
{"id":35406,"date":"2013-09-30T08:18:03","date_gmt":"2013-09-30T06:18:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=35406"},"modified":"2013-09-30T08:21:21","modified_gmt":"2013-09-30T06:21:21","slug":"venturino-venturi-milano-museo-diocesano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/35406\/arte\/venturino-venturi-milano-museo-diocesano.html","title":{"rendered":"VENTURINO VENTURI Milano, Museo Diocesano"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"aligncenter size-large wp-image-35409\" height=\"400\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2013\/09\/02_122-291x400.jpg\" title=\"02_122\" width=\"291\" srcset=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2013\/09\/02_122-291x400.jpg 291w, https:\/\/www.gdapress.it\/it\/..\/public\/it\/2013\/09\/02_122-218x300.jpg 218w\" sizes=\"auto, (max-width: 291px) 100vw, 291px\" \/><\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">MILANO &#8211; MUSEO DIOCESANO<br \/>\n\tDAL 3 OTTOBRE AL 24 NOVEMBRE 2013<br \/>\n\tLA PRIMA ANTOLOGICA MILANESE DI<br \/>\n\tVENTURINO VENTURI (1918-2002)<br \/>\n\tDENTRO IL LABIRINTO<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">L&rsquo;esposizione presenter&agrave; 59 opere, tra sculture, carte e bozzetti, realizzate dall&rsquo;artista toscano tra la met&agrave; degli anni Quaranta e la fine del secolo scorso.<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">Dal 3 ottobre al 24 novembre 2013, il Museo Diocesano di Milano (corso di Porta Ticinese, 95) ospiter&agrave; la prima antologica milanese di Venturino Venturi (1918-2002), singolare protagonista del Novecento che proprio a Milano ha vissuto un&rsquo;intensa stagione creativa.<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">Curata da Paolo Biscottini, prodotta dal Museo Diocesano di Milano e da Banca Generali, in collaborazione con l&rsquo;Archivio Venturino Venturi, col sostegno di Anima Sgr, l&rsquo;esposizione presenter&agrave; 59 opere, tra sculture, carte e bozzetti, realizzate dall&rsquo;artista toscano tra la met&agrave; degli anni Quaranta e la fine del secolo scorso.<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">Il legame tra Venturi e Milano ha avuto inizio nell&rsquo;immediato dopoguerra, accolto con favore dalle punte pi&ugrave; avanzate della cultura meneghina. Venturi avvert&igrave; il vivace fermento artistico della citt&agrave; frequentando con assiduit&agrave; la Galleria del Naviglio di Carlo Cardazzo, e fu testimone della svolta spazialista.<br \/>\n\tInvitato dallo stesso Fontana a sottoscrivere il Manifesto, Venturi non volle schierarsi, pur prestando anche negli anni a venire molta attenzione ai temi dello Spazialismo, del quale condivideva la positiva tensione espressiva.<br \/>\n\tProprio a Milano, dov&rsquo;ebbe modo di avvicinarsi al lessico delle Spirali di Crippa e dei tagli di Fontana, Venturi elabor&ograve; una propria via all&rsquo;astrazione, che caratterizzer&agrave; la sua successiva produzione.<br \/>\n\tLa piena maturit&agrave; vide Venturino Venturi esporre presentato dalle grandi firme del panorama critico e culturale italiano, quale Carlo Ludovico Ragghianti o Mario Luzi, di cui fu intimo amico e che gli dedic&ograve; una poesia.<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">Molti suoi lavori sono ospitati dalle maggiori istituzioni pubbliche e private d&rsquo;Italia e d&rsquo;Europa, tra cui i Musei Vaticani che gli hanno dedicato una sala all&rsquo;interno del percorso delle collezioni contemporanee, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze, la Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze, la Galleria d&#39;Arte contemporanea di Arezzo, il Mus&eacute;e National d&#39;Histoire et d&#39;Art di Citt&agrave; del Lussemburgo, il Museo del Duomo di Prato, il Museo della Grafica di Pisa e altri.