
{"id":27567,"date":"2012-09-10T00:42:03","date_gmt":"2012-09-09T22:42:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=27567"},"modified":"2012-09-10T00:43:33","modified_gmt":"2012-09-09T22:43:33","slug":"27567","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/27567\/arte\/27567.html","title":{"rendered":"Mario Carbone con proiezione di &#8220;Marina Abramovic e Ulay. Imponderabilia (Arte vitale)&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 12px\"><b style=\"font-family: verdana; font-size: 12px\">FOTOGRAFIA Festival Internazionale di Roma<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana\"><b>MARIO CARBONE<br \/>\n\tPOSTO FISSO.&nbsp;MARINA ABRAMOVI\u0106 E ULAY&nbsp;A BOLOGNA, 1977<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana\"><strong>a cura di Paola Paleari e Paola Scremin<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px\"><strong>luned&igrave; 10 settembre, ore 19:00<br \/>\n\t<\/strong><\/span><strong>opening della mostra con proiezione del documentario <em>Marina Abramovi\u0107 e Ulay. I<\/em><em>mponderabilia (Arte vitale), <\/em><\/strong><strong>realizzato nel 1977 da Mario Carbone durante la&nbsp;Settimana internazionale della Performance alla Galleria comunale d&rsquo;Arte Moderna di Bologna.<\/strong><span style=\"font-size: 12px\"><strong><br type=\"_moz\" \/><\/p>\n<p>\t<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px\"><strong>fino al 10 ottobre 2012<br \/>\n\tdal luned&igrave; al sabato 10:30-19:30<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white\"><span style=\"font-size: 12px\"><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\">Nell&rsquo;ambito del circuito di Fotografia Festival Internazionale di Roma, dedicato quest&rsquo;anno al tema del lavoro, s.t. foto libreria galleria presenta, dal 10 settembre al 10 ottobre, <i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Mario Carbone\/Posto Fisso. Marina Abramovi\u0107 e Ulay a Bologna, 1977<\/i>:<i style=\"mso-bidi-font-style: normal\"> <\/i>una mostra,<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>curata da <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: calibri\">Paola Paleari e Paola Scremin<\/span><\/font><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\">, che rende <span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;<\/span>congiuntamente omaggio al lavoro di un fotografo e regista italiano e a quello di un&rsquo;artista fra le pi&ugrave; significative della scena internazionale.<br \/>\n\tClasse 1924, <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: calibri\">fotografo di formazione e per passione, Mario Carbone, nel corso della sua carriera di autore di documentari per il cinema e la TV, non ha mai smesso di fotografare, riuscendo talvolta a eseguire, nell&rsquo;ambito di un unico progetto, un duplice lavoro di documentazione foto-cinematografica.<\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\"><o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"font-size: 12px\"><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: calibri\">E&rsquo; quanto accadde nel <st1:metricconverter productid=\"1977, in\" w:st=\"on\">1977, in<\/st1:metricconverter> occasione delle Settimana internazionale della Performance alla Galleria d&rsquo;Arte Moderna di Bologna. Alla manifestazione, curata da Renato Barilli, parteciparono una cinquantina di artisti italiani ed europei, fra cui <\/span><span style=\"font-family: calibri; background: white; font-size: 10.5pt\">Vito Acconci,<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>Franco Vaccari, Giuseppe Chiari, Fabrizio Plessi, Vincenzo Agnetti, Luca Patella, Luigi Ontani, Fabio Mauri, Vettor Pisani, <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">Hermann Nitsch. Carbone segu&igrave; e document&ograve;, fra gli altri, il lavoro concepito da Marina Abramovi\u0107 con Ulay, suo partner dell&rsquo;epoca: <\/span><i><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: calibri-italic\">Imponderabilia, <\/span><\/i><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: calibri\">una delle creazioni pi&ugrave; note dell&rsquo;artista serba, riproposta nel <st1:metricconverter productid=\"2010 in\" w:st=\"on\">2010 in<\/st1:metricconverter> occasione della sua retrospettiva al MOMA, e ri-messa in scena anche quest&rsquo;anno, nello stand di una galleria newyorkese, durante la fiera Art Basel. <o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"font-size: 12px\"><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">Abramovi\u0107<\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\"> e Ulay, entrambi integralmente nudi, si posizionarono l&rsquo;una di fronte all&rsquo;altro in un varco ricreato nell&rsquo;atrio del museo, in modo da delimitare e restringere con la propria presenza il passaggio del pubblico. Per varcare questa &ldquo;porta umana&rdquo; e superare l&rsquo;ostacolo, i visitatori erano dunque chiamati a cambiare<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>posizione,<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>ruotando