
{"id":28860,"date":"2012-10-06T00:37:14","date_gmt":"2012-10-05T22:37:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=28860"},"modified":"2012-10-08T00:41:13","modified_gmt":"2012-10-07T22:41:13","slug":"56-festival-internazionale-di-musica-contemporanea-extreme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/28860\/la-biennale-20122014\/56-festival-internazionale-di-musica-contemporanea-extreme.html","title":{"rendered":"BIENNALE MUSICA VENEZIA &#8211; 56. Festival Internazionale di Musica Contemporanea + EXTREME \u2013"},"content":{"rendered":"<div class=\"newssubtit\">a Venezia dal 6 al 13 ottobre 2012<\/div>\n<h4 class=\"genericsubtit\">Pierre Boulez Leone d&#39;oro alla carriera, Quartetto Prometeo Leone d&#39;argento<\/h4>\n<div style=\"text-align: justify\"><b>Minimalismi e massimalismi<br \/>\n\tDal 6 al 13 ottobre<\/b> Venezia sar&agrave; il palcoscenico della musica contemporanea con la <b>56ma edizione del Festival<\/b> organizzato dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. Saranno 8 giorni densi di appuntamenti, 3 al giorno, tra concerti, installazioni sonore, atelier, performance audiovisive e opere di teatro musicale che presenteranno al pubblico 51 novit&agrave;, di cui 28 in prima esecuzione assoluta. <br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Si intitola <b><i>+EXTREME-<\/i><\/b> il 56. Festival Internazionale di Musica Contemporanea, ovvero minimalismi e massimalismi musicali del nostro tempo. &ldquo;<b>Ci&ograve; che colpisce particolarmente nel panorama musicale dei nostri giorni<\/b> &ndash; dice il neo direttore <b>Ivan Fedele<\/b> &ndash; <b>sono gli orientamenti estremi<\/b>: minimalismi e massimalismi&nbsp;[<a href=\"http:\/\/www.labiennale.org\/it\/mediacenter\/video\/fedele2.html\">video<\/a>] che vogliono abitare le regioni di frontiera del linguaggio musicale, approcci apparentemente antitetici che in comune hanno la radicalit&agrave; dell&rsquo;intento estetico-poetico, abbandonando di fatto l&rsquo;atteggiamento <i>politically correct<\/i> del pezzo che <i>funziona<\/i> o <i>suona bene<\/i>&rdquo;. Il 56. Festival presenta alcuni significativi attori di queste pratiche &ldquo;dell&rsquo;eccesso&rdquo;, contestualizzati e messi a confronto con i &ldquo;classici&rdquo; del radicalismo: dai grovigli contrappuntistici di Brian Ferneyhough, per esempio, alla saturazione&nbsp;[<a href=\"http:\/\/www.labiennale.org\/it\/mediacenter\/video\/fedele3.html\">video<\/a>] operata dai quarantenni Franck Bedrossian e Rapha&euml;l Cendo, dalla smaterializzazione del suono di Salvatore Sciarrino e gli aneliti mistici di Sofija Gubajdulina alla musica costruita sull&rsquo;unit&agrave; minima di un solo bit del trentenne Tristan Perich, passando per la fissit&agrave; ipnotica di Kirill Shirikov o l&rsquo;urgenza espressiva di Nikolai Popov e Alexander Khubeev, poco pi&ugrave; che ventenni compositori russi di intrigante spregiudicatezza.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">&nbsp;<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><b>Vecchi e giovani leoni<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Il 56. Festival Internazionale di Musica Contemporanea si inaugura sabato <b>6 ottobre<\/b> con i protagonisti dei Leoni della Biennale di Venezia: <b>Pierre Boulez<\/b> [<a href=\"http:\/\/www.labiennale.org\/it\/mediacenter\/video\/boulez.html\">video<\/a>] che, come gi&agrave; annunciato, ricever&agrave; il <b>Leone d&rsquo;oro alla carriera<\/b>, e il <b>Quartetto Prometeo<\/b>, giovane ma gi&agrave; affermata formazione cameristica italiana, a cui verr&agrave; assegnato il <b>Leone d&rsquo;argento<\/b>, premio che la Biennale destina alle nuove realt&agrave; musicali. <br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Con un repertorio che spazia da Bach a Sciarrino e una qualit&agrave; interpretativa riconoscibile, eletto complesso residente presso la Britten Pears Academy di Aldeburgh nel 1998 e invitato nelle migliori stagioni concertistiche italiane e internazionali, il Quartetto Prometeo sar&agrave; alla Sala delle Colonne di Ca&rsquo; Giustinian (ore 18.00) con un concerto che porta nel vivo di <i>Extreme<\/i>. Dagli immoti paesaggi sonori di <b>Phil<\/b> <b>Niblock<\/b>, classe 1933, fra i pionieri del minimalismo americano, si passa attraverso il minimalismo melodico della tedesca <b>Carola Bauckholt<\/b>, per arrivare alle sonorit&agrave; distorte dei francesi <b>Franck<\/b> <b>Bedrossian<\/b> e <b>Rapha&euml;l Cendo<\/b>, esponenti di una vero e proprio movimento estetico, quello del &ldquo;saturazionismo&rdquo;, una deriva &ldquo;acida&rdquo; dello spettralismo francese.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Il concerto al Teatro alle Tese (ore 20.00) offrir&agrave; invece un binomio inscindibile: <b>Pierre Boulez<\/b> e l&rsquo;<b>Ensemble Intercontemporain<\/b>. Compositore, direttore d&rsquo;orchestra, teorico, promotore appassionato della musica del XX secolo, di Pierre Boulez si eseguiranno <b><i>Sur incises<\/i><\/b>, uno fra i pezzi pi&ugrave; spettacolari della sua recente produzione che, secondo un modulo caro al compositore, sviluppa ed espande la matrice originaria, <b><i>Incises<\/i><\/b>, un frammento per pianoforte solo. I due brani sono intercalati dall&rsquo;altrettanto travolgente <b><i>Sonata per due pianoforti e percussioni<\/i> <\/b>di <b>B&eacute;la Bart&oacute;k<\/b>.