
{"id":35838,"date":"2013-10-16T01:17:59","date_gmt":"2013-10-15T23:17:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=35838"},"modified":"2013-10-16T01:17:59","modified_gmt":"2013-10-15T23:17:59","slug":"stop-waste-now-rapporto-2013-sullo-spreco-domestico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/35838\/enogastronomia\/stop-waste-now-rapporto-2013-sullo-spreco-domestico.html","title":{"rendered":"\u201cSTOP WASTE NOW\u201d RAPPORTO 2013 SULLO SPRECO DOMESTICO."},"content":{"rendered":"<div>Ogni anno lo spreco domestico costa agli italiani 8,7 miliardi di euro: una cifra vertiginosa, che deriva&nbsp;<\/div>\n<div>dallo spreco settimanale medio di circa 213 grammi di cibo gettato &#8211; perch&eacute; considerato non pi&ugrave; edibile &#8211; al costo di&nbsp;<\/div>\n<div>7,06 euro settimanali a famiglia. Sono dati del Rapporto 2013 sullo spreco domestico realizzato da Knowledge for&nbsp;<\/div>\n<div>EXPO, il nuovo Osservatorio di SWG e Last Minute Market, con l&rsquo;apporto dell&rsquo;Osservatorio nazionale sugli sprechi&nbsp;<\/div>\n<div>Waste Watcher. Non &egrave; un caso che l&rsquo;indagine &#8211; per la cura scientifica del presidente di Last Minute Market Andrea&nbsp;<\/div>\n<div>Segr&egrave; con il presidente di SWG Maurizio Pessato e l&rsquo;esperto statistico di Waste Watcher Furio Camillo &#8211; si sia&nbsp;<\/div>\n<div>concentrata sullo spreco domestico, ovvero in quel &ldquo;circolo velenoso&rdquo; che gravita fra il frigorifero e la pattumiera di casa,&nbsp;<\/div>\n<div>dove &egrave; piuttosto difficile indagare a proporre soluzioni concrete per ridurre o meglio prevenire gli sprechi domestici: infatti&nbsp;<\/div>\n<div>il monitoraggio incrociato fra spreco domestico e spreco nella filiera agro-alimentare (aziende agricole, industria&nbsp;<\/div>\n<div>alimentare, piccola e grande distribuzione, mercati all&rsquo;ingrosso, ristorazione collettiva), condotto in questi mesi da Waste&nbsp;<\/div>\n<div>Watcher e da Last Minute Market, permette di affermare che lo spreco alimentare domestico gioca la parte del&nbsp;<\/div>\n<div>leone, contando per lo 0,5 % del Pil.&nbsp;<\/div>\n<div>Ciononostante, il Rapporto 2013 sullo spreco Domestico ha rilevato una controtendenza importante nella&nbsp;<\/div>\n<div>sensibilit&agrave; e nell&rsquo;attenzione degli italiani intorno al tema degli sprechi. Infatti, il 90% degli italiani considera molto o&nbsp;<\/div>\n<div>abbastanza grave lo spreco alimentare, il 78% si dichiara preoccupato da questo problema, e l&rsquo;89% degli italiani&nbsp;<\/div>\n<div>vorrebbe ricevere maggiore informazione sulle conseguenze dello spreco e sui sistemi utili a ridurlo. E ancora: il 57%&nbsp;<\/div>\n<div>degli italiani dichiara di gettare &ldquo;quasi mai&rdquo; gli avanzi e il cibo non piu&#39; buono, il 27% meno di una volta alla settimana, il&nbsp;<\/div>\n<div>14% almeno una volta a settimana, il 55% dichiara di riutilizzarlo, mentre il 34% lo getta nella spazzatura e il 7% lo usa&nbsp;<\/div>\n<div>per gli animali. Le incidenze per regione di residenza riflettono alcune differenze significative: in Campania solo il 47%&nbsp;<\/div>\n<div>non