
{"id":33376,"date":"2013-05-13T08:44:40","date_gmt":"2013-05-13T06:44:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=33376"},"modified":"2013-05-13T08:44:40","modified_gmt":"2013-05-13T06:44:40","slug":"la-biennale-di-venezia-57-festival-internazionale-di-musica-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/33376\/musica\/la-biennale-di-venezia-57-festival-internazionale-di-musica-contemporanea.html","title":{"rendered":"la Biennale di Venezia 57. Festival Internazionale di Musica Contemporanea"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;tab-stops:361.5pt\"><b><span style=\"font-size:14.0pt;font-family:Garamond\">la Biennale di Venezia<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;tab-stops:361.5pt\"><b><span style=\"font-size:14.0pt;font-family:Garamond\">57. Festival Internazionale di Musica Contemporanea<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1;tab-stops:361.5pt\"><b><i><span style=\"font-size:14.0pt;\nfont-family:Garamond\">Altra voce, altro spazio <o:p><\/o:p><\/span><\/i><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none\"><b><span style=\"font-size:14.0pt;font-family:\nGaramond;mso-bidi-font-family:Arial\">Direttore Ivan Fedele<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none\"><b><span style=\"font-size:14.0pt;font-family:\nGaramond;mso-bidi-font-family:Arial\">Venezia, 4 &gt; 13 ottobre 2013<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;tab-stops:361.5pt\"><span style=\"font-size:14.0pt;font-family:Garamond;\nmso-bidi-font-family:Arial\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-size:14.0pt;font-family:Garamond\">con il sostegno della Regione del Veneto<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">ALTRO VOCE, ALTRO SPAZIO<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">33 concerti <\/span><\/b><span style=\"font-family:Garamond\">con<b> <\/b>3 appuntamenti al giorno, <b>81 compositori di cui pi&ugrave; della met&agrave; trentenni<\/b> nati negli anni &rsquo;70 e &rsquo;80, 40 novit&agrave; fra cui <b>30 prime mondiali<\/b>. Sono i numeri del <b>57. Festival Internazionale di Musica Contemporanea<\/b> che si svolger&agrave; a Venezia dal<b> 4 al 13 ottobre<\/b>, organizzato dalla <b>Biennale<\/b>, presieduta da <b>Paolo Baratta,<\/b> e programmato dal Direttore <b>Ivan Fedele<\/b>, al suo secondo mandato.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><b><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><b><i><span style=\"font-family:Garamond\">Altra voce, altro spazio <\/span><\/i><\/b><span style=\"font-family:Garamond\">&egrave; il titolo della 57ma edizione del<b> Festival che apre a tutto il contemporaneo<\/b> intrecciando in innumerevoli varianti due elementi cardine del pensiero musicale del secondo 900 fino ai nostri giorni, lo spazio e la voce. La vita interna del suono, la sua articolazione nello spazio, la voce vivisezionata al pari di uno strumento acustico, l&rsquo;elettronica che di queste ricerche costituisce lo strumento essenziale sono gli elementi che entrano in combinazione nei concerti del Festival. A fare da <b>apripista alle nuove generazioni<\/b> presenti in programma in larga misura &ndash; <b>Eric Maestri, Daniele Ghisi, Vittorio Montalti, Evis Sammoutis, <\/b><\/span><b><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial\">Kristian Ireland, Chris Swithinbank, Raffaele Grimaldi<\/span><\/b><b><span style=\"font-family:Garamond\">, Franco Venturini, Ryo Dainobu&hellip;<\/span><\/b><span style=\"font-family:Garamond\"> &ndash; sono <b>Luciano Berio<\/b> &ndash; a cui si rende anche omaggio nei dieci anni dalla scomparsa &#8211; e <b>Karlheinz Stockhausen<\/b>. Con loro saranno presenti in molti dei concerti in programma i <b>grandi studi informatici<\/b>, dall&rsquo;<b>Ircam<\/b> a <b>Tempo Reale <\/b>(fondato dallo stesso Berio), frutto dell&rsquo;evoluzione dei primi studi di fonologia, fucina di tutte le sperimentazioni e anche oggi punto di aggregazione per tanti compositori. Le ricerche condotte in questi studi hanno contribuito ad aprire nuove strade e ad allargare a dismisura il materiale musicale oggi disponibile, tra strumenti, generi, tecniche e fonti sonore acustiche e artificiali.<u><o:p><\/o:p><\/u><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Alle nuove generazioni di compositori corrispondono poi, all&rsquo;interno del Festival, <b>nuovi interpreti<\/b>, poich&eacute; l&rsquo;influenza esercitata dagli esecutori ha ormai acquistato un&rsquo;importanza decisiva. Gi&agrave; nei decenni tra gli anni &lsquo;60 e &lsquo;80 vengono alla ribalta strumenti prima ai margini dell&rsquo;orchestra &#8211; contrabbasso, corno di bassetto, fagotto &#8211; o strumenti esotici come il bayan, si sperimentano nuove tecniche, si rivoluzionano le antiche, tutte pratiche che influenzano i compositori stessi. Il solista &egrave; come un ricercatore moderno che contribuisce al pensiero musicale, diceva Berio, e le sue <i>Sequenze<\/i>, di cui sono in programma la VI e l&rsquo;VIII, sono l&rsquo;emblema di questa idea. Il 57. Festival sar&agrave; palcoscenico di nuovi talenti internazionali, con il trentaquattrenne cornettista e clarinettista <b>Michele Marelli<\/b>, il trentunenne violinista <b>Marco Fusi<\/b>, il contrabbassista <b>Daniele Roccato<\/b>, accanto ai fuoriclasse <b>Francesco D&rsquo;Orazio<\/b> per il violino e <b>Christophe Desjardins<\/b> per la viola. Allo stesso modo, oltre ai <b>grandi ensemble Accroche Note<\/b>, <b>Court Circuit<\/b>, il <b>quartetto Kairos<\/b> e il <b>trio Arb&oacute;s<\/b>, si accendono i riflettori su <b>recentissime formazioni<\/b>, come <b>L&rsquo;imaginaire, L&rsquo;instant donn&eacute;, il Quartetto Maurice e l&rsquo;MDI<\/b>. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Con questa edizione, inoltre, il Festival diventa punto di riferimento per una fitta rete di <b>partenariati coproduttivi e di collaborazione<\/b> che portano alcuni appuntamenti oltre Venezia: da <b>Radio France<\/b>, con cui la Biennale ha avviato uno scambio di commissioni a giovani compositori, al <b>Teatro Comunale di Bologna <\/b>con l&rsquo;Orchestra e il Coro di voci bianche, al <b>Teatro del Maggio Musicale<\/b>, il <b>Teatro Studio di Scandicci<\/b>, l&rsquo;<b>Orchestra<\/b> <b>della Toscana e Tempo Reale<\/b>, l&rsquo;<b>Istituto polacco di Roma<\/b> e l&rsquo;<b>Istituto<\/b> <b>Italiano di Cultura a Madrid<\/b>, l&rsquo;I<b>rcam<\/b> e <b>Court-Circuit<\/b>, oltre al <b>partner storico della Biennale Musica, il<\/b> <b>Teatro La Fenice<\/b> con la sua Orchestra, e alle collaborazioni consolidate con l&rsquo;<b>Orchestra di Padova e del Veneto<\/b> e il <b>Conservatorio di Venezia<\/b>.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">Biennale College<\/span><\/b><span style=\"font-family:Garamond\"> &egrave; la nuova iniziativa che coinvolge tutti i settori della Biennale. Alle attivit&agrave; volte a promuovere la conoscenza del pubblico (Mostre, Festival) la Biennale di Venezia ha aggiunto una linea strategica rivolta alla ricerca e alla formazione di giovani artisti, Biennale College. Nata come evoluzione delle attivit&agrave; laboratoriali di Danza e Teatro, Biennale College si caratterizza per l&rsquo;accento posto sull&rsquo;aspetto produttivo. Per quanto riguarda il Settore Musica &egrave; stata lanciata una <b>call internazionale volta alla realizzazione di nuove creazioni<\/b> di giovani talenti. Si tratta di &ldquo;<b>pocket opera<\/b>&rdquo;, brevi opere di teatro musicale da realizzare in team &#8211; compositore, librettista, regista &#8211; al seguito di maestri e con il coordinamento del Direttore Ivan Fedele. La <b>call internazionale<\/b>, <b>in scadenza il 30 maggio<\/b>, si trova all&rsquo;indirizzo <\/span><a href=\"http:\/\/www.labiennale.org\/it\/musica\/collegemusica\/index.html\"><span style=\"font-family:Garamond\">http:\/\/www.labiennale.org\/it\/musica\/collegemusica\/index.html<\/span><\/a><span class=\"MsoHyperlink\"><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p><\/o:p><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">E&rsquo; nel corso del festival che si svolger&agrave; la prima fase di lavoro con i team prescelti.