a loro volta il proprio corpo verso uno dei due performer. Il transito del pubblico veniva registrato da una telecamera a circuito chiuso e trasmesso su due schermi posizionati subito dopo il &ldquo;posto di blocco&rdquo;, con un ritardo di qualche minuto rispetto all&rsquo;azione reale: ci&ograve; permetteva a coloro che avevano appena superato il varco di rivedersi, di osservare la propria reazione suscitata dal contatto con i due corpi nudi. L&rsquo;azione venne a un certo punto interrotta dalla polizia, che arrest&ograve; e ritir&ograve; i passaporti agli artisti per atti osceni in luogo pubblico. <i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Imponderabilia<\/i> &egrave; dunque un&rsquo;opera che traccia e registra dal vivo i limiti e gli urti impercettibili della comunicazione, mettendo in questione non solo la tradizionale staticit&agrave;, ma il territorio univoco, il <i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">posto fisso<\/i>, dell&rsquo;opera d&rsquo;arte stessa. In mostra vengono presentati il cortometraggio prodotto e diretto da Carbone e una selezione di immagini incentrate sulla performance della <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">Abramovi\u0107<\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\">: dieci stampe in bianco nero eseguite in camera oscura dallo stesso regista-fotogafo, nonch&eacute; una serie di foto a colori di piccolo formato, tratte dai frame del documentario. In occasione della mostra stessa, s.t. foto libreria galleria proporr&agrave; altri documentari sull&rsquo;arte <\/span><\/font><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: calibri\"><font color=\"#000000\">del Novecento di Mario Carbone e una pi&ugrave; ampia panoramica della sua attivit&agrave; di fotografo: dai primi ritratti in studio a quelli dedicati agli artisti, passando per i numerosi scatti rivolti all&rsquo;esplorazione della realt&agrave; sociale, <br \/>\n\tnon solo italiana.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"font-size: 12px\"><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: calibri\"><br \/>\n\t<\/span><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: calibri; background: white; letter-spacing: 0.75pt; font-size: 10.5pt\">Nato San Sosti (Cosenza) nel 1924, Mario Carbone <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">apprende giovanissimo il mestiere di fotografo -dal ritocco alla stampa, dalle foto-tessera ai ritratti degli sposini,<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>svolgendo un lungo apprendistato prima nella natia Calabria e poi a Milano, dove<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>lavora anche nello studio di Elio Luxardo. Nel 1955 si trasferisce a Roma e inizia la sua attivit&agrave; in ambito cinematografica come operatore,<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>direttore della fotografia e quindi regista di documentari. Per molti anni continua comunque a collaborare con altri registi di non fiction, fra cui Libero Bizzarri, Romano Scavolini e<\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\"> Raffaele Andreassi. Per quest&rsquo;ultimo <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">cura la fotografia de <\/span><i style=\"mso-bidi-font-style: normal\"><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\">I vecchi<\/span><\/i><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\"> (1959)<\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\">,<\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\"> conquistando<\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\"> cos&igrave; il suo primo Nastro d&rsquo;Argento.<\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\"> <o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"font-size: 12px\"><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: calibri; background: white; letter-spacing: 0.75pt; font-size: 10.5pt\">Con una propria cinepresa, decide di filmare le manifestazioni politiche e sociali: un&rsquo;attivit&agrave; quasi volontaria, che prosegue per tutti gli anni sessanta, anche grazie al rapporto che si stabilisce con la Unitelefilm, la societ&agrave; di produzione promossa dal <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">Partito Comunista Italiano.<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span><\/span><span style=\"font-family: calibri; background: white; font-size: 10.5pt\">Nel corso del decennio, racconta le l<\/span><span style=\"font-family: calibri; background: white; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">otte operaie <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">alla Zanussi (<i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Uomini nella fabbrica<\/i>, 1964), l&#39;occupazione delle terre a Melissa, in Calabria (<i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Sedici anni dopo<\/i>, 1967), <\/span><span style=\"font-family: calibri; background: white; font-size: 10.5pt\">la condizione del lavoro contadino (<i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Dove la terra &egrave; nera<\/i> 1966), nonch&eacute; <span style=\"letter-spacing: 0.75pt\">la rivolta degli studenti alla facolt&agrave; di architettura di Roma nel fatidico 1968.