getta via cibo quasi mai, mentre in Liguria (68%) Sardegna (66%) e Lombardia (62%) tali percentuali risultano&nbsp;<\/div>\n<div>superiori al valore medio complessivo, indicando una tendenza a gettare via cibo inferiore alle altre Regioni. Se fra gli&nbsp;<\/div>\n<div>alimenti &#39;freschi&#39; o non cotti gettati dagli italiani primeggiano frutta (51,2%) e verdura (41,2%), formaggi (30,3%) e pane&nbsp;<\/div>\n<div>fresco (27,8%), seguiti da pane fresco (27,8%), latte (25,2%), yogurt (24,5%) e salumi (24,4%), le percentuali calano&nbsp;<\/div>\n<div>considerevolmente quando si tratta di cibi cotti: in questo caso gli italiani buttano soprattutto la pasta (9,1%) i cibi pronti&nbsp;<\/div>\n<div>(7,9%) e precotti (7,7%).&nbsp;<\/div>\n<div>Contestualmente, aumenta la sensibilit&agrave; degli italiani alla questione ambientale: il 72% degli intervistati di&nbsp;<\/div>\n<div>un&rsquo;indagine di SWG &#8211; Knowledge for EXPO ritiene che lo sviluppo economico e l&#39;occupazione debbano passare dalla&nbsp;<\/div>\n<div>tutela dell&#39;ambiente (nel 2007 la percentuale era del 57%) e solo il 28% degli italiani giudica allarmistici gli allarmi&nbsp;<\/div>\n<div>lanciati sulla questione ambientale (si trattava del 35% nel 2007). L&rsquo;81% degli intervistati valuta che il singolo individuo&nbsp;<\/div>\n<div>sia in grado &#8211; con le sue azioni quotidiane &ndash; di contribuire alla salvaguardia dell&#39;ambiente e della natura, ma solo il 18%&nbsp;<\/div>\n<div>ritiene che le persone si impegnino veramente per tutelare l&#39;ambiente e la natura.&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>GLI SPRECO-TIPI ITALIANI: GETTIAMO SETTIMANALMENTE DAI 4,81 AI 13 EURO PER FAMIGLIA&nbsp;<\/div>\n<div>Knowledge for EXPO e Waste Watcher indagano innanzitutto le cause degli sprechi, per progettare e&nbsp;<\/div>\n<div>promuovere policies di comportamento efficaci a favorire la riduzione concreta dello spreco alimentare: in&nbsp;<\/div>\n<div>questa direzione, il rapporto ha prodotto una segmentazione di 9 spreco-tipi italiani, individuati secondo motivazioni&nbsp;<\/div>\n<div>che gli intervistati hanno indicato come cause primarie nella pratica del &ldquo;buttare via del cibo&rdquo;. Fra queste cause&nbsp;<\/div>\n<div>primeggia la motivazione per cui il cibo &ldquo;aveva fatto la muffa&rdquo; (38,94%) o &ldquo;era scaduto&rdquo; (32,31%), o &ldquo;era andato a male&nbsp;<\/div>\n<div>fuori dal frigo nel caso di frutta e verdura&rdquo; (26,69%), o ancora perch&eacute; &ldquo;l&rsquo;odore o il sapore non sembravano buoni&rdquo;&nbsp;<\/div>\n<div>(25,58%). In misura sensibilmente inferiore sono state indicate cause come &ldquo;l&rsquo;aver cucinato troppo cibo&rdquo; (13,29%), l&rsquo;&nbsp;<\/div>\n<div>&ldquo;aver calcolato male gli acquisti&rdquo; (13,15%), o addirittura motivazioni pi&ugrave; &ldquo;capricciose&rdquo; come l&rsquo;aver acquistato &ldquo;cose che&nbsp;<\/div>\n<div>non piacevano&rdquo; (6,61%).&nbsp;<\/div>\n<div>Il questionario proponeva 14 diverse possibili cause e ciascun rispondente poteva segnalarne anche pi&ugrave; di una.