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><b>&nbsp;<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Cyber suoni<\/b><\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Fa pensare a un universo astrale, composto da cyber suoni quell&rsquo;ampia fetta della <b>musica elettronica<\/b> che trova impulso e sviluppo dall&rsquo;inarrestabile innovazione tecnologica, che produce e inventa <b>suoni in in una dimensione acusmatica, cio&egrave; in totale assenza di strumenti acustici<\/b>. All&rsquo;incontro tra musica e informatica il 56. Festival dedica un episodio importante intitolato a <b>IanniX<\/b>, una piattaforma multimediale che elabora dati visivi e sonori rendendo pi&ugrave; immediato il <b>rapporto tra segno grafico ed evento musicale<\/b> [<a href=\"http:\/\/www.labiennale.org\/it\/mediacenter\/video\/iannix.html\">video<\/a>]. Come una lavagna su cui disegnare con un led varie tipologie di disegni geometrici &ndash; rette, curve, poligoni, solidi &#8211; che si traducono in suono. Il nome &egrave; in omaggio all&rsquo;immaginifico compositore franco-greco Iannis Xenakis, che nel &rsquo;75 per primo ide&ograve; un sistema di &ldquo;suoni grafici&rdquo;, Upic, di cui Iannix &egrave; l&rsquo;evoluzione pi&ugrave; avanzata grazie agli studi, sostenuti dal Ministero della cultura francese, di <b>Thierry Coduys<\/b> e del suo laboratorio parigino La Kitchen. IanniX oggi &egrave; &nbsp;in grado di dialogare non soltanto sul fronte musicale, ma con un gran numero di linguaggi &ndash; da OSC (l&rsquo;iPad &ldquo;parla&rdquo; OSC) a MIDI &#8211; assecondando la moderna rete tecnologica. <br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">A questo metodo di composizione visiva, che sfrutta la creativit&agrave; della grafica per individuare strutture musicali, il Festival dedica un <b>atelier<\/b>, condotto dallo stesso Coduys per 8 compositori selezionati, suddiviso in tre fasi: una propedeutica di studio del linguaggio Iannix (3 &gt; 5 maggio), una di progettazione musicale (7 &gt; 9 giugno) e una di realizzazione (5 &gt; 11 ottobre). Questa fase produttiva vedr&agrave; il suo esito finale l&rsquo;<b>11 ottobre <\/b>al Teatro alle Tese con <span style=\"font-weight: bold\">sei<\/span><b> prime assolute di Iv&agrave;n Solano, Marcello Liverani, Cesare Saldicco, Julian Scordato, Stefanio Alessandretti e Giovanni Sparano, <\/b><b>Davide Gagliardi e Victor Nebbiolo Di Castri<\/b>. Sar&agrave; un concerto-performance, perch&eacute; con questa pratica il compositore &egrave; anche l&rsquo;esecutore che con il suo gesto manipola la partitura.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><b>Un&rsquo;altra immagine dallo spazio<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">In un&rsquo;area omologa, animata sempre dall&rsquo;idea di amplificare i suoni, estenderli, manipolarli, crearli ex novo, si svolgono altri tre appuntamenti del Festival. &Egrave; il territorio della <b>musica elettroacustica<\/b>, che fa dialogare gli strumenti tradizionali con tutta la gamma di supporti elettronici via via offerti dallo sviluppo tecnologico &#8211; magnetofoni, radio, registratori, sensori e &ldquo;protesi&rdquo; tecnologiche fino ai moderni laptop. Cos&igrave;, fra echi ed energie &ldquo;sottili&rdquo;, va in scena il concerto al Conservatorio di Venezia il <b>9 ottobre<\/b> (Sala Concerti, ore 15.00), ideato dalla flautista <b>Federica Lotti<\/b>, allieva di Roberto Fabbriciani e Severino Gazzelloni, qui coadiuvata dal mago del suono <b>Alvise Vidolin<\/b>, che ha realizzato le opere elettroniche dei maggiori compositori italiani, Nono, Berio, Sciarrino. Il concerto giustappone la musicalit&agrave; pura del flauto solo di <i>Classifying the thousand shortest sounds<\/i> <i>in the world<\/i> di <b>Claudio Ambrosini<\/b>, presentato in prima esecuzione assoluta, ai riverberi tra strumento voce e live electronics degli altri brani. Sono le novit&agrave; firmate da <b>Luigi Sammarchi<\/b> e <b>Tao Yu<\/b>, fra le pi&ugrave; apprezzate compositrici cinesi della nuova generazione, e le sperimentazioni di <b>Corrado Pasquotti<\/b> <b>e Agostino Di Scipio. <\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Sempre Agostino Di Scipio, questa volta al computer e al live electronics, &egrave; protagonista in duo con <b>Ciro Longobardi<\/b>, fra i nostri pi&ugrave; versatili pianisti tra repertorio, improvvisazione, progetti multimediali, del concerto presentato nella Sala delle Colonne di Ca&rsquo; Giustinian il <b>12 ottobre<\/b> (ore 15.00). Il programma scorre dalla partitura &ldquo;hi-tech&rdquo; di <b>Vittorio Montalti<\/b> (Leone d&rsquo;argento alla Biennale Musica 2010) costituita da 6 pezzi per pianoforte solo dedicati e ispirati a Martha Argerich, Keith Jarrett, Friedrich Gulda, Bruno Canino, Glenn Gould e Bill Evans, a quella &ldquo;lo-tech&rdquo;, deliberatamente povera fino all&rsquo;annullamento, dei <i>3 pezzi muti <\/i>&nbsp;dello stesso <b>Di Scipio<\/b>, in cui &ldquo;il gesto del pianista prende contatto con la superficie dello strumento ma senza davvero suonare, senza &lsquo;affondare&rsquo; sui tasti&rdquo; (A. Di Scipio). In mezzo, <i>Klavierstuck IX<\/i> di <b>Stockhausen<\/b>, con la sua struttura insistita eppure variabile di un accordo di 4 note, e <i>Electronic Music for Piano<\/i> di <b>Cage<\/b>, nella sua prima esecuzione integrale interamente live electronics, come originariamente era stata concepita dall&rsquo;autore, che l&rsquo;aveva scritta su un foglio di carta in un Hotel di Stoccolma, integrando ampie porzioni delle sue <i>Music for Piano<\/i> con note vaghe e criptiche.