
{"id":3915,"date":"2010-02-27T00:25:50","date_gmt":"2010-02-26T22:25:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=3915"},"modified":"2010-02-27T00:26:35","modified_gmt":"2010-02-26T22:26:35","slug":"da-braque-a-kandinsky-a-chagall-aime-maeght-e-i-suoi-artisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/3915\/arte\/da-braque-a-kandinsky-a-chagall-aime-maeght-e-i-suoi-artisti.html","title":{"rendered":"DA BRAQUE A KANDINSKY A CHAGALL  AIM\u00e9 Maeght e i suoi artisti"},"content":{"rendered":"<p><strong><font>Ferrara, <\/font><\/strong><\/p>\n<p><strong><font>Palazzo dei Diamanti, 28 febbraio &#8211; 2 giugno 2010<\/font><\/strong><\/p>\n<p> <font>Palazzo dei Diamanti dedica la mostra di primavera ad una figura chiave della scena artistica del secondo Novecento. Amico di maestri come Bonnard, Matisse, L&eacute;ger, Braque, Chagall, Mir&oacute;, Calder e Giacometti, Aim&eacute; Maeght fu un editore di fama e soprattutto il fondatore a Parigi di una delle gallerie pi&ugrave; innovative del secolo, nonch&eacute;, a Saint-Paul de Vence, della Fondazione Marguerite e Aim&eacute; Maeght, un tempio dedicato alla creazione artistica e un crocevia internazionale di pittori, scultori, scrittori, musicisti e intellettuali.<br \/> Aim&eacute; Maeght promosse l&#39;attivit&agrave; di maestri affermati e contribu&igrave; alla nascita di una nuova stagione della loro arte incoraggiandoli a utilizzare, oltre alla pittura, altri linguaggi. Nello stesso tempo si dimostr&ograve; attento alle ricerche delle generazioni pi&ugrave; giovani, dando prova di saper competere con le gallerie americane protagoniste del rinnovamento artistico del secondo dopoguerra. Inoltre, la sua instancabile attivit&agrave; di editore attrasse grandi personalit&agrave; del mondo artistico e intellettuale, dal cui confronto nacquero straordinarie creazioni collettive.<br \/> Per approfondire la conoscenza di questo affascinante capitolo della vita artistica e culturale del secondo dopoguerra, Ferrara Arte organizza la mostra <em>Da Braque a Kandinsky a Chagall. Aim&eacute; Maeght e i suoi artisti<\/em>, la prima in Italia dedicata alla Galleria Maeght e alle vicende che ne hanno segnato la storia.<em> <\/em>L&#39;esposizione, a cura di Tom&agrave;s Llorens e Boye Llorens, &egrave; anche l&#39;occasione per studiare un aspetto della storia dell&#39;arte del Novecento fino ad oggi poco indagato ma assolutamente fondamentale: il mercato dell&#39;arte e i suoi principali animatori, i mercanti e i galleristi.<br \/> Oltre cento opere, soprattutto dipinti, ma anche sculture, ceramiche, disegni, incisioni, fotografie d&#39;epoca e volumi illustrati delle Edizioni Maeght, permettono di ripercorre il ventennio d&#39;oro che va dall&#39;apertura della galleria parigina nel 1945 all&#39;inaugurazione della Fondazione nel 1964.<br \/> La rassegna<font color=\"#ff0000\"> <\/font>&egrave; suddivisa in sezioni tematiche, legate tra loro dai numeri della rivista <em>Derri&egrave;re le miroir<\/em>, le cui uscite accompagnavano ogni esposizione con funzione di catalogo, coniugando creazioni letterarie e litografie originali.<br \/> Il tema della prima sezione della mostra &egrave; l&#39;amicizia che univa Aim&eacute; e la moglie Marguerite ai propri artisti, un legame nutrito anche dalla sensibilit&agrave; e dall&#39;ospitalit&agrave; che la donna seppe sempre dimostrare loro. Ne sono testimonianza i ritratti di Marguerite realizzati da Matisse nel 1944 e da Giacometti nel 1961, due icone che ne esaltano l&#39;una il fascino della maturit&agrave;, l&#39;altra l&#39;autorevolezza dell&#39;et&agrave; avanzata, nonch&eacute; il bellissimo dipinto di Bonnard, <em>Fanciulla distesa <\/em>del 1921, che Marguerite custodiva nella propria camera.