&nbsp;<\/div>\n<div>A partire dalle combinazioni delle possibili cause dello spreco, cos&igrave; come sono state generate dall&rsquo;insieme dei&nbsp;<\/div>\n<div>rispondenti, &egrave; stato possibile individuare 9 tipologie &ldquo;naturali&rdquo;, 9 spreco-tipi risultanti da un algoritmo di&nbsp;<\/div>\n<div>clustering, in cui sono raggruppati gli individui che hanno indicato la stessa combinazione di possibili cause.&nbsp;<\/div>\n<div>Ogni Spreco-tipo &egrave; stato rappresentato utilizzando la tecnica del clouding: ciascuna tipologia &egrave; quindi descritta&nbsp;<\/div>\n<div>mediante una nuvola delle cause dello spreco che la connota e la grandezza del testo &egrave; proporzionale al risultato di uno&nbsp;<\/div>\n<div>specifico test di significativit&agrave; statistica. E in ogni nuvola le parole scritte &ldquo;alla rovescio&rdquo; individuano le caratteristiche&nbsp;<\/div>\n<div>negativamente caratterizzanti. In linea con il trend generale del Rapporto, risulta significativo che il 35% appartenga alla categoria meno sprecona, il &ldquo;sensoriale che getta solo se costretto&rdquo;. Questo spreco-tipo di&nbsp;<\/div>\n<div>italiani getta in media solo 4.81 euro settimanali per nucleo familiare, e ritiene che &ldquo;la quantit&agrave; di cibo&nbsp;<\/div>\n<div>giornalmente buttato rappresenti per il pianeta un problema molto grave&rdquo;. Questi italiani gettano via solo &ldquo;se&nbsp;<\/div>\n<div>costretti&rdquo; da una oggettiva non fruibilit&agrave; dei cibi in questione. Non si tratta dunque di italiani che cucinano troppo (sono&nbsp;<\/div>\n<div>molto decisi nel dirci no a tale possibile causa), n&eacute; imputano alla grandezza delle confezioni lo spreco da loro generato.&nbsp;<\/div>\n<div>Altri tre spreco-tipi si collocano al di sotto della media dei 7,06 euro di costo-spreco settimanale per famiglia.&nbsp;<\/div>\n<div>C&rsquo;e&rsquo; innanzitutto l&rsquo; &ldquo;ignaro un po&rsquo; marginale&rdquo; (6,01%). &Egrave; un gruppo di italiani che non conosce le cause dello spreco,&nbsp;<\/div>\n<div>probabilmente vive in una condizione piuttosto marginale. &Egrave; uno spreco-tipo che non sa rispondere a buona parte&nbsp;<\/div>\n<div>dell&rsquo;indagine SWG sugli orientamenti ed &egrave; emblematica l&rsquo;assenza sostanziale di opinioni. Il titolo di studio pi&ugrave; diffuso in&nbsp;<\/div>\n<div>questo gruppo &egrave; la media inferiore, gli intervistati dichiarano di ignorare la differenza tra la data di scadenza di un cibo e&nbsp;<\/div>\n<div>la dicitura &#39;&#8230;da consumarsi preferibilmente entro..&#39;, e di essere disinteressati alle discussioni politiche. L&rsquo;et&agrave; &egrave;&nbsp;<\/div>\n<div>leggermente pi&ugrave; anziana ma non sembra una chiara determinante della tipologia.&nbsp;<\/div>\n<div>E ci sono poi il &ldquo;nostalgico autoisolato, arreso ma senza cause precise&rdquo; (5,21%) e il &ldquo;cliente della spesa grande,&nbsp;<\/div>\n<div>ma tifoso del fresh&rdquo; (15,22%): due spreco-tipi che gettano settimanalmente 5,06 euro e 6,97 euro per nucleo familiare.