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">E ancora da Cage prende spunto <b>&ldquo;Out of a landscape&rdquo;<\/b>, il concerto ospitato nella Sala Concerti del Conservatorio di Venezia l&rsquo;<b>8 ottobre <\/b>(ore 15.00) e che sul ciclo <i>Imaginary landscape<\/i> costruisce il &ldquo;contrappunto&rdquo; delle nuove partiture di <b>Luca Richelli, Michele Del Prete e Marco Gasperini<\/b>. Due variazioni che partono da un punto per trasmigrare verso altri lidi, prendendo alla lettera le indicazioni che Cage diede per la celebre serie, e che potrebbero essere prese a epitome di questa sezione di concerti offerta dal Festival: &ldquo;Non si tratta di un paesaggio fisico, &egrave; un paesaggio del futuro. Come se si usasse la tecnologia per decollare e, come Alice, passare attraverso lo specchio&rdquo;.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">&nbsp;<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><b>Il suono ecologico<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Dal cyber-suono al suono ecologico: &egrave; il <b>Giardino Sonoro<\/b>, dove lo spazio modella i suoni o dai suoni si fa modellare, ideato da un&rsquo;equipe di specialisti &ndash; architetti, designer, ingegneri del suono, urbanisti, integratori tecnologici &ndash; guidati da <b>Lorenzo Brusci e Simone Conforti<\/b> [<a href=\"http:\/\/www.labiennale.org\/it\/mediacenter\/video\/giardino-sonoro.html\">video<\/a>], riuniti sotto il nome di Architettura Sonora e dal 2009 operanti nel dipartimento per la ricerca istituito da un&rsquo;azienda leader nel mercato mondiale degli altoparlanti.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Insieme hanno sviluppato un progetto, denominato <b>Automatic Soundscape Generation<\/b> (ASG), di riqualificazione di tutti quegli ambienti che sono deturpati dall&rsquo;inquinamento acustico. Tale tipologia d&rsquo;intervento &egrave; basata sul concetto di <b><i>soundscaping<\/i> interattivo e adattativo<\/b>: attraverso sensori che captano in tempo reale le frequenze dell&rsquo;ambiente circostante &egrave; possibile fornire alla macchina informazioni che la mettano in grado di adattare paesaggi sonori artificiali alle caratteristiche soniche dell&rsquo;ambiente stesso. Il progetto Automatic Soundscape Generation <b>ridisegna l&rsquo;esperienza del suono negli spazi umani<\/b>, sia interni che esterni, con composizioni dedicate o suoni selezionati che vengono direzionati, diffusi, amplificati, deviati o ridotti. Gli altoparlanti, integrati al software e a un amplificatore, assumono le fogge pi&ugrave; diverse seguendo suggestioni anatomiche e naturali &ndash; campane, sfere, gocce, chiocciole, delfini &ndash; in modo da poter essere appoggiati a terra o pendere dagli alberi, ma anche appesi a un soffitto o a una parete. Un anello di 10 metri di diametro, poi, &egrave; in grado di cambiare le altezze del suono e quindi di modularne l&rsquo;intensit&agrave;, captando l&rsquo;avvicinamento o l&rsquo;allontanamento dell&rsquo;uomo. Saranno queste particolari sculture a trasformare in un fantastico paesaggio sonoro interattivo l&rsquo;area del Giardino delle Vergini all&rsquo;Arsenale per tutto il periodo del Festival.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">&nbsp;<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><b>Made in the USA<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">&Egrave; il complesso italiano <b>Alter Ego<\/b> &ndash; spregiudicato artefice di affascinanti alchimie tra compositori (Glass, Kancheli, Hosokawa, Saariaho, Sciarrino), rapper (Frankie HI-NRG), cantanti (John De Leo), interpreti (Irvine Arditti, Accroche Note), artisti elettronici (Robin Rimbaud alias Scanner, Marco Passarani) e visivi (Michelangelo Pistoletto, D-Fuse) &#8211; ad accendere i riflettori sulla fitta presenza di <strong>autori americani<\/strong> al 56. Festival con un concerto &ldquo;monografico&rdquo; al Teatro Piccolo Arsenale l&rsquo;<b>8 ottobre <\/b>(ore 20). [<a href=\"http:\/\/www.labiennale.org\/it\/mediacenter\/video\/corbella.html\">video<\/a>] <br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Il concerto ruota attorno alla figura seminale di <b>Alvin Lucier<\/b> &#8211; fondatore con Robert Ashley, David Behrman e Gordon Mumma della leggendaria Sonic Arts Union negli anni &rsquo;60 &#8211; che al Festival interpreter&agrave; uno dei suoi pezzi pi&ugrave; noti e paradigmatici, <i>I&rsquo;m sitting in a room<\/i>, esempio di &ldquo;minimal tape music&rdquo;, cui seguono tutti brani che distillano una singola nota o una singola frequenza in una sorta di psicoacustica:<i> Three translations for Maurizio Mochetti<\/i>, <i>Fidelio Trio<\/i> e una <i>nuova creazione<\/i> in prima assoluta per violino, violoncello, flauto, clarinetto, pianoforte. Sulla stessa lunghezza d&rsquo;onda, pur declinata in maniera diversa, &egrave; la musica di <b>Tristan Perich<\/b>, che compone musica con un unico bit, e quella di <b>Mario Diaz De Leon<\/b>, che Il New York Times definisce di &ldquo;intensit&agrave; allucinatoria&rdquo;, mentre quella di <b>Sean Friar<\/b> si caratterizza per un &ldquo;massimalismo&rdquo; energico e immediato. Tutti tra i 27 e 32 anni, a unirli, oltre all&rsquo;et&agrave;, &egrave; la libert&agrave; con cui attraversano le diverse esperienze musicali: ognuno di loro, al di l&agrave; dell&rsquo;educazione accademica, vanta esperienze sul campo di free improvisation, noise, black metal, blues, rock, hard-core punk, scrive indistintamente per ensemble di diversa origine, classica e non, cos&igrave; come la loro musica viene eseguita nei Festival Bang On A Can, Gaudeamus Muziekweek, Ars Electronica, Sonar, e in spazi quali Lincoln Center, Carnagie Hall, Whitney Museum.