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><b><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">LA MUSICA CHE VOLA<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><b><i><span style=\"font-family:Garamond\">Helicopter String Quartet<\/span><\/i><\/b><span style=\"font-family:Garamond\">, la spettacolare composizione di Stockhausen che mette davvero le ali alla musica, isolando ognuno dei coraggiosi interpreti dell&rsquo;<b>Arditti Quartet <\/b>nella cabina di quattro elicotteri per farli suonare a <st1:metricconverter productid=\"1500 metri\" w:st=\"on\">1500 metri<\/st1:metricconverter> di quota fra i rulli delle eliche, <b>apre il 57. Festival venerd&igrave; 4 ottobre<\/b> nella Sala Grande del Palazzo del Cinema (Lido di Venezia, ore 15.00). Visionario musicista dell&rsquo;eccesso (il quartetto gli &egrave; addirittura apparso in sogno), Stockhausen &egrave; maestro della ricerca elettro-acustica e della spazializzazione del suono e con <i>Helicopter Quartet<\/i> ha realizzato un pezzo quasi prodigioso per complessit&agrave; tecnica tanto che, nonostante il German Music Edition Prize per le &ldquo;opere del xx secolo&rdquo; (2001), il quartetto ha avuto soltanto tre esecuzioni dopo la prima del 1995 all&rsquo;Holland Festival con gli stessi Arditti, dedicatari della commissione. Con sapienza registica e una capacit&agrave; uniche nel &ldquo;teatralizzare&rdquo; la musica, Stockhausen fa iniziare il concerto in sala con la presentazione dei quattro musicisti e lo fa concludere con il loro ritorno sulla terra, giusto in tempo per prendere gli applausi<u>.<\/u> del pubblico che ha ascoltato il brano musicale e seguito la performance &ldquo;aerea&rdquo; su grande schermo. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Gli <b>Arditti<\/b> saranno protagonisti di un <b>secondo concerto<\/b> (5 ottobre, Ca&rsquo; Giustinian, ore 15.00), che comprende l&rsquo;esecuzione del Quartetto n. 5 di <b>Elliott<\/b> <b>Carter<\/b>, di cui hanno registrato l&rsquo;intera produzione quartettistica. Scritto appositamente per loro, il quartetto &ldquo;mette in scena&rdquo; lo stesso processo della sua esecuzione fino alla discussione dei musicisti su ogni movimento eseguito. Accanto alla figura monumentale di Carter, gli Arditti eseguiranno brani in prima italiana di <b>Rebecca Saunders<\/b>, fra le compositrici pi&ugrave; accreditate, e del trentatreenne cipriota <b>Evis Sammutis<\/b>, ma anche una novit&agrave; assoluta che la Biennale ha commissionato ad <b>Andrea Portera<\/b>.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><u><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p><span style=\"text-decoration:\n none\">&nbsp;<\/span><\/o:p><\/span><\/u><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">I LEONI DELLA MUSICA<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">All&rsquo;inizio pirotecnico con <i>Helicopter Quartet<\/i> segue al <b>Teatro alle Tese<\/b> (ore 20.00), nella stessa serata inaugurale del <b>4 ottobre<\/b>, l&rsquo;omaggio a <b>Sofija Gubaidulina<\/b>, <b>Leone d&rsquo;oro alla carriera<\/b> del 57. Festival Internazionale di Musica Contemporanea. Compositrice in tempi in cui le figure femminili erano quasi inesistenti nella musica, e in tempi in cui gli eventi storici dell&rsquo;Unione Sovietica &ndash; dove era nata &#8211; condizionavano pesantemente la vita culturale del paese, la Gubaidulina ha saputo tener fede alle sue intuizioni arrivando ad indicare nuove strade, e ha inteso la sua arte come un magistero cos&igrave; alto, da trasfigurare la materia musicale in simbolo, impiegando soprattutto la simbologia cristiana.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Insieme a Sofija Gubaidulina, verr&agrave; premiata la <b>Fondazione Spinola-Banna per l&rsquo;Arte<\/b> con il <b>Leone d&rsquo;argento<\/b>. Fondata nel 2004 e impegnata a promuovere la ricerca intorno all&rsquo;arte e alla musica contemporanea, la Fondazione &egrave; promotrice, nello specifico, del Progetto Musica con &ldquo;l&rsquo;obiettivo di incoraggiare nuove opere musicali, valorizzare il talento di giovani compositori e dare visibilit&agrave; alle migliori esperienze nell&rsquo;ambito della contemporaneit&agrave; musicale&rdquo; (dalla motivazione).<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">La duplice premiazione &egrave; seguita dal concerto con l&rsquo;<b>Orchestra del Teatro La Fenice <\/b>diretta da<b> John Axelrod<\/b> e il contributo delle <b>Percussions de Strasbourg<\/b>, il primo gruppo interamente percussivo in occidente, protagonista del &ldquo;rinascimento&rdquo; di questi strumenti nella musica classica. In programma uno dei pezzi pi&ugrave; recenti di Sofija Gubaidulina, <i>Glorious Percussions<\/i>, a conferma della predilezione della compositrice per questa famiglia di strumenti, che interpreta, nella sua visione simbolica, come legati &ldquo;all&rsquo;orizzonte della terra&rdquo;. Nel brano le percussioni sono distribuite ai due lati dell&rsquo;orchestra, soprattutto i numerosi gong, mentre ai due lati del direttore sono collocati vibrafono e marimba. <i>Glorious<\/i> <i>Percussions<\/i> &egrave; proposto in dittico con la terza <i>Sinfonia<\/i> di <\/span><b><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:\nArial\">Witold <\/span><\/b><b><span style=\"font-family:Garamond\">Lutos<\/span><\/b><b>\u0142<\/b><b><span style=\"font-family:Garamond\">awski<\/span><\/b><span style=\"font-family:Garamond\">, un&rsquo;altra figura magistrale proveniente dallo stesso contesto culturale maturato nell&rsquo;Europa dell&rsquo;est. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Alla<b> Gubaidulina<\/b>, che tanto ha contribuito a rivalutare strumenti dimenticati dalla musica classica e ad inserirne di nuovi della tradizione folclorica, &egrave; dedicato il <b>concerto sotto il segno del<\/b> <b>contrabbasso<\/b> di un virtuoso come <b>Daniele Roccato<\/b> (6 ottobre, Ca&rsquo; Giustinian, ore 12.00). Si tratta di quattro composizioni appena incise su disco: <i>Pantomime<\/i> e <i>Sonata<\/i>, concepite fin dalle origini per questo strumento e pianoforte; i <i>Preludi<\/i>, originariamente concepiti per violoncello, e <i>In croce<\/i>, inizialmente per violoncello e organo, entrambe trascrizioni realizzate dalla Gubaidulina. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Dopo il concerto inaugurale dedicato al Leone d&rsquo;oro, <b>Les Percussions de Strasbourg<\/b> tornano in scena (6 ottobre, Teatro alle Tese, ore 20.00) con il loro infinito campionario di strumenti, oggi a quota 400. D&rsquo;altronde, &egrave; per loro che <\/span><b><span style=\"font-family:\nGaramond;mso-bidi-font-family:Arial\">Iannis <\/span><\/b><b><span style=\"font-family:Garamond\">Xenakis<\/span><\/b><span style=\"font-family:Garamond\"> aveva concepito il famoso &ldquo;sixxen&rdquo;, strumento a lamine che cataloga 109 diversi suoni metallici. Ed &egrave; sempre per loro che ha composto uno dei suoi pezzi di maggior impatto drammatico, <i>Persephassa<\/i>, con una distribuzione spaziale determinante che vede i 6 percussionisti &ldquo;accerchiare&rdquo; il pubblico mentre suonano gli strumenti pi&ugrave; incredibili: sirene, ciottoli o sassolini e tutto un intero arsenale di tamburi, woodblock, simantra, cimbali e gong. All&rsquo;esecuzione di un classico come <i>Persephassa<\/i>, l&rsquo;ensemble di Strasburgo accosta un trittico di autori italiani: <b>Franco Donatoni<\/b> con <i>Darkness<\/i>, <b>Francesco Filidei<\/b> con <i>I funerali dell&rsquo;anarchico Serantini<\/i> e <b>Alessandro Solbiati<\/b> con <i>Thai song<\/i>.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">In occasione del Leone d&rsquo;argento sar&agrave; presentato il <b>concerto per coro a cappella <\/b>realizzato dalla<b> Fondazione Spinola-Banna<\/b> con i <b>Neue Vocalsolisten<\/b> (10 ottobre, Ca&rsquo; Giustinian, ore 20.00). Il programma incrocia suggestivamente il pi&ugrave; famoso madrigalista, <b>Gesualdo da Venosa<\/b>, riscoperto a partire dagli inizi del 900 (Stravinskij e poi Schnittke, Peter Maxwell Davies, Peter E&ouml;tv&ouml;s, fra gli autori che alla sua musica e alla sua figura si sono ispirati), con <b>Salvatore Sciarrino<\/b> e suoi altrettanto celebri madrigali, basati su liriche giapponesi e divisi in due cicli di sei. Accanto a questo dialogo a distanza si collocano le nuove creazioni &ndash; commissionate dalla Fondazione Spinola-Banna &#8211; di due musicisti quarantenni, <b>Filippo Filidei<\/b>, di ascendenza sciarriniana, e la giapponese <b>Noriko Baba<\/b>. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">WWW.NUTHING.EU <o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Il sito <\/span><a href=\"http:\/\/www.nuthing.eu\/\"><span style=\"font-family:Garamond\">www.nuthing.eu<\/span><\/a><span style=\"font-family:Garamond\"> &egrave; un sintomo della vitalit&agrave; della musica oggi, della volont&agrave; di inventare nuovi modi di fruirla, di comunicarla e di eseguirla. <b>Nell&rsquo;era digitale il collettivo \/nu\/thing nasce e si riunisce attorno a un blog<\/b> per condividere partiture, scambiarsi idee e progetti, scoprire e far conoscere nuovi autori. Da una cerchia ristretta di amici, tutti compositori, anche se con provenienze musicali diverse ma con un percorso comune di lavoro e ricerca all&#39;estero &#8211; <b>Andrea Agostini, Daniele Ghisi, Raffaele Grimaldi, Eric Maestri, Marco Momi, Andrea Sarto <\/b>&#8211; si arriva cos&igrave; ad una discussione pubblica che coinvolge altri settori e altre persone (<b>il blog riceve in media 2000 visite al giorno<\/b>). C&rsquo;&egrave; un desiderio di rivendicazione e utopia insieme nel loro gesto: &ldquo;la rivendicazione di un ruolo sociale del fare musica oggi e l&#39;utopia di rompere il circolo vizioso tra produzione, fruizione e discussione, riportando in vita una comunit&agrave; di ascolto e una comunit&agrave; di pensiero&rdquo;.&nbsp; <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">A loro il Direttore Ivan Fedele ha lasciato carta bianca per la programmazione di un concerto<\/span><\/b><span style=\"font-family:Garamond\"> (6 ottobre, Ca&rsquo; Giustinian, ore 15.00) che hanno composto, coerentemente, come <b>una sorta di playlist a dodici mani, dove elettronica, voce e video sono parte integrante<\/b>, se non addirittura il motore. &ldquo;Le scelte dei brani &ndash; affermano &#8211; si basano su due linee guida. La prima, nell&#39;ambito dell&#39;effettivo strumentale e vocale: presentare opere forti, di personalit&agrave; giovani e importanti che vogliamo promuovere; la seconda: toccare il tema del popolare in musica, o meglio della scrittura trasversale che accomuna musica colta e musica popolare. La playlist diventa allora vero e proprio zapping, annullamento delle distanze: si pu&ograve; seguire un percorso che va da Usavich fino a <i>Clearing I<\/i>, passando con leggerezza e drammaticit&agrave; attraverso il folclore evocato da Casale, l&#39;essenzialit&agrave; divertita di Swithinbank e Steen-Andersen, la voce sublimata nei brani di Cifariello Ciardi, la fusione di video e quartetto in Murat, la fattura pi&ugrave; strettamente classica di De Le&oacute;n, il grido a squarciagola di Ireland&rdquo;.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Il concerto mette curiosamente in campo, fra un brano e l&rsquo;altro, i <b>corti animati di Usavich<\/b>, distribuiti da MTV in tutto il mondo, in cui si raccontano le vicende di una singolare coppia di conigli imprigionati in Unione Sovietica, e dove ogni azione &egrave; accompagnata dalla musica, dalle pulsazioni beat jazz che fanno da colonna sonora alla conclusione di ogni episodio con il corale di Bach <i>Jesu bleibet meine Freude<\/i>. Il gruppo di compositori invitati &#8211; <b>Kristian Ireland, Emanuele Casale, Valerio Murat, Chris Swithinbank. Simon Steen-Andersen, Aurelio Edler-Copes, Mario Diaz de Le&oacute;n<\/b> &#8211; sono tutti trentenni provenienti da ogni lato del globo. Apre e conclude il concerto <b>Fabio Cifariello Ciardi<\/b>, con due brani complementari che utilizzano i discorsi di Blair e Obama per &ldquo;smascherare l&rsquo;opaca natura musicale della retorica politica attraverso la puntuale trascrizione strumentale dei ritmi e delle inflessioni di voci che hanno fatto e stanno facendo la Storia&rdquo; (F. C. Ciardi). Ad eseguire la playlist del Collettivo \/nu\/thing <b>Igor Caiazza<\/b>, ottimo percussionista che lavora sul duplice fronte della musica colta (diretto da Barenboim, Abbado, Chung, Muti) e della musica jazz, il soprano <b>Laura Catrani<\/b>, pi&ugrave; volte apprezzata alla Biennale Musica e il&nbsp; <b>Quartetto Maurice<\/b>, fondato nel 2002.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Da una costola di \/nu\/thing &ndash; <b>Eric Maestri e Daniele Ghisi<\/b> &#8211; nasce anche <b><i>Visioni<\/i><\/b> (5 ottobre, Teatro Piccolo Arsenale, ore 17.15), un progetto che offre un&rsquo;idea complessa di concerto come spettacolo che integra luci suoni e immagini. In scena un&rsquo;orchestra di 20 altoparlanti, 20 sorgenti sonore e altrettanti oggetti fantastici ideati da Olivier Perriquet, cui si aggiunge la strumentazione acustica del collettivo <b>L&rsquo;imaginaire<\/b>, fondato soltanto quattro anni fa a Strasburgo. Giocato sulla sovrapposizione dei piani e sullo scambio tra visibile ed invisibile, <i>Visioni<\/i> porta in scena e traduce in musica la distanza che la tecnologia mette fra noi e la realt&agrave;, per cui anche il suono pu&ograve; essere separato dalla sua sorgente. Eric Maestri e Daniele Ghisi si chiedono: &ldquo;se ci&ograve; che vediamo produrre il suono fosse falso, se sembrasse la sorgente ma non lo fosse? Visioni &egrave; un brano sonoro e visivo che, attraverso l&rsquo;elettronica con le sue macchine immaginarie, mette in moto il mistero dell&rsquo;ascolto, il gioco della rappresentazione del suono che da invisibile si fa visibile&rdquo;.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">BERIO E OLTRE<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><b><i><span style=\"font-family:Garamond\">Epiphanie<\/span><\/i><\/b><b><span style=\"font-family:Garamond\">, <i>Rendering<\/i>, <i>Ofanim<\/i>, <i>Sequenze<\/i>, <i>Altra voce<\/i><\/span><\/b><span style=\"font-family:Garamond\">: il Festival presenta un excursus del pensiero musicale di Berio, attraverso quei capisaldi della sua ricerca su voce e spazio. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Il primo appuntamento &egrave; con l&rsquo;<b>Orchestra<\/b> <b>del Teatro Comunale di Bologna<\/b> (5 ottobre, Teatro alle Tese, ore 20.00), che replicher&agrave; il concerto nella sua sede (8 ottobre). Diretto da <b>Roberto Abbado<\/b>, il concerto si avvale della voce sopranile di <b>Valentina Coladonato<\/b> per <i>Epiphanie<\/i>, un montaggio secondo diverse possibilit&agrave; combinatorie di sette brani strumentali con altrettanti testi vocali &ndash; le vere epifanie del pezzo &#8211; scelti da Eco fra gli autori cari a Berio (Proust, Joyce, Machado, Simon, Brecht, Sanguineti). E se per Berio creare &egrave; trasformare, il secondo brano in programma ne offre un limpido esempio: <i>Rendering<\/i>, nei suoi molteplici significati di rendere onore, restituire alla vita, tradurre, &egrave; firmato a quattro mani con Franz Schubert dal momento che &egrave; genrato dai suoi frammenti per una sinfonia. Illuminante del rapporto dinamico che Berio intesse con il classico e con la storia, come un artigiano fa un lavoro che chiama di &ldquo;restauro&rdquo;, intendendolo &ldquo;nel senso moderno usato in pittura&rdquo;, in cui ci si sforza &ldquo;di riaccendere i vecchi colori senza per&ograve; celare i danni del tempo e gli inevitabili vuoti creatisi nella composizione (com&rsquo;&egrave; il caso di Giotto ad Assisi)&rdquo;. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Tra i due brani di Berio si colloca una <b>novit&agrave; assoluta commissionata dalla Biennale a<\/b> <b>Claudio Ambrosini<\/b>, gi&agrave; Leone d&rsquo;oro al Festival di Musica di Venezia nel 2007. Si tratta di <i>Fonofania<\/i>, che nella concezione del compositore allude al magico manifestarsi del suono, un pezzo per coro di voci bianche scenograficamente distribuito alle spalle del pubblico, quasi avvolgendolo, con l&rsquo;orchestra frontale sul palco. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">E&rsquo; l&rsquo;<b>Orchestra della Toscana <\/b>coadiuvata da <b>Tempo Reale<\/b> e dalla <b>Ma&icirc;trise di Radio France<\/b> (11 ottobre, Teatro alle Tese, ore 20.00) a proporre <i>Ofanim<\/i>, considerato uno dei grandi capolavori dell&rsquo;ultimo periodo di Berio. E&rsquo; un pezzo dal forte impatto drammatico, che cortocircuita i testi visionari e apocalittici del profeta Ezechiele con la carnalit&agrave; del Cantico dei Cantici, ma anche un brano dei pi&ugrave; significativi del repertorio con live electronics. &ldquo;L&rsquo;elettronica di Ofan&igrave;m &egrave; infatti uno dei compiti maggiormente rappresentativi del lavoro di Tempo Reale, un lavoro che spazia dallo studio dello spazio a quello dell&rsquo;ambiente esecutivo, dall&rsquo;amplificazione degli strumenti e delle voci alla loro trasformazione fino alla proiezione dei suoni tra gli altoparlanti. La restituzione coerente dell&rsquo;elettronica di Ofan&igrave;m in uno spazio concertistico costituisce quindi ogni volta una sfida sempre di maggior respiro e complessit&agrave;&rdquo; (Tempo Reale). Ugualmente rilevante &egrave; l&rsquo;intervento di Tempo Reale nel secondo brano in programma con l&rsquo;ORT, <i>Altra voce<\/i>, la cui partitura &egrave; completata dallo stesso studio, ad opera di Francesco Giomi, Damiano Meacci, Kilian Schwoon. Nato come estensione di un episodio di <i>Cronaca del luogo<\/i>, dove coro, orchestra e altoparlanti erano collocati dietro il palcoscenico costituendo una sorta di &ldquo;muro&rdquo;, &ldquo;in <i>Altra voce<\/i> quest&rsquo;idea di muro &egrave; tradotta in una configurazione con due diagonali divergenti di diffusori che, adattandosi allo spazio esecutivo, vengono collocati a distanze le pi&ugrave; ampie possibili. L&rsquo;elettronica riveste un importante ruolo strutturale ed &egrave; caratterizzata da tre tipi di elaborazioni: il campionamento dal vivo, la spazializzazione e l&rsquo;uso dell&rsquo;harmonizer&rdquo; (Tempo Reale).<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">All&rsquo;<b>Orchestra di Padova e del Veneto <\/b>(7 ottobre, Teatro alle Tese, ore 20.00) diretta da <b>Andrea<\/b> <b>Pestalozza<\/b> &egrave; affidato un concerto che costeggia l&rsquo;evoluzione del pensiero su spazio e voce con una terna di autori italiani, <b>Alessandro Solbiati<\/b>, <b>Gabriele Manca<\/b> e <b>Matteo Franceschini<\/b>. E&rsquo; uno dei tanti squarci aperti dal Festival sulla musica italiana ed internazionale dei nostri giorni in cui rintracciare riflessi, schegge, implicazioni e dinamiche innescate dalla lezione di Berio e Stockhausen. Accompagnata da esecutori solisti strepitosi come <b>Mayumi Orai <\/b>al cymbalom, <b>Alfonso Alberti<\/b> al pianoforte, <b>Michele Marelli<\/b> al corno di bassetto, il concerto impagina brani che indagano il rapporto tra solista e orchestra. Cos&igrave; <i>La grammatica del soffio<\/i> di Franceschini attribuisce al corno di bassetto di Michele Marelli la funzione di perno, di elemento generatore della musica. Il pezzo di Alessandro Solbiati sviluppa il dialogo tra cymbalom e altri strumenti, raccolto dopo un decennio di studi in un ciclo che &egrave; una sorta di suite unitaria, <i>Nora<\/i>, pi&ugrave; ampia dell&rsquo;originale da cui era partito, che coinvolge il cymbalom, a questo punto amplificato, con un&rsquo;intera orchestra da camera. <i>Dialoghi con la terra<\/i> di Gabriele Manca riecheggia e si impronta invece all&rsquo;azzardo di Maiakovskij che scrisse i <i>Dialoghi con il sole<\/i>, dialoghi con gli elementi dall&rsquo;intento alto che finisce per &ldquo;cantare nel grigio ciarpame del mondo&rdquo;.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">ALLA BREVE<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Il panorama sull&rsquo;oggi offerto dall&rsquo;Orchestra di Padova e del Veneto si amplia con sole novit&agrave; assolute per <b>L&rsquo;instant donn&eacute;<\/b> (11 ottobre, Teatro Piccolo Arsenale, ore 17.15), ensemble fondato non pi&ugrave; di dieci anni fa a Parigi e protagonista del ciclo <i>Alla breve<\/i>. Si tratta di un format <b>ideato da Radio France<\/b> <b>che commissiona nuove creazioni di dieci minuti<\/b> per organici che vanno dal solista alla grande orchestra, ma con un particolare: ogni brano deve poter essere suddiviso in cinque parti di due minuti l&rsquo;una. E&rsquo; il modo per poter dare un assaggio fulminante ma quotidiano di ogni nuovo pezzo, che potr&agrave; essere ascoltato nella sua interezza soltanto il sesto giorno. &ldquo;Alla breve&rdquo;, appunto, sia nel senso tecnico musicale, per cui il termine indica il cambio della misura di tempo, sia nella sua accezione pi&ugrave; comune. A Venezia, saranno i 9 strumentisti stabili dell&rsquo;Instant donn&eacute;, forti di un repertorio che spazia da fine 800 ai giorni nostri e con al loro attivo lavori con Gervasoni, Schoellhorn, Pesson, Pattar, ad eseguire le novit&agrave; assolute di <b>Eric Maestri, Rapha&egrave;le Biston, Pasquale Corrado, il giapponese Ryo Dainobu, il libanese Zad Moultaka, <\/b>scelti dal Direttore Ivan Fedele nella rosa di nomi del ciclo <i>Alla breve<\/i>. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Di nuovo in collaborazione con Radio France e in questo caso anche con l&rsquo;ensemble Court Circuit<b> <\/b>&egrave; un altro concerto di tutte novit&agrave; assolute, frutto di commissioni del Ministero della Cultura Francese<b> <\/b>e della stessa Radio France<b> <\/b>(13 ottobre, Teatro Piccolo Arsenale, ore 17.15). Fra i pi&ugrave; noti ensemble internazionali, <b>Court Circuit<\/b>, fondato nel 91 da Philippe Hurel e Pierre-Andr&eacute; Valade, in residenza per le opere da camera al teatro di Peter Brook, Le Bouffes du Nord, e protagonista di tanti progetti interdisciplinari, il consort francese impagina musiche del trentacinquenne argentino <b>Fernando Fizbein<\/b>, del quarantaduenne <b>Fr&eacute;d&eacute;ric Verri&eacute;res<\/b>, e di una figura storica della musica sperimentale americana, <b>Roger Reynolds<\/b>, fondatore con Robert Ashley e Gordon Mumma del gruppo e del festival ONCE, fra i pionieri della spazializzazione multicanale del suono fin dai suoi esordi con la serie <i>Voicespace<\/i>.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">ALTRE VOCI<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Sono tanti i concerti del Festival dove voce e canto sono diversamente manipolati, ma alcuni fanno di questo strumento unico nel suo genere il protagonista principale, offrendo performance vocali acrobatiche. E&rsquo; il caso di <b>David Moss<\/b>, uno dei pi&ugrave; originali vocalist del mondo, nonch&eacute; percussionista, qui accompagnato dai maghi del suono di <b>Tempo Reale, Francesco Canavese e Francesco Giomi<\/b> (9 ottobre, Ca&rsquo; Giustinian, ore 15.00). I vocalizzi estremi <\/span><span style=\"font-family:Garamond;\nmso-bidi-font-family:Garamond\">di Moss hanno conquistato <\/span><span style=\"font-family:Garamond\">i <\/span><span style=\"font-family:Garamond;\nmso-bidi-font-family:Garamond\">maggiori teatri e festival internazionali come Salisburgo, dove memorabile &egrave; stata la sua interpretazione del Principe Orlovsky in <i>Die Fledermaus<\/i> diretto da Hans Neuenfels (2001) e altrettanto lo &egrave; stata la sua performance solista in <i>Cronaca del luogo<\/i> di Luciano Berio (1999).<\/span><span style=\"font-family:Garamond\"> <\/span><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Garamond\">Attento alla musica d&rsquo;avanguardia come al rock e al funk, le sue collaborazioni riflettono questo eclettismo: Moss &egrave; al fianco di Heiner Goebbels, Ensemble Modern Arto Lindsay, Fred Frith, John Zorn, per citarne alcuni. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><b><i><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Garamond\">More voices in Venice<\/span><\/i><\/b><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:\nGaramond\"> &egrave; l&rsquo;allusivo titolo della performance ripensata per la Biennale, dove la voce di Moss interagisce con un universo elettro-acustico senza confini, dai riferimenti alla musica di consumo alla sperimentazione sonora pi&ugrave; profonda, in un quadro tecnologico d&rsquo;avanguardia che impiega, grazie a Tempo Reale, nuove tecniche di trasformazione dal vivo dei suoni insieme a processi inusuali di gestione del rapporto tra struttura e improvvisazione, cos&igrave; come nell&rsquo;invenzione dei testi e delle sezioni musicali.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Garamond\">Oltre a David Moss e ai campioni del canto a cappella di Stoccarda, i <b>Vocalsolisten<\/b>, &egrave; sulle note di un pi&ugrave; recente e agguerrito coro, <b>Le cris de Paris<\/b>, incline a proporre programmi &ldquo;misti&rdquo; con opere che appartengono a epoche, luoghi e generi diversi, che si approfondisce l&rsquo;indagine sullo strumento voce. Fondato nel 1999 e con un repertorio che parte dal 500, il programma veneziano presenta tre autori italiani con altrettante novit&agrave; per l&rsquo;Italia: <b>Luca Francesconi<\/b> e il suo <i>Let me bleed<\/i>, che suddivide il coro in tre gruppi, <b>Marco Stroppa<\/b>, con <i>Perch&eacute; non riusciamo a vederla?<\/i> e il pi&ugrave; giovane <b>Mauro Lanza<\/b>, classe &rsquo;75, con <i>Ludus de Morte Regis<\/i> per coro e elettronica.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">I SOLISTI<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Se spesso nella musica contemporanea &egrave; alla fantasia dell&rsquo;interprete che spetta &ldquo;completare&rdquo; un brano, anche quest&rsquo;anno il Festival porta alla ribalta grandi solisti. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-pagination:none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none\"><span style=\"font-family:Garamond\">Considerato da Gaslini &ldquo;esecutore principe&rdquo; del corno di bassetto, <b>Michele Marelli<\/b> si appassiona allo strumento dopo il diploma con il massimo dei voti in clarinetto e soprattutto dopo l&rsquo;incontro con Stockhausen. &ldquo;Very gifted&rdquo; secondo Stockhausen, Marelli diventa assistente alla classe di clarinetto presso gli <i>Stockhausen Kurse Kuerten<\/i> dove vince per ben sei volte il premio per la migliore performance direttamente dalle mani di Stockhausen che lo vorr&agrave; come membro del suo Ensemble, con cui incide due dischi (anche da solista) ed esegue molti pezzi in prima mondiale sotto la direzione del maestro tedesco.<\/span><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:\nTimes\"> Per la prima volta alla Biennale (7 ottobre, Ca&rsquo; Giustinian, ore 12.00), Michele Marelli rende omaggio al nume tutelare della sua carriera con <b><i>Evas Spiegel<\/i>, <i>Susani<\/i>, <i>Traum-Formel<\/i><\/b>, brani imperniati sul<\/span><span style=\"font-family:Garamond\">l&rsquo;elettronica e la spazializzazione del suono, e regala al Festival la <b>prima assoluta della riscrittura di <i>In Nomine &ndash; all&rsquo;ongherese<\/i> di Kurt&aacute;g<\/b>, rivisitazione della tradizione polifonica caratteristica di tanti autori contemporanei. E inoltre: <b><i>The Seven Brightnesses<\/i> di Peter Maxwell Davies<\/b>, il recentissimo <b><i>Duft<\/i> di Kaija Saariaho<\/b> e <b>un&rsquo;altra prima assoluta, <i>De profundis<\/i>, di Oscar Bianchi<\/b>.<\/span><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Times\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Il concerto interamente affidato alla <b>viola solista di Christophe Desjardins<\/b> (8 ottobre, <\/span><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:\nTimes\">Ca&rsquo; Giustinian<\/span><span style=\"font-family:Garamond\">, ore 15.00), gi&agrave; membro dell&rsquo;ensemble InterContemporain, propone <b><i>Sequenza VI<\/i><\/b> per viola di Berio, che Desjardins ha anche inciso per la Deutsche Grammophon, e <i>Partita I<\/i> per viola ed elettronica di <b>Philippe Manoury<\/b>, stimolato a scrivere sul rapporto tra liuteria elettronica e strumenti acustici dallo stesso Desjardins. Considerate la biografia artistica di Berio, esempio dell&rsquo;&rsquo;approccio ri-creativo che il compositore instaura con la tradizione, le <i>Sequenze<\/i> sono, con <i>Sinfonia<\/i>, fra le sue opere pi&ugrave; popolari. Composta nel &rsquo;68, <i>Sequenza VI<\/i> &egrave;, come ha scritto il critico Lorenzo Arruga, &ldquo;una storia di conquista e di riscatto. Protagonista la viola, anzi il violista, che decide di compiere con il suo strumento, nella storia un po&rsquo; mite e sottomesso, le grandi imprese che solitamente sono concesse ai pi&ugrave; solfurei e accreditati violinisti&rdquo;. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Sar&agrave; invece <b>Francesco D&rsquo;Orazio<\/b> ad eseguire <b><i>Sequenza VIII<\/i><\/b> per violino (13 ottobre, Conservatorio, ore 15.00), in cui Berio inverte l&rsquo;approccio anticonvenzionale riservato alla viola e recupera per intero la tradizione di questo strumento, facendo risuonare anche l&rsquo;omaggio alla <i>Ciaccona<\/i> della <i>Partita in re minore<\/i> di Bach. Punto di riferimento nella musica contemporanea e dedicatario di numerosi pezzi, anche se eccelle in altri repertori, in particolare quello barocco, D&rsquo;Orazio vanta una lunga collaborazione con Berio, di cui ha eseguito molti pezzi, fra cui la stessa <i>Sequenza VIII<\/i>, e inciso l&rsquo;integrale della produzione violinistica. Oltre al pezzo di Berio, il concerto si arricchisce di <b><i>Anth&egrave;mes II<\/i> di Pierre Boulez<\/b>, versione elettro-acustica di <i>Anth&egrave;mes I<\/i>, <b><i>&hellip; de la Terre<\/i> di Kaija Saariaho<\/b>, tratto dalla musica per il balletto di Carolyn Carlson, <i>Maa<\/i>, e di <b>due novit&agrave; assolute, <\/b><\/span><b><i><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial\">Agape<\/span><\/i><\/b><b><span style=\"font-family:Garamond\"> di Fausto Sebastiani e <\/span><\/b><b><i><span style=\"font-family:Garamond;\nmso-bidi-font-family:Arial\">Voci incroci<\/span><\/i><\/b><b><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial\"> <\/span><\/b><b><span style=\"font-family:Garamond\">Gianvincenzo Cresta.<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">In grande ascesa nel mondo della classica &egrave; infine il nome di un altro violinista, che recentemente ha i <i>Freeman Etudes<\/i> di Cage per Stradivarius con successo di critica e di pubblico: <b>Marco Fusi<\/b>, come Michele Marelli per la prima volta alla Biennale, anche se in veste di interprete della <b>viola d&rsquo;amore<\/b>, strumento assai raro nella musica contemporanea, per questa occasione amplificata elettronicamente (12 ottobre, Conservatorio, ore 12.00). &ldquo;E&rsquo; uno strumento che non si &egrave; mai affermato &ndash; sostiene Fusi &#8211; e quindi ha conservato il suo carattere sperimentale, dotato di effetti di risonanza grazie a 7 corde definite simpatiche, proprio perch&eacute; vibrano per simpatia quando quelle principali vengono pizzicate. Le caratteristiche costruttive dello strumento, che non ha una accordatura definita, apre cos&igrave; uno spazio sconosciuto, di maggiore libert&agrave; ai compositori, come quando si entra in una stanza senza perimetri e si devono definirne le pareti&rdquo;. Il programma veneziano affronta la generazione dei trentenni, quasi tutti presenti con <b>prime esecuzioni assolute: Lorenzo Romano, Andrea Mancianti, che cura anche l&rsquo;elettronica, Clara Iannotta, Federico Gardella, Alessio Rossato e Lorenzo Pagliei<\/b>.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">ALTRI ENSEMBLE<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Fra gli ensemble che animano il Festival, presenza di rilievo &egrave; quella del <b>quartetto d&rsquo;archi Kairos<\/b>, fondato a Berlino nel 96, che ha costruito la sua biografia artistica esclusivamente sulla musica contemporanea. A Venezia (7 ottobre, Ca&rsquo; Giustinian, ore 17.15) porter&agrave; la migliore produzione quartettistica di una generazione di mezzo: ci saranno i quartetti di <b>Marino Baratello e David Robert Rusconi<\/b>, entrambi veneziani, di <b>Giampaolo Coral<\/b>, figura di spicco della cultura triestina e promotore di giovani talenti, cui si aggiungono quelli di nomi affermati della scena attuale come <b>Georg Friedrich Haas e Michele dall&rsquo;Ongaro<\/b>.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">L&rsquo; <b>MDI, <\/b>che con&nbsp; l&rsquo;Instant Donn&eacute; di Parigi, l&rsquo;Imaginaire di Strasburgo e il Quartetto Maurice, valorizza la presenza al Festival delle formazioni pi&ugrave; recenti, tutte nate nell&rsquo;ultimo decennio, sar&agrave; interprete (10 ottobre, Ca&rsquo; Giustinian, ore 15.00) di un concerto con nomi autorevoli di <b>Jonathan Harvey<\/b>, di cui si eseguono <i>Lotuses<\/i> e <i>Run Before Lightning<\/i>, <b>Hans Werner Henze<\/b>, con l&rsquo;ottetto <i>Quattro Fantasie<\/i>, ed <b>Elliott Carter <\/b>di <i>Triple Duo<\/i>, che &ldquo;mette in scena&rdquo; il dialogo tra flauto e clarinetto, violino e violoncello, pianoforte e percussioni. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1;tab-stops:106.35pt 361.5pt\"><span style=\"font-family:\nGaramond\">Un trio dalla storia illustre, lo spagnolo <b>Arb&oacute;s<\/b>, fondato nel 1996 e con un repertorio vastissimo che dal classico e romantico arriva ai giorni nostri, &egrave; protagonista del concerto (6 ottobre, Teatro Piccolo Arsenale, ore 17.15) in cui spicca la <b>nuova versione per pianoforte, violino, violoncello ed elettronica di <i>Tierkreis<\/i>,<\/b> le dodici melodie pi&ugrave; popolari di Stockhausen, ispirate ai segni zodiacali e fonte di innumerevoli versioni. A quelle di Stockhausen si aggiungono infatti quelle degli ensemble, gruppi rock compresi. La prima esecuzione avveniva a Royan nel marzo del 1975 ad opera delle Percussions de Strasbourg, e oggi a Colonia, in omaggio al compositore, il carillon di 48 campane restaurato nella Municipio della citt&agrave;, ogni giorno alle 12.00 esegue tutte le melodie grazie ad un computer programmato allo scopo. Ancora nel nome di Stockhausen &egrave; la prima assoluta di &hellip;<i>senza ritorno, senza rammarico&hellip;<\/i> del compositore e sound-artist, specialista di live electronics Bryan Wolf, assistente personale del maestro tedesco come ideatore del suono dal 1998 fino alla sua scomparsa. Novit&agrave; assoluta &egrave; anche il brano che la Biennale ha commisssionato al trentacinquenne Franco Venturini, <i>D&agrave;imones<\/i>.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Un altro trio si costituisce attorno a <b>Jacub Tchorzewski, poco pi&ugrave; che trentenne talento internazionale del pianoforte<\/b>, con <b>Anna Armatys al violoncello<\/b> e la ventiquattrenne <b>Ginevra Petrucci al flauto<\/b>. Saranno loro ad accompagnare il pubblico della Biennale Musica (12 ottobre, Teatro Piccolo Arsenale, ore 15.00) in un <b>excursus attraverso la musica polacca<\/b>. A partire dal maestro <\/span><b><span lang=\"FR\" style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial;mso-ansi-language:\nFR\">Witold Lutos<\/span><\/b><b><span lang=\"FR\">\u0142<\/span><\/b><b><span lang=\"FR\" style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial;mso-ansi-language:\nFR\">awski<\/span><\/b><span lang=\"FR\" style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:\nArial;mso-ansi-language:FR;mso-bidi-font-weight:bold\"> nel centenario della nascita e<b> <\/b>da <b>Henryk G&oacute;recki<\/b>,<\/span><span lang=\"FR\" style=\"font-family:Garamond\"> <\/span><span style=\"font-family:Garamond\">fra i pochi musicisti di contemporanea ad aver raggiunto un pubblico trasversale in tutto il mondo con la sua <i>Sinfonia n. 3<\/i>,<\/span><span lang=\"FR\" style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial;mso-ansi-language:\nFR;mso-bidi-font-weight:bold\"> passando per <\/span><b><span style=\"font-family:\nGaramond;mso-bidi-font-family:Arial\">Krzysztof<\/span><\/b><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial;mso-bidi-font-weight:\nbold\"> <\/span><b><span lang=\"FR\" style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:\nArial;mso-ansi-language:FR\">Meyer<\/span><\/b><span lang=\"FR\" style=\"font-family:\nGaramond;mso-bidi-font-family:Arial;mso-ansi-language:FR;mso-bidi-font-weight:\nbold\">, allievo