalle donne, avvicinarle alla possibilit&agrave; di avere riconoscimento e cura della propria sofferenza. Solo unendo queste due parti &egrave; possibile individuare le aree di maggiore sofferenza, di solitudine, di isolamento, nel quale alcune donne, nel periodo post partum, sono costrette. Un obiettivo oggi raggiunto grazie a questo progetto di ricerca indipendente, finanziato dalla Regione Lombardia, che sta consentendo a psichiatre, psicologhe e pediatre di recarsi direttamente a casa di donne che da poco hanno partorito, per dare conforto, attenzione e cura sia a loro che al loro bambino, per superare questo momento difficile. Una delle situazioni che aggravano la condizione depressiva &egrave; la difficolt&agrave; culturale e linguistica. Non a caso, molte donne coinvolte sono straniere, libanesi, cinesi, peruviane, o donne che hanno sposato uomini di altri Paesi e culture. &Egrave; importantissimo creare un clima di interazione e di comunicazione che permetta a tutti, mamme e pap&agrave;, l&rsquo;avvicinamento alle cure. Un progetto cos&igrave; straordinario dimostra che &egrave; possibile portare assistenza e servizi sul territorio, a domicilio, anche per queste problematiche, a donne che in seguito avranno certamente meno difficolt&agrave; ad utilizzare i servizi all&rsquo;interno delle strutture ambulatoriali o ospedaliere. Il progetto, che coinvolge anche i volontari del Progetto Itaca, comprende infine uno specifico settore dedicato agli uomini, ai padri, perch&eacute; il nostro obiettivo &egrave; rafforzare nel modo pi&ugrave; forte possibile tutta la famiglia&rdquo;.<\/em><\/span><span style=\"line-height: 19.8799991607666px; font-size: 14px;\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 21.299999237060547px; margin: 0px 0px 1.35em; color: rgb(68, 68, 68); font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 15px; text-align: justify;\"><span style=\"line-height: 19.8799991607666px; font-size: 14px;\"><em>&ldquo;Un team multidisciplinare che si avvicina alla mamma che soffre di depressione perinatale e alla famiglia per dare assistenza a domicilio: questa &egrave; l&rsquo;innovativit&agrave; del progetto che stiamo realizzando&rdquo;,&nbsp;<\/em>sostiene&nbsp;<strong>Luca Bernardo<\/strong>, Direttore del Dipartimento Materno-infantile dell&rsquo;A.O. Fatebenefratelli e Oftalmico e coordinatore scientifico del progetto.&nbsp;<em>&ldquo;L&rsquo;aiuto viene dato non solamente durante la permanenza in ospedale ma anche a casa, proprio nel momento in cui la neomamma ha pi&ugrave; bisogno. Un&rsquo;&eacute;quipe dedicata giunge a domicilio e, in particolare, un neonatologo pediatra pu&ograve; parlare con la mamma e visitare il bambino in senso olistico: dal punto di vista armonico, del movimento, della tonicit&agrave; e della suzione. Questa valutazione consente di dare alla mamma, che &egrave; in difficolt&agrave;, spesso anche grave, la serenit&agrave; di cui necessita durante lo straordinario ma, al tempo stesso, difficile percorso della maternit&agrave;. L&rsquo;obiettivo finale &egrave; di farle comprendere che questa situazione non &egrave; determinata dalla sua incapacit&agrave; o inadeguatezza al ruolo di madre e che &egrave; necessario affrontarla con l&rsquo;aiuto di professionisti dedicati. I problemi di comunicazione che a volte ci sono tra genitore e medico&nbsp;<\/em><\/span><em style=\"line-height: 19.8799991607666px; font-size: 14px;\">possono essere superati dal modello di presa in carico della paziente proposto dal progetto: un rapporto chiaro, diretto e intimo, come quello che pu&ograve; essere creato nell&rsquo;ambiente protetto e accogliente della casa, pu&ograve; dare alla mamma la tranquillit&agrave; necessaria per vivere pi&ugrave; serenamente questa fase della vita&rdquo;.<\/em><\/p>\n<div><em style=\"line-height: 19.8799991607666px; font-size: 14px;\"><br \/>\n\t<\/em><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Formare gli operatori sanitari, individuare precocemente la patologia, promuoverne un trattamento tempestivo ed efficace, sensibilizzare la popolazione sul tema. 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