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Un altro spaccato di musica americana viene proposto in duplice &ldquo;cortocircuito&rdquo; nel concerto al Teatro Piccolo Arsenale il <b>9 ottobre<\/b> (ore 18.00). &Egrave; <b>&ldquo;Old America \/ New Russia&rdquo;<\/b>, che non solo interseca le partiture degli americani <b>Yotam Haber e Terry Riley<\/b>, di cui si eseguir&agrave; l&rsquo;intramontabile <i>In C<\/i>, con quelle dei poco pi&ugrave; che ventenni <b>Kirill Shirokov, Nikolai Popov e Alexander Khubeev<\/b> formatisi nel Conservatorio di Mosca, ma far&agrave; incrociare anche gli strumenti dell&rsquo;ensemble <b>Alter Ego<\/b> con quelli dell&rsquo;<b>Ex Novo<\/b>, un&#39;altra formazione italiana, campione di tanta musica contemporanea. Ad <b>Andrew<\/b> <b>Quinn<\/b>, poliedrico video-artista australiano &egrave; affidato il sofisticato progetto di interpretare e tradurre in <b>immagini visive real-time<\/b> le musiche del concerto [<a href=\"http:\/\/www.labiennale.org\/it\/mediacenter\/video\/quinn.html\">video<\/a>]: un contrappunto di immagini &ldquo;stimolato&rdquo; dai parametri sonori delle composizioni.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Completa questo segmento dedicato alla musica americana una figura considerata centrale non solo per gli sviluppi del jazz, ma in generale della musica dei nostri giorni in termini di ricerca sul linguaggio e sulle tecnologie. <b>Anthony Braxton<\/b> sar&agrave; al Teatro alle Tese il <b>13 ottobre<\/b> (ore 20.30) con la sua pi&ugrave; recente formazione di 12 giovani musicisti (in organico: cornetta, flicorno, clarinetto, trombone, fagotto, tuba, flauto, viola, chitarra, contrabbasso, batteria, sassofoni), creata nel 2006 e per la prima volta in arrivo in Europa. Compositore &#8211; autore di un corpo imponente di lavori che spaziano dal jazz post free alla musica sinfonica e alle opere, polistrumentista, teorico, Anthony Braxton proviene da quella fucina di nuovi talenti che &egrave; stata l&rsquo;Association for the Advancement of Creative Musicians fondata nel 1965 da Muhal Richard Abrams. Musicista evolutivo, Braxton oggi parla della sua musica come di una &ldquo;musica olistica&rdquo;, immaginando di poter costruire &ldquo;una unit&agrave; sonica che conterr&agrave; possibilit&agrave; elettroniche interattive, muovendo verso lo spazio olografico, tridimensionale&rdquo;.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">&nbsp;<br \/>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><b>Il &ldquo;solismo creativo&rdquo; <\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">&ldquo;Nel corso della vita i grandi interpreti diventano compositori dell&rsquo;interpretazione&rdquo; scriveva Mauricio Kagel.&nbsp;&Egrave; soprattutto nella seconda met&agrave; del &lsquo;900, quando la nuova musica pone problemi interpretativi ed esecutivi non indifferenti, che si fa strada una nuova figura di strumentista capace di entrare nel vivo della composizione, dando corpo alla &ldquo;visione sonora&rdquo; dell&rsquo;autore. Questa figura di interprete-creatore, cos&igrave; centrale nella musica del nostro tempo, e che ha dato vita non solo a grandi solisti ma anche a grandi complessi cameristici, trova testimonianza in vari appuntamenti del Festival. Paradigmatica, in questo senso, &egrave; la storia di <b>Irvine<\/b> <b>Arditti<\/b> e dei <b><i>Freeman Etudes<\/i><\/b>, una raccolta di studi per violino che sono un esercizio di puro atletismo dell&rsquo;archetto. Dichiarati ineseguibili, Cage ne sospese la composizione e la complet&ograve; soltanto quando Irvine Arditti, nell&rsquo;88, dimostr&ograve; di poterla eseguire ad una velocit&agrave; superiore a quella indicata nella partitura. Per Cage era la dimostrazione della &ldquo;praticabilit&agrave; dell&rsquo;impossibile&rdquo; e per Arditti la consacrazione a campione di violino quando esegu&igrave; la serie integrale nel &rsquo;91. A Venezia, Arditti eseguir&agrave; il ciclo dei <i>Freeman Etudes<\/i> l&rsquo;<b>11<\/b> <b>ottobre<\/b> nella Sala delle Colonne di Ca&rsquo; Giustinian (ore 15.00).<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Da Arditti a <b>Mario Caroli<\/b>, eletto, per rimanere in tema, &ldquo;un Paganini del flauto&rdquo; [<a href=\"http:\/\/www.labiennale.org\/it\/mediacenter\/video\/caroli.html\">video<\/a>]. Certamente un fenomeno per critici e compositori se, come raccontano le biografie, attualmente &egrave; l&rsquo;unico flautista ad eseguire in concerti monografici le integrali flautistiche di compositori come Sciarrino, Ferneyhough e Jolivet. Seguendo l&rsquo;andamento per contrasti che caratterizza il Festival, il trentacinquenne Mario Caroli impagina un concerto &#8211; per la sua esibizione del <b>7 ottobre<\/b> nella Sala delle Colonne di Ca&rsquo; Giustinian (ore 15.00) &#8211; che alle <b>&ldquo;lontananze&rdquo; sciarriniane<\/b> di <i>L&rsquo;orizzonte luminoso di Aton<\/i>, <i>L&rsquo;orologio di Bergson, All&rsquo;aure in una lontananza<\/i>, contrappone <b>le tensioni e i conflitti della musica di Ferneyhough<\/b>, con un brano dal ciclo <i>Carceri d&rsquo;invenzione<\/i> (modellate sulle architetture fantastiche progettate da Piranesi che danno il titolo al pezzo), <i>Cassandra&rsquo;s dream song<\/i> e <i>Sisyphus redux<\/i>, quest&rsquo;ultimo in prima esecuzione italiana.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Sempre il <b>7 ottobre<\/b>, al Teatro alle Tese (ore 20.30), posto in &ldquo;entrata&rdquo; al concerto della Mitteleuropa Orchestra, l&rsquo;assolo del trentenne <b>Simone Beneventi<\/b>, un fuoriclasse delle percussioni, gi&agrave; membro di Icarus Ensemble, Mdi Ensemble, Repertorio Zero, ma anche solista per le maggiori orchestre lirico sinfoniche, dalla Scala al Maggio Musicale. In scena, &egrave; il caso di dirlo, con un pezzo squisitamente teatrale come <b><i>One4<\/i><\/b>, dalla serie dei <i>number pieces<\/i> di <b>Cage<\/b>. Una teatralit&agrave; esaltata dagli <b>interventi video operati in tempo reale<\/b> dall&rsquo;artista australiano <b>Andrew Quinn<\/b>.