&nbsp;<\/div>\n<div>La seconda tipologia si sviluppa fra lavoro e casa nelle periferie delle citt&agrave; del nord con uno stile di acquisto legato alla&nbsp;<\/div>\n<div>grande distribuzione, della quale lamentano una scarsa capacit&agrave; di conservare frutta e verdura. Questo Spreco-tipo&nbsp;<\/div>\n<div>sembra un ottimo consumatore di prodotti freschi, di localit&agrave; vicine, &egrave; sensibile notevolmente ai temi di una sana&nbsp;<\/div>\n<div>alimentazione sostenibile, nonch&eacute; pi&ugrave; genericamente ai tempi ambientalisti. Lo stile di alimentazione &egrave; caratterizzato&nbsp;<\/div>\n<div>dalla voglia di cibi freschi (tanta frutta e tanta verdura comunque), ma il bilancio di tempo li porta invece a non poter&nbsp;<\/div>\n<div>approvvigionarsi nella piccola bottega di quartiere.&nbsp;<\/div>\n<div>Al di sopra della media dei 7,06 euro di costo-spreco settimanale per famiglia si collocano 5 spreco-tipi: il&nbsp;<\/div>\n<div>&ldquo;fanatico del cotto e mangiato&rdquo;, il &ldquo;cuoco esagerato&rdquo;, &ldquo;l&rsquo;illuso del packaging&rdquo;, &ldquo;lo sperimentatore deluso&rdquo; e&nbsp;<\/div>\n<div>&ldquo;l&rsquo;accumulatore ossessionato&rdquo;. Si tratta di gruppi di italiani caratterizzati comunque un valore dello spreco che tocca&nbsp;<\/div>\n<div>punte di quasi 13 euro alla settimana (&egrave; il caso di dell&rsquo;Accumulatore Ossessionato). Se ai 5 Spreco-tipi del box sopra si&nbsp;<\/div>\n<div>aggiunge la tipologia precedente &ldquo;dei tifosi del fresh&rdquo;, con uno spreco medio simile a quello globale, si raggiunge una&nbsp;<\/div>\n<div>percentuale della popolazione italiana ragguardevole, ossia il 54% circa. Si tratta di italiani che in generale mostrano un&nbsp;<\/div>\n<div>tenore di vita medio-alto, con declinazioni del tempo, dello stile di vita, delle propensioni valoriali differenti, ma che&nbsp;<\/div>\n<div>denotano un livello di capacit&agrave; di reazione importante a eventuali azioni politiche di supporto alla riduzione degli sprechi.&nbsp;<\/div>\n<div>Tecnologia della conservazione, consigli per approvvigionamento e consumo migliore, packaging intelligente, possono&nbsp;<\/div>\n<div>sicuramente muovere l&rsquo;attenzione di questi segmenti poich&eacute; quelli pi&ugrave; marginali della popolazione, come visto, sono gi&agrave;&nbsp;<\/div>\n<div>a livelli minimi di spreco.&nbsp;<\/div>\n<div>Ma qui emerge la contraddizione di fondo: pi&ugrave; elevata &egrave; la partecipazione a modalit&agrave; attive e moderne di vita&nbsp;<\/div>\n<div>sociale e maggiore sembra &ldquo;il rischio&rdquo; di generare spreco. La relazione tra spreco medio e spesa media &egrave; infatti&nbsp;<\/div>\n<div>positiva: all&rsquo;aumentare della spesa aumenta la quantit&agrave; di spreco generato. Stessa cosa accade per il numero di&nbsp;<\/div>\n<div>componenti della famiglia, con un&rsquo;intensit&agrave; della relazione per&ograve; pi&ugrave; bassa. Fa aumentare lo spreco anche l&rsquo;aumentare&nbsp;<\/div>\n<div>della quota degli acquisti di cibo pronto, consumato al bar e al ristorante. La relazione &egrave; negativa invece con l&rsquo;et&agrave;: pi&ugrave; si&nbsp;<\/div>\n<div>invecchia meno si spreca. La relazione tra lo spreco pro-capite e la spesa per consumi (entrambe settimanali)&nbsp;<\/div>\n<div>rileva che a livelli di spesa pari a 100 euro corrisponde uno spreco pro-capite di poco pi&ugrave; di 1,5 euro.