<br \/> Tramite la figlia di Matisse, Marguerite, nel 1945, Aim&eacute; conobbe Braque con il quale nacquero un&#39;amicizia profonda e uno scambio fecondissimo. Il mercante incoraggi&ograve; l&#39;artista a riaccostarsi alla litografia e acquist&ograve; la sua intera produzione, tra cui i grandi pannelli decorativi con motivi mitologici del 1931 e uno dei celebri <em>Ateliers<\/em> del 1950-51, considerati uno dei suoi vertici espressivi.<br \/> La terza sezione della rassegna &egrave; dedicata ad uno degli episodi che fecero pi&ugrave; scalpore nella storia della galleria, l&#39;esposizione <em>Le Surr&eacute;alisme en 1947<\/em> organizzata da Andr&eacute; Breton e Marcel Duchamp. Vengono riproposti il catalogo con la provocatoria copertina ideata da Duchamp, su cui &egrave; applicata una protesi di seno femminile in gomma, e la celebre tela <em>Superstizione &#8211; Serpente<\/em> di Mir&oacute;, una successione di motivi arcaicizzanti dipinti su una lunga striscia di tessuto.<br \/> In quell&#39;occasione Aim&eacute; inizi&ograve; a collaborare con Giacometti, che, anche grazie alle mostre della Galleria Maeght, divenne una delle figure pi&ugrave; rappresentative dell&#39;arte del dopoguerra. I bronzi riuniti nella quarta sezione della rassegna, tra i quali <em>La foresta<\/em> del 1950 e tre delle celebri <em>Femme de Venise<\/em> del 1956, sono rivelatori della capacit&agrave; dell&#39;artista svizzero di trasmettere, con un linguaggio inedito, il senso di precariet&agrave; dell&#39;esistenza umana.<br \/> Tra i grandi nomi che la Galleria Maeght rappresent&ograve; in esclusiva vi era anche Chagall. Aim&eacute; fu probabilmente affascinato dalla capacit&agrave; dell&#39;artista russo di esplorare tecniche diverse per dare forma al proprio mondo poetico: vedute parigine, il pittore con la tavolozza, coppie di amanti, galli fantastici, asini alati, violinisti e fiori provenzali sono i protagonisti delle ceramiche, delle incisioni, delle gouaches e dei dipinti presentati in mostra, tra cui il famoso <em>Sole giallo<\/em> del 1958.<br \/> A differenza della maggior parte delle gallerie dell&#39;epoca, che sostenevano un&#39;unica tendenza artistica, Maeght spazi&ograve; dall&#39;arte figurativa a quella astratta, seguendo una propria poetica personale e una ricerca instancabile della qualit&agrave;<font color=\"#0000ff\">. <\/font>&Egrave; con questo spirito che in mostra vengono accostate due personalit&agrave; molto diverse come Kandinsky e L&eacute;ger: del primo sono presentate sia opere della fase del Bauhaus, inconfondibili nell&#39;astrazione geometrica, sia un dipinto del periodo parigino, <em>Nodo rosso <\/em>del 1936, giocato sull&#39;armonia di linee e forme fluide; del secondo spicca il trittico <em>Grandi code di comete<\/em> del 1930, che evoca il movimento del corpo celeste, richiamando tanto la sfera dell&#39;immaginario quanto l&#39;ambito scientifico.<br \/> Segue una raffinata sezione dal titolo <em>Bianco e nero<\/em>, che rende omaggio alla sensibilit&agrave; di Maeght per le ricerche incentrate sull&#39;economia dei mezzi espressivi. Ne &egrave; un esempio emblematico il grande <em>Cespuglio<\/em> realizzato su carta da Matisse nel 1951, un&#39;immagine ad un tempo semplice e monumentale. Lo affiancano, per analogia, le litografie del pi&ugrave; giovane americano Ellsworth Kelly, ispirate al giardino di Saint-Paul de Vence, e una scultura mobile di Calder, <em>In piedi<\/em> del 1972, in sintonia per forza ed essenzialit&agrave; con il capolavoro di Matisse.<br \/> Calder era, assieme a Mir&oacute;, uno degli artisti pi&ugrave; vicini ad Aim&eacute;. Un legame confermato, tra l&#39;altro, dal dono di nozze che lo scultore fece a suo figlio Adrien, il bellissimo <em>Sommacco V<\/em> del 1953, presentato in mostra assieme ai due singolari uccelli modellati in fil di ferro. L&#39;amicizia con Mir&oacute; &egrave; a sua volta testimoniata dalla tecnica mista <em>Per i 70 anni di Aim&eacute;,<\/em> esposta assieme a gouaches e olii, tra i quali <em>Gioia di una fanciulla davanti al sole <\/em>del 1960, che rivela il rapporto dell&#39;artista catalano con le ricerche degli espressionisti astratti.