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Ma ancora pi&ugrave; spettacolare sar&agrave; il concerto del <b>9 ottobre<\/b>, sempre alle Tese (ore 20.30), per cui Beneventi appronta una <b>installazione di pi&ugrave; di 50 percussioni sospese<\/b>, soprattutto metalliche (thai, gong, campane a lastra, ring, vibrafono, chimes, cowbell, operagong, cinesi, ocean drum, rototom, spirit chimes&hellip;), che circonda l&rsquo;interprete come una gabbia sonora e vibrante. Al cubo metallico di Beneventi si affiancher&agrave; per il concerto veneziano un&rsquo;altra struttura, questa volta di tulle, sollecitata da filamenti e sensori da <b>Thierry Coduys<\/b>, il creatore del programma Iannix, che inventa cos&igrave; un &ldquo;doppio&rdquo; plastico, un cubo parallelo a quello degli strumenti.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Spicca, nel concerto, la ricostruzione di una partitura di <b>Fausto Romitelli<\/b>, l&rsquo;unica che scrisse per percussione sola, <b><i>Golfi d&rsquo;ombra<\/i><\/b>. Composta nel &rsquo;90, ma mai pubblicata, fu eseguita per la prima e ultima volta nel &lsquo;93 in omaggio al suo maestro <b>Hugues Dufourt<\/b>, di cui ripropone quasi interamente il set di percussioni del pezzo per percussione sola di Dufourt, <i>Plus Outre<\/i>. Nella partitura di Romitelli mancavano le indicazioni dinamiche e di strumentazione. Grazie al ritrovamento di diverse fonti e ad autorevoli testimonianze, Beneventi ha potuto recuperare molti elementi mancanti e proporne una versione ricostruita e finalmente edita (Ricordi 2012) ed eseguita alla Biennale in prima assoluta. A distanza di vent&rsquo;anni da <i>Golfi d&rsquo;ombra<\/i>, inoltre, <b>Andrea Agostini, Raffaele Grimaldi e Stefano Trevisi<\/b>, tre giovani compositori italiani, hanno raccolto il testimone creando <b>tre nuove opere per la stessa installazione percussiva. <\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Se le percussioni sono affrancate da un ruolo di marginalit&agrave; proprio dalla musica contemporanea fin dal primo &lsquo;900 (<i>Ionisation<\/i> di Var&egrave;se ne &egrave; il manifesto), anche la chitarra, tenuta tradizionalmente ai margini nell&rsquo;area classica mentre conquistava centralit&agrave; nei territori di ambito popolare, viene recuperata dalla musica colta come elemento di rottura con la tradizione. Ecco che il ventottenne <b>Alberto Mesirca<\/b> sa trarre con maestria tutta la complessit&agrave; e la stratificazione sonora di questo strumento, restituendone un&rsquo;immagine svincolata dagli abituali riferimenti idiomatici. In scena al Teatro alle Tese l&rsquo;<b>11<\/b> <b>ottobre<\/b> (ore 20.30), Alberto Mesirca, che al suo attivo ha concerti al Concertgebouw di Amsterdam, all&rsquo;Auditorium di Valencia e alla Barocksaal di Vienna, aprir&agrave; il concerto con la prima italiana di <i>Lassan sz&aacute;llj &eacute;s hosszan &eacute;nekelj, haldokl&oacute; hatty&uacute;m, sz&eacute;p eml&eacute;kezet!<\/i> (&quot;Fly slowly and sing for a long time my dying swan, my beautiful memory&quot;, da S&aacute;ndor Petofi), scritto espressamente per chitarra sola da <b>Gy&ouml;rgy Kurt&aacute;g<\/b>, fonte di tanti ripensamenti e infine dato alle stampe in questo stesso anno. Sempre per chitarra sola e in prima italiana verr&agrave; eseguito <i>Priapo assiderato<\/i> di <b>Claudio Ambrosini<\/b>, mentre trascritto dallo stesso interprete un altro pezzo di Kurt&aacute;g, <i>Splinter<\/i>, dai Cinque Merrycate, e <i>Addio a Trachis II<\/i> di <b>Sciarrino<\/b><i>, <\/i>trascritto da Maurizio Pisati.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">A conferma del rapporto speciale che lega un autore al suo interprete, <b>Andrew Zolinsky<\/b>, che ha accompagnato come solista le maggiori orchestre di area anglosassone, dalla London Sinfonietta alla BBC, ha costituito un binomio inscindibile con <b>Unsuk Chin<\/b>, figura consolidata del panorama internazionale, riservandosi tutte le prime esecuzioni della letteratura pianistica fino a oggi composta dall&rsquo;autrice coreana, da Londra a Parigi e ora anche a Venezia. Fiore all&rsquo;occhiello del concerto, il <b>13 ottobre<\/b> nella Sala delle Colonne (ore 15.00), sar&agrave; infatti la prima esecuzione italiana dell&rsquo;intero ciclo di <i>Six<\/i> <i>Etudes<\/i> di Unsuk Chin. Il concerto prevede inoltre tre prime italiane di <b>James Dillon e James Clarke<\/b>&nbsp;la cui musica &egrave; spesso associata alla cosiddetta &ldquo;neo complessit&agrave;&rdquo;, rispettivamente con <i>The Book of Elements<\/i> e <i>Untitled3<\/i> e <i>Island<\/i>; inoltre i <i>Klavierstucke V e VII<\/i>, capitoli di forma variabile del famoso ciclo di <b>Stockhausen<\/b> e, infine, la <i>Seconda sonata<\/i> di <b>Sciarrino<\/b>.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Alla sua prima esibizione in Italia, Andrew Zolinsky sar&agrave; protagonista anche del concerto che concluder&agrave; il Festival il 13 ottobre alle 23.00 nella Sala delle Colonne: in programma <b><i>For Bunita Marcus<\/i><\/b> di <b>Morton Feldman<\/b>, uno dei pi&ugrave; bei pezzi per pianoforte dell&rsquo;ultimo periodo di Feldman, detto dei &ldquo;Long Works&rdquo;, quando il compositore americano comincia a scrivere pezzi dilatati nel tempo &ndash; questo dura circa 75 minuti &ndash; ma riducendo ai minimi termini la densit&agrave; del materiale: infinitesimali e scarsissime cellule germinali disseminate su lunghi periodi temporali. Una rarefazione incantatoria che, come &egrave; stato scritto, penetra la realt&agrave; sensuale dei suoni ed &egrave; il segno distintivo di questo inimitabile autore (Bob Gilmore).