<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">Accompagna la mostra un catalogo, edito da Allemandi, con testi critici di Antonio Natali, direttore degli Uffizi, Antonio Caleca, Luigi Cavallo e Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano di Milano.<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">Note biografiche<br \/>\n\tVenturino Venturi (Loro Ciuffenna, 1918 &#8211; Terranuova Bracciolini, 2002)<br \/>\n\tNato in Toscana, cresciuto tra Francia e Lussemburgo, Venturi muove i primi passi d&rsquo;artista a Firenze, citt&agrave; scelta per il proseguimento degli studi e dove, scampato dal secondo conflitto mondiale, conosce la prima affermazione pubblica con il grande plauso ottenuto dalla sua prima personale alla Galleria la Porta nell&rsquo;aprile del 1945. Il 1945 fu per Venturino un anno di svolta. La nutrita schiera di artisti del gruppo Arte d&rsquo;oggi cominciava a muoversi, con la guida di Vinicio Berti e di Gualtiero Nativi, verso sperimentazioni geometrizzanti sempre pi&ugrave; vicine a soluzioni astratte, mentre il Gruppo dei Pittori Moderni della Realt&agrave;, con i fratelli Bueno, assieme al Nuovo Umanesimo di Giovanni Colacicchi muovevano verso soluzioni consapevolmente figurative. Alcuni artisti, e tra questi Venturino Venturi, pur partecipi dei dibattiti fiorentini, soffrendo a motivo delle troppe dispute teoriche e della limitatezza di certe chiusure di stampo ideologico, cercarono altrove nuove strade. Nel 1947 il nostro si reca dunque a Milano, citt&agrave; della quale avverte il vivissimo fermento culturale. Accolto con favore dalle punte pi&ugrave; avanzate della cultura meneghina, Venturi vinse il premio di Scultura Emilio Gariboldi con un Autoritratto. Ebbe contatti con Carlo Cardazzo, che fu tramite per la vendita di una importante scultura, e i contatti continuano per molto tempo tra un Venturino sempre pi&ugrave; schivo, Cardazzo e Joppolo, che lamentano la &lsquo;latitanza&rsquo; dell&rsquo;amico artista. Frequentava assiduamente la Galleria il Naviglio e fu testimone della svolta spazialista che culmin&ograve; con l&rsquo;Ambiente spaziale a luce nera di Lucio Fontana ivi esposto nel febbraio del 1949. Invitato dallo stesso Fontana a sottoscrivere il Manifesto, Venturi non volle schierarsi, pur prestando anche negli anni a venire molta attenzione ai temi dello spazialismo, del quale condivideva la positiva tensione creativa. A contatto con il vivacissimo ambiente artistico milanese Venturi elabora una propria via all&rsquo;astrazione. Furono dunque sufficienti pochi mesi, appena due anni a Milano, per mutare Venturino: le spirali di Crippa, gli spazi di Fontana divengono un lessico dal quale poche volte vorr&agrave; allontanarsi, pur senza che si debbano sospettare appiattimenti su modalit&agrave; espressive assai attrattive per la cultura contemporanea. Torna dunque, Venturi, a Firenze nel 1950, e trova una citt&agrave; assai viva e alcune gallerie, tra le quali la Vigna Nuova, che aprono ai Milanesi del MAC e ai fiorentini dell&rsquo;astrattismo classico. L&igrave; vi espone nel 1951, ed &egrave; il momento delle Maternit&agrave; e dei disegni che a queste preludono, forme sintetiche pure oltre ogni possibile aspettativa, lontane da qualsiasi deriva sentimentale, nuclei biomorfi assorbiti dal mistero della nascita. &Egrave; anche il tempo della Donna seduta, bronzo del 1950 oggi alla Galleria degli Uffizi, e del bozzetto per il monumento al prigioniero politico di Londra. Espone pi&ugrave; volte alla Galleria Numero di Fiamma Vigo, che aveva aperto con una personale di Capogrossi, e trova finalmente quell&rsquo;ambiente