
{"id":35450,"date":"2013-10-03T09:00:55","date_gmt":"2013-10-03T07:00:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=35450"},"modified":"2013-10-03T09:00:55","modified_gmt":"2013-10-03T07:00:55","slug":"luciano-fabro-disegno-in-opera-gamec-bergamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/35450\/arte\/luciano-fabro-disegno-in-opera-gamec-bergamo.html","title":{"rendered":"Luciano Fabro. Disegno In-Opera -GAMEC &#8211; Bergamo"},"content":{"rendered":"<div>Luciano Fabro<\/div>\n<div>Disegno In-Opera<\/div>\n<div><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35452\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2013\/10\/Fabro_Fanciulla.jpg\" title=\"Fabro_Fanciulla\" width=\"369\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2013\/10\/Fabro_Fanciulla.jpg 369w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2013\/10\/Fabro_Fanciulla-221x300.jpg 221w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2013\/10\/Fabro_Fanciulla-295x400.jpg 295w\" sizes=\"auto, (max-width: 369px) 100vw, 369px\" \/><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>A cura di Giacinto Di Pietrantonio<\/div>\n<div>In collaborazione con Silvia Fabro<\/div>\n<div>4 ottobre 2013 &#8211; 6 gennaio 2014<\/div>\n<div>Inaugurazione:<\/div>\n<div>3 ottobre 2013, ore 18:30<\/div>\n<div>Dal 4 ottobre 2013 al 6 gennaio 2014 la GAMeC &#8211; Galleria d&rsquo;Arte Moderna e Contemporanea di<\/div>\n<div>Bergamo &egrave; lieta di ospitare la mostra Luciano Fabro. Disegno In-Opera, che intende restituire la variet&agrave;<\/div>\n<div>della produzione di disegni di Luciano Fabro.<\/div>\n<div>Realizzata in collaborazione con il Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno, che la ospiter&agrave; dal<\/div>\n<div>15 febbraio al 13 aprile 2014, l&rsquo;esposizione accoglie per la prima volta in Italia un ricco nucleo di<\/div>\n<div>disegni dell&rsquo;artista, tra i massimi esponenti del movimento Arte Povera: lavori che godono di<\/div>\n<div>un&rsquo;autonomia e di un grado di libert&agrave; particolari anche rispetto la stessa disciplina e che si confermano<\/div>\n<div>parte integrante e irrinunciabile del corpus dell&rsquo;opera di Fabro.<\/div>\n<div>La mostra rappresenta infatti un&rsquo;occasione inedita per scoprire un aspetto poco noto del lavoro di un<\/div>\n<div>artista fondamentale per la storia dell&rsquo;arte e della cultura a cavallo tra fine Novecento e inizio<\/div>\n<div>millennio.<\/div>\n<div>Il percorso espositivo accoglie oltre 100 disegni che, come suggerisce il titolo della mostra, presentano<\/div>\n<div>tipologie e funzioni differenti: essi, infatti, non sono strettamente &ldquo;progettuali, ovvero preliminari alla<\/div>\n<div>realizzazione di opere, bens&igrave; disegni intesi come pratica alla base del processo creativo che conduce alla<\/div>\n<div>genesi di un&rsquo;idea o come mezzo per trasmettere messaggi; disegni in cui &egrave; esplicito il riferimento alla<\/div>\n<div>scultura e disegni come campo di indagine e di sperimentazione. E ancora disegni come forme &#8211;<\/div>\n<div>aperture, buchi e fori &#8211; grazie alle quali Fabro indaga e attraversa lo spazio aperto da Lucio Fontana, che in<\/div>\n<div>quegli anni era punto di riferimento per gran parte dei giovani artisti.