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">&nbsp;<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><b>Un contrabbasso per otto<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">In pochissimo tempo, dopo il debutto all&rsquo;Auditorio Nacional di Madrid nel marzo 2010, <b>Ludus Gravis<\/b>, &ldquo;la prima e unica formazione di contrabbassi al mondo&rdquo; (Helmut Failoni), fondata da <b>Stefano Scodanibbio e Daniele Roccato<\/b> [<a href=\"http:\/\/www.labiennale.org\/it\/mediacenter\/video\/roccato.html\">video<\/a>], ha avuto un&rsquo;eco enorme. D&rsquo;altronde il nome di Stefano Scodanibbio &egrave; legato alla rinascita del contrabbasso negli anni &rsquo;80 e &rsquo;90, quando questo strumento, con la sua ricchezza di armonici che lo fa suonare come un&rsquo;intera orchestra, era isolato rispetto alla centralit&agrave; degli altri strumenti ad arco. Racconta Terry Riley, di cui Scodanibbio realizz&ograve; una strepitosa versione di <i>In C<\/i> per ensemble di contrabbassi: &ldquo;Da lontano riuscivo a sentire i suoni di corni francesi, tromboni, archi e ottoni tutti fusi insieme in un bellissimo ensemble modale. (&hellip;) Rimasi stupito, entrando nella galleria, di trovare Stefano da solo che suonava il suo contrabbasso&rdquo;. La biografia di questo eccelso strumentista e compositore non fa che confermare la testimonianza di Riley: a Roma, nel 1987, Scodanibbio, destinatario di tante partiture scritte per lui da Bussotti, Donatoni, Estrada, Ferneyhough, Frith, Globokar, Sciarrino, Xenakis, ha tenuto una maratona di 4 ore non-stop suonando 28 brani per contrabbasso solo di 25 autori. Scodanibbio &egrave; stato a lungo collaboratore di Giacinto Scelsi e di Luigi Nono, che gli ha dedicato <i>arco mobile &agrave; la Stefano Scodanibbio<\/i> nella partitura del <i>Prometeo<\/i>, ma ha collaborato anche con artisti come il coreografo Virgilio Sieni, il regista Rodrigo Garc&iacute;a, il poeta Edoardo Sanguineti.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Il concerto di <b>Ludus Gravis<\/b>, al Teatro Piccolo Arsenale il <b>13 ottobre<\/b> (ore 18.00), &egrave; anche un omaggio a <b>Stefano Scodanibbio<\/b>, prematuramente scomparso lo scorso gennaio, con tre brani della sua ampia produzione: <i>Ottetto<\/i>, in prima esecuzione assoluta, l&rsquo;assolo <i>Due pezzi brillanti<\/i> e <i>Alisei<\/i>. Accanto, <i>Bajo el vulcano<\/i> di <b>Julio Estrada<\/b>, compositore messicano di origine spagnola, compagno di strada delle pi&ugrave; recenti avventure musicali di Scodanibbio, che proprio il Messico aveva eletto a dimora dei suoi ultimi mesi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">&nbsp;<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><b>A Tribute to<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">L&rsquo;esercizio della memoria non &egrave; facile retorica, ma un modo per riannodare i fili con la storia recente, troppo poco frequentata dai programmi concertistici, e creare un gioco di rimandi con gli autori di altre generazioni, moltiplicando i significati e dando nuovo senso alle opere in programma. <br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Dopo <b>Pierre Boulez<\/b>, Leone d&rsquo;oro alla carriera, dedicatario del concerto inaugurale, il Festival rende omaggio agli 80 anni di un compositore e intellettuale della musica come <b>Giacomo Manzoni<\/b>, anch&rsquo;egli Leone d&rsquo;oro alla carriera nel 2007. A Manzoni &egrave; dedicato il concerto del <b>12 ottobre<\/b> al Teatro Piccolo Arsenale (ore 18.00) con l&rsquo;<b>ensemble<\/b> <b>Risognanze<\/b> <b>di Tito Ceccherini<\/b>, acuto interprete di musica del nostro tempo, ma anche di tanti titoli operistici e di musica antica che lo hanno portato su palcoscenici prestigiosi. Ceccherini impagina il concerto affiancando alle opere del Maestro, con la prima esecuzione assoluta di <i>Per questo<\/i>, <i>Alla Terra<\/i>, <i>Opus 75<\/i>, <i>Liriche di &Eacute;louard<\/i> e <i>Frase 2b<\/i>, due novit&agrave; assolute di Giovanni Verrando e Alessandro Melchiorre, entrambi intenti a sviluppare la ricerca e l&rsquo;integrazione tra musica ed elettronica.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Nel centenario della nascita, il nome di <b>John Cage<\/b> ricorre lungo il Festival con i tanti brani in programma: eseguiti da Simone Beneventi, la Mitteleuropa Orchestra, Irvine Arditti, Ciro Longobardi, oltre ad ispirare l&rsquo;intero concerto &ldquo;Out of a Landscape&rdquo;.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Alla figura di <b>Luciano Chailly<\/b>, che ha attraversato 50 anni della nostra storia culturale dando un contributo determinante, compositore, direttore d&rsquo;orchestra, alla testa delle maggiori istituzioni musicali (dal Teatro alla Scala all&rsquo;Arena di Verona, dal Carlo Felice di Genova all&rsquo;Orchestra Rai di Torino), pedagogo appassionato, &egrave; dedicato un concerto, a dieci anni dalla sua scomparsa, il 10 ottobre nella Sala Concerti del Conservatorio di Venezia (ore 15.00). Protagonisti saranno i giovani musicisti del Conservatorio &ldquo;G. Verdi&rdquo; di Milano e dello stesso Conservatorio &ldquo;B. Marcello&rdquo; di Venezia.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">In tema di ricorrenze, pu&ograve; essere utile ricordare che <b><i>In C<\/i><\/b>, considerato il manifesto del minimalismo americano, compie 50 anni, e il Festival ne celebra l&rsquo;anniversario con una esecuzione in tandem dell&rsquo; Ex Novo Ensemble e Alter Ego.