<br \/> Nel giro di pochi anni la Galleria si era imposta come il principale punto di riferimento delle figure riconosciute come maestri del movimento moderno. Al contempo aveva scelto di rappresentare artisti meno noti, quali Pierre Tal-Coat e Bram van Velde, o talenti emergenti, come Kelly e Chillida, discostandosi ulteriormente, in questo, dall&#39;orientamento prevalente nelle gallerie dell&#39;epoca. Per tale ragione, la mostra propone un affascinante confronto generazionale, accostando opere di L&eacute;ger e Chillida che trovano una comune fonte d&#39;ispirazione negli elementi naturali: forme organiche per il primo, la terra per l&#39;artista basco.<br \/> La rassegna si chiude con un&#39;ampia sezione dedicata alla Fondazione, creata da Aim&eacute; e Marguerite in memoria del figlio Bernard morto prematuramente: una sorta di &quot;opera d&#39;arte totale&quot;, dove i diversi linguaggi espressivi dialogano tra loro. Una selezione di affascinanti foto storiche racconta la nascita e momenti della vita del complesso, che vide la stretta collaborazione dell&#39;architetto catalano Josep Llu&iacute;s Sert con Aim&eacute; e la sua cerchia di artisti, e le <em>Nuits de la Fondation Maeght<\/em>, animate dalla partecipazione di grandi nomi della musica e della danza contemporanea, da Duke Ellington a Karlheinz Stockhausen a Merce Cunningham. Accanto alle foto, a ricreare la straordinaria suggestione del luogo, vi sono i bozzetti di alcune delle sculture di Mir&oacute; che popolano il labirinto da lui realizzato nel giardino, capolavori di Giacometti come <em>Il cane<\/em> del 1957, <em>Donna in piedi I<\/em> e <em>Uomo che cammina I<\/em> del 1960 e la spettacolare scultura mobile di Calder <em>I tre soli gialli <\/em>del 1965.<br \/> <\/font><font><strong><\/p>\n<p> <font>DA BRAQUE A KANDINSKY A CHAGALL. AIM&eacute; Maeght e i suoi artisti<br \/> <\/font><\/strong><br \/> <strong><font>La mostra, a cura di Tom&agrave;s Llorens e Boye Llorens, &egrave; organizzata da Ferrara Arte, in collaborazione con le Gallerie d&#39;Arte Moderna e Contemporanea, il Comune di Ferrara, la Provincia di Ferrara, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, la Cassa di Risparmio di Ferrara e Parsitalia Real Estate. <\/font><\/strong><\/font><font color=\"#ff6600\"><br \/> <\/font><font><br \/> <font>Orario: aperto tutti i giorni, feriali e festivi, luned&igrave; incluso, dalle 9.00 alle 19.00<br \/> Aperto anche Pasqua, Luned&igrave; dell&#39;Angelo, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno<\/p>\n<p> Ingresso: intero ? 10.00, ridotto ? 8.00, scuole ? 4.00<\/p>\n<p> Catalogo edito da Ferrara Arte Editore con testi di Tom&agrave;s Llorens, Boye Llorens e Chiara Vorrasi<\/p>\n<p> Call Center Ferrara Mostre e Musei: tel. 0532.244949, fax 0532.203064 e-mail: <a href=\"mailto:diamanti@comune.fe.it\">diamanti@comune.fe.it<\/a><br \/> <a href=\"http:\/\/www.palazzodiamanti.it\/\">www.palazzodiamanti.it<\/a> &nbsp;<\/p>\n<p> Ufficio stampa: Studio ESSECI &#8211; Sergio Campagnolo, tel. 049.663499 <a href=\"mailto:info@studioesseci.net\">info@studioesseci.net<\/a>, &nbsp;WS: <a href=\"http:\/\/www.studioesseci.net\/\">www.studioesseci.net<\/a> &nbsp;<br \/> <\/font><\/font><font><br \/> <\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 28 febbraio &#8211; 2 giugno 2010 Palazzo dei Diamanti dedica la mostra di primavera ad una figura chiave della scena artistica del secondo Novecento. 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