<\/div>\n<div>Lavori realizzati in pi&ugrave; di quarant&rsquo;anni che presentano segni autonomi, esercizi di segni che Fabro<\/div>\n<div>realizzava e regalava ad amici e parenti. E infatti &egrave; proprio la generosit&agrave; di Fabro a fornire una delle<\/div>\n<div>chiavi di lettura dei disegni in mostra, che in alcuni casi appartengono a privati che li hanno ricevuti in<\/div>\n<div>dono dall&rsquo;artista &#8211; come Cantare cantando (1994) e Concetto Spaziale (Descrizione) (1967), che riporta sul<\/div>\n<div>retro &ldquo;buon &lsquo;68. Luciano&rdquo;: un dono augurale per l&rsquo;anno nuovo. Sono opere che parlano di rapporti umani,<\/div>\n<div>di amicizia, di etica, di noi e dell&rsquo;altro, perch&eacute; &#8211; come afferma Giacinto Di Pietrantonio nel catalogo della<\/div>\n<div>mostra &#8211; &lsquo;in Fabro anche il privato appartiene alla sfera pubblica&rsquo;.<\/div>\n<div>Disegnare &egrave;, per Fabro, un termine che spazia dalla parola all&rsquo;immagine, al pensiero; &egrave; l&rsquo;iconografia e il<\/div>\n<div>percorso che egli traccia sempre nel suo operare. Molti dei disegni in mostra sono eseguiti su supporti<\/div>\n<div>eterogenei (dai cartoncini delle schede di catalogazione utilizzate in biblioteca ai fogli di carta<\/div>\n<div>millimetrata; dalla carta Fabriano alla carta paglia) e realizzati con tecniche e materiali diversi: disegni<\/div>\n<div>di solo testo, a sfondo etico, con frasi riportate in poesia accompagnate da una dedica o da poesiefilastrocca;<\/div>\n<div>disegni-collage come Autoritratto (1967), realizzato su carta caratterizzata da una fitta griglia<\/div>\n<div>al cui centro Fabro ha incollato una piccolissima foto del suo volto. Un viso per tre quarti in luce e per un<\/div>\n<div>quarto in ombra che ci guarda, un volto il cui occhio sinistro ci scruta, un&rsquo;iconografia interrogante.<\/div>\n<div>Disegni che richiamano anche un certo cinetismo senza per&ograve; presentare le caratteristiche di rapporto<\/div>\n<div>geometrico-matematico tipiche dell&rsquo;Arte Programmata; disegni composti sia da pieni sia da vuoti, da peso e<\/div>\n<div>da leggerezza, da positivo e da negativo, da spazio e da non spazio, e, perci&ograve;, ambivalenti.<\/div>\n<div>Nella ricerca di Fabro la dimensione ambientale riveste un&rsquo;importanza fondamentale: lo spazio &egrave;<\/div>\n<div>infatti concepito come campo d&rsquo;azione vivo, fatto di relazioni e necessarie conseguenze tra gli elementi<\/div>\n<div>presenti. Per questo, accanto ai disegni, sar&agrave; presente in mostra una selezione di grandi opere &#8211; tra cui<\/div>\n<div>sculture e habitat &#8211; che dialogano con lo spazio, investigando l&rsquo;ambiente e intervenendo sulla<\/div>\n<div>percezione. Opere come Struttura ortogonale (1964), costituita da una griglia tubolare in ottone in cui le<\/div>\n<div>barre trasversali sono tagliate a met&agrave; al centro, o Passi. I miei passi hanno bucato il cielo. I miei passi hanno<\/div>\n<div>bucato la terra. Io sono zoppo (1994), uno striscione di 12 metri che riporta il titolo dell&rsquo;opera in<\/div>\n<div>ideogrammi giapponesi, definito dall&rsquo;artista &lsquo;[&hellip;] un ritratto delle ambizioni dell&rsquo;uomo contemporaneo e dei<\/div>\n<div>suoi risultati. In qualsiasi direzione abbia avanzato ha fatto delle buche, ha &ldquo;toppato&rdquo;, il suo avanzare civile<\/div>\n<div>&egrave; molto zoppicante. [&hellip;]&rsquo;1<\/div>\n<div>E ancora Svizzera Portafogli (2007) e i lavori della serie Computer che &#8211; seppur realizzati con materiali<\/div>\n<div>pesanti (ferro, acciaio, montanti per scaffalature metalliche, catene di ottone e alluminio) &#8211; trasmettono un<\/div>\n<div>forte senso di leggerezza. Sospensione e movimento sono infatti temi centrali per Fabro, che<\/div>\n<div>ritroviamo anche nei suoi disegni: dai punti d&rsquo;incrocio delle griglie di Habitat 1962, infatti, dipartono<\/div>\n<div>altrettanti peduncoli di ottone che richiamano i disegni Dindolo, dondolo (1995) presenti in mostra, nei<\/div>\n<div>quali l&rsquo;artista intende porre in relazione la linea retta e la linea curva con il suo sviluppo nello spazio alla<\/div>\n<div>ricerca di un segno che vi fluttui.