di avanzata ricerca di marca internazionale a lungo cercato a Firenze ed altrove. Si apre allora per Venturino il centrale capitolo di Collodi. Nel 1953 presenta per la Fondazione Nazionale Carlo Collodi il progetto per una piazza circondata da un muro sagomato rivestito da 900 mq di superficie musiva. Al centro doveva ergersi un Pinocchio gnomone, l&rsquo;ombra del cui braccio alzato, proiettandosi sulla parete istoriata, avrebbe dovuto indicare lo svolgersi della vicenda narrata. Vince, ma non pu&ograve; eseguire la scultura di Pinocchio; il premio fu viziato da un ex aequo con Emilio Greco: a quest&rsquo;ultimo la scultura, a Venturino la piazza. Compiuta comunque l&rsquo;impresa, e superata una grave fase depressiva, Venturino risorge pienamente consapevole dei propri strumenti espressivi. Dalle grandi carte a matita, cera e tempera, alle quali una psichiatria agli albori della riconsiderazione della malattia gli consenti di lavorare, traspare, nell&rsquo;accentuata spinta visionaria, la scoperta sensibilit&agrave; del nostro, con i ritratti degli amici pi&ugrave; cari, Pinocchio, le maternit&agrave;, e con le tracce affioranti di lutti recenti e lontani, soggetti dipinti chino sul pavimento dell&rsquo;Ospedale Psichiatrico di San Salvi. Emergono, cos&igrave;, potenti aggregazioni oniriche, libere dalla costrizione naturale del foglio, che non conoscono il limite della figura, n&eacute; quello della composizione astratta, e anticipano la successiva stagione dei ritratti e delle carte monocrome. I segni, i graffi, i vortici che solcano queste carte sono i medesimi che lo scalpello incide sulle pietre o che le sue dita tracciano nel cemento fresco, opere informali, come talvolta ho udito nominarle, appartenenti in realt&agrave; al segno e alla materia come alcuni lavori di Hartung o di Crippa, che Venturino a Milano frequentava.<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">Catalogo Allemandi.<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">VENTURINO VENTURI (1918-2002).<br \/>\n\tDentro il labirinto<br \/>\n\tMilano, Museo Diocesano (c.so Porta Ticinese 95)<br \/>\n\t3 ottobre &#8211; 24 novembre 2013<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">Preview stampa &nbsp;30 settembre dalle 9.00 alle 12.30<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">Orari: marted&igrave; &#8211; domenica: 10 &#8211; 18 (la biglietteria chiude alle 17.30)<br \/>\n\tLuned&igrave; chiuso (eccetto festivi)<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">Ingresso: Intero &euro; 8; Ridotto e convenzioni &euro; 5, Scolaresche &euro; 2; Comitive e gruppi (min 15 max 25) &euro; 6<br \/>\n\tI titolari di carta di credito o bancomat Banca Generale potranno acquistare il biglietto ridotto a &euro; 5 grazie alla convenzione attivata in questa specifica occasione<br \/>\n\tCatalogo Allemandi<\/p>\n<p style=\"font-family: 'Trebuchet MS', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 20.15625px;\">Per informazioni:<br \/>\n\ttel. 02.89420019;&nbsp;<a href=\"mailto:info.biglietteria@museodiocesano.it\" style=\"text-decoration: none; color: rgb(0, 90, 140);\">info.biglietteria@museodiocesano.it<\/a><br \/>\n\t<a href=\"http:\/\/www.museodiocesano.it\/\" style=\"text-decoration: none; color: rgb(0, 90, 140);\">www.museodiocesano.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MILANO &#8211; MUSEO DIOCESANO DAL 3 OTTOBRE AL 24 NOVEMBRE 2013 LA PRIMA ANTOLOGICA MILANESE DI VENTURINO VENTURI (1918-2002) DENTRO IL LABIRINTO L&rsquo;esposizione presenter&agrave; 59 opere, tra sculture, carte e bozzetti, realizzate dall&rsquo;artista toscano tra la met&agrave; degli anni Quaranta e la fine del secolo scorso. 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