<\/span><\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\"> <\/span><\/font><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: calibri; background: white; font-size: 10.5pt\"><span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;<\/span><br \/>\n\tOltre che per i documentari di impronta neorealistica, <\/span><span style=\"font-family: calibri; background: white; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">Carbone si fa notare per il linguaggio moderno, da inchiesta giornalistica, dei suoi corti, che affrontano un ampio spettro di tematiche sociali: handicap e malattia (<i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Anche noi parliamo<\/i>, 1967; <i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Alla fine dell&#39;arcobaleno<\/i>, 1968), barriere architettoniche urbane (<i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">La citt&agrave; ci &egrave; nemica<\/i>, 1962), conflitti generazionali e nuove mode giovanili (<i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Il muro dei giovani<\/i>, 1961; <i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Capelli fuori legge<\/i>, 1962; <i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Mini show<\/i>, 1963). <o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"font-size: 12px\"><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\">Nel 1964 vince il Nastro d&rsquo;Argento con un documentario <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\"><span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;<\/span>sull&rsquo;abbandono delle terre feudali da parte della nobilt&agrave; calabrese (<i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Stemmati di Calabria<\/i>)<\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\">.<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span><\/span><\/font><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">Lo stesso anno parte per l&rsquo;India, dove realizza con Giuseppe Ferrara due film prodotti dall&rsquo;Eni,<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>cogliendo l&#39;occasione per fotografare scene di vita quotidiana nelle grandi citt&agrave; (Calcutta, Bombay, Madras, New Delhi), ma anche in villaggi sperduti. Alcune di queste foto, sono state riproposte nella mostra e nel volume &ldquo;Paralleli. India-Italia anni Sessanta&rdquo; (Gangemi, 2006). <br \/>\n\t<\/span><span style=\"font-family: calibri; background: white; font-size: 10.5pt\">Nel 1967, conquista<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>il <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\">Leone d&rsquo;Argento alla Biennale di Venezia con <i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Firenze, novembre 1966<\/i>, folgorante <span style=\"background: white\">testimonianza in<\/span> bianco e nero sulla <span style=\"background: white\">drammatica alluvione, confezionato con testi <\/span>di Vasco Pratolini letti da Giorgio Albertazzi. Come altri documentaristi della sua generazione, Carbone ha coltivato la passione per un cinema capace di eleggere a soggetto l&rsquo;attualit&agrave; sociale e civile, ma anche quella culturale: l&#39;arte, la letteratura, la musica e il teatro.<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"font-size: 12px\"><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\">Gi&agrave; nel 1960, Carlo Levi gli chiede di accompagnarlo in un viaggio in Lucania per documentare fotograficamente i luoghi del suo <i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Cristo si &egrave; fermato a Eboli<\/i>. Carbone scatta circa quattrocento foto, alcune delle quali confluiranno poi nel libro &rdquo;Viaggio in Lucania con Levi&rdquo; (1980) e nel documentario dedicato allo scrittore-pittore, <i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Omaggio a Carlo Levi<\/i> (1983). Sempre nel 1960 sceglie Franco Angeli -uno degli artisti della cosiddetta scuola di Piazza del Popolo, con il quale all&rsquo;epoca Carbone divide lo studio, come soggetto e protagonista del suo primo cortometraggio: <i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Inquietudine<\/i>. Proprio grazie a questo a lavoro di docu-fiction, Cesare Zavattini lo invita a collaborare, in qualit&agrave; di operatore e regista, al film-inchiesta, a pi&ugrave; mani, <i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">I Misteri di Roma<\/i> (1963), in cui quindici giovani autori raccontano la vita di una citt&agrave; travolta dall&rsquo;esplosione demografica e dal boom economico. Si moltiplicano i documentari dedicati agli artisti, grazie al rapporto personale che Carbone stringe con alcuni di coloro che a Roma gravitano fra <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\"><span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;<\/span>via Margutta e Piazza del Popolo (Renzo Vespignani, Antonietta <em><span style=\"font-style: normal; font-family: calibri; background: white; color: black; mso-bidi-font-weight: bold; mso-bidi-font-family: arial\">Rapha&euml;l Mafai, <\/span><\/em>Titina Maselli, Tano Festa)<span style=\"background: white\"> e grazie anche all&rsquo;impegno di sua moglie, Elisa Magri, <\/span><\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\">che fra gli anni Sessanta e Settanta, dirige la galleria d&rsquo;arte Ciak<\/span><span style=\"font-family: calibri; background: white; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">. <o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"font-size: 12px\"><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: calibri; background: white; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">Con una casa di produzione fondata ad hoc, la DARC, Carbone realizza serie divulgative destinate alle scuole (<i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Attraverso l&#39;arte moderna<\/i>, 1979), programmi per la tv <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\">(<i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Astisti allo specchio<\/i>, a cui partecipano maestri di generazioni e scuole diverse: da Enrico Baj a Mimmo Paladino, da Carla Accardi a Mario Schifano), ma anche documentari legati a singoli eventi artistici.<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"font-size: 12px\"><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\">Nel 1970, si reca a Milano dove, in occasione del decennale della costituzione del Nouveau R&eacute;alisme, diversi esponenti del gruppo -fra cui Christo, Mimmo Rotella, Niki de Saint-Phalle,<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>Ces&agrave;r, Arman, Spoerri, Jean Tinguely e il critico Pierre Restany- si esibiscono in una serie di performance, destinate a sovrapporsi a un corteo di operai, come Carbone sceglie di sottolineare. In questi lavori, non rinuncia mai a scattare qualche foto, riuscendo talvolta a <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: calibri\">eseguire, nell&rsquo;ambito di un unico progetto, un duplice lavoro di documentazione foto-cinematografica.<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>E&rsquo; quanto accadde nel <st1:metricconverter productid=\"1977, in\" w:st=\"on\">1977, in<\/st1:metricconverter> occasione delle Settimana internazionale della Performance alla Galleria d&rsquo;Arte Moderna di Bologna, dove con entrambi i media segue, fra gli altri, gli interventi di <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\">Marina Abramovi\u0107 <\/span><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: calibri\">e Ulay, Vincenzo<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>Agnetti, Luca Patella, <\/span><\/font><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: arial\"><font color=\"#000000\">Hermann Nitsch, Luigi Ontani, Vettor Pisani. <br \/>\n\tNel corso degli anni Novanta, con la fine di <i style=\"mso-bidi-font-style: normal\">Astisti allo specchio<\/i> e quando ormai l&rsquo;elettronica sostituisce definitivamente il cinema documentario,<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>Carbone &egrave; costretto a chiudere la sua casa di produzione e a disfarsi delle sue preziose macchine da presa e moviole. <span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;<\/span>Anche se negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche e gli eventi espositivi legati al lavoro di Mario Carbone, il suo straordinario archivio foto-cinematografico attende tutt&rsquo;ora di essere adeguatamente valorizzato in maniera organica.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"font-size: 12px\"><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: calibri\"><o:p><font color=\"#000000\">&nbsp;<\/font><\/o:p><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none; tab-stops: 59.5pt\"><span style=\"font-size: 12px\"><span style=\"font-family: calibri; color: #222222; font-size: 10.5pt; mso-bidi-font-family: calibri\"><span style=\"mso-tab-count: 1\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span><o:p><\/o:p><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"font-size: 12px\"><span><strong><font color=\"#000000\">s.t. foto libreria galleria<o:p><\/o:p><\/font><\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; background: white\"><span style=\"font-size: 12px\"><span style=\"font-family: calibri; font-size: 10.5pt\"><font color=\"#000000\">via degli ombrellari, 25 Roma (Borgo Pio) 00193<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>t\/f +39 0664760105<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>info@stsenzatitolo.it<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>www.stsenzatitolo.it<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FOTOGRAFIA Festival Internazionale di Roma MARIO CARBONE POSTO FISSO.&nbsp;MARINA ABRAMOVI\u0106 E ULAY&nbsp;A BOLOGNA, 1977 a cura di Paola Paleari e Paola Scremin &nbsp; luned&igrave; 10 settembre, ore 19:00 opening della mostra con proiezione del documentario Marina Abramovi\u0107 e Ulay. 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