di Lutos<\/span><span lang=\"FR\">\u0142<\/span><span lang=\"FR\" style=\"font-family:Garamond;\nmso-bidi-font-family:Arial;mso-ansi-language:FR;mso-bidi-font-weight:bold\">awski, per arrivare a generazioni pi&ugrave; recenti, con <b>Pawel Mykietyn<\/b><\/span><span style=\"font-family:Garamond\">, noto anche come autore di colonne sonore per Wajda e Skolimowski, e il trentacinquenne <\/span><b><span lang=\"FR\" style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial;mso-ansi-language:FR\">Marcin Sta<\/span><\/b><b><span lang=\"FR\">\u0144<\/span><\/b><b><span lang=\"FR\" style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial;mso-ansi-language:\nFR\">czyk<\/span><\/b><span lang=\"FR\" style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:\nArial;mso-ansi-language:FR;mso-bidi-font-weight:bold\">, in prima assoluta con una nuova creazione commissionata dall&rsquo;Istituto polacco a Roma che presenta il concerto. <\/span><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Un <b>quartetto dall&rsquo;organico inusuale <\/b>&egrave; il<b> Makrokosmos <\/b>(12 ottobre, Conservatorio, ore 17.15), con <b>due pianoforti che suonano percussivamente<\/b> combinati a <b>percussioni melodiche<\/b>. Prende il nome dal ciclo di George Crumb, ma i quattro solisti decisero di suonare insieme in questa inedita formazione a partire dal 2004 dopo aver eseguito la&nbsp; <i>Sonata per 2 piani e percussioni<\/i> di B&eacute;la Bart&oacute;k. Composto dalle due note pianiste turche <\/span><b><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial\">Ufuk D&ouml;rd&uuml;nc&uuml; e Bahar D&ouml;rd&uuml;nc&uuml;<\/span><\/b><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial\">, allieve del duo Pekinel, e da <b>Fran&ccedil;ois Volp&eacute; e S&eacute;bastien Cordier<\/b> alle percussioni, il quartetto <\/span><span style=\"font-family:Garamond\">propone musiche di autori affermati come <b>Magnus Lindberg<\/b> e <b>Michael Jarrell<\/b>, rispettivamente con <i>Related Rocks<\/i> e <i>Assonance VIIb<\/i>, che rinnovano la tradizione creata da Bart&oacute;k, e del ventottenne gi&agrave; apprezzato <b>Christian Mason<\/b>, in prima italiana con un brano dedicato a Stockhausen, <\/span><i><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial\">Equinoxes of the Infinite<\/span><\/i><span style=\"font-family:Garamond\">.<\/span><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Di grande successo &egrave; infine il versatile ensemble di solisti <b>Accroche Note<\/b>, nato attorno al soprano Fran&ccedil;oise Kluber e al clarinettista Armand Angster, che grazie alla flessibilit&agrave; di organico ha potuto affrontare i brani pi&ugrave; diversi di musica contemporanea, ma anche cimentarsi nell&rsquo;improvvisazione jazzistica come di altre tradizioni, affrontando un repertorio amplissimo che dagli autori post-weberniani sconfina nel folk, nel jazz e in tutta la musica improvvisativa. Il programma per la Biennale (12 ottobre, Ca&rsquo; Giustinian, ore 20.00) scorre dalle musiche dell&rsquo;artista multimediale, performer e compositore <b>Pierre Jodlowski<\/b>, che lavora sull&rsquo;intersezione tra teatro danza musica elettronica video, alle sonorit&agrave; metalliche di <b>Yann Robin<\/b>, cresciuto in seno all&rsquo;Ircam, passa attraverso le voci remote di ascendenza trobadorica della Saarihao che da <i>Lohn<\/i> &egrave; partita per costruire la sua prima opera, <i>L&rsquo;amour de loin<\/i>, e approda sulle note di <\/span><i><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Arial\">Ultimos movimiento <\/span><\/i><span style=\"font-family:Garamond\">dell&rsquo;argentino <b>Luis Naon<\/b>. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Il Festival rende un doveroso omaggio a <b>Verdi<\/b> con l&rsquo;esecuzione del suo <b>unico quartetto<\/b> grazie al <b>PluralEnsemble<\/b>, fondato dal compositore argentino naturalizzato spagnolo <\/span><span style=\"font-family:Garamond;\nmso-bidi-font-family:Arial\">Fabi&aacute;n <\/span><span style=\"font-family:Garamond\">Panisiello.&nbsp; A far da contraltare sono uno dei pi&ugrave; apprezzati compositori italiani, <b>Adriano Guarnieri<\/b>, autore dalla scrittura irta e mai pacificata, che a Venezia e alla Biennale riserva la <b>prima assoluta di <i>Al crepitio del sole<\/i><\/b>, e <\/span><b><span style=\"font-family:Garamond;\nmso-bidi-font-family:Arial\">Fabi&aacute;n <\/span><\/b><b><span style=\"font-family:Garamond\">Panisiello<\/span><\/b><span style=\"font-family:Garamond\">, che presenta per la prima volta in Italia il <b>monodramma<\/b> <b><i>L&rsquo;officina della resurrezione<\/i>,<\/b> basato <b>su un testo originale di Erri De Luca e brani del profeta Ezechiele<\/b>. Entrambi i brano nascono da una commissione dell&rsquo;Istituto Italiano di Cultura a Madrid, che promuove l&rsquo;intero concerto.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Ancora Verdi, questa volta con le trascrizioni strumentali delle sue opere: alla Biblioteca Marciana di Venezia ne sono conservate ben 600 e a questo tesoro attingeranno i musicisti dei <b>Conservatori di Venezia, Rovigo e Vicenza<\/b> che in assolo, in duo, in ensemble o in coro animeranno i cortili e le sale di Palazzo Pisani (8, 9, 10 ottobre, Conservatorio B. Marcello, ore 20.00).<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><u><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p><span style=\"text-decoration:\n none\">&nbsp;<\/span><\/o:p><\/span><\/u><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">IL TEATRO MUSICALE<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Nel suo sguardo aperto sul contemporaneo il Festival offre anche un ampio spettro delle diverse declinazioni del teatro musicale. Dal monodramma di Panisiello al <i>singspiel<\/i> di Salvatore Sciarrino, alle novit&agrave; assolute dei trentenni Vittorio Montalti, gi&agrave; Leone d&rsquo;argento alla Biennale Musica del 2010, e Raffaele Grimaldi. Sono opere realizzate grazie all&rsquo;apporto di importanti realt&agrave; musicali e teatrali italiane.<b><i> <o:p><\/o:p><\/i><\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><b><i><span style=\"font-family:Garamond\">Aspern<\/span><\/i><\/b><b><span style=\"font-family:Garamond\"> <\/span><\/b><span style=\"font-family:Garamond\">di <b>Sciarrino<\/b>, di cui la Biennale presenta due repliche in collaborazione con il <b>Teatro La Fenice<\/b> (8 e 10 ottobre, Teatro Malibran, ore 19.00) &egrave; un&rsquo;opera che ha fatto il giro del mondo ma nella pi&ugrave; semplice veste di <i>suite<\/i>. Concepita nel &rsquo;78 dalla penna del compositore palermitano, coadiuvato dal regista <b>Giorgio Marini<\/b> per il libretto,<b> <\/b>l&rsquo;opera si<b> <\/b>ispira ad uno dei pi&ugrave; noti racconti di Henry James, <i>Il carteggio Aspern<\/i>, oggetto anche di trasposizioni cinematografiche e televisive. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><b><i><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Garamond\">L&rsquo;aumento<\/span><\/i><\/b><b><span style=\"font-family:Garamond;\nmso-bidi-font-family:Garamond\"> di Vittorio Montalti e <i>La macchina<\/i> di Raffaele Grimaldi<\/span><\/b><span style=\"font-family:\nGaramond;mso-bidi-font-family:Garamond\"> nascono come commissioni della Biennale di Venezia e sono realizzate in coproduzione con il Teatro Studio di Scandicci e in collaborazione con <\/span><span style=\"font-family:Garamond;\nmso-bidi-font-family:Arial\">Teatro La Fenice, Maggio Formazione &ndash; Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.