<\/div>\n<div>Il catalogo della mostra &#8211; edito da Silvana Editoriale &#8211; include testi critici di curatori, storici dell&rsquo;arte e<\/div>\n<div>artisti che hanno avuto la fortuna di conoscere e lavorare con Luciano Fabro e le quattro lezioni sul disegno<\/div>\n<div>che l&rsquo;artista tenne durante gli anni di insegnamento presso l&rsquo;Accademia di Brera, che forniscono una chiave<\/div>\n<div>di lettura preziosa dei disegni e della sua opera in generale.<\/div>\n<div>Note biografiche<\/div>\n<div>Artista e teorico, Luciano Fabro &egrave; uno dei massimi esponenti del movimento Arte Povera ed &egrave; presente sulla scena artistica<\/div>\n<div>internazionale dall&rsquo;inizio degli anni Sessanta.<\/div>\n<div>Nato a Torino nel 1936, dopo aver completato i suoi studi classici in Friuli Venezia Giulia si trasferisce nel 1959 a Milano,<\/div>\n<div>dove conosce e frequenta, tra gli altri, Piero Manzoni ed Enrico Castellani e si interessa alla ricerca condotta da Lucio Fontana<\/div>\n<div>sullo spazio al di l&agrave; della tela.<\/div>\n<div>Tiene la sua prima personale nel 1965 alla Galleria Vismara di Milano. Dal 1967 al 1969 prende parte al movimento Arte<\/div>\n<div>Povera, termine coniato da Germano Celant nel 1967 in relazione a un gruppo di artisti che condividevano un comune<\/div>\n<div>linguaggio, sebbene eterogeneo, in cui viene abolita ogni gerarchia espressiva e materica, e in cui la relazione con le situazioni<\/div>\n<div>sociali e culturali, nonch&eacute; ambientali e contestuali, &egrave; di basilare importanza. Nel 1968 inizia a realizzare le Italie, una serie di<\/div>\n<div>lavori che l&rsquo;artista porter&agrave; avanti per tutta la sua lunga carriera e che di volta in volta ripropongono la sagoma geografica<\/div>\n<div>dell&rsquo;Italia eseguita con materiali diversi e collocata in allestimenti differenti. Tra le sue principali mostre personali ricordiamo<\/div>\n<div>quella al Padiglione d&rsquo;Arte Contemporanea di Milano (1980), al Castello di Rivoli (1989), alla Fundaci&oacute; Joan Mir&ograve; di<\/div>\n<div>Barcellona (1990), al Museum of Modern Art di San Francisco (1992), al Centre Georges Pompidou di Parigi (1996) e alla Tate<\/div>\n<div>Gallery di Londra (1997). Espone pi&ugrave; volte alla Biennale di Venezia e a Documenta di Kassel.<\/div>\n<div>Muore il 22 giugno 2007 a Milano. A pochi mesi dalla scomparsa dell&rsquo;artista, il MADRE di Napoli gli dedica una personale.<\/div>\n<div>Orari di apertura<\/div>\n<div>marted&igrave; &ndash; domenica: ore 10:00-19:00<\/div>\n<div>gioved&igrave;: ore 10:00-22:00<\/div>\n<div>Biglietti<\/div>\n<div>Intero: &euro; 7,00<\/div>\n<div>Ridotto &euro; 5,00<\/div>\n<div>Il biglietto consente di visitare tutte le mostre in corso.<\/div>\n<div>GAMeC &ndash; Galleria d&rsquo;Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo<\/div>\n<div>Via San Tomaso, 53 &#8211; Bergamo<\/div>\n<div>Tel. + 39 035 270272 &#8211; www.gamec.it<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luciano Fabro Disegno In-Opera &nbsp; &nbsp; A cura di Giacinto Di Pietrantonio In collaborazione con Silvia Fabro 4 ottobre 2013 &#8211; 6 gennaio 2014 Inaugurazione: 3 ottobre 2013, ore 18:30 Dal 4 ottobre 2013 al 6 gennaio 2014 la GAMeC &#8211; Galleria d&rsquo;Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo &egrave; lieta di ospitare la mostra Luciano &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/35450\/arte\/luciano-fabro-disegno-in-opera-gamec-bergamo.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">Luciano Fabro. 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