
{"id":3415,"date":"2010-02-08T17:01:27","date_gmt":"2010-02-08T15:01:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=3415"},"modified":"2010-02-11T23:02:58","modified_gmt":"2010-02-11T21:02:58","slug":"giovanna-strada-una-lettura-dello-spazio-nella-pittura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/3415\/architettura\/giovanna-strada-una-lettura-dello-spazio-nella-pittura.html","title":{"rendered":"Giovanna Strada. Una lettura dello spazio nella pittura"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>Il lavoro di Giovanna Strada, coerente e preciso, nel processo di semplificazione delle forme, ma nello stesso tempo aperto alla variet&agrave; delle soluzioni possibili, nasce da una forte radice strutturale, riconoscibile nel ricorso alla tradizione delle diverse forme di astrazione geometrica che dagli anni Dieci-Venti del Novecento si sono avvicendate sulla scena dell&rsquo;arte. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.gdapress.it\/public\/it\/thumb-6INTE~1_copia%5B1%5D.jpg\" border=\"0\" width=\"480\" height=\"157\" \/><\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><a href=\"javascript:;\"><font color=\"#0066cc\"><\/font><\/a><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font><\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font><\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>Pi&ugrave; che rinvenire un rapporto diretto con gli esempi originari di un linguaggio che ha conosciuto e conosce prospettive pi&ugrave; ampie di quanto possa a prima vista apparire, va individuato per&ograve; un confronto con modalit&agrave; compositive aggiornate sulle esperienze degli anni Sessanta-Settanta, quando la misura e la forma dello spazio tradotto in pittura si &egrave; allargato ad accogliere l&rsquo;ambiente e la dimensione delle proiezioni architettoniche nelle diverse direzioni dello sguardo. Caratterizza il suo procedimento negli ultimi anni la riduzione dei toni all&rsquo;opposizione binaria del bianco e del nero, estremi di una gamma che avvolge e coinvolge lo spazio. Come nel linguaggio informatico, che scaturisce dalla combinazione binaria per aprirsi all&rsquo;universale, cos&igrave; le polarit&agrave; del bianco e nero, e la definizione del modulo del quadrato, destinato ad allargarsi a rettangolo e quindi ad assumere una mobilit&agrave; infinita, sono gli elementi base di un modo di inventare forme per appropriarsi dello spazio che alla superficie pittorica scorre accanto e, in qualche caso, fin dentro i suoi limiti. Le sue composizioni, che definisce come &ldquo;scansioni&rdquo;, &ldquo;strutture&rdquo; e, soprattutto, &ldquo;interazioni&rdquo;, si svolgono sulle pareti come percorsi orizzontali e verticali che non sono mai forme chiuse, ma sempre aperte, con pause e ritmi che non sono mai ripetitivi. Per questo lei stessa accenna alla possibile analogia musicale, come si pu&ograve; riconoscere ogni qualvolta un lavoro plastico, strutturandosi su regole compositive date, trascorre visibilmente dalla spazialit&agrave; alla temporalit&agrave; nell&rsquo;introdurre variazioni combinatorie che trovano in una matematica interna e intuitiva la sua ragion d&rsquo;essere. Pi&ugrave; propriamente, forse, data la forte componente spaziale e architettonica, pu&ograve; valere il ricorso a un&rsquo;altra analogia linguistica, vale a dire quella con tutte quelle formulazioni insieme costruttive e decostruttive, strutturali e destrutturanti, sulle quali si fonda un linguaggio modernista non limitato ad una attitudine definitoria e assertiva. Muovendosi sulla parete, proponendo equilibri e squilibri, andando a sondare verticalit&agrave; e profondit&agrave;, ma soprattutto suggerendo movimenti e scarti improvvisi, le sue opere sono una negazione del rigore, riconducendo a un dialogo fra caso e necessit&agrave; che costituisce la prospettiva di maggior validit&agrave;, ancor oggi, per una elaborazione pittorica che si fondi sulle regole essenziali del vocabolario geometrico nella sua enunciazione e nelle sue derivazioni. Giova soprattutto, nel cogliere la direzione possibile del suo lavoro, l&rsquo;ampliamento delle dimensioni dello spazio coinvolto nel suo lavoro e delle combinazioni interne dell&rsquo;immagine, nel momento in cui, in una costruzione apparentemente priva di delimitazioni, le diverse porzioni di bianco e nero si moltiplicano come parti di una serie tendente all&rsquo;infinito.<\/font><\/p>\n<p> <font>&nbsp;<\/font> <\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font>Francesco Tedeschi<\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><font><\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\">Giovanna Strada<br \/> Via Chiesa Rossa, 15<br \/> 20142 Milano<br \/> Tel. +39 0289540491<br \/> email: <a href=\"mailto:g.strada@micielidesign.com\"><font color=\"#0068cf\">g.strada@micielidesign.com<\/font><\/a><\/p>\n<p> <span style=\"font-size: 12pt; font-family: &#39;Times New Roman&#39;\"><br \/> <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lavoro di Giovanna Strada, coerente e preciso, nel processo di semplificazione delle forme, ma nello stesso tempo aperto alla variet&agrave; delle soluzioni possibili, nasce da una forte radice strutturale, riconoscibile nel ricorso alla tradizione delle diverse forme di astrazione geometrica che dagli anni Dieci-Venti del Novecento si sono avvicendate sulla scena dell&rsquo;arte. 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