<\/span><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:\nGaramond\"> <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Garamond\">A firmare la duplice regia &egrave; un protagonista del rinnovamento della scena teatrale europea degli anni 80, <b>Giancarlo Cauteruccio<\/b>, attore, regista, scenografo, video artista, autore di spettacoli che strutturano lo spazio teatrale attraverso luci, suoni e immagini. Prima con la compagnia Krypton e quindi alla direzione del Teatro Studio di Scandicci, Cauteruccio persegue una <i>drammaturgia della luce<\/i> impiegando le pi&ugrave; sofisticate tecnologie elettroniche. Da Beckett e Pinter a Shakespeare, i suoi lavori sono stati infatti ospitati non soltanto nei luoghi deputati ma anche da Documenta 8 di Kassel ad Ars electronica di Linz. Per la parte musicale &egrave; <b>Mario Ancillotti<\/b>, fra i pi&ugrave; importanti flautisti, a dirigere l&rsquo;ensemble <b>Nuovo Contrappunto<\/b>, nato in seno alla Scuola di Fiesole, di cui lo stesso Ancillotti &egrave; direttore e instancabile animatore.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Garamond\">Il soggetto del ventinovenne Montalti, su <b>libretto di Giuliano Compagno<\/b>, attinge direttamente al testo di <b>Georges Perec<\/b> &#8211; <i>L&rsquo;arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento<\/i> &#8211; e alla sua originalissima scrittura che impiega, come quella di tutti i componenti del movimento letterario dell&rsquo;OuLiPo, limitazioni formali di ogni tipo, letterarie o matematiche. Cos&igrave; il poema <i>Alfabeti<\/i> traspone in poesia un principio della musica seriale (non riutilizza una consonante di un insieme prima di aver fatto uso di tutte le altre consonanti del medesimo insieme), mentre <i>L&rsquo;aumento<\/i>, rappresenta come in un diagramma tutte le possibili variabili della richiesta di un aumento al capo (quando? in che modo? il mio capo sar&agrave; in ufficio? sar&agrave; disposto a ricevermi? e sar&agrave; di buon umore?). <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond;mso-bidi-font-family:Garamond\">Con sottile e rara autoironia, <i>La macchina<\/i> del trentatreenne Raffaele Grimaldi, autore del <b>libretto Diego Giordano<\/b>, mette in scena il caso di un dottore e della sua assistente che cercano di riportare alla ragione la personalit&agrave; scissa di un compositore di musica contemporanea. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">Entrambe le opere saranno replicate al Teatro Donizetti di Bergamo il 30 ottobre.<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify;mso-outline-level:1\"><b><span style=\"font-family:Garamond\">IL SUONO DEL FUTURO<o:p><\/o:p><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Arte scienza e tecnologia sono elementi che entrano in gioco nelle ricerche pi&ugrave; avanzate sulla spazializzazione del suono.&nbsp; Che pure ha radici assai lontane, risale alla musica polifonica rinascimentale e alla musica che Monteverdi &ldquo;costru&igrave;&rdquo; per e sulle architetture della Basilica di San Marco. Se ne erano accorti i compositori che si dedicavano alla musica elettronica, Nono e Stockhausen, fra gli altri, e prima ancora Var&egrave;se e Xenakis. Non &egrave; infatti un caso che tanti autori del secondo 900 abbiano studiato e si siano ispirati alle musiche polifoniche cinque-secentesche e che il veneziano Nono fosse ossessionato dalla Basilica marciana, culla della spazializzazione del suono. Non poteva essere pi&ugrave; appropriato ad un Festival dedicato a spazio e voce il concerto <b><i>La lontananza: 21st Century cori spezzati<\/i><\/b> (10 ottobre, Teatro alle Tese, ore 17.15), che fin dal titolo esplicita la linea di continuit&agrave; tra passato presente e futuro. La novit&agrave; del concerto &egrave; proporre <b>Monteverdi e Nono con la nuova tecnologia del Wave Field Synthesis<\/b>, (WFS), un nuovo metodo di spazializzazione del suono che avvolge lo spettatore in un suono tridimensionale con i suoi 192 altoparlanti e 8 subwoofer, senza essere condizionato dalla posizione dello spettatore. Un suono in 3D, che d&agrave; al pubblico la sensazione di un ascolto naturale e amplificato insieme, con la netta percezione di volume profondit&agrave; e spazio. Accanto ai <i>Madrigali<\/i> di Monteverdi e a <i>La lontananza<\/i> di Nono riscritti in chiave WFS, il concerto presenter&agrave; anche la novit&agrave; assoluta della compositrice coreana <b>Ji Youn Kang<\/b>, scritta interamente per questo nuovo dispositivo acustico, che permette di comporre insieme suoni e spazio. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\">Con <b><i>Homoiom&egrave;reia, o della mutazione computazionale<\/i><\/b> (8 ottobre, Teatro alle Tese, ore 17.15 e 20.00) entriamo invece nel mondo immaginifico degli strumenti musicali di <b>Pietro Luca Congedo<\/b>, percussionista, scelto da Stockhausen per i suoi assoli percussivi, compositore e soprattutto studioso di elettronica. Ha creato nuovi strumenti a percussione chiamati Perscultron&iacute;c, con cui ha ideato musiche per performance, installazioni e immagini; ha dato consistenza ai sogni leonardeschi, realizzando un monumentale tamburo automatico con 12 braccia battenti pilotate da computer a partire dai disegni del Codice Atlantico. A Venezia far&agrave; ascoltare la &ldquo;<b>voce della materia<\/b>&rdquo; con le sue nuove invenzioni strumentali che assemblano apparati percussivi, protesi, automazioni ed elettronica. E&rsquo; lo &ldquo;spettacolo della materia&rdquo; trasformata in fenomeno acustico, restituendo tutte le vibrazioni e le tensioni presenti nelle sue strutture molecolari. Congedo fa della realt&agrave; fisica uno spettacolo materialista e, insieme, metafisico.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align:\njustify\"><span style=\"font-family:Garamond\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;tab-stops:\n211.0pt\"><span style=\"font-family:Palatino\">&nbsp;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; la Biennale di Venezia 57. Festival Internazionale di Musica Contemporanea Altra voce, altro spazio Direttore Ivan Fedele Venezia, 4 &gt; 13 ottobre 2013 &nbsp; con il sostegno della Regione del Veneto &nbsp; &nbsp; ALTRO VOCE, ALTRO SPAZIO 33 concerti con 3 appuntamenti al giorno, 81 compositori di cui pi&ugrave; della met&agrave; trentenni nati negli &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/33376\/musica\/la-biennale-di-venezia-57-festival-internazionale-di-musica-contemporanea.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">la Biennale di Venezia 57. Festival Internazionale di Musica Contemporanea<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[19],"tags":[2248,10926,17453],"class_list":["post-33376","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-musica","tag-biennale-di-venezia","tag-dmt","tag-musica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33376","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33376"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33376\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33377,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33376\/revisions\/33377"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33376"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33376"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33376"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}