&nbsp;<\/div>\n<div>All&rsquo;aumentare della spesa, aumenta lo spreco pro-capite, con un&rsquo;elasticit&agrave; via via crescente fino ad arrivare ad&nbsp;<\/div>\n<div>un punto di &ldquo;saturazione&rdquo;, corrispondente circa ai 350 euro di spesa media settimanale; oltre tale soglia lo spreco&nbsp;<\/div>\n<div>diventa costante e indipendente dall&rsquo;incremento della spesa, ovvero verosimilmente del reddito. Ne deriva che una&nbsp;<\/div>\n<div>politica di redistribuzione del reddito potrebbe sostenere la riduzione dello spreco tra le fasce pi&ugrave; abbienti, ma allo stesso&nbsp;<\/div>\n<div>tempo favorirne l&rsquo;aumento tra le classi pi&ugrave; povere che, con una maggiore disponibilit&agrave; di reddito, potrebbero iniziare a&nbsp;<\/div>\n<div>&ldquo;sprecare&rdquo;, forse in quantit&agrave; ridotte perch&eacute; coscienti, attenti e praticanti da sempre la non-generazione dello spreco.&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>IDENTIKIT DELLO SPRECO E DEGLI &ldquo;SPRECONI&rdquo;&nbsp;<\/div>\n<div>Nella fascia di coloro che dichiarano di sprecare molto, rispetto allo stile di vita troviamo una maggiore&nbsp;<\/div>\n<div>incidenza degli indicatori di un elevato stato di benessere: si tratta di coloro che vanno ai concerti, al cinema, a&nbsp;<\/div>\n<div>teatro e in palestra, sono sempre connessi ad internet e vanno in ferie almeno tre settimane all&rsquo;anno. Rispetto ai comportamenti pi&ugrave; direttamente legati al processo di acquisto e gestione del cibo si trovano coloro che hanno frigo e&nbsp;<\/div>\n<div>dispensa troppo forniti, non conoscono il significato corretto del &ldquo;preferibilmente entro&rdquo;, non si occupano personalmente&nbsp;<\/div>\n<div>di fare la spesa e di gestire le dispense di cibo, che acquistano prodotti non in stagione, che solo qualche volta&nbsp;<\/div>\n<div>preparano la lista della spesa e che approfittano delle offerte commerciali. La fascia &lsquo;sprecona&rsquo; &egrave; composta con&nbsp;<\/div>\n<div>maggiore incidenza da maschi, cittadini di situazione economica medio-alta, giovani, studenti, con intolleranze al glutine&nbsp;<\/div>\n<div>o allergie, occupati professionalmente, del Sud, con titolo di studio elevato e residenti in un grande comune.&nbsp;<\/div>\n<div>Viceversa per la fascia bassa della distribuzione della quantit&agrave; sprecata di cibo, in cui troviamo soprattutto anziani,&nbsp;<\/div>\n<div>femmine, intervistati con coniuge in pensione, del Nord Est, in pensione, casalinghe, senza figli, con bassa scolarit&agrave;. Gli&nbsp;<\/div>\n<div>intervistati di questa fascia non praticano sport, non vanno al cinema e a teatro, si connettono poco frequentemente ad&nbsp;<\/div>\n<div>internet, ascoltano poco la radio, vanno a messa tutte le domeniche , non leggono mai i quotidiani e fanno poche ferie.&nbsp;<\/div>\n<div>Pi&ugrave; strettamente connesso ai comportamenti domestici, si caratterizzano coloro che riutilizzano gli alimenti scaduti, dopo&nbsp;<\/div>\n<div>averli controllati, conoscono il significato delle diciture &ldquo;entro&rdquo; e &ldquo;preferibilmente entro&rdquo;, preparano sempre una lista della&nbsp;<\/div>\n<div>spesa, si occupano personalmente di gestire le scorte e di cucinare.