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">&nbsp;<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><b>La voce e il teatro musicale<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Voce, teatro e musica &egrave; un terreno di ricerca dalle infinite possibilit&agrave; e dalla forte carica immaginativa e comunicativa: la molteplicit&agrave; di elementi in gioco, gesto parola drammaturgia suono immagine<u>,<\/u> pu&ograve; dar vita ad un concerto scenico, un melologo, una micro-opera, teatro strumentale, performance, art song, sprechoper. Su questo versante la Biennale si &egrave; annualmente impegnata con Musik der Jahrhunderte di Stoccarda per produrre nuove opere sperimentali da camera. Quest&rsquo;anno, saranno due trentenni, <b>Francesca Verunelli<\/b>, gi&agrave; vincitrice del Leone d&rsquo;argento alla Biennale Musica 2009, e <b>Giovanni Bertelli<\/b> a cimentarsi, in separata sede, in quella che &egrave; la loro prima opera di teatro musicale il <b>10 ottobre<\/b> al Teatro alle Tese (ore 20.30). <b><i>Serial Sevens<\/i><\/b> di Francesca Verunelli si ispira ai grovigli oscuri della memoria, riferendosi, nel titolo, ad un vero test clinico per valutare il grado di memoria e di concentrazione, ma anche alle 7 voci degli interpreti e ai testi, tutti anonimi, tratti da autentiche conversazioni tra dottori e pazienti, che aprono spazi a un mondo non detto; <b><i>AMGD<\/i><\/b>, ovvero &ldquo;aesthetica more geometrico demonstrata&rdquo;, ma anche anagramma con cui i musicisti di qualche secolo fa siglavano i loro lavori e che significava &ldquo;ad maiorem dei gloriam&rdquo;, &egrave; costruito con una stessa catena di azioni &ndash; ispirata a un processo statistico noto come &ldquo;catena di Markov&rdquo; &#8211; ripetuta cinque volte, ogni volta subendo variazioni diverse. Sar&agrave; interessante anche la lettura registica, che per entrambi &egrave; opera della finlandese <b>Kristiina Helin<\/b>, a lungo alla scuola di Jerzy Grotowski e di Eugenio Barba.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Allo strumento vocale, alla sua evoluzione e ai suoi sviluppi &egrave; poi dedicato un concerto l&rsquo;<b>11<\/b> <b>ottobre<\/b> al Teatro Piccolo Arsenale (ore 18.00) con l&rsquo;insostituibile complesso dei <b>Neue Vocalsolisten Stuttgart<\/b>, dal 1984 alfiere prestigioso della nuova musica. Oltre all&rsquo;impegno nelle opere di Francesca Verunelli e Giovanni Bertelli, i cantanti dell&rsquo;ensemble di Stoccarda impaginano un concerto in cui si nota la presenza di <b>Elliott Sharp<\/b>, un eretico della scena sperimentale newyorchese, con il suo ultimo pezzo, <i>Turing Test<\/i> per 6 voci e clarinetto in prima italiana. Accanto novit&agrave; assolute di <b>Bernhard Gander<\/b>, autore di<i> Deathtongue<\/i>, <b>Johannes Sch&ouml;llhorn<\/b> con <i>C &#8211; Vier Et&uuml;den, <\/i><b>Yannis Kryakides e Oscar Bianchi<\/b>.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">&nbsp;<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><b>Dalle avanguardie ai giorni nostri: un cammino verso il molteplice<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Nato nel 1991 a Bruxelles, il <b>Quartetto Danel<\/b>, famoso per le sue interpretazioni di Shostakovich, di cui ha inciso l&rsquo;integrale quartettistica, sar&agrave; al Festival il <b>7 ottobre<\/b> nella Sala delle Colonne (ore 18.00) mettendo in campo una formazione di grandi autori: Yannis Xenakis, Pascal Dusapin, Karen Tanaka, Anton Webern. E&rsquo; un trascolorare di contrasti che si impone all&rsquo;ascoltatore: dal dinamismo potente di <i>Ergma<\/i> di <b>Xenakis<\/b>, che sconvolge la tradizione ariosa della scrittura quartettistica, e dalle sonorit&agrave; aspre della giapponese <b>Tanaka<\/b>, con <i>Metal Strings<\/i> in prima italiana, ai fulminanti <i>Cinque movimenti per quartetto d&#39;archi <\/i>op. 5 e le <i>Sei Bagatelle<\/i> di <b>Webern<\/b>, &ldquo;un romanzo in un sospiro&rdquo; (la definizione &egrave; di Schoenberg), dove i tanti gesti musicali si concentrano in uno spazio temporale ridotto; dal <i>Quartetto n.<\/i><i> 4<\/i> di Dusapin, allievo dello stesso Xenakis oltre che di Messiaen, ma con un modo proprio di sentire ed elaborare la musica che ha fatto di lui un &ldquo;artigiano dei suoni&rdquo;, attento al loro esito percettivo, a <i>Tetras<\/i>, con i suoi diagrammi tradotti in suoni, paradigma della visualizzazione sonora perseguita da <b>Xenakis<\/b>.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Ancora un quartetto, questa volta una recente formazione cameristica italiana, nata dalla scuola musicale di Fiesole, il <b>Quartetto Klimt<\/b>, sar&agrave; in scena l&rsquo;<b>8<\/b> <b>ottobre<\/b> alla Sala delle Colonne di Ca&rsquo; Giustinian (ore 18.00) con <b><i>Piano, violin, viola, cello<\/i> di Morton Feldman, mai eseguito in Italia.<\/b> Ultimo testo di Feldman, che secondo un modulo caro al compositore negli ultimi anni, lascia fluttuare i suoni in un tempo oceanico (questo brano dura un&rsquo;ora e 15 minuti circa). Musicista dell&rsquo;espressionismo astratto (che trasferisce anche nella qualit&agrave; visiva delle sue partiture), collaboratore di Philip Guston, amico di artisti come Jackson Pollock e Mark Rothko, Feldman &egrave; considerato autore di una musica &ldquo;immobile&rdquo;, frutto di impercettibili modificazioni di frammenti melodici o armonici ripetuti, che lo hanno fatto spesso considerare precursore del minimalismo.