&nbsp;<\/div>\n<div>Nella fascia alta di coloro che sprecano emergono quelli che hanno difficolt&agrave; nella gestione della vita di tutti i&nbsp;<\/div>\n<div>giorni: &egrave; difficile la gestione dei figli (dalla mera gestione di quando sono piccoli a quella dei rapporti e nell&rsquo;affrontare le&nbsp;<\/div>\n<div>loro difficolt&agrave; scolastiche quando sono pi&ugrave; grandi). Un altro orientamento che emerge &egrave; quello dell&rsquo;ottimismo, sia&nbsp;<\/div>\n<div>rispetto all&rsquo;indirizzo della propria vita e alla situazione economica propria e del Paese e di fiducia nei giovani. E infine&nbsp;<\/div>\n<div>coloro dall&rsquo;orientamento liberista: la cultura non deve ricevere finanziamenti pubblici, servizi migliori se scuola, sanit&agrave; e&nbsp;<\/div>\n<div>trasporti fossero dati ai privati, intervento dello stato troppo forte, s&igrave; alla globalizzazione. In questa fascia, rispetto al&nbsp;<\/div>\n<div>tema spreco la percezione &egrave; che la quantit&agrave; di cibo scartata sia aumentata negli ultimi due anni, ma che comunque il&nbsp;<\/div>\n<div>cibo buttato sia poco e che quindi non si tratti di un fenomeno preoccupante.&nbsp;<\/div>\n<div>Fra coloro che generano quantit&agrave; relativamente minori di spreco, rientra chi dichiara di non avere alcuna&nbsp;<\/div>\n<div>difficolt&agrave; nella gestione dei figli. L&rsquo;orientamento politico &egrave; quello a favore del pubblico: un forte intervento dello&nbsp;<\/div>\n<div>stato pu&ograve; garantire un maggior impulso, bisogna investire nella cultura e non deve essere favorita una maggiore&nbsp;<\/div>\n<div>presenza della scuola privata. C&rsquo;&egrave; un forte sentimento di orgoglio italiano: il fatto di essere italiano e&#39; un aspetto molto&nbsp;<\/div>\n<div>importante e relativamente al cibo, per far fronte alla crisi oggi e&#39; necessario comprare prodotti italiani. Emerge&nbsp;<\/div>\n<div>l&rsquo;orientamento al pessimismo: rispetto alla ripresa economica e alla paura di perdere il posto di lavoro.&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>ITALIANI CONTRO LO SPRECO: I PROVVEDIMENTI AUSPICATI DAI CITTADINI&nbsp;<\/div>\n<div>Se il Rapporto 2013 di Knowledge for EXPO \/ Waste Watcher ha evidenziato che la consapevolezza sulla questione&nbsp;<\/div>\n<div>spreco alimentare &egrave; certamente accresciuta nella percezione degli italiani, quali sono i provvedimenti auspicati dagli&nbsp;<\/div>\n<div>stessi cittadini per potenziare la sensibilizzazione sul tema e invertire il trend spreco nel Paese? Certamente si&nbsp;<\/div>\n<div>richiede, in generale, che sia data maggiore informazione su questo tema, in particolare sui danni all&rsquo;ambiente e&nbsp;<\/div>\n<div>sull&rsquo;impatto negativo dello spreco per l&rsquo;economia nazionale. Anche l&rsquo;istruzione nelle scuole &egrave; considerata importante.