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Fra le orchestre presenti al Festival, la <b>FVG Mitteleuropa<\/b> <b>Orchestra<\/b>, presente nelle edizioni degli ultimi anni, &egrave; in programma il <b>7 ottobre<\/b> al Teatro alle Tese (ore 20.30), subito dopo la performance di <i>One4 <\/i>con Simone Beneventi alle percussioni. Fiore all&rsquo;occhiello del concerto sar&agrave; la <b>prima esecuzione italiana di <i>Fachwerk<\/i> di Sofija Gubajdulina<\/b>, una delle massime compositrici emerse dall&rsquo;ex Unione Sovietica, con il suo stile frammentato e interpuntato da sonorit&agrave; etniche, come quelle del bayan, di origini russe, considerato una versione avanzata della fisarmonica classica. <i>Concerto per pianoforte e orchestra<\/i> di <b>Cage<\/b>, altro brano in programma, &egrave; un pezzo da manuale dell&rsquo;indeterminatezza cageana: oltre alla tecnica compositiva basata sull&#39;uso dell&#39;I-Ching, l&rsquo;esecuzione prevede di concordare con il direttore (che alla prima fu un coreografo, Merce Cunningham) il tempo musicale e una durata complessiva che comprenda l&rsquo;azione di ogni musicista, destinatari di 13 parti indipendenti pi&ugrave; una per il pianista. &quot;Durante l&#39;esecuzione il pianista pu&ograve; suonare ad una velocit&agrave; qualsiasi, un qualsiasi numero di fogli, secondo un ordine altrettanto indeterminato, totalmente o parzialmente <i>a piacere<\/i>&quot;(H.-K. Metzger). Completano il concerto <i>Initial<\/i> di <b>Bettina Skrzypcak<\/b>, assurta a stella della musica polacca e a improvvisa fama europea quando Arturo Tamayo, nel 1987, dirige il suo <i>Verba<\/i> alla Biennale musica di Zagabria, e <i>AO&iuml;R<\/i> novit&agrave; assoluta del compositore franco-argentino <b>Jos&eacute; Luis Campana<\/b>, commissionato dallo Stato francese.<br \/>\n\t&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Un altro campione di tanta musica contemporanea, che nel corso di oltre trent&rsquo;anni ha sviluppato una qualit&agrave; del suono caratteristica, &egrave; l&rsquo;<b>Ex<\/b> <b>Novo Ensemble<\/b>, impegnato al Festival in un doppio concerto: il primo nasce dall&rsquo;esperimento di suonare con un&rsquo;altra formazione, l&rsquo;Alter Ego, nel gi&agrave; citato &ldquo;New Russia\/Old America&rdquo;, il secondo al Teatro Piccolo Arsenale il <b>10 ottobre<\/b> (ore 18.00) schiera accanto a un autore consolidato, <b>Jean-Luc Herv&eacute;<\/b>, cresciuto alla scuola di Emmanuel Nunes e G&eacute;rard Grisey, con la prima esecuzione italiana di <i>Replique<\/i>, alcuni fra i pi&ugrave; bei nomi della nuova generazione di trentenni: l&rsquo;italiano <b>Marco Momi<\/b>, autore di <i>Iconica IV<\/i>, parte di un ciclo di sei miniature per ensemble ed elettronica, il danese <b>Rune Glerup<\/b>, con <i>Dust<\/i> <i>incapsulated 2<\/i>, esempio dei suoi <i>musical objects<\/i>, e il francese <b>Christophe Bertrand<\/b>, con la sua musica incandescente, di cui viene presentato in prima assoluta <i>Dall&rsquo;inferno<\/i>, &ldquo;una sorta di corsa contro l&rsquo;orologio, in cui tutto &egrave; velocit&agrave; e trasformazioni&rdquo; (come scrisse Giorgio Manganelli nell&rsquo;omonimo libro). Compositore diretto dallo stesso Boulez, che gli aveva anche commissionato un brano orchestrale per il Festival di Lucerna nel 2005, Christophe Bertrand sembra aver bruciato i tempi nel breve arco della sua vita (&egrave; scomparso a 29 anni) lasciandoci &ldquo;un&rsquo;opera profondamente sincera, sconvolgente per espressivit&agrave;, che segna profondamente l&rsquo;ascoltatore&rdquo; (Olivier Class). Il suo nome ritorna, insieme a quello di Rune Glerup, nel concerto dell&rsquo;<b>Orchestra Sinfonica della Radio di Stoccarda <\/b>il <b>12 ottobre<\/b> al Teatro alle Tese (ore 20.00) con la sua ultima composizione, <i>Okhtor<\/i>. Presentato per la prima volta in Italia, <i>Okhtor<\/i>, che rovescia il cognome del pittore Mark Rothko, &ldquo;fa appello a un virtuosismo esacerbato allo scopo di creare una tensione massima per tutta l&rsquo;opera, senza lasciare il minimo respiro, n&eacute; agli interpreti, n&eacute; al pubblico&rdquo; (Olivier Class). Diretto da <b>Michel<\/b> <b>Tabachnik<\/b>, che nella sua importante carriera ha collaborato con Berio, Stockhausen, Ligeti, Meassiaen ed era interprete favorito di Xenakis, il concerto offre un classico come <i>La mer<\/i> di <b>Claude Debussy<\/b>, la prima italiana di <i>Le cri de Mohim, Premier tableau de la Legende de Ha&iuml;sh<\/i>, dello stesso <b>Tabachnick<\/b> e <i>Concerto<\/i> di <b>Rune Glerup<\/b>, un altro esempio di come il giovane muscista danese scardina dall&rsquo;interno il concerto classico nella sua forma pi&ugrave; tradizionale, con esiti stupefacenti per un giovane di poco pi&ugrave; di vent&rsquo;anni. Infine, <b>Enzo Porta e Silvia Tarozzi<\/b>, in tandem violinistico il <b>7 ottobre<\/b> alla <b>Fondazione Cini<\/b> (Sala degli arazzi, ore 11.00), saranno interpreti di <i>Dialodia<\/i> e <i>Pi&egrave;ce<\/i> <i>pour Ivry<\/i> di <b>Bruno <\/b><b>Maderna<\/b>, <i>&quot;Hay que caminar&quot; so&ntilde;ando<\/i> di <b>Luigi Nono<\/b>, insieme alle novit&agrave; di <b>Fabrizio Fanticini<\/b> e <b>Pasquale Criton<\/b>, che per Silvia Tarozzi scrive Circle Process, un&rsquo;opera di ricerca sonora e gestuale su un violino accordato microtonalmente in sedicesimi di tono. <a href=\"http:\/\/www.labiennale.org\">www.labiennale.org<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a Venezia dal 6 al 13 ottobre 2012 Pierre Boulez Leone d&#39;oro alla carriera, Quartetto Prometeo Leone d&#39;argento Minimalismi e massimalismi Dal 6 al 13 ottobre Venezia sar&agrave; il palcoscenico della musica contemporanea con la 56ma edizione del Festival organizzato dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. 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