&nbsp;<\/div>\n<div>Ma attenzione: ci sono provvedimenti che solo alcuni italiani considerano auspicabili o adottabili, come la&nbsp;<\/div>\n<div>realizzazione di confezioni di cibo pi&ugrave; piccole e l&rsquo;istituzione di tasse calibrate sullo spreco personale.&nbsp;<\/div>\n<div>L&rsquo;indicazione arriva da un gruppo di italiani propensi a mettere in prima piano la sostenibilit&agrave; e la visione sul lungo&nbsp;<\/div>\n<div>periodo: si tratta di un 38% di intervistati che sconsiglia la predisposizione di confezioni di cibo pi&ugrave; grandi e l&rsquo;aumento del&nbsp;<\/div>\n<div>costo del cibo come deterrente allo spreco alimentare. Rilevante anche l&rsquo;incidenza del 23% degli intervistati, raggruppati&nbsp;<\/div>\n<div>nella visione &lsquo;Occhio all&rsquo;ambiente e pochi rifiuti&rsquo;: qui, al contrario, si auspica la predisposizione di confezioni pi&ugrave; grandi e&nbsp;<\/div>\n<div>viene deprecata l&rsquo;idea di un sistema di tassazione commisurato agli sprechi di ciascuno.&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>KNOWLEDGE FOR EXPO: LA CONOSCENZA COME MOTORE DI SMART POLICIES&nbsp;<\/div>\n<div>All&rsquo;Osservatorio permanente Waste Watcher &#8211; promosso da Last Minute Market, societ&agrave; spin-off dell&rsquo;Universit&agrave; di&nbsp;<\/div>\n<div>Bologna, con SWG, per la rilevazione campionaria di opinioni, comportamenti e giudizi degli italiani circa il fenomeno&nbsp;<\/div>\n<div>dello spreco domestico &#8211; si affianca ora Knowledge for EXPO, un Osservatorio sui temi dell&rsquo;alimentazione,&nbsp;<\/div>\n<div>dell&rsquo;agricoltura, dell&rsquo;ambiente e della sostenibilit&agrave; realizzato da SWG con Last Minute Market, per la direzione&nbsp;<\/div>\n<div>scientifica del prof Andrea Segr&egrave;. Svolgere studi e ricerche sui temi caratterizzanti di Expo 2015 potr&agrave; offrire un sostegno fattivo all&rsquo;evento, cos&igrave; come all&rsquo;elaborazione di smart policies su questioni centrali del nostro tempo. E&rsquo;&nbsp;<\/div>\n<div>necessario favorire la massimo diffusione, in Italia e all&rsquo;estero, delle conoscenze e della cultura su questi temi per creare&nbsp;<\/div>\n<div>comprensione e sintonia con gli obiettivi dell&rsquo;evento che si terr&agrave; a Milano. &ldquo;Knowledge for EXPO&rdquo; &egrave; un modo per&nbsp;<\/div>\n<div>convogliare le attivit&agrave; di ricerca che verranno effettuate nei settori inerenti a EXPO 2015 fino alla sua apertura. Waste&nbsp;<\/div>\n<div>Watcher &#8211; sintesi della campagna &ldquo;un anno contro lo spreco&rdquo; &#8211; &egrave; una delle azioni che si inseriscono nel progetto SWG e&nbsp;<\/div>\n<div>LMM di accompagnamento della gestazione di EXPO 2015.&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>INFO:&nbsp;<\/div>\n<div>www.wastewatcher.it www.lastminutemarket.it www.swg.it www.unannocontrolospreco.org&nbsp;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni anno lo spreco domestico costa agli italiani 8,7 miliardi di euro: una cifra vertiginosa, che deriva&nbsp; dallo spreco settimanale medio di circa 213 grammi di cibo gettato &#8211; perch&eacute; considerato non pi&ugrave; edibile &#8211; al costo di&nbsp; 7,06 euro settimanali a famiglia. 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